Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for the ‘ambiente’ Category

Un’occasione mancata per le citta’

Posted by janejacobs su gennaio 27, 2009

Per secoli il progresso economico e’ stato sviluppato delle citta‘.

In questa recessione le citta‘ con ampio capitale umano e con un’economia che armonizza diversi settori industriali e di servizi saranno le citta‘ vincenti. Al contratio, le citta‘ con ampia esposizione ai settori della finanza e immobiliare saranno le citta‘ che soffriranno di piu‘.

Le decisioni prese dai governi e da una moltitudine di enti locali spesso in conflitto fra loro non hanno aiutato lo svilppo delle citta‘. Al contrario, hanno avviluppate le citta’ in una burocrazie asfissiante lontana dal loro svluppo economico naturale ed autonomo e tesa ad interessi dettati dall’avidità di una parte o di un’altra.

Lo sviluppo urbano si e’ focalizzzato sullo stato dell’ambiente fisico ed e’ stato dominato da architetti e da urbanisti. Affidare lo sviluppo cittadino a urbanisti ha portato all’arrivo dei palazzinari che hanno voluto costruire palazzi ed uffici sempre piu‘ rivolti verso l’alto e hanno ridotto spazi verdi e campi che hanno una forte importanza per l’ambiente.

Ma ancor piu‘ importante dal punto di vista economico e’ il fatto che la maggior parte degli urbanisti non si intendono di economia urbana. Le politiche urbanistiche non sono politiche per le citta‘, ma politiche per fornire aiuti assistenzialisti alle citta‘ in difficolta‘.

L’economia raramente e’ una risposta in se’, ma una maggiore attenzione all’economia urbana avrebbe portato i politici a chiedersi non solo quali sono le cause dell’insuccesso delle citta‘ fallite, ma anche quali sono le cause che portano le citta‘ al successo. Porsi queste domande avrebbe portato la classe dirigente a chiedersi quali sono i legami fra impegno delle associazioni dei cittadini, sviluppo di ambienti urbani piu‘ “verdi” e crescita economica.

Un maggiore localismo favorisce l’innovazione e aiuta ogni citta‘ ad affrontare le proprie sfide economiche. E ribadisce il concetto dell’importanza di provvedere un’adeguata infrastruttura nei trasporti .

Per maggiori informazioni: Centre for Cities

Posted in ambiente, citta' | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Finito il capitalismo, inizia la Transizione

Posted by janejacobs su settembre 28, 2008

Nancy Pelosi, Henry Paulson ed Harry Reid annunciano la fine del capitalismo

Il 28 Settembre 2008 e’ ufficialmente finito il

alismo. Al suo posto nasceranno tanti nuovi movimenti e ideologie. Uno dei nuovi movimenti piu’ interessanti e’ il movimento della Transizione, che ci viene spiegato qui sotto da Jacopo Fo. Invito i lettori ad apprezzare la somiglianza dei principi di questo nuovo movimento con quelli di: “Le citta’ sono la ricchezza delle nazioni” di Jane Jacobs. Buona lettura e buona Transizione a tutti!

“Siamo in una grande crisi finanziaria e energetica. Il petrolio che resta nei giacimenti è sempre di meno, sempre più sporco, sempre più in profondità, quindi più caro da estrarre e raffinare. Fra poco (dire esattamente quanto in realtà è difficile, c’è chi dice un anno…) entreremo in una fase di verticalizzazione del costo del carburante e dell’energia elettrica e quindi la nostra società entrerà in una fase ben più grave di crisi.
Il Movimento delle città in transizione
http://transitionculture.org/ e’ nato in Inghilterra due anni fa, e già coinvolge alcune centinaia di città in Irlanda, Canada, Usa, Cile, Australia. Si tratta sostanzialmente di un sistema per formare tecnici capaci di organizzare nella loro realtà cittadina tutte quelle misure che possono ridurre i danni di un brusco cambiamento energetico. Danni che potrebbero essere enormi se non ci si organizza per tempo.

Che cosa realizza in concreto il Movimento della Transizione.
L’idea essenziale da cui parte questo movimento e’ che le comunita’ locali hanno una grande potenzialita’ di cambiamento: e’ possibile razionalizzando le economie locali in modo da creare benessere.
Questo movimento non ha nella sua agenda l’organizzazione di proteste di piazza, ne’ lo sviluppo di una semplice mobilitazione di opinione. Questo movimento organizza la Transizione delle piccole comunita’ su scala comunale o di quartiere. E la cosa incredibile e’ che dopo appena due anni dall’inizio del Movimento sono gia’ centinaia le comunita’ che hanno iniziato la loro Transizione.
La strategia della transizione si basa su 5 linee di azione che ogni singola comunita’ mette in pratica adattandole alla sua particolare situazione (che mille fiori fioriscano!).

1- La rilocalizzazione delle risorse fondamentali della comunita’ (cibo, energia, edilizia, sanita’, oggetti d’uso primario).
Si tratta di analizzare le ricchezze della propria comunita’ e costruire un piano di transizione che miri al massimo dell’autonomia. Ad esempio a Totnes, ridente citta’ del sud ovest dell’Inghilterra, sull’estuario del Dart, dove da decenni si sono piazzate alcune comunita’ ecologiste, si e’ riusciti a coinvolgere buona parte della popolazione in un’impresa colossale. Si sono sviluppati orti familiari su terreni pubblici e privati, sono stati piantati un gran numero di alberi fruttiferi (noci, castagni) nei parchi pubblici e nei viali, i balconi delle case sono diventati orti pensili, si sono sviluppate fattorie collettive nelle campagne intorno alla citta’, i contadini, gli artigiani e le piccole imprese sono state incoraggiate a produrre tenendo conto dei consumi locali più che dell’esportazione. Oggi circa il 60% del cibo che si consuma in citta’ e’ ormai prodotto localmente. E contadini, artigiani e imprenditori si sono resi conto di quanto sia vantaggioso sviluppare prodotti che possono essere venduti direttamente sul posto senza dover essere gravati dei costi dei sistemi di distribuzione e trasporto a lungo raggio. Si passa direttamente dal produttore al consumatore saltando gli intermediari e smettendo di bruciare carburanti fossili.
La rilocalizzazione prevede poi di intraprendere una serie di iniziative che valorizzino la ricchezza di merci e di prodotti sul territorio. Le nostre comunita’ sono piene di ricchezze lasciate ammuffire. La semplice organizzazione di mercati dell’usato e del baratto permette di reperire quantita’ enormi di tutti i beni primari. Abbiamo vestiti, forchette, frullatori, scarpe, mobili, lenzuola, pentole e cacciaviti sufficienti per i nostri bisogni per i prossimi 100 anni almeno. Per decenni la societa’ dei consumi ci ha indotto a comprare il superfluo e ad ammassarlo in armadi, cantine e soffitte. Tiriamoli fuori.
Analogo effetto di emersione delle ricchezza lo avrebbe l’organizzazione di piccole imprese che si dedichino alla riparazione in loco degli elettrodomestici e al riciclo di moltissime merci che attualmente ci limitiamo a buttare via, magari solo perche’ hanno un graffio. Chi come me e’ appassionato a fare il giro dei cassonetti e a caricarsi in macchina poltrone e tavolini, ha idea del ben di Dio che la gente butta via insensatamente.
Rilocalizzare la produzione e’ un’azione essenziale nel processo di transizione dall’economia del petrolio all’economia verde. Solo se i beni di prima necessita’ saranno disponibili abbondantemente sul territorio eviteremo che la popolazione possa risentire oltremodo della crisi.

2- La ricostruzione di un florido sistema economico locale (chi gode dei soldi che guadagni?)
La ricchezza delle comunita’ si misura con due criteri: quanti beni autoproduce e come gestisce la propria ricchezza finanziaria.
Consociazione degli acquisti.
Innanzi tutto la semplice consociazione degli acquisti di beni e servizi può incrementare la ricchezza dei cittadini. Comprare tutti insieme cibo e beni essenziali vuol dire risparmiare. Comprare collettivamente auto vuol dire poi poter scegliere di organizzare a livello locale la conversione di auto a benzina in auto elettriche o alimentate dal gas prodotto localmente con biodigestori o gassificatori di scarti vegetali secchi. Comprare insieme telefonia può portare a creare reti wimax locali…
Investire localmente!
Una quota enorme del risparmio delle famiglie e degli utili delle imprese locali viene oggi investito in titoli di stato, fondi investimento o azioni di imprese lontane centinaia o migliaia di chilometri dal luogo dove viviamo.
La prima azione su questo fronte e’ quella di utilizzare il denaro degli abitanti di un comune per arricchire il luogo dove vivono. Investiamo i soldi qui, dove vediamo che uso ne viene fatto e possiamo essere più sicuri di non cadere nella rete dei furbi.
Ad esempio, possiamo creare un sistema nel quale i risparmi dei cittadini vadano a finanziare la costruzione o l’acquisto di case che verranno riscattate dagli inquilini tramite una rata di poco superiore a quella di un semplice affitto. In questo modo i nostri soldi sappiamo esattamente dove sono e a cosa servono. E aiutando tutti i miei concittadini ad avere una casa di proprieta’ do una mano a rendere più florida la mia comunita’, più sicure le economie familiari, meno probabile l’esplodere della violenza legata alla disperazione economica.
Oppure posso investire nello sviluppo di una rete di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che renda autosufficiente il territorio. E ancora posso investire nel miglioramento delle case dal punto di vista del risparmio energetico: isolamento dei tetti, tripli vetri, muri coibentati. Oppure posso ottenere di far risparmiare a tutti somme enormi con il teleriscaldamento (ogni abitazione ha un contatore del calore consumato e paga solo quello). E ancora, consociando i consumi e la produzione di elettricita’, posso creare un sistema nel quale ogni famiglia possa vedere quanto costa l’energia elettrica nelle varie ore del giorno sul mercato nazionale. In questo modo posso vendere l’energia autoprodotta nelle ore nelle quali costa di più e consumarla quando vale di meno. E posso anche dotare le singole case di elettrodomestici intelligenti che entrano in funzione quando l’energia costa meno (la lavapiatti si mette a lavorare di notte per conto suo, dopo aver controllato le quotazioni di mercato).
Un altro aspetto essenziale della creazione di economie locali solide e’ la creazione di monete locali.
Le monete locali permettono di creare meccanismi di doppio prezzo: se spendi denaro locale hai uno sconto sulle merci.
Il sistema del denaro locale può inoltre agire in sinergia con il sistema delle Banche del Tempo, grazie alle quali si può pagare un bene o un servizio tramite ore lavoro che diventano moneta locale che compra altre ore di lavoro. Cosi’ il pasticcere paga le lezioni di matematica per il figlio realizzando una torta per una persona che dipinge la casa di una persona che ripara la lavatrice al professore di matematica.
La potenzialita’ delle banche del tempo e’ stata ampiamente dimostrata durante la crisi economica argentina. Milioni di persone organizzarono la loro economia su queste basi.

3- La riqualificazione delle persone (quante cose sai fare che sono utili alla tua comunita’?)
Si tratta di realizzare un’analisi dei bisogni della comunita’ che potrebbero essere soddisfatti in modo autonomo e vedere in quali settori converrebbe avere più artigiani e professionisti. Quindi bisogna organizzare la formazione di queste professionalita’ riqualificando disoccupati e persone che al momento sono costrette ad andare a cercare lavoro altrove.
Una seconda iniziativa dovrebbe incentrarsi sulla valutazione di quali merci e servizi potrebbero essere prodotti localmente ed esportati nelle immediate vicinanze. Nel caso dei servizi che possono essere offerti via internet questo fattore della distanza diventa irrilevante. Sollecitare e sostenere la creativita’ della gente in questa direzione potrebbe essere una fonte di ricchezza e solidita’ per la comunita’. Oggi in Italia molti servizi non esistono proprio. Ad esempio, sarebbe utile per tutti se esistessero, come accade nei paesi anglofoni, imprese che forniscono informazioni di tutti i tipi a pagamento. Potrebbero poi nascere societa’ che offrano un servizio di assistenza legale, finanziaria, edilizia, culinaria, scolastica e valutazioni sulla qualita’ dei prodotti e i loro prezzi. In Italia esistono associazioni benemerite come Altro Consumo che informano sulla qualita’ dei prodotti ma non esiste un numero di telefono al quale posso chiamare mentre sto comprando un cellulare per avere consigli immediati senza dovermi andare a studiare tutto in rete (c’e’ un problema di interfaccia utente-servizio).
Ci sono decine di professioni che oggi si possono esercitare sul web: grafico, web master, correttore di bozze, insegnante, psicologo, scrittore commerciale, ricercatore, segretario. Ma intraprendere queste attivita’ non e’ possibile per i molti italiani che non hanno dimestichezza con la rete. Costituire portali dei Comuni che aiutano i cittadini a proporre in rete le proprie competenze professionali potrebbe sviluppare la soddisfazione di molti e la solidita’ economica della comunita’.
Si tratta solo di piccoli esempi di quel che si potrebbe fare nel settore del telelavoro che oggi nel mondo impegna milioni di persone mentre in Italia e’ solo agli albori.

4- La riduzione del fabbisogno energetico e l’uso attento delle risorse.
Razionalizzare la produzione e il riciclaggio dei rifiuti. Ad esempio, organizzando che nei negozi siano disponibili prodotti sfusi e alla spina.
La gestione razionale dell’immondizia e’ in molte citta’, anche grandi, una fonte di guadagno. Alimenta imprese che si dedicano al riciclaggio e permette di produrre energia elettrica e calore dal gas.  Questa soluzione sfrutta l’esistenza di meravigliosi batteri che si mangiano con volutta’ il pattume biologico e gli escrementi umani e animali all’interno di grandi silos. I batteri dopo aver mangiato scoreggiano in modo selvaggio e le loro scoregge, adeguatamente filtrate, diventano gas combustibile che alimenta generatori di corrente. Il calore che viene prodotto in questo processo serve poi per alimentare sistemi di teleriscaldamento. Esistono ormai migliaia di digestori di biogas realizzati in tutto il mondo. In Italia pochissimi.
Razionalizzazione dei consumi energetici: organizzare il risparmio energetico casa per casa (abbiamo gia’ accennato all’autoproduzione di energia e all’isolamento termico) e’ una fonte enorme di denaro risparmiato e migliora la qualita’ della vita e dell’aria. E da’ un maggiore confort: ad esempio, siamo abituati ad aprire l’acqua calda per farci la doccia e poi dobbiamo brigare per aprire al punto giusto anche la fredda per evitare di scottarci perche’ i sistemi domestici di produzione di acqua calda alimentati a gas o elettricita’ non permettono una regolazione efficiente della temperatura dell’acqua in uscita. I sistemi di teleriscaldamento e di produzione di acqua calda con pannelli solari termici invece permettono di avere acqua calda esattamente alla temperatura che si preferisce.
Un altro settore riguarda la costruzione di servizi di condivisione e consociazione. Mille famiglie che oggi possiedono mille lavatrici potrebbero risparmiare un pozzo di soldi creando centri dove si può lavare, asciugare e stirare collettivamente. Otterrebbero tecnologie più efficienti e veloci a costi dimezzati. Vestiti e biancheria più pulita a minor prezzo e più rapidamente. In tutto il nord Europa la maggioranza delle famiglie usa da decenni lavanderie di caseggiato o di strada.
Ma affrontare la programmazione ecologica del territorio di una comunita’ permette anche un’analisi dettagliata delle risorse disponibili, delle aree da bonificare, delle zone da convertire a bosco, a culture alimentari ed energetiche (biomasse) in modo che i cittadini ottengano un ambiente migliore dal punto di vista della salute, del benessere, dello svago e dell’autosufficienza.

5- Ma l’effetto combinato di tutte queste iniziative e di altre che la fantasia popolare sapra’ elaborare, va oltre i singoli risultati. Mettere in pratica queste misure sociali ed economiche non crea solo benessere. Innesca anche una rivoluzione culturale. Come dice Cristiano Bottone, uno degli alfieri del movimento della transizione in Italia, quello che cerchiamo e’: “Una rivoluzione che nasce dal basso, un percorso in cui la comunita’ individua e attua le soluzioni che ritiene più efficaci e progetta il proprio futuro partendo da piccoli gruppi di cittadini”.”

Posted in ambiente, duecento anni di teorie economiche da buttare, Economia | Contrassegnato da tag: , , , | 4 Comments »

I geologi salveranno il mondo

Posted by janejacobs su settembre 28, 2008

Da qualche settimana e’ stato lanciato un nuovo sito chiamato onegeology che fornisce una mappa geologica del mondo. E’ un’iniziativa internazionale che raggruppa i ritrovamenti geologici di centinaia di scienziati.

Oggi possiamo utilizzare dati geo-spaziali, immagini satellitari e sistemi computazionali come mai prima d’ora. Questo progetto si prefigge di trasferire conoscenza a tutti, riducendo i tempi e le spese di apprendimento di una materia interessante come la geologia, grazie alla produzione di mappe e dati che ci si augura attraggano interesse ed investimenti.

I compilatori di questa mappa rivoluzionaria si augurano che la comprensione del nostro ambiente aiuti meglio a risolvere i problemi ambientali.

Per maggiori informazioni cliccare qui

Posted in ambiente, tecnologia | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il museo piu’ verde del mondo

Posted by janejacobs su settembre 24, 2008

A San Francisco, Renzo Piano ha progettato l’Accademia Scientifica della California, il museo piu’ “verde” del mondo che e’ un capolavoro architettonico di sostenibilita’ ambientale dal punto di vista dell’uso ecologico di aria condizionata, acqua e materiali. Qui sotto un breve video di cinque minuti che descrive il museo:

L’Accademia delle Scienze della California inaugurera’ questo sabato.

Il tetto dell’edificio ha una struttura metallica sulla quale poggia un tetto d’erba ondulato.

L’edificio da’ una generale impressione di leggerezza e di clasicita’.

Una delle sale piu’ spettacolari del museo ricostruisce l’ambiente naturale della foresta amazzonica.

Posted in ambiente, arte | Contrassegnato da tag: , , , | 7 Comments »

L’urbanizzazione della Cina

Posted by janejacobs su settembre 22, 2008

Entro il 2030 ci saranno un miliardo di consumatori nelle citta’ Cinesi. Questo enorme mercato urbano comportera’ enormi opportunita’ alle citta’ Cinesi e straniere ed enormi minacce dal punto di vista ambientale.

L’urbanizzazione della Cina e’ un fenomeno prettamente locale. Alcuni esperti calcolano che le citta’ Cinesi asfalteranno cinque miliardi di metri quadrati di strade nei prossimi quindici anni e costruiranno 170 nuove reti di trasporto urbani, circa il doppio di quelli esistenti oggi in Europa. Entro il 2025 le citta’ costruiranno 40 miliardi di metri quadri di nuove abitazioni in cinque milioni di nuovi edifici, di cui 50,000 saranno nuovi grattacieli simili a quelli che vediamo oggi a New York o a Shanghai. Il valore dello sviluppo delle citta’ Cinesi da qui al 2025 corrispondera’ al PIL della Germania prodotto nel 2007.

A questi ritmi, la domanda di energia sara’ piu’ del doppio di quella di oggi e richiedera’ nuove capacita’ energetiche per 1,200 gigawatts da oggi al 2025. Il volume delle merci trasportate sulle strade cinesi quadruplichera’.

Ma le citta’ Cinesi si troveranno di fronte anche a grandi costi ambientali e sociali. L’inquinamento ed il traffico stanno raggiungendo condizioni critiche in molte citta’ e saranno necessarie innovazioni tecnologiche nel campo del risparmio energetico, del riciclaggio dell’acqua, al trasporto e alla generazione di energia elettrica.

Le citta’ Cinesi hanno l’enorme compito di assorbire nei prossimi 15 anni circa 300 milioni di immigrati. Le citta’ Cinesi stanno istituendo programmi di addestramento e formazione presso le loro amministraioni in collaborazione anche con altre citta’ ed imprese internazionali per investire in educazione, migliorare le condizioni di lavoro.

Un programma nazionale di produttivita’ urbana ache replica i successi delle citta’ all’avanguardia potrebbe far risparmiare $220 milioni in spesa pubblica, tagliare le emissioni di anidride solforosa e diminuire l’inquinamento delle acque.

Fonte: mgi

Posted in ambiente, c. Le aree metropolitane, mobilita' | Contrassegnato da tag: , | 1 Comment »

Si puo’ salvare la foresta amazzonica?

Posted by janejacobs su settembre 12, 2008

Non c’e nazione al mondo dove il dibattito su cibo, energia e conservazione dell’ambiente si lega inestricabilmente come in Brasile.

Il Brasile e’ il piu’ grande esportatore al mondo di molte risorse alimentari, incluse la carne bovina e la soia e compete con gli Stati Uniti per il primo posto nella produzione di etanolo, prodotto che produce dalla canna da zucchero in modo molto piu’ efficiente degli Stati Uniti (che lo producono dal granoturco). Inoltre il Brasile ospita la foresta tropicale piu’ grande del mondo oggi rimasta, la foresta amazzonica.

Ma il successo agricolo del Brasile sta attraendo un numero crescente di critici i quali dicono che la produzione agricola sta mettendo in pericolo la foresta amazzonica. Queste affermazioni contengono una parte di verita’ ma nascondono anche molti problemi.

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali di consenso fra gli agricoltori, gli ambientalisti ed il governo che vorrebbe raggiungere una situazione dove il Brasile diventi la riserva di cibo per il mondo e il salvatore della foresta amazzonica.

Sembra che lo sviluppo naturale delle economie implichi l’abbattimento di alberi. Questo almeno e’ avvenuto in Europa e negli Stati Uniti. Anche nel Brasile del Sud, una regione molto industrializzata, solo poche foreste sono rimasate intatte.

L’Amazzonia e’ ancora intatta per larga parte, ma se la distruzione della foresta continuera’ a questi ritmi, sara’ presto ridotta ad un insieme isolato di “giardini alberati” come quello che si vede nella foto qui sopra nel giro di 50 anni. Quest’anno piu’ di 13,000 chilometri quadrati di foresta sono scomparsi, l’anno scorso ne sono scomparsi 11,000. Il 2007 e’ stato il primo anno in cui il tasso di deforestazione e’ cresciuto dopo che nel 2004 ne erano stati distrutti 27,000 chilometri quadrati.

Il governo Brasiliano dice che i miglioramenti degli ultimi anni sono stati resi possibili da una maggiore sorveglianza e che aumentera’ i suoi sforzi per ridurre il tasso di deforestazione.

Ma molti esperti dicono che i prezzi delle materie prime sono un fattore piu’ influente sul tasso di deforestazione di quanto lo siano i controlli del governo brasiliano. L’aumento della domanda di soia e di carne bovina rendono la deforestazione una tentazione irresistibile per molti “pionieri” che vogliono arricchirsi in fretta.

Attorno all’Amazzonia, dove il mondo moderno ha creato una serie di strade ed insediamenti, la polizia e gli ispettori ambientali sono cosi’ pochi sul territorio da essere praticamente inutili.

Le tentazioni di arricchimento e la scarsita di personale dell’ordine in un territorio sconfinato come l’Amazzonia, sono una combinazione letale per la foresta tropicale. I “pionieri” dapprima distruggono gli alberi di valore, poi distruggono cespugli e tutto il resto per far pascolare il bestiame. Con l’arrivo di maggiori infrastrutture (strade, irrigazione, reti elettriche) i “pionieri” si addentrano sempre di piu’ nella foresta. Ma questo potrebbe cambiare.

Dal momento che i consumatori sono sempre piu’ preoccupati per il riscaldamento globale, essi rifiutano prodotti che potrebbero aumentare tale riscaldamento ed i grandi compratori di soia dal 2006 si sono autoimposti di non comprare soia da terre defofrestate. Simili iniziative sono nate nel campo della carne bovina.

Inoltre il governo Brasiliano oggi paga i proprietari terrieri per conservare la foresta com’e’. Pagare qualcuno per non trasgredire alla legge e’ sbagliato in principio, ma potrebbe eiminare gli incentivi di distruzione della foresta. Oggi i proprietari terrieri in Amazzonia sono obbligati a tenere l’80% della loro terra come riserva naturale. Prima d’ora il governo brasiliano non voleva sentir parlare di deforestazione per paura che le pressioni internazionali limitassero la propria sovranita’ sul territorio.

Basteranno questi provvedimenti a salvare la foresta amazzonica?

 

Posted in ambiente, energia | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

Come sviluppare il solare

Posted by janejacobs su agosto 6, 2008

Il video qui sopra mostra la produzione di celle solari presso la Q-Cells una societa’, basata a Wolfen, a Nord di Lipsia, che e’ il piu’ grande produttore di celle solari. La Germania, che non e’ conosciuta per essere un paese particolarmente soleggiato, sembra un posto piuttosto strano per trovare un leader mondiale nell’industria solare. Ma la Germania e’ il paese con piu’ capacita’ solare installata al mondo ed il terzo produttore di pannelli solari dopo Cina e Giappone.

Il ministro dell’ambiente Tedesco indica che le energie rinnovabili in Germania rappresentano quasi il 7% del consumo energetico del 2007, il doppio che nel 2003. L’industria delle energie rinnovabili ha prodotto un fatturato di €25 miliardi nel 2007, un fatturato del 10% superiore rispetto al 2006, il quadruplo rispetto al 2000.

La produzione di componenti per sfruttare le energie rinnovabili sta per diventare un cavallo di battaglia dell’industria tedesca, permettendo alle citta’ tedesche di esportare beni richiesti in tutto il mondo, di migliorare l’ambiente, di rimpiazzare le importazioni e di creare lavoro e ricchezza. In Germania il numero di addetti in energie rinnovabili aumentera’ da 250,000 addetti nel 2007 a 710,000 nel addetti nel 2030.

La maggior parte dell’elettricita’ in Germania proviene da impianti a carbone e da impianti nucleari Gli impianti a carbone sono impopolari a causa del numero elevato di gas serra emessi. Gli impianti nucleari sono impopolari per la possibilita’ di incidenti catastrofici. Cosi’ nel 1991 la Germania ha adottato una legge che incoraggia la produzione di elettricita’ da fonti rinnovabili che venga immessa nella rete elettrica. Questa legge e’ molto popolare per la maggior parte dei Tedeschi che sono favorevoli alla creazione di nuove tecnologie per le energie rinnovabili.

La legge dice che l’elettricita’ prodotta da fonti rinnovabili deve essere acquistata dalle societa’ energetiche con tariffe particolarmente generose che regolano i prezzi per i prossimi 20 anni. Gli impianti fotovoltaici montati sui tetti delle case, ad esempio, possono vendere elettricita’ a €0.49 per Kw/ora, circa sette volte il prezzo all’ingrosso, fino al 2027. Questo prezzo fisso incoraggia gli investitori e rimuove incertezze per gli investimenti.

Le societa’ elettriche che pagano in piu’ per l’energia rinnovabile passano il costo ai clienti nelle bollette elettriche. Il costo extra e’ di circa un centesimo di euro per KW/ora, un aumento medio di €3 a bolletta. Il costo complessivo per tutti i tedeschi e’ di €7.7 miliardi nel 2007, ma forse non e’ un prezzo troppo alto da pagare per avere un’energia pulita.

Tuttavia, c’e’ un problema di scarsita’ di silicone puro, il materiale principale per la costruzione di pannelli solari. Nel 2003 un chilo di silicone puro costava £25 al chilo, oggi costa $400 al chilo. E’ quindi necessario trovare nuovi materiali e sistemi efficienti per catturare e produrre energia solare. Recenti ricerche tecnologiche stanno portanto offimi risultati: vedi qui.

Posted in ambiente, energia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

Abbiamo tutti la stessa madre

Posted by janejacobs su luglio 18, 2008

Da dove provengono i popoli, le razze e le lingue sulla Terra? Perche’ gli esseri umani sono cosi’ diversi fra di loro?

 

Recentemente ricercatori americani ed israeliani hanno studiato il DNA mitocondriale di 600 individui appartenenti a diverse popolazioni africane e hanno dimostrato inequivocabilmente che tutti gli esseri umani viventi oggi, tutti i sei miliardi di persone sulla terra discendono da una donna che visse in Africa 200,000 anni fa.

 

Circa 60,000 anni fa gli esseri umani partirono dall’Africa alla conquista del mondo. Cio’ che non e’ chiaro agli scienziati e’ cosa sia avvenuto fra 200,000 anni fa e 60,000 anni fa. L’archeologia non aiuta, ma il nostro DNA puo’ esser visto come un grande patrimonio archeologico, un patrimonio che stiamo iniziando a comprendere e a studiare sempre piu’.

 

La famiglia Waitt, IBM e National Geographic hanno creato un progetto detto “genografico” che mira a creare ed elaborare i dati della la piu’ grande libreria di campioni di DNA umano mai collezionata.

 

Il calcolo del genoma umano di tutti questi individui richiede computer potentissimi, ma promette di scoprire eventi che hanno influenzato la storia della razza umana dai suoi albori.

 

Ad esempio, alcuni scienziati del progetto genografico ipotizzano, attraverso lo studio del DNA, una forte espansione demografica avvenuta circa 70,000 anni fa. Questi eventi coincidono con la fine dell’eta’ della Pietra, un periodo in cui molti archeologi pensano che il comportamento umano dell’uomo moderno sia iniziato, con tanto di pensiero astratto e linguaggio.

 

Inoltre, dagli studi sul genoma ci sono indizi che gli esseri umani che abitavano il pianeta dopo un periodo di carestie che avvenne poco prima di 70,000 anni fa, fosse bassissimo, circa 2,000 in tutto ed e’ incredibile pensare che da 2,000 siamo diventati 6 miliardi.

 

Il progetto genografico sara’ parzialmente finanziato dalla vendita di un kit che consentira’ al pubblico di scoprire informazioni sul proprio DNA e sulla provenienza del proprio ceppo familiare. I direttori del progetto genografico si impegnano a mantenere anonimi i risultati del progetto e a non utilizzarli per altri scopi all’infuori di esso.

 

Secondo me, e’ possible che IBM usi questo progetto sul genoma per “rfare il rodaggio” ai suoi computer nella computazione, programmazione e comprensione del genoma umano con applicazioni interessantissime e forse anche un po’ sconcertanti per il futuro.

 

Per saperne di piu’ sulla ricerca genografica cliccare qui 

 

Per maggiori informazioni sui centri di ricerca di IBM cliccare qui

Posted in ambiente, religione, tecnologia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

Oceano di Plastica

Posted by janejacobs su luglio 5, 2008

Qui sotto un filmato piuttosto inquietante sull’inquinamento causato dalla plastica. Segue la traduzione in Italiano.

Gli oceani coprono il 70% della superficie del nostro pianeta.

Il 70% del nostro ossigeno e’ prodotto dagli Oceani.

Se i nostri Oceani muoiono, nemmeno un singolo cactus puo’ vivere.

Abbiamo bisogno dell’Oceano per sopravivere.

Enormi aree dell’Oceano hanno un ammontare di particelle di plastica 30 volte superiore all’ammontare di plancton.

Gli animali dell’Oceano pensano che la plastica sia cibo e la mangiano.

Milioni di animali muoiono ogni anno per la plastica.

I loro corpi si decompongono, ma la plastica non si decompone e uccide altri animali.

Ci sono circa 46,000 pezzi di plastica per ogni miglio quadrato di Oceano.

Le borse di plastica ricoprono una parte importante del fondale degli Oceani. Soffocano ogni cosa al disotto di essa.

Particelle di plastica vengono ingerite dai molluschi che si nutrono nel fondale degli oceani e attraverso di essi entrano nella catena alimentare.

Tali particelle di plastica sono presenti nel sangue umano e nel latte materno. Tali particelle causano il cancro e modificano gli ormoni sessuali ed il DNA.

Gli esseri umani usano un milione di borse di plastica al minuto.

Le borse di plastica inquinano la nostra terra, le nostre coste e i nostri mari.

Se impariamo a non usare borse di plastica quando facciamo la spesa, aiutiamo i nostri mari, ma anhe noi stessi.

Noi siamo il problema e potremo essere la soluzione.

Posted in ambiente | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La diga nello Stato di Al Gore

Posted by janejacobs su giugno 16, 2008

Al Gore

Il Premio Nobel ePremio Oscar Al Gore

Al Gore nacque a Washington D.C. e trascorse gli inverni della sua infanzia negli alberghi della capitale Americana dove suo padre serviva da senatore, metre trascorreva le vacanze estive nello Stato del Tennessee, lo stato da cui proveniva la sua famiglia. Al Gore e’ forse l’ecologista piu’ famoso del pianeta per la sua campagna sul riscaldamento globale. Ed e’ interessante che proprio il suo Stato sia stato vittima di uno dei disastri ambientali generati dall’uomo nella Storia del Nord America. Tale disastro ha un nome: Tennessee Valley Authority.

La pianificazione economica della regione e del finanziamento delle infrastrutture della Tennessee Valley Authority sono un buon esempio di come non finanziare un programma di infrastrutture. Eppure lo schema della Tennessee Valley Authority non era un piano di emergenza per ovviare a instabilita’ politica o violenza. La Tennessee Valley Authority non era frutto di corruzione, di ritardi culturali o di ostacoli sociali. I fallimenti di questa regione non risultarono da difficolta’ gratuite o da sfortunate coincidenze. La Tennessee Valley Authority non era il Ghana – ma fu il triste modello a cui la grande diga del Ghana si ispiro’.

La Tennessee Valley Authority, o TVA e’ un ente pubblico del governo Americano creato per la costruzione, il finanziamento e l’amministrazione di una grande diga. I fondi furono in parte prestati dal Governo Americano e in parte presi a prestito direttamente dall’ente pubblico TVA. Tale ente prendeva il suo nome dal piu’ grande fiume della regione, il Tennessee, un affluente del Mississipi. La valle del Tennessee non e’ una regione metropolitana, ma un’entita’ geografica, di dimendioni paragonabile ad una piccola nazione ed era definita dalla valle del fiume e dai suoi affluenti che provenivano da sette Stati del Sud Est degli Stati Uniti: Tennessee, Kentucky, Virginia, Carolina del Nord, Georgia, Alabama e Mississipi.

La natura era stata generosa con questa regione, cosi’ come era stata generosa con la contea vicina di Pickens descritta da Henry Grady. Le risorse naturali erano abbondanti: magnifiche vie d’acqua, un clima caldo ma temperato con una lunga stagione per i raccolti, molte piogge, suolo fertile, legname, minerali, ampie miniere di carbone, una straordinaria bellezza naturale e un territorio variegato. La regione non era tenuta sotto il giogo di qualche latifondista ne’ aveva particolari tensioni sociali. La proporzione di famiglie contadine che possedevano le loro terre variava da zona a zona, ma per la maggior parte era una proporzione adeguata, perche’ storicamente queste terre non erano mai state lavorate da schiavi africani. La gente aveva una tradizionale indipendenza ed una forte etica del lavoro. Gli abitanti della regione erano orgogliosi della loro tradizione di cordialita’ ed ospitalita’. Essi avevano per lo piu’ una tradizione politica Democratica, e i loro rappresentanti a Washington erano per lo piu’ del Partito Democratico, incluso il padre di Al Gore. Gli abitdanti della zona discutevano molto di politica anche nei piccoli villaggi. Insomma, la cultura e la natura sembravano avere in questa valle una solida e prospera vita economica.

Ma in realta’, l’economia era compromessa e la situazione si stava lentamente aggravando. Nel 1930, chiunque avrebbe potuto presentarsi ad un funerale in tutta la regione e proferire una litania simile a quella che Henry Grady aveva proferito decenni addietro nella Contea di Pickens. Secondo ogni misura statistica di benessere – tasso di mortalita’ infantile, alfabetizzazione, redditi – la regione era in fondo alle classifiche dell’economia Americana.

La terra stessa era in processo di essere distrutta. Il rendimento dei raccolti si era gradualmente impoverito per colpa di metodi di coltivazione antiquati che progressivamente diminuirono la fertilita’ del suolo. Le colline mostravano profonde crepe di erosione. I contadini erano disperatamente alla ricerca di nuove terre fertili da coltivare, ma non conoscevano la pratica del terrazzamento e pertanto deforestavano le loro montagne. Pratiche agricole distruttive come questa fecero si’ che gli allagamenti aumentavano e diventavano peggio di anno in anno. Anche industrie piu’ semplici. L’esempio piu’ lampante era quello di una fonderia di rame nel villaggio dell’Alabama di Ducktown, dove i suoi fumi avevano ucciso ogni traccia di vegetazione per migliaia di acri.

A parte le fattorie ed i piccoli villaggi, la regione conteneva una serie di piccoli mercatini e paesi con semplici servizi e poche piccole cittadine che avevano una funzione amministrativa, educativa e di immagazzinamento dei beni. Queste citta’ producevano ben poco. A parte le rare fonderie, segherie o fabbriche di tessuti e di arredamenti impiantate dal Nord, c’era pochissima industria. L’industria che c’era impiegava poche persone, che tendevano ad essere poco esperte di nuove tecnologie ed erano pagate poco.

Ne’ la poverta’ dell’economia ne’ la sua arretratezza erano sorprendenti, considerato il fatto che l’intera regione non aveva citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni.

Nel 1933, TVA inizio’ la sua attivita’ con grande efficienza. Al cuore della sua pianificazione c’era la costruzione di dighe: per controllare le alluvioni, per migliorare la navigazione dei fiumi, per produrre elettricita’ ed in secondo luogo per creare graziosi laghetti che avrebbero fatto la felicita’ dei pescatori e dei turisti.

L’elettricita’ doveva essere usata, fra le altre cose, per produrre fertilizzanti e per fornire elettricita’ alle fabbriche. Presi assieme, fertilizzani ed elettricita’ eranoservivano ad aumentare i rendimenti dell’agricolutra, aumentando che la nutrizione, guadagnandoo denaro e permettendo alle coltivazioni meno promettenti di essere sostituite da foreste. L’elettricita’ avrebbe anche dovuto attrarre investimenti per ovviare al problema dello sbilancio fra industria ed agricoltura.

Gli amministratori della TVA erano professionisti esperti ed onesti. Lavoravano con grande professionalita’. Non erano un’accozzaglia di corrotti amministratori pubblici, come spesso capita in progetti di tale portata. Vi erano fra loro esperti di agricoltura che cercavano contadini fossero disponibli a provare nuove colture per dare maggiore fertilita’ al suolo. Per incentivare i contadini, la TVA forniva il fertilizzante gratuitamente ed educava i contadini sulle dosi e le modalita’ d’uso dei fertilizzanti per i nuovi raccolti. La TVA incoraggiava lo svilupo di cooperative di agricoltori. Non appena l’elettricita divenne disponibile, si formarono cooperative rurali per l’acquisto di energia e per la sua distribuzione nelle nelle fattorie e nei villaggi. La gente era aiutata a formare dei comitati per l’apprendimento post-scolastico in tema di nutrizione, impacchettamento del cibo e artigianato; la popolazione era educata alla moderne norme di salute, igiene. La TVA apriva biblioteche e gruppi sportivi.

Nei primi anni di attivita’ della TVA il suolo torno’ in breve tempo alla sua originaria fertilita’ e le colline erose e denudate furono riforestate. Le alluvioni furono riportate sotto controllo, furono costruite strade, fu sradicata la malaria , si costruirono nuove scuole e un sistema di trasporti che permettesse a tutti gli studenti di raggiungere le scuole, furono creati parchi pubblici per il campeggio, la pesca, il nuoto, furono costruite case modello, sistemi di irrigazionie e acquedotti. Anche la strategia industriale funziono’. Non appena le localita’ della regione furono raggiunte dall’elettricita’, la TVA inizio’ a ricercare industrie che potessero voler trapiantare i loro impianti in quella regione. Le industrie che piu’ voracemente usavano elettricita’ come le raffinerie di alluminio, le industrie chimiche e di fertilizzanti erano le prime ad arrivare nella regione; allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale, si trapiantarono fabriche di armamenti e di esplosivi e prima che la seconda guerra mondiale finisse si costrui’ Oak Ridge, una citta’ modello con una fabbrica di armi atomiche. Il lavoro nelle costruzioni, nelle fabbriche e nell’aministrazione pubblica combinato alla crescente prosperita’nelle fattorie, beneficiava le citta’ e i villaggi. La genta stava bene.

Al centro di tutto questo c’era la piccola e placida cittadina di Knoxville, Tennessee, luogo diove risiedeva l’Universita’ del Tennessee e la sede centrale della TVA.

Nel giro di un decennio dall’inizio dei lavori, la regione possedeva nuove industrie, nuovi mercati – particolarmente nella porduzione di energia elettrica – nuovi lavori, nuove tecnologie e naturalmente nuovi capitali. Insomma, il piano della TVA aveva chiamato a se’ tutte le forze generate dalle citta’ e le ha usate armoniosamente. Per quanto era nelle loro possibilita’, i pianificatori hanno creato una regione metropolitana artificiale. Tutto quello che mancava era una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni perche’ ne’ Knoxville, ne’ altre citta’ della Valle erano in grado di rimpiazzare le molte importazioni con la loro produzione locale. La TVA ebbe molto successo solo nel primo decennio di attivita’.

E dal momento che la regione urbana era artificiale, l’area non funzionava come un’area metropolitana. La gente non immigrava nelle aree della TVA e non si creavano lavori cittadini. Nell’assenza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni non c’e’ modo di creare occupazione cittadina. Invece di produrre in maniera ampia e diversificata per i propri abitanti e per le esportazioni, la regiona continuava a dipendere dalle importazioni provenienti da altre regioni . Non poteva essere altrimenti, vista la mancanza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. I mercati cittadini locali non spostavano i loro acquisti in modo significativo e non forzavano la diversificazione in ambito rurale, una diversificazione che poteva avvenire solo in presenza di una citta’. Dal momento che nuove imprese non venivano generate, vecchie industrie venivano attirate da altri luoghi. Non si creavano nuovi prodotti da esportare, se non quelli di industrie trapiantate da regioni lontane o da industrie militari. Quasi tutte queste industrie erano finanziate da capitali prodotti altrove.

Tutte queste omissioni economiche significavano che la TVA doveva dipendere sempre di piu’ da beni di cui non disponeva a causa dello sbilanciamento della sua economia dovuto alla mancanza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. L’unico vera ricchezza della TVA era l’energia elettrica.

Anche se la TVA aveva raggiunto molto, molte altre cose rimanevano da fare. Visto che i miglioramenti nel decennio precedente erano stati cosi’ rapidi, si erano accampate molte scuse sul fatto che il programma di sviluppo era ancora recente; si dava piu’ o meno per scontato il fatto che la diversificazione e l’espansione economica sarebbe continuata con la stessa intensita’.

Questo non accadde. Alla mancanza di lavori cittadini si aggiunse la mancanza di produzione per uso locale e la sonnolenza dei mercati locali. Nel 1964 la gente delle campagne e dei poveri vilaggio vicino a Knoxville stavano cosi’ male che il Presidente Lyndon Johson fece un viaggio apposta in quell’area per dire loro che si rendeva conto della poverta’ di quella zona e che simpatizzava con i suoi abitanti e che avrebbe chiamato la regione area depressa affinche’ il governo federale potesse aumentare i trasferimenti pubblici in quella zona. Incredibilmente lo stesso Johnson annuncio’ un anno piu’ tardi che quando gli Stati Uniti avessero vinto la guerra in Vietnam, avrebbe ricostruito l’economia vietnamita con le stesse tecniche di progettazione della TVA. Nel 1970 un sondaggio sulle condizioni mediche degli USA, identifico’ l’area che va del Mississipi all’interno del territorio della TVA come la peggiore del Paese. Nel 1976, quando la General Motors costrui’ una fabbrica a Decatour Alabama, circa 40,000 persone fecero domanda per 1,400 posti di lavoro disponibili. Nel 1978 una battaglia ambientale su una diga a 25 miglia da Knoxville porto’ alla luce il fatto che la gente di questa area severamente depressa era ancora in favore della diga (non importa quanto fosse dannosa all’ambiente) perche’ vedevano nella diga l’ultima speranza di un trovare un posto di lavoro.

A causa di queste difficili realta’ e a causa del fatto che la regione non era in grado di generare altri tipi di lavoro producendo prodotti da esportare, ma invece dovendo pesantemente importare, la TVA non aveva altra scelta che concentrarsi sulla vendita di energia elettrica. Sia direttamente che indirettamente, questa attivita’ sottolineava l’intera regione artificiale e la sua qualita’ della vita. QUindi, a partire dal 1945, la TVA si concentro’ sulla produzione di eletricita’ per tenere a bada la poverta’. Nel decennio dal 1945 al 1955 la produzione di energia elettrica raddoppio’. Raddoppio’ ancora nel decennio successivo e raddoppio’ ulteriormente nel decennio ancora successivo. Il piano del decennio 1975-1985 prevedeva un altro raddoppio della produzione di energia elettrica, ma questo non era piu’ possibile. Insomma, nel primo decennio di attivita’ della TVA, la regione aveva dato ;’illusoria impressione di essere un’economia ben bilanciata, ma in ogni decennio successivo, gli sbilanci della TVA peggioravano continuamente.

L’espansione della produzione di energia supero’ la capacita’ delle dighe della TVA. Pertanto l’autorita’ aggiunse immensi impianti di generazione elettrica operanti a carbone; nel 1970, l’80% dell’energia elettrica della TVA proveniva dal carbone. Tale espansione non poteva avvenire a costi competitivi e quindi la TVA inizio’ a produrre energia con impianti nucleari. Nel 1979, la TVA aveva sette impianti a generazione nucleare in costruzione, abbastanza per farne il piu’ grande produttore di energia nucleare degli Stati Uniti, questo si aggiungeva al fatto che la TVA era gia’ il piu’ grande produttore di energia idroelettrica e di energia a carbone degli Stati Uniti. I clienti di questa enorme produzione elettrica erano 50 cooperative rurali e 110 sistemi municipali che servivano, oltre ai loro cittadini, fabbriche trapiantate da regioni lontane, e 50 utenti speciali. Questi 50 utenti speciali erano all’origine del piano della TVA di raddoppiare la sua capacita’ produttiva di decennio in decennio. Il piu’ grande di questi utenti speciali erano la NASA, l’agenzia spaziale Americana e l’Alcoa il piu’ grosso produttore di alluminio degli Stati Uniti, seguiti dai piu’ grandi produttori di armi e apparecchiature militari.

A differnza della canna da zucchero o del nichel, l’elettricita’ puo’ essere prodotta ovunque. Per cui, il vantaggio competitivo della TVA non era tanto il fatto di produrre elettricita’, ma era che che costava poco. Il costo era il vero vantaggio competitivo della TVA. All’inizio, quando l’energia era prodotta solo dai fiumi, il costo dell’elettricita’ prodotta dalla TVA era solo la meta’ del costo medio dell’energia prodotta negli Stati Uniti, ed era meno della meta’ dell’energia prodotta nelle aree urbane degli Stati Uniti. Il basso costo dell’energia elettrica era il fattore che portava a trapiantare impianti industriali da regioni lontane. Le spese di acquisizione del terreno per le dighe e per le loro riserve acquifere e per la progettazione e la costruzione di tali dighe non venivano imputate all’aumento della produzione energetica, ma al costo di controllare alluvioni, migliorare le navigazione e di conservare la fertilita’ del suolo. Per tali fini, erano disponibili diversi finanziamenti. L’elettricita’ era vista come un prodotto finito e poteva essere venduto a basso prezzo grazie a trucchi contabili che alla fine si ripercuotevano sul territorio della TVA.

Ma i trucchi contabili non venivano applicati ai generatori elettrici, per cui il costo dell’energia era senz’altro un prodotto finito. E nel tempo in cui furono costruiti impianti elettrici a carbone, la TVA poteva offrire ai suoi clienti prezzi che avevano solo un vantaggio di costo del 30%, cioe’ il margine combinato dei generatori a carbone e ad energie idroelettrica. L’energia nucleare divenne tutto fuorche’ conveniente. Era talmente cara che la TVA aveva differito a tempo indeterminato la costruzione di altri 8 impianti a generazione nucleare che aveva precedentemente pianificato.

Quando il vantaggio marginale di avere costi piu’ bassi inizio’ a diminuire, la TVA cerco’ di negare la realta’ dei fatti per mascherare il suo fallimento. Da un lato procedette a pianificare e a costruire piu’ dighe e a fornire piu’ finanziamenti, anche se in realta’ le dighe non avevano finalita’ e scopi ben precisi. Dall’altro andavano a distruggere terreni fertili di imprese agricole, legname e bellezze paesaggistiche senza altra giustificazione che produrre energia. Per trovare tale giustificazione, l’autorita – come ammesso dal suo amministratore delegato davanti a un tribunale – doveva falsificare i rendiconti sui danni ambientali degli effetti delle sue dighe. Il carbone comprato dall’autorita’ proveniva per lo piu’ da fornitori che minavano le terre del Kentucky e della West Virginia, le regioni a Nord Est della TVA. L’ampiezza e la crudelta’ con cui si riempivano di dinamite intere regioni per trovare carbone erano in linea con la prodigiosa produzione industriale alimentata dal carbone. Il suolo e le foreste venivano saccheggiati, intere valli venivano soffocate dai fumi del carbone. Le alluvioni divennero sempre piu’ forti e i danni da esse creati sempre piu’ gravi. I fornitori di carbone della TVA stavano raggiungendo in pochi anni lo stesso livello di rovina del territorio che i contadini loro predecessori avevano raggiunto 100 prima. La TVA cerco’ per quanto le fosse possiblie di resistere ad ogni provvedimento legislativo, ad ogni regolamento a ogni provvedimento giudiziario che intimasse ai suoi fornitori di risarcire i danni per le devastazioni del territorio; ogni reclamo avrebbe fatto salire il prezzo del carbone, quindi avrebbe fatto salire il prezzo dell’energia elettrica che la TVA forniva ai suoi clienti. Finalmente, dopo lunghissime battaglie legali, gli ambientalisti forzarono l’autorita’ della TVA a richiedere ai suoi fornitori degli standard minimi di rispetto dell’ambiente. Ma l’autorita’ non riusci’ a far rispettare questi standard e ne sequirono altre battaglie legali. Quando il governo federale obbligo’ l’uso di depuratori (al costo di $1 milione l’uno) per ridurre l’inquinamento, l’autorita’ cerco’ di non fare installare tali depuratori perche’ avrebbero aumentato il costo di produzione dell’energia elettrica e diminuito l’attrattivita’ per le imprese e quindi per l’occupazione. Anche se gli ambientalisti finirono col vincere la loro battaglia per i depuratori, la grottesca economia della TVA rimane un disastro da manuale.

L’economia della TVA rimaneva disastrosa perche’ non aveva nessuna citta’ che fosse in grado di rimpiazzare le improtazioni. Oggi la TVA non e’ piu’ in grado di attrarre capitali da regioni lontane, seducendole con un basso costo dell’energia elettrica. La prossima fase della sua storia probablimente sara’ una stagnazione e un graduale e inarrestabile impoverimento, anche se l’autorita’ della TVA adesso vede un futuro nell’esportare le sue “competenze” nelle regioni arretrate del terzo Mondo. Gli “esperti” della TVA hanno fornito consulenze per sviluppare le economie di Brasile, Turchia, Sudan, Indonesia, Egitto e Bangladesh.

AI tempi in cui la TVA stava raggiungendo uno dei suoi apici durante gli anni ’70, il presidente della TVA era un uomo che aveva preso parte all’impresa dall’inizio ed era stato uno dei suoi primi dipendenti nel leggendario primo decennio della TVA, in cui tutte le cose andavano bene. Quando fu interrogato dal tribunale lui rispondeva: “non direi che stiamo facendo cose che non sono sbagliate, ma se lo stiamo facendo, non lo facciamo intenzionalmente”.

Quest’uomo era attanagliato da una trappola economica. Il suo compito, sin dall’inizio, era quello di debellare la poverta’ economica di quella regione. Egli aveva fatto del suo meglio con cio’ che la regioni poteva offrire, ma siccome la regione non aveva una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, la regione aveva pochissimo. L’unica alternativa al corso disperato che gli eventi stavano prendendo sarebbe stato presiedere all’abbandono di quella terra da parte dei suoi abitanti verso le citta’ lontane (sempre ammesso che trovassero lavoro).

Ma come fu possibile che nessuna citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni fu generata in una regione che godeva di tutto il capitale possibile che prestiti, sussidi e fondi USA potevano garantire?

In parte questo dipende dal ruolo che le importazioni giocano nelle zone dove sorgono citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. Ogni insediamento umano e’ in grado di usare le importazioni, sia che tale insediamento sia una citta’, sia che sia un piccolo villaggio.

Ma in tema di sviluppo delle economie, questo e’ il ruolo giocato o che dovrebbe essere giocato dalle citta’. Tali citta’ rappresentano anche cio’ che si guadagna dal lavoro usato per produrre beni da esportare. Il processo di rimpiazzare i beni che si importano sostituisce ed interiorizza il guadagno alle citta’, ma tale rimpiazzo si deve alla versatilita’ nel produrre e all’improvvisazione tipica delle citta’. Questo vuol dire che il processo di guadagno promuove e supporta i nidi simbiotici di fornitori di materie prime e di produttori che costituiscono il fulcro delle economie cittadine. Quando il lavoro dell’esportazione che una citta’ mette ad opera si ramifica e si diversifica, allora anche i produttori si ramificano e si diversificano, e cosi’ fanno anche le importazioni che la citta’ guadagna automaticamente quando serve al processo di diversificazione della produzione. Il processo di guadagnare le improtazioni e’ cruciale per portare una citta’ vigorosa a nascere e a svilupparsi e rimane cruciale per il suo sviluppo continuo nel tempo. Lo sviluppo non puo’ essere dato dall’esterno. Dev’essere fatto al suo interno. E’ un processo, non una collezione di beni capitali.

Il terzo ruolo che le importazioni giocano in una citta’ e’ naturalmente servire a rimpizzare i beni importati con i beni prodotti localmente. Maquesto non puo’ accadere in una maniera conveniente ed economica senza la versatilia’ di guadagnarsi le importazioni.

Enormi quantita’ di importazioni e vaste varieta’ di esser arrivarono nella regione della TVA durante il periodo in cui fu fatta. Ma nessuna varieta’ significativa di queste importazioni fu guadagnata da lavoro cittadino. Le importazioni erano regali finanziati dai sussidi statali o erano guadagnate atttrverso i prestiti che la societa’ si procurava. Anche i prestiti non erano garantiti da lavoro cittadino, le vendite di elettricita’ servivano a ripagare il capitale e gli interessi dei prestiti principali. I guadagni dell’agricoltura ripagavano altri prestiti. Insomma, i guadagni delle citta’ non potevano ripagare nulla, perche’ non c’erano o erano pochissimi.

 Continua…

Posted in ambiente, h. Capitale in regioni senza citta' | Contrassegnato da tag: , , , , | 3 Comments »

Speranza per il Casertano

Posted by janejacobs su maggio 31, 2008

Effetti della diossina nel Casertano

A questo link potrete leggere il triste presente della provincia di Caserta, una zona deturpata fisicamente dalle tossine, corrotta moralmente dalla criminalita’ organizzata e destinata allo spopolamento.

Con una buona dose di ottimismo, Caserta potrebbe riuscire ad emergere dalla sua miseria ed assomigliare a Hradcany, ua localita’ a due ore da Praga, dove i Sovietici, protetti dal segreto di Stato, seppellirono circa 7.000 tonnellate di cherosene, che rappresentavano uno strato di 6 metri appena sotto il livello dell’acqua corrente. Oggi la zona di Hradcany puzza di ancora petrolio.

I Sovietici avevano utilizzato un aerodromo fatto costruire dai Nazisti dopo l’invasione della Cecoslovacchia e avevano depositato grosse quantita’ di cherosene in depositi sotterranei. Tali depositi non furono mantenuti correttamente e negli anni il cherosene inizio’ ad infiltrarsi nel terreno e nelle acque di superficie.

Quando i Cechi si scrollarono di dosso i Sovietici, iniziarono a bonificare il terreno e le acque di Hradcany. I contadini iniziarono ad usare il cherosene come combustibile per i loro trattori, altri abitanti del luogo recuperarono il cherosene come combustibile per gli aerei. Il lavoro di bonifica dovrebbe terminare nel 2012 e sara’ costato ai Cechi 17 milioni di euro. Ed anche allora, il terreno sara’ troppo contaminato per costruirci sopra.

Il ministro dell’Ambiente Ceco, Martin Bursik, ricorda che nelle zone industriali a Nord di Praga vi furono vari moti di protesta prima della Rivoluzione di Velluto del 1989. I cittadini di Hradcany e di altre zone deturpate dagli scempi ambientali dell’industria chiedevano al governo una spiegazione per l’aria irrespirabile e l’acqua contaminata.

La cacciata dei Sovietici e l’arrivo della democrazia porto’ con se nuove leggi ambientali. Ma fu la prospettiva dell’ingresso in Europa a permettere che tali leggi venissero applicate. Gli ispettori ambientali poterono esercitare pressioni sulle grandi imprese inquinanti imponendo costosi sistemi di depurazione. Le piccole imprese inquinanti che non poterono permettersi le nuove tecnologie di depurazione dovettero dichiarare bancarotta quando la Repubblica Ceca entro’ nell’Unione Europea.

Oggi i Cechi usano il vecchio terreno cementificato del vecchio aerodromo nazista-sovietico per il power kiting attraendo turisti e di appassionati dalle citta’.

Nonostante le deturpazioni ambientali del periodo Sovietico (di cui Hradcany rappresenta solo una pate infinitesima), la Repubblica Ceca sta avvicinandosi agli standard di aria e di acqua del resto dell’Unione Europea. Ma la corruzione resta un grave problema in molte aree d’Europa, tra cui spicca il Casertano. Ma secondo la cultura di alcuni popoli, essere corrotti significava lottare per la liberta’ .

Continua…

Fonte: Economist, Aquamedia

Posted in ambiente, f. Tecnologia e spopolamento | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.