Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Economia zarista

Posted by janejacobs su maggio 21, 2008

 

Caterina di Russia

 Circa due secoli fa, Caterina impreatrice di Russia disse:

“La maggior parte delle nostre fabbriche si trova a Mosca, che e’ la citta’ meno conveniente per l’industria in tutta la Russia. Mosca e’ sovrappopolata e i lavoratori sono diventati pigri e dissoluti… D’altra parte, in Russia ci sono centinaia di piccole citta’ che stanno cadento in rovnia. Perche’ non trasportare una fabbrica in ognuna di queste citta’ decadenti, in proporzione alla geografia e alla qualita’ dell’acqua di ogni distretto? Il lavoratore si darebbe piu’ da fare e le citta’ potrebbero rifiorire.”

Come forse era naturale, dal momento che Caterina era una sovrana assoluta, lei pensava all’economia come si pensa ad un esercito. Se possiedi un territorio ed un esercito, puoi spostare le truppe dove pensi che siano piu’ necessarie, non importa cosa tali truppe vogliono fare del loro tempo libero.

Ma dal momento che un’economia non assomiglia per niente ad un esercito, ne’ si sostiene allo stesso modo, non si puo’ pensare all’economia come ad un esercito.  Cio’ nonostante, i successori Sovietici della zarina Caterina e quasi tutti i governanti al mondo hanno mantenuto queste idee semplicistiche che apparentano economie ad eserciti. Caterina di Russia non si faceva troppe domande del tipo: Cosa succederebbe se ci fossero state troppe poche fabbriche in quelle citta’ in rovina? Cosa succedederebbe se le fabbriche trapiantate se andassero, fallissero o diventassero obsolete? Cosa si lascerebbero dietro? Cosa succederebbe se le fonti economiche di queste fabbriche si prosciugassero e nuove fonti non sgorgassero?

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4 Risposte to “Economia zarista”

  1. Baltic Man said

    Se l’ha detto Caterina di Russia…!

    In compenso i sovietici hanno disseminato di fabbriche la CCCP. Peccato che il padre della mia ragazza doveva andare dalla Lituania all’Armenia per comprar scarpe decenti…..

  2. janejacobs said

    Non sono d’accordo con la concezione dell’economia di Caterina di Russia e mi sorprende che tale concezione permanga anche oggi. Ogni tentativo di pianificazione economica va contro natura.
    Sull’Unione Sovietica segnalo questo post: https://janejacobs.wordpress.com/2008/04/16/il-tracollo-economico-dellunione-sovietica/
    Il padre della tua ragazza doveva senz’altro essere piuttosto privilegiato se poteva permettersi viaggi cosi’ lunghi ai tempi dell’Unione Sovietica per comprarsi delle scarpe…

  3. Antonio said

    Tu pensi alla nostra come un economia di libero mercato, ma non siamo forse arrivati ad una fase dove il potere contrattuale di alcune parti (leggasi multinazionali) va ben oltre alle regole di mercato? Certe decisioni all’interno della Microsoft o dell’Intel o della Coca Cola o della Nike, vengono prese in maniera molto simile a quelle che usava Caterina di Russia o forse sbaglio?
    Non so. Devo ammettere che sono confuso.

  4. janejacobs said

    Caro Antonio,
    Il libro “Le citta’ sono la ricchezza delle nazioni” offre almeno due esempi di cattiva globalizzazione: uno e’ quello della Lockheed https://janejacobs.wordpress.com/2008/04/24/le-imprese-iniziano-nelle-citta/ e un altro e’ quello del Portorico https://janejacobs.wordpress.com/2008/04/27/gli-impianti-industriali-del-portorico/
    a questi esempi, ho aggiunto la storia (negativa) della Samsonite in Slovacchia https://janejacobs.wordpress.com/2008/06/06/globalizzazione-nelle-citta-slovacche/ ma anche la storia positiva di Nanchino: https://janejacobs.wordpress.com/2008/06/13/nanchino-oggi/ Bilbao https://janejacobs.wordpress.com/2008/06/22/la-ricchezza-di-bilbao/ e Bologna https://janejacobs.wordpress.com/2008/05/13/made-in-bologna/

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