Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Tra Bologna e Venezia

Posted by janejacobs su marzo 31, 2008

Crespi d'Adda fabbrica.JPG

Capannoni industriali

La vita economica si sviluppa grazie all’innovazione e si espande grazie al rimpiazzo delle importazioni. Questi due fenomeni sono strettamente legati ed entrambi sono parte integrante delle economie delle citta’. Quando il rimpiazzo delle importazioni avviene con successo, spesso implica adattamenti della progettazione, dei materiali o dei metodi di produzione, processi che richiedono innovazione e improvvisazione da parte degli imprenditori e dei lavoratori.

Nel 1982 Charles F Sabel, un professore del Massachussetts Institue of Technology, descrisse uno straodinario proliferare di “innumerevoli piccole imprese” nel decennio precedente nei distretti industriali fra Bologna e Venezia. Secondo il professore, tale proliferazione era dovuta a continue improvvisazioni ed innovazioni. In una piccola fabbrica che produceva meccanismi di trasmisione per trattori si adattava il progetto anche per trebbiatrici automatiche. In un’altra piccola fabbrica, una macchina impacchettatrice veniva progettata e modificata varie volte, per riposizionarsi in diverse fasi della catena di montaggio automatica. In un’altra fabbrica, un telaio per il cotone veniva aggiustato per lavorare anche tessuti sintetici.

Sabel si meravigliava della piccola dimensione e del successo di queste imprese innovative, molte delle quali impiegavano “dai 5 ai 50 addetti, alcune 10 addetti e pochissime impiegano piu’ di 250 addetti“, e che nel complesso “si specializzavano in ogni fase della produzione del tessile, macchine automatiche, macchine di precisione, automobili, bus e macchine agricole”, ed era sorpreso dalla qualita’ del lavoro svolto nella poduzione di ceramiche, scarpe, mobili di plastica, motociclette, macchine per la lavorazione del legno, macchine per la lavorazione del metallo, macchine per la produzione di ceramiche. Sabel racconta della facilita’ con cui queste imprese spesso sono fondate da ex operai che si sono staccati dai loro ex datori di lavoro e sono diventati imprenditori loro stessi, e racconta delle incredibili economie di scala che sono state ottenute non, come generalmente si riteneva, all’interno di grandi organizzazioni, ma attraverso grandi distretti industriali fatti di piccole imprese.

“La capacita’ innovativa di questo tipo di azienda” spiega Sabel “dipende dall’uso flessibile che si fa della tecnologia; dalle relazioni di fiducia e vicinanza con altre imprese ugualmente innovative in settori adiacenti; e soprattutto dalla collaborazione stretta con lavoratori che hanno competenze complementari fra loro. Queste imprese praticano con coraggio l’innovazione in maniera spontanea attraverso la fusione dei processi di concettualizzazione ed esecuzione, conoscenza astratta e pratica, che solo poche grandi imprese sono state capaci di praticare.”

Tutto questo suggerisce “modi radicalmente nuovi di organizzare la societa’ industriale” in linea con i primi segno di una ridefinizione epocale di mercati, tecnologie e gerarchie industriali“.

Le meraviglie di questi affollati distretti industriali, che hanno suggerito a Sabel cambiamenti epocali, sono sempre state tipiche di citta’ creative, per cui non c’e’ nulla di nuovo in questo metodo di organizzazione industriale. Le realta’ osservate da Sabel – gli aggregati dei distretti industriali, la simbiosi, la facilita’ per un dipendente di trasformarsi in imprenditore, la flessibilita’, le economie di scala e la flessibilita’ – sono esattamente le qualita’ del processo di rimpiazzo delle importazioni,  un processo che si realizza solo nelle citta’ e nei loro dintorni.

Per ovvie ragioni, la maggior parte del rimpiazzo delle importazioni consiste di beni fatti nelle citta’ e di servizi, ovviamente, non di tutti i beni. Alcuni dei piu’ brillanti momenti di rimpiazzo delle importazioni coinvolgono prodotti prettamente rurali. Alcuni esempi del passato sono il rimpiazzo del ghiaccio naturale con i frigoriferi costruiti in fabbriche cittadine; rimpiazzi di cotone, lino, seta e pelliccia con articoli sintetici, progettate nelle citta’; rimpiazzi di avorio e tartaruga con plastiche.  Non c’e’ dubbio che in queste citta’ si continuera’ a progredire con la creativita’ di rimpiazzare le importazioni, come nel caso di rimpiazzo di carburanti fossili. Il rimpiazzo delle importazioni non e’ un processo grandioso. I rimpiazzi sono inizialmente piccoli, spesso coinvolgono oggetti che in se tessi sono di poca importanza, e in molti casi sono imitazioni – ma cio’ nonostante in aggregato, aggiungono una forte spinta economica, la stessa spinta che il Professore dell’MIT aveva osservato fra Bologna e Venezia. Continua…

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Una Risposta to “Tra Bologna e Venezia”

  1. […] e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si […]

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