Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Movimenti dell’economia

Pubblicato da janejacobs su maggio 13, 2009

Come si e’ mossa l’economia in questi ultimi quarant’anni?

Come e’ cambiata la produzione industriale o la fiducia dei consumatori in Europa, Asia, America negli ultimi quarant’anni?

 L’OCSE propone un metodo semplice ed efficace per vedere i movimenti dell’economia.

Cliccate al link qui sotto, selezionate l’indicatore economico, la nazione che preferite e cliccate sul tasto play.

Vedrete un cortometraggio della crescita (o decrescita) dell’economia del Paese da voi scelto. Consiglio a tutti di provare a scegliere almeno Italia e Cina.

 http://stats.oecd.org/mei/bcc/default.html

Fatemi sapere se avete considerazioni  o domande.

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Ecologia ed economia

Pubblicato da janejacobs su febbraio 10, 2009

Gli scienziati sono abituati al fatto che le scoperte sono spesso il prodotto secondario di intenzioni diverse. Lo stesso avviene nel cambiamento economico. I primi pozzi di petrolio furono scavati per ottenere olio per far funzionare le lampade qualche decennio prima che l’arrivo dell’elettricita’ nelle case rendesse le lampade ad olio obsolete; ma l’ingegno umano ha trovato altri usi per il petrolio anche quando le lampade ad olio non servivano piu’. La colla con cui la sabbia si incolla alla carta ha avuto molti usi in vari campi oltre a quello della carta vetrata. I primi vagoni ferroviari furono concepiti solo per spostare merci verso i canali; le prime radio erano pensate solo come supplementi per comunicazioni via cavo da usarsi dove le comunicazioni via telegrafo o via telefono non funzionavano, ad esempio sulle navi. Edison, l’inventore del fonografo, pensava che l’uso principale della sua invenzione sarebbe stato per la dettatura di lettere commerciali.
C’e’ un ordine nel cambiamento aperto con cui la vita economica si sviluppa e si espande, ma non e’ l’ordine di “sfida” e di “risposta” che generalmente si trova nel pensiero militare o nell’idea di Toynbee che le civilizzazioni muoiono perche’ non riescono a rispondere alle sfide. Piuttosto, il tipo di ordine che si mette in moto qui e’ piu’ simile all’evoluzione biologica il cui fine, se mai ce ne fosse uno, non siamo in grado di comprendere a meno che non ci riteniamo soddisfatti di pensare che il fine siamo noi stessi.
Molti dei processi di base al lavoro nelle ecologie naturali e nelle nostre economia sono sorprendentemente simili, e possiamo imparare molto sul successo di un’economia osservando che piu’ nicchie ci sono in un’ecologia naturale, piu’ efficiente e’ l’uso dell’energia che ha a disposizione. Lo stesso avviene nelle nostre economie: piu’ esse sono piene di nicchie, piu’ ricche sono in mezzi per supportare la loro vita. Questo e’ un altro modo di dire che le economie che producono diversamene ed ampiamente   per le proprie genti ed i propri produttori e anche per altri, sono piu’ salutari delle economie specializzate di quelle regioni che producono un solo bene. Nell’ecologia naturale, piu’ c’e’ diversita’, piu’ c’e’ flessibilita’, grazie a quello che gli ecologisti chiamano “circuiti di ritorno omeostatici” cioe’ cio’ che include meccanismi di risposta e di auto-correzione. Lo stesso avviene con le nostre economie. La mancanza di circuiti di ritorno omeostatici e’ esattamente cio’ che rende le nazioni instabili e e alla lunga rende le loro citta’ povere ed incapaci di auto-correggersi.
Gli altri animali non aggiungono nuovi tipi di ativita’ ai vecchi tipi di attivita’ in maniera aperta. Ma noi non siamo come gli altri animali. E’ naturale per gli esseri umani creare nuovi tipi di lavoro e nuove tecnologie basate su tecnologie piu’ vecchie perche’ la capacita’ di fare questo e’ congenita in noi, e’ nella nostra natura come la capacita’ di comprendere il linguaggio. Senza questa capacita’ di aggiungere nuovo lavoro al lavoro precedente e nuove tecniche alle tecniche precedenti – come tutti gli esseri umani fanno nella loro infanzia e come noi facciamo collettivamente nella societa’ umana – potremmo essere qualcos’altro, ma non saremmo esseri umani.
Le citta’ sono economie di tipo aperto in cui le nostre capacita’ possono partecipare alla creazione economica. Sfortunatamente, dato il mortale abbraccio delle nazioni, noi esseri umani siamo condannati ad avere piccoli sprazzi di sviluppo economico solo e relativamente a brevi episodi, ora qui, ora la, in seguito ad una stagnazione o ad un deterioramento dell’economia. Questo deve continuare fino a quando non ci libereremo di questo abbraccio mortale. In queso senso, noi esseri umani, siamo ancora in una fase di sviluppo primitiva per quanto riguarda l’uso delle capacita’ per uno sviluppo ed una crezione economica davvero aperti.
Cio’ nonostante, anche se non affrontassimo il problema del deterioramento economico, ogni uso benefico che possiamo fare dei cambiamenti puo’ tenerci a galla piu’ a lungo e mantenere le economie cittadine creative un po’ piu’ a lungo a tutto vantaggio anche delle nazioni. Anche quando il gioco mortale di soffocamento della citta’ da parte delle nazioni procede, ci sono opportunita’ per rallentare il procedere dela rovina; tante piccole cose si possono realizzare per arginare la rovina.

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Le invenzioni nascono dai giochi

Pubblicato da janejacobs su gennaio 30, 2009

Possiamo dire che i cambiamenti derivati da nuove invenzioni come l’agricoltura, o l’auto generano nuovi problemi come l’impoverimento del suolo o le piogge acide. Tali problemi generano nuove soluzioni che danno vita a nuove invenzioni, nuovi problemi, nuove soluzioni, e cosi’ via.

I termini: strategie industriali e obiettivi sono termini che esprimono un modo di pensare militaresco. Dietro a questo modo di pensare c’e’ spesso a livello piu’ o meno inconscio l’ipotesi che la vita economica possa essere conquistata e mobilitata come si puo’ conquistare e mobilitare eserciti, ma non quando ci si dirige verso lo sviluppo e l’espansione economica.

Un professore emerito del Massachussets Institute of Technology, Cyril Stanley Smith, fa notare che storicamente non e’ stata  la necessita’ a partorire nuove invenzioni; piuttosto la necessita’ ha opportunisticamente preso invenzioni gia’ esistenti ed ha improvvisato miglioramenti su di esse e ha creato nuovi usi per essa. Ma le radici delle invenzioni devono essere ricercate altrove, in motivi speciali ed in una specie di “curiosita’ estetica” come la definisce Smith. La stessa metallurgia, Smith ci ricorda, inizio’ con il martellare il rame all’interno di collane e altri ornamenti molto prima che fossero utilizzati per coltelli ed armi di rame e di bronzo. La formazione di leghe metalliche inizio’ molto prima nel mondo della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare. I pigmenti (che incidentalmente, furono il primo uso dei minerali ferrosi), la porcellana ed altre ceramiche, il vetro e la pratica di saldare iniziarono storicamente come beni di lusso e decorativi. Forse anche la ruota inizio’ ad essere usata in modo “frivolo”; le ruote piu’ antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli. L’idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all’inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento. Il tornio fu inizialmente usato per produrre scatole porta-tabacco cent’anni prima che venisse usato nell’industria pesante. Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi. L’industria chimica si sviluppo’ dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro. I blocchi per la riproduzione di immagini sono anteriori ai blocchi per la riproduzione di testo. La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi. La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra. La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per articoli da cucina, e per i tasti del piano forte come rimpiazzo a basso costo dell’avorio. Le racchette da tennis, le mazze da golf e le reti da pesca furono fra i primi articoli a sperimentare usi innovativi della plastica rinforzati con fibre di vetro e di carbonio; ora questi composti stanno iniziando a rimpiazzare i metalli in alcuni prodotti utilizzati nelle costruzioni, in alcuni tipi di molle, di tubature, di parti di automobili ed aeroplani. I videogiochi al computer hanno preceduto l’uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo. Per anni prima che voci artificiali fossero incorporate in vari macchinari per segnalare le temperatura di un tale macchinario o per avvisare di un qualche pericolo, esse sono state utilizzate in vari giocattoli per bambini e sono state inizialmente snobbate dagli ingegneri piu’ “seri” come marchingegni “carini, ma inutili”. Il riscaldamento con i pannelli solari e’ iniziato come un hobby per appassionati di fai da te , cosi’ come l’irrigazione a goccia, che fa risparmiare, fatica, fertilizzanti, acqua e spazio per il giardinaggio.

“Tutte le cose grandi nascono da cose piccole” diceva Smith aggiungendo cautamente “ma le nuove piccole cose sono distrutte dai loro ambienti a meno che non siano tenute da conto per ragioni piu’ di apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.” Parole simili all’estetica del cambiamento di Umesao.

 

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Economia e vulcani

Pubblicato da janejacobs su dicembre 17, 2008

 Le transazioni del declino sono interventi che cercano di provvedere ad una situazione economica inizialmente instabilie procurando un’iniziale stabilita’. Possiamo pensare a tali transazioni utilizzanto una metafora geologica. La crosta terrestre e’ fatta di zolle che lentamente si muovono e generano graduali instabilita’. Quando l’instabilita’ si accumula in misura eccessiva, essa raggiunge un punto di discontinuita’  e genera l’eruzione di un vulcano o un terremoto.

Un fenomeno molto simile e’ presente in economia. Un’impresa cittadina si trasferisce fuori citta’ le sue attivita’ perche’ si accumulano instabilita’ come un aumento del traffico, problemi di spazio o aumento dei costi . Tale impresa  sperimenta una forte discontinuita’. Se l’instabilita’ e gli svantaggi si accumulassero all’infinito, l’impresa potrebbe arrivare ad un punto di non ritorno.

Ma grazie alla discontinuita’ puo’ evitare di deteriorare indefinitamente. In alternativa, l’impresa puo’ salvarsi se viene investita da un episodio di rimpiazzo delle importazioni che elimina l’instabilita’ e rende l’impresa capace di generare maggior lavoro per le esportazioni.

 

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L’economia dell’impero americano

Pubblicato da janejacobs su novembre 25, 2008

Gli Stati Uniti hanno spremuto a fondo le loro citta’ e le loro aree metropolitane forse ancora piu’ dell’Unione Sovietica, perche’ le citta’ Americane erano piu’ numerose e ricche di quelle Sovietiche. Oltre ad essere coinvolte nella lotta agli armamenti, le citta’ americane hanno contribuito in maniera enorme alle pensioni americane (che nel giro di qualche anno porteranno gli Stati Uniti alla bancarotta a meno che non si faccia una riforma radicale) e ai vari sussidi assistenziali. I prestiti all’estero, sia che fossero pubblici o privati, hanno promosso il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate e quando i prestiti non erano sufficienti, si erogavano contributi a fondo perduto. Le multinazionali Americane e straniere hanno promosso la ricollocazione dei loro impianti industriali, che il piu’ delle volte non hanno dato i frutti sperati. La sottrazione di risorse alle citta’ ha lentamente portato ad una situazione di decadenza. I cervelli e le competenze dei lavoratori americani non si sono vaporizzati, ma il contesto in cui le citta’ Americane potevano espendersi e svilupparsi e’ stato vincolato.

 

Ad esempio le citta’ degli Stati Uniti del Sud hanno un’economia basata su transazioni del declino. Fra queste:

·          lavoro militare

·          beni e servizi destinati al commercio con citta’ arretrate

·          lavoro cittadino che va a finanziare i sussidi alle regioni agricole del Sud

·          pensioni di vecchiaia.

 

Le citta’ del Sud degli Stati Uniti sono state finanziate attraverso la spremitura dei guadagni di citta’ piu’ vecchie. In effetti, un insieme di citta’ e’ stato spremuto per sviluppare un altro insieme di citta’. La prosperita’ delle citta’ del Sud degli Stati Uniti non e’ un’aggiunta alla prosperita’ Americana, perche’ il loro sviluppo non e’ frutto di un processo organico e dinamico. Ora che molte delle citta’ piu’ vecchie degli Stati Uniti sono in declino e hanno bisogno di esse stesse di sussidi per andare avanti e contenere le pressioni sociali di una popolazione impoverita, le transazioni del declino, in un modo piuttosto ironico e buffo, devono avvenire in senso contrario. Cioe’, gli Stati del Sud devono inviare sussidi alle vecchie citta’ del Nord. I guadagni delle citta’ del Sud vengono pertanto spesi per la causa di nuove transazioni del declino: e tuttavia devono supportare queste transazioni – il lavoro militare, i sussidi, il commercio fra citta’ avanzate ed arretrate – o altrimenti perdere la loro ragione economica di esistere. Le transazioni del declino sono trappole molto complesse ed efficaci.

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Sviluppo e debito

Pubblicato da janejacobs su novembre 23, 2008

I sofisticati beni prodotti nelle citta’, quando vengono esportati in citta’ piu’ arretrate non generano ricchezza perche’ le citta’ arretrate non sono in grado di rimpiazare le importazioni. Come abbiamo visto, la differenza fra i beni sofisticati ed i beni rozzi prodotti dalle citta’ arretrate talvolta e’ troppo grande ed e’ per questo che le citta’ arretrate, per svilupparsi, hanno bisogno di commerciare con altre citta’ arretrate.
 
I beni manifatturieri che in tutta la loro varieta’ e quantita’ sono entrati a Montevideo non erano utili al processo di rimpiazzo delle importazioni, perche’ finivano per essere consumati in regioni agricole.
 
Quando il commercio tra citta’ avanzate e arretrate di questo tipo non genera il rimpiazzo delle importazioni, come nel caso della storia dell’Uruguay, o nel caso degli acquisti da parte dello Scia’ di Persia, allora queste transazioni finiscono per prosciugare le risorse le citta’ arretrate. Le citta’ avanzate ottengono lana, cuoio, olio, risorse agricole, che in alcuni casi possono essere rimpiazzate, mentre le citta’ arretrate ottengono beni di cui non sanno generare sostituti.
 
Tuttavia, quando il commercio tra citta’ avanzate e citta’ arretrate e’ mantenuto in piedi con lo strumento del debito, anche le citta’ avanzate vengono prosciugate. Se i prestiti, anche quelli che vengono ripagati, vengono continuamente rinnovati, nell’interesse di continuare il commercio fra citta’ avanzate ed arretrate, le citta’ che generano il finanziamento, vengono continuamente prosciugate. Quando i prestiti diventano irripagabili, o quando il commercio e’ garantito da fideiussioni, le transazioni diventano sussidi asistenziali.
 
I guadagni delle citta’ avanzate vengono deviati a regioni inerti. Il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate che dipende dal debito (largamente irripagabile) o dai sussidi e’ un fattore rilevante per il commercio mondiale. A meta’ degli anni ’80 i prestiti USA al Brasile e al Messico uguagliavano il 95% del capitale delle nove maggiori banche USA. Naturalmente, questo non voleva dire che le nove maggiori banche USA prestassero solo a Brasile e Messico, ma e’ sufficiente a causare la bancarotta se i prestiti non vengono ripagati anziche’ venire rinnovati ininterrottamente. Se aggiungiamo i  numerosi prestiti USA per promuovere il commercio in Argentina, Cile, Filippine, Venezuela, Spagna. Polonia, si inizia a capire davanti a quale chimera ci troviamo. Anche l’Europa, il Canada, il Giappone, e la Russia finanziano il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate per favorire le vendite delle proprie industrie; ed il Fondo Monetario Internazionale e le Banca Mondiale, con la scusa di aiutare i paesi poveri sono i servitori (piu’ o meno consapevolmente) delle multinazionali delle nazioni ricche. Tali transazioni sono tipiche transazioni del declino.

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Megalopoli

Pubblicato da janejacobs su novembre 10, 2008

A Gennaio dello scorso anno nella Cina Meridionale si e’ verificata una nevicata improvvisa ed inusuale che ha bloccato duecento milioni di viaggiatori che tornavano nei villaggi di provenienza per un breve viaggio durante il capodanno cinese. Il mondo ha avuto un’ulteriore conferma dell’enorme scala dell’urbanizzazione cinese.

I governi dei paesi poveri alzano le spalle davanti  questo tipo di notizie che espongono la fragilita’ delle economie di recente urbanizzazione. La maggior parte dei viaggiatori Cinesi coinvolti nel piu’ grande blocco dei trasporti che la storia umana ricordi erano spesso immigrati provenienti dalle campagne che lavorano da poco in citta’ e tornavano a casa per le feste. Negli ultimi 30 anni la popolazione urbana e’ aumentata da 1.6 miliardi di abitanti a 3.3 miliardi di abitanti e nei prossimi 30 anni si dovrebbero aggiungere altri 2 miliardi. Alcuni governi hanno dei dubbi sulla loro capacita’ di gestire un’urbanizazione di proporzioni cosi’ gigantesche; alcuni di essi stanno cercando di ridurre il movimento di persone dalle campagne alle citta’ per ridurre il rischio di instabilita’ sociale.

La crisi alimentare degli ultimi 18 mesi ha aumentato i timori sull’approvigionamento di cibo per i poveri delle megalopoli del terzo mondo. Il seretario delle nazioni unite Ban Ki-moon ha avvertito all’ultimio Forum biennale di Nanchino che entro il 2030 piu’ di due miliardi di persone potrebbero vivere in situazioni di estrema poverta’ nelle favelas dell’America Latina e dell’Asia e che le magalopoli genereranno la maggior parte dei consumi energetici e della spazzatura.

Tali paure di eccessiva concentrazione sono riflesse nelle politiche di molti paesi. L’Arabia Saudita sta spendendo miliardi di dollari per costruire nuove citta’ che alleggeriscano la crescita di Jeddah e Riyadh. L’Egitto sta costruendo 20 nuove citta’ per deviare la crescita urbanistica dal Cairo. Simili tentativi sono stati fatti negli anni ’50 e ’60 in Gran Bretagna ed in Francia con la costruzione di nuove citta’ periferiche per controbilanciare la predominanza delle rispettive capitali.

Tuttavia, una recente pubblicazione della Banca Mondiale suggerisce che il pessimismo sull’urbanizzazione sia eccessivo. Secondo questo studio le citta’ del Terzo Mondo stanno crescendo cosi’ in fretta proprio perche’ esse sono in grado di generare enormi vantaggi economici per chi ci viene a vivere e tali vantaggi potrebbero aumentare. Rallentare l’urbanizzazione o ricollocarla in citta’ artificiali e’ una perdita di tempo e denaro. L’evidenza e la semplicita’ della fisica, dell’econoima, della geografia e della natura sono fattori molto piu’ potenti delle politiche dei governi nazionali nell’influenzare la decisione delle popolazioni su dove andare a vivere, come dimostra il premio Nobel all’economia di quest’anno Paul Krugman che si rifa’ (direttamente o indirettamente) alle teorie di Jan Jacobs.

La Banca Mondiale sottolinea che le megalopoli dei paesi poveri non possono essere “scaricate” come obrobri moterni solo perhce’ sono troppo grandi, troppo caotiche, troppo inquinate e troppo diseguali.

Citta’ del Messico, Mumai, San Paolo e Shanghai hanno piu’ di 15 milioni di abitanti ciascuna, metre Londra e Parigi ne hanno circa la meta’. La popolazione media delle 100 citta’ piu’ grandi del mondo oggi e’ di 6 milioni, mentre nel 1900 era di 700,000.

Ma se prese nel contesto della popolazione totale, la crescita delle megalopoli di oggi e’ molto simile alla crescita di Parigi e di Londra nel XIX secolo. Citta’ del Messico si sta sviluppando allo stesso modo in cui Parigi si era sviluppata nel XIX secolo e la storia di Parigi ci suggerisce che lo sviluppo demografico di Citta’ del Messico non sara’ eterno. La storia suggerisce anche che il divario tra ricchi e poveri diminuira’. Quando la gente si trasferisce in citta’, i salari urbani sono circa del 40-50% superiori di quelli agricoli, questo valeva nel XIX secolo e vale ancora oggi per i paesi in via di sviluppo. Nei paesi ricchi dell’Occidente la differenza fra salari agricoli e urbani e’ diminuita nell’ultimo secolo e tale convergenza sta iniziando anche nei paesi poveri.

Se a noi le megalopoli del terzo mondo appaiono gigantesche, nel contesto della loro popolazione o della loro proporzione di popolazione urbana a popolazione agricola non lo sono. Il lavoro delle megalopoli del terzo mondo e’ sempre piu’ importante. Ed e’ un lavoro di commercio, produzione di beni e servizi, rimpiazzo delle importazioni.

Fonte: Banca Mondiale

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Assistenzialismo e aridita’

Pubblicato da janejacobs su novembre 6, 2008

Talvolta le citta’ forniscono aiuti spordici ad altre zone in difficolta’; ad esempio, le citta’ ricche spesso aiutano altre citta’ o aree rurali colpite da inondazioni, terremoti, uragani o guerre. In questo caso gli aiuti sono sporadici e non distorcono permanentemente le economie cittadine, non le drenano permanentemente, ne’ le rendendono dipendenti dalla fornitura di beni e servizi per l’aiuto di economie inerti.

I sussidi continui e cospicui sono una transazione del declino e, una volta adottati, la dipendenza da tali sussidi cresce nel tempo come la dipendenza da una droga e la capacita’ locale di generare ricchezza per le popolazioni locali si atrofizza. Quando i sussidi assistenziali ed agricoli sono gestiti da governi responsabili, essi portano benefici. Tuttavia, in un tempo incredibilmente breve – circa in un paio di generaizoni – l’economia di uno stato assistenziale diventa pericolosamente insicura. I programmi assistenziali non possono essere piu’ affrontati nelle dimensioni in cui erano concepiti e possono essere finanziati solo da un aumento del debito pubblico. Questo e’ il motivo per cui le nazioni con generosi programmi assistenziali devono ad un certo punto tagliare la spesa pubblica che un tempo potevano permettersi o fare in modo che sia l’inflazione ad operare questo taglio.

 Non sembra giusto che programmi iniziati con spirito di compassione o per combattere l’ingiustizia della poverta’ in regioni che rimangono ostinatamente povere raggiunga l’effetto opposto di espandere la stagnazione e rendere piu’ intrattabile la poverta’. Ma allo stesso modo si potrebbe dire che non e’ giusto che un terreno fertile diventi arido quando viene sfruttato per sfamare gli affamati. Il suolo non conosce la differenza fra uno scopo piu’ o meno nobile; nemmeno le economie cittadine conoscono tale differenza. I sussidi assistenziali pertanto inaridiscono le fertili economie cittadine per nutrire economie stagnanti. Questo e’ sbagliato perche’ le ecomonime cittadine dovrebbero preservare la loro creativita’ e produttivita’, risorse essenziali per generare, mantenere e diffondere ricchezza.

Inoltre, i programmi assistenziali non sono sempre necessariamente ispirati a principi nobili di solidarieta’. Gli imperi presenti e passati sono pieni di movimenti separatisti che usano sussidi dal governo centrale per placare il discontento locale. I governi centrali usano tali sussidi per mantenere il potere. Gli imperi usano i sussidi per mantenere la lealta’ degli stati clienti e quando e’ necessario per vincere la rivalita’ di altri imperi. I sussidi, proprio perche’ sono transizioni del declinio, sono bombe a orologeria economiche. Aiutano a comprare tranquillita’ fino a quando ce li si puo’ permettere – e poi esplodono nelle mani dei loro creatori. Quando i sussidi devono essere tagliati o quando l’inflazione li rende inutili, sorgono nelle societa’ dipendenti dai sussidi rivolte, guerre intestine e disordini. Quando i governi iniziano ad intraprendere un sistema di sussidi assistenzialisti, i governi sono costretti a mantenerli. L’alternativa diventa la repressione, che ha anch’essa un alto costo, non solo monetario.

 

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L’economia e la falsa idea del moto perpetuo

Pubblicato da janejacobs su novembre 4, 2008

Macchina del moto perpetuo

 

Le citta’ vengono spremute dalle zone arretrate appartenenti alle stesse nazioni, ma spesso ottentono una contropartita. Nel caso degli aiuti alla produzione militare continuata, la contropartita e’ la difesa, nel caso dei sussidi alle regioni sotto-sviluppate la contropartita sono gli ordini delle regioni arretrate che altrimenti non potrebbero permettersi beni manifatturieri, costruzioni, macchinari per ospedali, scuole, universita’ sistemi fognari, sistemi antincendio, fattorie, apparecchiature elettriche e altri beni che le regioni povere non possono permettersi.

 

In superficie, cio’ suggerisce una splendida macchina ben oliata ed in moto perpetuo: le transazioni generate dai sussidi estraggono contributi dalle citta’ e stimolano ordini che fanno funzionare il lavoro di eportazioni dalle citta’. Tali transazioni avrebbero bisogno solo di continuare a funzionare indefinitamente e la vita economica prospererebe per sempre, senza interruzione.

 

Secondo Marx, il problema era la distribuzione in maniera efficiente del potere d’acquisto. Se cio’ fosse vero, l’economia dal punto di vista della domanda funzionerebbe. La macchina del moto perpetuo di questo tipo, il significato delle citta’ economiche, significherebbe che sono particolarmente brave a generare benessere e a svolgere alcuni tipi di produzione di beni e servizi.

 

Ma questo non e’ il motivo per cui le citta’ sono necessarie allo sviluppo della vita economica. La loro funzione e’ sviluppare e ed espandere la vita economica, una funzione che non si muove in moto perpetuo. Le citta’ richiedono continuamente input di energia in due forme specifiche:

primo innovazione, cioe’ input di genialita’ umana provenienti dal basso;

secondo ampi rimpiazzi di importazioni, che dal basso rispecchiano la capacita’ umana di fare imitazioni adattabili alle realta’ locali.

 

L’utilita’ delle citta’ consiste nel fornire un contesto fertiele in cui tali input – genialita’ e adattabilita’ – possono essere introdotti con successo nella vita economica.

 

Il problema allora, dei sussidi militari e assistenziali verso le regioni sottosviluppate e’ che la vita economica rischia di svanire. Se la vita economica, anziche’ alimentandosi voracemente dei guadagni di una citta’, riduce il commercio fra citta’ sviuppate in favore del commercio fra citta’ avanzate ed economie inerti, le importazioni guadagnate dalle citta’ vanno ad economie inerti che non sono in grado di rimpiazzare le importazioni. I sussidi assistenziali alle regioni sottosviluppate non generano sviluppo economico.

 

Continua…

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Produttori di armi nel passato

Pubblicato da janejacobs su ottobre 2, 2008

La produzione di armamenti ha alimentato le economie cittadine nel corso della storia in occasioni eccezionali. I regni e gli imperi non sono mai stati in grado di produrre armi in grado di mantenere una predominanza militare se non erano in grado di appoggiarsi su economie cittadine. Non e’ mai stato possibile generare produzioni militari fino a che tali regni diventassero in quache modo urbanizzati e tali produzioni fossero intraprese da economie cittadine.

Gli imperi antichi che contentevano citta’ ricche e produtttive erano economicamente e tecnologicamente in grado di fornire un’assidua produzione militare. Tuttavia, nella tradizione economica Europea che ha dato forma a tanta parte del mondo a noi conosciuto, una produzione di armamenti ininterrotta e’ stata possibile solo negli utlimi quattro secoli.

Dal nostro lontano punto di osservazione nel tempo, puo’ sembrare che la guerra sia stata una costante per tutta la storia medievale e Rinascimentale dell’Europa. Questo non e’ vero.

Per piu’ di mille anni dopo la disintegrazione di Roma, l’Europa era semplicemente troppo povera e troppo agricola per generare continui produzioni militari continue che durassero anche anche solo per pochi anni, tantomeno per qualche decennio.

Gli eserciti e anche le flotte erano formati e riforniti solo sporaticamente ed anche quando venivano formati si disperdevano con una rapidita’ eccezionale. I soldati di ventura e i mercenari molto spesso dovevano faticare per trovare lavoro andando di padrone in padrone. Gli eserciti dei feudatari Europei ai tempi del Medioevo e del Rinascimento consistevano di paesani e contadini che si radunavano attorno al nobile di turno e ai loro cavalieri per brevi campagne militari quando potevano permettersi di abbandonare il lavoro dei campi per qualche tempo. Anche se a tali soldati la maggior parte delle opportunita’ di arricchirsi provenivano dalla possibilita’ di saccheggiare le citta’ ed i villaggi conquistati, tali eserciti raramente si arricchivano in maniera considerevole.

Quando le bande armate si mettevano ad operare in maniera continuativa, come i Crociati, doveveano arrangiarsi a sopravvivere da soli chiedendo l’elemosina o saccheggiando ed in ogni caso ricevendo le risorse necessarie per sopravvivere prima da un regno, poi da un altro poiche la mortalita’ dei Crociati era molto elevata anche per quei tempi di alta mortalita’.

 Continua…

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Senza produzione le citta’ collassano

Pubblicato da janejacobs su agosto 14, 2008

Montevideo, una citta’ improduttiva
I messaggi sbagliati provenienti dalle valute nazionali arrivano alle citta’ in modo diverso a seconda di come vada il commercio internazionale delle loro nazioni prese interamente. Il messaggio sbagliato porta con se’ problemi e difficolta’.
Se il commercio internazionale di una nazione e’ essenzialmente agricolo o fatto di materie prime, e se una nazione essenzialmente e’ un’esportatrice di materie prime, la realta’ cittadina riceve i messaggi che dovrebbero ricevere le zone agricole invece di ricevere messaggi che dovrebbero riguardare la sua produzione cittadina. L’Uruguay e Montevideo ne sono un esempio. Il valore del commercio internazionale dell’Uruguay durante la formazione della sua economia era basato interamente sulle esportazioni di carne, lana, cuoio e pochi altri prodotti agricoli. Dal momento che l’Uruguay ebbe successo nelle esportazioni agricole, la sua valuta era forte e le sue importazioni erano relativamente poco care con il risultato che Montevideo, la citta’ principale dell’Uruguay non rimpiazzava vasti insiemi di prodotti con la propria produzione.
Piu’ la valuta dell’Uruguay si apprezzava grazie alla domanda straniera dei suoi beni agricoli e piu’ poteva permettersi di comprare beni dall’estero senza rimpiazzarli. Montevideo stava ottenendo potenti messaggi dalla valuta nazionale sullo stato del commercio delle sue campagne, ma non stava ricevendo alcun messaggio di controllo sullo stato del suo commercio cittadino. Montevideo non produceva niente e non si guadagnava le importazioni, ma viveva sulle spalle del lavoro delle campagne.
Quando i mercati di sbocco dei prodotti agricoli dell’Uruguay iniziarono a ridurre le loro importazioni negli anni’50 il valore della valuta dell’Uruguay inizio’ inesorabilmente a diminuire. Ad un certo punto il governo dell’Uruguay aumento’ il valore della propria moneta prendendo a prestito enormi somme dall’estero con il risultato che le importazioni dall’estero continuarono ad arrivare durante gli anni ’60, ma questo non poteva durare perche’ i progetti per cui il governo prendeva a prestito non erano in grado di migliorare la bilancia dei pagamenti del Paese. Alla fine il controllo della valuta arrivo’ nella maniera piu’ forte e chiara con questo messaggio:“Uruguay tu non stai producendo piu’ beni a a sufficienza per finanziare le tue importazioni! Non puoi continuare a comprare questi beni importati”.
Purtroppo quando Montevideo comprese questo messaggio era troppo tardi. Montevideo non era piu’ in grado di rispondere perche’ la sua capacita’ di risposta si era atrofizzata. Durante tutti quegli anni  quando la citta’ aveva vissuto sulle spalle delle sue campagne non era riuscita a costruire capacita’ produttive, cosi’ non aveva nessun fondamento per la produzione di beni e servizi, non aveva competenze, non aveva versatilità nella produzione di cio’ di cui aveva bisogno per ottenere un vantaggio dalla tariffa automatica che riceveva quando le esportazioni agricole andavano bene. Per usare ancora l’analogia fra tassi di cambio e sistema respiratorio, in Uruguay il livello di anidride carbonica aumento’ notevolmente e il sangue dell’economia dell’Uruguay registro’ questo aumento perche’ la valuta si deprezzo’. Ma senza la capacita’ di porre rimedio a quella situazione, l’aumento di anidride carbonica risulto’ mortale, perche’ il diaframma doveva funzionare per un’economia agricola in crisi e per una economia cittadina improduttiva, per cui l’economia dell’Uruguay collasso’.

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La potenza dei tassi di cambio

Pubblicato da janejacobs su agosto 13, 2008

Gli effetti inversi dei movimenti di capitali non eliminano i meccanismi di controllo del commercio internazionale di beni e servizi. Questo fattore domina nel lungo periodo. Ad esempio, supponiamo che una nazione prenda a prestito all’estero per sviluppare la propria economia. Supponiamo poi che gli schemi di sviluppo non riescano a ripagare attraverso un’espansione delle esportazioni o a rimpiazzare le importazioni provenienti dall’estero. La valuta di quel paese dovra‘ per forza di cose svalutarsi. Gli interessi sui prestiti, che sembravano originariamente ragionevoli, diventano devastanti non appena la valuta declina. Questo e’ il motivo prendere a prestito somme ingenti da paesi esteri non e’ una buona idea se la nazione che prende a prestito ha una bilancia dei pagamenti in rosso a meno che le nazioni o le banche estere che danno a prestito il denaro non si accordino per allungare i tempi della riscossione dei prestiti o il ribasso dei tassi di interesse. La minaccia, allora diventa la bancarotta dei paesi e delle banche estere.

Poiche‘ il meccanismo di controllo della valuta e’ molto potente e poiche‘ cosi’ spesso i governi non amano ascoltare i loro segnali, le nazioni cercano di allungare i tempi di risposta a questi segnali a loro ulteriore danno. Inoltre, quando l’informazione finalmente filtra, e prima o poi essa filtra, gli effetti possono essere inappropriati (per usare un eufemismo) come lo furono nelle Midlands Britanniche, dove si trovava la maggior parte delle industrie di ceramiche e terra cotta. La disoccupazione era gia‘ alta in Inghilterra ed era gia‘ molto alta nelle Midlands; il paese stava gia‘ soffrendo per un declino delle esportazioni dei propri prodotti industriali da decenni. Ma queste realta‘ erano offuscate dalla notizia positiva della scoperta del petrolio nel Mare del Nord e dalle importazioni di capitali dall’estero.

 

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Tassi di cambio e posti di lavoro

Pubblicato da janejacobs su agosto 13, 2008

Il problema con le valute nazionali e’ che non forniscono un controllo costruttivo. La variazione dei tassi di cambio tra diverse valute puo‘ rappresentare il potere di vita o di morte di interi settori industriali. Ad esempio un apprezzamento della sterlina inglese del 10% fra il 1979 ed il 1980 obbligo’ i maggiori produttori di ceramica e di  terra cotta Inglesi a licenziare lavoratori quando non li fece fallire direttamente, poiche’ il cambio li rese incapaci di esportare nei paesi esteri che prima di allora richiedevano in abbondanza tali beni. L’aumento della sterlina stava anche prezzando le ceramiche e le terracotte inglesi fuori dal mercato domestico perche‘ costava meno importare simili prodotti dall’estero che prodotti britannici.

Il presidente della piu‘ grande societa’ di ceramiche Inglese, la Wedgewood, diede la colpa dell’apprezzamento della sterlina all’aumento della produzione di petrolio al largo delle coste scozzesi, che avrebbe migliorato la bilancia dei pagamenti britannica e alla politica della Banca Centrale Inglese che alzava i tassi di interesse per attrarre capitali stranieri. Forse aveva ragione. La Wedgewood dovette effettuare enormi licenziamenti e spostare tutta la produzione all’estero per poter sopravvivere.

Le valute producono importanti informazioni e meccanismi di controllo, ma a modo loro. Le valute nazionali, soprattutto, registrano le informazioni complessive sul commercio internazionale di una nazione. Quando gli esportatori di beni e servizi aumentano rispetto alle importazioni di beni e servizi degli altri paesi, le valute nazionali sono piu‘ richieste e quindi si apprezzano; quando le esportazioni diminuiscono, le valute si deprezzano. Le importazioni e le esportazioni internazionali di capitale funzionano in senso opposto. Se un paese ha importato piu‘ capitale di quanto ne abbia esportato (ad esempio prendendo a prestito dai paesi stranieri) il valore della propria valuta aumenta. Al contrario, se un paese esporta piu‘ capitale di quanto ne importi (ad esempio dando in prestito o esportando all’estero i profitti delle proprie industrie), il valore della sua valuta diminuira‘. Questo e’ il motivo per cui le importazioni di capitale straniero in gran Bretagna (stimolate da un forte tasso di cambio) e la produzione di petrolio al largo delle coste Scozzesi, aumentavano la bilancia dei pagamenti britannica, agendo in sintonia per un apprezzamento del valore della sterlina.

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Sistema economico e sistema respiratorio

Pubblicato da janejacobs su agosto 13, 2008

Per capire perche‘ le valute nazionali non offrono un meccanismo di informazione e di controllo costruttivo alle citta’, dobbiamo innanzitutto comprendere come tali meccanismi funzionano. La prima cosa e’ che l’informazione di questo meccanismo sia costruttiva per il sistema economico.

Consideriamo un’analogia fra il sistema monetario ed il sistema respiratorio. Nel sistema respiratorio, l’aumento di anidride carbonica nel sangue trasporta un’informazione al sistema respiratorio che genera una risposta automatica: far contrarre il diaframma e lasciare che i polmoni inspirino ancora. In questo caso l’informazione costruttiva e’ il livello di anidride carbonica nel sangue, ed il meccanismo di risposta e’ il meccanismo del diaframma. Come organismi, dipendiamo da una serie di sistemi informativi e da sistemi di controllo che generano risposte cosi’ appropriate ed automatiche che non ci rendiamo conto del loro funzionamento fino a che non ci vengono insegnati e spiegati. Invece, i sistemi instabili che richiedono continue correzioni e aggiustamenti finiscono per soccombere alla loro instabilita‘.

Nelle economie cittadine, quando nuove imprese in una citta‘ si moltiplicano e si diversificano rapidamente, l’informazione arriva sotto forma di affollamento nelle citta‘ e di aumento della competizione per lo spazio cittadino da cui deriva l’aumento del prezzo degli immobili e l’aumento del traffico. Allo stesso modo l’informazione che i lavori cittadini e i mercati cittadini si stanno sviluppando arriva quando la manodopera nelle campagne scarseggia. Questa informazione spesso causa la risposta appropriata: le citta’ producono macchinari agricoli che riducono il bisogno di forza lavoro nelle campagne. Le aree metropolitane sono il risultato di molti meccanismi di controllo simultanei innescati da molte informazioni diverse. Le risposte non sono sempre automatiche, ma nemmeno il sistema respiratorio e’ sempre e solo automatico. Ad esenoui, se vogliamo, possiamo – entro certi limiti – trattenere il respiro.

I meccanismi di controllo funzionano indipendentemente alle nostre preferenze. Ad esempio, quando un governo stampa troppa moneta l’informazione arriva al sistema e fa scattare il meccanismo di controllo adatto e la reazione appropriata: la moneta nazionale si svaluta e puo‘ comprare meno beni. Augurarsi una correzione differente, ad esempio che stampare piu’ moneta porti ad una maggiore espansione economica, e’ stupido, perche’ l’espansione economica e’ una cosa diversa che reagisce a diverse informazioni e stimoli.

Ul termostato serve a misurare la temperatura e comunicare al sistema di riscaldamento di aumentare o diminuire la potenza dei caloriferi. E’ stupido sperare che il termostato governi la velocita’ di un mulinello rotatorio solo perche‘ vogliamo che compia anche questa funzione; ed e’ ugualmente stupido sperare che stampare piu’ moneta crei un’espansione economica. In breve, i sistema economico e’ costruito in modo tale che vi siano una serie di informazione e di meccanismi di controllo per correggerlo. Le risposte e ele correzioni non sono discrezionali, ma sono automatiche, come la respirazione. Il sistema economico svolge la funziona intrinseca a cui e’ preposto e genera sempre la correzione automatica e specifica in risposta a fatti precedentemente accaduti.

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Il meccanismo dei tassi di cambio

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Oggi diamo per scontata l’eliminazione di una moltitudine di monete in favore di poche valute “imperiali” e nazionali, e vediamo questo fatto come un progresso atto a promuovere stabilita’. Ma questa idea convenzionale deve essere messa in discussione almeno in virtu’ del ruolo informativo che le valute svolgono all’interno di un’economia. Le valute nazionali o “imperiali” sono meccanismi di controllo sbagliati per le economie cittadine e questo porta a errori di politica economica strutturali, alcuni dei quali non possono essere superati.

 

Quando la valuta di una nazione si svaluta relativamente alle valute di altre nazioni con cui essa commercia, la svalutazione dovrebbe aiutare l’economia di quella data nazione. Automaticamente le esportazioni di quell’economia diventano meno care per le altre nazioni, quindi le sue esportazioni dovrebbero aumentare. Contemporaneamente le importazioni per la nazione che vede la propria moneta svalutata dovrebbero diventare piu‘ care e dovrebbero quindi aiutare i produttori nazionali.

 

In teoria una moneta nazionale che perdesse di valore dovrebbe lavorare come un sussidio economico automatico e come un sistema di dazi, poiche’ tale meccanismo entra in gioco precisamente quando una nazione comincia ad avere un debito nella bilancia dei pagamenti internazionali perche‘ esporta troppo poco e importa troppo.

 

Inoltre, questo sussidio-dazio automatico rappresentato dal tasso di cambio non dovrebbe rimanere in atto piu‘ a lungo di quanto necessario. Se le valute nazionali fossero in grado di registrare correttamente tali informazioni e di fornire meccanismi di controllo appropriati al sistema economico registrerebbero le informazioni necessarie e innescherebbero le correzioni appropriate.

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Gli ingegneri degli altipiani colombiani

Pubblicato da janejacobs su agosto 8, 2008

Qualche anno fa il governo Colombiano decise di installare una fucina di improvvisazione economica negli altipiani Orientali del paese attraversati dalla foresta tropicale del bacino del Fiume Orinoco a piu’ di trecento chilometri dalla citta’ piu’ vicina. Il progetto era gestito da un giovane ingegnere di Bogota’, la capitale e principale citta’ della Colombia , che per molti aspetti e’ simile a Montevideo in Uruguay dal momento che dipende da un commercio bilaterale di tipo avanzato-sottosviluppato. Il gruppo di lavoro dell’ingegnere di Bogota’ era aiutato da sette tecnici a tempo pieno ed altri esperti ingegneri e consulenti di Bogota’. Essi erano finanziati dal governo Colombiano, dalle Nazioni Unite e dal governo Olandese.

Uno dei progetti innovativi del gruppo era un mulino a vento con pale cosi’ sensibili da poter girare anche con una brezza leggera (quattro miglia all’ora). Ciascuno di questi prodigiosi mulini erano in grado di pompare quasi 16,000 litri di acqua al giorno. Il modello che aveva avuto maggior successo era stato creato dopo 66 tentativi. Il gruppo di lavoro colombiano aveva iniziato con un modello di mulino impiegato dai contadini Americani del Midwest, ma i venti della foresta amazzonica erano cosi’ leggeri che i mulini dell’Orinoco funzionavano per soli 4 mesi all’anno. Poi il gruppo aveva provato altri progetti sul modello dei mulini di Creta, un’isola con venti relativamente deboli e dopo una serie di esperimenti aveva realizzato un mulino con pale di tela che funzionava benissimo e costava poco. Ma questo modello non funzionava, perche’, scaldate dal sole equatoriale, le pale di tela spesso prendevano fuoco. Infine avevano trovato il modello ideale utilizzando pale speciali basate sul modello di tela ma sviluppate con una lega di alluminio leggera sviluppati in un progetto spaziale USA. Sfortunatamente, visto che gli agricoltori Colombiani vivevano soprattutto di un’agricoltura di susistenza, il prezzo di tali mulini era proibitivo. Anche se i mulini fossero stati prodotti in massa generando favolose economie di scala i contadini colombiani non se li sarebbero mai potuti permettere.

Altre innovazioni tecnologiche progettate dal gruppo di ingegneri di Bogota’ includevano un impianto di riscaldamento creato con vecchie lampade fluorescenti, un piccolo generatore idroelettrico che richiedeva una diga alta solo un metro per produrre energia sufficiente per una scuola, una pressa per canna da zucchero che poteva essere operata da una famiglia di quattro persone e un tritatore di manioca a pedali che richiedeva il  lavoro di una sola persona contro le venti persone richieste dal il metodo manuale.

Il piano Colombiano, nonostante tutte queste ingegnose invenzioni, raggiunse un’impasse perche’ le invenzioni erano troppo costose per gli agricoltori degli altipiani. Il motivo per cui il governo Colombiano aveva iniziato questo progetto era che molti agricoltori degli altipiani non riuscivano a sopravvivere neppure in una semplice economia di sussistenza.  E siccome non c’erano lavori e redditi cittadini ad attenderli nelle citta’ della Colombia, i contadini erano incentivati a rimanere nelle loro terre con i loro bassi salari. L’idea era quella che i poveri agricoltori, non avendo quasi nulla da esportare nei mercati liquidi della citta’, potessero creare un mercato di beni prodotti in loco da poter commerciare sugli altipiani. Ma dal momento che molti materiali dovevano essere importati nella regione – i contadini non potevano produrre le parti di biciclette, i generatori, l’alluminio il vetro, ecc- il piano del governo di Bogota’ non poteva stare in piedi. Gli ingegneri provarono ad aprire mercati regioni in altre parti del mondo con un simile livello di arretratezza a quello degli altipiani colombiani per esportare questi nuovi prodotti in quelle regioni. Essi guardavano ad altre zone dell’America Latina, dello Sri Lanka, dell’Indonesia, ma quelle zone non erano adatte a funzionare da mercati di sbocco perche’ avevano gli stessi problemi degli altipiani colombiani. Erano zone troppo povere per permettersi beni importati a maggior contenuto tecnologico e non riuscivano a guadagnarsi tali importazioni con la semplice esportazione dei loro prodotti agricoli.

Il piano del governo Colombiano, sebbene fallimentare, riservo’ una piccola sorpresa positiva. Con un certo imbarazzo per gli ingegneri del piano colombiano, l’impianto di riscaldamento costruito con le lampadine fluorescenti usate divento’ un piccolo successo commerciale. Dico imbarazzo perche’ l’impianto non ha avuto successo negli altipiani colombiani, ma negli appartamenti delle citta’ di Medellin prima e di Bogota’ poi. Il successo di tali impianti rappresentava la tipica improvvisazione che una citta’ arretrata poteva esportare ad altre citta’ arretrate. Inoltre, era anche il tipo di invenzione che poteva essere rimpiazzata con produzione locale perche’ quello che una citta’ arretrata puo’ produrre, un’altra citta’ arretrata puo’ riprodurre. In realta’ se tale impianto avesse ottenuto un enorme successo, la fornitura di lampadine flouorescenti usate si sarebbe rivelata inadeguata. E questo sarebbe stato un bene perche’ qualche improvvisatore avrebbe inventato poi qualcos’altro.

E’ difficile pensare cosa certi giovani improvvisatori Colombiani potrebbero creare se li si equipaggiasse con una tecnologia avanzata per le loro citta’ arretrate. Paradossalmente, una tecnologia approrpriata per citta’ arretrate puo’ essere l’innovazione tecnologica piu’ radicale in quel contesto. Le citta’ arretrate talvolta non hanno schemi e processi radicati per produrre cose nuove come nelle citta’ avanzate; tali schemi possono essere dei pesi che scoraggiano l’inventiva perche’ ci sono modi consolidati per fare le cose, e perche’ molto tempo e denaro sono gia’ stati investiti inegli schemi e nei processi esistenti.

Tuttavia, piu’ la vita economica si sviluppa, meglio e’ per le citta’ arretrate perche’ possono lanciarsi nel comercio volatile con altre citta e quindi svilupparsi. Questo e’ il motivo prioncipale per cui c’e’ stata un’accelerazione nello sviluppo delle citta’ arretrate dai tempi di Venezia ai tempi di Hong Kong.

 

 Continua…

 

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L’economia cresce solo grazie all’improvvisazione

Pubblicato da janejacobs su agosto 6, 2008

 

Lo sviluppo economico nelgi Stati Uniti fu rapido rispetto a quello avvenuto in Europa. Lo sviluppo del Giappone avvenne ancora piu’ rapidamente che negli Stati Uniti e quello delle citta’ Asiatiche del Pacifico avvenne ancora piu’ rapidamente. Questo suggerisce forse che molte economie arretrate possono svilupparsi rapidamente se le loro citta’, aziche’ limitarsi a commerciare bilateralmente con citta’ piu’ avanzate usano la molla del commercio per iniziare un processo multilaterale di commercio volatile anche con citta’ arretrate. Ma tale sviluppo si blocca quando le citta’ arretrate o le loro nazioni provano a fare affidamento sul piu’ semplice commercio bilaterale, un commercio senza autentico sviluppo economico.

La seconda caratteristica storica nel processo di sviluppo delle economie arretrate e’ l’improvvisazione. Le citta’ arretrate che sono state in grado si sviluparsi hanno usato una combinazione di imitazione di beni importati da altre citta’ con un modo originale di produrli. Un esempio e’ il modo in cui le imprsese a Tokyo alla fine del secolo svilupparono l’industria delle biciclette. Non solo il Giappone imparo’ a produrre biciclette e sviluppo’ i beni intermedi alla produzione di biciclette, ma acquisto’ anche un metodo imporvvisato di produzione per riprodurre altri beni importati, utilizzando gruppi simbiotici di piccole fabbriche. Tale metodo veniva usato per la manifattura di macchine da cucire, radio e beni elettronici. Un moderno derivato di questo sistema funziona ancora oggi alla Nissan dove i fornitori fanno consegne giornaliere o anche infragiornaliere di cio’ che e’ richiesto per l’assemblaggio in quel particolare giorno o ora del giorno. Gli industriali americani invidiano l’efficienza di tale metodo e non sono ancora riuciti a replicarla.

Nel tempo in cui i Giapponesi sviluppavano il loro modo di prourre biciclette, le biciclette che importavano erano costruite in grandi fabbriche Americane, con grandi macchinari. Se i Giapponesi avessero cercato di importare intere fabbriche per costruire biciclette comprandole in contanti o a credito dagli Americani, essi avrebbero perso per sempre l’opportunita’ di sviluppare i loro originali  metodi di produzione. Inoltre, l’importazione di tutti i macchinari per l’importazione di biciclette sarebbe stata troppo costosa per i Giapponesi. Invece essi usarono il loro commercio con le economie piu’ avanzate come molla per il loro sviluppo originale. Questo vale per le biciclette e per tutti i beni che in seguito i Giapponesi hanno importato e rimpiazzato. 

Le citta’ arretrate dell’Europa Medievale dovevano improvvisare perche’ non avevano molta scelta. Le citta’ arretrate di oggi devono improvvisare perche’ devono mentenere costi piu’ bassi rispetto alle citta’ piu’ avanzate. Devono fare si’ che il prezzo dei beni prodotti sia sufficientemente basso perche’ le popolazioni locali possano permetterseli. Un vantaggio delle economie arretrate e’ che generalmente hanno manodopera a basso costo, ma questo vantaggio e’ davvero tale solo quando e’ necessaria molta forza lavoro e quando non ci sono alternative valide nei prodotti che possono essere fabbricati o forniti da macchinari nelle economie piu’ avanzate. La piccola dimensione delle imprese, come nel caso Giapponese e’ un vantaggio perche’ essere piccoli riduce costi amministrativi e organizzativi rispetto all’essere grandi. I materiali improvvisati spesso riducono i costi perche’ i produttori utilizzano cio’ che hanno facilmente a disposizione o che pagano poco anziche’ imitare i materiali utilizzati dalle economie piu’ ricche. Questo e’ il processo che gli artigiani della Londra Medievale attraversarono quando usavano cuioio Britannico per imitare il cuoio piu’ raffinato proveniente da Cordova. Questo e’ il processo attraversato da Hong Kong quando produceva scarpe di tela imitando le scarpe di cuoio dell’Occidente.

Le tariffe alle importazioni rappresentano il modo piu’ semplice usato dalle economie arretrate per aiutare i propri produttori ad avviare questo processo. Ma le tariffe sono pagate dalle tasche dei consumatori, e c’e’ un limite a quanto i consumatori sono disposti a finanziare i produttori locali come abbiamo visto nel caso dell’Uruguay quando i propri consumatori non sono stati in grado di sopportare le tasse e l’inflazione causate dai sussidi statali per finanziare i produttori.

Oltre ai diretti vantaggi pratici del processo di improvvisazione, la pratica dell’improvvisazione in se’ nutre una forma mentale finalizzata allo sviluppo economico. L’improvvisazione procura una grande soddisfazione quando da’ risultati positivi e porta a provare cose nuove nel caso in cui un’idea non vada in porto; in caso contrario porta generalmente a riprovare e tentare una nuova soluzione. L’invenzione, la capacita’ di risolvere problemi pratici, l’improvvisazione e l’innovazione sono parte dello stesso processo. Tornando alle biciclette Giapponesi, ad esempio, molti processi sono dovuti avvenire in Europa e negli stati Uniti prima che la bicicletta si trasformasse da curioso giocattolo a mezzo di locomozione pratico ed utile. Ognuna di queste improvvisazioni si aggiungeva a qualcosa che era stato raggiunto prima. Gli improvvisatori nel processo di produzione di biciclette con il tempo hanno sviluppato cuscinetti a rullini, cuscinetti a sfera, pneumatici, rulli a ruota dentata per il funzionamento delle catene, cambi differenziali, freni a disco, freni a tamburo, freni a pedale, ed in un certo senso hanno anche reinventato la ruota, dandole una leggerezza mai vista prima e una forza enorme, se paragonata ai materiali utilizzati. Le improvvisazioni sviluppate per la bicicletta si sono ramificate. Esse sono il fondamento per lo sviluppo di trattori, automobili e aeroplani e naturalmente di motorini, moto e scooters. L’improvvisazione nel mondo della bicicletta ha formato nuovi mercati per nuovi tipi di lubrificanti e tipi di acciaio che a loro volta si sono ramificati. Le innovazioni ancora oggi rimangono essenzialmente improvvisazioni, dalle biciclette alle componenti dello space -huttle. Tutte le innovazioni, tutti i nuovi modi di fare economia e trovare risparmi sui materiali, inclusi i risparmi di energia, sono insiemi di improvvisazioni ed esperimenti, alcuni di successo ed altri no. Esse si combinano con imitazioni di cio’ che e’ stato gia’ sperimentato e applicato con successo.

Quindi, per comprare un’economia sviluppata come lo Scia’ o Pietro il Grande tentarono di fare, o come stanno cercando di fare molti paesi della penisola arabica, finiscono per fallire non solo perche’ lo sviluppo avviene altrove, ma perche’ le transazioni denigrano e scoraggiano i creativi  gli imprenditori locali anziche’ nutrire il processo pratico della vera creazione e del vero lavoro creativo. Continua…

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Come sviluppare il solare

Pubblicato da janejacobs su agosto 6, 2008

Il video qui sopra mostra la produzione di celle solari presso la Q-Cells una societa’, basata a Wolfen, a Nord di Lipsia, che e’ il piu’ grande produttore di celle solari. La Germania, che non e’ conosciuta per essere un paese particolarmente soleggiato, sembra un posto piuttosto strano per trovare un leader mondiale nell’industria solare. Ma la Germania e’ il paese con piu’ capacita’ solare installata al mondo ed il terzo produttore di pannelli solari dopo Cina e Giappone.

Il ministro dell’ambiente Tedesco indica che le energie rinnovabili in Germania rappresentano quasi il 7% del consumo energetico del 2007, il doppio che nel 2003. L’industria delle energie rinnovabili ha prodotto un fatturato di €25 miliardi nel 2007, un fatturato del 10% superiore rispetto al 2006, il quadruplo rispetto al 2000.

La produzione di componenti per sfruttare le energie rinnovabili sta per diventare un cavallo di battaglia dell’industria tedesca, permettendo alle citta’ tedesche di esportare beni richiesti in tutto il mondo, di migliorare l’ambiente, di rimpiazzare le importazioni e di creare lavoro e ricchezza. In Germania il numero di addetti in energie rinnovabili aumentera’ da 250,000 addetti nel 2007 a 710,000 nel addetti nel 2030.

La maggior parte dell’elettricita’ in Germania proviene da impianti a carbone e da impianti nucleari Gli impianti a carbone sono impopolari a causa del numero elevato di gas serra emessi. Gli impianti nucleari sono impopolari per la possibilita’ di incidenti catastrofici. Cosi’ nel 1991 la Germania ha adottato una legge che incoraggia la produzione di elettricita’ da fonti rinnovabili che venga immessa nella rete elettrica. Questa legge e’ molto popolare per la maggior parte dei Tedeschi che sono favorevoli alla creazione di nuove tecnologie per le energie rinnovabili.

La legge dice che l’elettricita’ prodotta da fonti rinnovabili deve essere acquistata dalle societa’ energetiche con tariffe particolarmente generose che regolano i prezzi per i prossimi 20 anni. Gli impianti fotovoltaici montati sui tetti delle case, ad esempio, possono vendere elettricita’ a €0.49 per Kw/ora, circa sette volte il prezzo all’ingrosso, fino al 2027. Questo prezzo fisso incoraggia gli investitori e rimuove incertezze per gli investimenti.

Le societa’ elettriche che pagano in piu’ per l’energia rinnovabile passano il costo ai clienti nelle bollette elettriche. Il costo extra e’ di circa un centesimo di euro per KW/ora, un aumento medio di €3 a bolletta. Il costo complessivo per tutti i tedeschi e’ di €7.7 miliardi nel 2007, ma forse non e’ un prezzo troppo alto da pagare per avere un’energia pulita.

Tuttavia, c’e’ un problema di scarsita’ di silicone puro, il materiale principale per la costruzione di pannelli solari. Nel 2003 un chilo di silicone puro costava £25 al chilo, oggi costa $400 al chilo. E’ quindi necessario trovare nuovi materiali e sistemi efficienti per catturare e produrre energia solare. Recenti ricerche tecnologiche stanno portanto offimi risultati: vedi qui.

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Venezia embrionale

Pubblicato da janejacobs su agosto 1, 2008

Perche’ nuove citta’ nascano e fioriscano devono eserci mercati di sbocco per il loro lavoro iniziale in citta’ gia’ esistenti. E’ importante che citta’ arretrate confinino con altre citta’ arretrate perche’ tale commercio faccia da “molla” per un positivo tipo di commercio tra di esse. Le citta’ arretrate devono commerciare essenzialmente con altre citta’ arretrate, altrimenti, il divario fra cio’ che importano e cio’ che possono rimpiazzare con le importazioni attraverso la propria produzione e’ troppo grande e non puo’ essere superato. In effetti, questo e’ cio’ che l’amareggiato maestro di Isfahan pensava, ed aveva ragione.

Nell’Europa tale processo di sviluppo e’ stato inizato dalla citta’ di Venezia, che usava il proprio commercio con Costantinopoli, allora piu’ avanzata di lei, per iniziare nuove imprese. Si crede che i fondatori di Venezia, i Veneti, abbiano costruito palafitte sulla laguna per rifugiarsi dalle invasioni e dalle scorrerie di popoli invasori; ad ogni modo, nel sesto secolo, Venezia esisteva almeno in forma embrionale ed i suoi abitanti usavano la laguna per produrre il sale attraverso il processo di evaporazione nelle secche della laguna. All’inizio probabilmente producevano il sale solo per se stessi, ma il sale era un bene prezioso a quel tempo e a Costantinopoli c’era un ampio mercato di sbocco in quanto Costantinopoli a quel tempo non era solo il centro amministrativo dell’impero romano, ma era un grande centro commerciale ed un grande produttore e distributore di beni prodotti per le esigenze ed i lussi di quel tempo. Cio’ che i Veneti ottenevano in cambio del sale non e’ risaputo; forse tappeti, forse articoli di vetro, forse abiti lussuoisi, gioielli. Quasi certamente compravano arnesi per tagliare il legno, visto che essi erano necessari per costruire navi e per sviluppare un altro elemento di esportazione che Venezia inizio’ ad esportare a Costantinopoli: il legno.

La Venezia embrionale aveva questi beni primari con cui iniziare: aveva risorse naturali da vendere , un mercato cittadino lontano che li comprava e quindi aveva un modo per guadagnarsi le importazioni da un’economia piu’ avanzata. Insomma, aveva esattamente cio’ che ogni regione fornitrice di beni primari ha ora.

Supponiamo che Venezia avesse continuato a concentrarsi su questo semplice commercio con la piu’ avanzata Costantinopoli. In quel caso Venezia non avrebbe svilupato la propria economia. Ogni bene che Venezia avesse prodotto – probabilmente un’imitazione di minore qualita’ dei beni che importava da Costantinopoli – non avrebbe avuto molto interesse per Costantinopoli. Ne’ la Venezia embrionale in queste circostanze, avrebbe rimpiazzato le molte importazioni che importava da Costantinopoli con i suoi prodotti. Il divario fra cio’ che poteva comprare e cio’ che produrre era troppo grande per essere colmato. Cio’ di cui Venezia aveva bisogno era un mercato per i beni prodotti in citta’ che potesse produrre lei stessa. Solo allora avrebbe potuto iniziare a svilupparsi.

Venezia fini’ per svilupparsi: agendo come Costantinopoli senza l’economia di Costantinopoli. Questo puo’ sembrare ridicolo, che un insediamento primitivi di pescatori e produttori di sale e di tagliatori di legna potessero iniziare a comportarsi come i ricchi abitanti di Costantinopoli, la citta’ piu’ grande e piu’ ricca dell’Impero Romano, la sua capitale. Il modo con cui Venezia riusci’ a fare questo fu quello di lanciarsi nel commercio con altre regioni arretrate come lei che avevano bisogno di prodotti a basso costo imitazioni di quelli prodotti a Costantinopoli e che Venezia riusci’ a copiare e a rimpiazzare. Per quegli insediamenti, Venezia rappresentava un mercato di sbocco per i loro beni primari e le loro materie prime proprio come Costantinopoli lo era per Venezia.

Venezia oltre a vendere semplici beni artigianali (o almeno cio’ che oggi consideriamo semplici ma che allora non lo erano affatto), poteva esportare anche alcuni articoli di lusso che comprava da Costantinopoli. I suoi clienti eranoi grandi feudatari arroccati nei castelli e nei manieri di mezza Europa. In cambio di questi beni e prodotti – propri e queli di Costantinopoli- Venezia otteneva prodotti primari come il cuoio, la lana, la latta, il rame, l’ambra e il ferro, cioe’ materiali che poteva incorporare nella propria collezione sempre piu’ diversificata e ramificata di manifatturieri e di imprese produttive.

Tutto andava piuttosto lentamente. Le economie arretrate con cui Venezia faceva affari stavano iniziando praticamente da zero perche’ sopravvivevano in una difficile vita di sussistenza periodicamente spazzata via da carestie; un’economia senza aratri di ferro, al punto che quando un aratro di ferro potesse essere torvato in qualche mercato, era considerato un tesoro degno di un re. Cio’ nondimeno, grazie al commercio con questi centri abitati molto arretrati dell’Europa Occidentale, Venezia riusci’ entro il decimo secolo ad espandere un’economia cittadina che gradualmente divenne in grado di produrre arnesi e prodotti sofisticati da se’ ed era diventata il piu’ grande mercato dell’Europa Occidentale per le materie prime. Venezia, in qualita’ di mercato cittadino di sbocco principale dell’Europa Occidentale aveva cosi’ traasformato anche alcune parti dell’Europa stagnante in economie di sussistenza in regioni fornitirci di materie prime , proprio come Costantinopoli prima aveva prima trasformato la sussistenza dei Veneti in un’economia in grado di fornire materie prime, una specie di avamposto.

Se gli altri avamposti in Europa con cui Venezia commerciava si fossero accontentati con un semplice commercio bilaterale con Venezia, avrebbero solo avuto economie in grado di fornire materie prime a vicolo chiuso. Ma invece iniziarono a comportarsi come Venezia. Cioe’, usando il loro commercio con Venezia come molla iniziarono a commerciare le une con le altre.

I mercanti di Anversa, oltre a comperare lana e ad incanalarla a Venezia, iniziarono a produrre panni da esportare nelle citta’ arretrate di Londra e Parigi. Londra non aveva molto da offrire a Venezia perche’ il primo bene che Londra aveva da esportare era il pesce essicato con il sale. Ma c’erano altre citta’ all’interno del continente in grado di fornire al pesce salato di Londra mercati liquidi. In seguito Londra sviluppo’ la produzione della lana destinata ai telai delle fiandre. Londra inizio’ a copiare, cioe’ a rimpiazzare alcune delle importazioni; ad esempio, comprando prodotti di cuoio da Cordova, come ad esempio faceva Venezia,  e poi in seguito produceva lei stessa prodotti di cui dapprima con il cuoio proveniente da Cordova, in seguito dal cuoio piu’ rozzo proveniente dall’Inghilterra. Anche se questi beni non erano probabilmente molto interessanti per Venezia, erano considerati di valore a Londra e negli insediamenti allora simili a Londra per livello di sviluppo.

Se queste piccole e fragili citta’ avevano semplicemente prodotto beni da esportare le une per le altre, avrebbero creato sviluppo e avrebbero aumentato la dimensione delle loro economie di molto poco. La chiave per il rafforzamento delle economie di queste citta’, la diversificazione e ramificazione di esse stesse e di altre citta’. Le citta’ potevano operare questo processo perche’ la differenza fra quello che importavano dalle citta’ vicine e quello che potevano produrre da se’ non era insormontabile. Cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre, puo’ essere replicato con relativa facilita’ anche da un’altra citta’ arretrata.

Il mutuo processo di rimpiazzo delle importazioni stimolava anche mercati per le inovazioni cittadine. Quando le citta’ rimpiazzano un ampio spettro delle importazioni con la loro produzione locale non importano meno di quanto potrebbero o vorrebbero; piuttosto spostano la loro importazione invece di produrli localmente.

Inoltre e’ ancora piu’ importante, per quanto riguarda la vita economica, il fatto che le citta’ rimpiazzano e quindi spostino le importazioni per nuovi tipi di beni prodotti in altre citta’. Diventano mercati incredibilmente adatti alle innovazioni perche’ se le possono permettere. In questo modo, le citta’ che rimpiazzano le importazioni possono stimolare le vendite di nuoci tipi di esportazioni piu’ avanzate provenienti da altre citta’. Questo meccanismo e’ il mezzo con cui fiumi di innovazioni vengono introdotte quotidianamente nalla vita economica. Poi a loro volta vengono rimpiazzati con produzioni locali aprendo nuovi mercati cittadini per altre nuove importazioni.

Il commercio fra citta’ con un vigoroso sviluppo economico e’ volatile, cambia continuamente perche’ le citta’ creano nuovi tipi di esportazioni per se’ e per altre citta’ e poi si mettono a rimpiazzare velocemente i beni prodotti dalle altre citta’.

Questo e’ avvenuto per le citta’ arretrate d’Europa nei secoli successivi alla caduta dell’impero Romano d’Occidente. Essi producevano sempre nuove esportazioni: campane, tessuti, lacci, articoli per la tessitura, seghe, medicinali, aratri, forche e articoli per la coltivazione rimpiazzandoli poi con la produzione locale e diventando clienti per altre nuove innovazioni. Si stavano sviluppando gli uni sulle spalle degli altri.

Questo e’ il processo che ha sviluppato le citta’ Europee fino ai tempi in cui Pietro il Grande, e questo processo e’ continuato anche dopo Pietro il Grande anche se Pietro il Grande non capi’ mai che questo processo non si poteva comprare. Fino ad oggi la Russia fa parte di questo processo solo in maniera marginale. Le citta’ Sovietiche hanno prodotto esportazioni le une per le altre, ma non hanno rimpiazzato molti prodotti. Per i governanti che vogliono conoscere nel dettaglio cio’ che sara’ prodotto da qui a cinque anni e dove e come tali beni e servizi saranno prodotti, la volatilita’ dei mercati cittadini rappresenta un caos intollerabile. Naturalmente questo non e’ un caos. E’ una forma complessa di ordine simile alle forme organiche di ordine tipiche di tutte le cose viventi in cui si  generano instabilita’ (in questo caso , fondi di importazioni potenzialmente rimpiazzabili) seguite da correzioni. Tali instabilita’ e correzioni sono una parte essenziale dei processi di vita stessi.

Continua…

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Economia zarista

Pubblicato da janejacobs su maggio 21, 2008

 

Caterina di Russia

 Circa due secoli fa, Caterina impreatrice di Russia disse:

“La maggior parte delle nostre fabbriche si trova a Mosca, che e’ la citta’ meno conveniente per l’industria in tutta la Russia. Mosca e’ sovrappopolata e i lavoratori sono diventati pigri e dissoluti… D’altra parte, in Russia ci sono centinaia di piccole citta’ che stanno cadento in rovnia. Perche’ non trasportare una fabbrica in ognuna di queste citta’ decadenti, in proporzione alla geografia e alla qualita’ dell’acqua di ogni distretto? Il lavoratore si darebbe piu’ da fare e le citta’ potrebbero rifiorire.”

Come forse era naturale, dal momento che Caterina era una sovrana assoluta, lei pensava all’economia come si pensa ad un esercito. Se possiedi un territorio ed un esercito, puoi spostare le truppe dove pensi che siano piu’ necessarie, non importa cosa tali truppe vogliono fare del loro tempo libero.

Ma dal momento che un’economia non assomiglia per niente ad un esercito, ne’ si sostiene allo stesso modo, non si puo’ pensare all’economia come ad un esercito.  Cio’ nonostante, i successori Sovietici della zarina Caterina e quasi tutti i governanti al mondo hanno mantenuto queste idee semplicistiche che apparentano economie ad eserciti. Caterina di Russia non si faceva troppe domande del tipo: Cosa succederebbe se ci fossero state troppe poche fabbriche in quelle citta’ in rovina? Cosa succedederebbe se le fabbriche trapiantate se andassero, fallissero o diventassero obsolete? Cosa si lascerebbero dietro? Cosa succederebbe se le fonti economiche di queste fabbriche si prosciugassero e nuove fonti non sgorgassero?

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