Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Le aree metropolitane

Pubblicato da janejacobs su marzo 30, 2009

Nei sobborghi di alcune citta’ si aggrovigliano luoghi di lavoro rurali, industriali e commmerciali. Questi sobborghi sono unici e sono le zone piu’ ricche, piu’ dense di costruzioni e piu’ intricate, ad eccezione delle citta’ stesse.

Le  Aree Metropolitane non sono definite da confini naturali, perche’ sono il prodotto della costruzione dell’uomo. Le citta’ costutituiscono il nucleo naturale di tali aree.

I confini si espandono o si fermano a seconda dell‘energia economica delle citta’. Oggi la piu’ grande area metropolitana al mondo e’ Tokyo. Tokyo e’ cresciuta negli anni fino a raggiungere montagne addirittura impervie che hanno richiesto capolavori di ingegneria civile per la cotruzione di strade e ferrovie.

La citta’ metropolitana di Toronto e’ confinata per un lato dai Grandi Laghi, ma in altre diriezioni si estende progressivamente sino a declinare per decine di chilometri nella pianura circostane.

Boston e’ una citta’ metropolitana che estende le sue attivita’ economiche nella parte meridionale dello stato del New Hampshire. Questo fatto esaspera gli amministratori locali del New Hampshire perche’ vorrebbero vedere un’attivita’ economica omogenea in tutto lo Stato del New Hampshire e non solo nell’area vicina a Boston. Gli amministratori del New Hampshire cercano continuamente di fornire incentivi agli imprenditori di Boston per spostarsi nella parte Nord del New Hampshire, dove c’e’ piu’ disoccupazione e cercano di scoraggiare le imprese ad operare nella parte meridionale del New Hampshire, che e’ gia’ prospera. Ma gli amministratori non capiscono il processo di energia delle citta’ e sperperano risorse economiche. Il New Hampshire del Sud e’ la zona piu’ a Nord che l’espansione di Boston riesce a raggiungere. Piu’ su non ce la fa.

Non tutte le citta’ generano aree metropolitane. Ad esempio. Glasgow non ha mai generato un’area metropolitana, nonostante alla fine dell’ottocento fosse una citta’ all’avanguardia nello sviluppo dell’industria e della tecnologia e nonostante i suoi ingegneri e i suoi macchinari fossero ricercati in tutto il mondo. Cinquanta miglia piu’ ad Est di Glasgow c’e’ Edimburgo, il centro culturale e commerciale della Scozia: Edimburgo ha avuto momenti di forte espansione economica, ma non e’ riuscita a generare una citta’ metropolitana. Nemmeno le economie sommate delle due citta’, che non sono poi cosi’ distanti, sono riuscite a creare un sistema denso e ricco di attivita’ economiche in grado di creare una citta’ metropolitana, ma il territorio fra le due piu’ importanti citta’ Scozzesi e’ rimasto agricolo.

Marsiglia e’ il porto piu’ importante della Francia e ha costruito importanti industrie oltre alle industrie legate all’attivita’ portuale. Ma Marsiglia non ha un’area metropolitana.

Napoli nel cinquecento era la piu’ grande citta’ di tutta la Cristianita’. Aveva una posizione di primo piano nell’esportazione di tessuti, in particolare seta , biancheria ed altri tessuti ricamati a mano. In quel periodo citta’ come Milano, Parigi, Londra e Amsterdam stavano ancora cercando di formare le loro aree metropolitane.

L’area attorno a Roma e’ increbilmente poco costruita considerate la dimensione delle citta’.

Copenhagen ha generato una area metropolitana, Dublino, Belfast e Cardiff, Liverpool, Madrid, Zagabria e Mosca no.

San Paolo ha un’area metropolitana, ma non Rio de Janeiro, Buenos Aires o Montevideo no.

Havana e Santiago de Cuba non hanno generato un’area metropolitana, ne’ prima o ne’ dopo il regime di Castro.

Nella parte centrale del Giappone, ci sono cosi’ tante aree metropolitane che molte sono ora intersecate tra loro; ma Sapporo, la capitale di Hokkaido, la piu’ grande isola del Giappone, non ha generato un’area metropolitana.

Atlanta, la citta’ di Grady non ha una rete di sobborghi attorno ad essa; al contrario, Los Angeles e San Francisco hanno fiorenti aree metropolitane, cosi’ come Boston e New York.

Le citta’ del Pacifico si sono rapidamente sviluppate e hanno creato regioni circostanti dense ed intricate: Singapore, Seoul, Taipei e Hong Kong. Ma Manila nelle Filippine non ha generato tale sviluppo. La citta’ metropolitana di Hong Kong si e’ allargata all’interno delle provincia adiacente di Guandong in Cina, ma la citta’ di Canton, antico nucleo di quella provincia, non ha generato da se’ un’area metropolitana.

Shanghai ha generato una regione metropolitana cosi’ come anche le citta’ della province di Hubei, Hangkow, Hanyang e Wuhan, ora accomunate dal nome Wuhan nella parte inferiore del fiume Yangtze.

Ovviamente, le citta’ che sanno produrre beni da esportare, o che sanno attrarre visitatori o che svolgono funzioni politiche, culturali o religiose non sempre generano aree metropolitane. Non basta esportare, non basta essere sede di importanti amministrazioni politiche. Ci vuole la capacita’ della citta’ di rimpiazzare continuamente e ripetitivamente le importazioni. Le citta’ che generano aree metropolitane sono in grado di rimpiazzare le importazioni. Le cinque forze che generano citta’ metropolitane sono:

(1)  espansione dei mercati cittadini per nuove e diverse importazioni;

(2) espansione delle competenze dei lavoratori;

(3) espansione delle unita’ produttive al di fuori dei confini cittadini;

(4) espansione tecnologica per aumentare produzione e produttivita’;

(5) espansione del capitale

Per vedere cosa succede quando le forze di espansione economica si riversano sulle aree circostanti, osserviamo un piccolo villaggio Giapponese che si trovava al di fuori dell’area metropolitana di Tokyo, e vediamo come e’ cambiato da quando, negli anni 50, Tokyo l’ha inglobata nella sua economia. Questo esempio e’ estremo proprio perche’ l’economia di Tokyo e’ potentissima, ma i cambiamenti di cui parleremo sono simili per tantissimi villaggi che vengono inclusi nell’orbita economie metropolitane.

L’esperienza di questo villaggio e’ descritta in un bellissimo libro di Ronald P. Dore, un autore Britannico considerato un’istituzione per la comprensione e al contemo uno specialista in politiche ed economie agricole. Le informazioni di cui parlero’ provengono dal suo splendido libro, Shinohata: Ritratto di un Villaggio Giapponese, ma daro’ un’interpretazione della sua storia nel quadro delle cinque forze che compongono l’espansione economica.

Dore visito’ per la prima volta il villaggio di Shinohata nel 1955, quano l’economia rurale del villaggio era ancora intatta. La gente allora era cosi’ candida nel fornirgli informazioni sul proprio il loro reddito, i loro successi e fallimenti economici che Dore, per proteggere la loro privacy dette al villaggio il nome fittizio di Shinohata. Il villaggio consiste di 49 famiglie con piccoli appezzamenti di terreno collocati a circa 50 miglia a Nordovest di Tokyo, molto oltre alle alte montagne che l’espansione di Tokyo ha raggiunto negli ultimi anni.

In un passato lontano, Shinohata era villaggio con un’economia di sussistenza fondato sull’agricoltura senza alcun commercio con le citta’, tuttavia, sin dai tempi antichi, ogni tanto passavano per il villaggio mercanti provenienti da Edo, il nome con cui Tokyo era conosciuta nell’antichita’. Gli abitanti del villaggio vendevano ai mercanti riso e bachi da seta e compravano dai mercanti te’ e carta. Inoltre, vendevano legname, carbone vegetale e, nella stagione autunnale, funghi. Per ottenere questi ultimi tre prodotti, gli abitanti del villagio setacciavano le montagne circostanti. Negli anni di carestia, gli abitanti del villaggio setacciavano le montagne con tale disperazione che ancora oggi,gli abitanti del villaggio chiamano  i lamponi, le radici e le erbe di montagna “cibo della disperazione”.

Tra il 1900 ed il 1955, i nuovi metodi agricoli aumentarono la resa della coltivazione di riso. Il tempo rispariato nella coltivazione del riso veniva impiegato per la produzione di bachi da seta, una produzione che costituiva una delle principali esportazioni Giapponesi agli inizi del 900. Ma per gli abitanti di Shinohata il guadagno proveniente dai bachi da seta era scarso. Nonostante alcune famiglie erano in grado di comprarsi beni “moderni” come le biciclette, il villaggio era ancora povero e la vita dura.

Ma talvolta, il destino porta a piccoli insediamenti rurali la forza economica delle citta’. Il cambiamento dei mercati cittadini avrebbero potuto portare poverta’ a Shinohata se avessero comportato un calo della domanda di grano. L’attrazione di lavori meno faticosi in citta’ avrebbe potuto spopolare il vilaggio come avvenne per il villaggio di Bardou. L’afflusso di nuove tecnologie avrebbe potuto togliere posti di lavoro alle fattorie e alle campagne, creando disoccupazione nel villaggio. Oppure, l’apertura di una fabbrica avvrebbe potuto fare di Shinohata un villaggio-fabbrica. Oppure avrebbe potuto trasformarsi in un villaggio che vive delle rimesse di figlie, figli o mariti che lavorano in citta’, o sotto qualche altra forma di rendita assistenziale.

Ma per fortuna , quando la forza dell’espansione dell’area metropolitana di Tokyo raggiunse Shinohata, tutte le cinque forze dell’espansione economica delle citta’ abbracciarono il villaggio contemporaneamente.

A Tokyo si aprirono mercati per nuovi prodotti agricoli. A partire dal 1950 gli abitanti di Shinohata si resero conto che potevano guadagnare di piu’ esportando nuovi prodotti agricoli: pesche, uva, pomodori, piante da giardino e alberi da piantare nei parchi delle citta’, e i “funghi della quercia”, una specialita’ culinaria Asiatica che puo’ essere venduta a prezzi molto alti, d’altro canto alcuni esperimenti come il luppolo, il tabacco e le pesche in scatola, furono fallimentari.La diversificazione ebbe effetti anche sulle diete degli abitanti del villaggio, i quali iniziarono a coltivare melanzane e nocciole, patate Irlandesi, rapanelli, zucche e cavoli. Dal momento che i cavalli non erano piu’ necessari, alcune famiglie avevano iniziato ad allevare mucche invece di cavalli. Solo 20 delle 49 famiglie lavoravano all’allevamento dei bachi da seta nel 1975, e anche quelle famiglie, avevano diversficato la loro attivita’. Ma 49 delle 49 famiglie erano ancora occupate nell’agricoltura e quasi tutte continuavano a coltivare riso. Le quantita’ prodotte di riso, assieme alle quantita’ di grano prodotte, aumentarono notevolmente.

Durante la fioritura agricola di Shinohata, i lavori cittadini iniziarono ad esercitare il loro fascino sugli abitanti del villaggio. A Shintohata, quasi nessuno era mai emigrato a Tokyo prima del 1956; fra le varie eccezioni, c’erano stati due maestri nella precedente generazione, uno divenne astronomo e l’altro medico. Ma a partire dal 1956, cosi’ tanti abitanti di Shinohata si erano trasferiti a Tokyo che nel 1975, 14 delle 49 famiglie avevano tutti i figli a lavorare a Tokyo, e nelle rimanenti 35, alcuni figli erano emigrati. Nel frattempo, nel villaggio si era aggiunta la cinquantesima famiglia, la famiglia di un professore di Tokyo e di sua moglie che amavano trascorrere i fine settimana fuori dal caos della grande citta’.

Con un numero crescente di giovani che volevano abbandonare l’agricoltura e con una crescente domanda di prodotti agricoli, qualcosa doveva cambiare. E quello che cambio’ fu il modo di lavorare la terra. Shinohata aveva sperimentato uno stallo che tipicamente accade nelle regioni vicine alle citta’. Gli abitanti del villaggio si affrettarono ad introdurre macchinari ed elettrodomestici per aumentare la produtivita’. Ad esempio, nel 1975 le ore necessarie per coltivare un chilo di riso erano circa la meta’ delle ore necessarie nel 1955.

L’esempio dell’aumento di produttivita’ piu’ impressionante riguarda i “funghi della quercia”, la specialita’ della cucina asiatica di cui Shinohata era ricca, paragonabile ai tartufi. Verso la meta’ degli anni 60 tre agricoltori iniziarono a sperimentare nuovi metodi per la produzione di questi funghi. Comprarono dei tronchi, con dei trapani li bucherellarono e li riempirono con terriccio e spore di funghi; poi lasciarono i tronchi a stagionare e dopo circa un anno furono in grado di raccogliere i funghi dai loro tronchi; una volta raccolti i funghi, gli agricoltori riempivano nuovamente i tronchi di terriccio e spore e ripetevano il processo. Nel 1975 questi agricoltori avevano 40-50 mila tronchi a testa e spedivano ogni giorno funghi a Tokyo, usando serre riscaldate durante l’inverno. Agricoltori dei villaggi vicini avevano iniziato ad imitare gli agricoltori di Shinohata.

Grazie anuovi macchinari e sistemi di produzione agricola, molti degli abitanti di Shinohata erano in grado di svolgere la loro attivita’ agricola part-time, assieme ad un lavoro da operai o dipendenti. Piu’ spesso, alcuni membri di una familia si dedicavano all’agricoltura, altri all’industria o al terziario. Generalmente, i piu’ anziani si occupavano della terra, mentre i giovani lavoravano nelle fabbriche. Nel 1975 sette vedove piuttosto anziane riuscivano a condurre le loro imprese agricole da sole, un compito che sarebbe stato impossibile per un uomo o una donna soli negli anni precedenti. In alcuni casi, l’acquisto di macchinari agricoli era finanziato dei loro figli che lavoravano a Tokyo.

Mentre avvenivano tutti questi cambiamenti, Tokyo iniziava a “trapiantare” le proprie fabbriche nei villaggi. Una grande societa’ agroalimentare decise di trasferire la sua produzione di cibo a Shinohata. L’immagine bucolica di Shinohata forni’ alla societa’ agroalimentare anche uno spunto per la propria campagna pubblicitaria. La grande societa’ agroalimentare era interessata al prezzo relativamente basso della terra del villaggio e alla vicinanza con i produttori. Gli agricoltori di Shinohata si spartirono i profitti della vendita della terra alla societa’ agroalimentare e continuarono a lavorare per conto proprio, trovando nella grande societa’ agroalimentare un canale aggiuntivo di vendita per i loro prodotti. Un abitante del paese che si era arricchito piu’ di altri perche’ possedeva una parte maggiore del terreno venduto aveva deciso di regalare alla comunita’ un impanto di filtraggio dell’acqua. Un esempio simile si ritrova nel villaggio di Bardou, dove si costrui’ un impianto fognario con i proventi della casa cinematografica.

La societa’ agroalimentare non aveva bisogno di molti dipendenti, perche’ il lavoro veniva fornito esternamente dagli agricoltori di Shinohata. Inoltre, in breve tempo, altre quattro imprese si trasferirono nel villaggio: un’impresa che comprava i rifiuti della societa’ agroalimentare e li riciclava per produrre mangimi per bestiame; un’impresa che fondeva pezzi di metallo riciclato dai macchinari in barre di acciaio; un’impresa di materiali da costruzioni; ed una piccola impresa che riparava centrifughe utilizzate nelle analisi mediche e chimiche. Quest’ultima impresa fu iniziata da un uomo che aveva lasciato Shinohata per Tokyo anni prima e aveva lavorato in una impresa di Tokyo che produceva simili macchinari. Volendo ritornare a Shinohata, persuase il suo datore di lavoro di dargli la concessione per la riparazione di tali macchinari in quella circoscrizione.

Il “trapianto” di lavori nell’antico villaggio agricolo di Shinohata dimostra come il villaggio si sia interconnesso con la vita della metropoli e di altre comunita; circostanti superando anche il limite dell’attivita’ agricola. Ad esempio. in una famiglia la moglie lavora in una fabbrica di biancheria intima recentemente “trapiantata” da Tokyo in un villaggio vicino a Shinohata; suo marito lavora in una tintoria tessile. In un’altra famiglia il marito lavorava nell’indotto della societa’ agroalimentare, sua moglie vendeva assicurazioni per la vita, mentre uno dei figli diventava apprendista cuoco in un grande albergo di Tokyo. Un altro uomo aveva un ufficio a Sano, una cittadina in fondo alla valle dove si trova Shinohata. Un altro era un autotrasportatore per una compagnia elettrica operante in una circoscrizione vicina; un altro lavora in una fabbrica di legname. un altro era diventato una guardia per una fabbrica che lui stesso aveva iniziato, ma che era fallita ed era poi stata comprata dai suoi attuali datori di lavoro. Acuni uomini erano fra i 35 dipendenti della la cooperativa agricola che raggruppava i villaggi della zona per un totale di 1,300 famiglie, 5,000 citta’. La divisione di questa cooperativa che si occupava di grano,  inizio’ attivita’ in proprio allo scopo di fornire lavoro part-time ai giovani agricoltori. Un uomo di Shinohata che prima lavorava in un centro di pesca commerciale, pote’ licenziarsi e lavorare part-time e occuparsi dei suoi studi di scienze naturali, quando suo moglie fu stata assunta in una vicina fabbrica di costruzioni ed poteva “guadagnare come un uomo”. Se sua moglie non avesse trovato quel lavoro, l’uomo non avrebbe potuto mantenersi con il suo lavoro part-time.

Nonostante Shinohata fosse un villaggio remoto, la nuova economia ha permesso ai suoi abitanti di ritagliarsi delle nicchie, un po’ come le nicchie ecologiche studiate dai professori di biologia, in una vita che altrimenti sarebbe stata molto povera e frustrante. Ad esempio, i proprietari delle foreste, che sono ora troppo occupati nelle loro occupazioni, hanno assunto un lavoratore a svolgere una nuova funzione: il guardiano dei confini delle foreste. Quest’uomo era il discendente della famiglia piu’ povera del villaggio, una famiglia che non aveva mai avuto successo, perche’ i suoi membri erano pigri e disonesti. Tuttavia, ques’uomo ebbe successo come “guardiano dei confini della foresta”, perche’ si interpone nelle controversie locali intermediando qua e la e chiedendo talvolta piccoli pagamenti in natura o piccole somme. In realta’, gli abitanti non avevano davvero bisogno dei servizi di quest’uomo, in parte perche’ troppo impegnati ad arricchirsi con le loro attivita’, in parte perche’ avevano cose piu’ interessanti da fare che litigare l’uno con l’altro, e con il benessere erano diventati piuttosto generosi. Anche se il lavoro del “guardiano della foresta” era diminuito, i suoi guadagni non diminuirono. Una giovane donna si poteva permettere di stare a casa a curare il proprio bambino. Altre giovani donne non erano interessate ad imitarla, ma le anziane del villaggio la invidiavano, ricordando i tempi di duro sacrificio di madri e contadine quando il lavoro agricolo non era meccanizzato. La foresta, che non veniva piu’ setacciata dagli abitanti per la ricerca di funghi e legna, era tornata selvaggia. Orsi e cinghiali sono tornarono ad abitarla. Anche per loro si apri’ una nuova nicchia nella nuova economia del villaggio.

Nel 1975, il villaggio derivava solo meta’ del suo reddito dall’agricoltura, ma questo non significava che il reddito agricolo fosse diminuito. Anzi, era aumentato.

Mentre il villagio attraversava tutti questi cambiamenti, la quinta grande forza delo sviluppo economico, il capitale, iniziava ad agire. La politica nel villaggio riguarda soprattutto le strade, i ponti, le scuole e i canali di irrigazione, e l’arte di persuadere il governo centrale ad inviare sussidi per tutte queste opere. In totale, le spese pubbliche erano finanziate per il 15% dal villaggio, per il 40% dalla prefettura locale sotto forma di contributi generici e per il 45% dalla prefettura attraverso contributi specifici. La societa’ agroalimentare aveva fornito la maggior parte del capital privato, ed i consumatori di riso di Tokyo avevano pagato i sussidi statali per favorire la produzione di riso.

Fra i contributi specifici, Shinohata aveva ricevuto fondi per le distruzioni causate da un tifone nel 1959. Nel 1814, una cronaca locale aveva definito il fiume che attraversa quella valle come una maledizione.

“Il fiume in piena porta con se talmente tanti detriti e tanta sabbia che il letto del fiume continua ad alzarsi. Gli argini devono continuamente essere rinforzati. In alcune zone, il livello del fiume si alza fino a 10 piedi sopra il livello dei campi coltivati, e speso rompe gli argini, riversando nei campi la sabbia e le rocce del letto del fiume. E ci vogliono anni per rimuovere dai campi tali detriti.”

Un tale disastro, generalmente accadeva una volta per ogni generazione e portava con se’ ditruzione e fame.

Quando questo questo disastro si ripete’ nel 1959, lo stato Giapponese verso’ fondi per portare al paese macchinari e lavoratori che rendessero i campi nuovamente produttivi, e verso’ fondi per ricostruire gli argini del fiume e dei suoi affluenti, questa volta in cemento armato. Inoltre, fece scavare il letto del fiume, recuperando il materiale per costruzione che venne acquistato dai costruttori di Tokyo (un’altra menifestazione dell’importanza della grande Tokyo per il villaggio di Shinohata).

Quando Dore torno’ a visitare Shinohata nel 1975, un gruppo di camion stava ancora trasportando metariale proveniente da letto del fiume, e questo flusso non sembrava diminuire. In realta’ la gente di Shinohata riusci’ a trasformare l’alluvione del 1959 in una risorsa.

Si potrebbe essere tentati di attribuire alla laboriosita’ degli abitanti di Shinohata il merito di queste trasformazioni economiche. Ma gli abitanti di Shinohata sono i primi a riconoscere che i loro avi lavoravano molto piu’ duramente di loro. Si potrebbe attribuire agli abitanti di Shinohata una innata capacita’ artigianale, ma gli abitanti di Shinohata, al contrario dei loro antenati, non intarsiano cappelli di paglia, ma li vanno a comprare. Considerato il poco che avevano, gli abitanti di Shinohata erano senz’altro creativi e laboriosi. Ma gli abitanti di oggi sono la stessa gente dei loro padri, alcuni di essi sono le stesse persone. Cio’ che e’ cambiato non sono le loro qualita’ degli individui, ma il fatto che i mercati delle citta’, i lavori, la tecnologia, l’apertura di nuove fabbriche e il capirale sono arrivati a Shinohata contemporaneamente, in larga misura e in proporzioni appropriate.

Le aree metropolitane, cosi’ come le citta’ metropolitane, comprendono moltissima vita economica in aree relativamente ristrette. Copenhagen e la sua area metropolitana, occupa solo una piccola parte del territoio Danese, tuttavia produce la maggior parte della ricchezza della nazione, possiede in se’ la maggiore la specializzazione e diversificazione economica, ed e’ abitata da piu’ della meta’ della popolazione Danese. 

La parte Sud Orientale dell’Inghilterra ha una densita di popolazione molto maggiore al resto del paese, e questo non solo grazie a Londra e alla sua periferia, ma anche alla regione economica e produttiva che alimenta e viene alimentata da Londra.

Molti di voi probabilmente vivono in una citta’, nei sobborghi di una citta’ o in un’area metropolitana.

Quando il nucleo di una citta’ metropolitana, l’originario centro cittadino, non attraversa piu’ il processo di rimpiazzo delle importazioni, inevitabilmente declina. Gradualmente la crescita economica della citta’ si affievolisce, invecchia. Non riesce piu’ a compensare attraverso la perdita di importazioni con le sue esportazioni e quindi i propri mercati si impoveriscono. Le regioni metropolitane naturalmente ne risentono anch’esse. I problemi pratici della citta’ e della sua area metropolitana si acuiscono e diventano intrattabili. La gente diviene piu’ pigra e svogliata. I giovani dell’area metropolitana, mentre prima emigravano nella vicina citta’, ora iniziano ad emigrare in metropoli lontane.

Le imprese continuano a spostarsi in aree sempre piu’ periferiche, ma questo non avviene piu’ perche’ giovani imprenditori nelle citta’ inventano nuovi prodotti facendo concorrenza alle imprese meno agili, ma perche’ le imprese scappano dai problemi irrisolti delle citta’ e lasciano il vuoto dietro di se’. Alla fine anche la fuga dalla citta’ in declino cessa, perche’ la fonte si e’ prosciugata.

Le regioni metropolitane hanno molte caratteristiche di rimpazzo delle importazioni delle citta’ stese, ma non sono citta’.  Nel bene e nel male sono creature delle citta’.

 

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