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Lovanio, una citta’ per l’Universita’

Posted by janejacobs su luglio 23, 2008

Leuven-Oude-Markt.jpg

 Una breve descrizione del progetto architettonico della cittadella universitaria di Lovanio in una presentazione dell’architetto Michel Woitrin.

L’Università di Lovanio è stata creata nel 1425 dal papa Martino V, nella città di Lovanio, una regione di lingua olandese. Per diversi secoli, la lingua parlata all’Università era il latino. Dopo la Rivoluzione francese, l’Università venne chiusa. Nel 1834 viene riaperta dai vescovi belgi. La lingua parlata all’Università è in prima battuta il francese, inseguito il fiammingo. Dal 1963, e in particolare dopo il 1968 i fiamminghi più radicali esigono la partenza dei francofoni. Le autorità della sezione francofona dell’Università finiscono per accettare l’idea di lasciare Leuven in cambio di garanzie giuridiche e finanziarie.
Nasce allora il “sogno” o il “grande disegno” di costruire una piccola città universitaria il più possibile “normale” e non un “ghetto-campus-torre d’avorio” tanto in voga all’epoca.
L’ideazione della città prende forma nel corso di 5 anni dal 1963 al 1968 attraverso riflessioni, viaggi di studio, preparativi segreti. Si acquista un terreno libero, di 920 ettari, con i finanziamenti statali, a prezzo conveniente, appena a 30 Km di distanza da Bruxelles, nella regione francofona Brabant wallon,
situato tra la ferrovia Bruxelles-Namur e l’autostrada Bruxelles-Namur.
I 920 ettari sono suddivisi come segue:
-350 ettari per la città in senso stretto (compresa in un cerchio di raggio di 1 km corrispondente a una dimensione pedonale di una città del XII secolo)

-150 ettari, poi diventati 200 ettari, poi 250 ettari per il Parco scientifico (+ di 100 imprese, 4.000 occupati)

-200 ettari di foresta da conservare (18 cervi)

-una riserva di terreni per la realizzazione di progetti di espansione, o per correggere gli errori passati.
 
I principi del piano direttore del 1970:
1. una città a scala umana
2. il luogo rappresenta l’elemento generatore della città (la vallata, le piccole colline devono essere preservate e definire i futuri quartieri)
3. l’Università deve essere integrata nella città (mixité generalizzata)
4. l’Università è il motore della città
5. la città è pensata prima di tutto per i pedoni (per il dialogo)
6. realizzare fin dall’inizio un’atmosfera urbana
7. concepire un processo flessibile
8. immaginare un centro urbano dal “volto umano” (con diversi
tipi di animazione urbana)
9. una città integrata con l’ambiente (definita da un margine evidente)

  E’ difficile spiegare agli urbanisti che un’Università desideri realizzare non un campus-ghetto ma una città “vera”.   Ma oltre la programmazione in cifre era necessario “fare” urbanistica e architettura. A questo scopo l’Università crea il gruppo UA (Urbaniste et Architecture).

Lo dirige Raymond Lemaire professore universitario né urbanista, né architetto, né ingegnere ma docente di storia dell’arte all’

-città del dialogo (tra facoltà, tra gruppi sociali, tra gruppi di età diversa…), ovvero massima mixité in ogni quartiere della città

-rifiuto di un’urbanistica alla maniera di Le Corbusier.

-città ispirata alla città storica (dimensione, volumi, circolazione), lo spazio pubblico si articola in piccole piazze (“traboules” come i passaggi stretti di Lione); si parlava di un’atmosfera urbana italiana; una sorta di urbanistica neomedioevale (fatto salva l’area dell’aula magna realizzata in ferro e vetro)-la densità dei luoghi, lo spirito di dialogo che si respira nella città evocano un “braciere di anime”. Recentemente il Rettore di Bruxelles ha sottolineato la difficoltà di realizzare un “quartiere latino” in una grande città. 

-si tratta di una città artificiale (o meglio “volontariste” ovvero nata dalla volontà). L’espressione di questa volontà può arrivare fino a concepire quartieri di case unifamiliari per non-studenti.

Lo Stato Federale belga, che per una decisione presa a maggioranza dal Parlamento ha deciso di cacciare l’Università francofona dalla città di Louvain, stabilisce di dare all’UCL l’opportunità di “risorgere” altrove su un luogo scelto liberamente dall’Università stessa.
Lo Stato garantisce prestiti all’1,25% per l’acquisto di terreni, la costruzione di laboratori, alcune migliaia di stanze per gli studenti, ospedali… (circa 15 miliardi di franchi belgi ossia 375 Mio di euro fin dalle prime richieste).
Tuttavia per realizzare una città “normale” è necessario attirare investimenti privati: residenti, laboratori privati, stanze per studenti date in affitto dai residenti…
Per attirare investimenti è necessario predisporre un progetto di qualità capace di attirare famiglie e investitori (e consentire l’emissione di certificati immobiliari “Immolouneuve”).
 L’Università conta 20.000 studenti.
 L’Università e la ricerca sono povere ma decise a trovare nuove strade di finanziamento.
 Le antiche fattorie (due del XII secolo) accolgono attività di teatro (J. Vilar) e musica (Biéreau)
L’atmosfera universitaria è minacciata dall’arrivo di investimenti privati dominanti (cinema nella grande place), gallerie commerciali (30.000m2 commercio/ ufficio, 22.000m2 residenziali)
Il cinema ha superato per importanza percettiva la Biblioteca centrale.
La civiltà dell’automobile minaccia il progetto urbano: si cerca di tenere sotto controllo la presenza delle auto almeno nel centro città. Sono andate perdute troppe occasioni di valorizzazione dello
spazio pubblico, specialmente delle piccole piazze. La piscina e la Hall des sports sono state localizzate male.
In futuro è necessario prevedere l’arrivo a LLN della rete RER per spingere i visitatori a utilizzare il trasporto su ferro è necessario pensare a lungo termine e correggere gli errori del passato. I terreni disponibili ci sono e sono sufficienti per prevedere sviluppi a lungo termine… è possibile ancora sognare su numerosi ettari!

 Fonte: abitare la citta’ 

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Una Risposta to “Lovanio, una citta’ per l’Universita’”

  1. [...] redazione: L’Università di Lovanio è stata creata nel 1425 dal papa Martino V, nella città di Lovanio, una regione di lingua olandese. Per diversi secoli, la lingua parlata all’Università era il latino. Dopo la Rivoluzione francese, l’Università … [...]

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