Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Cattedrali nel deserto

Posted by janejacobs su maggio 2, 2008

 

 

Impiantare una fabbrica non e’ sufficiente a creare ricchezza

 Molti governatori di regioni povere hanno cercato di attrarre industrie da lontano nella speranza di generare economie sviluppate come nelle aree metropolitane; ma questa strategia ha procurato delusioni in Grecia, nel Mezzogiorno Italiano, nelle Provnce Marittime Canadesi e in molte altre regioni che non sono in grado di generare industrie da se’. In Sicilia un disilluso ufficiale pubblico ha definito gli impianti industriali finanziati dal governo Italiano e trapiantati al Sud: “Cattedrali nel Deserto“.

Molte multinazionali hanno impiantato i loro impianti industriali in Grecia e hanno inquinato l’aria e l’acqua di questa terra povera e poco abitata.  Cio’ nonstante, i giovani emigravano nell’Europa del Nord in cerca di lavoro, mentre per quelli che rimanevano c’era solo disocupazione e poverta’. I salari dei lavoratori nelle fabbriche impiantate da lontano erano simili ai salari degli agricoltori che producevano beni agricoli da esportare in mercati di citta’ lontane. Tuttavia, Atene non era in grado di rimpiazzare le importazioni dei beni di cui i Greci avevano bisogno e cosi’ si ritrovava ad importarli a caro prezzo da citta’ lontane. Se le citta’ Greche fossero in grado di rimpiazzare le importazioni genererebbero loro stesse industrie domestiche e multinazionali che si andrebbero ad impiantare in terre lontane invece di contare su impianti industriali venuti dall’estero che sono pressoche’ autosufficienti e non portano ricchezza alle popolazioni locali. Continua…

2 Risposte to “Cattedrali nel deserto”

  1. Bel problema, problema storico, radicato nel profondo baratro in cui cultura e politica si trovano nel nostro Paese. Ci vuole cultura dello sviluppo e ci vuole un sistema politico che funzioni, non guardando al breve termine, ma ragionando su solidi piani di sviluppo dei territori e delle economie locali. E’ assurdo che si sia deciso, ad esempio, di impiantare l’industria pesante in un’area come quella di Bagnoli, nel napoletano, con l’effetto di:
    – illudere un sacco di gente;
    – inquinare e deturpare l’ambiente;
    – non creare basi di sviluppo durature per un territorio che (come molte altre zone del sud) ora dovrà produrre sacrifici immani per rialzarsi e – lo dico da meridionale – forse non vuole nemmeno più farlo.
    Lo sviluppo deve necessariamente basarsi sul rispetto degli asset (anche umani) dei territori, non si scappa.

  2. janejacobs said

    Fulvio, spero che il post appena pubblicato sui successi economici di Taiwan, possa aiutare a capire quali modelli di successo si possano adottare per migliorare le regioni e le città italiane arretrate.
    Serve una miscela corretta di competenze, di capitali, di modernizzazione e soprattutto, nel caso di molte città italiane, di moralità.

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