Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Le citta’ sono mucche da mungere

Posted by janejacobs su maggio 29, 2008

Le citta’ generano capitali quando hanno successo nell’esportazione di beni e servizi e nel rimpiazzare importazioni. Normalmente, la maggior parte del capitale viene utilizzata all’interno delle citta’ perche’ esse ne hanno continuamente bisogno per mantenere le loro imprese al passo con il progresso tecnologico e con le continue richieste di novita’. Cosi’ e imprese usano il capitale investendolo per innovare, per moltiplicarsi, per crescere e per diversificarsi. I cambiamenti a Shinohata  ad esempio, hanno avuto bisogno di capitali generati a Tokyo e nella sua area metropolitana. Ma, come abbiamo gia’ visto, il capitale originato nelle citta’ arriva a raggiungere anche posti lontani sia in forma di risparmio, sia in termini di lavoratori emigrati, che abbandonano le loro terre.

 Le nazioni dipendono economicamente dalle tasse pagate delle citta’ e ricevono da esse molte piu’ entrate di quante non glie ne restituiscano in termini di servizi e di trasferimenti. Quando la tassa sui redditi fu applicata per la prima volta negli Stati Uniti era il 1913. Allora la tassa era piuttosto leggera e toccava pochi contribuenti; un terzo delle entrate di quella tassa proveniva dall Stato di New York e la maggior parte di quel terzo proveniva dalla citta’ di New York, che all’epoca aveva un’economia molto vigorosa. Oggi Bombay produce circa un terzo delle tasse dell’India, e Milano produce un quarto delle tasse d’Italia. Copenhagen e la sua area metropolitana raccolgono tasse sufficienti a finanziare assistenza sociale non solo per gli abitanti di Copenhagen e della sua area metropolitana, ma di tutta la Danimarca. Ecco perche’ questi programmi sono nazionali e non locali: per smussare le discrepanze di ricchezza tra citta’ e aree povere.

Questi ultimi esempi di dipendenza delle finanze nazionali da singole citta’ sono estremi, ma anche quando un maggiore numero di citta’ si distribuisce il fardello dei carichi fiscali in maniera piu’ equa, come fanno oggi le citta’ degli Stati Uniti oggi, resta il fatto che le citta’ sono le mucche che producono il latte per le nazioni. Questa metafora proviene dalla Germania, dove gli ufficiali governativi spesso si lamentano – a ragione- che la loro nazione e’ la mucca da latte dell’Unione Europea. Ma non e’ in realta’ la Germania intera ad essere munta; sono piuttosto le citta’ della Germania e le loro aree metropolitane che guadagnano un surplus che viene distribuito non solo all’Unione Europea, ma anche ad altre parti della stesa Germania, per i prestiti all’estero fatti dalla banche tedesche e per i contributi tedeschi al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

Oggi i prestiti e i sussidi forniti alle regioni senza citta’ in grado di generare capitali da se’ sono stati infinitamente piu’ abbondanti che in passato. E molti, molti indizi, in aggiunta al fiasco della diga del Volta ci dice che questo capitale e’ stato pompato in maniera sproporzionata.

Quasi ovunque c’e’ una competizione disperata per attrarre impianti industriali, cosa che ci suggerisce che gli investimenti per attrarre tali impianti sono stati sproporzionati alla ricchezza da loro generata.Milioni di persone, dal Sud degli Stati Uniti a Giava, che sono stati dislocati dalla loro terra ma che non hanno trovato lavori produttivi nelle citta’ in cui sono emigrati testimoniano che il denaro disponibile per aumentare la produttivita’ agricola e’ sproporzionato rispetto all’espansione dei lavori necessari nelle citta’.

Gli investimenti in produzione agricola hanno superato la capacita’ di digestione di tali investimenti da parte dei mercati cittadini. Questo messaggio e’ chiaro dalle storie che abbiamo raccondato in precendenza sulle economie dell’Uruguay e della Nuova Zelanda. Queste nazioni sono state efficienti produttrici di cibo e tuttavia quando hanno perso i loro mercati di sbocco non sono stati in grado di trovarne altri che prendessero il loro posto. Questo messaggio e’ chiaro dalla competizione falsata che esiste ad esemprio fra l’agricoltura Francese e Americana, protette da sussidi e da quella Africana; o dalle misure estremamente costose che l’Unione Europea ha adottato per proteggere i mercati delle sue citta’ dal burro, dalla carne, dal pollame e da altri prodotti alimentari di regioni fuori dall’Unione Europea. Questo messaggio e’ chiaro quando pensiamo agli agricoltori delle fattorie americane del Midwest che competono con i produttori di oli vegetali in Africa e dalla rabbia degli agricoltori Africani quando vedono il governo USA fornire sussidi ai loro concorrenti americani.

In maniera piu’ astratta, possiamo vedere la situazione di sbilancio fra capitale e lavori cittadini da un lato, impianti e mercati dall’altro, guardando al fallimento sul debito estero di molte nazioni e sul loro declino economico. Molti dei debiti esteri che non possono essere ripagati erano contratti da citta’ che stavano tentando di sviluppare le loro economie. Quei paesi hanno contato sull’espansione di mercati, di lavoro e di industrie sufficienti a giustificare i loro prestiti e a ripagarne gli interessi. Coloro che fonrivano i prestiti, contavano anch’essi sull’espanione economica per ricevere il in camnio il loro denaro piu’ gli interessi. Tali speranze si rivelarono infondate. In modo simile, i debiti domestici dei paesi poveri che si rivelano pagabili, le poche volte che capita, lo sono solo grazie alla svalutazione delle valute e all’infalzione; cio’ ci dice che i debiti incorsi dai governi per gli investimenti nelle loro pover regioni non hanno ripagato in termini di espansione economica.

Tutto questo va ben oltre il semplice sbilancio di capitale in una regione piuttosto che o in un’altra. Cio’ che vediamo, piuttosto, e’ che le citta’ in aggregato, hanno fornito capitale in maniera sproporzionata e bizzarra alle loro capacita’ per generare impianti, lavori e mercati. La diga del Volta e’ la rappresentazione piu’ maestosa di tale follia. Inoltre, tali sbilanci i sono intensificati con il passare degli anni. Cio’ significa che piu’ soldi si prestavano, piu’ si generavano debiti e fallimenti; piu’ larghi erano i piani di finanziamento, piu’ intrattabili diventavano i tassi di inflazione.

 

 

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