Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for marzo 2009

La rivoluzione silenziosa del Quebec

Pubblicato da janejacobs su marzo 31, 2009

Questa era la vecchia storia. La nuova storia iniziava attorno al 1960 con quella che venne chiamata la “rivoluzione silenziosa”. I Francesi, dopo anni di brontolii piu’ o meno forti, iniziarono a diventare piu’ aperti, educati, liberali. Gli Inglesi, confusi e allarmati, iniziarono a prendere lezioni di Francese e si decisero ad eliminare ogni impedimento all’armonia fra i due popoli. Ma curiosamente, davanti ad un tale miglioramento per il meglio, il pensiero del separatismo non venne accantonato. Il Quebec inizio’ a discutere della possibilita’ del separatismo in maniera piu’ aperta e forte e pubblicamente. Il resto del Canada anche se irritato e spaventato, cerco’ di rassicurarsi pensando che il tempo avrebbe medicato questi sentimenti separatisti come aveva fatto in precedenza. Ma in questo momento di confusione, un momento in cui i sentimenti avevano senz’altro la meglio, nessuno si interrogava sula ricerca di una nuova logica degli eventi e si rimaneva appesi alle emozioni.

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Le aree metropolitane

Pubblicato da janejacobs su marzo 30, 2009

Nei sobborghi di alcune citta’ si aggrovigliano luoghi di lavoro rurali, industriali e commmerciali. Questi sobborghi sono unici e sono le zone piu’ ricche, piu’ dense di costruzioni e piu’ intricate, ad eccezione delle citta’ stesse.

Le  Aree Metropolitane non sono definite da confini naturali, perche’ sono il prodotto della costruzione dell’uomo. Le citta’ costutituiscono il nucleo naturale di tali aree.

I confini si espandono o si fermano a seconda dell‘energia economica delle citta’. Oggi la piu’ grande area metropolitana al mondo e’ Tokyo. Tokyo e’ cresciuta negli anni fino a raggiungere montagne addirittura impervie che hanno richiesto capolavori di ingegneria civile per la cotruzione di strade e ferrovie.

La citta’ metropolitana di Toronto e’ confinata per un lato dai Grandi Laghi, ma in altre diriezioni si estende progressivamente sino a declinare per decine di chilometri nella pianura circostane.

Boston e’ una citta’ metropolitana che estende le sue attivita’ economiche nella parte meridionale dello stato del New Hampshire. Questo fatto esaspera gli amministratori locali del New Hampshire perche’ vorrebbero vedere un’attivita’ economica omogenea in tutto lo Stato del New Hampshire e non solo nell’area vicina a Boston. Gli amministratori del New Hampshire cercano continuamente di fornire incentivi agli imprenditori di Boston per spostarsi nella parte Nord del New Hampshire, dove c’e’ piu’ disoccupazione e cercano di scoraggiare le imprese ad operare nella parte meridionale del New Hampshire, che e’ gia’ prospera. Ma gli amministratori non capiscono il processo di energia delle citta’ e sperperano risorse economiche. Il New Hampshire del Sud e’ la zona piu’ a Nord che l’espansione di Boston riesce a raggiungere. Piu’ su non ce la fa.

Non tutte le citta’ generano aree metropolitane. Ad esempio. Glasgow non ha mai generato un’area metropolitana, nonostante alla fine dell’ottocento fosse una citta’ all’avanguardia nello sviluppo dell’industria e della tecnologia e nonostante i suoi ingegneri e i suoi macchinari fossero ricercati in tutto il mondo. Cinquanta miglia piu’ ad Est di Glasgow c’e’ Edimburgo, il centro culturale e commerciale della Scozia: Edimburgo ha avuto momenti di forte espansione economica, ma non e’ riuscita a generare una citta’ metropolitana. Nemmeno le economie sommate delle due citta’, che non sono poi cosi’ distanti, sono riuscite a creare un sistema denso e ricco di attivita’ economiche in grado di creare una citta’ metropolitana, ma il territorio fra le due piu’ importanti citta’ Scozzesi e’ rimasto agricolo.

Marsiglia e’ il porto piu’ importante della Francia e ha costruito importanti industrie oltre alle industrie legate all’attivita’ portuale. Ma Marsiglia non ha un’area metropolitana.

Napoli nel cinquecento era la piu’ grande citta’ di tutta la Cristianita’. Aveva una posizione di primo piano nell’esportazione di tessuti, in particolare seta , biancheria ed altri tessuti ricamati a mano. In quel periodo citta’ come Milano, Parigi, Londra e Amsterdam stavano ancora cercando di formare le loro aree metropolitane.

L’area attorno a Roma e’ increbilmente poco costruita considerate la dimensione delle citta’.

Copenhagen ha generato una area metropolitana, Dublino, Belfast e Cardiff, Liverpool, Madrid, Zagabria e Mosca no.

San Paolo ha un’area metropolitana, ma non Rio de Janeiro, Buenos Aires o Montevideo no.

Havana e Santiago de Cuba non hanno generato un’area metropolitana, ne’ prima o ne’ dopo il regime di Castro.

Nella parte centrale del Giappone, ci sono cosi’ tante aree metropolitane che molte sono ora intersecate tra loro; ma Sapporo, la capitale di Hokkaido, la piu’ grande isola del Giappone, non ha generato un’area metropolitana.

Atlanta, la citta’ di Grady non ha una rete di sobborghi attorno ad essa; al contrario, Los Angeles e San Francisco hanno fiorenti aree metropolitane, cosi’ come Boston e New York.

Le citta’ del Pacifico si sono rapidamente sviluppate e hanno creato regioni circostanti dense ed intricate: Singapore, Seoul, Taipei e Hong Kong. Ma Manila nelle Filippine non ha generato tale sviluppo. La citta’ metropolitana di Hong Kong si e’ allargata all’interno delle provincia adiacente di Guandong in Cina, ma la citta’ di Canton, antico nucleo di quella provincia, non ha generato da se’ un’area metropolitana.

Shanghai ha generato una regione metropolitana cosi’ come anche le citta’ della province di Hubei, Hangkow, Hanyang e Wuhan, ora accomunate dal nome Wuhan nella parte inferiore del fiume Yangtze.

Ovviamente, le citta’ che sanno produrre beni da esportare, o che sanno attrarre visitatori o che svolgono funzioni politiche, culturali o religiose non sempre generano aree metropolitane. Non basta esportare, non basta essere sede di importanti amministrazioni politiche. Ci vuole la capacita’ della citta’ di rimpiazzare continuamente e ripetitivamente le importazioni. Le citta’ che generano aree metropolitane sono in grado di rimpiazzare le importazioni. Le cinque forze che generano citta’ metropolitane sono:

(1)  espansione dei mercati cittadini per nuove e diverse importazioni;

(2) espansione delle competenze dei lavoratori;

(3) espansione delle unita’ produttive al di fuori dei confini cittadini;

(4) espansione tecnologica per aumentare produzione e produttivita’;

(5) espansione del capitale

Per vedere cosa succede quando le forze di espansione economica si riversano sulle aree circostanti, osserviamo un piccolo villaggio Giapponese che si trovava al di fuori dell’area metropolitana di Tokyo, e vediamo come e’ cambiato da quando, negli anni 50, Tokyo l’ha inglobata nella sua economia. Questo esempio e’ estremo proprio perche’ l’economia di Tokyo e’ potentissima, ma i cambiamenti di cui parleremo sono simili per tantissimi villaggi che vengono inclusi nell’orbita economie metropolitane.

L’esperienza di questo villaggio e’ descritta in un bellissimo libro di Ronald P. Dore, un autore Britannico considerato un’istituzione per la comprensione e al contemo uno specialista in politiche ed economie agricole. Le informazioni di cui parlero’ provengono dal suo splendido libro, Shinohata: Ritratto di un Villaggio Giapponese, ma daro’ un’interpretazione della sua storia nel quadro delle cinque forze che compongono l’espansione economica.

Dore visito’ per la prima volta il villaggio di Shinohata nel 1955, quano l’economia rurale del villaggio era ancora intatta. La gente allora era cosi’ candida nel fornirgli informazioni sul proprio il loro reddito, i loro successi e fallimenti economici che Dore, per proteggere la loro privacy dette al villaggio il nome fittizio di Shinohata. Il villaggio consiste di 49 famiglie con piccoli appezzamenti di terreno collocati a circa 50 miglia a Nordovest di Tokyo, molto oltre alle alte montagne che l’espansione di Tokyo ha raggiunto negli ultimi anni.

In un passato lontano, Shinohata era villaggio con un’economia di sussistenza fondato sull’agricoltura senza alcun commercio con le citta’, tuttavia, sin dai tempi antichi, ogni tanto passavano per il villaggio mercanti provenienti da Edo, il nome con cui Tokyo era conosciuta nell’antichita’. Gli abitanti del villaggio vendevano ai mercanti riso e bachi da seta e compravano dai mercanti te’ e carta. Inoltre, vendevano legname, carbone vegetale e, nella stagione autunnale, funghi. Per ottenere questi ultimi tre prodotti, gli abitanti del villagio setacciavano le montagne circostanti. Negli anni di carestia, gli abitanti del villaggio setacciavano le montagne con tale disperazione che ancora oggi,gli abitanti del villaggio chiamano  i lamponi, le radici e le erbe di montagna “cibo della disperazione”.

Tra il 1900 ed il 1955, i nuovi metodi agricoli aumentarono la resa della coltivazione di riso. Il tempo rispariato nella coltivazione del riso veniva impiegato per la produzione di bachi da seta, una produzione che costituiva una delle principali esportazioni Giapponesi agli inizi del 900. Ma per gli abitanti di Shinohata il guadagno proveniente dai bachi da seta era scarso. Nonostante alcune famiglie erano in grado di comprarsi beni “moderni” come le biciclette, il villaggio era ancora povero e la vita dura.

Ma talvolta, il destino porta a piccoli insediamenti rurali la forza economica delle citta’. Il cambiamento dei mercati cittadini avrebbero potuto portare poverta’ a Shinohata se avessero comportato un calo della domanda di grano. L’attrazione di lavori meno faticosi in citta’ avrebbe potuto spopolare il vilaggio come avvenne per il villaggio di Bardou. L’afflusso di nuove tecnologie avrebbe potuto togliere posti di lavoro alle fattorie e alle campagne, creando disoccupazione nel villaggio. Oppure, l’apertura di una fabbrica avvrebbe potuto fare di Shinohata un villaggio-fabbrica. Oppure avrebbe potuto trasformarsi in un villaggio che vive delle rimesse di figlie, figli o mariti che lavorano in citta’, o sotto qualche altra forma di rendita assistenziale.

Ma per fortuna , quando la forza dell’espansione dell’area metropolitana di Tokyo raggiunse Shinohata, tutte le cinque forze dell’espansione economica delle citta’ abbracciarono il villaggio contemporaneamente.

A Tokyo si aprirono mercati per nuovi prodotti agricoli. A partire dal 1950 gli abitanti di Shinohata si resero conto che potevano guadagnare di piu’ esportando nuovi prodotti agricoli: pesche, uva, pomodori, piante da giardino e alberi da piantare nei parchi delle citta’, e i “funghi della quercia”, una specialita’ culinaria Asiatica che puo’ essere venduta a prezzi molto alti, d’altro canto alcuni esperimenti come il luppolo, il tabacco e le pesche in scatola, furono fallimentari.La diversificazione ebbe effetti anche sulle diete degli abitanti del villaggio, i quali iniziarono a coltivare melanzane e nocciole, patate Irlandesi, rapanelli, zucche e cavoli. Dal momento che i cavalli non erano piu’ necessari, alcune famiglie avevano iniziato ad allevare mucche invece di cavalli. Solo 20 delle 49 famiglie lavoravano all’allevamento dei bachi da seta nel 1975, e anche quelle famiglie, avevano diversficato la loro attivita’. Ma 49 delle 49 famiglie erano ancora occupate nell’agricoltura e quasi tutte continuavano a coltivare riso. Le quantita’ prodotte di riso, assieme alle quantita’ di grano prodotte, aumentarono notevolmente.

Durante la fioritura agricola di Shinohata, i lavori cittadini iniziarono ad esercitare il loro fascino sugli abitanti del villaggio. A Shintohata, quasi nessuno era mai emigrato a Tokyo prima del 1956; fra le varie eccezioni, c’erano stati due maestri nella precedente generazione, uno divenne astronomo e l’altro medico. Ma a partire dal 1956, cosi’ tanti abitanti di Shinohata si erano trasferiti a Tokyo che nel 1975, 14 delle 49 famiglie avevano tutti i figli a lavorare a Tokyo, e nelle rimanenti 35, alcuni figli erano emigrati. Nel frattempo, nel villaggio si era aggiunta la cinquantesima famiglia, la famiglia di un professore di Tokyo e di sua moglie che amavano trascorrere i fine settimana fuori dal caos della grande citta’.

Con un numero crescente di giovani che volevano abbandonare l’agricoltura e con una crescente domanda di prodotti agricoli, qualcosa doveva cambiare. E quello che cambio’ fu il modo di lavorare la terra. Shinohata aveva sperimentato uno stallo che tipicamente accade nelle regioni vicine alle citta’. Gli abitanti del villaggio si affrettarono ad introdurre macchinari ed elettrodomestici per aumentare la produtivita’. Ad esempio, nel 1975 le ore necessarie per coltivare un chilo di riso erano circa la meta’ delle ore necessarie nel 1955.

L’esempio dell’aumento di produttivita’ piu’ impressionante riguarda i “funghi della quercia”, la specialita’ della cucina asiatica di cui Shinohata era ricca, paragonabile ai tartufi. Verso la meta’ degli anni 60 tre agricoltori iniziarono a sperimentare nuovi metodi per la produzione di questi funghi. Comprarono dei tronchi, con dei trapani li bucherellarono e li riempirono con terriccio e spore di funghi; poi lasciarono i tronchi a stagionare e dopo circa un anno furono in grado di raccogliere i funghi dai loro tronchi; una volta raccolti i funghi, gli agricoltori riempivano nuovamente i tronchi di terriccio e spore e ripetevano il processo. Nel 1975 questi agricoltori avevano 40-50 mila tronchi a testa e spedivano ogni giorno funghi a Tokyo, usando serre riscaldate durante l’inverno. Agricoltori dei villaggi vicini avevano iniziato ad imitare gli agricoltori di Shinohata.

Grazie anuovi macchinari e sistemi di produzione agricola, molti degli abitanti di Shinohata erano in grado di svolgere la loro attivita’ agricola part-time, assieme ad un lavoro da operai o dipendenti. Piu’ spesso, alcuni membri di una familia si dedicavano all’agricoltura, altri all’industria o al terziario. Generalmente, i piu’ anziani si occupavano della terra, mentre i giovani lavoravano nelle fabbriche. Nel 1975 sette vedove piuttosto anziane riuscivano a condurre le loro imprese agricole da sole, un compito che sarebbe stato impossibile per un uomo o una donna soli negli anni precedenti. In alcuni casi, l’acquisto di macchinari agricoli era finanziato dei loro figli che lavoravano a Tokyo.

Mentre avvenivano tutti questi cambiamenti, Tokyo iniziava a “trapiantare” le proprie fabbriche nei villaggi. Una grande societa’ agroalimentare decise di trasferire la sua produzione di cibo a Shinohata. L’immagine bucolica di Shinohata forni’ alla societa’ agroalimentare anche uno spunto per la propria campagna pubblicitaria. La grande societa’ agroalimentare era interessata al prezzo relativamente basso della terra del villaggio e alla vicinanza con i produttori. Gli agricoltori di Shinohata si spartirono i profitti della vendita della terra alla societa’ agroalimentare e continuarono a lavorare per conto proprio, trovando nella grande societa’ agroalimentare un canale aggiuntivo di vendita per i loro prodotti. Un abitante del paese che si era arricchito piu’ di altri perche’ possedeva una parte maggiore del terreno venduto aveva deciso di regalare alla comunita’ un impanto di filtraggio dell’acqua. Un esempio simile si ritrova nel villaggio di Bardou, dove si costrui’ un impianto fognario con i proventi della casa cinematografica.

La societa’ agroalimentare non aveva bisogno di molti dipendenti, perche’ il lavoro veniva fornito esternamente dagli agricoltori di Shinohata. Inoltre, in breve tempo, altre quattro imprese si trasferirono nel villaggio: un’impresa che comprava i rifiuti della societa’ agroalimentare e li riciclava per produrre mangimi per bestiame; un’impresa che fondeva pezzi di metallo riciclato dai macchinari in barre di acciaio; un’impresa di materiali da costruzioni; ed una piccola impresa che riparava centrifughe utilizzate nelle analisi mediche e chimiche. Quest’ultima impresa fu iniziata da un uomo che aveva lasciato Shinohata per Tokyo anni prima e aveva lavorato in una impresa di Tokyo che produceva simili macchinari. Volendo ritornare a Shinohata, persuase il suo datore di lavoro di dargli la concessione per la riparazione di tali macchinari in quella circoscrizione.

Il “trapianto” di lavori nell’antico villaggio agricolo di Shinohata dimostra come il villaggio si sia interconnesso con la vita della metropoli e di altre comunita; circostanti superando anche il limite dell’attivita’ agricola. Ad esempio. in una famiglia la moglie lavora in una fabbrica di biancheria intima recentemente “trapiantata” da Tokyo in un villaggio vicino a Shinohata; suo marito lavora in una tintoria tessile. In un’altra famiglia il marito lavorava nell’indotto della societa’ agroalimentare, sua moglie vendeva assicurazioni per la vita, mentre uno dei figli diventava apprendista cuoco in un grande albergo di Tokyo. Un altro uomo aveva un ufficio a Sano, una cittadina in fondo alla valle dove si trova Shinohata. Un altro era un autotrasportatore per una compagnia elettrica operante in una circoscrizione vicina; un altro lavora in una fabbrica di legname. un altro era diventato una guardia per una fabbrica che lui stesso aveva iniziato, ma che era fallita ed era poi stata comprata dai suoi attuali datori di lavoro. Acuni uomini erano fra i 35 dipendenti della la cooperativa agricola che raggruppava i villaggi della zona per un totale di 1,300 famiglie, 5,000 citta’. La divisione di questa cooperativa che si occupava di grano,  inizio’ attivita’ in proprio allo scopo di fornire lavoro part-time ai giovani agricoltori. Un uomo di Shinohata che prima lavorava in un centro di pesca commerciale, pote’ licenziarsi e lavorare part-time e occuparsi dei suoi studi di scienze naturali, quando suo moglie fu stata assunta in una vicina fabbrica di costruzioni ed poteva “guadagnare come un uomo”. Se sua moglie non avesse trovato quel lavoro, l’uomo non avrebbe potuto mantenersi con il suo lavoro part-time.

Nonostante Shinohata fosse un villaggio remoto, la nuova economia ha permesso ai suoi abitanti di ritagliarsi delle nicchie, un po’ come le nicchie ecologiche studiate dai professori di biologia, in una vita che altrimenti sarebbe stata molto povera e frustrante. Ad esempio, i proprietari delle foreste, che sono ora troppo occupati nelle loro occupazioni, hanno assunto un lavoratore a svolgere una nuova funzione: il guardiano dei confini delle foreste. Quest’uomo era il discendente della famiglia piu’ povera del villaggio, una famiglia che non aveva mai avuto successo, perche’ i suoi membri erano pigri e disonesti. Tuttavia, ques’uomo ebbe successo come “guardiano dei confini della foresta”, perche’ si interpone nelle controversie locali intermediando qua e la e chiedendo talvolta piccoli pagamenti in natura o piccole somme. In realta’, gli abitanti non avevano davvero bisogno dei servizi di quest’uomo, in parte perche’ troppo impegnati ad arricchirsi con le loro attivita’, in parte perche’ avevano cose piu’ interessanti da fare che litigare l’uno con l’altro, e con il benessere erano diventati piuttosto generosi. Anche se il lavoro del “guardiano della foresta” era diminuito, i suoi guadagni non diminuirono. Una giovane donna si poteva permettere di stare a casa a curare il proprio bambino. Altre giovani donne non erano interessate ad imitarla, ma le anziane del villaggio la invidiavano, ricordando i tempi di duro sacrificio di madri e contadine quando il lavoro agricolo non era meccanizzato. La foresta, che non veniva piu’ setacciata dagli abitanti per la ricerca di funghi e legna, era tornata selvaggia. Orsi e cinghiali sono tornarono ad abitarla. Anche per loro si apri’ una nuova nicchia nella nuova economia del villaggio.

Nel 1975, il villaggio derivava solo meta’ del suo reddito dall’agricoltura, ma questo non significava che il reddito agricolo fosse diminuito. Anzi, era aumentato.

Mentre il villagio attraversava tutti questi cambiamenti, la quinta grande forza delo sviluppo economico, il capitale, iniziava ad agire. La politica nel villaggio riguarda soprattutto le strade, i ponti, le scuole e i canali di irrigazione, e l’arte di persuadere il governo centrale ad inviare sussidi per tutte queste opere. In totale, le spese pubbliche erano finanziate per il 15% dal villaggio, per il 40% dalla prefettura locale sotto forma di contributi generici e per il 45% dalla prefettura attraverso contributi specifici. La societa’ agroalimentare aveva fornito la maggior parte del capital privato, ed i consumatori di riso di Tokyo avevano pagato i sussidi statali per favorire la produzione di riso.

Fra i contributi specifici, Shinohata aveva ricevuto fondi per le distruzioni causate da un tifone nel 1959. Nel 1814, una cronaca locale aveva definito il fiume che attraversa quella valle come una maledizione.

“Il fiume in piena porta con se talmente tanti detriti e tanta sabbia che il letto del fiume continua ad alzarsi. Gli argini devono continuamente essere rinforzati. In alcune zone, il livello del fiume si alza fino a 10 piedi sopra il livello dei campi coltivati, e speso rompe gli argini, riversando nei campi la sabbia e le rocce del letto del fiume. E ci vogliono anni per rimuovere dai campi tali detriti.”

Un tale disastro, generalmente accadeva una volta per ogni generazione e portava con se’ ditruzione e fame.

Quando questo questo disastro si ripete’ nel 1959, lo stato Giapponese verso’ fondi per portare al paese macchinari e lavoratori che rendessero i campi nuovamente produttivi, e verso’ fondi per ricostruire gli argini del fiume e dei suoi affluenti, questa volta in cemento armato. Inoltre, fece scavare il letto del fiume, recuperando il materiale per costruzione che venne acquistato dai costruttori di Tokyo (un’altra menifestazione dell’importanza della grande Tokyo per il villaggio di Shinohata).

Quando Dore torno’ a visitare Shinohata nel 1975, un gruppo di camion stava ancora trasportando metariale proveniente da letto del fiume, e questo flusso non sembrava diminuire. In realta’ la gente di Shinohata riusci’ a trasformare l’alluvione del 1959 in una risorsa.

Si potrebbe essere tentati di attribuire alla laboriosita’ degli abitanti di Shinohata il merito di queste trasformazioni economiche. Ma gli abitanti di Shinohata sono i primi a riconoscere che i loro avi lavoravano molto piu’ duramente di loro. Si potrebbe attribuire agli abitanti di Shinohata una innata capacita’ artigianale, ma gli abitanti di Shinohata, al contrario dei loro antenati, non intarsiano cappelli di paglia, ma li vanno a comprare. Considerato il poco che avevano, gli abitanti di Shinohata erano senz’altro creativi e laboriosi. Ma gli abitanti di oggi sono la stessa gente dei loro padri, alcuni di essi sono le stesse persone. Cio’ che e’ cambiato non sono le loro qualita’ degli individui, ma il fatto che i mercati delle citta’, i lavori, la tecnologia, l’apertura di nuove fabbriche e il capirale sono arrivati a Shinohata contemporaneamente, in larga misura e in proporzioni appropriate.

Le aree metropolitane, cosi’ come le citta’ metropolitane, comprendono moltissima vita economica in aree relativamente ristrette. Copenhagen e la sua area metropolitana, occupa solo una piccola parte del territoio Danese, tuttavia produce la maggior parte della ricchezza della nazione, possiede in se’ la maggiore la specializzazione e diversificazione economica, ed e’ abitata da piu’ della meta’ della popolazione Danese. 

La parte Sud Orientale dell’Inghilterra ha una densita di popolazione molto maggiore al resto del paese, e questo non solo grazie a Londra e alla sua periferia, ma anche alla regione economica e produttiva che alimenta e viene alimentata da Londra.

Molti di voi probabilmente vivono in una citta’, nei sobborghi di una citta’ o in un’area metropolitana.

Quando il nucleo di una citta’ metropolitana, l’originario centro cittadino, non attraversa piu’ il processo di rimpiazzo delle importazioni, inevitabilmente declina. Gradualmente la crescita economica della citta’ si affievolisce, invecchia. Non riesce piu’ a compensare attraverso la perdita di importazioni con le sue esportazioni e quindi i propri mercati si impoveriscono. Le regioni metropolitane naturalmente ne risentono anch’esse. I problemi pratici della citta’ e della sua area metropolitana si acuiscono e diventano intrattabili. La gente diviene piu’ pigra e svogliata. I giovani dell’area metropolitana, mentre prima emigravano nella vicina citta’, ora iniziano ad emigrare in metropoli lontane.

Le imprese continuano a spostarsi in aree sempre piu’ periferiche, ma questo non avviene piu’ perche’ giovani imprenditori nelle citta’ inventano nuovi prodotti facendo concorrenza alle imprese meno agili, ma perche’ le imprese scappano dai problemi irrisolti delle citta’ e lasciano il vuoto dietro di se’. Alla fine anche la fuga dalla citta’ in declino cessa, perche’ la fonte si e’ prosciugata.

Le regioni metropolitane hanno molte caratteristiche di rimpazzo delle importazioni delle citta’ stese, ma non sono citta’.  Nel bene e nel male sono creature delle citta’.

 

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Manifestazioni G20 a Londra

Pubblicato da janejacobs su marzo 27, 2009

Per chi si trovasse a Londra durante il vertice del G20 e volesse manifestare contro il G20, contro i banchieri, i produttori di armi o le compagnie petrolifere, potra’ trovare su questa mappa un calendario degli eventi.

Ce n’e’ per tutti i gusti.

Il video qui sotto riporta un servizio della BBC, la TV britannica, sulla manifestazione di Sabato 28 Marzo 2009.

Maggiori informazioni sulle manifestazioni si possono trovare su questi siti:
http://www.putpeoplefirst.org.uk (con immagini della manifestazione del 28 marzo)

http://www.g-20meltdown.org  (con video di chiamata a raccolta qui sotto)

http://www.climatecamp.org.uk/g20 

http://www.campaigncc.org

http://stopwar.org.uk

http://www.altg20.org.uk 

http://www.artnotoil.org.uk

http://www.fossilfoolsdayofaction.org/2009/category/frontpage/

http://www.youthfightforjobs.com/action

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L’occhio del gatto

Pubblicato da janejacobs su marzo 25, 2009

Ecco la fine che fara’ il nostro sistema solare fra cinque miliardi di anni. Se noi esseri umani non riusciremo ad emigrare in altri sistemi solari, saremo tutti morti. Ma quanto e’ bello e misterioso l’Universo! L’occhio del gatto e’ l’immagine di un sole che perde la sua energia creando iridescenze magnifiche e mistiche. I filmati qui sotto ne traccaino un bell’esempio. Per chi sia interessato ad alcune previsioni sul futuro della civilta’ umana cliccare qui.

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Antichi dissapori in Quebec

Pubblicato da janejacobs su marzo 25, 2009

In Quebec, il sentimento separatista ha una storia antica ed una storia recente. La storia antica inizio’ nel 1759 quando l’impero Britannico sconfisse l’impero Francese sulle alture vicino alla citta’ di Quebeq durante la guerra dei Sette Anni e in seguito ratifico’, per diritto di conquista, il Trattato di Parigi del 1763 e conquisto’ 65,000 coloni Francesi che si erano insediati in quel territorio. I 65,000 conquistati non furono maltrattati o oppressi in confronto a cio’ che accadde a molti perdenti nella storia. Ad esempio, a meno che gli Acadi (i colonizzatori Francesi del New Brunswick e della Nuova Scozia) non furono privati delle loro terre e scacciati. Rispetto a quello che subirono gli Irlandesi e gli Scozzesi, la storia del Quebec e’ una storia piuttosto pacifica e tranquilla. Solo una volta, nel 1837, il Quebec si ribello’ contro i Britannici. Ma per la maggior parte della loro storia, le due parti beneficiarono le une delle altre, anche se lo facevano a malincuore e per costrizione. Gli Inglesi furono accomodanti nel consentire un governo locale e provinciale autoregolato dai Francesi, mentre allo stesso tempo si tutelava contro il potere politico Francese, legando il Quebec ad un ruolo governativo piu’ ampio, prima in un governo unito del Quebec e dell’Ontario, poi in una piu’ ampia confederazione che fini’ per estendersi dall’Atlantico al Pacifico. Per parte loro i Francesi, furono accomodanti con gli schemi economici proposti dai Britannici, si adattarono ad usare l’Inglese come lingua del commercio, dell’industria e dell’educazione, e ad erodere gradualmente l’influenza del Quebec all’interno del la nuova confederazione mentre lentamete il Canada Inglese superava il Quebec in termini di popolazione e di territorio. Ma anche se questa non era la materia di grandi tragedie, l’Unione Canadese, non si rivelo’ mai felice. Ogni partner ha continuato a sperare invano di riformare l’altro verso qualcosa di piu’ simile ai propri desideri. Gli Inglesi erano delusi dall’ostinato rifiuto dei Francesi di abbandonare la loro lingua ed i loro costumi e di assimilarsi alla societa’ dei loro conquistatori, in seguito divennero esasperati dal pretismo Francese, dalle loro vecchie tradizioni e dalla loro rissosita’. I Francesi non sopportavano il sentimento di superiorita’ degli Inglesi nel ritenersi superiori nei commerci e nella vita economica. Essi si sentivano dominate, soggiogati e minacciati di perdere la loro identita’. Mentre i vari compromessi mettevano una patina di rispettabilita’ al senso di dolore e di infelicita’, tali compromessi tendevano a rafforzare nuovo risentimento e nuova rabbia.

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Balcanizzazione

Pubblicato da janejacobs su marzo 24, 2009

La parola Balcanizzazione viene spesso pronunciata da chi, nel definire la follia di tanti piccoli stati sovrani, vuole darsi un tono di autorevolezza, come per racchiudere una lezione di storia in una parola. Ma cosa e’ successo realmente nella storia dei Balcani? Prima che essi divenassero tanti piccoli stati indipendenti, i Balcani erano stati annessi a grandi imperi della Turchia e dell’Austria-Ungheria. Nella posizione di province di grandi imperi sono stati tenuti poveri, arretrati e stagnanti per secoli e questa era la loro condizione quando alla fine sono diventati indipendenti. Se esistesse un destino nella parola Balcanizzazione, esso sarebbe un destino di poverta’ arretratezza dovuto alla sfortuna di essere stato creato troppo piccolo, ma questo e’ semplicemente falso. Altrimenti vorrebbe dire che se la Romania, la Grecia, la Bulgaria, l’Albania, la Yugoslavia e tutti gli altri stati dei Balcani si fossero uniti insieme in una sola nazione dopo la prima guerra mondiale oggi sarebbero una nazione ricca e potente. Chi lo sa? Nella natura delle cose non c’e una dimostrazione a supporto o a contraddizione di questa conclusione. Consideriamo una previsione che sa un po’ di intellettuale come questa riguardo al Canada e alla separazione del Quebec: ” Privata di una vera autorita’ o finalita’, lo stato federale semplicemente si disintegrerebbe come l’impero Austro Ungarico nel 1918.” Questa frase appare in un’opera di un professore di scienze politiche dell’Universita’ dell’Alberta. Il problema con questa analogia e’ che l’impero Austro-Ungarico non si disintegro’ come risultato di una secessione di successo. L’impero aveva i suoi separatisti, specialmente nei Balcani, alcuni dei quali erano violenti, ma l’autorita’ centrale riusci’ a tenere questi separatisti sotto cotnrollo. L’impero fu sconfitto nella Grande Guerra e fu umiliato dai vincitori che lo smembrarono in piccoli pezzi. L’analogia con il Canada proposta dal professore dell’Alberta e’ cosi’ lontana dalla storia e dalla realta’ che possiamo comprendere che la posizione del professore e’ dettata dalla rabbia – non un vero racconto di come stiano le cose in Canada, ma probabilmente un raccondo delle forti emozioni del Professore.

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L’incoerenza dei separatisti

Pubblicato da janejacobs su marzo 24, 2009

I separatisti sono irrazionali almeno quanto gli unitaristi. Se e quando essi vincono la propria indipendenza, essi immediatamente dimenticano il principio di autodeterminazione dei popoli e si oppongono ad ulteriori separazioni. Le colonie Inglesi che diedero origine agli Stati Uniti d’America dichiararono la loro indipendenza dall’Inghilterra sulla base di istanze naturali di autodeterminazione dei popoli. Quando pero’ i Confederati del Sud, meno di un secolo piu’ tardi vollero separarsi dagli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’America li combatterono aspramente dimenticando cio’ che i loro padri fondatori avevano scritto a proposito dell’autodeterminazione dei popoli quando si erano scissi dall’Inghilterra. Le nazioni indipendenti di oggi sono tutte contrarie ai separatisti di casa propria. I leader di questi nuovi regimi sono molto preoccupati di mostrarsi a favore dell’autodeterminazione dei popoli una volta che uno stato nazionale con le sue strutture di potere viene creato. La Finlandia, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Russia nel 1918, ha rifiutato seccamente il diritto di autodeterminazione di Åland, un gruppo di isole fra la Svezia e la Finlandia popolato da un’etnia Svedese che cercava di riunirsi alla propria madre patria. Il Pakistan, avendo vinto la propria separazione dall’Impero Britannico nel dopo guerra, combatte’ contro i separatisti del Pakistan dell’Est, oggi Bangladesh. E cosi’ via. Possiamo star certi che se il Quebec eventualmente negoziasse una separazione dal Canada esso si opporrebbe con forza ad ogni movimento separatista al suo interno. Questo e’ il modo in cui tutte le nazioni si comportano indipendentemente dalla loro eta’, dalla loro forza, dal loro grado di sviluppo o dalla loro origine. Ma questo comportamento appare incoerente solo alla luce della ragione. La coerenza e’ emotiva e quindi irrazionale. Queste emozioni sono naturalmente sempre state presentate come ragionate e ragionevoli, ma di fatto non lo sono.

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Vive la Provence Libre?

Pubblicato da janejacobs su marzo 24, 2009

File:Provence flag.svg

Bandiera della Provenza

L’irrazionalita’ dei sentimenti separatisti e unitaristi mostrano spesso notevoli inconsistenze. Il Generale De Gaulle a proposito del Quebec disse: “Vive le Quebec Libre!” ma non disse mai “Vive la Provence Libre!” o “Vive la Bretagne Libre!”. De Gaulle potrebbe avere sentimenti per i separatisti all’estero, ma non per quelli di casa propria. Questa e’ una caratteristica tipica. Gli stessi Inglesi che favorirono con ardore la causa di una Grecia libera dalla Turchia nel diciannovesimo secolo non appoggiarono la causa dell’Irlanda oppressa dagli stessi Inglesi. Razionalmente, le cause sono simili, ma in pratica, a causa delle emozioni, non lo sono mai. L’aiuto dei Britannici verso i separatisti Pakistani al tempo in cui l’India divenne indipendente non implico’ un aiuto ai nazionalisti Scozzesi che volevano separarsi dalla Gran Bretagna. Allo stesso modo, molti Canadesi che si oppongono al separatismo del Quebec simpatizzavano per i separatisti del Biafra al tempo in cui questa regione voleva separarsi dalla Nigeria, o difesero le battaglie di Estoni, Lettoni, Lituani, Baschi, Croati, Valloni, Curdi o Palestinesi allo stesso modo con cui si opposero alle idee di separatismo nel Quebec.

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Islandesi spreconi

Pubblicato da janejacobs su marzo 19, 2009

L’Islanda si riconferma ancora una volta il Paese piu’ srecone di energia al mondo. Certo, restare al caldo e’ importante, ma forse si potrebbe fare qualcosa di piu’.  Lo stesso discorso vale un po’ per tutti i Paesi Scandinavi. Ad esempio uno Svedese consuma quanto 3 Italiani, mentre un Italiano consuma quanto due Cinesi e dieci Indiani. I piu’ parsimoniosi sono gli abitanti della striscia di Gaza. Ad esempio, un Islandese consuma quanto 186,000 abitanti della striscia di Gaza, mentre un Italiano consuma quanto 32,000 abitanti della striscia di Gaza. Scioccante!

 

Posizione classifica Paese Consumo di energia pro-capite (kWh)
1 Islanda 31,147
2 Norvegia 24,011
3 Finalndia 16,850
4 Canada 16,279
5 Qatar: 15,938
6 Kuwait: 15,210
7 Svezia 14,769
8 Lussemburgo 14,604
9 Stati Uniti 12,924
10 Emirati Arabi 12,483
22 Giappone 7,701
27 Francia 7,328
29 Russia 6,968
35 Germania 6,662
42 Spagna 5,835
44 Regno Unito 5,773
52 Italia 5,400
91 Cina 2,179
96 Brasile 2,116
160 India 466
218 Striscia di Gaza 0.17
  Media 3,240

Fonte: Nationmaster

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Mega centrale solare a Palermo

Pubblicato da janejacobs su marzo 18, 2009

Il guru dell’energia alternativa Rifkin si e’ presenato a Palermo per discutere di un mega progetto per lanciare la Sicilia nell’era del rinnovabile. Certamente alla Sicilia non manca il sole.

Ma ce la fara’ una regione cosi’ arretrata a creare ricchezza senza avere solide competenze tecnologiche e limitandosi ad importarle dall’estero?

E soprattutto ce la fara’ una regione in mano alla corruzione e alla Mafia a far fruttare i cinque miliardi di euro che l’Unione Europea ha intenzione di prestare per questo progetto? Grande e’ lo scetticismo. Ma grande e’ anche la speranza.

Questa notizia l’ho trovata sulla stampa Inglese.

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Fiera della Scienza a Torino

Pubblicato da janejacobs su marzo 18, 2009

Dal 2 al 7 luglio 2010 si terra’ a Torino la Fiera della Scienza dove tutti gli inventori Italiani ed Europei potranno presentare gratuitamente le loro idee in un’ apposita Fiera Espositiva. Le idee dovranno essere approvate da un apposito comitato entro il prossimo Ottobre. Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

I temi in cui presentare le proprie idee sono:

* Vita e trasporti sostenibili

* Evoluzione e adattamento degli organismi

* Applicazioni tecniche della teoria quantistica

* Risposte ai bisogni globali

* Nuove frontiere per la ricerca energetica

* Scienza, conoscienza e fede

* Memoria e apprendimento nei sistemi organici, sociali ed artificiali

* Linguaggi e culture

* Integrazione fra scienza e medicina

* Scienza della politica

 

Per maggiori informazioni cliccare qui

 

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Fatti sull’acqua

Pubblicato da janejacobs su marzo 18, 2009

L’acqua e’ la linfa vitale del nostro pianeta. Innumerevoli specie di piante ed animail che vivono sulla terra e nei mari hanno bisogno di acqua per sopravvivere. Gli uomini hanno una relazione particolarmente complicata con l’acqua in quanto fanno affidamento su di essa non solo per sopravvivere, ma per generare energia, per trasportare persone e merci, per coltivare beni agricoli e per produrre beni diversi, dall’acciaio, al cemento, alle medicine.

 

Ogni volta che si effettua una compravendita l’acqua e’ coinvolta in maniera diretta o indiretta. Come? Vi vogliono 246 litri di acqua per produrre un chilo di patate. Ci vogiono dieci litri d’acqua per produrre un foglio di carta. Ci vogliono 40 litri d’acqua per produrre una fetta di pane. Ci vogliono 70 litri d’acqua per produrre una mela. Ci vogliono 120 litri d’acqua per produrre un bicchiere di vino. Ci vogliono 140 litri d’acqua per produrre una tazza di caffe’. Ci vogliono 10,855 litri di acqua per prdurre un paio di jeans. Ci vogliono 378,500 litri di acqua per produrre un’automobile.

 

Ogni volta ache gli uomini interagiscono con l’acqua ne modificano il corso o la composizione chimica. Anche se il volume di acqua sul nostro pianeta non e’ mai cambiato, il suo stato e’ cambiato. L’acqua e’ cambiata sia in termini di caratteritiche delle pioggie che della sua composizione chimica negli Oceani. E il cambiamento di questa composizione chimica deve portarci a farci delle domande sul nostro stile di vita e sul nostro desiderio di sopravvivere come specie. Soprattutto alla luce di una crescente urbanizzazione e dell’innalzamento degli Oceano che allaghera’ milioni di citta’ costiere privando le sue popolazioni di acqua potabile. Fino ad ora gli uomini sono sopravvissuti sapendo molto poco sul sistema delle acque. Abbiamo sempre saputo dove trovare l’acqua e come usarla, ma non abbiamo mai compreso in profondita’ come preservare il sistema delle acque. In futuro non potremo permetterci il lusso di una simile ignoranza.

 

Fonte: Nazioni Unite GIO

 

 

 

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Nuovi impianti solari nel 2008

Pubblicato da janejacobs su marzo 17, 2009

Secondo solarbuzz, la domanda di nuovi impianti solari e’ stata di 5.95 GW in tutto il mondo nel 2008. Di questi, 2.46 GW in Spagna, 1.86 GW in Germania, 0.36 GW in USA, 0.28 GW in Corea del Sud e 0.24 GW in Italia.

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Canada e Quebec

Pubblicato da janejacobs su marzo 17, 2009

Per i separatisti della provincia Canadese del Quebec, la nazione e’ il Quebec. Per i loro oppositori, sia all’interno che all’esterno della provincia, la nazione e’ il Canada-incluso-il-Quebec. I Canadesi che sono indifferenti alla questione del separatismo del Quebec tendono generalmente ad identificarsi principalmente con la loro Provincia, sia essa il Newfoundland o il British Columbia, o altrimenti ad identificarsi con un Canada che – per quanto importa loro – possa o meno includere il Quebec. Tuttavia, anche questi Canadesi piu’ distaccati dalla questione del separatismo del Quebec non sono di per se’ piu’ razionali. Tentare di discutere la legittimita’ di queste emozioni non porta da nessuna parte come non porta da nessuna parte il discutere sul fatto che una coppia di innamorati debba o meno essere innamorata. La questione del separatismo non funziona all’interno della razionalita’. Come esseri umani abbiamo sentimenti, e le nostre emozioni ed i nostri sentimenti hanno un valore intrinseco.

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Katy Perry, thinking of you

Pubblicato da janejacobs su marzo 15, 2009

Inaspettatamente Katy  Perry ha stregato anche me.

Comparisons are easily done
Once you’ve had a taste of perfection
Like an apple hanging from a tree
I picked the ripest one
I still got the seed

You said move on
Where do I go
I guess second best
Is all I will know

Cause when I’m with him
I am thinking of you
Thinking of you
What you would do if
You were the one
Who was spending the night
Oh I wish that I
Was looking into your eyes

You’re like an Indian summer
In the middle of winter
Like a hard candy
With a surprise center
How do I get better
Once I’ve had the best
You said there’s
Tons of fish in the water
So the waters I will test

He kissed my lips
I taste your mouth
He pulled me in
I was disgusted with myself

Cause when I’m with him
I am thinking of you
Thinking of you
What you would do if
You were the one
Who was spending the night
Oh I wish that I
Was looking into…

You’re the best
And yes I do regret
How I could let myself
Let you go
Now the lesson’s learned
I touched it I was burned
Oh I think you should know

Cause when I’m with him
I am thinking of you
Thinking of you
What you would do if
You were the one
Who was spending the night
Oh I wish that I
Was looking into your eyes
Looking into your eyes
Looking into your eyes
Oh won’t you walk through
And bust in the door
And take me away
Oh no more mistakes
Cause in your eyes I’d like to stay…

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Nazioni, secessioni, emozioni

Pubblicato da janejacobs su marzo 14, 2009

Emozioni musicali dall’inno nazionale basco

E’ difficile pensare ai movimenti separatisti o secessionisti perche’ queste idee sono cariche di sentimenti ed emozioni. Alcune volte la gente ritiene il separatismo sia addirittura una cosa impensabile. I sentimenti nazionalisti possono essere pericolosi. Essi hanno contribuito per secoli a causare guerre, atti terroristici e tirannie. Ma i sentimenti nazionalisti, come tutti i sentimenti, non sono negativi in se stessi. Essi rappresentano il profondo attacamento ad una comunita’ di cui facciamo parte e per la maggior parte di noi, questa comunita’ include la nostra nazione. Ci interessa la comunita’ alla quale apparteniamo. Ci interessa quanto faccia bene la nostra nazione rispetto alle altre ad un livello senz’altro superiore a quanto sta cresciendo la sua ricchezza. I nostri sentimenti nel definire chi siamo si intersecano con i sentimenti della nostra nazione, in modo tale che ci sentiamo profondamente orgogliosi delle vittorie (fisiche o metaforiche) della nostra nazione o proviamo vergogna e dolore quando la nostra nazione viene sconfitta. Queste emozioni sono sentite in misura simile dai separatisti e da coloro che oppongono il separatismo. Questi conflitti non sono tra diversi tipi di emozioni. Piuttosto sono conflitti tra diversi modi di identificare la nazione, cioe’ tra diverse scelte sui confini di una nazione.

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I Paesi che contano di piu’ nel G-20

Pubblicato da janejacobs su marzo 13, 2009

Secondo una fuga di notizie alla stampa del ministro degli Esteri Inglese, i Paesi che contano di piu’ nel G-20 sono: USA, Cina, Giappone, Germania, Francia, Italia, India, Brasile, Arabia Saudita e Sud Africa.

I rimantenti sette (Russia, Australia, Canada, Argentina, Messico, Indonesia e Turchia) contano di meno.

Il motivo dell’inclusione dell’Italia nella lista dei Paesi che contano di piu’ e’ che attualmente ha la presidenza del G-8.

Fonte: AFP

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Superbatterie

Pubblicato da janejacobs su marzo 12, 2009

 

Gerbrand Ceder

Riaricare un telefonino in 10 secondi o un’auto elettrica in 5 minuti potrebbe essere possibile grazie alla superbatteria inventata a Boston dal Belga Gerbrand Ceder. Il video qui sotto (in Inglese) mostra come vengono prodotte queste superbatterie:

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manic street preachers, if you tolerate this your children will be next

Pubblicato da janejacobs su marzo 9, 2009

Ispirata alla guerra civile spagnola e al racconto di Orwell Omaggio alla Catalogna, questa canzone dei gallesi Manic Street Preachers e’ una intensa ballata contro la guerra e un monito per tutti noi. Segue il testo

The future teaches you to be alone
The present to be afraid and cold
So if I can shoot rabbits
Then I can shoot fascists

Bullets for your brain today
But well forget it all again
Monuments put from pen to paper
Turns me into a gutless wonder

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next

Gravity keeps my head down
Or is it maybe shame
At being so young and being so vain

Holes in your head today
But Im a pacifist
Ive walked la ramblas
But not with real intent

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next
Will be next

And on the street tonight an old man plays
With newspaper cuttings of his glory days

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next
Will be next

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Fallimento Soru

Pubblicato da janejacobs su marzo 9, 2009

Renato Soru sta attraversando un bruttissimo momento per la sua carriera. Dopo aver perso le elezioni in Sardegna adesso sta fronteggiando il fallimento del giornale L’Unita’ da poco acquisito ed il fallimento della sua impresa Tiscali.

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