Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Il maestro di Isfahan

Pubblicato da janejacobs su luglio 21, 2008

 

Un giornalista della rivista americana New Yorker, nel periodo della rivoluazione in Iran (1979) intervisto’ un maestro di scuola elementare, un devoto mussulmano, che era stato uno dei capi della rivolta contro lo Scia’ a Isfahan. Il giornalista, dopo aver prima ascoltato la descrizione della repressione politica e la crescente disorganizzazione sociale, introdusse alcune domande sull’economia. Il giornalista chiese al maestro, che si era laureato all’Universita’ di Teheran quindici anni prima, se era vero che l’Iran, nei quindici anni precedenti, avesse davvero intrapreso un cammino verso lo svilupo economico.

No, disse il maestro. “Devo dire con grande rammarico che la nostra crescita economica e’ basata sui soldi provenienti dal petrolio. Se consideriamo dove siamo arrivati e dove sono arrivati stati avanzati come il Giappone, capiamo benissimo quello che non abbiamo realizzato. E quando penso all’economia del Giappone e all’economia dell’Iran mi viene in mente un verso:

“Io e Leila eravamo compagni di viaggio nella strada della vita; ella raggiunse la sua casa, e io sono ancora un vagabondo.”

Ma il giornalista incalzo’ il maestro e sottolineo’ che anche se altri paesi avessero saputo progredire economicamente piu’ dell’Iran, tuttavia il suo paese aveva raggiunto buoni risultati.

“Cio’ che vediamo qui e’ l’inflazione” rispose il maestro. “I prezzi del cibo sono aumentati. Cio’ che vediamo qui e’ la svendita delle nostre riserve di petrolio… Cio’ che vediamo qui e’ un sistema agricolo che non vale nulla… La nostra industria e’ solo una catena di montaggio per prodotti che vengono realizzati in altri paesi…” A questo punto uno degli ascoltatori di quell’intervista offri’ al giornalista una mela. “Egli inizio’ a pelarla per me” scrisse il giornalista, “ma al primo contatto del coltello con la mela, la lama del coltello si separo’ dal manico. E il maestro disse disgustato: “Il governo Iraniano possiede circa un quarto della Krupp in Germania, ma in Iran non possiamo nemmeno produrre un coltello in grado di tagliare una mela.”
La scelta del coltello per offrire una caricatura della differenzafra i produttori di beni in Iran  che l’Iran intendeva comprare e quelli che era in grado di podurre era ben spiegata. Per essere in grado di creare sviluppo, una buona industria manifatturiera e’ vitale, e produrre buoni coltelli e lame e’ un elemento fondamentale per produrre beni industriali oltre che di consumo.

Un’economia che non sa produrre per se stessa un ampio e vario insieme di prodotti per il suo uso interno non e’ in grado di fare passi avanti in direzione dello sviluppo, indipendentemente da quello che compra da fuori. Sarebbe come pensare che un petroliere miliardario che comprasse splendide sculture e splendidi dipinti, diventasse automaticamente un artista.

 Lo Scia’ di Persia stava essatamente facendo questo, comprando sviluppo da posti al di fuori dell’Iran. Anche se le fabiche dello Scia’ inizialmente erano state guadagnate dall’Iran, diversamente dalle fabbriche finanziate da sussidi e prestiti come quelle della TVA , non erano state guadagnate da lavoro cittadino, e tali guadagni non avevano fatto nulla per consentire all’Iran di costruire un’economia versatile e produttiva in grado di generare aree metropolitane. Pertanto, tali acquisti avevano semplicemente rinforzato l’economia grottesca e sbilanciata dell’Iran. Un’economia basata sulla produzione di materie prime, un’economia basata sul petrolio.

(Segue un breve filmato sulla deposizione dello Scia’ di Persia)

 

 

Continua…

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Una Risposta a “Il maestro di Isfahan”

  1. [...] grande e non puo’ essere superato. In effetti, questo e’ cio’ che l’amareggiato maestro di Isfahan* pensava, ed aveva ragione.(*sul prossimo [...]

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