Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Banca Mondiale e Paesi Poveri

Posted by janejacobs su aprile 20, 2008

 

 Disastri come la Rivoluzione Verde o come gli schemi per l’industrializzazione promossi negli anni ’50 e ’60, portarono i burocrati della Banca Mondiale a ripensare le loro politiche assistenzialiste e il sistema con cui fornivano prestiti ai Paesi Poveri. A partire dal 1968, la Banca Mondiale utilizzo’ un nuovo approccio. Prima di allora la Banca Mondiale preferiva finanziare dighe, generatori elettrici, strade ed altre simili infrastrutture. Queste infrastrutture dovevano essere, nelle intenzioni della Banca Mondiale, il fondamento dell’industrializzazione, perché ad esse sarebbe seguito il processo di trapianto di fabbriche ed impianti di multinazionali. Tali progetti non comprendevano che l’industrializzazione si può generare solo con il processo di rimpiazzo delle importazioni, non con il trapianto di fabbriche ed impianti, ovvero di cattedrali nel deserto simili a quelle di cui abbiamo parlati in precedenza, ad esempio, nel caso del collasso dell’Uruguay. Infatti, dopo la costruzione di queste grandi infrastrutture, le industrie non si materializzavano: venivano costruiti i forni, ma il pane non c’era. E anche quando il pane si materializzava, il lavoro ed i redditi erano bassissimi rispetto ai bisogni, e la popolazione locale non avevano niente a che fare con quello che succedeva nelle economie in grado di produrre per se’ numerosi e diversi beni .

Dopo questi fallimenti, la Banca Mondiale riconsidero’ il suo approccio. Robert McNamara, il Segretario della difesa Americano fu nominato presidente della Banca Mondiale nel 1968. McNamara volle concentrarsi sui miglioramenti della vita agricola con l’obiettivo di trattenere gli agricoltori nei villaggi anziché di farli emigrare nelle città. Questo approccio era stato difeso anche da Gunnar Myrdal, il famoso esperto Svedese di poverta’ delle nazioni del Terzo Mondo. Myrdal sperava che ci potesse essere qualche espediente per migliorare il rendimento dei raccolti dei poveri villaggi agricoli e, allo stesso tempo, mantenere un’elevata ocupazione nell’agricoltura. Ma ne’ Myrdal, ne’ nessun altro esperto riusci’ a trovare un sistema per raggiungere questo obiettivo. Tale politica era un sogno senza una soluzione.

La Banca Mondiale pote’ introdurre gradualmente innovazioni per migliorare il rendimento dei raccolti; ma il passo di tale gradualità era cosi’ lento che di fatto non genero’ nessun visibile miglioramento nei rendimenti dei raccolti. Questo naturalmente fini’ per generare una forte delusione.

La soluzione di McNamara fu quella di evitare l’annoso problema dei rendimenti e della produttività dei raccolti. Egli decise, invece, che il miglioramento dei raccolti non era alla alla base della poverta’ dei Paesi Poveri. McNamara decise che le basi di tale poverta’ erano l’insufficienza di salute, educazione, nutrizione, alloggi e di un numero di figli troppo elevato. Sotto una dottrina chiamata delle ” necessita’ basilari”, la Banca Mondiale inizio’ a fare una serie di prestiti a tassi agevolati o addirittura a tasso zero ai paesi poveri, affinché finanziassero salute, educazione, nutrizione, alloggi e riduzione del numero di figli. Nel corso degli anni, l’aumento delle condizioni di vita dei Paesi Poveri avrebbero creato ricchezza e quindi tali nazioni sarebbero riuscite a ripagare i prestiti. L’ipotizzata ricchezza che questi investimenti avrebbero generato giustificavo l’obiettivo della banca in qualità di fornitore di prestiti e non di ente caritatevole.

Il costo del tentato soddisfacimento di queste necessita’ basilari fu elevatissimo. Nel 1968, l’anno in cui la Banca Mondiale fece questo mutamento di indirizzo, i prestiti della Banca Mondiale ammontavano a un miliardo di dollari. Nel 1980, l’anno in cui McNamara lascio’ la Banca Mondiale, i prestiti ammontavano a undici miliardi e mezzo di dollari. Non tutti i prestiti finirono in investimenti in salute, educazione, nutrizione, alloggi e in controlli delle nascite. Quasi un terzo dei fondi erogati dalla Banca Mondiale continuarono ad investire in progetti per la generazione di elettricita’ e altri programmi classificati come industriali, ma furono i nuovi prestiti alle comunita’ rurali che fecero aumentare l’indebitamento in misura maggiore. La cosa piu’ sconcertante e’ che oltre ai prestiti della Banca Mondiale si aggiunsero anche i prestiti di banche commerciali private per circa novanta miliardi di dollari nel corso degli anni ’70. Nel 1980 la Banca Mondiale andò dai suoi azionisti (i cinque piu’ grandi azionisti sono: Francia, Giappone, Germania, Regno Unito e Stati Uniti) a chiedere nuovi fondi; gli azionisti decisero di fare un aumento di capitale di 25 miliardi di dollari.

Questi prestiti potevano venire ripagati se e solo se i rendimenti nei paesi poveri e prevalentemente agricoli fossero aumentati in maniera significativa e se quei paesi avessero trovato dei mercati liquidi in grado di acquistare i prodotti agricoli che esportavano. E questo fenomeno ci riporta indietro al problema delle “necessita’ basilari”, la domanda su come aumentare i rendimenti dei raccolti ed evitare che gli agricoltori dei paesi poveri perdano il loro lavoro.

I prestiti della Banca Mondiale non furono mai ripagati. Questa politica ha convertito paesi poveri, ma relativamente autosufficienti in paesi mendicanti. Mentre questa azione si potrebbe o meno definire filantropica, senza dubbio non e’ una azione che ha portato i paesi poveri a svilupparsi economicamente. Ne’ tanto meno questa era l’intenzione originaria della Banca Mondiale, la quale aveva illuso i Paesi Poveri che i suoi programmi sarebbero serviti a  raggiungere lo sviluppo economico, non la carita’.

La dura realtà e’ che non esiste un modo semplice per superare la poverta’ rurale dove la gente non ha accesso a lavori cittadini piu’ produttivi. Questo era vero ai tempi dello spopolamento delle Highlands Scozzesi  ed e’ ugualmente vero per i poveri clienti della Banca Mondiale. Una semplice iniezione di tecnologia e’ sufficiente a sradicare milioni di contadini. Ma cio’ che non e’ disponibile a piacimento dei governanti della Banca Mondiale, sono citta’ adattabili, vigorose, in grado di rimpiazzare le importazioni. In loro assenza, la tecnologia che arriva come per magia da citta’ lontane, non diventa un’opporunita’ di progresso, ma una maledizione, ed il benessere economico che tali innovazioni tecnologiche portano, e’ per lo piu’ illusorio.

 

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3 Risposte to “Banca Mondiale e Paesi Poveri”

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