Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Etiopia

Posted by janejacobs su luglio 17, 2008

La fame porta alla guerra

Una qualsiasi mappa dell’Etiopia ripresa dall’alto mostrerebbe molti campi coltivabili costellati di puntini che rappresentano abitazioni. Cio’ sembrerebbe di primo acchito un segnale di sviluppo periferico di una regione metropolitana sparso per una intera nazione di dimensioni pari a circa meta’ della Francia. Ma eccetto Addis Abeba e Asmara, che comunque non hanno ha una vibrante economia, questa ampia espansione di insediamenti e’ ancora piu’ nettamente separata dalle economie cittadine di quanto non lo fosse il villagigo di Henry. E’ vero, cotone, pellami e caffe’ vengono esportati dall’Etiopia, ma la produzione per mercati di citta’ lontane non e’ niente in confronto alla quantita’ di terra e di lavoro degli Etiopi, impegnati quotidianamente in una battaglia per sopravvivere. Nove decimi degli abitanti dell’Etiopia sono agricoltori che vivono di sussistenza. Nel 1973, anno in cui caddero meno piogge del previsto, piu’ di 100,000 Etiopi morirono di fame, un evento di cui il mondo non seppe mai molto, e anche negli anni di migliori raccolti, gli Etiopi hanno fame.

L’energia urbana di ogni tipo, sia che provenga dall’interno dell’Etiopia, sia che provenga dal suo esterno, non sfiora minimamente questi milioni di capanne con minuscoli appezzamenti di terreno al loro esterno. Tuttavia, rimane il fatto che questa economia e’ tutt’altro che “pura”. L’Etiopia non era eclusa dalle economie cittadine. Molto tempo fa era collegata alla vita urbana dell’antico Egitto. Il tempo ha cancellato la fonte dei primi contatti tra l’Egitto e l’Etiopia, ma la connessione e’ certa perche’ la cultura Etiope deriva dalla cultura Egiziana cosi’ come la cultura dell’America deriva dalla cultura dell’Europa e la cultura del Giappone deriva da quella della Cina. Nei secoli, l’Etiopia divenne un impero ricco, potente ed influente. Ma la potenza dell’impero Etiope iniziava gia’ a stagnare durante la fondazione dell’impero romano. La vita di poverta’ e di arretratezza che troviamo oggi in Etiopia e’ il prodotto della stagnazione dello sviluppo e della lunghissima decadenza originata millenni fa.

La stagnazione dell’Etiopia non e’ di per se’ un fatto raro. L’Etiopia ha subito il destino di molti imperi del passato. Cio’ che e’ raro nel caso dell’Etiopia e’ dopo aver perso le propire citta’ ed i propri legami con le citta’ essa sia rimasta esclusa dalle citta’ per cosi’ tanto tempo. Per renderci conto di quanto tempo sia passato dal tempo in cui tali legami si siano recisi, pensiamo se il luogo del villaggio di Bardou fosse stato escluso dallo sviluppo delle citta’ quanto lo e’ stata l’Etiopia, a cominciare da quando le miniere di ferro furono abbandonate, Bardou sarebbe stata esclusa anche oggi se la gente di quel villaggio avrebbe davanti a se’ ancora mille anni di stagnazione economica. Ovviamente, la condizione di esclusione puo’ continuare indefinitamente in un’economia che perde le proprie citta’ e per la quale le citta’ lontane non abbiano alcun collegamento.

 Non tutte le regioni con economie escluse dallo sviluppo delle economie cittadine hanno perso tali legami da secoli. Ad esempio, in alcune regioni dell’Africa Centrale, la gente lavorava in campi o in miniere per lontani mercati cittadini, in qualita’ di sudditi della Gran Bretagna o del Belgio. Oggi I legami politici e la violenza militare e le rivolte rendono impossibilie far pervenire i raccolti alle citta’ e la rottura di tali legami logistici e commerciali ha imposto l’isolamento economico per gli abitanti delle campagne che sono regrediti a vivere in economie di sussistenza. Forse questo cambiamento e’ solo temporaneo, forse no.

Continua…

2 Risposte to “Etiopia”

  1. ELISA said

    CIAO….QUANDO LEGGO COSE DEL GENERE MI VIENE UNO SCONFORTO NOI ABBIAMO UN SACCO DI COSE E LE BUTTIAMO VIA E C’è GENTE CHE NON HA NULLA CHE CORRE PER UNA CARAMELLA….NON SCHERZO SONO STATA A S.DOMINGO E HO VISTO LA POVERTA’ IN PERSONA,INFATTI APPENA IL NOSTRO PULMINO TIPICO DOMINICANO,SI FERMO’ IN UN VILLAGGIO DOMENICANO INIZIARONO A USCIR DA UN CAPANNONE CENTINAIA DI UOMINI,DONNE EBAMBINI,MADRI CON NEONATI IN BRACCIO….PAZZESCO…USCIVANO DAL CAPANNONE A FIUMI…..POI I BAMBINI CI RINCORREVANO SCALZI QUANDO IL PULMINO RIPARTI’…NOI LE LANCIAVAMO SOLO CARAMELLE,POVERI PICCOLI.
    ADESSO HO ADOTTATO UN BIMBO ETIOPE A DISTANZA,NON VEDO L’ORA CHE MI MANDINO I SUOI DATI ELI

  2. ELISA said

    A DIMENTICAVO SONO STATA ANCHE IN EGITTO…TRISTISSIMO VEDER I BAMBINI CON GLI ASINI A FARE IL BAGNO NEL FIUME!!!LA GUIDA CI DISSE DI NON DAR LOEO SOLDI PERCHE’ ANCHE SOLO UN EURO LORO NON ANDAVANO A SCUOLA

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