Venezia, la salvatrice dell’Occidente
Pubblicato da janejacobs su Luglio 21, 2008
Dopo la disintregrazione dell’impero romano d’Occidente, l’Europa evito’ l’interminabile stagnazione che copri’ regioni come ad esempio l’Etiopia grazie alla formazione delle citta’ medievali. Tuttavia, perche’ una nuova citta’ si formi essa ha bisogno di citta’ gia’ esistenti con cui iniziare il proprio commercio. Fortunatamente per l’Europa c’era uno sporco e piccolo villaggio sulle fangose paludi alla cima del Mare Adriatico che scopri’, durante le profondita’ del Medio Evo, quando il resto d’Europa stesse deteriorando e decadendo, che c’era un mercato cittadino per il sale e poi per il legno.
Il mercato cittadino era Costantinopoli, lo sporco e paludoso villaggio era Venezia. Ma Venezia, la citta’ pioniera dell’economia Europea, non rimase solo una stazione di rifornimento per il sale e la legna diretta a Costantinopoli.
Diversificando la propria produzione inizianta sulla base di quel commercio di sale e legname, Venezia procedette a svilupparsi. Venezia divenne a sua volta un mercato per i villaggi del Nord Est della Penisola Italiana – che poi diventarono citta’ per conto proprio. Iniziando da Venezia, le citta’ d’Europa si passarono la scintilla dell’innovazione e della creativita’ economica l’una con l’altra, moltiplicandosi ed espandendosi dopo secoli di incursioni barbaraiche e dopo che Roma era diventata un villaggio di qualche migliaio di persone preoccupate a sopravvivere fra le rovine del suo grande impero in un’economia che ormai era di mera sussistenza.
Andando indietro sino al Neolitico, non sembra che ci sia mai stato un decadimento contemporaneo di tutte le citta’ del mondo, e che in nessun periodo in cui tutta la vita economica consisteva in economie escluse e di sussistenza. Mentre Addis Abeba stava morendo, Roma stava sorgendo. Mentre le grandi citta’ della Cina stavano ristagnando, Venezia stava sorgendo. Non c’e dubbio che in futuro (ammesso che ci sia un futuro per un mondo intrappolato da migliaia di armi nucleari) la gente ricordera’ che mentre le citta’ della Gran Bretagna stavano decadendo, le citta’ del Giappone stavano espandendosi.
Ma supponiamo, per ipotesi che il mondo sviluppasse un declino generalizzato come quello della fine dell’impero romano. Cio’ potrebbe accadere se le citta’ in troppi posti ristagnasesero simultaniamente o in rapida successione. O potrebbe accadere se il mondo dovesse diventare di fatto un unico impero decadente.
Se la stagnazione globale di tutte le citta’ dovesse accadere, la vita economica di ciascuno decadra’, e non ci sara’ via d’uscita: nessuna vigorosa citta’ potra’ intervenire, nessuna giovane citta’ potra’ prendere il posto delle citta’ stagnanti. Se questo dovesse succedere, possiamo stare certi che con lo svanire della pratica di sviluppare economie cittadine, la memoria di come fare molte cose sparirebbe con esse, e dopo di essa sparirebbela fiducia che gente normale potrebbe partecipare a tale vita eonomica. In verita’, questa non e’ una possibilita’ nel mondo, nemmeno nel mondo odierno. Se isolate, Henry, la vecchia Bardou , e anche l’Etiopia diventerebbero la norma. Ovunque, tutti diventerebbero morosos , coloro che non hanno speranza. Tutti abbiamo incubi sul futuro della nostra vita economica. Questo e’ il mio incubo.