Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Risparmio energetico e tracollo economico

Posted by janejacobs su ottobre 21, 2008

Jacopo Fo fornisce una chiave di lettura molto interessante sulle attuali discussioni fra Italia ed Unione Europea riguardo al rispetto del trattato di Kyoto.

“Le imprese italiane sono destinate al tracollo se non tagliano lo spreco energetico.

Le imprese possono trovare i soldi di cui hanno bisogno per rilanciarsi proprio smettendo di buttare via il denaro.

Il centro della questione e’ che per gli italiani, e in particolare per le piccole imprese, continuare cosi’ e’ un suicidio economico.

Non e’ vero che le imprese e i cittadini dovrebbero tirar fuori 10 o 20 miliardi di euro (a seconda delle stime) per adeguarsi agli accordi presi con l’Unione Europea. E’ vero esattamente il contrario.

In questo momento il Sistema Italia non sta risparmiando denaro perché inquina di piu’.

L’Unione Europea non ci sta chiedendo di spendere soldi per dotare le nostre imprese di costosi meccanismi che riducano le emissioni nocive che faranno aumentare il costo dei nostri prodotti rendendoci meno competitivi.

In questo momento il Sistema Italia sta buttando soldi dalla finestra perché spreca una quantita’ enorme di energia e petrolio che costano sempre di piu’.

Per rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea dovremmo prendere delle iniziative che, al di la’ delle necessita’ ambientali, sono indispensabili per tenere in vita proprio le imprese, piccole e grandi e per ridurre lo spreco delle famiglie e dello Stato.

L’Unione Europea, in pratica, ci chiede di sostituire le lampadine antiquate che utilizziamo per l’illuminazione pubblica e privata con led (88% di energia risparmiata) e con lampadine ad alta resa e lunga durata (80% di energia risparmiata, 150 euro per ogni lampadina da 15 mila ore installata). Ci chiedono di utilizzare termostati che spengano i riscaldamenti quando si raggiunge la temperatura desiderata (taglio del 2% della bolletta energetica dello Stato), caldaie ad alto rendimento (diminuzione del 30% dei consumi), generatori elettrici che fungono anche da produttori di calore e freddo (sistemi di trigenerazione, 50% di taglio dei costi), impianti di teleriscaldamento (60% dei costi), produzione di gas da immondizia biologica, cacca e scarti vegetali umidi, sfalci lungo le strade e le ferrovie (tutta energia guadagnata che oggi buttiamo al 100%). Ci chiedono, questi pazzi, di riutilizzare il calore emesso da migliaia di ciminiere (fonderie, impianti chimici) che gettano al vento milioni di euro di prezioso calore.

Isolare i muri e i tetti delle case, montare tripli vetri, mettere pannelli isolanti dietro i caloriferi, sfruttare la geotermia (la temperatura del sottosuolo che e’ stabile a 15 gradi, estate e inverno), scaldare l’acqua con i pannelli solari termici, produrre elettricita’ dalle fonti rinnovabili, produrre auto che consumino meno carburante, adottare elettrodomestici e macchine utensili di classe A. Ci chiedono di sviluppare il sistema dei mezzi pubblici e il trasposto su rotaia e su acqua che hanno costi energetici molto piu’ bassi del sistema su ruote individuale. Sono tutte cose che ci fanno smettere di buttare soldi dalla finestra. Non si tratta di tirar fuori denaro ma di smettere di buttarlo via.

A questo punto scatta pero’ un’obiezione: per ottenere questi risparmi dobbiamo comunque tirar fuori adesso dei soldi che non abbiamo. Per alcuni anni saremo in perdita e solo poi inizieremo a vedere i risparmi, una volta ripagati gli investimenti. Ma se spendiamo questi soldi adesso non ci arriviamo a dopodomani perché saremo morti, quindi meglio continuare a sprecare ma restare vivi che suicidarsi per un futuro che non vedremo. Un ragionamento che sembra sensato. Ma e’ privo di logica.

La finanza capitalista da due secoli serve proprio alle imprese per ripagare a rate gli investimenti in modo tale che siano spalmati su piu’ anni. Si chiama ammortamento. Non e’ una cosa nuova. E’ la base dell’economia reale.

Le banche, invece di prestare soldi a chi aveva intenzione di produrre ricchezza e lavoro, hanno investito in operazioni rischiosissime che nulla avevano a che fare con l’economia reale. Scommesse sopra scommesse, speculazioni, alchimie.
L’unica possibilita’ oggi per le banche di uscire dalla crisi e’ quella di cambiare rotta e mettere i propri soldi in qualche cosa che dia un rendimento sicuro e muova l’economia, crei occupazione, impresa eccetera.

La situazione e’ quindi che abbiamo da una parte bisogno di grandi investimenti per smettere di buttare dalla finestra energia e denaro e dall’altra parte le banche hanno bisogno di prestare soldi per investimenti sensati e produttivi. Le due esigenze si sposano perfettamente.

Le banche possono anticipare il denaro a imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche vincolandolo all’uso per il taglio degli sprechi energetici. A questo punto c’e’ solo un’ultima domanda: il denaro che risparmiamo e’ sufficiente a ripagare le rate di restituzione dei soldi prestati dalla banca, interessi compresi?

Spalmando la restituzione su 5, 10 oppure 20 anni (a seconda delle tipologie degli interventi e dei tempi di ammortamento dell’investimento) possiamo ripagare il debito con il 50-70% del risparmio ottenuto dalla diminuzione dello spreco energetico. Si tratta di una normale operazione di finanziamento alle imprese: quando compro una macchina utensile calcolo che una parte di quel che mi fa incassare la nuova macchina vada a pagare le rate dell’acquisto e un’altra mi venga in tasca sotto forma di guadagno. Se non fosse cosi’ nessuna azienda ricorrerebbe al credito bancario per comprare nuove macchine utensili. E il meccanismo funziona perfettamente anche se invece di investire in macchine utensili per produrre oggetti, spendiamo per smettere di lasciare che il calore delle ciminiere se ne vada sprecato in cielo.

Ma c’e’ una differenza. Se prendo in prestito denaro per comprare una macchina che produce bottiglie mi assumo il rischio di non riuscire poi a vendere tutte le bottiglie che riesco a produrre. Se invece investo per smettere di spendere denaro sprecato ottengo sicuramente un vantaggio economico senza rischio. Risparmio denaro che comunque spenderei. Non ci sono di mezzo consumatori che possono comprare o non comprare le mie bottiglie. Quindi per le banche si tratterebbe di un prestito estremamente sicuro.

Si puo’ solo obiettare che un’azienda, dopo aver ristrutturato per risparmiare energia potrebbe comunque fallire. Vero. Ma se riesce a tagliare le spese energetiche diventa piu’ competitiva ed e’ meno probabile che fallisca. E comunque si tratta del prestito piu’ sicuro possibile per le banche. E al limite, in una situazione di panico come questa, lo stato potrebbe creare un fondo di garanzia per le aziende che nonostante l’iniezione di contanti determinata dal risparmio energetico e l’aumento della competitivita’, dovessero fallire. Ma sarebbe comunque un rischio minimo rispetto a qualunque altro investimento.

Inoltre va considerato un altro aspetto non meno importante. Se da una parte il taglio dello spreco energetico, con un ammortamento spalmato su piu’ anni, significherebbe un risparmio immediato (soldi subito), dall’altra parte non tagliare la bolletta energetica vorrebbe dire spararsi in testa. Infatti, e’ fuori di dubbio che tra alti e bassi il costo dell’energia continuera’ a salire ed e’ anche evidente che in molte nazioni il costo energetico dei prodotti e dei servizi e’ gia’ oggi molto piu’ basso di quello del Sistema Italia e mentre da noi si sta facendo ben poco, molti si danno da fare per migliorare ancora di piu’ la loro efficienza energetica. Basti dire che da mesi i decreti attuativi per i finanziamenti del micro eolico e idrico e degli impianti a biomasse sono bloccati mentre la Spagna, dopo averci superati, sta continuando a premere sull’acceleratore delle fonti rinnovabili, garantendosi in prospettiva costi energetici sempre piu’ bassi.

Una Risposta to “Risparmio energetico e tracollo economico”

  1. Valentina said

    Grazie per questo post interessante! Fo scrive molte cose vere. Vorrei aggiungere a questa riflessione anche un altro punto: alla base del dibattito tra UE e governo italiano c’è stato anche una differenza di vedute sui costi che questo provvedimento comporterebbe. O meglio, sui dati finali. Il punto è che il governo italiano tiene conto solo dei costi per raggiungere i nuovi livelli di emissioni, senza tenere in considerazione tutti i risparmi (in termini di riduzione di utilizzo energetico,…) e i benefici sia economici (entrare in nuovi business ad alto potenziali,…) che sociali/ambientali (migliorate condizioni di vita,…). Quello che mi chiedo è se questa “disattenzione” sia frutto di una scarsa fiducia sul sistema economico italiano -come accenna Fo in apertura- o semplicemente un modo per portare dati che possano sostenere la politica di confindustria.

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