Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for agosto 2008

La potenza dei tassi di cambio

Posted by janejacobs su agosto 13, 2008

Gli effetti inversi dei movimenti di capitali non eliminano i meccanismi di controllo del commercio internazionale di beni e servizi. Questo fattore domina nel lungo periodo. Ad esempio, supponiamo che una nazione prenda a prestito all’estero per sviluppare la propria economia. Supponiamo poi che gli schemi di sviluppo non riescano a ripagare attraverso un’espansione delle esportazioni o a rimpiazzare le importazioni provenienti dall’estero. La valuta di quel paese dovra‘ per forza di cose svalutarsi. Gli interessi sui prestiti, che sembravano originariamente ragionevoli, diventano devastanti non appena la valuta declina. Questo e’ il motivo prendere a prestito somme ingenti da paesi esteri non e’ una buona idea se la nazione che prende a prestito ha una bilancia dei pagamenti in rosso a meno che le nazioni o le banche estere che danno a prestito il denaro non si accordino per allungare i tempi della riscossione dei prestiti o il ribasso dei tassi di interesse. La minaccia, allora diventa la bancarotta dei paesi e delle banche estere.

Poiche‘ il meccanismo di controllo della valuta e’ molto potente e poiche‘ cosi’ spesso i governi non amano ascoltare i loro segnali, le nazioni cercano di allungare i tempi di risposta a questi segnali a loro ulteriore danno. Inoltre, quando l’informazione finalmente filtra, e prima o poi essa filtra, gli effetti possono essere inappropriati (per usare un eufemismo) come lo furono nelle Midlands Britanniche, dove si trovava la maggior parte delle industrie di ceramiche e terra cotta. La disoccupazione era gia‘ alta in Inghilterra ed era gia‘ molto alta nelle Midlands; il paese stava gia‘ soffrendo per un declino delle esportazioni dei propri prodotti industriali da decenni. Ma queste realta‘ erano offuscate dalla notizia positiva della scoperta del petrolio nel Mare del Nord e dalle importazioni di capitali dall’estero.

 

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Tassi di cambio e posti di lavoro

Posted by janejacobs su agosto 13, 2008

Il problema con le valute nazionali e’ che non forniscono un controllo costruttivo. La variazione dei tassi di cambio tra diverse valute puo‘ rappresentare il potere di vita o di morte di interi settori industriali. Ad esempio un apprezzamento della sterlina inglese del 10% fra il 1979 ed il 1980 obbligo’ i maggiori produttori di ceramica e di  terra cotta Inglesi a licenziare lavoratori quando non li fece fallire direttamente, poiche’ il cambio li rese incapaci di esportare nei paesi esteri che prima di allora richiedevano in abbondanza tali beni. L’aumento della sterlina stava anche prezzando le ceramiche e le terracotte inglesi fuori dal mercato domestico perche‘ costava meno importare simili prodotti dall’estero che prodotti britannici.

Il presidente della piu‘ grande societa’ di ceramiche Inglese, la Wedgewood, diede la colpa dell’apprezzamento della sterlina all’aumento della produzione di petrolio al largo delle coste scozzesi, che avrebbe migliorato la bilancia dei pagamenti britannica e alla politica della Banca Centrale Inglese che alzava i tassi di interesse per attrarre capitali stranieri. Forse aveva ragione. La Wedgewood dovette effettuare enormi licenziamenti e spostare tutta la produzione all’estero per poter sopravvivere.

Le valute producono importanti informazioni e meccanismi di controllo, ma a modo loro. Le valute nazionali, soprattutto, registrano le informazioni complessive sul commercio internazionale di una nazione. Quando gli esportatori di beni e servizi aumentano rispetto alle importazioni di beni e servizi degli altri paesi, le valute nazionali sono piu‘ richieste e quindi si apprezzano; quando le esportazioni diminuiscono, le valute si deprezzano. Le importazioni e le esportazioni internazionali di capitale funzionano in senso opposto. Se un paese ha importato piu‘ capitale di quanto ne abbia esportato (ad esempio prendendo a prestito dai paesi stranieri) il valore della propria valuta aumenta. Al contrario, se un paese esporta piu‘ capitale di quanto ne importi (ad esempio dando in prestito o esportando all’estero i profitti delle proprie industrie), il valore della sua valuta diminuira‘. Questo e’ il motivo per cui le importazioni di capitale straniero in gran Bretagna (stimolate da un forte tasso di cambio) e la produzione di petrolio al largo delle coste Scozzesi, aumentavano la bilancia dei pagamenti britannica, agendo in sintonia per un apprezzamento del valore della sterlina.

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Sistema economico e sistema respiratorio

Posted by janejacobs su agosto 13, 2008

Per capire perche‘ le valute nazionali non offrono un meccanismo di informazione e di controllo costruttivo alle citta’, dobbiamo innanzitutto comprendere come tali meccanismi funzionano. La prima cosa e’ che l’informazione di questo meccanismo sia costruttiva per il sistema economico.

Consideriamo un’analogia fra il sistema monetario ed il sistema respiratorio. Nel sistema respiratorio, l’aumento di anidride carbonica nel sangue trasporta un’informazione al sistema respiratorio che genera una risposta automatica: far contrarre il diaframma e lasciare che i polmoni inspirino ancora. In questo caso l’informazione costruttiva e’ il livello di anidride carbonica nel sangue, ed il meccanismo di risposta e’ il meccanismo del diaframma. Come organismi, dipendiamo da una serie di sistemi informativi e da sistemi di controllo che generano risposte cosi’ appropriate ed automatiche che non ci rendiamo conto del loro funzionamento fino a che non ci vengono insegnati e spiegati. Invece, i sistemi instabili che richiedono continue correzioni e aggiustamenti finiscono per soccombere alla loro instabilita‘.

Nelle economie cittadine, quando nuove imprese in una citta‘ si moltiplicano e si diversificano rapidamente, l’informazione arriva sotto forma di affollamento nelle citta‘ e di aumento della competizione per lo spazio cittadino da cui deriva l’aumento del prezzo degli immobili e l’aumento del traffico. Allo stesso modo l’informazione che i lavori cittadini e i mercati cittadini si stanno sviluppando arriva quando la manodopera nelle campagne scarseggia. Questa informazione spesso causa la risposta appropriata: le citta’ producono macchinari agricoli che riducono il bisogno di forza lavoro nelle campagne. Le aree metropolitane sono il risultato di molti meccanismi di controllo simultanei innescati da molte informazioni diverse. Le risposte non sono sempre automatiche, ma nemmeno il sistema respiratorio e’ sempre e solo automatico. Ad esenoui, se vogliamo, possiamo – entro certi limiti – trattenere il respiro.

I meccanismi di controllo funzionano indipendentemente alle nostre preferenze. Ad esempio, quando un governo stampa troppa moneta l’informazione arriva al sistema e fa scattare il meccanismo di controllo adatto e la reazione appropriata: la moneta nazionale si svaluta e puo‘ comprare meno beni. Augurarsi una correzione differente, ad esempio che stampare piu’ moneta porti ad una maggiore espansione economica, e’ stupido, perche’ l’espansione economica e’ una cosa diversa che reagisce a diverse informazioni e stimoli.

Ul termostato serve a misurare la temperatura e comunicare al sistema di riscaldamento di aumentare o diminuire la potenza dei caloriferi. E’ stupido sperare che il termostato governi la velocita’ di un mulinello rotatorio solo perche‘ vogliamo che compia anche questa funzione; ed e’ ugualmente stupido sperare che stampare piu’ moneta crei un’espansione economica. In breve, i sistema economico e’ costruito in modo tale che vi siano una serie di informazione e di meccanismi di controllo per correggerlo. Le risposte e ele correzioni non sono discrezionali, ma sono automatiche, come la respirazione. Il sistema economico svolge la funziona intrinseca a cui e’ preposto e genera sempre la correzione automatica e specifica in risposta a fatti precedentemente accaduti.

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Snøhvit: tra renne e rigassificatori

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Il filmato qui sotto mostra il progetto di costruzione di un rigassificatore nella localita’ di Snøhvit (che in Norvegese vuol dire Biancaneve) all’estremo Nord della Norvegia. Quest’opera faraonica dovrebbe impiegare 1,200 persone per la sua costruzione e poco piu’ di 100 persone a regime. Il gas di “Biancaneve” sara’ trasportato fino alla Spagna e agli Stati Uniti.

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Proposta di Federalismo Fiscale in Italia

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Il testo qui sotto riporta alcuni estratti della recente bozza per una riforma sulla preparazione del Federalismo Fiscale in Italia.

“Il tema del federalismo fiscale rappresenta una pagina “bianca” della storia della Repubblica Italiana. Fino a poco tempo fa, quando si parlava di federalismo fiscale aleggiavano disparati fantasmi e ci si ritrovava in una Babele dove si prospettava l’esplosione dei costi, l’aumento della pressione fiscale, la frattura del Paese. La mancanza di federalismo fiscale contribuisce ad affossare la competitività del sistema, a rischiare di spaccare il Paese, a determinare l’esplosione dei costi dello Stato. Senza federalismo fiscale lo Stato potrebbe non riuscire a ridimensionare le sue spese nonostante abbia gia’ ceduto forti competenze legislative e amministrative agli Enti locali.

Il sistema attuale genera gravi confusioni, dissocia la responsabilità impositiva da quella di spesa, genera una situazione istituzionale che rende ingovernabili i conti pubblici e favorisce la duplicazione di strutture, l’inefficienza e la deresponsabilizzazione. Lo dimostrano i dati della spesa pubblica degli ultimi anni sia sul fronte statale che su quello regionale. Il sistema attuale consacra il principio per cui chi ha più speso in passato può continuare a farlo, mentre talvolta chi ha speso meno e’ stato chi è stato più efficiente e quindi dovra’ spendere di meno in futuro.

Senza rovesciare questa dinamica e senza reali incentivi all’efficienza non si potranno creare sufficienti motivazioni ridurre la spesa pubblica. L’esperienza della sanità è molto significativa al riguardo: i costi per l’erario sono quasi raddoppiati in 10 anni.

Nella generalità dell’opinione pubblica sta maturando la consapevolezza, anche tra la popolazione meridionale, che il federalismo fiscale costituisce un passaggio indispensabile per combattere l’inefficienza. In assenza di federalismo fiscale, invece, non si potranno attivare meccanismi di responsabilizzazione verso gli elettori locali e non si potrà favorire la trasparenza delle decisioni di spesa e la loro imputabilità. 

L’attuale proposta di federalismo fiscale mira a garantire un adeguato livello di flessibilità fiscale attraverso la previsione di un paniere di tributi per cercare di responsabilizzazione degli Enti locali. Cio’ dovrebbe permettere ai territori di incentivare le loro vocazioni e i loro punti di forza, offrendo una possibilità di intervento mirata che non sarebbe possibile con misure adottate in modo uniforme sul territorio nazionale dal livello centrale.

Gli aiuti finanziari diretti alle aree svantaggiate, se correttamente utilizzati, possono essere estremamente efficaci come dimostrano i casi di Spagna e Irlanda che da quando hanno ricevuto gli aiuti UE sono passati nel giro di qualche decennio a diventare paesi ricchi da paesi poveri quali erano. Non è quello che sinora è accaduto in Italia: è evidente quindi che bisogna introdurre qualche forma di controllo sul modo in cui le risorse sono impiegate, potenziare gli incentivi all’efficienza e sanzionare i casi di cattiva amministrazione.

Si garantisce finanziamento integrale delle prestazioni essenziali concernenti i diritti civili e sociali (sanità, istruzione e assistenza) e un adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale sulla base degli specifici criteri indicati. Il finanziamento avviene attraverso il gettito dell’IRAP, in attesa che questa imposta venga sostituita con altri tributi propri regionali da individuare in una fase successiva, attraverso altri tributi regionali che i decreti legislativi dovranno individuare in base al principio di correlazione, attraverso la compartecipazione regionale all’imposta sui redditi delle persone fisiche e della compartecipazione regionale all’IVA.

La parte residua delle spese viene finanziata con il gettito dei tributi regionali e con la perequazione, attuata in modo trasparente sulla capacità fiscale.

Gli Enti locali dispongono del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti dalle leggi e di introdurre agevolazioni, entro i limiti fissati dalle stesse leggi. Agli Enti locali, inoltre, si riconosce una piena autonomia nella fissazione delle tariffe per prestazioni o servizi offerti anche su richiesta di singoli cittadini.

Si disciplina inoltre il coordinamento tra i diversi livelli di governo prevedendo che i decreti legislativi introducano alcune soluzioni innovative come quella di rendere evidente l’ordine della graduatoria delle capacità fiscali; che gli obiettivi del conto consuntivo per il concorso al rispetto del patto di stabilità per ciascuna regione e ciascun ente locale siano rispettati sia in termini di competenza economica che di cassa; che le Regioni, al fine del raggiungimento degli obiettivi sui saldi finanza pubblica, possano adattare, previa concertazione con le proprie autonomie, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, differenziando le regole di evoluzione dei flussi finanziari dei singoli Enti locali in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie. Al fine di evitare misure che spesso hanno comportato un’indistinta compressione dell’autonomia di spesa per tutti gli enti a prescindere dalla qualità della gestione, viene previsto a favore degli enti più virtuosi un sistema premiante ed un meccanismo di tipo sanzionatorio per gli enti meno virtuosi; in particolare, agli enti che non hanno raggiunto gli obiettivi viene fatto divieto di procedere alla copertura di posti di ruolo vacanti nelle piante organiche e di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali.”

Per maggiori approfondimenti cliccare qui.

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Il meccanismo dei tassi di cambio

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Oggi diamo per scontata l’eliminazione di una moltitudine di monete in favore di poche valute “imperiali” e nazionali, e vediamo questo fatto come un progresso atto a promuovere stabilita’. Ma questa idea convenzionale deve essere messa in discussione almeno in virtu’ del ruolo informativo che le valute svolgono all’interno di un’economia. Le valute nazionali o “imperiali” sono meccanismi di controllo sbagliati per le economie cittadine e questo porta a errori di politica economica strutturali, alcuni dei quali non possono essere superati.

 

Quando la valuta di una nazione si svaluta relativamente alle valute di altre nazioni con cui essa commercia, la svalutazione dovrebbe aiutare l’economia di quella data nazione. Automaticamente le esportazioni di quell’economia diventano meno care per le altre nazioni, quindi le sue esportazioni dovrebbero aumentare. Contemporaneamente le importazioni per la nazione che vede la propria moneta svalutata dovrebbero diventare piu‘ care e dovrebbero quindi aiutare i produttori nazionali.

 

In teoria una moneta nazionale che perdesse di valore dovrebbe lavorare come un sussidio economico automatico e come un sistema di dazi, poiche’ tale meccanismo entra in gioco precisamente quando una nazione comincia ad avere un debito nella bilancia dei pagamenti internazionali perche‘ esporta troppo poco e importa troppo.

 

Inoltre, questo sussidio-dazio automatico rappresentato dal tasso di cambio non dovrebbe rimanere in atto piu‘ a lungo di quanto necessario. Se le valute nazionali fossero in grado di registrare correttamente tali informazioni e di fornire meccanismi di controllo appropriati al sistema economico registrerebbero le informazioni necessarie e innescherebbero le correzioni appropriate.

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Mappa delle fonti di energia

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Una compagnia energetica norvegese ha realizzato una belissima mappa interattiva che spiega le tecniche di produzione dell’energia esistenti ed in fase di realizzazione. Le fonti di energia presentate in questa mappa sono fonti “tradizionali” e rinnovabili. Molte di queste tecnologie sono agli albori e forse alcune falliranno, ma vale la pena di provarle tutte reinvestendo i profitti nella ricerca e nell’educazione anziche’ nelle acquisizioni e nella distribuzione di dividendi giganteschi.

Per vedere la mappa interattiva fate click qui.

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Breve storia della moneta

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Antica moneta Ateniese

 

Le citta‘ preistoriche commerciavano l’una con l’altra barattando pietre, metalli, conchiglie, animali, corna, pigmenti, erbe ed altri beni prodotti nei loro territori. Se ad esempio nell’economia preistorica vi era  molta domanda di bronzo si puo’ ipotizzare che una citta’ che producesse molto bronzo avrebbe ricevuto molti beni in cambio del bronzo che esportava. Ma quando la domanda di bronzo crollo’ perche‘ il bronzo veniva rimpiazzato dal ferro, la citta’ che produceva grandi quantita’ di bronzo avrebbe ricevuto meno beni in cambio delle sue esportazioni di bronzo. Lo stesso accade oggi nei mercati valutari.

 

La citta’ esportatrice di bronzo sarebbe entrata in una crisi economica se non fosse riuscita a trovare altri beni da esportare o se avesse iniziato a produrre da se’ i beni che importava.

 

Quando le citta‘ inventarono le monete ognuna di esse aveva la propria moneta; ogni giovane citta‘-stato  nell’Europa Mediterranea, nel Medio Oriente, in India ed in Cina aveva la propria moneta da utilizzare per il commercio. Le monete erano tipicamente basate sul valore dei metalli utilizzati ed avevano valori intrinseci tipicamente accettati da tutti. Ma anche tale valore intrinseco fluttuava in base ai beni importati ed esportati da ogni singola citta’ in un dato periodo. Se in un certo anno vi fosse stata scarsita’ di grano, il prezzo del grano sarebbe aumentato; se in un altro anno il raccolto fosse stato abbondante, il suo prezzo sarebbe sceso. All’inizio dell’eta’ del ferro, le spade di ferro avevano fatto diminuire il valore delle spade di bronzo. E’ probabile che la ceramica avesse fatto diminuire il valore dei teschi.

Quando una citta‘-stato veniva conquistata da una cittapiu‘ potente e ridotta a citta‘ provinciale, quando rinunciava a fette di indipendenza e sovranita‘ per aggiungersi ad una confederazione, essa smetteva di coniare monete.

 

Lo stesso impero romano procedette gradualmente ad eliminare le monete non Romane delle province che andava a conquistare; piu‘ tardi, ma con scarso successo Diocleziano per combattere l’inflazione nell’impero Romano decreto’ prezzi standard, che di fatto erano valori standard per tutte le monete in circolazione in tutto l’impero romano.

 

Nell Europa Medievale, le monete cittadine divennero ancora la norma. Venezia accettava le monete imperiali Bizantine perche’ commerciava con Bisanzio, ma coniava anche la propria moneta. Le citta‘ che sorsero grazie al rinascimento Veneziano e che cominciarono a generare scambi commerciali tra di loro coniavano anch‘esse le proprie monete. Ad esempio le citta‘ del Nord della Germania e dei Paesi Baltici che costituivano la lega Anseatica erano unite sotto molti aspetti, ma non sotto l’aspetto di una moneta unica. Ogni citta‘ della lega creava le proprie monete e allo stesso tempo i mercanti creavano strumenti finanziari con la funzione di lettere di credito e di certificati di deposito da usare nel commercio tra citta‘ in valute diverse.

 

Le valute delle citta‘ dell’Europa Medievale durarono fino al Rinascimento e moltiplicarono la vita economica grazie al moltiplicarsi delle citta‘. Le campagne dove c’erano i feudatari utilizzavano le monete di citta‘ come Firenze, Genova o Amsterdam perche‘ i feudatari non erano in grado di coniare le monete da se’. Ad esempio, la moneta del Brandeburgo era la stessa moneta di Berlino, la moneta della Sassonia era la stessa moneta di Dresda, la moneta del Ducato di Milano era la stessa moneta della citta‘ di Milano, e cosi’ via. Molte di queste monete durarono fino a tempi piuttosto recenti. L’Unione Monetaria Tedesca fu istituita solo nel 1857, come precursore della formazione dell’Impero Tedesco. Le citta‘ Svizzere mantennero ciascuna la capacita’ di stampare la propria moneta fino al 1848.

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La volgarita’ del Corriere della Sera

Posted by janejacobs su agosto 11, 2008

Mi ha sempre infastidito il fatto che certi direttori di giornali ritengano che per vendere piu’ copie serva proporre al lettore immagini di giovani donne disinibite e seminude. Ho sempre sospettato che il nudo e la malizia siano una forma di compensazione per la mancanza di buon giornalismo.

Questo fenomeno non e’ una novita’, ma negli ultimi tempi ha infettato anche il piu’ potente e autorevole quotidiano online in Italia: il Corriere della Sera .

Ai giornalisti del Corriere della Sera ed ai suoi lettori chiederei di fare un giro sui siti web dei loro equivalenti di altri paesi: il Times in Inghilterra, Le Monde in Francia, il Frankfurter Alllgemeine in Germania, El Pais in Spagna ed il New York Times negli Stati Uniti. 

Dopo aver fatto questa breve gita chiederei di risponedere a questa domanda. Vi e’ parso di vedere la stessa quantita’ di sederi e seni nudi, di articoli da rotocalco di bassa lega come sul sito del Corriere della Sera? A me pare di no. Ripetete questo esercizio quotidianamente e vedrete che il discorso non cambia.

Uno dei pochi vantaggi che oggi un quotidiano online ha rispetto ai blog e’ che il quotidiano ha un marchio famoso ed una reputazione consolidata. Non credo che il Corriere della Sera faccia bene ad intercettare le libidini degli internauti in cerca di bei sederi nudi, perche’ su Internet ci sono siti specializzati che li mostrano in maggior dettaglio e varieta’.

La trasformazione del sito del piu’ autorevole quotidiano d’Italia in un sito porno soft non fa bene al marchio del giornale e diluisce la reputazione costruita da piu’ secoli di lavoro di ottimi giornalisti ed editori. Infatti i lettori alla ricerca di autorevolezza e qualita’ si stanno gia’ trasferendo altrove sia per quanto riguarda la carta stampata sia per quanto riguarda l’informazione online.

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Lezioni di spopolamento

Posted by janejacobs su agosto 11, 2008

 

I Plattenbauten,  i casoni prefabbricati dell’ex Germania Orientale che risalgono al periodo comunista stanno per essere demoliti. Qualche volta vengono demoliti integralmente, qualche altra vengono distrutti solo nei piani superiori. Le strade piu’ vecchie hanno numerose case abbandonate. I paesaggi urbani sono “potati” come piante dei vecchi edifici morenti, nella speranza di salvare gi edifici in condizioni migliori.

Gli urbanisti normalmente mirano a promuovere la costruzione di case, fabbriche e strade, ma in Germania orientale stanno cercando di gestire la crisi demografica che attraversa la regione dalla fine del regime comunista dovuta all’emigraione nell’Ovest ed al calo delle nascite.

Lo Stato della Sassonia-Anhalt, culla dell’industria chimica della Germania Orientale, ha perso quasi tre milioni di abitanti dall’unificazione tedesca del 1990. Entro il 2025 dovrebbe perdere un altro mezzo milione di abitanti. A Köthen, dove Johann Sebastian Bach compose i Concerti di Brandeburgo, cosi’ tanti giovani lavoratori sono emigrati che la distribuzione della popolazione con i giovani sotto e i vecchi sopra anziche’ assomigliare ad una piramide e’ diventata un grande fungo.

Le citta’ dell’Est sanno che non possono piu’ evitare il declino demografico. Invece cercano di gestire le conseguenze di questo inarrestabile fenomeno. La Sassonia-Anhalt, che soffriva della mancanza di alloggi nel periodo comunista, ora ha distrutto 45,000 alloggi con l’aiuto del governo federale.

Anche le infrastrutture che servivano le fabbriche ormai defunte e gli appartamenti vuoti devono essere distrutte perche’ troppo care. Le strade, le tubature dell’acqua, i cavi elettrici costano troppo. Alcune citta’ che contavano 100,000 abitanti nel 1990 ne contano oggi 25,000 e non e’ possible mantenere queste infrastrutture.

Chi resta in queste desolate citta’ diviene spesso vittima della paura del crimine. Le citta’ cercano di attrarre nuove fabbriche, ma oggi le nuove fabbriche sono ipertecnologiche e meccanizzate ed invece di impegare migliaia di persone ne impiegano qualche centinaio ed e’ difficile trovare una nuova strada per il successo.

Le citta’ di Dessau e di Köthen stanno cercando di creare isole cittadine dove il commercio si concentri attorno ad aree concentrate ed espandere le aree verdi (gia’ numerose) nelle zone dove i vecchi edifici vengono distrutti. Alcune ciminiere delle fabbriche in disuso di Dessau ora sono occupate da cicogne e sono diventate monumenti cittadini. Le numerose aree verdi vengono utilizzate dai cittadini per progetti come la raccolta di biomasse per produrre gas per il riscaldamento.

Le citta’ di Dessau e Köthen traggono la loro ispirazione dall’ Internationale Bauausstellung (IBA) 2010, un progetto sognato dalla Fondazione Bauhaus. Lo scopo di questa organizzazione e’ di aiutare a dar forma alla contrazione cittadina anziche’ lasciarla a se stessa. Questa organizzazione porta alle citta’ fondi federali per decine e decine di milioni di Euro assieme al tentativo di generare la partecipazione de pubblico ed un senso di unicita’ e di identita’ nella comunita’.

 

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Fotografia Cinese: Li Wei

Posted by janejacobs su agosto 9, 2008

La Cina diventara’ una grande fucina di artisti? A giudicare da queste prodigiose fotografie pare proprio di si. Il creatore di queste foto e’ l’artista Li Wei. Le immagini sono surreali, drammatiche e potenti. Cliccate qui per vedere il suo sito.

Li Wei Art 05

Li Wei Art 06

Li Wei Art 07

Li Wei Art 08

Li Wei Art 10

Li Wei Art 12

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Gli ingegneri degli altipiani colombiani

Posted by janejacobs su agosto 8, 2008

Qualche anno fa il governo Colombiano decise di installare una fucina di improvvisazione economica negli altipiani Orientali del paese attraversati dalla foresta tropicale del bacino del Fiume Orinoco a piu’ di trecento chilometri dalla citta’ piu’ vicina. Il progetto era gestito da un giovane ingegnere di Bogota’, la capitale e principale citta’ della Colombia , che per molti aspetti e’ simile a Montevideo in Uruguay dal momento che dipende da un commercio bilaterale di tipo avanzato-sottosviluppato. Il gruppo di lavoro dell’ingegnere di Bogota’ era aiutato da sette tecnici a tempo pieno ed altri esperti ingegneri e consulenti di Bogota’. Essi erano finanziati dal governo Colombiano, dalle Nazioni Unite e dal governo Olandese.

Uno dei progetti innovativi del gruppo era un mulino a vento con pale cosi’ sensibili da poter girare anche con una brezza leggera (quattro miglia all’ora). Ciascuno di questi prodigiosi mulini erano in grado di pompare quasi 16,000 litri di acqua al giorno. Il modello che aveva avuto maggior successo era stato creato dopo 66 tentativi. Il gruppo di lavoro colombiano aveva iniziato con un modello di mulino impiegato dai contadini Americani del Midwest, ma i venti della foresta amazzonica erano cosi’ leggeri che i mulini dell’Orinoco funzionavano per soli 4 mesi all’anno. Poi il gruppo aveva provato altri progetti sul modello dei mulini di Creta, un’isola con venti relativamente deboli e dopo una serie di esperimenti aveva realizzato un mulino con pale di tela che funzionava benissimo e costava poco. Ma questo modello non funzionava, perche’, scaldate dal sole equatoriale, le pale di tela spesso prendevano fuoco. Infine avevano trovato il modello ideale utilizzando pale speciali basate sul modello di tela ma sviluppate con una lega di alluminio leggera sviluppati in un progetto spaziale USA. Sfortunatamente, visto che gli agricoltori Colombiani vivevano soprattutto di un’agricoltura di susistenza, il prezzo di tali mulini era proibitivo. Anche se i mulini fossero stati prodotti in massa generando favolose economie di scala i contadini colombiani non se li sarebbero mai potuti permettere.

Altre innovazioni tecnologiche progettate dal gruppo di ingegneri di Bogota’ includevano un impianto di riscaldamento creato con vecchie lampade fluorescenti, un piccolo generatore idroelettrico che richiedeva una diga alta solo un metro per produrre energia sufficiente per una scuola, una pressa per canna da zucchero che poteva essere operata da una famiglia di quattro persone e un tritatore di manioca a pedali che richiedeva il  lavoro di una sola persona contro le venti persone richieste dal il metodo manuale.

Il piano Colombiano, nonostante tutte queste ingegnose invenzioni, raggiunse un’impasse perche’ le invenzioni erano troppo costose per gli agricoltori degli altipiani. Il motivo per cui il governo Colombiano aveva iniziato questo progetto era che molti agricoltori degli altipiani non riuscivano a sopravvivere neppure in una semplice economia di sussistenza.  E siccome non c’erano lavori e redditi cittadini ad attenderli nelle citta’ della Colombia, i contadini erano incentivati a rimanere nelle loro terre con i loro bassi salari. L’idea era quella che i poveri agricoltori, non avendo quasi nulla da esportare nei mercati liquidi della citta’, potessero creare un mercato di beni prodotti in loco da poter commerciare sugli altipiani. Ma dal momento che molti materiali dovevano essere importati nella regione – i contadini non potevano produrre le parti di biciclette, i generatori, l’alluminio il vetro, ecc- il piano del governo di Bogota’ non poteva stare in piedi. Gli ingegneri provarono ad aprire mercati regioni in altre parti del mondo con un simile livello di arretratezza a quello degli altipiani colombiani per esportare questi nuovi prodotti in quelle regioni. Essi guardavano ad altre zone dell’America Latina, dello Sri Lanka, dell’Indonesia, ma quelle zone non erano adatte a funzionare da mercati di sbocco perche’ avevano gli stessi problemi degli altipiani colombiani. Erano zone troppo povere per permettersi beni importati a maggior contenuto tecnologico e non riuscivano a guadagnarsi tali importazioni con la semplice esportazione dei loro prodotti agricoli.

Il piano del governo Colombiano, sebbene fallimentare, riservo’ una piccola sorpresa positiva. Con un certo imbarazzo per gli ingegneri del piano colombiano, l’impianto di riscaldamento costruito con le lampadine fluorescenti usate divento’ un piccolo successo commerciale. Dico imbarazzo perche’ l’impianto non ha avuto successo negli altipiani colombiani, ma negli appartamenti delle citta’ di Medellin prima e di Bogota’ poi. Il successo di tali impianti rappresentava la tipica improvvisazione che una citta’ arretrata poteva esportare ad altre citta’ arretrate. Inoltre, era anche il tipo di invenzione che poteva essere rimpiazzata con produzione locale perche’ quello che una citta’ arretrata puo’ produrre, un’altra citta’ arretrata puo’ riprodurre. In realta’ se tale impianto avesse ottenuto un enorme successo, la fornitura di lampadine flouorescenti usate si sarebbe rivelata inadeguata. E questo sarebbe stato un bene perche’ qualche improvvisatore avrebbe inventato poi qualcos’altro.

E’ difficile pensare cosa certi giovani improvvisatori Colombiani potrebbero creare se li si equipaggiasse con una tecnologia avanzata per le loro citta’ arretrate. Paradossalmente, una tecnologia approrpriata per citta’ arretrate puo’ essere l’innovazione tecnologica piu’ radicale in quel contesto. Le citta’ arretrate talvolta non hanno schemi e processi radicati per produrre cose nuove come nelle citta’ avanzate; tali schemi possono essere dei pesi che scoraggiano l’inventiva perche’ ci sono modi consolidati per fare le cose, e perche’ molto tempo e denaro sono gia’ stati investiti inegli schemi e nei processi esistenti.

Tuttavia, piu’ la vita economica si sviluppa, meglio e’ per le citta’ arretrate perche’ possono lanciarsi nel comercio volatile con altre citta e quindi svilupparsi. Questo e’ il motivo prioncipale per cui c’e’ stata un’accelerazione nello sviluppo delle citta’ arretrate dai tempi di Venezia ai tempi di Hong Kong.

 

 Continua…

 

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Premio Jane Jacobs

Posted by janejacobs su agosto 8, 2008

 

La fondazione Rockefeller ha creato nel 2007 il premio Jane Jacobs in onore dell’urbanista ed economista morta nell’Aprile 2006 all’eta’ di 89 anni. Il premio consiste in una medaglia e in centomila dollari ai due individui che con il loro lavoro hanno rappresentato i principi della grande urbanista. I vincitori del 2007 sono stati:

 

Barry Penepe

Omar Freilla

 

 

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The Strokes, last nite

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

Canzone ironica, giovane e simpatica degli Strokes, un gruppo New Yorchese che ricorda lo stile punk anni ’70. Bel ritmo e bella la voce del cantante Julian Casablancas. Buon ascolto (segue il testo).

Last night, she said:
“Oh, baby, I feel so down.
Oh it turns me off,
When I feel left out”

So I walked out:
“Oh, baby, don’t care no more
I know this for sure,
I’m walkin’ out that door”

Well, I’ve been in town for just about fifteen minutes now
And Baby, I feel so down
And I don’t know why
I keep walkin’ for miles

See, people they don’t understand
No, girlfriends, they can’t understand
Your Grandsons, they won’t understand
On top of this, I ain’t ever gonna understand…

Last night, she said:
“Oh, baby, don’t feel so down.
Oh, it turns me off,
When I feel left out”

So I, I turn ‘round:
“Oh, baby, gonna be alright”
It was a great big lie
‘Cause I left that night, yeah

Oh, people they don’t understand
No, girlfriends, they won’t understand
Your grandsons, they won’t understand
And me, I ain’t ever gonna understand…

Last night, she said:
“Oh, baby, I feel so down.
See, it turns me off,
When I feel left out”

So I, I turn ‘round:
“Oh, little girl, I don’t care no more.
I know this for sure,
I’m walking out that door,” yeah

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Le case di John Lautner

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

John Lautner e’ uno degli architetti piu’ originali ed interessanti degli anni ’70. Egli ha fatto dell’asimmetria il suo cavallo di battaglia e per molti e’ un precursore di Frank Gehry. John Lautner creo’ le sue case soprattutto in California ed in Messico. Qui sotto ci sono alcune foto delle sue creazioni piu’ belle. Il suo sito e’ qui.

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Senza citta’ le nuove tecnologie sono insostenibili

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

 
Le improvvisazioni di successo implicano che la tecnologia sia appropriata alle circostanze del luogo e del momento storico in cui vengono introdotte. La parola sostenibile e’ oggi molto di moda per definire nuove tecnologie e talvolta indica strumenti che solo i poveri si possono permettere. Sfortunatamente, molte di queste tecnologie si rivelano insostenibili non perche’non funzionano, ma perche’ funzionano troppo bene. Ad esempio, lo sviluppo di un telaio per tessitura azionato dai pedali di una bicicletta era una buona improvvisazione al punto che fu sponsorizzata dal governo Indiano. Essa si rivelo’ un successo nel senso che un solo uomo poteva fare il lavoro di dodici uomini. Ma questo ebbe un effetto devastante sui villaggi Indiani perche’ i mercati cittadini di sbocco per i tessuti provenienti dai villaggi non si espanndevano di dodici volte. Pertanto questa nuova invenzione ha finito per creare disoccupazione ed emigrazione ed il governo Indiano, pur avendo sponsorizzato l’invenzione di questo nuovo telaio, non poteva promuoverne l’uso.
 Anche se molte invenzioni sono insostenibili per la vita agricola dei villaggi dei paesi arretrati, purtroppo si sono spesi molti soldi per sponsorizzarle e per promuoverle. Per molte persone le invenzioni portano in se’ un’aurea di romanticismo, quelle persone spesso le stesse che investono di un’aurea romantica anche la vita di sussistenza dei villaggi (vedi qui). Ma le energie spese per aiutare i villaggi poveri attraverso l’intrduzione di tecnologie troppo avanzate sono energie spese male perche’ mettono il carro davanti ai buoi. Tali energie sono dirette al miglioramento della produttivita’ dei villaggi, ma tale miglioramento non puo’ avvenire se non e’ acompagnato dallo sviluppo di citta’ vicine che accompagni il loro progresso economico.

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70,000 nuove case popolari

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

 

Secondo i miei calcoli (derivati da questo articolo di repubblica) il governo Italiano ha in programma di costruire 70,000 nuovi appartamenti da destinare ai poveri.

 

E’ strano che in un paese come l’Italia in forte calo demografico ci sia bisogno di cosi’ tante case popolari.

 

Piuttosto sembra che in Italia, mentre diminuiscono gli abitanti, c’e’ un aumento dei poveri e ci sono forti migrazioni interne al Paese. I poveri stanno spopolando il Sud e si stanno trasferendo al Centro-Nord come nel dopoguerra. Quindi molte case verranno abbandonate al Sud e molte nuove case dovranno essere costruite al Centro-Nord la’ dove c’e’ piu’ lavoro e dove ci sara’ maggiore urbanizzazione.

 

Sarebbe interessante se il governo provvedesse anche a dare indicuazioni su quali modelli abitativi intende costruire per i nostri poveri nelle aree metropolitane del Centro-Nord.

 

I modelli urbanistici piu’ consolidati sono ispirati a due pensatori:

 

1) Le Corbusier

 

2) Jane Jacobs

 

Le Corbusier ha teorizzato un’architettura standardizzata e sintetica priva di estetica, di decorazione e di bellezza. Le Corbusier sta all’architettura come Ford sta all’industria. Tutte le case devono essere uguali come il lavoro nelle catene di montaggio. Gli edifici devono raccogliere quante piu’ persone possibili per lasciare spazio alle strade dove far circolare automobili e costruire parcheggi. Le Corbusier ha ispirato la costruzione delle periferie delle citta’ Italiane a partire dagli anni ’50 fino ad oggi.

 

Jane Jacobs e’ stata la piu’ grande antagonista del modello urbanistico di Le Corbusier ritenendo che i suoi edifici non fossero a misura d’uomo. Secondo Jane Jacobs troppi spazi aperti nelle citta’ inibiscono l’abilita’ della societa’ di governarsi da sola perche’ diminuiscono il numero degli occhi sulla strada. Inoltre le grandi strade urbane stravolgono la societa’ creando ghetti cittadini. Oggi la maggior parte dei quartieri ifici costruiti su modello di Le Corbusier sono zone di poverta’, emarginazione, violenza e criminalita’, mentre i quartieri tradizionali sono generalmente quelli con il prezzo degli immobili piu’ alto.

 

Che fine faranno i nostri nuovi poveri? Che fine faranno le nostre povere citta’?

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Arrivano le auto elettriche!

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

Qualche hanno fa si pensava che se la combustione interna ad un motore fosse stata rimpiazzata da qualcosa di pulito quel qualcosa non sarebbe mai stato la cella a combustibile. La cella a combustibile e’ un sistema che permette una reazione chimica fra idrogeno e ossigeno per la produzione di energia elettrica. La cella a combustibile e’ il precursore della cosidetta economia dell’idrogeno dove questo gas rimpiazzerebbe i combustibili come il petroilo derivanti da foreste morte milioni di anni fa.

Escludiamo per il momento i problemi di trasporto e stoccaggio, la cosa su cui nessuno e’ mai stato chiaro sull’economia all’idrogeno e’ la provenienza dell’idrogeno. L’idrogeno deve essere prodotto da qualcosa come un miscuglio di gas combustibili e acqua (l’acqua viene riscaldata dai gas combustibili) o solo da acqua prodotta grazie al processo di elettrolisi.

Ma perche’ non collegare direttamente la nostra automobile in garage alla presa elettrica e ricaricare il motore?  Una simile vettura sarebbe una nuova vetture ibrida, da non confondere con le ibride di oggi come la Toyota Prius che contiene un motore tradizionale a combustione interna (petrolio) e due motori elettrici che quello a petrolio quando l’auto raggiunge certe velocita’. Nelle ibride di oggi l’energia arriva essenzialmente dal petrolio, ma esse consumano meno.

In questi nuovi motori ibridi l’eletticita’ proverrebbe direttamente collegando una presa dall’auto alla presa della corrente elettrica di casa ed il ruolo del motore a petrolio verrebbe utilizzato solo in casi di emergenza.

Le tecnologia delle batterie oggi non permetterebbe alle auto di avere le stesse prestazioni di una normale auto a petrolio, tuttavia molte auto vengono usate solo per brevi spostamenti. La connessioe dell’auto alla presa dell’elettricita’ di casa ridurrebbe drasticamente le emissioni di gas serra se l’elettricita’ di casa fosse fornita da fonti rinnovabili, ma le ridurrebbe sensibilmente anche se l’energia di casa fosse fornita da impianti a carbone. Ma se questa invenzione prendesse piede non solo il sistema dei trasporti e l’energia del petrolio cambierebbe, ma cambierebbe anche l’industria dell’elettricita’.

Oggi la rete elettrica non sarebbe in grado di fornire elettricita’ ad un grande numero di pendolari che parcheggiano la loro auto in garage e la collegano alla presa elettrica di notte per ricaricarla. Tuttavia, se ci fossero dei timer per cui alcune auto si ricaricassero alle tre di notte, le cose potrebbero funzionare.  Ma la rete elettrica oggi non e’ cosi’ intelligente, per cui occorrerebbero nuove innovazioni tecnologiche.

Nei climi piu’ soleggiati il sole potrebbe aiutare. Presso la Google ci sono gia’ parcheggi fotovoltaici all’aperto che fanno ombra alle auto dei dipendenti e allo stesso tempo le ricaricano. Quest’idea potrebbe prendere piede ad esemprio nei parcheggi dei supermercati o nei parcheggi pubblici all’aperto.

La Tesla produce un’auto sportiva interamente funzionante a batterie a litio ione e raggiunge la velocita’ di 350km all’ora, ma e’ un’auto molto cara.

Altre compagnie che sperano di produrre auto sportive ecologiche sono la Lighting Car Company in Inghiterra e la Fisker Automotive in California.

La produzione in massa di queste nuove auto non dovrebbe essere troppo lontana a causa dell’aumento del prezzo del petrolio . La General Motors e la Toyota che spingono, mentre le Mercedes e la Honda restano orientate alle celle a combustibile.

Ma la vera differenza la faranno le nuove batterie.

 

Per comprendere l’importanza delle batterie per l’ambiente rimando ad un mio precedente post.

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Bob Marley, is this love?

Posted by janejacobs su agosto 6, 2008

Is this love? E’ amore? Certo che e’ amore. Come si fa a non amare questa canzone? (Segue il testo sotto)

I wanna love you and treat you right;
I wanna love you every day and every night:
We’ll be together with a roof right over our heads;
We’ll share the shelter of my single bed;
We’ll share the same room, yeah! – for Jah provide the bread.
Is this love – is this love – is this love –
Is this love that I’m feelin’?
Is this love – is this love – is this love –
Is this love that I’m feelin’?
I wanna know – wanna know – wanna know now!
I got to know – got to know – got to know now! 

I’m willing and able,
So I throw my cards on your table!
I wanna love you – I wanna love and treat – love and treat you right;
I wanna love you every day and every night:
We’ll be together, yeah! – with a roof right over our heads;
We’ll share the shelter, yeah, oh now! – of my single bed;
We’ll share the same room, yeah! – for Jah provide the bread.

Is this love – is this love – is this love –
Is this love that I’m feelin’?
Is this love – is this love – is this love –
Is this love that I’m feelin’?
Wo-o-o-oah! Oh yes, I know; yes, I know – yes, I know now!
Yes, I know; yes, I know – yes, I know now!

I’m willing and able,
So I throw my cards on your table!
See: I wanna love ya, I wanna love and treat ya –
love and treat ya right.
I wanna love you every day and every night:
We’ll be together, with a roof right over our heads!
We’ll share the shelter of my single bed;
We’ll share the same room, yeah! Jah provide the bread.
We’ll share the shelter of my single bed –

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L’economia cresce solo grazie all’improvvisazione

Posted by janejacobs su agosto 6, 2008

 

Lo sviluppo economico nelgi Stati Uniti fu rapido rispetto a quello avvenuto in Europa. Lo sviluppo del Giappone avvenne ancora piu’ rapidamente che negli Stati Uniti e quello delle citta’ Asiatiche del Pacifico avvenne ancora piu’ rapidamente. Questo suggerisce forse che molte economie arretrate possono svilupparsi rapidamente se le loro citta’, aziche’ limitarsi a commerciare bilateralmente con citta’ piu’ avanzate usano la molla del commercio per iniziare un processo multilaterale di commercio volatile anche con citta’ arretrate. Ma tale sviluppo si blocca quando le citta’ arretrate o le loro nazioni provano a fare affidamento sul piu’ semplice commercio bilaterale, un commercio senza autentico sviluppo economico.

La seconda caratteristica storica nel processo di sviluppo delle economie arretrate e’ l’improvvisazione. Le citta’ arretrate che sono state in grado si sviluparsi hanno usato una combinazione di imitazione di beni importati da altre citta’ con un modo originale di produrli. Un esempio e’ il modo in cui le imprsese a Tokyo alla fine del secolo svilupparono l’industria delle biciclette. Non solo il Giappone imparo’ a produrre biciclette e sviluppo’ i beni intermedi alla produzione di biciclette, ma acquisto’ anche un metodo imporvvisato di produzione per riprodurre altri beni importati, utilizzando gruppi simbiotici di piccole fabbriche. Tale metodo veniva usato per la manifattura di macchine da cucire, radio e beni elettronici. Un moderno derivato di questo sistema funziona ancora oggi alla Nissan dove i fornitori fanno consegne giornaliere o anche infragiornaliere di cio’ che e’ richiesto per l’assemblaggio in quel particolare giorno o ora del giorno. Gli industriali americani invidiano l’efficienza di tale metodo e non sono ancora riuciti a replicarla.

Nel tempo in cui i Giapponesi sviluppavano il loro modo di prourre biciclette, le biciclette che importavano erano costruite in grandi fabbriche Americane, con grandi macchinari. Se i Giapponesi avessero cercato di importare intere fabbriche per costruire biciclette comprandole in contanti o a credito dagli Americani, essi avrebbero perso per sempre l’opportunita’ di sviluppare i loro originali  metodi di produzione. Inoltre, l’importazione di tutti i macchinari per l’importazione di biciclette sarebbe stata troppo costosa per i Giapponesi. Invece essi usarono il loro commercio con le economie piu’ avanzate come molla per il loro sviluppo originale. Questo vale per le biciclette e per tutti i beni che in seguito i Giapponesi hanno importato e rimpiazzato. 

Le citta’ arretrate dell’Europa Medievale dovevano improvvisare perche’ non avevano molta scelta. Le citta’ arretrate di oggi devono improvvisare perche’ devono mentenere costi piu’ bassi rispetto alle citta’ piu’ avanzate. Devono fare si’ che il prezzo dei beni prodotti sia sufficientemente basso perche’ le popolazioni locali possano permetterseli. Un vantaggio delle economie arretrate e’ che generalmente hanno manodopera a basso costo, ma questo vantaggio e’ davvero tale solo quando e’ necessaria molta forza lavoro e quando non ci sono alternative valide nei prodotti che possono essere fabbricati o forniti da macchinari nelle economie piu’ avanzate. La piccola dimensione delle imprese, come nel caso Giapponese e’ un vantaggio perche’ essere piccoli riduce costi amministrativi e organizzativi rispetto all’essere grandi. I materiali improvvisati spesso riducono i costi perche’ i produttori utilizzano cio’ che hanno facilmente a disposizione o che pagano poco anziche’ imitare i materiali utilizzati dalle economie piu’ ricche. Questo e’ il processo che gli artigiani della Londra Medievale attraversarono quando usavano cuioio Britannico per imitare il cuoio piu’ raffinato proveniente da Cordova. Questo e’ il processo attraversato da Hong Kong quando produceva scarpe di tela imitando le scarpe di cuoio dell’Occidente.

Le tariffe alle importazioni rappresentano il modo piu’ semplice usato dalle economie arretrate per aiutare i propri produttori ad avviare questo processo. Ma le tariffe sono pagate dalle tasche dei consumatori, e c’e’ un limite a quanto i consumatori sono disposti a finanziare i produttori locali come abbiamo visto nel caso dell’Uruguay quando i propri consumatori non sono stati in grado di sopportare le tasse e l’inflazione causate dai sussidi statali per finanziare i produttori.

Oltre ai diretti vantaggi pratici del processo di improvvisazione, la pratica dell’improvvisazione in se’ nutre una forma mentale finalizzata allo sviluppo economico. L’improvvisazione procura una grande soddisfazione quando da’ risultati positivi e porta a provare cose nuove nel caso in cui un’idea non vada in porto; in caso contrario porta generalmente a riprovare e tentare una nuova soluzione. L’invenzione, la capacita’ di risolvere problemi pratici, l’improvvisazione e l’innovazione sono parte dello stesso processo. Tornando alle biciclette Giapponesi, ad esempio, molti processi sono dovuti avvenire in Europa e negli stati Uniti prima che la bicicletta si trasformasse da curioso giocattolo a mezzo di locomozione pratico ed utile. Ognuna di queste improvvisazioni si aggiungeva a qualcosa che era stato raggiunto prima. Gli improvvisatori nel processo di produzione di biciclette con il tempo hanno sviluppato cuscinetti a rullini, cuscinetti a sfera, pneumatici, rulli a ruota dentata per il funzionamento delle catene, cambi differenziali, freni a disco, freni a tamburo, freni a pedale, ed in un certo senso hanno anche reinventato la ruota, dandole una leggerezza mai vista prima e una forza enorme, se paragonata ai materiali utilizzati. Le improvvisazioni sviluppate per la bicicletta si sono ramificate. Esse sono il fondamento per lo sviluppo di trattori, automobili e aeroplani e naturalmente di motorini, moto e scooters. L’improvvisazione nel mondo della bicicletta ha formato nuovi mercati per nuovi tipi di lubrificanti e tipi di acciaio che a loro volta si sono ramificati. Le innovazioni ancora oggi rimangono essenzialmente improvvisazioni, dalle biciclette alle componenti dello space -huttle. Tutte le innovazioni, tutti i nuovi modi di fare economia e trovare risparmi sui materiali, inclusi i risparmi di energia, sono insiemi di improvvisazioni ed esperimenti, alcuni di successo ed altri no. Esse si combinano con imitazioni di cio’ che e’ stato gia’ sperimentato e applicato con successo.

Quindi, per comprare un’economia sviluppata come lo Scia’ o Pietro il Grande tentarono di fare, o come stanno cercando di fare molti paesi della penisola arabica, finiscono per fallire non solo perche’ lo sviluppo avviene altrove, ma perche’ le transazioni denigrano e scoraggiano i creativi  gli imprenditori locali anziche’ nutrire il processo pratico della vera creazione e del vero lavoro creativo. Continua…

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