
Non c’e nazione al mondo dove il dibattito su cibo, energia e conservazione dell’ambiente si lega inestricabilmente come in Brasile.
Il Brasile e’ il piu’ grande esportatore al mondo di molte risorse alimentari, incluse la carne bovina e la soia e compete con gli Stati Uniti per il primo posto nella produzione di etanolo, prodotto che produce dalla canna da zucchero in modo molto piu’ efficiente degli Stati Uniti (che lo producono dal granoturco). Inoltre il Brasile ospita la foresta tropicale piu’ grande del mondo oggi rimasta, la foresta amazzonica.
Ma il successo agricolo del Brasile sta attraendo un numero crescente di critici i quali dicono che la produzione agricola sta mettendo in pericolo la foresta amazzonica. Queste affermazioni contengono una parte di verita’ ma nascondono anche molti problemi.
Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali di consenso fra gli agricoltori, gli ambientalisti ed il governo che vorrebbe raggiungere una situazione dove il Brasile diventi la riserva di cibo per il mondo e il salvatore della foresta amazzonica.
Sembra che lo sviluppo naturale delle economie implichi l’abbattimento di alberi. Questo almeno e’ avvenuto in Europa e negli Stati Uniti. Anche nel Brasile del Sud, una regione molto industrializzata, solo poche foreste sono rimasate intatte.
L’Amazzonia e’ ancora intatta per larga parte, ma se la distruzione della foresta continuera’ a questi ritmi, sara’ presto ridotta ad un insieme isolato di “giardini alberati” come quello che si vede nella foto qui sopra nel giro di 50 anni. Quest’anno piu’ di 13,000 chilometri quadrati di foresta sono scomparsi, l’anno scorso ne sono scomparsi 11,000. Il 2007 e’ stato il primo anno in cui il tasso di deforestazione e’ cresciuto dopo che nel 2004 ne erano stati distrutti 27,000 chilometri quadrati.
Il governo Brasiliano dice che i miglioramenti degli ultimi anni sono stati resi possibili da una maggiore sorveglianza e che aumentera’ i suoi sforzi per ridurre il tasso di deforestazione.
Ma molti esperti dicono che i prezzi delle materie prime sono un fattore piu’ influente sul tasso di deforestazione di quanto lo siano i controlli del governo brasiliano. L’aumento della domanda di soia e di carne bovina rendono la deforestazione una tentazione irresistibile per molti “pionieri” che vogliono arricchirsi in fretta.
Attorno all’Amazzonia, dove il mondo moderno ha creato una serie di strade ed insediamenti, la polizia e gli ispettori ambientali sono cosi’ pochi sul territorio da essere praticamente inutili.
Le tentazioni di arricchimento e la scarsita di personale dell’ordine in un territorio sconfinato come l’Amazzonia, sono una combinazione letale per la foresta tropicale. I “pionieri” dapprima distruggono gli alberi di valore, poi distruggono cespugli e tutto il resto per far pascolare il bestiame. Con l’arrivo di maggiori infrastrutture (strade, irrigazione, reti elettriche) i “pionieri” si addentrano sempre di piu’ nella foresta. Ma questo potrebbe cambiare.
Dal momento che i consumatori sono sempre piu’ preoccupati per il riscaldamento globale, essi rifiutano prodotti che potrebbero aumentare tale riscaldamento ed i grandi compratori di soia dal 2006 si sono autoimposti di non comprare soia da terre defofrestate. Simili iniziative sono nate nel campo della carne bovina.
Inoltre il governo Brasiliano oggi paga i proprietari terrieri per conservare la foresta com’e’. Pagare qualcuno per non trasgredire alla legge e’ sbagliato in principio, ma potrebbe eiminare gli incentivi di distruzione della foresta. Oggi i proprietari terrieri in Amazzonia sono obbligati a tenere l’80% della loro terra come riserva naturale. Prima d’ora il governo brasiliano non voleva sentir parlare di deforestazione per paura che le pressioni internazionali limitassero la propria sovranita’ sul territorio.
Basteranno questi provvedimenti a salvare la foresta amazzonica?