Pubblicato da janejacobs su Giugno 18, 2008

Molti sostengono che la seconda guerra Irachena sia stata la causa dell’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio. Oggi Bush ritiene che gli Stati Uniti debbano prendere misure eccezionali per arrestare la crisi petrolifera partendo da un incremento della produzione domestica di petrolio. Bush ha pertanto annunciato quattro misure per aumentare la produzione di petrolio negli USA:
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Aumentare l’esplorazione al largo delle coste oceaniche, al largo di New York, Baltimora e Los Angeles
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Estrarre petrolio dalle rocce dell’Utah, del Colorado e del Wyoming che -secondo gli epsrti citati da Bush- potrebbero fornire fino a 8 milioni di barili di petrolio al giorno
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Aumentare la produzione di petrolio nell’artico (gli esperti di Bush stimano circa 10 milioni di barili al giorno)
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Aumentare le raffinerie di petrolio, rimuovendo i vincoli alla creazione di nuove raffinerie
Bush si lamenta che il Congresso, controllato dal Partito Democratico, ha bloccato per motivi ambientalisti l’esplorazione di petrolio e l acostruzione di nuove raffinerie negli ultimi decenni.
Trovo strano che in USA, per far fronte alla crisi petrolifera il Presidente cerchi di incoraggiare nuovi investimenti, mentre in Italia si fa esattamente l’opposto tassando i petrolieri (ed in ultima analisi i consumatori di petrolio). Chi ha ragione, Bush o Tremonti?
Intanto qui sotto c’e’ la classifica dei paesi che consumano piu’ petrolio:
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Posizione
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Paese
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Barili di petrolio al giorno
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#1
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Stati Uniti
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20,730,000
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#2
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Cina
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6,534,000
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#3
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Giappone
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5,578,000
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#4
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Germania
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2,650,000
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#5
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Russia
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2,500,000
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#6
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India
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2,450,000
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#7
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Canada
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2,294,000
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#8
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Corea del Sud
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2,149,000
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#9
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Brasile
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2,100,000
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#10
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Francia
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1,970,000
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Fonte: Nationmaster
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Pubblicato da janejacobs su Giugno 18, 2008
La crisi dell’aumento dei prezzi del cibo potrebbe portare l’Unione Europea a ripensare le sue politiche sui sui sussidi agricoli. L’UE spende €75 miliardi all’anno.
Mentre il costo della pasta e del pane, dovuti all’aumento del grano, sono saliti dell’87% rispetto allo scorso anno, stanno emergendo due fazioni nell’UE per la rinegoaizatione dei sussidi agricoli che dovrebbe risolversi entro il 2013.
La Francia, che prendera’ la presidenza dell’Unione Europea a Luglio, vuole tornare ad un vecchio sistema CEE in cui i sussidi erano legati alla produttivita’. Oggi i sussidi sono dati in base alla superficie, indpendentemente da quanti prodotti agricoli il suolo produce. Questo cambiamento, dicono i Francesi, dovrebbe far aumentare la produzione in tempi di prezzi crescenti come questi.
Invece, un gruppo di paesi guidati dalla Gran Bretagna, sta spingendo per un piano che vuole spostae i sussidi via dall’agricoltura. Il Regno Unito dice che il sistema dei sussidi attuale incoraggia troppe aziende agricole inefficienti a restare in attivita’. Un mercato meno distorto dovrebbe diventare piu’ produttivo, dicono gli ufficiali britannici.
In linea di principio, la fazione guidata dal Regno Unito vorrebbe abolire i sussidi agricoli, che occupano piu’ del 40% del budget annuale della UE. Ma un trattato del 2003, firmato sotto pressioni Francesi, dice che l’UE non puo’ abolire i sussidi agricoli fino al 2013. Cosi’ i Paesi Europei stanno cercando di decidere come spendere meglio questi soldi.
La Commissione Europea pubblichera’ alcune proposte che dovrebbero aumentare a 13% da 5% l’ammontare di aiuti he possono andare a progetti di sviluppo agricolo non legati alla produzione agricola. Sotto queste regole, i paesi possono offrire fondi Europei a societa’ che possono aiutare a mantere un’industria agricola in salute. La Danimarca sponsorizza maneggi. Il regno Unito sponsorizza fondi che preservano la flora e la fauna selvatica ed incoraggia le aziende agricole a piantare siepi anziche’ recinti.
Le politiche agricole dell’Unione Europea furono stabilite in tempi in cui mai si sarebbe pensato ad raddoppio del prezzo di prodotti agricoli. E l’aumento dei prezzi del cibo sta causando un grosso ripensamento. La Francia ha perso supporto dentro l’Unione Europea. I suoi unici alleati rimangono: Spagna, Lussemburgo, Portogallo e Belgio.
Fonte: WSJ
Continua…
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