Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

70,000 nuove case popolari

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

 

Secondo i miei calcoli (derivati da questo articolo di repubblica) il governo Italiano ha in programma di costruire 70,000 nuovi appartamenti da destinare ai poveri.

 

E’ strano che in un paese come l’Italia in forte calo demografico ci sia bisogno di cosi’ tante case popolari.

 

Piuttosto sembra che in Italia, mentre diminuiscono gli abitanti, c’e’ un aumento dei poveri e ci sono forti migrazioni interne al Paese. I poveri stanno spopolando il Sud e si stanno trasferendo al Centro-Nord come nel dopoguerra. Quindi molte case verranno abbandonate al Sud e molte nuove case dovranno essere costruite al Centro-Nord la’ dove c’e’ piu’ lavoro e dove ci sara’ maggiore urbanizzazione.

 

Sarebbe interessante se il governo provvedesse anche a dare indicuazioni su quali modelli abitativi intende costruire per i nostri poveri nelle aree metropolitane del Centro-Nord.

 

I modelli urbanistici piu’ consolidati sono ispirati a due pensatori:

 

1) Le Corbusier

 

2) Jane Jacobs

 

Le Corbusier ha teorizzato un’architettura standardizzata e sintetica priva di estetica, di decorazione e di bellezza. Le Corbusier sta all’architettura come Ford sta all’industria. Tutte le case devono essere uguali come il lavoro nelle catene di montaggio. Gli edifici devono raccogliere quante piu’ persone possibili per lasciare spazio alle strade dove far circolare automobili e costruire parcheggi. Le Corbusier ha ispirato la costruzione delle periferie delle citta’ Italiane a partire dagli anni ’50 fino ad oggi.

 

Jane Jacobs e’ stata la piu’ grande antagonista del modello urbanistico di Le Corbusier ritenendo che i suoi edifici non fossero a misura d’uomo. Secondo Jane Jacobs troppi spazi aperti nelle citta’ inibiscono l’abilita’ della societa’ di governarsi da sola perche’ diminuiscono il numero degli occhi sulla strada. Inoltre le grandi strade urbane stravolgono la societa’ creando ghetti cittadini. Oggi la maggior parte dei quartieri ifici costruiti su modello di Le Corbusier sono zone di poverta’, emarginazione, violenza e criminalita’, mentre i quartieri tradizionali sono generalmente quelli con il prezzo degli immobili piu’ alto.

 

Che fine faranno i nostri nuovi poveri? Che fine faranno le nostre povere citta’?

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4 Risposte to “70,000 nuove case popolari”

  1. marco said

    Secondo The Urban Reinventor, la differenza tra l’architettura proposta da Le Corbusier e quella proposta da Jane Jacobs è dovuta a una differente concezione della natura umana, buona per Jane Jacobs e malvagia per Le Corbusier.

    L’articolo completo si trova su: http://urbanreinventors.net/richards.html

  2. Alba del 2012 said

    Non mi preoccuperei molto della realizzazione delle 70.000 nuove abitazioni in Italia, perchè con la crisi e gli sprechi incotenibili sono e resteranno case del futuro per molto tempo.
    Il problema delle città, invece, è l’automobile. Se si riuscisse ad eliminare l’automobile i piccoli centri tornerebbero a fiorire e le città metropolitane oltre a recuperare ossigeno verrebbero rivalutate secondo un’ ottica di maggiori rapporti sociali.

  3. Pierluigi said

    Credo di non avevre mai letto prima d’ora una banalizzazione e semplificazione così “comica” del tema dell’abitazione nel XX secolo. Il tuo riferirti a un presunto “modello Le Corbusier” vs. un altrettanto presunto “modello Jane Jacobs” è indice di una ristrettissima e lacunosa conoscenza di quello di cui pretendi di parlare…
    Tanto per cominciare i modelli urbanistici teorizati da le Corbusier non hanno mai avuto applicazione (fortunatamente, aggiungo io), altro che dire che ci hanno costruito le periferie italiane nel dopoguerra! L’unica cosa che più si avvicina ad una sua realizzazione sono due città di nuova fondazione: Brasilia (Brasile) e Chandigarh (Punjab, India). O le due-tre unità d’abitazione realizzate nel dopoguerra in Francia (Marsiglia, Firminy). E comunque, anche solo pensare di poter ridurre al solo apporto dell’architetto svizzero il dibattito sul tema della città del XX secolo, che ha impegnato almeno due generazioni di urbanisti fra prima e dopo la seconda guerra mondiale, è semplicemente ridicolo.

  4. janejacobs said

    Pierluigi, ti segnalo un sito molto interessante. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione in proposito: http://www.experyentya.it/my_weblog/2008/09/coriandoline-qu.html

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