Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Palestina terra perduta

Posted by janejacobs su luglio 23, 2008

 

E’ una triste ironia il fatto che una terra la cui bellezza senza tempo sia sopravvissuta senza grandi cambiamenti dai tempi della Bibbia sta per essere trasformata da un popolo che fonda sulla Bibbia la propria identia’. Gli insediamenti israeliani si espandono inarrestabili nella Cisgiordania; grandi strade “sfondano” le dolci colline terrazzate; le zone ancora selvagge sono diventate parchi nazionali a cui i palestinesi non hanno accesso; e i villaggi Arabi che un tempo si mescolavano armoniosamente al paesaggio circostante ora sono ghetti assediati.

Raja Shehadeh, un avvocato e scrittore di Ramallah, ha utilizzato la legge internazionale ed Israeliana per combattere l’esproprio della terra dei Palestinesi. Per anni ha lottato con forza e costanza in vari tribunali anche quando si rendeva conto che il governo Israeliano, determinato ad impossessarsi di territori vitali a Gerusalemme Est ed in Cisgiordania, non si curava delle sue critiche. In fin dei conti e’ stato il suo popolo che lo ha costretto a riconoscere la sconfitta: nel 1993 gli accordi di Oslo, secondo Shehadeh, hanno anteposto i principi di mutuo riconoscimento e di creazione di due stati separati al processo Israeliano di colonizzazione che stava tagliando in due uno dei due Stati.

Una consolazione per Shedaheh era passeggiare per le aree ancora non costruite. Il suo libro “Palestinian Walks”, un libro breve, ma scritto splendidamente, racconta sei passeggiate fra il 1978 ed il 2006. Il libro descrive le scene attorno a lui, il colore dei fiori selvatici, l’odore delle erbe, le gazzelle grige, le rocce che “sembra siano esplose dalla terra, piccole isole emerse da un mare verde” – ma ogni passeggiata porta il lettore con gentilezza attreverso le sue conversazioni con i suoi compagni, ai suoi ricordi, ai suoi incontri ad una tema specifico.

Questi temi spaziano dal ricordo di un vecchio e rozzo parente lontano quando ballava di gioia attorno alla sua casa si pietra appena costruita con l’aiuto della sua giovane moglie, alle frustrazioni delle sue battaglie legali, all’incontro con un colono israeliano che pappagalleggiava il gergo senza senso degli ufficiali israeliani ma che amava disperatamente quella la terra e che invitava lo scrittore a ripararsi dalla pioggia e condividere qualche tiro della  sua pipa.

Arrivati alla sesta passeggiata, il protagonista inizia a camminare con molta piu’ circospezione, sapendo che rischia di essere arrestato dalla polizia o ferito dagli spari di un colone sospettoso. Si lamenta degli eventi che hanno reso i Palestinesi “stranieri sgraditi, insicuri e molestati nella propria terra”. I lettori che accompagnano lo scrittore in queste passeggiate e che tremano con lui davanti ai dirupi rocciosi (Shedahe soffre di vertigini) potrebbero trovarsi ad echeggiare il suo lamento per una terra bella e romantica che sta scomparendo

Il libro si puo’ ordinare qui.

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