Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Globalizzazione nelle citta’ Slovacche

Posted by janejacobs su giugno 6, 2008

 

 Samorin

Dieci anni fa Samorin, una cittadina della Slovacchia, era un buon punto di osservazione per osservare gli effetti della globalizzazione nell’Europa dell’Est. La citta’ era piena di lavoratori qualificati in cerca di lavoro ed il tasso di disoccupazione era del 20%. Gli investitori stranieri arrivarono puntualmente. La Samsonite, un produttore di valigie, trapianto’ uno dei suoi impianti produttivi a Samorin.

Samorin e’ vicina al confine tra Slovacchia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca, e quindi collegata benissimo con le grandi autostrade e con gli aeroporti del Centro Europa.

I lavoratori, i sindacalisti e i politici dell’Europa Occidentale si sono lamentati che la fabbriche si trasferivano ad Est. Ma i burocrati ti Bruxelles, i politici ed i sindacalisti, e sotto sotto anche i lavoratori, hanno sempre saputo che questo sarebbe successo.

Dieci anni dopo, anche se nuovi investimenti e lavori stanno ancora arrivando in Slovacchia, Samorin ha gia’ perso molte delle fabbriche che aveva attratto dieci anni fa. La Samsonite ha chiuso il suo impianto nel 2006 licenziando 350 lavoratori e spostando la sua produzione in Cina.

Gli stipendi dei lavoratori Slovacchi sono cresciuti in fretta e molti sono emigrati in Europa Occidentale. A Samorin, un operaio non specializzato guadagna fra i 380 e i 480 euro al mese. Samorin e’ una triste realta’ di come la globalizzazione abbia frammentato il sistema delle forniture in frazioni sempre piu’ piccole, creando lavori in tutto il mondo, ma castrando il processo di rimpiazzo delle importazioni che permette alle comunita’ locali di creare ricchezza.

Lo stabilitmento della Samsonite in Slovacchia era lo specchio dello stabilimento della Samsonite in Belgio, che la Samsonite operava prima di aprire lo stabiimento a Samorin. Se licenziavano 100 dipendenti in Belgio, ne assumevano 100 a Samorin. Ma a Samorin non c’erano problemi con i sindacati, di piu’, non c’erano sindacati. I proprietari della Samsonite non erano persone avide o senza scrupoli. Essi pagavano i loro dipendenti a Samorin piu’ della media. Anche se i costi in Asia erano ancora piu’ bassi, vi era una convenienza geografica nel produrre in Europa perche’ in tal modo si diminuivano i costi di trasporto.  Il ruolo dallo stabilimento della Samsonite a Samorin era di far fronte alla domanda di bagagli di alta fascia, quando  vi erano picchi di domanda nella stagione delle vacanze. Cio’ che ha ucciso l’impianto era l’effetto dei piu’ alti costi di lavoro dei fornitori della Samsonite a Samorin, i quali si erano progressivamente trasferiti in Asia. Alla fine, la fabbrica doveva far arrivare i componenti per i suoi bagagli (cerniere, tessuti, ecc.) dall’Asia con conseguenti forti aumenti delle spese di trasporto.

La Samsonite risiedette in Belgio per 30 anni e solo 9 anni a Samorin. Tutto si sta facendo piu’ veloce.

A Samorin ora arrivano lavoratori dalle parti piu’ orientali della Slovacchia, ma gli abitanti si sentono molto diversi e migliori di loro. Spesso gli immigrati della Slovacchia dell’Est si ubriacano e scatenano risse. Alcuni abitanti danno la colpa agli immigrati per l’aumento di criminalita’ e dei furti. Spesso gli immigrati che arrivano a Samorin lavorano per qualche anno negli stabilimenti rimasti in citta’ e poi partono alla volta della Gran Bretagna o dell’Irlanda dove arrivano a guadagnare fino a tre volte piu’ che a Samorin.

Continua…

Fonte: Economist

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