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Il piu’ grande Doge di Venezia

Posted by janejacobs su agosto 5, 2008

Ultimamente la cronaca ha portato alla ribalta il fatto che a scuola si imparino i nomi dei sette re di Roma e non quelli dei dogi di Venezia. I dogi a capo della repubbica di Venezia sono stati in tutto centoventi e si sono succeduti al comando per mille e cento anni fino a quando Venezia perse la sua millenaria indipendenza ad opera di Napoleone Bonaparte. 

Sarebbe molto difficile ricorare a scuola tutti i centoventi Dogi di Venezia, anche perche’ (per par condicio) si dovrebbero ricordare anche i Duchi di Mantova, Firenze, Ferrara, Verona, i re della Savoia, i re di Sicilia Normanni, Francesi, Tedeschi e Borboni. Tuttavia, almeno un doge vale davvero la pena di ricordarlo: il suo nome e’ Enrico Dandolo.

 In tutta la storia di Venezia non esiste una figura piu‘ incredibile del doge Enrico Dandolo. Egli divenne il trentanovesimo doge di Venezia il primo gennaio 1193 quando era giavecchio e cieco. Tuttavia Dandolo dimostro’ un’incredibile forza fisica e mentale per la sua eta’. Quando Dandolo divenne doge aveva almeno superato da un pezzo i settant‘anni.

Alla fine del dodicesimo secolo l’Europa era in un grande stato di confusione. L’impero Romano d’Oriente e quello d’Occidente erano in agitazione. In Germania vi era una guerra civile, Inghilterra e Francia erano occupate in problemi di successione dovuti alla morte di Riccardo Cuor di Leone. A Roma, Papa Innocenzo III aveva proclamato nel 1198 una nuova Crociata che sarebbe arrivata in Terra Santa con una spedizione navale attraverso Il Cairo considerato allora il tallone d’Achille dei Mussulmani.

Pertanto conveniva trasportare i Crociati via mare e a quel tempo c’era una sola potenza in Europa in grado di fornire le navi sufficienti a questa impresa. Questa potenza era la la Repubblica di Venezia.

Nel 1201, una delegazione di sei cavalieri guidati da Goffredo di Villehardouin arrivarono a Venezia, la quale acconsenti’ a offrire trasporto a 4,500 cavalieri con i loro cavalli, 9,000 scudieri e 20,000 fanti, con provviste per 9 mesi. Il costo sarebbe stato di 84,000 marchi d’argento. In aggiunta, la Repubblica avrebbe fornito le necessarie imbarcazioni (galee) a proprie spese a condizione che le si fossero consegnate la meta’ delle Terre conquistate. Fu Enrico Dandolo a condurre le trattative con la delegazione dei crociati.
Il capo dei Crociati Goffredo di Villehardouin e Dandolo si accordarono a radunare i crociati a Venezia per l’anno seguente nella festa di San Giovanni il 24 Giugno 1202. Ma quando venne il fatidico giorno, i militari che si radunarono al lido erano meno di un terzo di quelli che ci si aspettava. Venezia aveva mantenuto la sua promessa, i suoi moli avevano le galee pronte ad ospitare il triplo degli uomini che si erano radunati. Ed in tali circostanze era impossibile che i Crociati avrebbero trovato sufficienti fondi per ripagare i Veneziani per aver procurato tutte quelle navi per cosi’ pochi uomini.

Dandolo si rifiuto’ di far partire anche una sola nave e stava considerando di tagliare anche i viveri ai crociati confinati al Lido e a cui non aveva consentito l’accesso in citta‘. I Crociati quindi dovettero svuotare le loro tasche e dare ai veneziani praticamente tutto quello che avevano, ma essi riuscirono a raccogliere solo 50,000 marchi rispetto agli 84,000 marchi dovuti.

Dandolo mantenne i crociati nell’incertezza fino all ‘ultimo, poi quando si rese conto che non avevano piu‘ nulla da dare, fece loro un’offerta. La citta‘ Veneziana di Zara era stata conquistata dagli Ungheresi e se i Crociati avessero aiutato Venezia a riconquistarla i Veneziani avrebbero accettato di riscuotere il mancato pagamento in un secondo momento. I Crociati erano essenzialmente Franchi, un popolo piuttosto rozzo (almeno allora) rispetto ai Veneziani. I Franchi rimasero incantati quando Dandolo, in una solenne cerimonia ufficiale nella chiesa di San Marco, offri’ solennemente di farsi crociato con i Crociati Franchi e di lasciare il governo di Venezia al figlio. Enrico Dandolo scese dal pulpito sali’ sull’altare si inginocchio’ e si fece cucire la croce sul suo grande cappello di cotone, significando che era pronto a “portare la croce” e a conquistare la Terra Santa.
L’8 Novembre 1202 l’esercito della quarta crociata partiva da Venezia. Ma le sue 480 navi non erano destinate ne’ in Terra Santa, ne’ al Cairo, bensi‘ a Zara. Il papa, oltraggiato, scomunico’ l’intera spedizione.
Nel frattempoAlessio, imperatore di Costantinopoli, era stato spodestato dallo zio Isacco e si era rifugiato in Germania. Alessio nel 1203 offri’ a Dandolo di finanziare la conquista dell’Egitto con diecimila soldati e di mantenere a sue spese un presidio militare di cinquecento soldati in Terra Santa a patto che i Veneziani avessero fatto tappa a Costantinopoli e cacciato l’usurpatore Isacco dal trono.

Il vecchio Doge accetto’ l’Offerta di Alessio con entusiasmo. Anche i crociati furono felici di accettare l’offerta e dopo aver riconquistato per Venezia Zara si avviarono alla volta di Costantinopoli. Nella capitale dell’Impero Romano d’Oriente, l’usurpatore Isacco non aveva posto sufficienti difese per un attacco via mare. I Crociati ed i Veneziani trovarono pertanto gioco facile a sconfiggere la debole flotta bizantina. Ma la citta‘ di Costantinopoli aveva mura alte e possenti inviolate da piu’ di mille anni e ben difese da soldati mercenari Inglesi e Danesi. Intanto l’esercito crociato iniziava ad attaccare le mura della citta’ con apposite catapulte montate sulle navi.
Goffredo di Villehardouin riporta che anche se le navi Veneziane erano ormai vicinissime alla costa i marinai esitavano, ma fu Dandolo a prendere la situazione in pugno:
 
 Il Doge di Venezia, un uomo vecchio e cieco, si mise in piedi alla prua della sua galea con la bandiera di San Marco e ordino’ ai suoi uomini di sbarcare. Quando essi sbarcarono, egli salto’ giu’ dalla prua e pianto’ la bandiera di San Marco davanti a se’. E quando gli altri videro lo stendardo di San Marco davanti alla galea del Doge, provarono un enorme senso di vergogna, si fecero coraggio e iniziarono a sbarcare.”

Nel giro di poco tempo, venticinque delle torri di Costantinopoli erano state prese dai Veneziani. Nel frattempo i Crociati Franchi erano sbarcati in una zona poco lontana, avevano accerchiato la citta’ ed erano riusciti a penetrarvi. La forza congiunta dei Veneziani e dei Franchi mise in fuga l’imperatore Isacco. I Crociati ed i Veneziani nominarono come imperatore il padre di Alessio in attesa che egli tornasse dalla Germania, compiendo la missione secondo i patti presi con Alessio. Nel frattempo Franchi e Veneziani si accamparono a Galata, il quartiere dei mercanti di Costantinopoli fuori dalle mura della citta’.
Il 1 Agosto 1203 Alessio fu incoronato co-imperatore con suo padre, ma si penti’ molto delle promesse fatte ai Veneziani. Le casse di Costantinopoli erano vuote; Alessio dovette aumentare notevolmente le tasse che erano odiate dai suoi sudditi, non solo perche’ erano alte, ma anche perche’ sapevano che servivano a a ripagare i debiti contratti con gli stranieri. I Crociati Franchi, ormai disseminati in ogni angolo della citta‘ facevano continuamente aumentare la tensione. Una notte, un gruppo di Franchi brucio’ una moschea nel quartiere arabo di Costantinopoli e le fiammo si sparsero per tutta la citta’ causando il peggiore incendio che della storia di Costantinopoli.
Quando qualche giorno dopo una delegazione di Crociati e Veneziani venne a chiedere all’Imperatore il pagamento immediato delle somme pattuite, Alessio non pote’ fare nulla; pertanto i Crociati ed i Veneziani dichiararono guerra, una guerra che ne’ i crociati ne’ gli abitanti di Costantinopoli volevano. Gli abitanti di Costantinopoli volevano solo liberarsi dei rozzi Crociati che stavano distruggendo la loro citta‘ e che li stavano dissanguando attraverso le alte tasse contratte dai debiti del loro nuovo imperatore. I Franchi non sopportavano piu‘ di stare in mezzo a quel popolo decadente ed effeminato mentre avrebbero dovuto essere al Cairo e a Gerusalemme a combatter contro gli infedeli. Anche se il debito di Alessio sarebbe stato ripagato, essi non avrebbero avuto alcun vantaggio materiale, perche‘ i soldi sarebbero entrati nelle casse dei Veneziani.

Presa di Costantinopoli da parte dei Crociati

Enrico Dandolo aveva la chiave per risolvere il problema. In ogni momento egli avrebbe potuto ordinare alla sua flotta di partire. I crociati ne sarebbero stati sollevati e gli abitanti di Costantinopoli sarebbero stati esultanti. Ma Dandolo aveva rifiutato di ripartire perché i Franchi non avrebbero mai ripagato il loro debito, ma poi si rassegno’ a non ricevere il pagamento dai Franchi e la sua mente si era soffermata su un obiettivo piu‘ ambizioso: la conquista dell’Impero Romano d’Oriente.

Dandolo decise di sfruttare la debolezza dei suoi debitori e di prendere quest’unica opportunita‘ storica. Mentre Dandolo consolidava il suo potere diventando di fatto il capo della spedizione, Costantinopoli si ribellava all’imperatore Alessio e stava per cacciare anche i Franchi quando Franchi e Veneziani si accordarono per prendere solidamente e definitivamente il controllo della citta‘. Essi erano molto meno preoccupati di come attaccare la citta‘ e molto piu‘ preoccupati di come spartirsi il potere una volta conquistata Costantinopoli. Ci si accordo’ perché Franchi e Veneziani incaricassero ciascuno sei delegati in un comitato elettorale per scegliere il nuovo imperatore di Costantinopoli. L’imperatore avrebbe ricevuto un quarto della citta‘ e dell’impero. I rimanenti tre quarti sarebbero stati divisi a meta’ tra i crociati ed i Veneziani.

L’attacco inizio’ Venerdi‘ 9 Aprile. I Veneziani riuscirono ad aprire brecce in due torri con grazie alle loro catapulte. Contemporaneamente i Franchi entrarono nelle mura scatenando la fuga della popolazione e dei governanti di Costantinopoli che erano stati mesi in piedi dopo la recente rivolta.

A Costantinopoli ci fu una carneficina. Solo a notte fonda gli occupanti chiamarono una tregua per tornare al loro campo. La mattina seguente si svegliarono e trovarono sconfitta ogni resistenza. Ma per la gente di Costantinopoli la tragedia era appena incominciata. Non per nulla i Franchi avevano aspettato cosi‘ a lungo  al di fuori della cittapiu‘ ricca del mondo. Ora che i tradizionali tre giorni di saccheggio erano stati loro garantiti, i Crociati saccheggiarono Costantinopoli come locuste. Nemmeno ai tempi delle invasioni barbariche a Roma si era vista una tale orgia di brutalità e di vandalismo; mai prima d’ora tante bellezze e creazioni artistiche furono distrutte in cosi’ poco tempo. Tra i testimoni oculari dell’epoca scrisse Nicete Coiante:

Essi distrussero le immagini sacre e gettarono le reliquie dei Martiri in posti che non riesco a nominare, spargendo ovunque il corpo ed il sangue del nostro Salvatore… Per quanto riguarda la profanazione di Santa Sofia, distrussero l’altare e si divisero i pezzi fra se’.. E portarono i cavalli ed i muli in nella Chiesa, per trasportare meglio le ricchezze fuori da essa, ed il pulpito, e le porte, ed i mobili sacri; e se i cavalli ed i muli scivolavano, li ammazzavano con le loro spade, sporcando la Chiesa con il loro sangue e le interiora. Una prostituta si sedette sulla sedia del Patriarca, per gettare insulti a Gesu‘ Cristo; si mise a cantare canzoni sconce.. non ci fu pieta‘ per le virtuose madri di famiglia o per le giovani vergini consacrate a Dio…questi uomini portavano la croce sulle loro spalle, la Croce su cui avevano giurato di astenersi dai piaceri della carne fino a che il compito di riconquestare Gerusalemme non fosse portato a termine.

Questa fu l’ora piu‘ buia i Costantinopoli, forse ancora piu‘ buia di quando la citta‘ fu conquistata nel 1453 dai Turchi Ottomani. Ma non tutti i tesori furono distrutti. Mantennero il controllo e trasportarono tutto cio‘ che poterono a Venezia. Iniziando dai quattro grandi cavalli di bronzo che, dalla loro alta piattaforma sopra la porta principale di San Marco, dominano ancora principale Piazza di Venezia dopo otto secoli.

 Dopo tre giorni di terrore a Costantinopoli fu ristorato l’ordine. Si raccolse il bottino e si riparti’ in questo modo: un quarto per all’imperatore, quando sarebbe stato eletto, il resto da distribuire equamente tra Veneziani e Franchi. Non appena la distribuzione termino’, i crociati saldarono i debiti a Enrico Dandolo. Baldovino di Fiandre venne eletto imporatore. In cambio, Venezia si approprio’ del meglio del meglio. Essa ottenne tre ottavi della citta‘ e dell’Impero, assieme vantaggiosi scambi commerciali con il resto dell’impero, da cui le sue principali rivali, Genova e Pisa sarebbero state rigorosamente escluse. Inoltre Venezia ottenne tutte le regioni e le colonie ed i peorti e le lagune attorno al Mar Nero, incluso il Peloponneso e la strategica isola di Creta.

L’enorme successo dei Veneziani durante la quarta crociata fu quasi esclusivamente dovuto ad Enrico Dandolo. Egli rifiuto’ il titolo di imperatore d’Oriente per se’ perche‘ questo avrebbe creato insormontabili problemi costituzionali a Venezia e avrebbe potuto distruggere la Repubblica. Tuttavia assicuro’ a Venezia il successo del suo candidato Baldovino di Fiandre. Per un uomo cieco con poco meno di novant‘anni questo fu un risultato incredibile. Dandolo mori’ nel 1205 a Costantinopoli. Il suo corpo non torno’ mai a Venezia ma fu seppellito a Santa Sofia – dove la sua pietra tombale e’ ancora visibile. Le sue ossa furono prese dagli abitanti di Costantinopoli durante una rivolta e date in pasto ai cani.

Costantinopoli non si riprese piu‘ da questa invasione. Venezia, grazie all’abilita’ ed alle doti carismatiche del vecchio Dandolo ne eredito’ ricchezze, commerci e secoli di prosperita‘ e gloria, fino a che le rotte d’Oriente non furono bloccate secoli dopo dagli Ottomani. Ma questa e’ un’altra storia. 

 

2 Risposte to “Il piu’ grande Doge di Venezia”

  1. Walter P. said

    Bella storia🙂 Grazie per avermi linkato

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