Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Il villaggio di Henry

Posted by janejacobs su luglio 9, 2008

 Negli anni ’30 Jane Jacobs trascorse del tempo in un’economia di sussistenza che aveva perso le sue pratiche e le sue tecniche tradizionali dopo aver perso quasi del tutto i suoi contatti con le citta’. Il posto era un vilaggio, che chiamo’ Henry per manetere il suo anonimato. Henry consisteva in un gruppo di fattorie non connesse da strade, arroccate sulle pieghe delle montagne occidentali del Nord Carolina, al confine estremo della regione della TVA . Nel caso di Henry, non ci furono eventi sconvolgenti come la caduta di un impero o la disintegrazione di citta’ che tagliarono i contatti con il mondo cittadino. Furono la migrazione a isolare Henry. Henry era stata retrocessa economicamente in perfetta pace e tranquillita’.

La sua gente era di origini Britanniche. In America, i Britannici si erano insediati dapprima nella parte orientale della Carolina e poi si spinsero a Occidente verso le montagne e vicino alle sorgenti del Fiume Cane, un posto delizioso fatto di colli magnifici, maestose foreste e di rumorosi torrenti. La zia di Jane Jacobs, Marta Robinson era stata mandata dalla Pennsylvania nel 1923 per lavorare nella Missione presbiteriana. Al suo arrivo a Henry, il paese era stato tagliato fuori dalle economie cittadine da almeno un secolo e mezzo. Anche se c’era una piccola cittadina a dodici miglia di distanza, la maggior parte degli abitanti di Henry non ci erano mai stati e quelli che vi erano stati l’avevano raggiunta a piedi o a dorso di mulo. Il sentiero era impossibile da percorrere con una carrozza; le carrozze erano una delle molte cose di cui gli abitanti di Henry facevano a meno.

Uno dei comptiti di Marta Robinson era di curare la costruzione di una chiesa che veniva finanziata ovviamente da capitali delle citta’ del Nord. Uno dei contadini mise a disposizione un terreno, un bellissimo colle dietro ad un fiume e Martha Robinson suggeri’ che l’edificio fosse costruito con larghe pietre locali di cui era ricco il letto del fiume. Uno dei vecchi della comunita; disse che era una bellissima idea, ma che non era possibile, perche’ il cemento non avrebbe potuto tenere insieme large pietre. Ecco il perche’ i camini delle case erano costruiti con piccole pietre. Intere pareti di pietra non sarebbero state sicure, perche’ sarebbero potute crollare.

Queste persone provenivano da una cultura che aveva costruito non solo chiese di pietra, ma enormi cattedrali.

Ancora nel diciottesimo secolo i loro antenati dovevano avere qualche familiarita’ con le costruzioni in pietra. Ma avendo perso la pratica di costruire in pietra, la gente aveva perso la memoria storica di tale tecnica nel giro di qualche generazione e, avendo perso la memoria, aveva perduto la fiducia in se’ stessi nel poter costruire un edificio in muratura. Almeno fino a quando un muratore arrivo’ dalla vicina citta’, Asheville, il quale inizio’ a costruire la chiesa con piccole pietre. L’edificio successivo che costruirono, una casa per Martha Robinson dopo che il suo cottage di legno brucio’ accidentalmente, era in pietre larghe, e cosi’ fu il successivo edificio, un edificio comunale usato per le riunioni locali e come libreria. Gli edifici sono ancora in piedi; sia la chiesa costruita in piccole pietre, sia gli edifici costruiti con larghe pietre.

Quando gli antenati degli abitanti di Herny arrivarono in quelle montagne isolate, portarono con se’ una dote di beni diversi provenienti dalle citta’ dalle quali provenivano e portavano con se tecniche di lavorazione come la tecnica di tessere, di filare, di costruire telai, di costruire mobili, di costruire mulini ad acqua, di produrre derivati del latte, di allevare polli e maiali, di fare giardinaggio, di distillare whiskey, di allevare cani da guaria, produrre melassa dalla canna da zucchero, intarsiare paglia per fare ceste, preparare il pane, suonare il violino… Portarono con se’ anche la pratica e l’abitudine di commerciare che, nel corso di un secolo e mezzo, si era trasformato per lo piu’ in baratto. Il proprietario del mulino prendeva una misura di grano o quattro uova per pagare la macina del grano; l’uomo che faceva le sedie migliori del vilaggio veniva ripagato con un sacco di noci raccolte nel bosco.

In realta’, la gente di Henry non dipendeva totalmente solo da cio’ che potevano produrre da se’. Essi coltivavano alcuni campi a tabacco per guadagnare qualche soldo tranne che in anni di magra, inoltre, gli abitanti del villaggio riuscivano quasi sempre ad avere un surplus di melassa  da vendere. Il tabacco e la melassa non erano venduti alle persone dei villaggi vicini, perche’ la gente di quei villaggi, come gli abitanti di Henry, aveva poco denaro e ad ogni modo producevano le stesse cose. A dorso di mulo il tabacco arrivava alla piccola capitale della conteae e da li raggiungeva le fattorie della Carlolina dell’Est, mentre la melassa veniva consumata direttamente in citta’. In cambio, Henry otteneva alcune preziosi prodotti di importazione dal mondo esterno: scarpe pesanti e tute da lavoro, pallottole per vecchie armi da fuoco ce servivano ad uccidere gli scoiattoli di cui gli abitanti di Henry si cibavano e completi per la domenica che, per quanto umili, erano il sogno di una vita. IL denaro era coso’ scarso che la rottura di una forca o l’arrugginimento di un aratro potevano generare in una famiglia una crisi finanziaria.

Il magro commercio con il mondo al di fuori del villaggio non era nulla in confronto al duro lavoro con cui gli abitanti di Henry si guadagnavano da vivere una vita volta a soddisfare solo necessita’ basilari. Quando si capisce quanto sia faticoso per gli abitanti di un’economia rurale procurarsi quasi esclusivamente ogni cosa di cui hanno bisogno e quanto precaria sia la loro vita, allora non e’ difficile capire perche’ le vecchie tecniche ed i vecchi costumi decadano, lasciando solo occupati a svolgere il lavoro per il necessario. Ad Henry ogni cosa richiedeva tanto lavoro e tanto tempo e c’erano pochi aiuti dall’esterno. Senza delle buone seghe, il lavoro di raccolta e di taglio di grandi quantita’ di legna per bollire le canne da zucchero e trasformarle in melassa, un elemento molto importante per la dieta della popolazione locale, richiedeva moltissime settimane di lavoro per le famiglie del villaggio. La mola con cui si produceva la melassa dalla spremitura delle canne da zucchero era rudimentale e consisteva in una camera di ferro ed un ingranaggio alimentato dall’energia di un mulo che veniva messo in comune fra tre famiglie.

 La gente di Henry era arretrata nei secoli dal punto di vista economico e nel 1923 stavano continuando ad arretrare. Le arti e l’artigianato che erano state parte della loro eredita’ culturale stavano decadendo, ed alcune si stavano perdendo. Una donna anziana sapeva ancora come intarsiare cesti di paglia. Molti sapevano ancora fabbricare candele ma il tempo da dedicare alla produzione di candele era un lusso; le candele stavano sparendo e ad esse si sostituiva la luce dei focolari domestici. La tessitura stava decadendo perche’ vista l’impellenza del lavoro dei campi, nessuno costruiva piu’ telai e nessuno sapeva piu’ come fare. I vecchi telai, risalenti ai primi dell’800, erano ancora in uso per la tessitura di coperte e di tessuti per gonne e mantelli, ma i telai venivano riparati in maniera cosi’ rudimentale che le tessiture erano di pessima qualita’ e che i tessuti erano troppo fragili in alcuni punti, troppo spessi in altri e tendevano a sfilacciarsi. Solo una donna poteva sapeva ancora produrre il burro e pochissime tenevano delle mucche; i latticini stavano scomparendo dalla dieta degli abitanti del villaggio.

 Parte del problema era la degenerazione dell’agricoltura. Quando la terra coltivata da piu’ tempo si impoveriva, in maniera simile a come si era impoverita nella regione della TVA, si strappavano nuovi campi alla foresta piu’ in alto sulle montagne. Questa pratica era molto comune nell’agricoltura di sussistenza e non era sempre distruttiva. Ma quando la terra e’ collinare e boschiva, come era la terra di Henry, la conversione di foreste in zone agricole distruggeva permanentemente la produttivita’ del suolo. Storicamente, cambiare destinazione agricola al suolo ha causato la responsabilita’ di deforestazione e perdita di suoli agricoli in Spagna, Cina e nel Medio Oriente, ed e’ oggi causa delle deforestazioni  delle foreste tropicali. Quando la gente di Henry deforesto’ sempre piu’ in alto nelle sue colline per creare campi, si comportavano in maniera tipica da persone di regioni escluse dallo sviluppo, cosi’ come spesso avviene oggi.

La gente di Henry lavorava duramente, si prendevano le loro responsabilita in maniera seria, risparmiavano, usavano e riusavano qualsiasi cosa fino a che non era totalmente consumata (inclusa la terra) ed erano pieni di curiosita’ ed intelligenti come ognuno di noi. Non erano i contadinotti ignoranti con cui spesso i giornaletti satirici descrivono gli abitanti di quelle zone. Tuttavia, tra la degenerazione del suolo e la perdita di vecchie tecniche ed arti, l’economia di Henry negli anni’20 era piu’ primitiva di quella dei loro antenati. La loro vita di sussistenza non era una dimostrazione, come amano pensare i romantici, di come inizi la vita economica, piuttosto e’ la dimostrazione di come la vita economica vada esaurendosi e a morire.

 Una volta che i legami di Henry alle citta’ furono ristabiliti la sua economia inizio’ lentamente a migliorare e a ri-diversificarsi. Le vecchie arti che stavano per scomparire si riscoprirono. Martha Robinson, con l’aiuto della missione presbiteriana, trovo’ mercati cittadini in cui si potessero esportare le ceste, i tessuti di lana e di lino, i tappedi fatti di stracci, e le tradizionali sedie, le scope che gli abitanti di Henry producevano ancora con arte. L’artigiano che produceva ceste assunse un apprendista. I telai, con l’aiuto di esterni, furono riparati.

 Mentre la maggior parte degli Stati Uniti scivolava nella Grande Depressione, a Henry l’economia stava riemergendo dalla sua Secolare Stagnazione. Henry fu anche aiutata dalla costruzione di una strada. Quando verso la fine degli anni venti arrivo’ nel villaggio una vera e propria strada, ogni tanto passavano dei furgoni o dei veicoli ed i giovani del villaggio chiedevano un passaggio. Due o tre di questi giovani avventurosi trovavano lavori stagionali nelle miniere di carbone della West Virginia. Entro qualche anno, nonostandte la Depressione, molte famiglie di Henry che avevano un figlio di 18 o 19 anni in buona salute, guadagnavano un po’ di soldi nelle miniere. Piu’ tardi, con la seconda guerra mondiale, arrivarono ad Henry le rimesse dei giovani di Henry che si erano arruolati e che si guadagnavano al fronte. Dopo la Guerra i giovani di Henry iniziarono ad abbandonare il Paese in cerca di lavori cittadini.

Verso la fine degli anni ’60 un po’ di abitanti delle citta’ usava alcune case di Henry come luogo di villeggiatura, ma cosi’ tanta parte della popolazione aveva lasciato il paese che ora Henry aveva poca vitailita’ economica.

Potremmo rimpiangere la sparizione della vecchia economica di sussiteneza, ma la gente che visse in quell’economia ad Henry apprezzava ogni possible legame fisico o commerciale che con la citta’. Quei legami erano nuovi da un lato ed antichi dall’altro, poiche’ gli antenati degli abitanti di Henry avevano simili legami, ma nel corso dei secoli li avevano persi con un lento ma progressivo isolamento.

Continua…

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Una Risposta to “Il villaggio di Henry”

  1. Matteo said

    Personalmente non rimpiango l’economia di sussitenza, mi beo di alcuni squisiti prodotti del commercio equo e solidale, vivo una vita da cittadino moderno, benedico molte delle invenzioni moderne. Ma credo che l’intreccio tra economie, paesi e continenti sia andata oltre il limite della sostenibilità. Dal mio punto di vista è illusorio credere di poter mantenere economie così internazionalizzate, anche se il discorso è molto complicato. E il fattore principale che mette in discussione l’attuale paradigma è l’energia. Ce ne stiamo accorgendo.

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