Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Secessione e boicottaggio

Pubblicato da janejacobs su agosto 19, 2009

Adriana Poli Bortone , fondatrice del movimento politico Io Sud , dichiara che se l’attuale governo continuera’ a favorire le politiche secessioniste della Lega, allora invitera’ i cittadini Meridionali a boicottare i prodotti agricoli del Nord.

Questa proposta e’ tardiva e modesta.

Tardiva perche’ i politici avrebbero gia’ dovuto invitare da secoli i cittadini del Sud a consumare prodotti agricoli locali.

Modesta perche’ si limita solo ai prodotti agricoli e non ai prodotti industriali e o ai servizi.

Indipendentemente dalle politiche del governo, tutti i cittadini del Sud, del Centro e del Nord dovrebbero sostenere le proprie economie locali.

E’ un’ottima cosa che sulle tavole Napoletane non ci sia il Parmigiano Reggiano, ma non dovrebbe nemmeno esserci formaggio Francese o Svizzero, ma quasi esclusivamente formaggio Napoletano.

Sulle tavole Napoletane dovrebbero esserci prodotti Napoletani. Nelle case Napoletane doverebbero esserci mobili prodotti a Napoli, I Napoletani dovrebbero indossare vestiti fatti a Napoli, guidare auto fatte a Napoli, telefonare con telefoni cellulari fatti a Napoli, guardare TV made in Napoli e collegarsi a Internet usando chip fatti a Napoli.

 Le citta’ creano ricchezza se rimpiazzano le importazioni ed i cittadini hanno il dovere morale di aiutare le economie locali, sia perche’ qusto crea ricchezza nelle propria comunita’ sia per il rispetto che si deve all’ambiente.

 Ma per fare questo e’ necessario che nascano nuove imprese industriali e imprese di servizi anche al Sud.

 Jane Jacobs si e’ occupata del problema del Sud degli Stati Uniti, una regione simile per molto versi al Sud Italia e ha raccontato questo problema attraverso la storia di Grady, un giornalista del Sud degli Stati Uniti che andava a chiedere aiuti economici per il Sud agli industriali e ai banchieri di Boston e New York. Per saperne di piu’.

Jane Jacobs ci ricorda anche che l’indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna era nata innanzitutto per motivi economici e commerciali.

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Malcontento in Puglia

Pubblicato da janejacobs su agosto 4, 2009

Com’era prevedibile, l’ingente trasferimento di risorse da parte del Governo alla sola Sicilia, dopo le minacce della formazione di un partito del Sud sta scatenando gelosie e polemiche presso le altre regioni bisognose di trasferimenti.

Tra le varie lamentele, sottolineo l’orgogliosa recriminazione del Governatore della Puglia, una regione meridionale che ha fatto meglio di altre, ma che anch’essa e’ stata affossata da emigrazione, trasferimenti a fondo perduto e corruzione, mali che come giustamente sottolinea il Governatore della Puglia si stanno facendo sentire sempre piu’ anche al Nord.

A questi mali noi proponiamo l’ideologia economica e politica della filosofa Jane Jacobs, una ideologia basata sul ritorno a istituioni semplici e vicine ai cittadini, un ritorno ad un’economia sostenibile, mirata alla produzione e al rimpiazzo delle importazioni e non dai trasferimenti statali. Un’economia urbana fondata su citta’ produttive ed indipendenti .

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La secessione del Mezzogiorno d’Italia

Pubblicato da janejacobs su luglio 19, 2009

Il 16 Luglio 2009 l’Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno (Svimez) ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sull’economia del Sud. Alla presentazione del rapporto erano presenti i governatori Campania e Calabria e autorevoli politici.

Il rapporto descrive con puntualita’ cose gia’ note e ha provocato la reazione del presidente dela Repubblica. I giovani Meridionali che possono emigrano, non c’e’ lavoro, la criminalita’ frena lo sviluppo, il Sud sprofonda nella classifica della ricchezza ed e’ incapace di sfruttare le proprie (numerose) risorse naturali ed umane.

Intanto stanno maturando movimenti politici per una maggiore indipendenza del Sud. Questi articoli su Sardegna, Sicilia e Campania mostrano come stiano emergendo movimenti indipendentisti in regioni fiere e con un passato glorioso trasformate in terzo mondo dalla Storia e dall’Unita’ d’Italia.

Questo blog crede che l’autonomia sia fondamentale per risvegliare l’economia di queste terre. Nella speranza di dare un contributo ai fermenti in corso propongo i link alle lezioni di Jane Jacobs (tradotte qui in Italiano) su secessione, emigrazione, su come gestire il cambiamento e su come evitare il declino economico.

Clicca qui per le mie previsioni sulla ricchezza del Sud da qui al 2030.

Qui sotto alcuni link sul tema:

MPA

Gianfranco Micciche’

Marco Travaglio

Unart Group

Decidiamoinsieme

Rete Sud

Antonio Bassolino

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Movimenti secessionisti in Cina

Pubblicato da janejacobs su luglio 8, 2009

Il popolo degli Uighur vuole secedere dalla Cina sottraendo al grande stato Asiatico importanti riserve di gas e petrolio. La Cina sta rispondendo con la violenza. A giudicare dai successi avuti con il Tibet, la Cina dovrebbe avere la meglio. Ma per quanto?

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Montreal

Pubblicato da janejacobs su giugno 28, 2009

Per comprendere il motivo per cui il problema della sovranita’ sia emerso seriamente in Quebec, dobbiamo osservare due citta’: Montreal e Toronto. Queste due citta’ sono responsabili per cio’ che sta accadendo in Quebec. Entrambe hanno convertito il Quebec in qualcosa di simile ad una nuova nazione, anche se ha uno stato di capitale di una provincia. Nessuno aveva pianificato un simile esito. Nessuno si e’ reso conto di cosa stava trasformando il Quebec. Gli eventi che portarono alla trasformazione sono piuttosto recenti. Tali eventi risalgono piu’ o meno allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939 e all’inizio dell’economia di guerra in Canada.

Iniziamo da Montreal, Fra il 1941 ed il 1971, Montreal ebbe un’enorme crescita economica. In quei trent’anni la citta’ raddoppio’ la sua popolazione, arrivando a due milioni di abitanti. Gli immigranti provenienti da altre nazioni contribuirono alla crescita di Montreal; allo stesso modo contribuirono anche gli immigranti provenienti da altre parti del Canada. Parte della crescita era dovuta anche all’aumento delle nascite della popolazione locale di Montreal. Ma la maggior parte dell’aumento delle popolazione fu determinato da un influsso di persone dalle aree rurali e dalle piccole citta’ del Quebec.

Gli abitanti delle zone rurali e delle piccole citta’ del Quebec avevano gia’ una storia di emigrazione. Alcuni di loro si erano gia’ trasferiti a Montreal, a Quebec City e nel New England, ma l’emigrazione verso Montreal ebbe una radicale impennata fra il 1941 ed il 1971.

Gli emigranti di lingua Francese verso Montreal trascorsero gli anni ’40 e gli anni ’50 a ritrovarsi l’uno con l’altro. La “rivoluzione quieta” nacque dalla rete delle relazioni fra queste famiglie: nuove interazioni e comunita’ d’interesse nella citta’ di Montreal; nell’arte, nella politica, nella vita lavorativa e nell’educazione. La cultura Francese a Montreal era in un quieto fermento mentre la gente costruiva relazioni, ambizioni e idee che non avrebbero mai potuto cimentarsi in piccole citta’, anche nella piccola citta’ capitale di Quebec city.

Negli anni ’60 l’evidenza di questo fermento si rivelo’ nella fioritura del teatro, del cinema, della televisione e dei film di lingua francese. IL talento ed il pubblico si ritrovarono l’un l’altro. C’era un crescente numero di lettori di libri e di periodici di lingua Francese nel Quebec; gli scrittori ed i lettori si ritrovavano l’un l’altro. Più o meno contemporaneamente, per una serie di ragioni, nuove opportunita’ si aprivano per gli abitanti Francesi del QUebec nel mondo delle professioni e del commercio. La piu’ importante di queste ragioni era la crescita di Montreal stimolata dalla produzione bellica e dai servizi ad essa connessi. poi dall’afflusso di impianti industriali riconvertiti dopo la guerra dalla crescita del commercio con altre parti del Canada e con gli Stati Uniti. Montreal mantenne una rapida crescita economica durante tutti gli anni ’60 e mentenne un’espansione esuberante – o un’espansioe che sembrava tale – grazie ad eventi come l’Expo, le Olimpiadi ed una varieta’ di programmi per la crescita stimolati dal settore pubblico.

Fino alla fine degli anni ’60 Montreal sembrava quella che era stata per circa due secoli: una citta’ Inglese che conteneva molti abitanti e lavoratori di lingua Francese. Ma in realta’ gia’ nel 1960 Montreal era diventata una citta’ Francese che conteneva molti lavoratori ed abitanti di lingua Inglese. Quando il Canada si rese conto della trasformazione di Montreal ormai tale trasformazione era stata completata.

Nel Quebec rurale, la roccaforte della cultura e delle tradizioni Francesi, un altro tipo di quieta rivoluzione stava prendendo piede. Dai villaggi agricoli e dalle piccole citta’ centinaia di migliaia di persone, specialmente giovani si riversavano verso Montreal in cerca di un futuro e di una vita migliore. Questa onda di Francesi verso Montreal porto’ con se i propri effetti sull’educazione e sulle aspirazioni dei Francesi. Coloro che erano in cerca di una vita migliore a Montreal avevano davanti a se’ opportunita’ che erano inimmaginabili per i propri genitori o per i propri nonni.

 La vita cambio’ anche per coloro che rimasero nei villaggi in campagna. Il mercato di Montreal per i beni agricoli si espanse rapidamente. Un milione in piu’ di cittadini dovevano mangiare e il bisogno di nutrire tutti questi nuovi cittadini aumento il commercio di Montreal con le campagne; molto piu’ denaro cittadino veniva investito e speso nelle campagne. Non solo in cibo, ma anche in materiale da costruzione, vacanze in campagna e altri beni e servizi dalle campagne del Quebec inondavano il mercato di Montreal.Con l’aumento del commercio fra le campagne del Quebec e Montreal aumentava il desiderio dei giovani di campagna di emigrare in citta’ e gli abitanti delle campagne rimasti cercavano di trovare modi per risparmiare la fatica del lavoro agricolo. Pertanto aumento’ il mercato di macchine agricole come trattori, trebbiatrici, irrigatori ed altre apparecchiature elettriche nei piccoli paesi dove fino a poco tempo prima non c’erano i soldi per comprare questi macchinari. Alcuni dei proventi del commercio con Montreal venivano spesi dagli agricoltori del Quebec per beni di consumo che poco prima sarebbero stati considerati un lusso irraggiungibile. Alcuni proventi vennero depositati in banca.

Questi cambiamenti ebbero un profondo effetto sulla vita religiosa del Quebec. Contrariamente a quanto molti ritenevano, la rivoluzione religiosa del Quebec che si verifico’ con la perdita di autorita’ della Chiesa Cattolica, non fu una causa dai cambiamenti rurali e cittadini di cui sopra, ma ne fu l’effetto. I preti non avevano piu’ l’ultima parola sulle cose del mondo quando ormai tutti avevano un parente o un conoscente che aveva ricevuto un’educazione secolare all’Universita’ di Montreal; o in insediamenti dove gli emigranti ritornavano per partecipare a matrimoni, funerali e riunioni familiari; in in insediamenti dove la gente vedeva film quando andavano in citta’ e sentivano la radio a casa, o addirittura iniziavano a guardare la televisione; o in insediamenti dove i cambiamenti della vita economica quotidiana ed i metodi lavorativi avevano distrutto i legami dei metodi tradizionali di produzione.

La grande forza della crescita di Montreal stava minacciando la vecchia cultura delle campagne e stava irradiando alle campagne una nuova cultura cittadina.

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Movimenti secessionisti USA

Pubblicato da janejacobs su giugno 14, 2009

L’Istituto Middlebury da qualche anno si occupa dello studio dei movimenti secessionisti negli Stati Uniti. L’idea di partenza e’ che l’impero Americano e’ al collasso e che entita’ politiche piu’ piccole, sviluppate attorno alle citta’ sono piu’ al passo con le sfide del futuro: fine del petrolio, inquinamento, riduzione di scorte alimentari, inflazione del dollaro e riscaldamento globale.

Per questo e’ necessaria un’economia che si rivolga piu’ alle citta’ e meno alle multinazionali come Walmart, Exxon o McDonald’s che controllano i politici ed il governo di Washington. Queste idee sono profondamente affini al pensiero di Jane Jacobs e di questo blog a lei dedicato, che si occupa tradurre in Italiano il suo pensiero.

Fra i vari movimenti emersi da un recente congresso c’e’ quella di creare una piccola confederazione di Stati del Nord Est separati dagli Stati Uniti sul modello della Danimarca.

Poi c’e’ il Movimento Nazionalista Texano che sostiene di avere 250,000 firmatari per l’indipendenza dagli USA.

La Carolina del Sud ha anch’essa il proprio movimento independentista, questa volta improntato ad una forte matrice religiosa.

Poi c’e’ la Lega del Sud che ha l’obiettivo di confederare tutti gli Stati del Sud degli Stati Uniti in una repubblica indipendente.

Piu’ ad Ovest un’iniziativa partita dalla citta’ di San Diego intende secedere dalla California USA ed annettersi un pezzo di California Messicana in una mega regione chiamata Cali Baja.

Altri movimenti independentisti si trovano presso le Hawaii, Alaska e negli Stati del Nord e del Nord Ovest con la Repubblica di Cascadia.

Fonte: WSJ

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Referendum per l’indipendenza di Bolzano

Pubblicato da janejacobs su maggio 8, 2009

Bolzano

Il movimento indipendentista del Sud Tirolo sta rialzando la testa e sta orchestrando provocazioni per ottenere l’Indipendenza dallo Stato Italiano. Simili provocazioni avvengono in misura piu’ o meno pacifica in Palestina, Quebec, Irlanda, Scozia, Veneto, Texas e nei Paesi Baschi solo per fare alcuni esempi.

A molti e’ noto che Bolzano e la sua Provincia hanno goduto per decenni di generosi contributi da parte dello Stato Italiano grazie al loro regime di statuto speciale. Va ammesso che i contributi ricevnuti da Bolzano sono stati messi a miglior frutto di quelli ricevuti da altre Regioni Italiane a statuto speciale.

Ma sono sufficienti dei sussidi economici a “comprare” la docilita’ di una popolazione e a sopire il desiderio di indipendenza di un popolo che vuole autodeterminarsi? Cosa ci sarebbe di piu’ democratico di un referendum che chiedesse ai residenti della Provincia di Bolzano di scegliere una volta per tutte se restare in Italia o separarsi pacificamente e serenamente? Quali impedimenti ci sono per avviare una vera indipendenza della provincia di Bolzano se questa e’ effettivamente la volonta’ di quelle popolazioni?

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La secessione del Texas

Pubblicato da janejacobs su aprile 16, 2009

Come potete vedere nel video qui sotto tratto dal sito del Governatore del Texas, negli Stati Uniti stanno emergendo tendenze secessioniste.

Il governatore del Texas Rick Perry ritiene che l’ingerenza del Governo USA nel tassare i cittadini, un’ingerenza dettata dagli eccessi del disastro finanziario causato dalle banche di New York, sia un’ingerenza incostituzionale.

Secondo Perry i padri fondatori degli Stati Uniti non intendevano creare uno stato in cui si danneggi la liberta’ individuale dei cittadini a causa di tasse elevatissime. Pertanto Perry si appella al decimo emendamento della costituzione USA e ritiene che il governo federale non possa opprimere i cittadini Texani con tasse spropositate in termini di quantita’ ed insostenibilita’.

Una bella sveglia al governo di Washington, un governo che vuole salvare le Banche di New York a spese dei Texani (e non solo!) e un possibile scenario da basso impero, simile  quello a cui si trovo’ di fronte l’Unione Sovietica dopo la caduta del comunismo.

Continua…

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La secessione di Pantelleria

Pubblicato da janejacobs su febbraio 23, 2009

Stanca delle promesse non mantenute fatte negli anni dallo Stato Italiano e dalla Regione Sicilia, la piccola isola di Pantelleria, che conta circa seimila abitanti, vuole secedere. Il modello sarebbe Malta, un’isola indipendente che misura circa quattro volte Pantelleria e che ha quattrocentomila abitanti, contro i seimila di Pantelleria.

Cause della secessione? A Pantelleria mancano strutture ospedaliere elementari e collegamenti regolari con la Sicilia.

Ma ce la fara’ una isola cosi’ piccola ad andare avanti da sola o e’ solo una provocazione per attrarre l’attenzione e i soldi delle istituzioni?

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La secessione di Singapore

Pubblicato da janejacobs su gennaio 26, 2009

La separazione di Singapore dalla Malesia e’ un altro piccolo esempio di divisione come alternativa a transazioni del declino. Tale divisione e’ occorsa prima che lo stato della Malesia si impegolasse in un processo di tansazioni del declino. La separazione, come abbiamo visto, ha creato una citta’ da un piccolo porticciolo che aveva principalmente una funzione di deposito; questo ha permesso di evitare che Singapore diventasse come Montevideo e che la Malesia Rurale divenisse una vittima di un sistema iniquo di tariffe per evitare tale anomalia. Questo piccolo esempio di approccio pratico ad un grande problema e’ stato ignorato. Ad esempio gli stati imitatori ignorano i parlamenti dell’Islanda e dell’Isola di Man, ma si affrettano ad imitare il parlamento britannico.

Se un popolo dovesse davvero sperimentare una divisione di sovranita’ abbastanza larga da attrarre l’attenzione del mondo, questi pionieri dovrebbero avere una forte coscienza della propria cultura e delle proprie capacita’, abbastanza per fare a meno del controllo centralizzato e della risoluzione dei problemi a livello centralizzato. Per definizione, questo popolo dovrebbe anche avere una forte inventiva politica e dovrebbe essere capace di evolvere le proprie istituzioni in maniera originale. Senza dubbio, se un simile modello dovesse emergere, influenzerebbe societa’ meno originali e culture con minore coscienza di se’. Se poi riuscisse a funzionare come effettiva alternativa alle transazioni del declino, ne avrebbe ogni merito.

Prima o poi, in qualche luogo del mondo, un simile tentativo verra’ provato. Nel frattempo dobbiamo arrenderci allo stato attuale delle cose e vivere nel miglior modo possibile con questo dilemma mortale.

 

 Continua…

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La secessione della Norvegia

Pubblicato da janejacobs su gennaio 23, 2009

 

Nessuna nazione modello e’ attualmente predisposta alla possibilita’ teorica della moltiplicazione di sovranita’ come alternativa alle transazioni del declino. La separazione della Norvegia dalla Svezia nel 1905 era un passo parziale in quella direzione perche’ Svezia e Norvegia non erano ancora impaludate in un sistema di transazioni del declino.

 

Quella scelta non dipese dalla Svezia, ma dalla Norvegia del diciannovesimo secolo, che era allora un paese molto povero e rifiuto’ ogni assistenzialismo dalla piu’ ricca Svezia e insistette per supportarsi solo con le proprie risorse finanziarie.

 

La Svezia, per parte sua, anche se non accetto’ di buon grado la separazione della Norvegia, non ricorse alla forza militare pre prevenire tale separazione; e in seguito, mentre la Norvegia si sviluppo’ economicamente, commercio’ con essa senza erigere barriere o limitazioni protezioniste. Tuttavia, la Svezia non continuo’ l’esperienza di sucesso della Norvegia con altre divisioni e separazioni come alternative a diverse transazioni del declino.

 

Al contrario: ironicamente, nella misura in cui la Svezia e’ diventata uno stato modello, cio’ che e’ stato copiato non e’ stato il modello di aver sperimentato, almeno per una volta nella sua storia, un’ alternativa ad una transazione del declino, ma piuttosto le transazioni assistenzialiste al suo interno.

 

La Svezia promuove il commercio fra nazioni avanzate e nazioni arretrate fornendo regalie, prestiti a fondo perduto e continui investimenti in regioni forntrici di beni primari attraverso le sue multinazionali.

 

Continua…

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Nazioni figlie della guerra e del sangue

Pubblicato da janejacobs su gennaio 19, 2009

Giuseppe Garibaldi

 

A parte qualche rarissima eccezione, le nazioni di oggi nacquero inizialmente tramite  sanguinosi interventi militari. Molte nazioni sono ancora tenute assieme solo grazie alla minaccia di un intervento militare. Per usare l’antica mitologia, possiamo dire che le nazioni di oggi non discendono dal dio fabbro Vulcano, o dal dio dell’informazione e delle medicina Mercurio, ne’ tanto meno dalla dea Cerere, madre della fertilita’ e dell’abbondanza e infatti esse non sono ne’ fertili ne’ producono risorse a sufficienza, anzi, i piu delle volte le distruggono.

Le nazioni si comportano tutt’al piu’ come discendenti di Marte, figlie della guerra e del sangue, e curiosamente molti dei loro cittadini adorano le loro nazioni per il fatto di essere figlie di Marte.

Il misticismo delle nazioni e’ potente perche’ molto spesso si ispira al sacrificio di vite umane. Tradire una nazione e la sua unita’ sarebbe come tradire tutto il sangue versato in passato sarebbe come vanificare il sacrificio di molte vite umane; soprattutto rinnegare questi sacrifici solo per stare meglio dal punto di vista economico e le piu’ gloriose pagine della storia patria sembrerebbe una follia.

Tutti i governi nazionali e la maggior parte dei loro cittadini preferirebbero decadere e declinare uniti rispettosi dei sacrifici con cui la loro unita’ e’ stata vinta piuttosto che prosperare e svilupparsi disuniti.

Anche i separatisti, quando arrivano al potere nei governi nazionali, resistono aspramente ad ogni tentativo di secessione. Questo e’ il motivo per cui la secessione e’ un’alternativa al declino buona solo dal punto di vista teorico. Non esiste una formula magica che consente alle nazioni piccole o alle divisioni in piccoli stati di grandi stati nazionali di prosperare solo in virtu’ della loro piccola dimensione, in particolare quando tali divisioni sono l’ultima spiaggia dopo molti disturbi economici e politici. Il mondo e’ pieno di piccoli stati dalle economie stagnanti che sono frammenti ti imperi antichi e moderni andati in frantumi. La mia proposta di secessione e’ utopistica e non e’ sufficiente a sostituire il libero commercio che le citta’ devono abbracciare per poter accrescere le proprie economie e consentire ad altre citta’ di crescere. La secessione non e’ nemmeno un sostituto allo spirito creativo ed imprenditoriale delle citta’.

La secessione e’ una virtu’ piuttosto che potrebbe servire per prevenire o evadere il declino e la decadenza quando le nazioni restano tenute insieme solo grazie a transazioni del declino. Pertanto, una secessione dovrebbe essere invocata prima che le transazioni del declino abbiano incancrenito il tessuto economico nazionale al punto da non poter essere piu’ rimosse.

 

Continua…

 

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Secessione e riproduzione

Pubblicato da janejacobs su gennaio 8, 2009

Esiste qualche tipo di intervento o discontinuita’ o qualche altro tipo di transazione del declino a cui le nazioni possano fare ricorso per arrestare l’inesorabile instabilita’ che contraddistingue le loro economie?

 

Una metafora usata da alcuni matematici per illustrare la il concetto di discontinuita’ e’ quella di un cane che, quando avverte un pericolo, l’unica cosa che non puo’ fare e’ restarsene fermo. Il cane deve fare qualcosa di radicalmente diverso: prepararsi ad attaccare o scappare. In un modo o nell’altro deve creare una discontinuita’.

 

Una nazione disorganica che entra in fasi sempre piu’ prolungate di recessione e cha ha accumulato instabilita’ e stress e’ nella stessa situazione di discontiuita’ del cane in pericolo. La nazione non puo’ stare ferma, deve attaccare il problema creando transazioni del declino, oppure deve fuggire e lasciarsi il pericolo alle spalle.

 

Puo’ la nazione scappare dalle difficolta’ economiche quando esse diventano insolubili? Se si’ come puo’ farlo? E’ possibile che scappando, una nazione risolva le instabilita’ economiche e gli stress che si sono accumulati?

 

Sin da piccoli ci hanno insegnato che fuggire dai problemi non aiuta a risolverli. Tuttavia, nella vita reale talvolta scappare dai problemi e’ una soluzione, sia come suggerisce la metafora del cane che scappa davanti ad un pericolo, sia come spesso ci suggerisce la nostra esperienza di vita. Quante volte abbiamo risolto un problema evadendolo? Quante volte rimpiangiamo di non aver evaso un problema quando eravamo ancora in tempo?

 

L’equivalente della fuga per un’unita’ politica sovrana e’ quello di resistere alla tentazione di iniziare transazioni del declino con sussidi assistenziali e spese militari evitando di mantenere unita la nazione. La discontinuita’ radicale sarebbe la divisione di una singola entita’ nazionale in una famiglia di piccoli stati sovrani, non quando le cose hanno raggiunto uno stato inguaribile di degrado e di discontento, ma prima, quando le cose vanno relativamente bene.

 

In una societa’ nazionale, la moltiplicazione di stati sovrani sarebbe un accompagnamento normale, non traumatico dello sviluppo economico in se’ e aumenterebbe la complessita’ della vita economica e sociale. Alcuni piccoli stati sovrani a loro volta si dividerebbero ulteriormente, si riprodurrebbero allo stesso modo in cui si riproducono le cellule di un organismo.

 

Una nazione che si comporta in questo modo sostituirebbe all’istinto di sopravvivenza della propria entita’, un’altro istinto che e’ presente nel mondo umano e animale: quello della riproduzione. In questa fantasia utopistica, giovani stati sovrani si dividerebbero dalla nazione madre che direbbe loro, come un padre ai suoi figli:

 

“Buona fortuna a te e alla tua indipendenza! Ora vai e fai del tuo meglio per generare o mantenere citta’ e regioni creative e tutti noi staremo meglio. Noi non ti discrimineremo erigendo barriere e tariffe al commercio e anche se tu dovessi erigere barriere al commercio contro di noi, noi tollereremo questo atteggiamento senza rancore.”

 

Continua…

 

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Recessione, assistenzialismo e recessione

Pubblicato da janejacobs su gennaio 6, 2009

Le nazioni o gli imperi non recessione per loro scelta. Esistono particolari circostanze che sono intrinseche nei territori e che non possono cambiare, per quanto i governi si oppongano. Il Giappone Centrale deve fornire sussidi assistenziali al Giappone Settentrionale e al Giappone Meridionale perche’ e’ li’ che si sono differenze economiche e perche’ se i Governo Centrale non fornisse sussidi tali differenze aumenterebbero e gli standard di vita ed i servizi pubblici nelle aree arretrate sarebbero cosi’ diversi da diventare politicamente e moralmente inaccettabili. Il Nord Italia fornisce aiuto al Sud perche’ il bisogno del Sud e’ cosi’ grande che lo Stato Italiano deve organizzare tali sussidi per combattere il possibile collasso di una gran parte del Paese. La Germania aiuta le regioni agricole Francesi perche’ se non lo facesse, l’Unione Europea si distruggerebbe e la Francia insiste sui sussidi come condizione della sua appartenenza all’Unione Europea perche’ altrimenti non sarebbe in grado di contenere la rabbia dei suoi contadini o il desiderio di separatismo nel Sud del Paese. Il Canada tiene a bada i separatisti del Quebec attraverso sussidi pubbilci cosi’ come gli Inglesi hanno fatto con gli Scozzesi. I pensionati hanno bisogno delle pensioni; i villaggi economicamente morti e le citta’ stagnanti hanno bisogno di sussidi pubblici. Le citta’ degli Stati Uniti Sud Occidentali hanno prosperato mentre quelle del Nord sono cadute in disgrazia, grazie ai sussidi procurati da continui lavori militari e ad altre forme di sussidi domestici.

Tuttavia, queste transazioni del declino non risolvono nulla, ne’ in Giappone, ne’ in Italia ne’ in Francia, ne’ in Canada ne’ negli Stati Uniti. La mancanza di citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni nelle regioni povere di questi paesi e’ la vera causa dell’arretratezza di queste regioni e non esiste al mondo sussidio in grado di ovviare economicamente a questa mancanza.

 

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Stati Divisi d’America

Pubblicato da janejacobs su dicembre 29, 2008

Secondo il Professor Igor Panarin c’e’ una probabilita’ del 50% che gli Stati Uniti d’America entro due anni si disgregheranno e diverranno gli Stati Divisi d’America. Panarin prevede che le tendenze economiche, finanziarie e demografiche in atto negli USA provocheranno una crisi politica e sociale senza precedenti. Quando la recessione si inasprira’, gli Stati USA piu’ ricchi vorranno versare meno fondi al governo Federale e cio’ portera’ alla secessione. Panarin non esclude la possibilita’ di una guerra civile, gli Stati Divisi d’America si divideranno in base a diverse etnie e all’influenza delle potenze straniere.

La California formerebbe il nucleo della “Republica Californiana” e sara’ influenzata dalla Cina o dal Giappone. Il Texas sara’ il nucleo della “Repubblica Texana”, influenzato dal Messico. Washington e New York diventeranno parte dell’America Atlantica e potrebbero unirsi all’Unione Europea. Il Canada potrebbe espandersi negi Stati Centro Settentrionali e l’Alaska, dopo circa 150 anni, tornerebbe alla Russia.

Pagarin sostiene che Washington stia perdendo il suo prestigio a causa dell’enorme debito pubblico e della crisi finanziaria partita dagli USA e che la Cina e la Russia usurperanno il ruolo di guida che fino ad ora ha avuto Washington nel regolare i mercati finanziari internazionali.

Al momento le teorie di Panarin vengono derise a Washington, ma Panarin cita un curioso precedente. Nel 1976, dice Panarin, il Francese Emmanuel Todd predisse la dissoluazione dell’Unione Sovietica 15 anni prima che la dissoluzione avvenisse e molti risero di lui.

La mappa qui sotto, riportata dal Wall Street Journal, mostra come Panarin immagina gli Stati Uniti fra qualche anno.

[Igor Panarin]

 

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Cause economiche della guerra di secessione USA

Pubblicato da janejacobs su agosto 19, 2008

Nei primi decenni dell’800, il meccanismo di controllo dei tassi di cambio fu “aggirato”negli Stati Uniti. Al Sud, dove le citta‘ non erano produttive, le tariffe ed i dazi voluti dagli Stati del Nord aumentavano il costo della vita senza produrre benefici economici come invece accadeva al Nord. I produttori agricoli del Sud erano “derubati” delle importazioni a basso prezzo che guadagnavano con le esportazioni agricole; le citta’ e le regioni del Sud erano le vittime del progresso economico delle citta‘ del Nord. Le citta‘ del Sud erano cosi’ infastidite dalle tariffe e dai dazi voluti dalle citta’ del Nord verso i paesi stranieri a tal punto che questo fu uno dei motivi principali per cui il Sud tento’ la Secessione dagli Stati Uniti nel 1861.
Ma perche’ le citta‘ del Sud non risposero in maniera costruttiva alle tariffe? La risposta e’ semplice e sta nel fatto che al tempo dell’istituzione delle tariffe le citta‘ Meridionali erano piu‘ arretrate rispetto a quelle del Nord, e se avessero avuto bisogno di tariffe, al limite le avrebbero dovute avere per proteggersi dalla concorrenza degli Stati del Nord cosi’ come gli Stati del Nord ne avevano avuto bisogno per proteggersi dalla concorrenza dei prodotti Europei. Forse, se il Sud non fosse stato sconfitto militarmente nela guerra di secessione, sarebbe riuscito a mettere a punto tali tariffe contro il Nord e in questo modo e questo probabilmente avrebbe incoraggiato la sua economia.
Le citta‘ del Sud erano piu‘ arretrate nel 1816, quando furono messe in atto le tariffe, perche‘ precedentemente non avevano generato esportazioni di beni fra citta‘ del Sud e quindi non avevano incominciato a prendere il rischio commerciale che fa da volano alla crescita economica, cosa che invece era avvenuta al Nord. Perche‘ questa differenza? Le esportazioni di tabacco e indaco provenienti dal Sud erano state di estremo successo. Al Nord, i magri guadagni degli agricoltori avevano innescato il commercio tra Boston e Philadelphia in manufatti come supplemento delle economie rurali del Sud. Indipendentemente dal motivo, Boston, Philadelphia e le altre citta‘ del Nord avevano stabilito intensi legami commerciali fra di loro e si avvantaggiarono di questi meccanismi al contrario di Charleston e di Richmond.
 
 

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Secessione in Belgio

Pubblicato da janejacobs su luglio 17, 2008

Il Belgio ha dato al mondo Magritte, Tintin e le cozze con le patatine fritte. Nonostante questi importanti contributi alla civilta’, ci sono seri dubbi sulla sua “sostenibilita’” come stato unitario dopo le recenti dimissioni del suo primo Ministro.

Il Belgio e’ diviso in due minoranze linguistiche e culturali: a Sud c’e’ una minoranza economicamente meno sviluppata di ilngua Francese e Nord c’e’ una piu’ fiorente comunita’ Fiammingo-Olandese con citta’ economicamente piu’ dense, ricche, industriose e sviluppate. Alla caduta del governo la stampa Belgo-Fiamminga ha gioito, augurandosi una prossima secessione.

Il primo ministro Yves Leterme che era entrato in carica a Marzo si e’ dimostrato incapace di formare un governo in quattro mesi. Leterme aveva accettato il suo incarico solo dopo nove mesi di stallo fra i partiti Fiammingo e Francese e aveva scelto il 15 di Luglio come scadenza per mettersi d’accordo su un compromesso per formare un governo e suddividersi il potere.

Molti Belgi hanno detto che si aspettano che il Paese vedra’ una secessione. In Belgio c’e’ molto rancore tra i due gruppi etnici e questo genera immobilita’ ed ingovernabilita’ nel paese. La formazione del Belgio, forse, ha ormai compiuto la sua missione in quasi 200 anni di storia.

Bruxelles, che ormai e’ la capitale burocratica d’Europa, continuerebbe senz’altro a vivere dei sussidi e della ricchezza generata dagli eserciti di burocrati e lobbisti di tutti i Paesi Europei.

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