Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Quando Napoli era governata da un Inglese

Posted by janejacobs su maggio 27, 2008

John Acton, 6. baronet Acton

   John Acton

Guglielmo Pepe, patriota risorgimentale calabrese, cosi’ descrive il Regno di Napoli a fine ‘700 sotto il governo del ministro John Acton:

Maria Carolina d’Austria sposo’ nel 1768 Ferdinando IV e divenne regina di Napoli. Da subito, il carattere energico e volitivo dell’Austriaca prese il sopravvento su quello del marito, il quale per quanto intelligente era pigro e indolente. A quei tempi la flotta militare di Napoli era insufficiente per la difesa delle coste e si sentiva il bisogno di ordinarla meglio. Il principe Caramanico propose al granduca di Toscana, fratello di Maria Carolina d’Austria, di assumere John Acton, comandante della Marina di Toscana.

Arrivato a Napoli, John Acton fu accolto molto bene a corte e fu nominato direttore della Marina. Acton sin dall’inizio entro’ nelle grazie di Maria Carolina e seppe in breve tempo diventare il suo consigliere favorito. Con una serie di macchinazioni di corte appoggiate dalla regina, Acton riusci’ nel giro di pochi anni ad ottenere il ministero della guerra, il ministero delle finanze ed infine divenne primo ministro.

Acton inizio’ il suo lavoro di ministro della marina costruendo un gran numero di vascelli e fregate da guerra, sprecando molto denaro pubbico visto che Napoli non possedeva lontane colonie da dover difendere, ne’ era coinvolta in guerre marittime con le grandi potenze dell’epoca. Le enormi spese per la produzione di una grossa flotta di guerra a Napoli non fu inutile tuttavia per l’Inghilterra, paese che piu’ di ogni altro Acton tendeva a favorire.

Da ministro della guerra, Acton aumento’ notevolmente il numero dei soldati. Ma fra i nuovi arruolati egli assunse molti ex detenuti e mercenari stranieri. Per pagare le notevoli spese della nuova marina e del nuovo esercito, ma anche le ingenti spese di corte, Acton aggravo’ di anno in anno la tassazione, che sotto i precedenti ministri era stata piuttosto modesta. Ma nonostante i sacrifici della popolazione, le casse pubbliche, anziche’ rimpinguarsi, si esaurivano sempre di piu’.

Oltre al pessimo stato della finanza pubblica, il commercio era avvilito, le manifatture napoletane, anziche’  esssere incoraggiate, cadevano in dispregio, per la preferenza che si dava alle manifatture inglesi e straniere; l’entroterra del regno era impraticabile per la mancanza di ponti e starde.

L’amministrzione della giustizia era pessima in quanto le cause civili duravano un numero spropositato di anni, mentre le cause penali venivano decise in base a quanto si riusciva a corrompere i pubblici ministeri. Pertanto, compagnie piu’ o meno numerose di malandrini ed assassini infestavano le province e la stessa capitale; l’audacia dei ladri, protetti dalla corruzione dei pubblici magistrati era giunta a tal punto che i malandrini potevano rubare impunemente nelle vie pubbliche anche di giorno.

Il ministro Acton organizzo’ una seria repressione dei moti massonico-liberali Napoletani che si erano avuti dopo la rivoluzione francese e approfitto’ di questa repressione per organizzare macchinazioni e processi arbitrari contro i suoi avversari politici.

L’invasione di Bonaparte dell’Italia del Nord con la conseguente la cacciata degli Austriaci, atterri’ il governo Napoletano che non esito’ ad accettare la pace offerta da Napoleone. Tale pace costo’ al governo Napoletano  parecchi milioni di franchi.

Gli apparati bellici di Napoli consumavano ingenti somme e si andavano ad aggiungere a forti spese per le profusioni fatte alle spie che, aggiunte al costo della pace con la Francia, mandarono in rovina l’erario pubblico. Le imposte annuali, benche’ inasprite, non furono piu’ sufficienti.

Si aggiunse una nuova decima che ando’ a tassare gli agricoltori. Si aggiunse la “rapina” dei sette banchi pubblici di Napoli, “depositi sacri del denaro dei cittadini nei quali altro diritto il governo non aveva se non quello di poteggerli. E poiche’ detti banchi furono del tutto esausti, si stamparono immense quantita’ di cedole bancarie da vendere, montanti a somme esorbitanti, di cui a effettivo non esisteva neppure un soldo. Queste cedole, ancorche’ fossero molto cadute di credito, furono nondimeno poste in circolazione. Uno sciame di emissari del governo percorreva le province e le fiere del regno “adescando i gonzi col lecco di un forte aggio che giunse fino a due terzi del valore nominale di dette cedole. Con si’ fatto, fraudolento strategemma, pervenne il governo ad estorcere alla nazione quel poco di denaro che ancora le rimaneva. Per compiere interamente lo spoglio si tolsero alle chiese di Napoli e di tutte le principali citta’ del regno, i candelabri e altri arredi d’argento e d’oro di cui erano riccamente dotate; e fu anche requisito l’oro e l’argento dalle case dei cittadini a cui furono date in cambio tali cedole senza valore”.  

Continua…

 Fonte: Memorie del Generale Guglielmo Pepe

Una Risposta to “Quando Napoli era governata da un Inglese”

  1. Forse è contemporaneo

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