Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for maggio 2008

Speranza per il Casertano

Pubblicato da janejacobs su maggio 31, 2008

Effetti della diossina nel Casertano

A questo link potrete leggere il triste presente della provincia di Caserta, una zona deturpata fisicamente dalle tossine, corrotta moralmente dalla criminalita’ organizzata e destinata allo spopolamento.

Con una buona dose di ottimismo, Caserta potrebbe riuscire ad emergere dalla sua miseria ed assomigliare a Hradcany, ua localita’ a due ore da Praga, dove i Sovietici, protetti dal segreto di Stato, seppellirono circa 7.000 tonnellate di cherosene, che rappresentavano uno strato di 6 metri appena sotto il livello dell’acqua corrente. Oggi la zona di Hradcany puzza di ancora petrolio.

I Sovietici avevano utilizzato un aerodromo fatto costruire dai Nazisti dopo l’invasione della Cecoslovacchia e avevano depositato grosse quantita’ di cherosene in depositi sotterranei. Tali depositi non furono mantenuti correttamente e negli anni il cherosene inizio’ ad infiltrarsi nel terreno e nelle acque di superficie.

Quando i Cechi si scrollarono di dosso i Sovietici, iniziarono a bonificare il terreno e le acque di Hradcany. I contadini iniziarono ad usare il cherosene come combustibile per i loro trattori, altri abitanti del luogo recuperarono il cherosene come combustibile per gli aerei. Il lavoro di bonifica dovrebbe terminare nel 2012 e sara’ costato ai Cechi 17 milioni di euro. Ed anche allora, il terreno sara’ troppo contaminato per costruirci sopra.

Il ministro dell’Ambiente Ceco, Martin Bursik, ricorda che nelle zone industriali a Nord di Praga vi furono vari moti di protesta prima della Rivoluzione di Velluto del 1989. I cittadini di Hradcany e di altre zone deturpate dagli scempi ambientali dell’industria chiedevano al governo una spiegazione per l’aria irrespirabile e l’acqua contaminata.

La cacciata dei Sovietici e l’arrivo della democrazia porto’ con se nuove leggi ambientali. Ma fu la prospettiva dell’ingresso in Europa a permettere che tali leggi venissero applicate. Gli ispettori ambientali poterono esercitare pressioni sulle grandi imprese inquinanti imponendo costosi sistemi di depurazione. Le piccole imprese inquinanti che non poterono permettersi le nuove tecnologie di depurazione dovettero dichiarare bancarotta quando la Repubblica Ceca entro’ nell’Unione Europea.

Oggi i Cechi usano il vecchio terreno cementificato del vecchio aerodromo nazista-sovietico per il power kiting attraendo turisti e di appassionati dalle citta’.

Nonostante le deturpazioni ambientali del periodo Sovietico (di cui Hradcany rappresenta solo una pate infinitesima), la Repubblica Ceca sta avvicinandosi agli standard di aria e di acqua del resto dell’Unione Europea. Ma la corruzione resta un grave problema in molte aree d’Europa, tra cui spicca il Casertano. Ma secondo la cultura di alcuni popoli, essere corrotti significava lottare per la liberta’ .

Continua…

Fonte: Economist, Aquamedia

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Le citta’ sono mucche da mungere

Pubblicato da janejacobs su maggio 29, 2008

Le citta’ generano capitali quando hanno successo nell’esportazione di beni e servizi e nel rimpiazzare importazioni. Normalmente, la maggior parte del capitale viene utilizzata all’interno delle citta’ perche’ esse ne hanno continuamente bisogno per mantenere le loro imprese al passo con il progresso tecnologico e con le continue richieste di novita’. Cosi’ e imprese usano il capitale investendolo per innovare, per moltiplicarsi, per crescere e per diversificarsi. I cambiamenti a Shinohata  ad esempio, hanno avuto bisogno di capitali generati a Tokyo e nella sua area metropolitana. Ma, come abbiamo gia’ visto, il capitale originato nelle citta’ arriva a raggiungere anche posti lontani sia in forma di risparmio, sia in termini di lavoratori emigrati, che abbandonano le loro terre.

 Le nazioni dipendono economicamente dalle tasse pagate delle citta’ e ricevono da esse molte piu’ entrate di quante non glie ne restituiscano in termini di servizi e di trasferimenti. Quando la tassa sui redditi fu applicata per la prima volta negli Stati Uniti era il 1913. Allora la tassa era piuttosto leggera e toccava pochi contribuenti; un terzo delle entrate di quella tassa proveniva dall Stato di New York e la maggior parte di quel terzo proveniva dalla citta’ di New York, che all’epoca aveva un’economia molto vigorosa. Oggi Bombay produce circa un terzo delle tasse dell’India, e Milano produce un quarto delle tasse d’Italia. Copenhagen e la sua area metropolitana raccolgono tasse sufficienti a finanziare assistenza sociale non solo per gli abitanti di Copenhagen e della sua area metropolitana, ma di tutta la Danimarca. Ecco perche’ questi programmi sono nazionali e non locali: per smussare le discrepanze di ricchezza tra citta’ e aree povere.

Questi ultimi esempi di dipendenza delle finanze nazionali da singole citta’ sono estremi, ma anche quando un maggiore numero di citta’ si distribuisce il fardello dei carichi fiscali in maniera piu’ equa, come fanno oggi le citta’ degli Stati Uniti oggi, resta il fatto che le citta’ sono le mucche che producono il latte per le nazioni. Questa metafora proviene dalla Germania, dove gli ufficiali governativi spesso si lamentano – a ragione- che la loro nazione e’ la mucca da latte dell’Unione Europea. Ma non e’ in realta’ la Germania intera ad essere munta; sono piuttosto le citta’ della Germania e le loro aree metropolitane che guadagnano un surplus che viene distribuito non solo all’Unione Europea, ma anche ad altre parti della stesa Germania, per i prestiti all’estero fatti dalla banche tedesche e per i contributi tedeschi al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

Oggi i prestiti e i sussidi forniti alle regioni senza citta’ in grado di generare capitali da se’ sono stati infinitamente piu’ abbondanti che in passato. E molti, molti indizi, in aggiunta al fiasco della diga del Volta ci dice che questo capitale e’ stato pompato in maniera sproporzionata.

Quasi ovunque c’e’ una competizione disperata per attrarre impianti industriali, cosa che ci suggerisce che gli investimenti per attrarre tali impianti sono stati sproporzionati alla ricchezza da loro generata.Milioni di persone, dal Sud degli Stati Uniti a Giava, che sono stati dislocati dalla loro terra ma che non hanno trovato lavori produttivi nelle citta’ in cui sono emigrati testimoniano che il denaro disponibile per aumentare la produttivita’ agricola e’ sproporzionato rispetto all’espansione dei lavori necessari nelle citta’.

Gli investimenti in produzione agricola hanno superato la capacita’ di digestione di tali investimenti da parte dei mercati cittadini. Questo messaggio e’ chiaro dalle storie che abbiamo raccondato in precendenza sulle economie dell’Uruguay e della Nuova Zelanda. Queste nazioni sono state efficienti produttrici di cibo e tuttavia quando hanno perso i loro mercati di sbocco non sono stati in grado di trovarne altri che prendessero il loro posto. Questo messaggio e’ chiaro dalla competizione falsata che esiste ad esemprio fra l’agricoltura Francese e Americana, protette da sussidi e da quella Africana; o dalle misure estremamente costose che l’Unione Europea ha adottato per proteggere i mercati delle sue citta’ dal burro, dalla carne, dal pollame e da altri prodotti alimentari di regioni fuori dall’Unione Europea. Questo messaggio e’ chiaro quando pensiamo agli agricoltori delle fattorie americane del Midwest che competono con i produttori di oli vegetali in Africa e dalla rabbia degli agricoltori Africani quando vedono il governo USA fornire sussidi ai loro concorrenti americani.

In maniera piu’ astratta, possiamo vedere la situazione di sbilancio fra capitale e lavori cittadini da un lato, impianti e mercati dall’altro, guardando al fallimento sul debito estero di molte nazioni e sul loro declino economico. Molti dei debiti esteri che non possono essere ripagati erano contratti da citta’ che stavano tentando di sviluppare le loro economie. Quei paesi hanno contato sull’espansione di mercati, di lavoro e di industrie sufficienti a giustificare i loro prestiti e a ripagarne gli interessi. Coloro che fonrivano i prestiti, contavano anch’essi sull’espanione economica per ricevere il in camnio il loro denaro piu’ gli interessi. Tali speranze si rivelarono infondate. In modo simile, i debiti domestici dei paesi poveri che si rivelano pagabili, le poche volte che capita, lo sono solo grazie alla svalutazione delle valute e all’infalzione; cio’ ci dice che i debiti incorsi dai governi per gli investimenti nelle loro pover regioni non hanno ripagato in termini di espansione economica.

Tutto questo va ben oltre il semplice sbilancio di capitale in una regione piuttosto che o in un’altra. Cio’ che vediamo, piuttosto, e’ che le citta’ in aggregato, hanno fornito capitale in maniera sproporzionata e bizzarra alle loro capacita’ per generare impianti, lavori e mercati. La diga del Volta e’ la rappresentazione piu’ maestosa di tale follia. Inoltre, tali sbilanci i sono intensificati con il passare degli anni. Cio’ significa che piu’ soldi si prestavano, piu’ si generavano debiti e fallimenti; piu’ larghi erano i piani di finanziamento, piu’ intrattabili diventavano i tassi di inflazione.

 

 

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Robin Hood, tasse e deflazione

Pubblicato da janejacobs su maggio 28, 2008

 

Richard II meets rebels.jpg

Riccardo II d’Inghilterra incontra i ribelli

 Nell’ultimo quarto del quattordicesimo secolo Londra, come tutte le principali città Europee, stava attraversando una forte crisi economica. La città stava cercando di recuperare dagli effetti della terribile Morte Nera, la peste che aveva dimezzato la sua popolazione. Le conseguenze per l’economia della città e delle campagne circostanti furono pesantissime. Secondo lo storico Christopher Dyer, “l’erba cresceva nelle strade e non si coltivava piu’ la terra, perche’ non c’erano abbastanza contadini”.

 Inoltre ci fu una forte mancanza d’oro e d’argento proveniente dalla Germania e dall’Ungheria. Tale penuria di denaro causo’ una forte deflazione che ando’ a colpire soprattutto i contadini ed i servi della gleba.

  Riccardo II eredito’ il trono di Inghilterra nel 1377 e con esso eredito’ un popolo di contadini affamati, arrabbiati e rivoltosi ed un erario in dissesto a causa della Guerra dei 100 anni contro la Francia. Il Governo Inglese cerco’ di rimpinguare le casse dello Stato con una tassa di un pence pro capite, che naturalmente ando’ a danneggiare i contadini poveri. Infatti gli abitanti di Londra anche se non stavano benissimo, in realta’ se la passavano meglio. La deflazione aumentava il potere d’acquisto dei loro salari e le corporazioni cittadine, una specie di sindacato medievale, riusciva a mantenere i salari costanti. Ma in campagna, dove questa tassa pro-capite si aggiungeva allo spopolamento, alla guerra e al crollo dei ricavi e della produzione agricola, genero’ una forte protesta da parte dei contadini. Gli esattori delle tasse incontrarono la rivolta popolare nelle campagne a Sud di Londra. Alcuni di loro vennero decapitati.

 

La rivolta si estese rapidamente ad altre parti dell’Inghilterra. I contadini attaccarono i feudatari, i conventi  ed i monasteri, responsabili principali dello sfruttamento dei contadini e dei servi della gleba. I ribelli catturarono la citta’ di Canterbury, uccisero il suo arcivescovo e marciarono alla volta  Londra per domandare giustizia. Poi si diressero a Londra dove attaccarono la prigione di Fleet Street, il Palazzo Savoy dove risiedeva il ricco zio del re Riccardo II e massacrarono numerosi mercanti Fiamminghi. Atterrito dalla violenza popolare, Riccardo II incontro’ i ribelli e promise loro terra, libero commercio e l’abolizione della servitù’ della gleba.

  Nel frattempo. i ribelli bloccarono il Ponte e la Torre di Londra e decapitarono il Ministro delle Finanze, principale colpevole, ai loro occhi, dell’odiata tassa pro capite.  La tassa pro capite fu abolita.

 E’ interessante notare che le prime ballate dei menestrelli medievali sulla Storia di Robin Hood e dello sceriffo di Nottingham, fanno riferimento alla decapitazione dello sceriffo e dei suoi scagnozzi da parte di Robin Hood e della sua brigata.

  L’Inghilterra continuo’ ad attraversare decenni di ristagno e declino economico, come del resto buona parte dell’Europa. La scoperta dell’America avrebbe cambiato il corso di questo declino.

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Fonti: John Munro, Ludwig von Mises Institute

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Quando Napoli era governata da un Inglese

Pubblicato da janejacobs su maggio 27, 2008

John Acton, 6. baronet Acton

   John Acton

Guglielmo Pepe, patriota risorgimentale calabrese, cosi’ descrive il Regno di Napoli a fine ‘700 sotto il governo del ministro John Acton:

Maria Carolina d’Austria sposo’ nel 1768 Ferdinando IV e divenne regina di Napoli. Da subito, il carattere energico e volitivo dell’Austriaca prese il sopravvento su quello del marito, il quale per quanto intelligente era pigro e indolente. A quei tempi la flotta militare di Napoli era insufficiente per la difesa delle coste e si sentiva il bisogno di ordinarla meglio. Il principe Caramanico propose al granduca di Toscana, fratello di Maria Carolina d’Austria, di assumere John Acton, comandante della Marina di Toscana.

Arrivato a Napoli, John Acton fu accolto molto bene a corte e fu nominato direttore della Marina. Acton sin dall’inizio entro’ nelle grazie di Maria Carolina e seppe in breve tempo diventare il suo consigliere favorito. Con una serie di macchinazioni di corte appoggiate dalla regina, Acton riusci’ nel giro di pochi anni ad ottenere il ministero della guerra, il ministero delle finanze ed infine divenne primo ministro.

Acton inizio’ il suo lavoro di ministro della marina costruendo un gran numero di vascelli e fregate da guerra, sprecando molto denaro pubbico visto che Napoli non possedeva lontane colonie da dover difendere, ne’ era coinvolta in guerre marittime con le grandi potenze dell’epoca. Le enormi spese per la produzione di una grossa flotta di guerra a Napoli non fu inutile tuttavia per l’Inghilterra, paese che piu’ di ogni altro Acton tendeva a favorire.

Da ministro della guerra, Acton aumento’ notevolmente il numero dei soldati. Ma fra i nuovi arruolati egli assunse molti ex detenuti e mercenari stranieri. Per pagare le notevoli spese della nuova marina e del nuovo esercito, ma anche le ingenti spese di corte, Acton aggravo’ di anno in anno la tassazione, che sotto i precedenti ministri era stata piuttosto modesta. Ma nonostante i sacrifici della popolazione, le casse pubbliche, anziche’ rimpinguarsi, si esaurivano sempre di piu’.

Oltre al pessimo stato della finanza pubblica, il commercio era avvilito, le manifatture napoletane, anziche’  esssere incoraggiate, cadevano in dispregio, per la preferenza che si dava alle manifatture inglesi e straniere; l’entroterra del regno era impraticabile per la mancanza di ponti e starde.

L’amministrzione della giustizia era pessima in quanto le cause civili duravano un numero spropositato di anni, mentre le cause penali venivano decise in base a quanto si riusciva a corrompere i pubblici ministeri. Pertanto, compagnie piu’ o meno numerose di malandrini ed assassini infestavano le province e la stessa capitale; l’audacia dei ladri, protetti dalla corruzione dei pubblici magistrati era giunta a tal punto che i malandrini potevano rubare impunemente nelle vie pubbliche anche di giorno.

Il ministro Acton organizzo’ una seria repressione dei moti massonico-liberali Napoletani che si erano avuti dopo la rivoluzione francese e approfitto’ di questa repressione per organizzare macchinazioni e processi arbitrari contro i suoi avversari politici.

L’invasione di Bonaparte dell’Italia del Nord con la conseguente la cacciata degli Austriaci, atterri’ il governo Napoletano che non esito’ ad accettare la pace offerta da Napoleone. Tale pace costo’ al governo Napoletano  parecchi milioni di franchi.

Gli apparati bellici di Napoli consumavano ingenti somme e si andavano ad aggiungere a forti spese per le profusioni fatte alle spie che, aggiunte al costo della pace con la Francia, mandarono in rovina l’erario pubblico. Le imposte annuali, benche’ inasprite, non furono piu’ sufficienti.

Si aggiunse una nuova decima che ando’ a tassare gli agricoltori. Si aggiunse la “rapina” dei sette banchi pubblici di Napoli, “depositi sacri del denaro dei cittadini nei quali altro diritto il governo non aveva se non quello di poteggerli. E poiche’ detti banchi furono del tutto esausti, si stamparono immense quantita’ di cedole bancarie da vendere, montanti a somme esorbitanti, di cui a effettivo non esisteva neppure un soldo. Queste cedole, ancorche’ fossero molto cadute di credito, furono nondimeno poste in circolazione. Uno sciame di emissari del governo percorreva le province e le fiere del regno “adescando i gonzi col lecco di un forte aggio che giunse fino a due terzi del valore nominale di dette cedole. Con si’ fatto, fraudolento strategemma, pervenne il governo ad estorcere alla nazione quel poco di denaro che ancora le rimaneva. Per compiere interamente lo spoglio si tolsero alle chiese di Napoli e di tutte le principali citta’ del regno, i candelabri e altri arredi d’argento e d’oro di cui erano riccamente dotate; e fu anche requisito l’oro e l’argento dalle case dei cittadini a cui furono date in cambio tali cedole senza valore”.  

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 Fonte: Memorie del Generale Guglielmo Pepe

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Distributori di idrogeno

Pubblicato da janejacobs su maggio 26, 2008

Mentre in Italia si approva l’introduzione del nucleare, in Germania si sta progettando la costruzione su scala nazionale di una rete di distributori a idrogeno che possano fornire combustibile ad una nuova generazione di autoveicoli non inquinanti. Da qualche mese si è formato in consorzio. Le compagnie coinvolte in questo consorzio sono: Royal Dutch Shell, Linde, Total, RWE, ed E.ON. Se queste stazioni di rifornimento venissero costruite, i produttori di auto tedeschi potrebbero iniziare a costriure automobili alimentate a idrogeno. La tecnologia per costruire le automobili c’è ed è pronta, ma servono infrastrutture capillari. Riusciranno queste cinque multinazionali ad andare d’accordo e a costruire questa infrastruttura?

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Fonte: Economist

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Mappe 3D delle citta’

Pubblicato da janejacobs su maggio 23, 2008

 Il filmato qui sotto mostra il metodo con cui alcune imprese tecnologiche come l’Olandese Tele Atlas e l’Americana Navteq creano mappe 3D di citta’

Lo strumento della mappa e’ intuitivo e facilmente relazionabile alle nostre esperienze ed ai nostri istinti. Le mappe sono espressioni molto forti del contesto che ci circonda e alle mappe piu’ o meno ci siamo abituati sin dai tempi delle prime lezioni di geografia o dei primi viaggi in citta’ sconosciute.

I piu’ grandi gruppi di software al mondo ed alcuni start-up stanno cercando di mettere insieme vaste biblioteche di informazioni visuali e tridimensionali che descrivano il mondo in dettaglio, come potete vedere nel filmato qui sopra.

Alla Microsoft stanno costruendo una rappresentazione del globo con un altissimo grado di precisione che dovrebbe portare ad un nuovo modo di pensare a Internet. Una versione beta del loro software tridimensionale e’ scaricabile qui (il link del software e’ in basso a sinistra). Microsoft, per costruire le sue mappe digitali fa volare delle videocamere usando una tecnologia chiamata Lidar, una variante del radar.Le societa’ di software ritengono che la mappa sta per diventare la nuova interfaccia su cui svolgere molte delle attivita’ di internet.

Controllare le mappe digitali potrebbe significare diventare la nuova Google. Natualmente anche Google sta giocando questa partita ed il suo software e’ scaricabile qui. Google ha messo appunto dei metodi con cui ogni cinque passi, scatta fotografie a 360 gradi . 

Steve Coast invece vuole costruire una mappa comune comprensiva di tutte le informazioni spazialie e geografiche sul modello di Wikipedia basato sullo sforzo di volontari. Quest’organizzazione di volontari si chiama Openstreetmap

La rappresentazione digitale del mondo puo’ servire nelle citta’ a fini pratici: se qualcuno volesse andare al cinema potrebbe anche voler sapere immediatamente dove parcheggiare la sua auto o dove trovare un buon risorante vicino. Attraverso un telefonino che rappresenti la realta’ virtuale si possono ricevere istruzioni senza bisogno di digitare la ricerca in una casella come su Google.

Avra’ successo questa tecnologia? Ci sono similli societa’ anche in Italia?

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Il Fiasco della diga del Volta

Pubblicato da janejacobs su maggio 22, 2008

La diga del Volta

La diga del Volta in Ghana, un favoloso impianto di ingegneria idroelettrica, era stato progettato con l’intenzione di fornire energia alle industrie. Ma a parte una fabbrica di alluminio di proprieta’ Americana, la cui apertura aveva giustificato i lavori della diga, nessuna altra impresa locale o internazionale si presento’ nelle vicinanze della diga per sfruttare l’energia elettrica prodotta dalla diga e quindi giustificare l’esistenza della diga. Nemmeno il prezzo dell’energia era molto conveniente; la fabbrica di alluminio Americana otteneva l’energia della diga ad un decimo del prezzo di mercato. La diga avrebbe anche dovuto promuovere l’irrigazione dei campi, ma questo piano era cosi’ difficile da applicare che venne abbandonato. Le 80,000 persone che vivevano nei villaggi dela zona con un’economia di sussistenza ed i cui villaggi furono spazzati via per fare spazio alla diga e alle sue riserve di acqua, furono ricollocate su un suolo cosi’ povero che meta’ di loro non pote’ piu’ nemmeno sostentarsi.

Molte persone, illuse dal potere del denaro in grado di finanziare grandi infrastrutture, sembrano pensare che certi investimenti rappresentino di per se’ lo sviluppo economico. Costruisci la diga e avrai sviluppo economico! Ma nella vita reale, se costruisci una diga e non hai dei mercati cittadini liquidi ed industrie, non avrai nulla. L’inutilita’ economica della diga del Volta non e’ per nulla una rarita’. Un ufficiale della FAO, un’organizzazione delle Nazioni Unite sulla nutrizione ed l’agricoltura, una volta disse “potrei citare circa quaranta dighe intorno al mondo che sono comletamente inutili“. Naturalmente, cio’ non vuol dire che tutte le dighe siano inutili; molte dighe giustificano la loro esistenza se le zone circostanti hanno bisogno di energia elettrica, se servono a irrigare campi produttivi o se permettono di controllare le innondazioni. Tuttavia, investimenti senza senso come la diga del Volta sono un perfetto esempio di come il capitale, la quinta ed ultima forza espressa dalle citta’, puo’ essere bizzarro come le altre forze quando raggiungono non sono in sintonia fra di loro.

Link a un’altra diga

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I Nigeriani non traggono benefici dal loro petrolio

Pubblicato da janejacobs su maggio 22, 2008

Anonima sequestri del Niger

Riassumo brevemente un articolo di Idumange John, giornalista di www.allafrica.com sullo stato di salute del suo paese, la Nigeria:

La Nigeria non e’ una nazione, ma un insieme di nazioni, un conglomerato di molte nazionalita’ antagoniste ed incompatibili. I vari popoli che costituiscono la Nigeria devono ancora confluire in una societa’ civile, animata da spirito comune e da sentimenti di comune identita’ nazionale. La disgregazione della Nigeria e’ testimoniata dal modo in cui coloro che detengono il potere usano le nostre risorse naturali e le sperperano.
Sebbene ci siano movimenti di intolleranza verso lo sfruttamento delle risorse da parte delle compangnie streniere, tali sentimenti di ribellione non sono diretti alla persone giuste. Richiedere riscatti per il rapimento di operatori delle compagnie petrolifere straniere rende solo qualche spicciolo ai sequestratori, ma mantiene il dramma dello sfruttamento del territorio intatto. I giovani sequestratori (foto) dovrebbero piuttosto prendersela contro il loro governo, che, pur essendo il sesto produttore mondiale di petrolio ha solo quattro raffinerie su tutto il territorio nigeriano, di cui nessuna funzionante.
Il malfunzionamento di queste raffinerie e’ dovuto ai continui lavori di manutenzione che servono a giustificare un giro enorme di tangenti che vanno nelle tasche di privati corrotti che ricevono favori in cambio di tangenti al governo.
Il prezzo del petrolio e’ aumentato del 400% in Nigeria, ma pochissimi Nigeriani hanno beneficiato di questo aumento vertiginoso.
A Dubai, ad esempio, questo forte aumento del petrolio sta portando forti ricchezze a molta parte della popolazione, anche se tali ricchezze potrebbero dissolversi se il prezzo del petrolio dovesse scendere.
E in Nigeria? Tutta questa ricchezza si perde nella corruzione.

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Economia zarista

Pubblicato da janejacobs su maggio 21, 2008

 

Caterina di Russia

 Circa due secoli fa, Caterina impreatrice di Russia disse:

“La maggior parte delle nostre fabbriche si trova a Mosca, che e’ la citta’ meno conveniente per l’industria in tutta la Russia. Mosca e’ sovrappopolata e i lavoratori sono diventati pigri e dissoluti… D’altra parte, in Russia ci sono centinaia di piccole citta’ che stanno cadento in rovnia. Perche’ non trasportare una fabbrica in ognuna di queste citta’ decadenti, in proporzione alla geografia e alla qualita’ dell’acqua di ogni distretto? Il lavoratore si darebbe piu’ da fare e le citta’ potrebbero rifiorire.”

Come forse era naturale, dal momento che Caterina era una sovrana assoluta, lei pensava all’economia come si pensa ad un esercito. Se possiedi un territorio ed un esercito, puoi spostare le truppe dove pensi che siano piu’ necessarie, non importa cosa tali truppe vogliono fare del loro tempo libero.

Ma dal momento che un’economia non assomiglia per niente ad un esercito, ne’ si sostiene allo stesso modo, non si puo’ pensare all’economia come ad un esercito.  Cio’ nonostante, i successori Sovietici della zarina Caterina e quasi tutti i governanti al mondo hanno mantenuto queste idee semplicistiche che apparentano economie ad eserciti. Caterina di Russia non si faceva troppe domande del tipo: Cosa succederebbe se ci fossero state troppe poche fabbriche in quelle citta’ in rovina? Cosa succedederebbe se le fabbriche trapiantate se andassero, fallissero o diventassero obsolete? Cosa si lascerebbero dietro? Cosa succederebbe se le fonti economiche di queste fabbriche si prosciugassero e nuove fonti non sgorgassero?

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Minaccia nucleare

Pubblicato da janejacobs su maggio 21, 2008

In Svezia pare sia stato sventato un attentato terroristico ad un impianto nucleare.

Continua…

Fonte: Reuters

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Iniziativa climatica di Clinton

Pubblicato da janejacobs su maggio 21, 2008

 

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Le citta’ metropolitane sono responsabili per circa il 75% di tutti i gas che producono l’effetto serra sul nostro pianeta. Ridurre l’uso e le emissioni di energia nelle citta’ e’ fondamentale per rallentare il riscaldamento del pianeta.

Bill Clinton ha fondato la Clinton Climate Initiative che lavora con il gruppo delle 40 citta’, un’associazoine di citta’ che si impegnano a ridurre i gas serra e a essere un modello ambientale per le altre citta’.

Per aiutare queste 40 citta’ a ridurre i loro gas serra, la Clinton Climante Initiative promuove la creazione di consorzi di acquisto di prodotti che riducano il consumo energetico. Tali consorzi puntano a ridurre il costo di tali prodotti e ad accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili. In particolare, ci si e’ concentrati sulla produzione di materiali e sistemi di costruzione, sitemi di illuminazione, mezzi pubblici, mezzi per la raccolta dei rifiuti, sistemi di trasformazione dei rifiuti in energia.

Inoltre, la Clinton Climate Initiative vuole mobilitare i maggiori esperti al mondo per creare professionalita’ ed imprese a livello locale e sviluppare programmi che riducano l’uso di energia e di gas serra. Nel Maggio del 2007, al summit delle 40 citta’ di New York, Bill Clinton ha annunciato un programma per dotare gli edifici pubblici di tecnologie per il risparmio energetico (Energy Efficiency Building Retrofit Program).

Infine, la Clinton Climate Initiative, sta sviluppando un sistema di misurazioni dei gas serra condiviso fra le 40 citta’ per permette loro di controllare l’impatto di questi programmi e di condividere tra loro successi e fallimenti. Le citta’ avranno cosi’ un inventario delle loro emissioni di gas serra che gli esperti mondiali potranno analizzare per poi presentare i risultati ai rappresentanti di tutte queste citta’ riunite in periodiche conferenze. Continua…

Fonte: CCI

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Bon Iver, Skinny Love

Pubblicato da janejacobs su maggio 20, 2008

Questa canzone di un amore finito e’ intitolata “Skinny Love” ed e’ tratta dall’ultimo album di Bon Iver “For Emma, Forever Ago” . Spero vi piaccia. Se questa canzone vi entrasse nella testa e voleste canticchiarla, potete trovare il testo qui sotto.

“Come on skinny love just last the year
Pour a little salt we were never here
My, my, my, my, my, my, my, my
Staring at the sink of blood and crushed veneer

I tell my love to wreck it all
To cut out all the ropes and let me fall
My, my, my, my, my, my, my, my
Right in this moment this order’s tall

And I told you to be patient
And I told you to be kind
And I told you to be balanced
And I told you to be fine
In the morning I’ll be with you
But it will be a different kind
And I’ll be holding all the tickets
And you’ll be owning all the fines

Come on skinny love what happened here
Suckle on the hope in lite brazziere
My, my, my, my, my, my, my, my
Sullen load is full; so slow on the split

And I told you to be patient
And I told you to be fine
And I told you to be better
And I told you to be kind
In the morning I’ll be with you
But it will be a different kind
When you’ll be holding all the tickets
And you’ll be owning all the fines

Who will love you?
Who will fight?
Who will fall far behind?”

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Lo spopolamento della Romania

Pubblicato da janejacobs su maggio 20, 2008

 

L’uso di vernici come droga ed il suicidio aumenta fra i Rumeni lasciati indietro nella corsa all’inseguimento di lavori all’estero.

 

Il piccolo Andrei Ciurea ha subito un trauma quando sua  madre gli ha detto che tornava a lavorare in Italia dopo la sua prima visita di 10 settimane. Il ragazzino di 12 anni si e’ impiccato vicino al fiume che scorre presso il suo villaggio di Valea Danului. Prima di impiccarsi Andrei ha  scritto un biglietto alla sorellina incoraggiandola ad impegnarsi nello studio. L’esodo di lavoratori emigranti dai villaggi piu’ poveri della Romania sta stravolgendo la societa’ rurale dei villaggi. Il caso del piccolo Andrei non e’ isolato.

Akos Derzsi, sottosegretario del ministero per il lavoro e gli affari sociali dice che anche se non ci sono statistiche precise, i suicidi fra i minorenni sono aumentati negli ultimi anni a causa dell’abbandono dei figli da parte dei genitori che li lasciano a vivere con i nonni per andare in Italia o in Spagna a lavorare.

I dati ufficiali dicono che ci sono 2 milioni e mezzo di Rumeni che lavorano all’estero, anche se gli ufficiali del governo rumeno sono scettici. “Dieci anni fa la Romania aveva 24 milioni di abitanti, oggi credo che la popolazione sia di circa 20 milioni” dice Derzsi.

Mentre in Italia si percepisce l’immigrazione Rumena sopratutto per aver reso le periferie  delle citta’ Italiane simili alle favelas Brasiliane, Bucarest ha enormi difficolta’ a gestire i costi sociali ed economici dell’ emigrazione di massa che e’ iniziata dieci anni fa.

I villaggi spopolati nella parte meridionale ed orientale del paese sono delle vere e proprie tragedie sociali. In quei villaggi i bambini fanno usod di solventi come droga e abbandonano giovanissimi la scuola, creando le premesse per un totale spopolamento di quelle terre nel giro di qualche decennio.

Ciononostante, l’economia Rumena si sta espandendo grazie ai trapianti di fabbriche provenienti dall’Europa Occidentale che vogliono sfruttare il costo basso della  manodopera rumena. Tuttavia, la Banca per lo Sviluppo Europea ha avvertito che il Paese sta avendo difficolta’ dovute alla crisi finaziaria uin atto e le stimpe di pcrescita del PIL sono scese da 6.5% a 5%.

Per adesso, il mercato del lavoro rimane molto forte con livelli di disoccupazione molto bassi, in particolare nelle citta’ della Transilvania dove la disoccupazione e’ solo al 2%. Gli stipendi medi in Aprile sono aumentati del 5% rispetto Marzo.

In seguito allo scandalo lo scorso anno in cui uno zingaro Rumeno accusato di avere violentato e ucciso una donna di Roma, il governo di Bucarest ha iniziato a promuovere iniziative per ricordare ai suoi cittadini che ci sono molte opportunita’ di lavoro anche in patria.Il Governo Rumeno ha tenuto delle fiere del lavoro con gli emigrati Rumeni a Roma e a Castillon, una citta’ della Spagna, dove il 18% della popolazione e’ Rumena. Il sottosegretario Derszi dice che queste fiere del lavoro hanno convinto centiania di rumeni a tornare a casa, anche se i  numeri sono bassi rispetto al  milione di Rumeni che vivono tra Italia e Spagna.

Il forte rallentamento del settore delle costruioni in Spagna potrebbe portare al ritorno a casa di molti connazionali rumeni, dice Derzi, perche’ i Rumeni perderanno il lavoro prima degli Spagnoli.

Le misure contro l’immigrazione clandestina lanciate dal governo Italiano la scorsa settimana dovrebbero incoraggiare molti Rumeni residenti in Italia a tornare in patria.

Per ora c’e’ solo un segnale che i flussi migratori provenienti dalla Romania si stanno stabilizzando. Ma Cristina Preda, una Rumena che lavora per una societa’ di trasporti du Autobus basata in Spagna, dice che gli autobus di immigrati Rumeni sono meno pieni di un tempo. Oggi arrivano circa 50-100 rumeni per autobus, circa la meta’ di quelli che arrivavano nel 2007. Cristina Preda dice che sara’ difficile per lei tornare a casa. “Sono arrivata in Spagna per trovare una vita migliore e credo di averla trovata, anche se ho nostalgia di casa.” 

 Fonte: FT

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Anche gli speculatori piangono

Pubblicato da janejacobs su maggio 19, 2008

Anche gli speculatori di riso piangono 

Il Giappone, un Paese autosufficiente dal punto di vista della produzione del riso, potrebbe esportare 200,000 tonnellate di riso che importava dagli USA in base agli accordi del dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), favorendo un aumento della quantita’ di riso in circolazione. Questi stupidi accordi prevedevano che il Giappone importasse riso dagli USA e che lasciasse marcire il riso che produce in silos. La crisi dell’aumento dei prezzi del riso potrebbe fare si’ che gli Stati Uniti chiudano un occhio.

Il Giappone potrebbe inviare il suo riso in eccesso alle Filippine secondo la richiesta del Gruppo delle nazioni asiatiche, ha detto il vice ministro dell’agricoltura Toshirou Sirasu a Tokyo il 19 Maggio.

Il 24 Aprile il prezzo del riso ha ragginto un record assoluto dovuto ai provvedimenti di paesi esportatori come Vietnam ed India di vietare l’esportazione del riso nel timore di una carestia. L’aumento dei prezzi del cibo, incluso il riso ed il grano hanno causato rivolte ad Haiti ed in Egitto. Le Filippine, il piu’ grande importatore di riso, non e’s tato in grado di comprare abbastanza riso mentre il prezzo del riso aumentava vertiginosamente.

“Vogliamo inviare il riso nelle Filippine il piu’ presto possibile” ha detto Shirasu. Gli Stati Uniti non avranno obiezzioni se il Giappone ridurra’ le sue scorte che vengono destinate alla distuzione, ha detto un ufficiale del governo americano, e pertanto non presentera’ rimostranze al WTO.

A seguito di queti eventi ,alla Borsa di Chicago, il prezzo del riso e’ crollato a $20 per libbra dopo il record di fine aprile di $25 per l ibbra. L’aumento dei prezzi del riso, assieme all’aumento dei prezzi del petrolio e del grano, ha provocato forti preoccupazioni sul fatto che i poveri del mondo non possano permettersi di pagare per il cibo e quindi le rivolte di Egitto e Haiti si estendano a molti altri paesi.

 

Anche il Pakistan puo’ esportare facimente circa un milione di tonnellate di riso suil mercato mondiale, ha detto il 15 Maggio Mohammad Azhar Akhtar, presidente dell’associazione di esportatori di riso Pachistani.

Il Pachistan, che ha un surplus di 3 milioni di tonnellate di riso all’anno, ha richiesto un prezzo minimio per alcune qualita’ di riso in modo da aumentare la disponibilita’ di riso nell’economia domestica. Il 2 maggio le esportazioni di riso dal Pachistan si erano interrotte perche’ il governo Pachistano aveva richiesto ai propri esportatori di fornire anche internamente riso di pari qualita’ a quello che esportava.

L’India, il secondo maggior produttore di riso dopo la Cina. potrebbe eliminare il divieto di esportare riso dopo che i raccolti sono stati molto buoni, ha detto il Segretario del Commercio Indiano G.K. Pillai il 9 Maggio. La produzione di riso in India puo’ raggiungere 96 milioni di tonnelate, il ministro dell’Agricoltura ha detto dues settimane fa, dopo che lo scorso anno ha prodotto 9 milioni di tonnellate.

 

Anche gli speculatori di riso piangono.

 

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Nuova Babilonia

Pubblicato da janejacobs su maggio 16, 2008

Burj Dubai

A Dubai si sta costruendo il Burj Dubai il grattacielo piu’ alto del mondo, alto piu’ di 660 metri, piu’ alto di 200 metri del grattacielo di Taipei con tanto di albergo di 40,000 mq. firmato firmato da Giorgio Armani. Siamo davanti ad una nuova torre di Babele o ad un nuovo World Trade Center?

La maggior parte delle citta’ di successo si guadagnano fama e ricchezza grazie al rimpiazzo delle importazioni. Le citta’ del Golfo Persico si stanno guadagnando fama e ricchezza grazie alla geologia. Piu’ India e Cina lavorano duramente, piu’ il prezzo del petrolio sale.

Le citta’ del Golfo Persico risplendono grazie al petrolio. Il prezzo del petrolio era a 9 dollari al barile a meta’ degli anni novanta, e poco prima dell’11 Settembre 2001 era al disotto dei trenta dollari al barile.

In quegli anni l’Arabia Saudita stava affrontando l’insorgere di Al Qaeda. Gli immigrati in Arabia Saudita, anche se vivevano una vita di lusso, avevano residenze blindate da alte cinta e avevano carri armati parcheggiati fuori dalle cinta. Ora, con il prezzo del petrolio ai massimi storici, e’ tornata la fiducia nel futuro. La ribellione in Arabia e’ stata sedata e le citta’ del Golfo Persico sono ora l’individa di tutti.

E’ possibile che solo del bene nasca da tanta ricchezza? Non proprio. Negli anni ’70 i petroldollari del Golfo Persico si rivelarono un disastro per le citta’ dell’America Latina, perche’ i petroldollari, riciclati attraverso le banche Occidentali, causarono una crisi del debito pubblico di quelle nazioni. Anche i Paesi del Golfo subirono gli effetti della stagflazione che aveva colpito i paesi Occidentali causando una caduta del prezzo del petrolio che duro’ per 20 anni. Gli Arabi costruirono progetti assurdi e costosissimi che arricchirono pochissimi sceicchi, molti di loro trafficanti d’armi. A quei tempi i petrolieri Arabi distorsero l’economia al punto tale da creare campi di grano nel deserto.

Ce la faranno le citta’ del Golfo Persico a gestire meglio questa improvvisa ed immensa ricchezza? Per quanto possa sembrare assurdo, non e’ facile gestire quest’enorme quantita’ di denaro. Le piccole economie cittadine di Dubai, Abu Dhabi e degli altri emirati non riescono a spendere e ad investire tutti questi fantastilioni di dollari e quindi questa enorme quantita’ di denaro contante si e’ andata ad aggiungere agli eccessi finanziari di questi anni. Alcuni economisti vedono molte analogie con gli anni ’70. I petroldollari del Golfo Persico questa volta non sono stati riciclati nei titoli di stato dei paesi dell’America Latina, ma negli sprovveduti compratori di case Americani (incoraggiati dalle banche Occidentali) che hanno acceso mutui sapendo che non potevano permetterseli. Il Golfo Persico sta facendo del suo meglio per spendere quest’enorme quantita’ di denaro. Sulle coste del Golgo fioriscono isole artificiali dove e’ possibile soddisfare ogni piacere e ogni lusso, anche il piu’ sfrenato.

Isola artificiale di Dubai
L’Arabia Saudita ha intenzione di costruire ben sette megalopoli sul deserto con lo scopo di creare nuovi posti di lavoro per le sue numerose e “vivaci” masse di giovani disoccupati. Ci sono molte tracce degli sprechi fatti negli anni ’70. Ma questa volta, sono le societa’ private ad investire piu’ dei governi, con una maggiore attenzione ai bisogni dei clienti, piuttosto che alle manie di grandezza di principi ed emiri.

Tommy Lee e Pamela Anderson frequentano spesso Dubai

Innondati di capitale, i paesi del Golfo hanno bisogno di forza lavoro. Negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, la forza lavoro e’ costituita per il 90% da stranieri. Molti dei progetti faraonici delle citta’ del Golfo sono costruiti da Indiani, Bangladeshesi, Cinesi e Filippini. Tali progetti non avranno buoni rendimenti economici, ma almeno aiutano a diffondere la ricchezza.

Dov’e’ il sindacato?

Tuttavia, il denaro nel Golfo Persico potrebbe essere speso meglio se i governi evitassero di sperperarlo in progetti faraonici. Il governo Saudita e’ ancora innamorato di progetti grandiosi e troppo lento per far funzionare i progetti piu’ utili. La giustizia Saudita e’ tra le piu’ lente al mondo.

Per ora i governi del Golfo si comprano la pace sociale distribuento sussidi di ogni genere alle popolazioni, come case popolari, cure mediche, alti gli stipenti ai lavoratori pubblici e forzature alle imprese private ad assumere manodopera locale in nome della patria (Saudiga o Omanita che sia). Troppi abitanti delle citta’ del golfo ricevono generosi salari per fare lavori senza senso o hanno lavoro solo grazie al loro passaporto (Saudita o Omanita che sia). Essi credono che il lavoro sia un diritto acquisito dalla nascita e non hanno ne’ voglia ne’ incentivi per acquisire competenze tecniche o professionalita’.

Quando Saddam Hussein mando’ i suoi carri armati in Kuwait fu festeggiato dai molti Arabi che non avevano vinto la lotteria della geologia o che non avevano beneficiato dei petroldollari degli sceicchi e che quindi covavano un profondo astio verso i ricchi Arabi. Oggi Saddam non c’e’ piu’, ma i Paesi del Golfo sono minacciati dalla caotica politica in Iraq e dalla rivalita’ tra America e Iran per influenzare la regione. Vista la forte intabilita’ politica, gli sceicchi non possono pretendere di stare per sempre al sicuro. Magari potrebbero pensare di investire meno in progetti faraonici e piu’ in tecniche per fornire le loro citta’ della capacita’ di rimpiazzare le importazioni. Altrimenti, se e quando il prezzo del petrolio crollera’ o se e quando il petrolio si esaurira’ avremo altri 11 Settembre. Continua…

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Il prezzo del petrolio non puo’ aumentare per sempre

Pubblicato da janejacobs su maggio 15, 2008

 

Quanto durera’ tutta questa felicita’?

Negli ultimi anni, e in particolare nelle ultime settimane, il prezzo di un barile di petrolio e’ aumentato a livelli record. Alcuni analisti prevedono che il petrolio aumentera’ fino a 200 dullari al barile. Tali previsioni non sono basate su analisi dettagliate e si limitano ad estrapolare le tendenze delle ultime settimane negli anni futuri. Ma il prezzo del petrolio in termini relativi, cioe’ rispetto al prezzo degli altri beni, restera’ sotto controllo nei prossimi anni.

Storicamente, i due piu’ forti aumenti del prezzo del petrolio si sono avuti nel 1973-4 e nel 1980-81. Tali aumenti  erano dovuti a riduzioni dell’offerta di petrolio. Il primo aumento era dovuto alla formazione dell’OPEC che porto’ a restrizioni dell’offerta di petrolio da parte dei paesi membri dell’OPEC, mentre il secondo shock petrolifero era dovuto alla guerra tra Iran e Iraq che ha distrutto la produzione del secondo e terzo produttore di petrolio.

Il recente aumento del prezzo del petrolio e’ dovuto all’aumento della domanda da parte dei paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile e naturalmente alla continua domanda di petrolio da parte dei paesi Occidentali.

L’aumento dei prezzi del cibo e delle materie prime, invece, non e’ stato causato tanto dall’aumento della domanda di cibo, ma da una riduzione dell’offerta di cibo. Questa riduzione dell’offerta e’ dovuta al fatto che molti terreni agricoli negli Stati Uniti ed in altre parti del mondo che prima producevano grano, ora vengono usati per produrre etanolo per la produzione di carburante e che molti fertilizzanti e prodotti chimici che vengono usati per coltivare i campi vengono con derivati dal petrolio.

La crescita del prezzo del petrolio nelle due precedenti crisi contribui’ a due recessioni mondiali. Tuttavia, anche se il prezzo del petrolio oggi e’ superiore anche a quello raggiunto nel 1981, l’economia mondiale non e’ ancora entrata in recessione. L’aumento dei prezzi delle materie prime e del cibo ha rallentato, ma non ha fermato la crescita del’economia mondiale, come aveva invece fatto nelle crisi predcedenti; inoltre, USA, Europa e Giappone sono oggi molto meno dipendenti dal petrolio di quanto non lo fossero 25-30 anni fa.

Naturalmente il prezzo del petrolio a duecento dollari al barile avrebbe effetti disastrosi sull’economia mondiale. Molti analisti hanno ritenuto seria una tale previsione in base alla premessa che la forte crescita dell’economia nei paesi emergenti continuera’. Ma questi aumenti sono solo shock di breve periodo. In un arco temporale piu’ lungo, le famiglie reagiranno ai maggiori prezzi del petrolio con l’acquisto di automobili a basso consumo energetico. Inoltre le famiglie sostituiranno sempre piu’ l’uso delle loro auto con i mezzi pubblici. Gli imprenditori saranno stimolati dagli elevati prezzi energetici a ricercare nuove tecnologie per risparmiare carburante.

Inoltre, visto l’elevato prezzo del petrolio, le compagnie petrolifere hanno forti incentivi ad aumentare l’offerta di petrolio. Le compagnie petrolifere stanno esplorando nelle profondita’ degli oceani profondi e in altri posti remoti perche’ l’elevato prezzo del petrolio compensa i loro sforzi e i loro costi elevati. Le compagnie petrolifere sono gia’ in grado di estrarre petrolio dalla sabbia e dalle rocce e, a questi prezzi, ne estrarranno sempre di piu’.

Cliccate QUI per vedere il procedimento di estrazione del petrolio dalle rocce.

Il Canada ed il Venezuela hanno enormi riserve di sabbia da cui si puo’ estrarre petrolio; gli Stati Uniti hanno enormi distese di rocce da cui si puo’ estrarre petrolio. Il processo di estrazione di petrolio dalle rocce e dalle sabbie e’ molto costoso, ma qa uesti prezzi e’ ormai anche molto profittevole.

Questo forte aumento del prezzo petrolio sara’ mitigato in futuro da nuovi comportamenti che porteranno ad una maggiore efficienza energetica e da nuove tecnologie di estrazione del petrolio e di rifornimento energetico. Continua…

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Made in Bologna

Pubblicato da janejacobs su maggio 13, 2008

Ingegneri Bolognesi al collaudo

xIn una fabbrica dalle parti di Bologna c’e’ un macchinario gigante che sembra impazzito mentre sputa centinaia di bustine di te’ sul pavimento davanti allo sguardo attento di alcuni ingegneri. Il macchinario, che costa circa un milione di euro, e’ uno dei 120 macchinari di cui la IMA, il piu’ grande produttore di macchinari da imballaggio di bustine da te’, ha in programma di produrre quest’anno.

“Fra le 120 macchine che dobbiamo produrre quest’anno, circa 40-50 andranno in Russia” dice Franco Menetti, capo delle vendite per le macchine imballatrici di bustine da te’ dell’IMA. “C’e’ molto interesse in Russia nel mercato del te’ e questo ci sta aiutando molto.”

La domanda proveniente dai mercati emergenti sta aiutando gli specialisti che producono macchinari per l’imballaggio nell’area metropolitana di Bologna nonostante la paura di una forte recessione proveniente dall’America.

Bologna e’ una delle citta’ Europee con maggiori competenze nel campo dell’ingegneria. In particolare, Bologna eccelle nel campo della produzione di macchinari e sistemi per l’imballaggio di cibi, bevande e prodotti farmaceutici.

Anche se molti settori del’economia globale sono in difficolta’, i produttori di macchine da imballaggio sono piuttosto ottimisti e sostengono che non avranno particolari problemi. Essi credono che la natura specialistica dei loro prodotti e la natura globale delle loro esportazioni, incluse le esportazioni a Russia, India e Cina, li isoleranno dalla recessione.

Alberto Vacchi, presidente della IMA, si aspetta vendite per circa €480 milioni quest’anno, soprattutto grazie alle vendite di macchinari per l’imballaggio di prodotti cosmetici e farmaceutici. L’IMA ha 17 impianti in giro per il mondo ed e’ leader nell’imballaggio di bustine da te’. L’impianto principale e’ a Bologna. Alla IMA sostengono di avere una quota di mercato mondiale del 70%. “Abbiamo un mercato forte e in crescita e contiamo di aumentare le nostre vendte a €850 milioni all’anno nei prossimi cinque anni, anche grazie ad acquisizioni” dice Vacchi. “Molti dicono che il 2008 sara’ un anno difficile, ma noi pensiamo che sara’ un anno redditizio, grazie alle nuove opportunita’ offerte dai mercati del Sud Africa, dell’Asia e dell’Europa dell’Est.”

Questo ottimismo e’ condiviso anche da Marco Casiraghi, amministratore delegato di Coesia, un’altra societa’ basata a Bologna con un fatturato di circa €700 milioni e che produce macchine per l’imbalaggio di sigarette e di dolci. “Non ho dubbi che nel 2008 avremo ricavi maggiori che nel 2007″ dice Casiraghi. “La vendita dei nostri macchinari generalmente non reagisce ai cali della domanda, poiche’ tali macchinari vengono ordinati con circa due anni di anticipo. Penso che anche il 2009 sara’ un buon anno. Se l’economia rallenta, i concorrenti piu’ deboli vengono spazzati via dalla concorrenza del mercato e questo ci dovrebbe dare maggiori opportunita’.”

Gino Cecchi, direttore della Carpignani, un’altra societa’ di Bologna che e’ il piu’ grande produttore di macchine per la produzione di gelati, e’ piu’ cauto. Cecchi dice che negli ultimi 3 mesi gli ordini sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e che quindi la domanda e’ solida. Pero’ “la forza dell’Euro sta danneggiando la nostra societa’ quando i clienti della Carpignani fatturano in dollari. Temo che la debolezza dell’economia stia iniziando a riflettersi anche su di noi e che vedremo un rallentamento degli ordini prima della fine dell’anno. E’ difficile credere che possiamo continuare a crescere il nostro fatturato senza subire alcuna conseguenza da questa recessione”.

Maurizio Marchesini e’ l’amministratore delegato dell’impresa familiare Marchesini, produttore di sistemi di impacchettamento per l’industria farmaceutica con vendite di €150 milioni all’anno. La Marchesini e’ stata fondata nel 1974 da due tecnici specializzati nella produzione di macchine automatiche. Maurizio Marchesini prevede che le vendite aumenteranno del 12%, mentre le prospettive per il 2009 “non sono male”. Il Signor Marchesini dice che sarebbe stupido non avere preocupazioni per lo stato generale dell’econoima, ma la tecnologia della sua azienda lo terra’ al riparo dai venti della recesione almeno fino al 2010. Marchesini sottolinea anche che la domanda per i suoi macchinari e’ particolarmente forte in India – un paese che sta rapidamente trasformandosi in una potenza nell’Industria farmaceutica. “Le industrie farmaceutiche hanno sempre piu’ bisogno di macchine per l’impacchettamento di medicinali fatte su misura per ridurre al minimo i rischi di contaminazione. “Siamo una delle poche societa’ al mondo con le competenze adatte a far fronte a questa domanda e sento he questo ci aiutera’ a superare le difficolta’ dell’economia nei prosimi anni”.

L’industria dell’imballaggio a Bologna dimostra il successo delle citta’ metropolitane in grado di rimpiazzare le importazioni. La capacita’ di innovazione e improvvisazione ha creato continue specializzazioni che hanno fatto si’ che piccole imprese diventassero leader mondiali nella produzione di particolari classi di prodotti. Sara’ difficile per i concorrenti di altri paesi e di altre citta’ copiare e replicare questo sistema industriale variegato e complesso.

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Vani tentativi di attrarre investimenti industriali

Pubblicato da janejacobs su maggio 12, 2008

Tantissime regioni del mondo sono economicamente inerti e stagnanti, non sono in grado di generare industrie da se’ e cio’ nondimeno voglioniono attrarre investimenti industriali;  pertanto la domanda di trapianti industriali supera di gran lunga l’offerta.

Fra i vari “trapianti” che le citta’ producono, molti non sono in grado di spostarsi lontano. Ad ogni momento, solo una piccola frazione di industrie sono abbastanza autosufficienti da essere in grado di “trapiantare” le proprie fabbriche in regioni molto lontane. E quando consideriamo che molte di queste industrie hanno un’alta densita’ di capitale e una bassa densita’ di lavoro, allora e’ vano sperare che fabbriche “trapiantate” da lontano o dall’estero possano salvare economie arretrate. Il “trapianto” non risolve ne’ il problema della disoccupazione, ne’ aumenta la ricchezza.

Anche negli Stati Uniti la domanda di “trapianti” industriali e’ molto maggiore dell’offerta. Una tale situazione ha portato il Wall Street Journal a scrivere:

“Il governatore del Minnesota si sta agitando nei confronti dell’iniziativa del Sud Dakota di attrarre le imprese del Minnesota sul suo suolo. Piu’ di 60 imprese si sono trasferite dal Minnesota al Sud Dakota negli anni recenti… Il governatore ha assicurato che non permettera’ altri “trapianti” altrove di imprese del Minnesota e che cerchera’ a sua volta di attrarre imprese da altri stati… Il Michigan, che si trova in forte stagnazione eocnomica, cerca di attrarre imprese dall’Indiana, ma anche altri stati cercano di persuadere le imprese dell’Indiana di trasferirsi. “Sono avvoltoi” dice un ufficiale del Michigan… Lo stato sta cercando di fermare questo fenomeno nel suo piano finanziario per attrarre compagnie tecnologiche… L’intero Midwest e’ diventato un obiettivo per gli Stati del Sud. Questi Stati cercano di rafforzare le loro basi industriali cercando di offrire incentivi a fabbriche di utensili e macchinari dagli Stati del Midwest.

Le Silicon Valleys della California e del Massachussets sono invase da ufficiali provenienti da altri Stati che cercano di offrire alle loro imprese ogni possibile incentivo. “Molti Stati pensano che le compagnie tecnologiche saranno i loro salvatori” dice il direttore di comunicazioni del Congresso del Nordest Midwest, un’alleanza regionale di Stati del Midwest. ” Molti ufficiali locali si preoccupano che la competizione portera’ ad un dannoso taglio delle tasse e dei contributi al fine di attrarre nuove fabbriche… Il problema  e’ che tutti rincorrono la stessa preda.”

 

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Scintille di innovazione da San Francisco

Pubblicato da janejacobs su maggio 9, 2008

 L’innovazione e l’improvvisazione sono le scintille che provocano la crescita tecnologica ed economica delle citta’. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti che si sviluppano in maniera armoniosa, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.

Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.

Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi  per lo piu’ alla produzione bellica e non si e’ evoluta da essa.

Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.

Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.

Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi” almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?

San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.

A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”, l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).

 Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.

L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.

I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’ creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.

Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”, dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.

Un tipico progetto della fiera è quello di Addie Wagenknecht. Addie ha progettato un tavolo con speciali sensori che funziona come un computer. Questo nuovo tavolo ha simili caratteristiche al nuovo dispositivo di Microsoft chiamato Surface. Ma mentre il dispositivo di Microsoft costa $10,000, il tavolo elettronico progettato da Wagenknecht si puo’ costruire per soli $500 . Secondo Wagenknecht il suo tavolo ha molte più funzionalità di Surface. Dal momento che sia l’hardware che il software sono in open source, ognuno puo’ effettuare piccole modifiche per svolere nuove funzioni.

Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 

Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. 

 Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane. Continua…

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‘Ndrangheta a Gioia Tauro e Reggio Calabria

Pubblicato da janejacobs su maggio 8, 2008

La bomba sotto la Mercedes di Nino Princi e’ eplosa non appena stava cercando di entrare in macchina. La polizia ha detto che l’ordigno era piccolo ma ben piazzato e aveva lo scopo di uccidere Princi, non di di lasciarlo senza gambe, senza braccia e senza vista. Per la ‘Ndrangheta l’uso di un’autombomba non si vedeva dalla seconda guerra di ‘Ndrangheta degli anni ’80.
Gli investigatori credono che la bomba serviva a mandare un forte messaggio e che Princi sia stato coinvolto in una guerra tra clan per il controllo di Gioia Tauro, il porto piu’ trafficato del Mediterraneo per numero di container scarivati e porta di ingresso in Europa per la cocaina colombiana.
Un recente rapporto della commissione antimafia sostiene che la ‘Ndrangheta e’ l’organizzazione mafiosa piu’ potente d’Italia e controlla, attraverso collegamenti con la massoneria deviata e la politica di Roma, il porto di Gioia Tauro per i suoi traffici illeciti.
Il porto e’ diventato una prospettiva economicamente piu’ attraente grazie al ritorno di Silvio Berlusconi al governo e al suo programma di fare il ponte sullo stretto di Messina. Un piano proposto da una societa’ di consulenza internazionale ha previsto un invesitimento di un miliardo e mezzo di euro per il porto di Gioia Tauro, incluso un rigassificatore.
Una settimana dopo aver perso le elezioni parlamentari, il governo uscente di centro sinistra ha sciolto il Comune di Gioia Tauro per infiltrazioni mafiose. Nella vicina citta’ di Reggio Calabria, i magistrati anti-Mafia stentano a trattenere l’aumento della violenza della ‘Ndrangheta in una crisi di faide interne.
Recentemente e’ stata trovata una microspia in uno dei corridioi dell’ufficio della magristratura Calabrese, uffici che generalmente sono ben sorvegliati dalla polizia. La porta dell’ufficio del nuovo magistrato anti-’Ndrangheta, che generalmente e’ chiusa a chiave, e’ stata trovata aperta, un chiaro segno di intimidazione. Lettere anonime hanno ricattato i magistrati anti-Mafia di rivelare particolari intimi delle loro vite private. Ora magistrati stanno investigado altri magistrati mentre si prepara l’istruttoria in importanti processi contro la ‘Ndrangheta. “Quest’ufficio e’ in crisi” dice un ufficiale. “La ‘Ndrangheta vuole gettare scompiglio.”
Non si sa chi sia dietro le microspie e le lettere. Comunque, gli investigatori sostengono che la ‘Ndrangheta, che –attraverso la massoneria deviata- ha penetrato la vita politica , i giornali e i media e preferisce demolire i propri oppositori attraverso sotterfugi piuttosto che attraverso l’eliminazione fisica.
La magistratura si e’ anche trovata in imbarazzo quando e’ trapelata una conversazione tra due boss, uno della ‘Ndrangheta e uno di Cosa Nostra. Mentre discutevano le elezioni nazionali del 13 e 14 Aprile, entrambi i boss si sono trovati d’accordo nell’esprimere le loro preferenze per il centro-destra.
I magistrati dicono che la ‘Ndrangheta non ha preferenze ideologiche o politiche e che sostiene il partito che di volta in volta si alliena ai propri interessi. Fra le inchieste che la magistratura sta preparando in Calabria ci sono casi di senatori del centro-destra che stanno organizzando vendite di beni di proprieta’ statali alla Mafia e inchieste sui brogli elettorali dei voti degli Italiani all’estero.

Continua…

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