Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Comuni

Posted by janejacobs su ottobre 28, 2008

Le citta’-stato del Medioevo italiano sono state un esperimento naturale interessante su come la cooperazione abbia saputo creare sviluppo e ricchezza. La nascita delle citta’ Stato italiane avvenne nel processo di disgregazione del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno alla fine del primo millennio. La parte centrale di questo processo fu l’affermazione di citta’ in grado di governarsi da sole. Questo processo avvenne un po’ in tutta Europa, ma fu particolarmente forte nell’Italia centro-settentrionale fra il 1100 ed il 1300 a causa della debolezza del potere imperiale. In alcune citta’, la mancanza di un governo centrale porto’ all’aggregazione di individui che decidevano di cooperare per risolvere problemi di interesse comune. Ad esempio a Genova, le famiglie nobili dell’aristocrazia marittima formarono simili patti. Tali patti venivano fatti rispettare con severita’. Chi disobbediva ai patti veniva escluso dalle relazioni commerciali e politiche dagli altri membri del patto. In alcune citta’, era il vescovo a fare da garante perche’ i patti venissero rispettati. Ed il vescovo aveva il potere di scomunicare chi disobbediva ai patti, una punizione molto piu’ grave di quello che oggi si possa immaginare.
Lentamente iniziarono ad emergere nuove e sempre piu’ stabili istituzioni. Il primo seme di citta’ libera fu il consolato, un comitato composto da un numero limitato di cittadini i cui poteri scadevano generalmente dopo un anno. L’istituzione del consolato e’ la piu’ visibile manifestazione delle citta’ stato come corpo politico indipendente. Il tempo, i commerci e le guerre sviupparono pienamente le istituzioni cittadine. Nel corso di due secoli, la piccola assemlea di capi locali delle principali famiglie che condividevano i poteri (coloro che partecipavano al patto giurato) si sviluppo’ in un moderno parlamento di membri eletti da una fetta sempre maggiore della popolazione. Con questi cambiamenti, si sviluppo’ pienamente il modello di citta’-stato. Tale citta’ stato procurava proetzione ed ordine, raccoglieva le tasse, si occupava della difesa della citta’, dava ai cittadini le protezioni di base ed era responsabile per il mentenimento e la sicurezza delle strade, infrastrutture essenziali per garantiere il commercio fra citta’.
Alla meta’ del dodicesimo secolo nacque una nuova parola per descrivere le citta’-stato Italiane: la parola “comune”, che deriva dal latino ed indica la proprieta’ comune dei cittadini: non solo le mura, le strade, ma anche le cattedrali e le chiese erano viste come proprieta’ dei cittadini del comune e della comunita’ locale, una proprieta’ che andava mantenuta e rispettata, perche’ di tutti. I diritti e le liberta’ comunali andavano di pari passo con a responsabilita’ di operare per il proprio interesse e per il bene comune dei cittadini. La straordinaria indipendenza di cui godevano i comuni Italiani non era gratuita. Le citta’ dovevano difendersi dai tentativi degli Imperatori Tedeschi di esercitare la loro autorita’ sulle loro ricche citta’ e imporre tasse; dalle pretese dei feudatari locali, e dai tentativi continui dei comuni di espandersi ai danni degli altri.
La battaglia per l’indipendenza dall’Imperatore raggiunse il suo culmine nel 1176 quando una leva di citta’ libere, la Lega Lombarda, sonfisse l’imperatore Federico I Barbarossa che discese sull’Italia per riaffermare i suoi poteri ed i suoi privilegi. In quell’occasione non tutte le citta’ libere combatterono contro l’impero, alcune citta’ del Piemonte e la stessa Genova appoggiarono l’impero in cambio di concessioni da parte dell’imperatore. L’atteggiamento duplice che i Comuni Italiani tennero con l’imperatore era un segno della loro liberta’ e della loro capacita’ di negoziare accordi con l’imperatore o di combatterlo a seconda delle proprie convenienze.
Nei Comuni, il potere politico non era identificato con una singola persona regnante, ma con l’intera comunita’ (da qui il nome Comuni). Inoltre, la fonte del potere politico e dell’autorita’ non era religiosa o dinastica, ma veniva dagli abitanti del Comune. Le regole, le leggi e le decisioni formali erano sempre fatte in nome del popolo, anche se in pratica le elite e le famiglie ricche avevano maggiore importanza. Inotltre, la vita dei comuni era regolata da statuti che facevano appello a tutti i cittadini anziche’ ad un solo gruppo di sudditi. Questo era in forte contrasto con la societa’ feudale dove le regole ed i diritti derano diversi a seconda del ceto sociale di un individuo (nobile, contadino, membro del clero). Infine, lo svilupppo del comune va di pari passo con quello delle  liberta’ personali: prima dela nascita delle citta’ indipendenti, gli abitanti delle citta’ erano servi del feudatario locale. Con il comune le liberta’ personali ricevevano protezione legale contro gli abusi degli ufficiali governativi, le cui azioni erano soggette al controllo di istituzioni ad hoc, inclusi i tribunali a cui i cittadini potevano fare appello. In altre parole, le citta’ stato svilupparono un sistema di protezione dei diritti di proprieta’ e di limiti del potere esecutivo che furono funzionali al loro sviluppo.
Fonte: Long Term Persistence
 

Una Risposta to “Comuni”

  1. Arthur said

    Bè dove sono nato io ed a Bologna (dove si parlava comunque di comune), nel basso medioevo era decisamente il clero e qualche nobile a comandare. Di decisioni i cittadini ne potevan prendere ben poche. Qualsiasi attività degna di questo nome e fatta in questo posto (scavare un canale, erigere un mulino, concessione per poter pescare con la barca) era per lo più decisa dal vescovo. Non erano poi certo i cittadini a decidere in materia tributaria, e quando si ribellarono ai ministri del vescovo perchè erano arroganti e le tasse erano alte, alcuni pagarono con la vita.

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