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L’estetica del cambiamento

Pubblicato da janejacobs su gennaio 28, 2009

Un antropologo Giapponese, Tadao Umesao, ha notato come storicamente il Giappone abbia avuto sempre piu’ successo quando si e’ evoluto in maniera pratica ed empirica (“Anche durante la rivoluzione Meiji, non c’erano obiettivi precisi, nessuno sapeva quale cambiamento sarebbe avvenuto dopo”) rispetto a quando i Paese ha cercato di operare con “propositi risolutivi” e con “volonta’ ferrea”. Questo e’ vero anche per altri popoli, anche se Umesao crede che cio’ che chiama “l’estetica del cambiamento” e’ una caratteristica distintamente Giapponese che differenzia la cultura Giapponese dalle culture Occidentali. Se Umesao avesse osservato l’Europa e l’America nel passato piuttosto che nel presente, Umesao avrebbe osservato che un’estetica del cambiamento e’ presente anche nelle culture Occidentali e funziona meglio dei “propositi risolutivi” e della “volonta’ ferrea”.

Uno sviluppo economico di successo, per essere tale, ha bisogno di essere aperto al cambiamento piuttosto che orientato a raggiungere particolari obiettivi, e deve rendersi aperto all’esperienza e all’empirismo. Infatti, da un lato esistono sempre problemi allo sviluppo economico. Le prime genti che hanno sviluppato l’agricoltura, non hanno previsto l’impoverimento del suolo. Gli inventori delle automobili non hanno provesito le piogge acide e il riscaldamento del pianeta. Lo sviluppo economico e’ un processo di continua improvvisazione in un contesto che rende possibile iniettare improvvisazioni ed invenzioni all’interno della vita quotidiana.

 

Continua…

 

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