La potenza dei tassi di cambio
Pubblicato da janejacobs su Agosto 13, 2008

Gli effetti inversi dei movimenti di capitali non eliminano i meccanismi di controllo del commercio internazionale di beni e servizi. Questo fattore domina nel lungo periodo. Ad esempio, supponiamo che una nazione prenda a prestito all’estero per sviluppare la propria economia. Supponiamo poi che gli schemi di sviluppo non riescano a ripagare attraverso un’espansione delle esportazioni o a rimpiazzare le importazioni provenienti dall’estero. La valuta di quel paese dovra‘ per forza di cose svalutarsi. Gli interessi sui prestiti, che sembravano originariamente ragionevoli, diventano devastanti non appena la valuta declina. Questo e’ il motivo prendere a prestito somme ingenti da paesi esteri non e’ una buona idea se la nazione che prende a prestito ha una bilancia dei pagamenti in rosso a meno che le nazioni o le banche estere che danno a prestito il denaro non si accordino per allungare i tempi della riscossione dei prestiti o il ribasso dei tassi di interesse. La minaccia, allora diventa la bancarotta dei paesi e delle banche estere.
Poiche‘ il meccanismo di controllo della valuta e’ molto potente e poiche‘ cosi’ spesso i governi non amano ascoltare i loro segnali, le nazioni cercano di allungare i tempi di risposta a questi segnali a loro ulteriore danno. Inoltre, quando l’informazione finalmente filtra, e prima o poi essa filtra, gli effetti possono essere inappropriati (per usare un eufemismo) come lo furono nelle Midlands Britanniche, dove si trovava la maggior parte delle industrie di ceramiche e terra cotta. La disoccupazione era gia‘ alta in Inghilterra ed era gia‘ molto alta nelle Midlands; il paese stava gia‘ soffrendo per un declino delle esportazioni dei propri prodotti industriali da decenni. Ma queste realta‘ erano offuscate dalla notizia positiva della scoperta del petrolio nel Mare del Nord e dalle importazioni di capitali dall’estero.