Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Mafia e crisi finanziaria

Posted by janejacobs su novembre 13, 2008

La criminalita‘ organizzata sta beneficiando della crisi finanziaria in corso e della crisi delle banche per espandere la propria attivita‘ di usura alle piccole imprese in difficolta‘ utilizzando le proprie risorse finanziarie per comprare immobile ed imprese a prezzi irrisori.

Secondo la Confesercenti, circa 180,000 piccole imprese in Italia si sono rivolte ad usurai perche’ spinte dall’impossibilita’ di prendere a prestito dalle banche, che hanno ridotto i prestiti alle imprese, specie a quelle in difficoltà.

L’usura e’ il settore della Mafia e della criminalita’ organizzata che sta crescendo piu’ rapidamente. L’usura ha una “tradizione” al Sud, che trova spesso appoggi in politica e che finisce per fornire “lavoro” e “sicurezza”, ma ad un prezzo altissimo.

I gruppi organizzati mafiosi Italiani producono ricchezza per 130 miliardi di euro all’anno circa il 6% del PIL in Italia e l’usura rappresenta circa 15 miliardi di euro di ricavi per la Mafia, mentre la droga 60 miliardi di euro di ricavi.

Altre attivita’ in crescita per la Mafia sono il commercio, il turismo, l’industria delle scommesse, i ristoranti, la gestione dei rifiuti, il settore immobiliare ed ospedaliero.

Circa 150,000 negozianti pagano il pizzo alla Mafia come per “protezione”, per un importo totale di 6 miliardi di euro all’anno. La Camorra chiede ad un venditore ambulante di generi alimentari a Napoli circa 5 o 10 euro al giorno, la Mafia di Palermo chiede ad un’impresa di costruzioni circa diecimila euro al mese.

La mafia paga quasi due miliardi di euro di stipendi all’anno. I capi prendono circa 40,000 euro al mese, mentre i “picciotti” ne prendono solo 1,000.

La tabella qui sotto, redatta dalla Confesercenti, indica il fenomeno dell’usura oggi in Italia per regione. 

Regioni

Commercianti coinvolti

% sul totale attivi

Giro d’affari in ml.

Campania

30.000

30%

2,25

Lazio

26.000

   32,4%

2,3

Sicilia

24.000

28,1%

1,9

Puglia

16.000

17.6%

1,2

Lombardia

15.000

11,4%

1,3

Calabria

12.000

31,4%

0,75

Piemonte

 8000

11,2%

0,72

Emilia Romagna

7.000

8,6%

0,62

Toscana

7.000

10,6%

0,62

Abruzzo

5.500

25,2%

0,44

Liguria

4.500

12%

0,40

Basilicata

2.000

18,7%

0,15

Molise

1.700

28%

0,13

Altre

21.300

 

1,9

TOTALE

180.000

19,2%

15

  Per maggiori informazioni: http://www.confesercenti.it/

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