Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for 12 agosto 2008

Snøhvit: tra renne e rigassificatori

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Il filmato qui sotto mostra il progetto di costruzione di un rigassificatore nella localita’ di Snøhvit (che in Norvegese vuol dire Biancaneve) all’estremo Nord della Norvegia. Quest’opera faraonica dovrebbe impiegare 1,200 persone per la sua costruzione e poco piu’ di 100 persone a regime. Il gas di “Biancaneve” sara’ trasportato fino alla Spagna e agli Stati Uniti.

Pubblicato in: energia | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Proposta di Federalismo Fiscale in Italia

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Il testo qui sotto riporta alcuni estratti della recente bozza per una riforma sulla preparazione del Federalismo Fiscale in Italia.

“Il tema del federalismo fiscale rappresenta una pagina “bianca” della storia della Repubblica Italiana. Fino a poco tempo fa, quando si parlava di federalismo fiscale aleggiavano disparati fantasmi e ci si ritrovava in una Babele dove si prospettava l’esplosione dei costi, l’aumento della pressione fiscale, la frattura del Paese. La mancanza di federalismo fiscale contribuisce ad affossare la competitività del sistema, a rischiare di spaccare il Paese, a determinare l’esplosione dei costi dello Stato. Senza federalismo fiscale lo Stato potrebbe non riuscire a ridimensionare le sue spese nonostante abbia gia’ ceduto forti competenze legislative e amministrative agli Enti locali.

Il sistema attuale genera gravi confusioni, dissocia la responsabilità impositiva da quella di spesa, genera una situazione istituzionale che rende ingovernabili i conti pubblici e favorisce la duplicazione di strutture, l’inefficienza e la deresponsabilizzazione. Lo dimostrano i dati della spesa pubblica degli ultimi anni sia sul fronte statale che su quello regionale. Il sistema attuale consacra il principio per cui chi ha più speso in passato può continuare a farlo, mentre talvolta chi ha speso meno e’ stato chi è stato più efficiente e quindi dovra’ spendere di meno in futuro.

Senza rovesciare questa dinamica e senza reali incentivi all’efficienza non si potranno creare sufficienti motivazioni ridurre la spesa pubblica. L’esperienza della sanità è molto significativa al riguardo: i costi per l’erario sono quasi raddoppiati in 10 anni.

Nella generalità dell’opinione pubblica sta maturando la consapevolezza, anche tra la popolazione meridionale, che il federalismo fiscale costituisce un passaggio indispensabile per combattere l’inefficienza. In assenza di federalismo fiscale, invece, non si potranno attivare meccanismi di responsabilizzazione verso gli elettori locali e non si potrà favorire la trasparenza delle decisioni di spesa e la loro imputabilità. 

L’attuale proposta di federalismo fiscale mira a garantire un adeguato livello di flessibilità fiscale attraverso la previsione di un paniere di tributi per cercare di responsabilizzazione degli Enti locali. Cio’ dovrebbe permettere ai territori di incentivare le loro vocazioni e i loro punti di forza, offrendo una possibilità di intervento mirata che non sarebbe possibile con misure adottate in modo uniforme sul territorio nazionale dal livello centrale.

Gli aiuti finanziari diretti alle aree svantaggiate, se correttamente utilizzati, possono essere estremamente efficaci come dimostrano i casi di Spagna e Irlanda che da quando hanno ricevuto gli aiuti UE sono passati nel giro di qualche decennio a diventare paesi ricchi da paesi poveri quali erano. Non è quello che sinora è accaduto in Italia: è evidente quindi che bisogna introdurre qualche forma di controllo sul modo in cui le risorse sono impiegate, potenziare gli incentivi all’efficienza e sanzionare i casi di cattiva amministrazione.

Si garantisce finanziamento integrale delle prestazioni essenziali concernenti i diritti civili e sociali (sanità, istruzione e assistenza) e un adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale sulla base degli specifici criteri indicati. Il finanziamento avviene attraverso il gettito dell’IRAP, in attesa che questa imposta venga sostituita con altri tributi propri regionali da individuare in una fase successiva, attraverso altri tributi regionali che i decreti legislativi dovranno individuare in base al principio di correlazione, attraverso la compartecipazione regionale all’imposta sui redditi delle persone fisiche e della compartecipazione regionale all’IVA.

La parte residua delle spese viene finanziata con il gettito dei tributi regionali e con la perequazione, attuata in modo trasparente sulla capacità fiscale.

Gli Enti locali dispongono del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti dalle leggi e di introdurre agevolazioni, entro i limiti fissati dalle stesse leggi. Agli Enti locali, inoltre, si riconosce una piena autonomia nella fissazione delle tariffe per prestazioni o servizi offerti anche su richiesta di singoli cittadini.

Si disciplina inoltre il coordinamento tra i diversi livelli di governo prevedendo che i decreti legislativi introducano alcune soluzioni innovative come quella di rendere evidente l’ordine della graduatoria delle capacità fiscali; che gli obiettivi del conto consuntivo per il concorso al rispetto del patto di stabilità per ciascuna regione e ciascun ente locale siano rispettati sia in termini di competenza economica che di cassa; che le Regioni, al fine del raggiungimento degli obiettivi sui saldi finanza pubblica, possano adattare, previa concertazione con le proprie autonomie, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, differenziando le regole di evoluzione dei flussi finanziari dei singoli Enti locali in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie. Al fine di evitare misure che spesso hanno comportato un’indistinta compressione dell’autonomia di spesa per tutti gli enti a prescindere dalla qualità della gestione, viene previsto a favore degli enti più virtuosi un sistema premiante ed un meccanismo di tipo sanzionatorio per gli enti meno virtuosi; in particolare, agli enti che non hanno raggiunto gli obiettivi viene fatto divieto di procedere alla copertura di posti di ruolo vacanti nelle piante organiche e di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali.”

Per maggiori approfondimenti cliccare qui.

Pubblicato in: k. Informazioni sbagliate alle citta' | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Il meccanismo dei tassi di cambio

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Oggi diamo per scontata l’eliminazione di una moltitudine di monete in favore di poche valute “imperiali” e nazionali, e vediamo questo fatto come un progresso atto a promuovere stabilita’. Ma questa idea convenzionale deve essere messa in discussione almeno in virtu’ del ruolo informativo che le valute svolgono all’interno di un’economia. Le valute nazionali o “imperiali” sono meccanismi di controllo sbagliati per le economie cittadine e questo porta a errori di politica economica strutturali, alcuni dei quali non possono essere superati.

 

Quando la valuta di una nazione si svaluta relativamente alle valute di altre nazioni con cui essa commercia, la svalutazione dovrebbe aiutare l’economia di quella data nazione. Automaticamente le esportazioni di quell’economia diventano meno care per le altre nazioni, quindi le sue esportazioni dovrebbero aumentare. Contemporaneamente le importazioni per la nazione che vede la propria moneta svalutata dovrebbero diventare piu‘ care e dovrebbero quindi aiutare i produttori nazionali.

 

In teoria una moneta nazionale che perdesse di valore dovrebbe lavorare come un sussidio economico automatico e come un sistema di dazi, poiche’ tale meccanismo entra in gioco precisamente quando una nazione comincia ad avere un debito nella bilancia dei pagamenti internazionali perche‘ esporta troppo poco e importa troppo.

 

Inoltre, questo sussidio-dazio automatico rappresentato dal tasso di cambio non dovrebbe rimanere in atto piu‘ a lungo di quanto necessario. Se le valute nazionali fossero in grado di registrare correttamente tali informazioni e di fornire meccanismi di controllo appropriati al sistema economico registrerebbero le informazioni necessarie e innescherebbero le correzioni appropriate.

Continua…

Pubblicato in: k. Informazioni sbagliate alle citta' | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Leave a Comment »

Mappa delle fonti di energia

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Una compagnia energetica norvegese ha realizzato una belissima mappa interattiva che spiega le tecniche di produzione dell’energia esistenti ed in fase di realizzazione. Le fonti di energia presentate in questa mappa sono fonti “tradizionali” e rinnovabili. Molte di queste tecnologie sono agli albori e forse alcune falliranno, ma vale la pena di provarle tutte reinvestendo i profitti nella ricerca e nell’educazione anziche’ nelle acquisizioni e nella distribuzione di dividendi giganteschi.

Per vedere la mappa interattiva fate click qui.

Pubblicato in: energia | Contrassegnato da tag: , , | 3 Comments »

Breve storia della moneta

Pubblicato da janejacobs su agosto 12, 2008

Antica moneta Ateniese

 

Le citta‘ preistoriche commerciavano l’una con l’altra barattando pietre, metalli, conchiglie, animali, corna, pigmenti, erbe ed altri beni prodotti nei loro territori. Se ad esempio nell’economia preistorica vi era  molta domanda di bronzo si puo’ ipotizzare che una citta’ che producesse molto bronzo avrebbe ricevuto molti beni in cambio del bronzo che esportava. Ma quando la domanda di bronzo crollo’ perche‘ il bronzo veniva rimpiazzato dal ferro, la citta’ che produceva grandi quantita’ di bronzo avrebbe ricevuto meno beni in cambio delle sue esportazioni di bronzo. Lo stesso accade oggi nei mercati valutari.

 

La citta’ esportatrice di bronzo sarebbe entrata in una crisi economica se non fosse riuscita a trovare altri beni da esportare o se avesse iniziato a produrre da se’ i beni che importava.

 

Quando le citta‘ inventarono le monete ognuna di esse aveva la propria moneta; ogni giovane citta‘-stato  nell’Europa Mediterranea, nel Medio Oriente, in India ed in Cina aveva la propria moneta da utilizzare per il commercio. Le monete erano tipicamente basate sul valore dei metalli utilizzati ed avevano valori intrinseci tipicamente accettati da tutti. Ma anche tale valore intrinseco fluttuava in base ai beni importati ed esportati da ogni singola citta’ in un dato periodo. Se in un certo anno vi fosse stata scarsita’ di grano, il prezzo del grano sarebbe aumentato; se in un altro anno il raccolto fosse stato abbondante, il suo prezzo sarebbe sceso. All’inizio dell’eta’ del ferro, le spade di ferro avevano fatto diminuire il valore delle spade di bronzo. E’ probabile che la ceramica avesse fatto diminuire il valore dei teschi.

Quando una citta‘-stato veniva conquistata da una cittapiu‘ potente e ridotta a citta‘ provinciale, quando rinunciava a fette di indipendenza e sovranita‘ per aggiungersi ad una confederazione, essa smetteva di coniare monete.

 

Lo stesso impero romano procedette gradualmente ad eliminare le monete non Romane delle province che andava a conquistare; piu‘ tardi, ma con scarso successo Diocleziano per combattere l’inflazione nell’impero Romano decreto’ prezzi standard, che di fatto erano valori standard per tutte le monete in circolazione in tutto l’impero romano.

 

Nell Europa Medievale, le monete cittadine divennero ancora la norma. Venezia accettava le monete imperiali Bizantine perche’ commerciava con Bisanzio, ma coniava anche la propria moneta. Le citta‘ che sorsero grazie al rinascimento Veneziano e che cominciarono a generare scambi commerciali tra di loro coniavano anch‘esse le proprie monete. Ad esempio le citta‘ del Nord della Germania e dei Paesi Baltici che costituivano la lega Anseatica erano unite sotto molti aspetti, ma non sotto l’aspetto di una moneta unica. Ogni citta‘ della lega creava le proprie monete e allo stesso tempo i mercanti creavano strumenti finanziari con la funzione di lettere di credito e di certificati di deposito da usare nel commercio tra citta‘ in valute diverse.

 

Le valute delle citta‘ dell’Europa Medievale durarono fino al Rinascimento e moltiplicarono la vita economica grazie al moltiplicarsi delle citta‘. Le campagne dove c’erano i feudatari utilizzavano le monete di citta‘ come Firenze, Genova o Amsterdam perche‘ i feudatari non erano in grado di coniare le monete da se’. Ad esempio, la moneta del Brandeburgo era la stessa moneta di Berlino, la moneta della Sassonia era la stessa moneta di Dresda, la moneta del Ducato di Milano era la stessa moneta della citta‘ di Milano, e cosi’ via. Molte di queste monete durarono fino a tempi piuttosto recenti. L’Unione Monetaria Tedesca fu istituita solo nel 1857, come precursore della formazione dell’Impero Tedesco. Le citta‘ Svizzere mantennero ciascuna la capacita’ di stampare la propria moneta fino al 1848.

Continua…

Pubblicato in: k. Informazioni sbagliate alle citta' | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 1 Comment »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.