Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Citta’ Cinesi

Posted by janejacobs su giugno 9, 2008

Mentre gli Stati Uniti stanno per piombare in una grande recessione il mondo guarda con speranza alle citta’ Cinesi come al motore della crescita economica mondiale. La crescita dell’economia delle citta’ costiere Cinesi e’ senz’altro stata spettacolare ed ora pare piu’ forte che mai. L’economia della Cina e’ piu’ grande di quella dell’Italia, della Francia e dell’Inghilterra e si avvicina a quella della Germania.

Gli investimenti in infrastrutture rappresenatano circa la meta’ della crescita in Cina e sono in forte contrasto con quello che sta avvenendo alle infrastrutture negli Stati Uniti, dove tali investimenti sono in continua diminuzione. Secondo il nuovo piano quinquennale di Pechino che scade nel 2010, la spesa pubblica nel trasporto pubblico raddoppiera’ rispetto al decennio precedente.

Le famiglie Cinesi consumano sempre piu’ grazie a salari maggiori e grazie al boom della Borsa nella quale molti Cinesi investono i loro risparmi; una borsa che e’ cresciuta moltissimo fino alla fine del 2007. Un evento epocale e’ stato l’emergere di un classe media che non esisteva nei decenni passati. Questa classe media ha fatto aumentare la domanda di beni di consumo di fascia alta come i personal computer e le automobili.

Il 2008 e’ l’anno delle Olimpiadi e nonostante le templeste e i terribili terremoti di quest’anno, la Cina dovrebbe continuare a crescere ad un tasso del 9-10% all’anno.

La Cina continuera’ a crescere anche se la sua crescita non sara’ guidata piu’ dalle esportazioni di magliette e di giocattoli negli Stati Uniti, perche’ le citta’ Cinesi, soprattutto quelle sulla costa, sono state in grado di espandere i loro mercati cittadini, espandere le competenze dei loro lavoratori, espandere le unita’ produttive al di fouri dei confini cittadini, migliorare la tecnologia ed espandere il capitale (le 5 cinque forze delle citta’).

Grazie al dinamismo delle sue citta’ costiere, la Cina continuera’ a crescere anche se non e’ una democrazie e anche se il suo governo non permette la liberta’ di espressione.

Il rimpiazzo delle importazioni sottolinea l’emergere di ua domanda domestica di beni da parte dei cinesi e questo processo dovrebbe continuare.

Certo, occorre mantenere un minimo di stabilita’ sociale; e per ora il Partito Comunista di Pechino ci e’ riuscito, e quasi sicuramente ci riuscira’ finche’ il tasso di crescita dell’economia rimarra’ a questi livelli. Il Partito Comunista ha la volonta’ ed i mezzi di pompare tutte le risorse necessarie a mantenere questi livelli di crescita.

Il fattore dietro l’ottimismo della Cina risiede nella struttura economica delle sue citta’ che sono flessibil, diversificate e con impenditori e lavoratori desiderosi di imparare, di imporvvisare e di arricchirsi. Le citta’ della costa sono i motori della crescita Cinese e continueranno a rimanerlo negli anni a venire.

Solo il 40% della popolazione Cinese vive nelle citta’. Questa percentuale e’ destinata ad aumentare sensibilmente, in particolare nelle citta’ di Shanghai, Shenzhen e Guanzhou.

Il governo Cinese fara’ quanto puo’ per preservare l’occupazione, per mantenere basso il costo della vita eper mantenere una pace sociale fra campagne dell’entroterra e citta’ costiere. Il governo Cinese permettera’ l’apprezzamento graduale della sua valuta, il che rendera’ le esportazioni delle citta’ cinesi nelle citta’ Occidentali piu’ care. Il che vorra’ dire che i Cinesi inizieranno a produrre beni a maggiore valore aggiunto, ma anche ad esportare inflazione in Occidente, cosa che sta gia’ avvenendo.

Continua…

8 Risposte to “Citta’ Cinesi”

  1. Il governo Cinese si stà preoccupando dello sviluppo economico ignorando del tutto la salvaguardia dell’ambiente. Le metropoli cinesi stanno diventando le più inquinanti del mondo. Questo non è progresso.

  2. emma said

    già.
    temo sia una sorta di corsa a chi si sfracella prima.

  3. janejacobs said

    Limitando la cresita della popolazione negli ultimi 30 anni, il governo Cinese ha indirettamente limitato i danni provenienti dall’inquinamento. Senza questa politica la popolazione della Cina sarebbe oggi di 3 o 4 miliardi. Il provvedimento della limitazione per legge delle nascite e’ controverso, ma senza di esso l’impatto sull’inquinamento del pianeta sarebbe stato esponenzialmente piu’ elevato. http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_del_figlio_unico

  4. Antonio said

    Interessanti i temi trattati in questo blog. Sono arrivato qui risalendo ad un link postato quando hai trattato l’argomento del signoraggio.
    Riguardo a Nanchino, ho un amico che abita in Cina da quattro anni e due anni li ha passati proprio in quella città. Approfondirò meglio la lettura di questo blog, se ti interessa, un primo pensiero che comunque posso comunicarti è questo:
    non so se come dici tu le città siano le ricchezze delle nazioni, non è però che forse questa enorme potenzialità della rete può riportare a sviluppare anche le zone rurali e non solo le città?
    L’urbanizzazione come unica via di sviluppo, cosa che si sta avendo in Cina e che probabilmente si è esagerata in Italia negli anni 50/60, non è forse poco auspicabile?
    Buona Domenica

  5. janejacobs said

    Antonio,

    grazie per la tua ottima domanda. Credo che una parziale risposta possa essere quella di pensare a Internet come ad una strada che collega i villaggi alle citta’. Tali collegamenti sono una condizione necessaria, ma non sufficiente per lo sviluppo dei piccoli centri abitati.

    A tale scopo ti presento tre esempi di paesi che sono entrati in contatto con citta’:

    Shinohata in Giappone
    https://janejacobs.wordpress.com/2008/04/02/la-grande-tokyo-ed-il-piccolo-villaggio-di-shinohata/

    Bardou in Francia
    https://janejacobs.wordpress.com/2008/03/26/bardou/

    Pickens negli Stati Uniti
    https://janejacobs.wordpress.com/2008/03/28/la-litania-di-grady-il-giornalista-del-sud/

    Se c’e’ qualcosa che non ti e’ chiaro, ti prego di segnalarmelo e cerchero’ -per quanto posso- di risponderti. Buona lettura.

    A presto

  6. Antonio said

    Shinoata è un ottimo esempio di come nel piccolo si possa mantenere un alto livello di imprenditorialità e di potenzialità, davvero interessante anche se la popolazione è talmente ridotta da poter essere comparata ad una grande famiglia allargata. Bardou è certo un esempio molto particolare mentre la litania di Grady può porre alcuni interrogativi ma non dare molte risposte.
    Io se devo essere sincero, propenderei di più per un maggiore coinvolgimento dei centri di periferia, anche se questo dovesse comportare rilevante riduzione degli abitanti delle grandi città e metropoli. In un villaggio globale come il nostro non è possibile stare tutti ammucchiati pestandoci i piedi, ci vuole una distribuzione più naturale e ragionata, magari anche specializzando le attività dei centri urbani minori.

  7. janejacobs said

    Antonio, quello che dici mi ricorda le osservazioni di Caterina di Russia su Mosca e sulle citta’ minori di Russia:

    https://janejacobs.wordpress.com/2008/05/21/economia-zarista/

    grazie del tuo commento

  8. marco said

    Un buon approccio su come creare città capaci di rimpiazzare le importazioni senza bisogno di una popolazione eccessiva lo trovi su http://www.cooltownstudios.com

    Per quello che conosco, ti posso citare l’esempio di Losanna, città molto dinamica nonostante abbia solo 120.000 abitanti.

    ciao
    marco

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