Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Ricchezza nel Mezzogiorno d’Italia oggi e nel 2030

Pubblicato da janejacobs su agosto 15, 2009

Il grafico qui sotto riporta la ricchezza pro capite nel Mezzogiorno d’Italia oggi e le previsioni per il 2030.mezogiorno

I dati della ricchezza pro-capite e della crescita sono forniti dallo Svimez per ogni regione. Il Prodotto Interno Lordo pro-capite e’ una misura usata dagli economisti tradizionali per misurare la ricchezza. I dati si riferiscono al PIL del 2008 e sono espressi in euro.

Alle statistiche del 2008 ho poi aggiunto i tassi di crescita del PIL fornite dallo Svimez e ho poi ipotizzato che il PIL di ciascuna delle regioni continui a crescere (o meglio, decrescere) agli stessi ritmi del 2008.

Se ne ricava un quadro negativo per tutto il Mezzogiorno e un quadro addirittura tragico per la Campania. Quest’utima gia’ oggi e’ la regione piu’ povera d’Italia e se le tendenze di impoverimento presenti oggi continueranno fino al 2030, essa perdera’ la meta’ della propria ricchezza.

Se oggi la Campania, in termini di ricchezza pro capite, e’ paragonabile al Portogallo nel 2030 sara’ paragonabile all’Iran. Se oggi un abitante della Campania campa in media con millequattrocento euro al mese, nel 2030 dovra’ accontentarsi di sette euro al mese (senza contare l’inflazione).

Intanto, in una recente intervista, il Presidente del Consiglio  cita il Piano Marshall e la Tennessee Valley Authority come fonti di ispirazione del suo nuovo progetto per il Sud . Purtroppo questi progetti paiono ispirati da uno spirito centralista e autoritario che e’ l’opposto dal pensiero di Jane Jacobs al quale ci ispiriamo.

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Sud, soldi e secessione

Pubblicato da janejacobs su luglio 30, 2009

Secondo Lombardo, Dell’Utri e Micciche’, il Ministro Tremonti avrebbe avrebbe usato sessantatre miliardi di euro destinati al Sud per altri usi.

Stefania Prestigiacomo e’ arrabbiatissima per il progetto di una centrale nucleare in Sicilia.

Berlusconi ha improvvisato un compromesso, erogando quattro miliardi alla Sicilia.

Dal 2000 il meridione avrebbe sperperato cento ottanta miliardi di fondi (centoquarantecinque dei quali provenienti dalla UE).

Il PIL pro capite di un Meridionale e’ meno del 60% di quello di un abitante del Centro Nord.

Al Sud la disoccupazione e’ al 12%. Al Nord e’ al 4.5%.

Negli USA la guerra di Secessione inizio’ per motivi economici.

Nessuno si augura una guerra. Tuttavia una pacifica secessione al Sud potrebbe essere una spinta per la rinascita di una terra splendida, ma economicamente sottosviluppata rispetto al resto d’Europa. Ma una vera rinascita, per avere successo, deve partire dalle citta’ e fondarsi sull’economia cittadina e non sui trasferimenti di denaro.

Altri interessanti commenti sul tema:

Salvo Toscano

Tonino Perna

Eugenio Scalfari

Bolle Da Orbi

Beppe Grillo

Andali Giovani

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La secessione del Mezzogiorno d’Italia

Pubblicato da janejacobs su luglio 19, 2009

Il 16 Luglio 2009 l’Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno (Svimez) ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sull’economia del Sud. Alla presentazione del rapporto erano presenti i governatori Campania e Calabria e autorevoli politici.

Il rapporto descrive con puntualita’ cose gia’ note e ha provocato la reazione del presidente dela Repubblica. I giovani Meridionali che possono emigrano, non c’e’ lavoro, la criminalita’ frena lo sviluppo, il Sud sprofonda nella classifica della ricchezza ed e’ incapace di sfruttare le proprie (numerose) risorse naturali ed umane.

Intanto stanno maturando movimenti politici per una maggiore indipendenza del Sud. Questi articoli su Sardegna, Sicilia e Campania mostrano come stiano emergendo movimenti indipendentisti in regioni fiere e con un passato glorioso trasformate in terzo mondo dalla Storia e dall’Unita’ d’Italia.

Questo blog crede che l’autonomia sia fondamentale per risvegliare l’economia di queste terre. Nella speranza di dare un contributo ai fermenti in corso propongo i link alle lezioni di Jane Jacobs (tradotte qui in Italiano) su secessione, emigrazione, su come gestire il cambiamento e su come evitare il declino economico.

Clicca qui per le mie previsioni sulla ricchezza del Sud da qui al 2030.

Qui sotto alcuni link sul tema:

MPA

Gianfranco Micciche’

Marco Travaglio

Unart Group

Decidiamoinsieme

Rete Sud

Antonio Bassolino

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Cause economiche della guerra di secessione USA

Pubblicato da janejacobs su agosto 19, 2008

Nei primi decenni dell’800, il meccanismo di controllo dei tassi di cambio fu “aggirato”negli Stati Uniti. Al Sud, dove le citta‘ non erano produttive, le tariffe ed i dazi voluti dagli Stati del Nord aumentavano il costo della vita senza produrre benefici economici come invece accadeva al Nord. I produttori agricoli del Sud erano “derubati” delle importazioni a basso prezzo che guadagnavano con le esportazioni agricole; le citta’ e le regioni del Sud erano le vittime del progresso economico delle citta‘ del Nord. Le citta‘ del Sud erano cosi’ infastidite dalle tariffe e dai dazi voluti dalle citta’ del Nord verso i paesi stranieri a tal punto che questo fu uno dei motivi principali per cui il Sud tento’ la Secessione dagli Stati Uniti nel 1861.
Ma perche’ le citta‘ del Sud non risposero in maniera costruttiva alle tariffe? La risposta e’ semplice e sta nel fatto che al tempo dell’istituzione delle tariffe le citta‘ Meridionali erano piu‘ arretrate rispetto a quelle del Nord, e se avessero avuto bisogno di tariffe, al limite le avrebbero dovute avere per proteggersi dalla concorrenza degli Stati del Nord cosi’ come gli Stati del Nord ne avevano avuto bisogno per proteggersi dalla concorrenza dei prodotti Europei. Forse, se il Sud non fosse stato sconfitto militarmente nela guerra di secessione, sarebbe riuscito a mettere a punto tali tariffe contro il Nord e in questo modo e questo probabilmente avrebbe incoraggiato la sua economia.
Le citta‘ del Sud erano piu‘ arretrate nel 1816, quando furono messe in atto le tariffe, perche‘ precedentemente non avevano generato esportazioni di beni fra citta‘ del Sud e quindi non avevano incominciato a prendere il rischio commerciale che fa da volano alla crescita economica, cosa che invece era avvenuta al Nord. Perche‘ questa differenza? Le esportazioni di tabacco e indaco provenienti dal Sud erano state di estremo successo. Al Nord, i magri guadagni degli agricoltori avevano innescato il commercio tra Boston e Philadelphia in manufatti come supplemento delle economie rurali del Sud. Indipendentemente dal motivo, Boston, Philadelphia e le altre citta‘ del Nord avevano stabilito intensi legami commerciali fra di loro e si avvantaggiarono di questi meccanismi al contrario di Charleston e di Richmond.
 
 

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