Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archivio per la categoria ‘g. Regioni impianto’

Riviera Bulgara

Pubblicato da janejacobs su settembre 5, 2008

Varna e’ la seconda citta’ Bulgara ed il primo porto Bulgaro sul Mar Nero ed e’ riuscita ad evitare il problema dello spopolamento che ha caratterizzato buona parte della Bulgaria, un problema dovuto alla bassa natalita’, ad una forza lavoro sempre piu’ anziana e ad un elevato tasso di emigraione elevato. A Varna i giovani arrivano da altre parti della Bulgaria in cerca di lavoro nel commercio e nel turismo, settori fanno di Varna la Grecia o la Spagna del Mar Nero.

La popolazione di Varna e’ raddoppiata dal 2001 fino a raggiungere 60,000 abitanti e sta crescendo piu’ in fretta della popolazione della capitale Sofia. Nello stesso periodo, gli investimenti a Varna hanno raggiunto €1.5 miliardi, mentre la disoccupazione e’ inferiore al 3%. Varna e’ l’unica citta’ in Bulgaria dove la popolazione di eta’ compresa fra i 18 ed i 30 anni supera la popolazione degli ultracinquantenni.

La trasormazione di Varna e’ avvenuta senza il bisogno di trapianti industriali provenienti dall’Europa Occidentale come, ad esempio, e’ avvenuto in Romania. Ma la citta’ e’ comunque riuscita ad attrarre investitori dall’estero.

La societa’ aeroportuale tedesca Fraport si e’ aggiudicata una concessione di 35 anni per l’aeroporto di Varna e sta investendo €400 milioni per costruire nuovi terminali e nuove piste di atterraggio.

La soceta’ energetica tedesca Eon, che ha acquistato due societa’ elettriche Bulgare, ha deciso di insediare a Varna e non a Sofia il suo qartier generale bulgaro e ha iniziato la costruzione di un nuovo parco industriale.

Lungo la strada che collega l’aeroporto di Varna al centro della citta’ si stanno sviuppando nuovi palazzi per uffici, nuovi magazzini e nuovi centri commerciali. L’aeroporto di Varna e’ il punto di arrivo per i turisti che vogliono godersi le belle spiagge ed il clima mite delle mete turistiche di Santi Costantino ed Elena, Zlatni (Sabbie d’Oro) e Albena, i tre paesi turistici a Nord della Bugaria che attraggono tre milioni di visitatori all’anno.

Varna attrae anche immigrati dall’Europa Occidentale, desiderosi di far foruna in un’area che e’ meno svilupppata dell’europa Occidentale e quindi offre piu’ potenzialita’ di fare impresa. Al contrario dell’altra grande citta’ portuale bulgara di Burgas, a Varna non c’e’ un’industria portuale, ad eccezione di un piccolo armature chiamato Navibulgar.

Tuttavia a Varna mancano alcune infrastrutture importanti. Il terminale dei voli domestici e’ ancora vecchio. Ci vogliono ancora piu’ di cinque ore per percorrere i 500 km che collegano Varna a Sofia per via di un’autostrada in cattive condizioni. La ferrovia e’ anch’essa in cattive condizioni.

Le autorita’ di Varna stanno pianificando di spostare le attivita’ cantieristiche di Navibulgar lontano dal centro entro il 2014. Questo progetto e’ reso possibile grazie all’aiuto di investitori giapponesi che hanno in progetto di allargare e rendere piu’ profondo il canale che lega il porto commerciale con un lago navigabile che si trova ad Ovest della citta’. Il porto e’ nel mezzo del centro storico di Varna e quando sara’ spostato creera’ nuove opportunita’ turistiche e commerciali, un po’ come e’ avvenuto e Barcellona (e come non e’ avvenuto a Genova). Le attivita’ cantieristiche verranno trasferite all’interno del lago liberando piu’ spazio per strutture ricettive che fronteggino il mare.

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Tangeri sara’ il piu’ grande porto del Mediterraneo

Pubblicato da janejacobs su luglio 13, 2008

Vecchia Tangeri

Lo stretto di Gibilterra e’ largo solo 14 chilometri. Nella sua parte meridionale si trova il porto di Tangeri in Marocco dove c’e un vasto lavoro di costruzione. Il nuovo porto Tanger Med ha aperto lo scorso Luglio il suo primo molo polifunzionale. E’ in grado di accogliere 3.5 milioni di container all’anno ed e’ gia’ grande quanto il piu’ grande porto del Regno Unito (Felixstowe).

Un secondo terminale aprira’ quest’estate e nel giro di sette anni il porto di Tangeri avra’ una capacita’ di 8.5 milioni di container all’anno. Sara’ il piu’ grande porto del Mediterraneo solo di poco inferiore al piu’ grande porto Europeo di Rotteram (anche se sara’ solo circa un terzo dei grandi porti asiatici di Singapore e Hong Kong).

Simili porti stanno per esere ultimati in Algeria, Egitto, Malta ed Tunisia. Il costo della costruzione del nuovo  porto di Tangeri e’ di cierca 3.5 miliardi di euro. I container che arriveranno a Tangeri saranno spezzettati e consegnati in parti piu’ piccole negli altri porti del mediterraneo.

Si impianteranno fabbriche in zone esentasse che si costruiranno attorno ai moli, si invieranno i componenti da varie parti del mondo che si comporranno a Tangeri per servire i mercati del Mediterraneo. Grazie ai soldi del petrolio provenienti da Dubai e dai paesi del Golfo, ma anche ad investimenti Europei ed Indiani, la costa meridionale del Mediterraneo e’ seconda solo alla Cina per ammontare di investimenti ricevuti negli ultimi anni.

Le grandi compagnie navali come la Maersk e DP World hanno gia’ installato a Tangeri grandi terminali. La Renault ha gia’ iniziato a costruire una grande fabbrica e forse un giorno non troppo lontano sara’ seguita dalla Fiat o addirittura dagli operatori di call center che sfrutteranno la buona conoscenza della lingua Italiana da parte di molti marocchini lasciando a casa i precari Italiani dei call center. Intanto i porti Italiani come Genova continuano a decadere, soffocati dall’imbecillita’ della classe politica.

Non e’ detto che tutti questi nuovi porti del Nord Africa si svilupperanno e prospereranno all’infinito. Se non riusciranno ad importare competenze e a sviluppare una classe di piccoli e medi imprenditori, saranno cattedrali nel deserto come Gioia Tauro  il porto calabrese che si distingue quasi esclusivamente per essere il serbatoio di traffico di cocaina della ‘Ndrangheta.

Il video sul nuovo porto di Tagneri e’ qui sotto:

 

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La citta’ della tristezza

Pubblicato da janejacobs su luglio 12, 2008

In un edificio adibito a parcheggio dalle parti di Tin Shui Wai, presso Hong Kong, i residenti giocano a badminton. Un altro parcheggio della zona e’ stato recentemente convertito in uffici. I residenti della zona hanno a malapena i soldi per comprarsi una bicicletta, come possono comprarsi un auto? i chiede una residente, Law Wai Ling che ha vissuto in questa zona dal 2000.

La stupidita’ dei pianificatori urbani non solo ha procurato un eccessivo numero di parcheggi nell’area di Tin Shui Wai, ma anche altri problemi sociali fra cui redditi bassi e stagnanti, poche opportunità di lavoro e un alto tasso di disoccupazione.

Questi problemi hanno causato una serie di suicidi e hanno fatto si che Tin Sui Wai fosse ribattezzata “la città della tristezza”.

Lo scorso Ottobre, una madre ha gettato i suoi piccoli da un edificio di 24 piani prima di schiantarsi al suolo lei stessa.

Tin Shui Wai si trova nella parte Nord Occidentale dei Nuovi Territori, l’hinterland di Hong Kong. Questa citta’ nella citta’ era stata progettata come un’area di 430 ettari da adibirsi a centri commerciali e uffici. Ma sebbene in quest’area si siano trasferite circa287,000 persone dal 192, i posti di lavoro non sono arrivati.

Yuen Long, il distretto in cui si trova Tin Shui Wai, aveva 13,900 disoccupati lo scorso anno, quasi il 10% di tutti i disoccupati di Hong Kong. La gente di Tin Shui Wai guadagna pochissimo e ci sono poche opportunità; di lavoro per loro. Per cui essi hanno poco potere d’acquisto e un’attività economica flebile, il che significa poco lavoro. Questo circolo vizioso e’ causa dei mali di Tin Shui Wai. Siccome ci sono pochi lavori nelle vicinanze, molti residenti si lamentano di dover spendere una larga porzione del loro reddito per trasferirsi nei luoghi di lavoro in altre parti di Hong Kong. Lo stipendio medio mensile della citta’ della Tristezza e’ di poco piu’ di mille e cento euro al mese, una cifra piu’ bassa del 20% rispetto alla media di Hong Kong. Quasi il 60% delle famiglie di Tin Shui Wai hanno un basso reddito ed abitano in case popolari. Nel resto di Hong Kong, la percentuale degli abitanti che abitano in case popolari e’ di un terzo.

Questi bassi salari evidenziano la crescente disuguaglianza di ricchezza ad Hong Kong. La citta’ ospita 33 miliardari, piu’ i ogni altra citta; Asiatica. mentre la meta’ della popolazione guadagna meno di undicimila euro all’anno.

Tin Shui Wai non era stata progettata per diventare un chiostro isolato di case popolari, pieno di poveri immigranti provenienti dall’entroterra. Originariamente la citta’ era stata progettata negli anni ’80 per integrare la nuova citta’ con altre aree industriali alla periferia di Hong Kong.

Ma le prospettive di occupazione nella zona sono sfumate quando le fabbriche si sono trapiantate piu’ a Nord, nella Repubblica Popolare, trasformando Tin Shui Wai in una citta’ dormitorio.

Un altro problema degli abitanti della citta’ della Tristezza e’ la mancanza di un ospedale. Mentre il governo ha annunciato piani per costruire una clinica entro il 2011, i residenti dicono di aver bisogno di un vero e proprio ospedale con tanto di pronto soccorso e di ogni servizio ospedaliero.

I problemi della citta’ della tristezza si trovano in molte altre zone della Cina e derivano dalla politica del Governo Cinese di impiantare case popolari per creare lo sviluppo di nuove citta’.

Tuttavia, durante la costruzione della citta’ della tristezza, il governo Cinese non ha tralasciato di costruire parchi, laghetti e boschi. Alcuni abitanti di questa citta’, specialmente alcune mamme con bambini ,trovano la citta’ sicura e per nulla triste.

Fonte: Justine Lau

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Crisi anche in Cina

Pubblicato da janejacobs su luglio 4, 2008

La Cina ha un grande “bottino” che custodisce in qualche forziere di Pechino. Questo patrimonio consiste in $1.76 miliardi di dollari in riserve valutarie. Tuttavia, la borsa Cinese ha perso il 50% negli ultimi mesi dopo essere salita del 600% negli ultimi anni.

Le esportazioni delle citta’ cinesi si stanno riducendo perche’ la domanda dai paesi occidentali si sta prosciugando. La Cina forse ha investito troppo negli ultimi anni e ora potebbe soffrire se gli investimenti si rivelassero in eccesso rispetto alla domanda. Questo potrebbe causare non solo una crisi finanziaria, ma anche un forte aumento della disoccupazione.

La Cina e’ gia’ duramente colpita dall’aumento dei prezzi del cibo che sta distruggendo il potere d’acquisto delle famiglie piu’ povere.

Il controllo dei prezzi dell’energia ha cercato di contenere l’inflazione, ma ha causato black out e interruzioni di elettricita; dal momento che le societa’ che producono energia non hanno incentivi a produrre energia in perdita. Questi continui back out stanno danneggiando il trasporto e la produzione e potrebbero danneggiare anche l’occupazione e la pace sociale. La rimozione de controllo dei prezzi non dovrebbe arrivare almeno fino alle Olimpiadi di Pechino. Ma dopo?

Il controllo dei prezzi dell’energia ha cercato di contenere l’inflazione, ma ha causato black out e interruzione dell’elettricita; controllata, dal momento che le societa’ che producono energia non hanno incentivi a produrre energia in perdita. Questi continui back out stanno danneggiando il trasporto e la produzione e potrebbero danneggiare anche l’occupazione e la pace sociale. La rimozione de controllo dei prezzi non dovrebbe arrivare almeno fino alle Olimpiadi di Pechino. Ma dopo?

Il controllo dei prezzi dell’energia ha cercato di contenere l’inflazione, ma ha causato black out e interruzione dell’elettricita; controllata, dal momento che le societa’ che producono energia non hanno incentivi a produrre energia in perdita. Questi continui back out stanno danneggiando il trasporto e la produzione e potrebbero danneggiare anche l’occupazione e la pace sociale. La rimozione de controllo dei prezzi non dovrebbe arrivare almeno fino alle Olimpiadi di Pechino. Ma dopo?Il controllo dei prezzi dell’energia ha cercato di contenere l’inflazione, ma ha causato black out e interruzione dell’elettricita; controllata, dal momento che le societa’ che producono energia non hanno incentivi a produrre energia in perdita. Questi continui back out stanno danneggiando il trasporto e la produzione e potrebbero danneggiare anche l’occupazione e la pace sociale. La rimozione de controllo dei prezzi non dovrebbe arrivare almeno fino alle Olimpiadi di Pechino. Ma dopo?

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I palazzi per le Olimpiadi di Pechino

Pubblicato da janejacobs su luglio 4, 2008

La sede della Televisione Cinese progettata da Rem Koolhaas

Gli architetti di tutto il mondo sono arrivati a Pechino e hanno fatto a gara per meravigliare il pubblico delle Olimpiadi con prodezze architettoniche. Tali costruzioni sono state realizzate grazie allo strabiliante boom economico delle citta’ della Cina. Alcune di queste meraviglie architettoniche fanno parte delle costruzioni Olimpiche come il Centro Nazionale Acquatico le cui pareti blu rifletteono bolle di luce blu emesse nell’oscurità e lo stadio nazionale, conosciuto come il nido d’uccello per via delle intricate travi d’acciaio che ne costruiscono l’originale struttura.

Oltre agli edifici olimpici, si sta ultimando anche la torre della televisione cinese, progettata dal Rem Koolhaas, l’architetto olandese. Il progetto è un capolavoro di ingegneria che coinvolge due torri a forma di Z e che si congiungono alla loro estremita’ superiore.

La Cina sta cercando di emergere non solo come potenza industriale, ma sta cercando di creare prodotti con un valore aggiunto sempre maggiore. Se e quando sara’ in grado di farlo, avra’ vinto la competizione internazionale. Ma ci riuscira’?

Non ci sono molte imprese davvero innovative in Cina. La spinta determinata dalla tecnologia in Cina e’ minata da varie difficolta’ dovute alla mancanza di fonti di finanziamento per piccole idee e per progetti imprenditoriali e per una forte ingerenza delle banche statali che tendono a privilegiare progetti grandi che mirano piu’ alla quantita’ che alla qualita’ o alla ricerca tecnologica.

Le societa’ aperte come quella di Taiwan sono forse piu’ lente ad intraprendere grandi opere con la imponenza e velocita’ di Pechino, ma sono migliori in quanto a creativita’ ed innovazione. Nonostante tutti successi industriali e le grandi opere che la Cina sta mostrando al mondo, l’ingerenza del partito e’ ancora notevole e spesso pone un freno allo sviluppo della economia e della societa’ Cinese. Un freno che va dal controllo della Rete alla totale intolleranza contro forme anche piccole di protesta politica o di liberta’ religiosa, che continuano ad essere soppresse con la violenza.

Inoltre, gli edifici di Pechino non sono il frutto di una creativita’ coltivata “in casa”, ma sono importati dall’estero. Sono edifici pensati dai grandi architetti internazionali e con la principale funzione di manifestare il potere dello Stato.

Fonte: FT

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La campagna promozionale di San Diego

Pubblicato da janejacobs su giugno 16, 2008

 

Tiger Woods a Torrey Pines, il campo da Golf pubblico dove si tiene l’US Open

Gli abitanti di San Diego ritengono che la loro citta’ sia la piu’ bella degli Stati Uniti. San Diego ha centinaia di chilometri di bellissime coste, un clima temperato e attrattive turistiche di rilievo fra cui il famoso parco acquatico Sea World. Per queste ed altre ragioni San Diego ha una qualita’ della vita molto elevata.

San Diego ha anche una reputazione per avere ospitato importanti eventi sportivi. A San Diego si e’ ospitato il Superbowl per tre volte l’ultima delle quali nel 2003. Tuttavia, San Diego non aveva mai ospitato prima d’ora l’US Open, un prestigioso torneo di golf.

Gli organizzatori del torneo si aspettano piu’ di 42,000 spettatori al giorno sui campi di Golf di San Diego per sette giorni. Questo torneo sara’ il piu’ grande avvenimento sportivo mai ospitato dalla citta’ di San Diego per numero di spettatori. L’importanza di questo torneo a livello americano e internazionale dara’ a San Diego un’opportunita’ unica di presentarsi agli occhi del mondo. Tale opportunita’ potra’ essere sfruttata con saggezza o potra’ essere sprecata.

Gli amministratori di San Diego potrebbero comprare pubblicita’ sotto forma di cartelloni pubblicitari, spot radiofonici, televisivi o banners su Internet come fanno gli amministratori di molte regioni Italiane (Sicilia, Campania, Veneto e Piemonte). Invece un evento come l’US open procura alla citta’ ore o ore di copertura televisiva. Inoltre San Diego potra’ attrarre molti turisti Europei grazie alla debolezza del dollaro. Oltre alle centinaia di migliaia di spettatori, ci saranno dai 12,000 ai 15,000 addetti a lavorare sul campo dell’US Open. Tra questi ci sono 6,000 volontari provenienti da 19 Paesi.

Gli organizzatori del torneo hanno vietato di parcheggiare nella zona del campo da Golf di Torrey Pines, dove si terra’ il torneo, ma dovranno lasciare la loro auto nel parcheggio dello Stadio Qualcomm che aveva ospitato i rifugiati del grande incendio lo scorso anno. Da li’ ci sara’ un servizio navetta che li portera’ al campo da golf. Agli abitanti di San Diego e’ stato richiesto di evitare il piu’ possibile l’uso dell’automobile durante il torneo.

 Tra le migliaia di spettatori e di addetti ai lavori, molti di loro trascorreranno a San Diego almeno una settimana. Mentre il Superbowl era un evento sportivo di una sera, l’US Open dura per un’intera settimana, pertanto gli albegatori ed i ristoratori della citta’ avranno il tutto completo per almeno una settimana.

Il Golf e’ diventato uno degli sport piu’ profittevoli grazie alla sua popolarita’ fra gli imprenditori, i direttori di aziende e le classi agiate in generale. Pertanto gli sponsors sono pronti a sborsare cifre enormi per l’organizzazione. Fra gli sponsor di quest’anno ci sono: American Express, Lexus, IBM e RBS, i quali sono desiderosi di promuovere i loro prodotti alla classe agiata.

Inoltre, varie imprese farmaceutiche, finanziarie, pubblicitarie e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, invitano al torneo i loro clienti per promuovere gli affari. Pertanto, anche se l’US Open non ha una forte presa popolare come il Superbowl, ha senz’altro la capacita’ di attirare la classe piu’ ricca. La citta’ di San Diego non ha bisogno di una spinta, ma il torneo servira’ ad attrarre nuovi visitatori, specialmente nel mondo degli affari.

Il campo da Golf di Pubblico Torry Pines, dove si terra’ il torneo, e’ stato restaurato con una spesa di $3.5 milioni ed e’ stato finanziato da un gruppo di imprenditori di San Diego che avevano il sogno di portare il torneo nella loro citta’. Lavorando assieme al sindaco di San Diego, alla polizia locale ed ad altri amministratori locali, gli imprenditori hanno proparato un piano dimostrando che San Diego sarebbe stata una ottima candidata per ospitare il ricco torneo. E hanno vinto.

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L’ Expo di Saragozza 2008

Pubblicato da janejacobs su giugno 11, 2008

Il ponte-padiglione disegnato da Zaha Hadid per l’Expo 2008

Per secoli Saragozza ha voltato le spalle al fiume Ebro, il piu’ lungo della Spagna, che attraversa la citta’ e che sorge in Cantabria e sfocia nel Mediterraneo. Nessuno dei piu’ importanti edifici di Saragozza, inclusa la sua cattedrale, la Basilica barocca del Pilar, si affaccia sul fiume. Tuttavia, in occasione dell’Expo 2008, Saragozza intende mettere al centro dell’Esposizione il tema dell’acqua, e nel frattempo diventare una delle piu’ importanti citta’ della Spagna. Il tema dell’Expo 2008 e’: “Acqua e Sostenibilita’”, una scelta ispirata al clima arido della regione.

Tuttavia, il tema dell’acqua non e’ un tema solo locale, ma gli organizzatori dell’Expo 2008 intendono risvegliare il tema della scarsita’ d’acqua e di come gestire con responsabilita’ tale risorsa. Piu’ di 100 Paesi parteciperanno a Saragozza 2008, che apre i battenti questa settimana e gli organizzatori aspettano dai 6 ai 7 milioni di visitatori nei tre mesi di durata dell’Expo.

Saragozza e’ stata trascurata per decenni. Tuttavia, 25 anni fa il governo centrale Spagnolo e quello regionale dell’Aragona, di cui Saragozza e’ capitale, hanno sviluppato dei progetti per porre fine all’isolamento economico della citta’ e per rivitalizzare la regione. Il governo centrale e quello regionale hanno iniziato a considerare le caratteristiche della regione, una regione scarsamente popolata e con grandi spazi, con estati calde come l’inferno, con inverni gelidi -particolarmente vicino ai Pirenei- e con pianure ventose.

Il governo Spagnolo e quello Aragonese sono riusciti a trasformare in punti di forza queste condizioni climatiche ostili. Le fredde aree dei Pirenei al Nord sono diventate stazioni sciistiche , le pianure ventose sono diventate delle fattorie di impianti eolici ed il caldo torrenziale e’ stato trasformato in energia solare rinnovabile.

Tuttavia, il piu’ importante sviluppo dell’area e’ derivato dall’intuizione geografica che vede Saragozza ad un raggio di 300km dalle citta’ di Madrid, Bilbao, Barcellona, Valenza e Tolosa in Francia. Tale intuizione ha portato allo sviluppo del piu’ grande parco logistico d’Europa che si estende su 13km quadrati e che risale all’anno 2000.

La Inditex, il piu’ grande rivenditore Europeo di abbigliamento fa affidamento per il suo successo sull’efficienza della logistica e ha deciso di impiantare la sua base a Saragozza, altre grose multinazionali fra cui la DHL e la Barclays Bank hanno seguito la Inditex. Il Massachussets Institue of Technology ha fondato a Saragozza una facolta’ di logistica dove l’insegnamento si fa in mezzo alle attivita’ produttive del parco logistico di Saragozza. Tale facolta’ attrae studenti da tutto il mondo.

L’Expo dovrebbe essere un’altra occasione per migliorare l’aspetto ed aumentare la ricchezza di Saragozza, quando la citta’ ospitera’ professori ed esperti di risorse idriche che genereranno idee per migliorare i problemi derivanti dalla mancanza d’acqua.

Uno dei pezzi centrali dell’Expo sara’ il Ponte-Padiglione progettato da Zaha Hadid. Saragozza spera che questa struttura, che assomiglia ad un gladiolo, diventera’ un simbolo della citta’ come il Museo Guggenheim lo e’ diventato per la citta’ di Bilbao.

Nel 1992 Siviglia ospito’ un’Expo che si contraddistinse per sprechi, corruzione e per mancanza di pianificazione. A Saragozza, gli organizzatori giurano di aver imparato dagli errori di Siviglia e di aver costruito solo edifici che avranno un uso economicamente sostenibile anche dopo l’Expo. Saragozza e’ convinta che i benefici dell’Expo dureranno a lungo.

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Citta’ Cinesi

Pubblicato da janejacobs su giugno 9, 2008

Mentre gli Stati Uniti stanno per piombare in una grande recessione il mondo guarda con speranza alle citta’ Cinesi come al motore della crescita economica mondiale. La crescita dell’economia delle citta’ costiere Cinesi e’ senz’altro stata spettacolare ed ora pare piu’ forte che mai. L’economia della Cina e’ piu’ grande di quella dell’Italia, della Francia e dell’Inghilterra e si avvicina a quella della Germania.

Gli investimenti in infrastrutture rappresenatano circa la meta’ della crescita in Cina e sono in forte contrasto con quello che sta avvenendo alle infrastrutture negli Stati Uniti, dove tali investimenti sono in continua diminuzione. Secondo il nuovo piano quinquennale di Pechino che scade nel 2010, la spesa pubblica nel trasporto pubblico raddoppiera’ rispetto al decennio precedente.

Le famiglie Cinesi consumano sempre piu’ grazie a salari maggiori e grazie al boom della Borsa nella quale molti Cinesi investono i loro risparmi; una borsa che e’ cresciuta moltissimo fino alla fine del 2007. Un evento epocale e’ stato l’emergere di un classe media che non esisteva nei decenni passati. Questa classe media ha fatto aumentare la domanda di beni di consumo di fascia alta come i personal computer e le automobili.

Il 2008 e’ l’anno delle Olimpiadi e nonostante le templeste e i terribili terremoti di quest’anno, la Cina dovrebbe continuare a crescere ad un tasso del 9-10% all’anno.

La Cina continuera’ a crescere anche se la sua crescita non sara’ guidata piu’ dalle esportazioni di magliette e di giocattoli negli Stati Uniti, perche’ le citta’ Cinesi, soprattutto quelle sulla costa, sono state in grado di espandere i loro mercati cittadini, espandere le competenze dei loro lavoratori, espandere le unita’ produttive al di fouri dei confini cittadini, migliorare la tecnologia ed espandere il capitale (le 5 cinque forze delle citta’).

Grazie al dinamismo delle sue citta’ costiere, la Cina continuera’ a crescere anche se non e’ una democrazie e anche se il suo governo non permette la liberta’ di espressione.

Il rimpiazzo delle importazioni sottolinea l’emergere di ua domanda domestica di beni da parte dei cinesi e questo processo dovrebbe continuare.

Certo, occorre mantenere un minimo di stabilita’ sociale; e per ora il Partito Comunista di Pechino ci e’ riuscito, e quasi sicuramente ci riuscira’ finche’ il tasso di crescita dell’economia rimarra’ a questi livelli. Il Partito Comunista ha la volonta’ ed i mezzi di pompare tutte le risorse necessarie a mantenere questi livelli di crescita.

Il fattore dietro l’ottimismo della Cina risiede nella struttura economica delle sue citta’ che sono flessibil, diversificate e con impenditori e lavoratori desiderosi di imparare, di imporvvisare e di arricchirsi. Le citta’ della costa sono i motori della crescita Cinese e continueranno a rimanerlo negli anni a venire.

Solo il 40% della popolazione Cinese vive nelle citta’. Questa percentuale e’ destinata ad aumentare sensibilmente, in particolare nelle citta’ di Shanghai, Shenzhen e Guanzhou.

Il governo Cinese fara’ quanto puo’ per preservare l’occupazione, per mantenere basso il costo della vita eper mantenere una pace sociale fra campagne dell’entroterra e citta’ costiere. Il governo Cinese permettera’ l’apprezzamento graduale della sua valuta, il che rendera’ le esportazioni delle citta’ cinesi nelle citta’ Occidentali piu’ care. Il che vorra’ dire che i Cinesi inizieranno a produrre beni a maggiore valore aggiunto, ma anche ad esportare inflazione in Occidente, cosa che sta gia’ avvenendo.

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Globalizzazione nelle citta’ Slovacche

Pubblicato da janejacobs su giugno 6, 2008

 

 Samorin

Dieci anni fa Samorin, una cittadina della Slovacchia, era un buon punto di osservazione per osservare gli effetti della globalizzazione nell’Europa dell’Est. La citta’ era piena di lavoratori qualificati in cerca di lavoro ed il tasso di disoccupazione era del 20%. Gli investitori stranieri arrivarono puntualmente. La Samsonite, un produttore di valigie, trapianto’ uno dei suoi impianti produttivi a Samorin.

Samorin e’ vicina al confine tra Slovacchia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca, e quindi collegata benissimo con le grandi autostrade e con gli aeroporti del Centro Europa.

I lavoratori, i sindacalisti e i politici dell’Europa Occidentale si sono lamentati che la fabbriche si trasferivano ad Est. Ma i burocrati ti Bruxelles, i politici ed i sindacalisti, e sotto sotto anche i lavoratori, hanno sempre saputo che questo sarebbe successo.

Dieci anni dopo, anche se nuovi investimenti e lavori stanno ancora arrivando in Slovacchia, Samorin ha gia’ perso molte delle fabbriche che aveva attratto dieci anni fa. La Samsonite ha chiuso il suo impianto nel 2006 licenziando 350 lavoratori e spostando la sua produzione in Cina.

Gli stipendi dei lavoratori Slovacchi sono cresciuti in fretta e molti sono emigrati in Europa Occidentale. A Samorin, un operaio non specializzato guadagna fra i 380 e i 480 euro al mese. Samorin e’ una triste realta’ di come la globalizzazione abbia frammentato il sistema delle forniture in frazioni sempre piu’ piccole, creando lavori in tutto il mondo, ma castrando il processo di rimpiazzo delle importazioni che permette alle comunita’ locali di creare ricchezza.

Lo stabilitmento della Samsonite in Slovacchia era lo specchio dello stabilimento della Samsonite in Belgio, che la Samsonite operava prima di aprire lo stabiimento a Samorin. Se licenziavano 100 dipendenti in Belgio, ne assumevano 100 a Samorin. Ma a Samorin non c’erano problemi con i sindacati, di piu’, non c’erano sindacati. I proprietari della Samsonite non erano persone avide o senza scrupoli. Essi pagavano i loro dipendenti a Samorin piu’ della media. Anche se i costi in Asia erano ancora piu’ bassi, vi era una convenienza geografica nel produrre in Europa perche’ in tal modo si diminuivano i costi di trasporto.  Il ruolo dallo stabilimento della Samsonite a Samorin era di far fronte alla domanda di bagagli di alta fascia, quando  vi erano picchi di domanda nella stagione delle vacanze. Cio’ che ha ucciso l’impianto era l’effetto dei piu’ alti costi di lavoro dei fornitori della Samsonite a Samorin, i quali si erano progressivamente trasferiti in Asia. Alla fine, la fabbrica doveva far arrivare i componenti per i suoi bagagli (cerniere, tessuti, ecc.) dall’Asia con conseguenti forti aumenti delle spese di trasporto.

La Samsonite risiedette in Belgio per 30 anni e solo 9 anni a Samorin. Tutto si sta facendo piu’ veloce.

A Samorin ora arrivano lavoratori dalle parti piu’ orientali della Slovacchia, ma gli abitanti si sentono molto diversi e migliori di loro. Spesso gli immigrati della Slovacchia dell’Est si ubriacano e scatenano risse. Alcuni abitanti danno la colpa agli immigrati per l’aumento di criminalita’ e dei furti. Spesso gli immigrati che arrivano a Samorin lavorano per qualche anno negli stabilimenti rimasti in citta’ e poi partono alla volta della Gran Bretagna o dell’Irlanda dove arrivano a guadagnare fino a tre volte piu’ che a Samorin.

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Fonte: Economist

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Economia zarista

Pubblicato da janejacobs su maggio 21, 2008

 

Caterina di Russia

 Circa due secoli fa, Caterina impreatrice di Russia disse:

“La maggior parte delle nostre fabbriche si trova a Mosca, che e’ la citta’ meno conveniente per l’industria in tutta la Russia. Mosca e’ sovrappopolata e i lavoratori sono diventati pigri e dissoluti… D’altra parte, in Russia ci sono centinaia di piccole citta’ che stanno cadento in rovnia. Perche’ non trasportare una fabbrica in ognuna di queste citta’ decadenti, in proporzione alla geografia e alla qualita’ dell’acqua di ogni distretto? Il lavoratore si darebbe piu’ da fare e le citta’ potrebbero rifiorire.”

Come forse era naturale, dal momento che Caterina era una sovrana assoluta, lei pensava all’economia come si pensa ad un esercito. Se possiedi un territorio ed un esercito, puoi spostare le truppe dove pensi che siano piu’ necessarie, non importa cosa tali truppe vogliono fare del loro tempo libero.

Ma dal momento che un’economia non assomiglia per niente ad un esercito, ne’ si sostiene allo stesso modo, non si puo’ pensare all’economia come ad un esercito.  Cio’ nonostante, i successori Sovietici della zarina Caterina e quasi tutti i governanti al mondo hanno mantenuto queste idee semplicistiche che apparentano economie ad eserciti. Caterina di Russia non si faceva troppe domande del tipo: Cosa succederebbe se ci fossero state troppe poche fabbriche in quelle citta’ in rovina? Cosa succedederebbe se le fabbriche trapiantate se andassero, fallissero o diventassero obsolete? Cosa si lascerebbero dietro? Cosa succederebbe se le fonti economiche di queste fabbriche si prosciugassero e nuove fonti non sgorgassero?

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Vani tentativi di attrarre investimenti industriali

Pubblicato da janejacobs su maggio 12, 2008

Tantissime regioni del mondo sono economicamente inerti e stagnanti, non sono in grado di generare industrie da se’ e cio’ nondimeno voglioniono attrarre investimenti industriali;  pertanto la domanda di trapianti industriali supera di gran lunga l’offerta.

Fra i vari “trapianti” che le citta’ producono, molti non sono in grado di spostarsi lontano. Ad ogni momento, solo una piccola frazione di industrie sono abbastanza autosufficienti da essere in grado di “trapiantare” le proprie fabbriche in regioni molto lontane. E quando consideriamo che molte di queste industrie hanno un’alta densita’ di capitale e una bassa densita’ di lavoro, allora e’ vano sperare che fabbriche “trapiantate” da lontano o dall’estero possano salvare economie arretrate. Il “trapianto” non risolve ne’ il problema della disoccupazione, ne’ aumenta la ricchezza.

Anche negli Stati Uniti la domanda di “trapianti” industriali e’ molto maggiore dell’offerta. Una tale situazione ha portato il Wall Street Journal a scrivere:

“Il governatore del Minnesota si sta agitando nei confronti dell’iniziativa del Sud Dakota di attrarre le imprese del Minnesota sul suo suolo. Piu’ di 60 imprese si sono trasferite dal Minnesota al Sud Dakota negli anni recenti… Il governatore ha assicurato che non permettera’ altri “trapianti” altrove di imprese del Minnesota e che cerchera’ a sua volta di attrarre imprese da altri stati… Il Michigan, che si trova in forte stagnazione eocnomica, cerca di attrarre imprese dall’Indiana, ma anche altri stati cercano di persuadere le imprese dell’Indiana di trasferirsi. “Sono avvoltoi” dice un ufficiale del Michigan… Lo stato sta cercando di fermare questo fenomeno nel suo piano finanziario per attrarre compagnie tecnologiche… L’intero Midwest e’ diventato un obiettivo per gli Stati del Sud. Questi Stati cercano di rafforzare le loro basi industriali cercando di offrire incentivi a fabbriche di utensili e macchinari dagli Stati del Midwest.

Le Silicon Valleys della California e del Massachussets sono invase da ufficiali provenienti da altri Stati che cercano di offrire alle loro imprese ogni possibile incentivo. “Molti Stati pensano che le compagnie tecnologiche saranno i loro salvatori” dice il direttore di comunicazioni del Congresso del Nordest Midwest, un’alleanza regionale di Stati del Midwest. ” Molti ufficiali locali si preoccupano che la competizione portera’ ad un dannoso taglio delle tasse e dei contributi al fine di attrarre nuove fabbriche… Il problema  e’ che tutti rincorrono la stessa preda.”

 

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Taiwan: quando le industrie portano ricchezza

Pubblicato da janejacobs su maggio 5, 2008

Taipei 101 - The World Tallest

Taipei

  E’ possibile costruire un’economia armoniosa ed autosufficiente dopo avervi impiantato fabbriche dall’esterno? L’esperienza suggerirebbe che non e’ possibile poiche’ le piu’ vigorose citta’ si sono formate in regioni fornitrici di materie prime. Al contrario, poche citta’ economicamente prospere si sono formate in regioni in cui venivano impiantate fabbriche, anche se tali impianti risalgono sin dai tempi del Rinascimento, quando le ricche citta’ facevano svolgere le attivita’ di filatura e tessitura a piccoli villaggi circostanti. Ai nostri tempi, l’esperienza di Taiwan ci dimostra che non e’ impossibile sviluppare una citta’ dinamica attraverso il trapianto di fabbriche.

 I successo di Taiwan risale al 1956, quando il governo locale inizio’ una riforma agraria con lo scopo di trasferire la proprietà del suolo agricolo dai padroni tradizionali ai contadini che lavoravano la terra. Il governo ripago’ i padroni del terreno in un modo singolare facendo si’ che tali proprietari terrieri, simili ai latofondisti di tipo feudale, si trasformassero in capitalisti cittadini. Il governo di Taiwan vincolava i latofondisti che vendevano le loro terre ad investire il ricavato in investimenti industriali nell’isola di Taiwan. Il posto che la maggior parte degli investitori scelse fu Taipei, la sua piu’ grande citta’: una scelta giusta, visto che Taipei ospitava il maggior numero di lavoratori e consumatori ed il maggior numero di produttori di beni e servizi.

 A quel tempo Taiwan riceveva trapianti di impianti industriali leggeri dagli Stati Uniti grazie al suo basso costo della manodopera. Taiwan continuo’ a ricevere tali impianti in abbondanza, ma allo stesso tempo qualcos’altro stava accadendo.

 I Taiwanesi che avevano lavori nelle industrie impiantate dall’estero avevano imparato da quell’esperienza come costituire e come condurre una fabbrica, cosi’ come gli uomini di Napizaro  avevano imparato dalla loro eperienza di Los Angeles a condurre una fabbrica tessile. Ma a Taipei, venivano ora portate assieme a queste competenze anche capitali locali; gli uomini di Taipei acquistavano esperenza nelle fabbriche e le imprese di Taipei riuscivano ad attrarre capitali grazie alla riforma agricola. Alcune imprese iniziavano a prendere commesse dagli esportatori di Hong Kong. Altre iniziavano a fare concorrenza alle imprese impiantate dalle multinazionali straniere. Poiche’ le imprese di Taipei non erano completamente autosufficienti iniziavano ad improvvisare assumendo manodopera locale per aiutarli. In questo modo non solo assunsero maggiore forza lavoro locale, ma crearono nuove competenze che si diversificarono e si moltiplicarono. E in questo modo, mentre si aprivano nuove nicchie di produzione, Taipei sviluppava delle solide fondamenta per una produzione simbiotica e versatile per i propri bisogni economici. I sistemi di imprese simbiotiche divennero capaci non solo di aiutarsi l’un l’altro, ma anche di rimpiazzare con la loro produzione alcuni dei beni che venivano importati per la produzione e per il consumo locale.

Taipei ebbe una splendida fioritura economica per circa quindici anni. Come ogni citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, Taipei inizio’ a generare una propria area metropolitana, e come ogni citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni inizio’ a generare una grande quantita’ di capitale. Non solo lo sviluppo economico ripagava gli investimenti che erano stati fatti negli anni precedenti, ma generava un surplus. Parte di quael surplus permise a Taiwan di finanziare la propria industria pesante nalla citta’ di Kaohsiung – la quale aveva inziato essa stessa a rimpiazzare le importazioni, incluse quelle provenienti da Taipei.

 Tutto questo sviluppo e questa grande espansione gradualmente rese Taiwan un luogo meno attraente per impiantare la produzione da parte di citta’ lontane. Il proprietario di un’industria di giocattoli americana che si era impiantata a Taiwan aveva detto ad un giornale canadese nel 1979: “abbiamo impiantato una fabbrica e abbiamo lavorato a Taiwan con successo per circa un decennio, ma abbiamo dovuto chiudere perche’ non trovavamo piu’ nessuno disposto a lavorare per noi. Taiwan era diventata troppo industrializzata e i dipendenti chiedevano salari troppo alti.”

 Nel frattempo, i contadini che avevano ricevuto appezzamenti di terreno con la riforma agraria avevano beneficiato dalla vicinanza di due aree metropolitane a cui rivolgere le proprie esportazioni e a cui inviare l’eccesso di lavoratori. “La gente da tutta Taiwan si riversa a Kaohsiung alla ricerca di una vita migliore – lavori, alloggi, servizi, negozi, scuole, ospedali e molto altro – tutte cose che erano molto ben sviluppate, specialmente considerando gli standard asiatici dell’epoca. Ad un osservatore occidentale, Kaohsiung poteva sembrare caotica, senza una particolare storia e senza particolari attrattive, ma era senz’altro un posto in cui vi era una forte mobilita’ sociale verso l’alto, un posto dove i figli degli agricoltori potevano fare un salto di qualita’ nel loro stile di vita che i loro antenati legati alla terra non avevano potuto fare in piu’ di mille anni.

Invece di vincolare i latifondisti espropriati ad investire in fabbriche, il governo avrebbe naturalmente potuto farlo da se’. Ma se cosi’ avesse fatto, avrebbe tolto la possibilita’ ai cittadini di Taiwan di arricchirsi grazie alla loro capacita’ di improvvisazione, alla loro felssibilita’ e alla loro diversita’. Se il governo avesse accentrato lo sforzo industriale, probabilmente non sarebbero sorte nuove scuole formate da ex operai specializzati che avevano accumulato esperienza e che avevano scoperto nuove nicchie produttive.

Forse quello che accadde a Taiwan non puo’ essere replicato in altri posti. Forse l’improvvisazione del capitale cittadino che era stato messo in pratica la Taiwan, non poteva essere messo in pratica altrove. Me questa e’ la natura dell’improvvisazione economica e del successo economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. E’ il frutto dell’applicazione pratica dell’innovazione in quel tempo, in quel luogo e con le risorse e le opportunita’ disponibili. Le improvvisazioni danno spesso bellissime sorprese alla vita economica.

Anche se tale successo e’ difficilmente replicabile altrove, mi sembra che i principi base dietro all’esperienza Taiwanese possano in qualche modo essere trasferibili. Potrebbero essere cosi’ riassunti:

“Se la nostra manodopera a basso costo puo’ essere utilizzata dagli stranieri, dovremmo essere in grado di utilizzarla noi stessi”; e “se i trapianti di industrie multinazionali ci danno esperienza e competenze, possiamo utilizzare tale esperienza e tali competenze nel modo che preferiamo.”

Alcuni si chiedono, ad esempio, cosa avrebbe potuto raggiungere Porto Rico se, ai trapianti nell’isola delle multinazionali il governo di Porto Rico avesse trovato un modo per fare arrivare del capitale nelle mani dei suoi abitanti. Fra qualche tempo, vedremo probabilmente che a Porto Rico si insedieranno  multinazionali provenienti da Taipei e da Kaohsiung. Continua…

 

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Cattedrali nel deserto

Pubblicato da janejacobs su maggio 2, 2008

 

 

Impiantare una fabbrica non e’ sufficiente a creare ricchezza

 Molti governatori di regioni povere hanno cercato di attrarre industrie da lontano nella speranza di generare economie sviluppate come nelle aree metropolitane; ma questa strategia ha procurato delusioni in Grecia, nel Mezzogiorno Italiano, nelle Provnce Marittime Canadesi e in molte altre regioni che non sono in grado di generare industrie da se’. In Sicilia un disilluso ufficiale pubblico ha definito gli impianti industriali finanziati dal governo Italiano e trapiantati al Sud: “Cattedrali nel Deserto“.

Molte multinazionali hanno impiantato i loro impianti industriali in Grecia e hanno inquinato l’aria e l’acqua di questa terra povera e poco abitata.  Cio’ nonstante, i giovani emigravano nell’Europa del Nord in cerca di lavoro, mentre per quelli che rimanevano c’era solo disocupazione e poverta’. I salari dei lavoratori nelle fabbriche impiantate da lontano erano simili ai salari degli agricoltori che producevano beni agricoli da esportare in mercati di citta’ lontane. Tuttavia, Atene non era in grado di rimpiazzare le importazioni dei beni di cui i Greci avevano bisogno e cosi’ si ritrovava ad importarli a caro prezzo da citta’ lontane. Se le citta’ Greche fossero in grado di rimpiazzare le importazioni genererebbero loro stesse industrie domestiche e multinazionali che si andrebbero ad impiantare in terre lontane invece di contare su impianti industriali venuti dall’estero che sono pressoche’ autosufficienti e non portano ricchezza alle popolazioni locali. Continua…

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Gli impianti industriali del Portorico

Pubblicato da janejacobs su aprile 27, 2008

 

Perche’ nuovi impianti industriali non hanno arricchito il Portorico?

  Il Portorico ha cercato di attrarre impianti da regioni lontane da molto meno tempo della Georgia , ma ha avuto molto piu’ successo. Per quarantacinque anni, il Governo del Portorico ha attratto industrie che richiedessero molta manodopera per fornire lavoro agli abitanti dell’isola e salari alla propria economia. Oltre al basso costo della manodopera, il Portrico poteva offrire porti efficienti, sconti fiscali, corsi di formazione finanziati dal governo e prestiti a tassi agevolati che potessero aiutare le imprese che volessero impiantarsi in Portorico per sopperire ai costi di trasferimento. Il territorio dell’isola ora e’ punteggiato da stabilimenti e fabbriche di grandi multinazionali e di produttori di magliette , giocattoli, microprocessori e altri prodotti dell’industria cosidetta “leggera”.

Ma quando questi impianti lascianorono il Porto Rico in cerca di manodopera ancora meno cara, come hanno fatto all’inizio degli anni ’70, lasciano dietro di se’ il vuoto, cosi’ come lo avevano lasciato in Georgia.

Tale vuoto e’ stato cosi’ descritto dal direttore del direttore del programma antipoverta’ della citta’ Portoricana di Ponce: “Non rimane alcun sistema di relazioni simbiotiche simile a quelli che si sviluppano nelle citta’ e nelle aree metropolitane quando alcune delle loro industrie si impiantano, si trasferiscono in posti lontani come il Portorico”.  Continua…

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Le imprese iniziano nelle citta’

Pubblicato da janejacobs su aprile 24, 2008

Impianti della Lockheed 

La Lockheed Aircraft, un’impresa produttrice di aerei originaria di Los Angeles, costrui’ una fabbrica nella città di Marietta, Georgia. Questa fabbrica era di dimensioni notevoli. Senz’altro lo era per la parte Sud Orientale degli Stati Uniti.

 In precedenza, negli anni in cui la Lockheed era stata fondata e negli anni immediatamente successivi, la Lockheed aveva bisogno di un’economia cittadina costituita da un’intricata rete di produttori, fornitori e consumatori interconnessi fra loro. La città di Atlanta, che era la citta’ piu’ grande del Sud degli Stati Uniti,  non avrebbe permesso lo sviluppo di una impresa come la Lockheed, ancora meno Marietta. Il fondatore della Lockheed, Allen Loughead, disegno’ il suo primo aeroplano nel 1920 e dovette arrangiarsi a trovare le centinaia di componenti per la produzione del suo aereo nel’economia cittadina di Los Angeles: vari tipi di attrezzi, lamiere di alluminio, cavi elettrici, ruote, raggiere, impianti elettrici e cosi’ via. La maggior parte dei componenti dell’aereo erano prodotti a Los Angeles: e per i componenti che non erano prodotti a Los Angeles Loughead poteva fare affidamento su vari importatori, distributori e agenti che operavano a Los Angeles. E se alcuni componenti non esistevano, le imprese di Los Angeles erano in grado di produrle in base alle specifiche tecniche fornite dal Signor Loughead, cosi’ succedeva anche per i produttori del Nord Italia che avevano meravigliato il Professor Sabel. Loughead dovette anche darsi da fare per cercare personale qualificato con le competenze necessarie a costruire un aereo: disegnatori, meccanici, progettisti, collaudatori, e cosi’ via. Non sorprenderà che Loughead dovesse dipendere dai consumatori di Los Angeles: in fatti Loughead fu in grado di mantenersi mentre lavorava al suo primo progetto, vendendo voli  turistici agli abitanti di Los Angeles e a turisti che si trovavano a Los Angeles. Nessun prestito, per quanto generoso avrebbe potuto superare gli sprechi di energia, il tempo perso, gli errori e i ritardi derivati da una progettazione effettuata fuori da un’economia vibrante come quella di Los Angeles o di un’altra grande città. Anche nella fase di espansione la Lockheed aveva sempre bisogno di una grande città. Poteva muoversi in periferia, ma non poteva spostarsi troppo lontano; necessitava delle relazioni con gli altri produttori di beni e servizi di cui aveva bisogno. Nel frattempo, mentre la Lockheed cresceva, aiutava altri produttori a ramificare le proprie competenze e ad aumentare la loro versatilità.

Il motivo per cui la Lockeed si trasferi’ ad un certo punto in una fabbrica nella lontana Georgia era che era diventata una compagnia auto-sufficiente; la Lockheed era diventata in grado di produrre internamente molti dei componenti di cui aveva bisogno, aveva al suo interno competenze e servizi che prima aveva ricevuto da fornitori esterni, ed era diventata abbastanza grande da poter rifornirsi in maniera efficiente dai suoi fornitori indipendentemente da quanto tali fornitori fossero distanti. La sede principale era rimasta a Los Angeles, una sede che svolgeva ancora una buona parte del lavoro, ma molte operazioni potevano essere svolte nella lontana Georgia a costi più bassi.

Un recente modello di un aeroplano Lockheed

A Marietta, la Lockheed aveva bisogno dell’intricata rete di fornitori di beni e servizi di cui aveva bisogno a Los Angeles; se cosi’ fosse stato, la Lockheed non si sarebbe trasferita a Marietta. Pertanto, a Marietta la Lockheed non riprodusse tale rete di fornitori, perché semplicemente non poteva farlo, nemmeno in piccolo, perché quell’economia non lo consentiva.

Le speranze dei Georgiani di una regione che producesse beni diversificati in un’economia fiorente per il proprio popolo e per le fabbriche della Georgia non potevano essere soddisfatte dal semplice trasferimento dell’impianto della Lockheed. Tuttavia, con la Lockheed, si creava lavoro e si creavano nuovi salari per gli abitanti di Marietta. Ma i salari andavano ad aumentare i beni importati da città lontane e non prodotti in quella regione. Per quanto riguardava i beni che Marietta invece produceva, essi venivano esportati in mercati di città lontane o in basi militari in altre zone degli Stati Uniti o in nazioni straniere. In breve, questi impianti provenienti da città distanti avevano creato in quella regione della Georgia una regione che produceva beni per mercati lontani, non dissimile ai beni prodotto dall’Uruguay.

La fragilità dell’economia della Georgia apparve evidente negli anni ’70 quanto gli stabilimenti tessili iniziarono a chiudere perché andavano alla ricerca di manodopera che costasse meno di quella della Georgia e alla ricerca di minore regolamentazione. Se tali stabilimenti fossero rimasti in Georgia, non avrebbero più potuto competere con i produttori stranieri, per cui le alternative erano il fallimento o il trasferimento degli stabilimenti altrove; entrambe le alternative volevano dire per la Georgia la chiusura di impianti industriali. La chiusura degli stabilimenti lasciava dietro di se’ il vuoto. Gli stabilimenti impiantati da città lontane si rivelarono un fallimento per coloro che avevano sperato che l’apertura di fabbriche nella regione sarebbe stato il seme dello sviluppo industriale. Quanto la Lockheed chiuse i suoi impianti in Georgia non lascio’ nulla dietro di se’.

Gli intellettuali come Grady avevano sperato che la regione avesse potuto svilupparsi come un’area metropolitana, ma tale caratteristica dipendeva da industrie che sono autosufficienti e versatili. Quando le imprese cittadine si trasferiscono nelle regioni attorno alle città, riescono a bilanciare la relativa lontananza dalle città con un minore costo degli affitti degli immobili. Questo fenomeno si riflette anche fisicamente sui tratti fisici del territorio di una regione metropolitana industrializzata. Molte delle imprese generate dalle città si possono trasferire, ma non possono trasferirsi troppo lontano, se dipendono da costanti relazioni con fornitori e consumatori. Questo e’ il motivo per cui le aree metropolitane non solo producono ampiamente e per le loro popolazioni e per altre regioni, ma riescono anche a diversificare i la produzione in modo tale da evitare il collasso economico se alcune condizioni di mercato vengono meno. Continua…

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Impiantare industrie in regioni lontane

Pubblicato da janejacobs su aprile 22, 2008

La tipica diagnosi del problema delle regioni che forniscono materie prime , delle regioni spopolate e delle città con economie stagnanti e’ che “non c’e’ abbastanza industria”; e quindi la cura standard e’ quella di “attrarre nuove industrie”. Cosa sono queste industrie da attrarre? E da dove vengono? La maggior parte delle industrie si e’ originariamente sviluppata nelle città e nelle aree metropolitane, ma con il tempo sono state in grado di lasciare la loro “casa” originaria per trasferirsi in regioni distanti prive città in grado di rimpiazzare le importazioni . Queste industrie sono diverse dalle industrie cittadine e non hanno effetti positivi sulla vita economica o sullo sviluppo delle regioni in cui si vanno ad impiantare.

Per capire questo, torniamo al luogo della Georgia che Henry Grady descrisse nel 1889 rivolgendosi ad un pubblico di industriali e banchieri di New York e Boston. Nel suo discorso, alla scena del funerale, Grady faceva seguire un racconto giubilante di cambiamenti e di meraviglie. Grady raccontava che, tornato dopo qualche tempo al cimitero, trovava una grande cava di marmi a pochi chilometri di distanza. Le colline di ferro brulicavano di minatori e risuonavano del brulichio e degli ingranaggi meccanici per la sua estrazione. Probabilmente il ferro era destinato alle acciaierie di Birmingham, Alabama , trapiantato nel 1879 da Pittsburgh. Nella zona si erano impiantati quaranta fabbriche per la filatura del cotone e vi eran numerose tessiture che rifornivano le numerosissime camicerie della regione. Poi vi erano molte fabbriche di scarpe, macchinari, vestiti e utensili che si sarebbero potute trapiantare nella zona. Qui, si potrebbe sospettare, stava trasformando delle possibilità in fatti. Tuttavia, torno’ con maggiore specificità a descrivere le fabbriche di bare a poca distanza dal cimitero.

La descrizione del funerale era la descrizione di una regione prima che arrivassero innesti industriali; a quel tempo, la regione era solo in grado di importare prodotti finiti da città lontane, perché non era in grado di produrli da se’. Le importazioni non venivano da Atlanta, la città più vicina, ma da città lontane del Nord e dell’Ovest del Paese.

Grady pensava che l’impianto di nuove fabbriche nella sua regione potessero diminuire la povertà della sua regione e portare benessere. Grady si appellava ai ricchi industriali del Nord di portare al Sud il potere produttivo delle loro armoniose economie.

Gli impianti industriali di città lontane arrivarono in Georgia, soprattutto in veste di fabbriche tessili provenienti dal New England, camicerie, provenienti da New York; tali impianti industriali erano attratti in Georgia dal basso costo del lavoro. Più’ tardi arrivarono in Georgia fabbriche collegate alla produzione militare, attratte dal potere politico dei senatori della Georgia. Continua…

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