Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archivio per 16 Maggio 2008

Nuova Babilonia

Pubblicato da janejacobs su Maggio 16, 2008

Burj Dubai

A Dubai si sta costruendo il Burj Dubai il grattacielo piu’ alto del mondo, alto piu’ di 660 metri, piu’ alto di 200 metri del grattacielo di Taipei con tanto di albergo di 40,000 mq. firmato firmato da Giorgio Armani. Siamo davanti ad una nuova torre di Babele o ad un nuovo World Trade Center?

La maggior parte delle citta’ di successo si guadagnano fama e ricchezza grazie al rimpiazzo delle importazioni. Le citta’ del Golfo Persico si stanno guadagnando fama e ricchezza grazie alla geologia. Piu’ India e Cina lavorano duramente, piu’ il prezzo del petrolio sale.

Le citta’ del Golfo Persico risplendono grazie al petrolio. Il prezzo del petrolio era a 9 dollari al barile a meta’ degli anni novanta, e poco prima dell’11 Settembre 2001 era al disotto dei trenta dollari al barile.

In quegli anni l’Arabia Saudita stava affrontando l’insorgere di Al Qaeda. Gli immigrati in Arabia Saudita, anche se vivevano una vita di lusso, avevano residenze blindate da alte cinta e avevano carri armati parcheggiati fuori dalle cinta. Ora, con il prezzo del petrolio ai massimi storici, e’ tornata la fiducia nel futuro. La ribellione in Arabia e’ stata sedata e le citta’ del Golfo Persico sono ora l’individa di tutti.

E’ possibile che solo del bene nasca da tanta ricchezza? Non proprio. Negli anni ‘70 i petroldollari del Golfo Persico si rivelarono un disastro per le citta’ dell’America Latina, perche’ i petroldollari, riciclati attraverso le banche Occidentali, causarono una crisi del debito pubblico di quelle nazioni. Anche i Paesi del Golfo subirono gli effetti della stagflazione che aveva colpito i paesi Occidentali causando una caduta del prezzo del petrolio che duro’ per 20 anni. Gli Arabi costruirono progetti assurdi e costosissimi che arricchirono pochissimi sceicchi, molti di loro trafficanti d’armi. A quei tempi i petrolieri Arabi distorsero l’economia al punto tale da creare campi di grano nel deserto.

Ce la faranno le citta’ del Golfo Persico a gestire meglio questa improvvisa ed immensa ricchezza? Per quanto possa sembrare assurdo, non e’ facile gestire quest’enorme quantita’ di denaro. Le piccole economie cittadine di Dubai, Abu Dhabi e degli altri emirati non riescono a spendere e ad investire tutti questi fantastilioni di dollari e quindi questa enorme quantita’ di denaro contante si e’ andata ad aggiungere agli eccessi finanziari di questi anni. Alcuni economisti vedono molte analogie con gli anni ‘70. I petroldollari del Golfo Persico questa volta non sono stati riciclati nei titoli di stato dei paesi dell’America Latina, ma negli sprovveduti compratori di case Americani (incoraggiati dalle banche Occidentali) che hanno acceso mutui sapendo che non potevano permetterseli. Il Golfo Persico sta facendo del suo meglio per spendere quest’enorme quantita’ di denaro. Sulle coste del Golgo fioriscono isole artificiali dove e’ possibile soddisfare ogni piacere e ogni lusso, anche il piu’ sfrenato.

Isola artificiale di Dubai
L’Arabia Saudita ha intenzione di costruire ben sette megalopoli sul deserto con lo scopo di creare nuovi posti di lavoro per le sue numerose e “vivaci” masse di giovani disoccupati. Ci sono molte tracce degli sprechi fatti negli anni ‘70. Ma questa volta, sono le societa’ private ad investire piu’ dei governi, con una maggiore attenzione ai bisogni dei clienti, piuttosto che alle manie di grandezza di principi ed emiri.

Tommy Lee e Pamela Anderson frequentano spesso Dubai

Innondati di capitale, i paesi del Golfo hanno bisogno di forza lavoro. Negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, la forza lavoro e’ costituita per il 90% da stranieri. Molti dei progetti faraonici delle citta’ del Golfo sono costruiti da Indiani, Bangladeshesi, Cinesi e Filippini. Tali progetti non avranno buoni rendimenti economici, ma almeno aiutano a diffondere la ricchezza.

Dov’e’ il sindacato?

Tuttavia, il denaro nel Golfo Persico potrebbe essere speso meglio se i governi evitassero di sperperarlo in progetti faraonici. Il governo Saudita e’ ancora innamorato di progetti grandiosi e troppo lento per far funzionare i progetti piu’ utili. La giustizia Saudita e’ tra le piu’ lente al mondo.

Per ora i governi del Golfo si comprano la pace sociale distribuento sussidi di ogni genere alle popolazioni, come case popolari, cure mediche, alti gli stipenti ai lavoratori pubblici e forzature alle imprese private ad assumere manodopera locale in nome della patria (Saudiga o Omanita che sia). Troppi abitanti delle citta’ del golfo ricevono generosi salari per fare lavori senza senso o hanno lavoro solo grazie al loro passaporto (Saudita o Omanita che sia). Essi credono che il lavoro sia un diritto acquisito dalla nascita e non hanno ne’ voglia ne’ incentivi per acquisire competenze tecniche o professionalita’.

Quando Saddam Hussein mando’ i suoi carri armati in Kuwait fu festeggiato dai molti Arabi che non avevano vinto la lotteria della geologia o che non avevano beneficiato dei petroldollari degli sceicchi e che quindi covavano un profondo astio verso i ricchi Arabi. Oggi Saddam non c’e’ piu’, ma i Paesi del Golfo sono minacciati dalla caotica politica in Iraq e dalla rivalita’ tra America e Iran per influenzare la regione. Vista la forte intabilita’ politica, gli sceicchi non possono pretendere di stare per sempre al sicuro. Magari potrebbero pensare di investire meno in progetti faraonici e piu’ in tecniche per fornire le loro citta’ della capacita’ di rimpiazzare le importazioni. Altrimenti, se e quando il prezzo del petrolio crollera’ o se e quando il petrolio si esaurira’ avremo altri 11 Settembre. Continua…

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