Lo stretto di Gibilterra e’ largo solo 14 chilometri. Nella sua parte meridionale si trova il porto di Tangeri in Marocco dove c’e un vasto lavoro di costruzione. Il nuovo porto Tanger Med ha aperto lo scorso Luglio il suo primo molopolifunzionale. E’ in grado di accogliere 3.5 milioni di container all’anno ed e’ gia’ grande quanto il piu’ grande porto del Regno Unito (Felixstowe).
Un secondo terminale aprira’ quest’estate e nel giro di sette anni il porto di Tangeri avra’ una capacita’ di 8.5 milioni di container all’anno. Sara’ il piu’ grande porto del Mediterraneo solo di poco inferiore al piu’ grande porto Europeo di Rotteram (anche se sara’ solo circa un terzo dei grandi porti asiatici di Singapore e Hong Kong).
Simili porti stanno per esere ultimati in Algeria, Egitto, Malta ed Tunisia. Il costo della costruzione del nuovo porto di Tangeri e’ di cierca 3.5 miliardi di euro. I container che arriveranno a Tangeri saranno spezzettati e consegnati in parti piu’ piccole negli altri porti del mediterraneo.
Si impianteranno fabbriche in zone esentasse che si costruiranno attorno ai moli, si invieranno i componenti da varie parti del mondo che si comporranno a Tangeri per servire i mercati del Mediterraneo. Grazie ai soldi del petrolio provenienti da Dubai e dai paesi del Golfo, ma anche ad investimenti Europei ed Indiani, la costa meridionale del Mediterraneo e’ seconda solo alla Cina per ammontare di investimenti ricevuti negli ultimi anni.
Le grandi compagnie navali come la Maersk e DP World hanno gia’ installato a Tangeri grandi terminali. La Renault ha gia’ iniziato a costruire una grande fabbrica e forse un giorno non troppo lontano sara’ seguita dalla Fiat o addirittura dagli operatori di call center che sfrutteranno la buona conoscenza della lingua Italiana da parte di molti marocchini lasciando a casa i precari Italiani dei call center. Intanto i porti Italiani come Genova continuano a decadere, soffocati dall’imbecillita’ della classe politica.
Non e’ detto che tutti questi nuovi porti del Nord Africa si svilupperanno e prospereranno all’infinito. Se non riusciranno ad importare competenze e a sviluppare una classe di piccoli e medi imprenditori, saranno cattedrali nel deserto come Gioia Tauro il porto calabrese che si distingue quasi esclusivamente per essere il serbatoio di traffico di cocaina della ‘Ndrangheta.
I giovanotti qui sopra sono Michael Currie e Jon Mapel e sono due geni. Uno dei principali problemi nell’utilizo dell’energia solare e’ il costo delle celle di silicone che convertono la luce del sole in elettricita’. Per tenere questi costi bassi, alcuni scienziati hanno iniziato a scoprire modi per ridurre le dimensioni dei pannelli solari rispetto all’ammontare di luce che possono raccogliere. Spesso, questo si fa usando rozzi pezzi di metallo che direzionano una serie di specchi che riflettono la luce del sole in piccole celle ad alto rendimento.
Pannelli solari di vecchia generazione
Tali dispositivi si chiamano solar trackers (inseguitori di sole), e pero’ sono piuttosto cari da installare e spesso causano il surriscaldamento delle celle riducendone l’efficienza o addirittura danneggiandole. Quindi, far funzionare questi inseguitori comporta l’aggiunta di costosi sistemi di raffreddamento.
Un’alternativa che Michael Currie si sta sperimentando e’ il concentratore solare di luminescenza (CSL). Invece di concentrare i raggi solare in una cella, come fa l’inseguitore di sole, il CSL prima li intrappola da ovunque essi arrivino e poi li trasporta alla cella con un’onda-guida senza bisogno di installare altre componenti meccaniche.
Molti ricercatori stanno lavorando sui CSL. Secondo la rivista Science il gruppo di ricerca guidato da Michael Currie e Jon Mapel del Massachussets Institute of Technology, ritengono di poter triplicare l’efficienza di questi dispositivi e di lanciarli presto sul mercato.
Un CSL e’ costruito utilizzando un pannello di plastica contenente particolari molecole spalmate attraverso uno speciale colorante luminescente. Il pannello e il colorante vengono modellati andando a costutuire in pratica una singola cella solare. Il colorante assorbe la luce del sole e poi la riemette. La luce riemessa e’ intrappolata all’interno del pannello di plastica attraverso un processo chiamato riflessione interna che fa si’ che la luce rimbalzi tra le superfici senza riuscire ad uscire, e quindi la guida verso la circonferenza di tutta la cella solare. (Le fibre ottiche funzionano in modo simile).
Pannello solare di nuova generazione
Anche questo approccio ha i suoi limiti. In particolare, la luce e’ riassorbita dal panello durante la fase di intrappolamento, e viene dispersa sottoforma di calore. Piu’ molecole di colorante ci sono, piu’ si disperde luce. D’altra parte, sono necessarie molte molecole di colorante per assorbere molta luce dal sole nella prima fase del processo.
Currie e Mapel pensano di aver trovato una soluzione a questo problema. Essi pensano di liberarsi della plastica e di usare invece del vetro con il colorante mischiato ad una sostanzza chiamata alluminio tris (8-idrossiquinolina). In questo modo i coloranti ed il vetro guidano la luce prevenendo che si disperda. Intanto, l’interazione fra le diverse molecole e quelle di alluminio tris permettono un fenomeno quantistico chiamato trasferimento energetico di Foerster che elimina le perdite di energia aassicurando che luce venga riemessa ad una frequenza che le molecole di colorante non possano riassorbire. Inoltre, Currie e Mapel usano un altro “trucco”: inseriscono un secondo strato di colorante e di vetro sul primo strato in modo tale che lo strato superioreintercetti i raggi ultravioletti ed il pannello inferiori catturi le onde di energia piu’ lungheche sono passate indistrurbate atraverso lo strato superiore. Il nuovo prototipo converte dieci volte piu’ luce solare in energia rispetto alla tradizionale cella solare.