Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

E’ difficile tornarsene a casa

Pubblicato da janejacobs su Aprile 8, 2008

I lavoratori emigrati di molte regioni povere sognano di aprire delle imprese una volta tornati al loro paese d’origine. Raramente simili progetti vengono messi in atto, quasi sempre falliscono. Un Egiziano che lavorava in un ufficio di inserimento sociale per immigrati a Rotterdam e che segue appassionatamente le vicende degli immigrati stranieri in quella citta’, dice che anche imprese piuttosto semplici come guidare un taxi o aprire un piccolo negozio di verdure nel Paese d’origine si tramuta spesso in un’esperienza fallimentare.

Il taxi, comprato con i risparmi accumulati in una vita di lavoro a Rotterdam, inizia ad operare nei villaggi del Sud Europa o dell’Africa Settentrionale dai quali gli emigranti provengono, l’emigrato inizia a lavorare. Poi ad un certo punto, l’auto si rompe ed ha bisogno di un pezzo di ricambio e di essere riparato, e al momento della rottura, il taxista non ha guadagnato abbastanza per pagarsi la riparazione. Il negozio di verdure fallisce. Il problema e’ che le economie rurali da cui questi ambiziosi emigranti provengono e alle quali ritornano con nuove idee, sono spesso troppo stagnanti ed inflessibili per far posto a nuove imprese e a nuove attivita’. Le forze che causano l’espansione economica non toccano questi posti.

I soli sogni che riescono a realizzarsi, dice il nostro amico Egiziano, sono i sogni degli agricoltori che vogliono lavorare la terra con nuove macchine, ad esempio con i trattori. Gli emigranti che tornano a casa e che hanno comprato trattori con i loro risparmi spesso guadagnano abbastanza per giustificare il loro investimento coltivando prodotti agricoli per i lontatni mercati cittadini. Ma i trattori creano disoccupazione per i contadini che usano vecchi metodi manuali e li portano a cercare lavori in citta’ lontane come Rotterdam.

Continua…

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