Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Il tracollo economico dell’Unione Sovietica

Posted by janejacobs su aprile 16, 2008

 

Nel’Unione Sovietica, il redimendo dell’agricoltura era scandalosamente basso. Regioni che avrebbero potuto essere i granai del mondo, non erano nemmeno in grado di nutrire la propria popolazione. Anno dopo anno, l’Unione Sovietica comprava tonnellate di grano dal Canada, un paese dal clima simile a molte aree dell’Unione Sovietica. Di più, l’Unione Sovietica addirittura importava grano dagli Stati Uniti. L’Unione Sovietica non era in grado di produrre abbastanza carne, verdure, frutta, pollame e latte in misura sufficiente per sfamare il proprio popolo. La produzione rurale nell’Unione Sovietica era bassissima e i tentativi di migliorarla avevano richiesto uno sforzo economico sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti; l’Unione Sovietica per decenni continuo’ a distruggere circa un quarto dei suoi investimenti annuali in investimenti agricoli. Gli scarsi risultati furono imputati all’inabilita’ di programmare efficientemente l’economia, alla burocrazia corrotta, alle infrastrutture di trasporto carenti, all’indolenza dei lavoratori, al clima, e al fatto che i lavoratori delle fattorie socializzate non guadagnavano e non rischiavano in proprio se la qualità dei loro prodotti era eccellente o pessima e quindi non investivano e non lavoravano duramente. Queste ultime considerazioni sono senz’altro importanti fattori che hanno contribuito al tracollo dell’Unione Sovietica, e cio’ e dimostrato dal fatto che i pochi appezzamenti privati consentiti dall’Unione Sovietica avevano rendimenti molto maggiori di quelli collettivizzati. Ogni economista Sovietico o straniero che abbia studiato le fattorie collettivizzate ha raccontato storie orribili: fertilizzante che non arrivava nella stagione in cui andava applicato ai raccolti; macchine per la distribuzione di fertilizzanti che si rompevano facilmente o che non arrivavano in tempo per la raccolta anche se il fertilizzante era arrivato in tempo; mandrie che aumentavano di numero proprio quando veniva a mancare il cibo per allevarle; lavoratori che venivano assegnati a compiti per cui non era richiesto maggior lavoro, mentre c’erano altre mansioni alla che erano disperatamente richieste; servizi di trasporto inefficienti che lasciavano che i raccolti marcivano prima di arrivare a destinazione; e cosi’ via.

 

Pero’, possiamo guardare a questa orribile situazione anche da un punto di vista leggermente diverso. Supponiamo che le politiche dell’Unione Sovietia fossero state in grado di aumentare notevolmente il rendimento dei raccolti. Con tale miglioramento decine di milioni di lavoratori dei Soviet sarebbero stati automaticamente in esubero. Pertanto, se i tassi di rendimento dei raccolti fosse aumentato notevolmente, un numero immenso di emigranti, specialmente di giovane eta’, si sarebbe riversato sulle citta’. Anche se la produttivita’ fosse aumentata della meta’ di quanto era aumentata negli Stati Uniti in quello stesso periodo, circa 40 milioni di contadini Sovietici si sarebbero ritrovata senza lavoro. Considerando che il numero totale di abitanti dell’Unione Sovietica era di 100 milioni, dove se ne sarebbero potuti andare?

L’Unione Sovietica aveva poche citta’, nessuna di esse in grado di rimpiazzare vigorosamente le importazioni, ne’ tanto meno aveva vigorose aree metropolitane. L’aumento della produttivita’ avrebbe causato un numero troppo elevato di immigrati per le citta’ Russe, relativamente piccole e poco dinamiche dal punto di vista economico.

 Non sto insinuando che le autorita’ Sovietiche abbiano mantenuto i tassi di produttivita’ agricola deliberatamente bassi. Una simile affermazione non avrebbe senso alla luce delle enormi somme di denaro che il Governo Sovietico tento’ di investire per migliorare i rendimenti dei raccolti e la produttivita’ agricola. Dubito che i politici Sovietici capissero meglio dei loro colleghi americani la connesione vitale fra rendimenti dell’agricoltura e produttivita’, tra disponibilita’ di lavori cittadini connessa al ruolo delle citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni .

Tuttavia, dal momento che tali connessioni esistono, ne consegue che in ogni nazione dove manchi lavoro nelle citta’, l’agricoltura e le campagne devnono mantenere rendimenti e produttivita’ basse. Non c’e’ alternativa. Questo e’ stato dimostrato sia dagli Stati Uniti, che hanno sviluppato molte grandi citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni e un’agricoltura avanzata, sia dall’Unione Sovietica, che in mancanza di citta’ vigorose in grado di rimpiazzare le esportazioni, ha manetnuto un’agricoltura arretrata.

 

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