Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘agricoltura’

Agricoltura senz’acqua

Posted by janejacobs su agosto 13, 2009

Cosa succederebbe se i nostri campi smettessero di produrre cibo a causa di una crescente mancanza d’acqua? Purtroppo lo osserveremo presto seguendo la difficile situazione di carestia idrica che sta attraversando l’India.

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L’economia dell’impero francese

Posted by janejacobs su novembre 25, 2008

L’impero Francese e l’impero Britannico sono crollati atraverso simili transazioni del declino. Ma la Francia e’ stata in grado, per un certo periodo, di guadagnare tempo con un espediente interessante e probabilmente mai tentato prima. La Francia non ha citta’ regione (ad eccezione di Parigi), essa e’ principalmente costituita di regioni agricole fornitrici di materie prime. Tali regioni sarebbero estremamente povere se non fosse per i generosi sussidi agricoli dell’Unione Europea. Le citta’ Tedesche, Olandesi, le citta’ del Nord Italia, del Belgio, della Danimarca e del’Inghilterra hanno aiutate per decenni le citta’ agricole Francesi con una generosita’ impareggiabile per le citta’ Francesi, soprattutto per il fatto che le citta’ Francesi hanno una economia arretrata e stagnante (ad eccezione di Parigi) e questo e’ il motivo per cui la Francia non ha molte aree metropolitane. In effetti, la Francia ha trovato una variante dell’Impero Romano dal momento che, in qualita’ di nazione, raccoglie fondi da altre economia avanzate come quella Francese o anche piu’ avanzate. Per quanto sofisticato ed intricato sia il patto fra Francia e citta’ Europee, la sostanza e’ che spreme i guadagni delle citta’, deprime il commercio fra citta’ avanzate a vantaggio di sussidi che vengono ricevuti dalle zone arretrate della Francia rurale, e sottrae la produzione al processo di rimpiazzo delle importazioni a svantaggio delle citta’ Europee.

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Fattorie d’acqua salata in Africa

Posted by janejacobs su ottobre 9, 2008

Due filmati (di circa 10 minuti ciascuno) per vedere come e’ possibile strappare le terre alla desertificazione, alla fame, alla poverta’ e alla guerra grazie a nuove tecnologie agricole che sfruttano l’acqua di mare, invece dell’acqua dolce. Tali tecnologie forniscono lavoro e nutrimento ad alcune popolazioni dell’Eritrea.

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Tariffe canadesi

Posted by janejacobs su agosto 26, 2008

Harvesting wheat on a farm in the grain belt near Saskatoon, Saskatchewan, Canada. A potash mine appears in the distant background.

Campi del Saskatchewan

Anche se necessarie, le tariffe applicate nelle nazioni che hanno citta‘ arretrate o stagnanti non sono il miglior rimedio piu’ utile. Le tariffe creano ostacoli al commercio fra le citta‘. Esse sono particolarmente rischiose per piccoli paesi non solo perche’ invitano gli altri paesi a imporre a loro volta tariffe e dazi, ma perche‘ le citta’ di piccole nazioni hanno bisogno di un commercio fatto di rischi e di guadagni con citta‘ in altre nazioni. Nelle grandi nazioni le tariffe mortificano le regioni agricole delle piccole nazioni. In Canada, ad esempio, la maggior parte delle esportazioni e’ rappresentata da beni agricoli e su questo commercio si basa il valore della valuta Canadese. La citta‘ che trae piu‘ beneficio dalle tariffe applicate in Canada e’ Toronto e naturalmente tali tariffe sono odiate dagli altri canadesi nelle regioni che producono beni agricoli. Tuttavia, senza la protezione delle tariffe che avvantaggia prevalentemente Toronto, il Canada sarebbe molto povero e arretrato.

Continua…

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Senza produzione le citta’ collassano

Posted by janejacobs su agosto 14, 2008

Montevideo, una citta’ improduttiva
I messaggi sbagliati provenienti dalle valute nazionali arrivano alle citta’ in modo diverso a seconda di come vada il commercio internazionale delle loro nazioni prese interamente. Il messaggio sbagliato porta con se’ problemi e difficolta’.
Se il commercio internazionale di una nazione e’ essenzialmente agricolo o fatto di materie prime, e se una nazione essenzialmente e’ un’esportatrice di materie prime, la realta’ cittadina riceve i messaggi che dovrebbero ricevere le zone agricole invece di ricevere messaggi che dovrebbero riguardare la sua produzione cittadina. L’Uruguay e Montevideo ne sono un esempio. Il valore del commercio internazionale dell’Uruguay durante la formazione della sua economia era basato interamente sulle esportazioni di carne, lana, cuoio e pochi altri prodotti agricoli. Dal momento che l’Uruguay ebbe successo nelle esportazioni agricole, la sua valuta era forte e le sue importazioni erano relativamente poco care con il risultato che Montevideo, la citta’ principale dell’Uruguay non rimpiazzava vasti insiemi di prodotti con la propria produzione.
Piu’ la valuta dell’Uruguay si apprezzava grazie alla domanda straniera dei suoi beni agricoli e piu’ poteva permettersi di comprare beni dall’estero senza rimpiazzarli. Montevideo stava ottenendo potenti messaggi dalla valuta nazionale sullo stato del commercio delle sue campagne, ma non stava ricevendo alcun messaggio di controllo sullo stato del suo commercio cittadino. Montevideo non produceva niente e non si guadagnava le importazioni, ma viveva sulle spalle del lavoro delle campagne.
Quando i mercati di sbocco dei prodotti agricoli dell’Uruguay iniziarono a ridurre le loro importazioni negli anni’50 il valore della valuta dell’Uruguay inizio’ inesorabilmente a diminuire. Ad un certo punto il governo dell’Uruguay aumento’ il valore della propria moneta prendendo a prestito enormi somme dall’estero con il risultato che le importazioni dall’estero continuarono ad arrivare durante gli anni ’60, ma questo non poteva durare perche’ i progetti per cui il governo prendeva a prestito non erano in grado di migliorare la bilancia dei pagamenti del Paese. Alla fine il controllo della valuta arrivo’ nella maniera piu’ forte e chiara con questo messaggio:“Uruguay tu non stai producendo piu’ beni a a sufficienza per finanziare le tue importazioni! Non puoi continuare a comprare questi beni importati”.
Purtroppo quando Montevideo comprese questo messaggio era troppo tardi. Montevideo non era piu’ in grado di rispondere perche’ la sua capacita’ di risposta si era atrofizzata. Durante tutti quegli anni  quando la citta’ aveva vissuto sulle spalle delle sue campagne non era riuscita a costruire capacita’ produttive, cosi’ non aveva nessun fondamento per la produzione di beni e servizi, non aveva competenze, non aveva versatilità nella produzione di cio’ di cui aveva bisogno per ottenere un vantaggio dalla tariffa automatica che riceveva quando le esportazioni agricole andavano bene. Per usare ancora l’analogia fra tassi di cambio e sistema respiratorio, in Uruguay il livello di anidride carbonica aumento’ notevolmente e il sangue dell’economia dell’Uruguay registro’ questo aumento perche’ la valuta si deprezzo’. Ma senza la capacita’ di porre rimedio a quella situazione, l’aumento di anidride carbonica risulto’ mortale, perche’ il diaframma doveva funzionare per un’economia agricola in crisi e per una economia cittadina improduttiva, per cui l’economia dell’Uruguay collasso’.

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Il tracollo economico dell’Unione Sovietica

Posted by janejacobs su aprile 16, 2008

 

Nel’Unione Sovietica, il redimendo dell’agricoltura era scandalosamente basso. Regioni che avrebbero potuto essere i granai del mondo, non erano nemmeno in grado di nutrire la propria popolazione. Anno dopo anno, l’Unione Sovietica comprava tonnellate di grano dal Canada, un paese dal clima simile a molte aree dell’Unione Sovietica. Di più, l’Unione Sovietica addirittura importava grano dagli Stati Uniti. L’Unione Sovietica non era in grado di produrre abbastanza carne, verdure, frutta, pollame e latte in misura sufficiente per sfamare il proprio popolo. La produzione rurale nell’Unione Sovietica era bassissima e i tentativi di migliorarla avevano richiesto uno sforzo economico sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti; l’Unione Sovietica per decenni continuo’ a distruggere circa un quarto dei suoi investimenti annuali in investimenti agricoli. Gli scarsi risultati furono imputati all’inabilita’ di programmare efficientemente l’economia, alla burocrazia corrotta, alle infrastrutture di trasporto carenti, all’indolenza dei lavoratori, al clima, e al fatto che i lavoratori delle fattorie socializzate non guadagnavano e non rischiavano in proprio se la qualità dei loro prodotti era eccellente o pessima e quindi non investivano e non lavoravano duramente. Queste ultime considerazioni sono senz’altro importanti fattori che hanno contribuito al tracollo dell’Unione Sovietica, e cio’ e dimostrato dal fatto che i pochi appezzamenti privati consentiti dall’Unione Sovietica avevano rendimenti molto maggiori di quelli collettivizzati. Ogni economista Sovietico o straniero che abbia studiato le fattorie collettivizzate ha raccontato storie orribili: fertilizzante che non arrivava nella stagione in cui andava applicato ai raccolti; macchine per la distribuzione di fertilizzanti che si rompevano facilmente o che non arrivavano in tempo per la raccolta anche se il fertilizzante era arrivato in tempo; mandrie che aumentavano di numero proprio quando veniva a mancare il cibo per allevarle; lavoratori che venivano assegnati a compiti per cui non era richiesto maggior lavoro, mentre c’erano altre mansioni alla che erano disperatamente richieste; servizi di trasporto inefficienti che lasciavano che i raccolti marcivano prima di arrivare a destinazione; e cosi’ via.

 

Pero’, possiamo guardare a questa orribile situazione anche da un punto di vista leggermente diverso. Supponiamo che le politiche dell’Unione Sovietia fossero state in grado di aumentare notevolmente il rendimento dei raccolti. Con tale miglioramento decine di milioni di lavoratori dei Soviet sarebbero stati automaticamente in esubero. Pertanto, se i tassi di rendimento dei raccolti fosse aumentato notevolmente, un numero immenso di emigranti, specialmente di giovane eta’, si sarebbe riversato sulle citta’. Anche se la produttivita’ fosse aumentata della meta’ di quanto era aumentata negli Stati Uniti in quello stesso periodo, circa 40 milioni di contadini Sovietici si sarebbero ritrovata senza lavoro. Considerando che il numero totale di abitanti dell’Unione Sovietica era di 100 milioni, dove se ne sarebbero potuti andare?

L’Unione Sovietica aveva poche citta’, nessuna di esse in grado di rimpiazzare vigorosamente le importazioni, ne’ tanto meno aveva vigorose aree metropolitane. L’aumento della produttivita’ avrebbe causato un numero troppo elevato di immigrati per le citta’ Russe, relativamente piccole e poco dinamiche dal punto di vista economico.

 Non sto insinuando che le autorita’ Sovietiche abbiano mantenuto i tassi di produttivita’ agricola deliberatamente bassi. Una simile affermazione non avrebbe senso alla luce delle enormi somme di denaro che il Governo Sovietico tento’ di investire per migliorare i rendimenti dei raccolti e la produttivita’ agricola. Dubito che i politici Sovietici capissero meglio dei loro colleghi americani la connesione vitale fra rendimenti dell’agricoltura e produttivita’, tra disponibilita’ di lavori cittadini connessa al ruolo delle citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni .

Tuttavia, dal momento che tali connessioni esistono, ne consegue che in ogni nazione dove manchi lavoro nelle citta’, l’agricoltura e le campagne devnono mantenere rendimenti e produttivita’ basse. Non c’e’ alternativa. Questo e’ stato dimostrato sia dagli Stati Uniti, che hanno sviluppato molte grandi citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni e un’agricoltura avanzata, sia dall’Unione Sovietica, che in mancanza di citta’ vigorose in grado di rimpiazzare le esportazioni, ha manetnuto un’agricoltura arretrata.

 

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Povero Sud

Posted by janejacobs su aprile 14, 2008

Povera Georgia

Anche gli Stati Uniti hanno avuto un grande processo di spopolamento al Sud, che fino agli anni ’30 fu la parte piu’ arretrata della nazione. L’ex presidente Jimmy Carter, descrivendo la sua infanzia nella Georgia, diceva: ” la vita dei contadini della Georgia assomigliava piu’ alla vita dei contadini di 2,000 anni fa che alla vita dei contadini di oggi”. Questo potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non piu’ di tanto se si pensa ad una fattoria Italiana di 2,000 anni fa. Quello che Carter voleva dire era che quasi tutto il lavoro nella sua giuoventu’ doveva essere svolto da animali e bestie anziche’ da macchinari. Muli, uomini, donne e bambini erano indispensabili. Dal momento che la produttivita’ era bassa, per quanto i contadini lavorassero duramente, rimanevano poveri; e dal momento che erano poveri, non potevano permettersi di aumentare la loro produttivita’.

Per rompere questo circolo vizioso, il governo nazionale forniva denaro e cercava di migliorare i metodi agricoli delle fattorie del Sud. Le citta’ distanti giocarono la loro parte grazie al loro sviluppo economico: esse producevano i macchinari necessari e, grazie alle tasse che pagavano al governo centrale, fornivano il denaro necessario per l’acquisto di tali macchinari. I sussidi a molti beni agricoli, fornirono agli agricoltori del Sud un prezzo minimo a cui vendere i loro raccolti; essi ricevevano sussidi per ridurre i loro raccolti dalle loro terre, ricevevano prestiti a tassi agevolati per installare elettricità’ e assistenza da esperti assunti dallo stato sul controllo dell’erosione dei terreni, sull’erosione e la diversificazione dei raccolti. I sussidi erano automaticamente collegati alla dimensione dei fondi e fornivano maggiori benefici ai grandi proprietari terrieri; questi erano anche gli agricoltori capaci di fare un uso piu’ rapido e piu’ produttivo dei loro fondi, grazie a maggior capitale a loro disposizione che permetteva loro di acquistare moderni macchinari e assumere meno manodopera. Pertanto, i proprietari terrieri, e soprattutto i grandi proprietari terrieri potevano finalmente permettersi i macchinari di cui fino ad ora avevano fatto a meno.

La tecnologia che inizio’ a rivoluzionare la vita contadina per i membri della famiglia del Presidente Carter e per le altre migliaia di braccianti nel Sud non era rivoluzionaria, non era particolarmente innovativa o senza precedenti. Le macchine che permettevano la coltivazione, l’inseminazione, la disinfestazione automatica, le pompe, le seghe meccaniche,  i nastri meccanici, i ventilatori industriali, le gru, i sistemi refrigeranti, i trattori, i camion, le riviste specializzate di agricoltura, e tutti quei piccoli e grandi articoli che trasformarono l’agricoltura del Sud negli anni seguenti consistevano in macchinari, materiali e metodi che erano stati sviluppati prima negli Stati del Nord. Tali strumenti erano gia’ stati estesi alle regioni del Far West, ma nel periodo in cui i coltivatori di grano delle praterie e i coltivatori di frutta e verdura nelle valli del Far West iniziavano a possedere trattori, camion, macchine per l’aratoria e la disinfestazione, le vigorose economie delle citta’ dell’Ovest e del Nord erano in grado di alterare la vita di persone di cui tali regioni  fornitrici di materie prime non avevano bisogno.

Quando infine la tecnologia fu messa al lavoro dell’agricoltura del sud, il rendimento dei raccolti aumento’ prodigiosamente. Certo, anche la produttivita; degli agricoltori e dei loro aiutanti aumento’ prodigiosamente e quindi non c’era piu’ bisogno di molti braccianti. Coloro che lavoravano terre in affitto o che possedevano piccoli appezzamenti furono incorporati dai grandi proprietari terrieri. In Georgia, lo Stato di Henry Grady  e di Jimmy Carter, negli anni 1930 c’erano circa 1.5 milioni di lavoratori agricoli. Cinquant’anni dopo ce n’erano 225 mila e piu’ di 300 mila fattorie si erano consolidate in 70 mila fattorie. L’agricoltura oggi occupa solo il 4% dei lavoratori nello stato della Georgia, mentre ai tempi della Georgia di Carter, ne occupava circa il 50%. Mentre avvenivano questi cambiamenti in Georgia, simili cambiamenti avvenivano in Texas, nella Luisiana, nel Missouri, nell’Arkansas, nel Mississipi, nell’Alabama, nella Florida, nel Tennessee, nel Kentuky nella Carolina e nella Virginia. Su tutti questi territori, i lavoratori agricoli e le loro famiglie venivano spodestati della propria terra per via dell’aumento della produttivita’ dell’agricoltura.

Dove andarono a finire tutte queste famiglie? Dal momento che questo spopolamento era iniziato agli albori della Seconda Guerra Mondiale, i primi ad emigrare erano i primi ad essere assorbiti. I giovani agricoltori che non venivano arruolati nell’esercito trovavano facilmente lavoro nelle industrie della Guerra e nell’industria dei servizi a San Francisco, Oakland, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Cincinnati, Pittsburgh, Philadelphia, Baltimora, Detroit, Boston e New Tork.

I lavoratori di colore, che rappresentavano una grossa percentuale dei lavoratori costretti ad emigrare, anche se prima venivano discriminati, venivano assimilati nell’economia della guerra.  Ma quando la Guerra fini’ i nuovi lavori, specialmente quelli dei lavoratori di colore, non aumentarono proporzionalmente ai lavori persi nell’agricoltura; e molti lavoratori che avevano trovato lavoro durante l’economia di Guerra venivano licenziati, specialmente se erano di colore.

Nonostante questo, lo spopolamento delle campagne, non solo continuo’, ma accelero’, particolarmente fra il 1945 ed il 1960. Alcuni di coloro che si ritrovavano senza lavoro rimanevano nel Sud in piccoli appezzamenti di terreno improduttivi in cui riuscivano a sopravvivere solo grazie a sussidi provenienti dal governo centrale. Alcuni trovarono lavori in citta’ del Sud che erano riuscite ad attrare il “trapianto” di fabbriche del Nord al Sud. Ma le fabbriche del Sud non erano in grado di fornire impiego a tutti i lavoratori agricoli che perdevano il lavoro per colpa delle innovazioni tecnologiche nell’agricoltura. Molti di loro continuarono ad emigrare nelle citta’ – e dove altro potevano emigrare? – particolarmente nelle citta’ del Nord e dl Far West che potevano offrire lavoro a nuovi emigrati provenienti dall’America e dall”Estero.

Ma in quel periodo qualcosa di straordinario stava accadendo in America. Le citta’non erano in grado di generare nuovo lavoro sufficiente per le persone che lasciavano le campagne. Anzi, proprio nel momento in cui le campagne Americane si spopolavano, molte citta’ si ritrovavano in stagnazione ed in recessione economica. Pertanto, a tutt’oggi nessun nuovo lavoro si e’ materializzato per i milioni di emigrati provenienti dalle campagne del Sud e per i loro discendenti. Dal loro punto di vista, sono rimasti in disgrazia per generazioni a lavorare duramente, mal pagati e con una agricoltura meccanizzata che non aveva piu’ bisogno di loro. Dal punto di vista delle citta’ in cui cercavano lavoro, gli immigrati rappresentavano un grosso fardello. E’ un fardello trovare per loro case, e’ un fardello educarli, fornire servizi di polizia, di assistenza e di sanita’.

Cio’ che incomincio’ come un miglioramento delle condizioni agricole porto’ ad effetti indesiderati perche’, come nello spopolamento delle Highlands Scozzesi il cambiamento non era correlato alla completo ed armonioso dispiegamento delle cinque forze delle citta’ (link). Invece, alcune forze sbilanciate – la tecnologia delle citta’ accompagnata al capitale – hanno raggiunto zone lontane ed inaspettate. Molta della maggiore produttivita’ e ricchezza provenienti da questa rivoluzione tecnologica si e’ rivelata illusoria a livello nazionale. Il costo dell’avere persone spostate dalle loro terre che sono disoccupate ed improduttive, povere e demoralizzate, violente e drogate, sono impossibili da calcolare, ma sono enormi.

Nel Sud, coloro che lavorano nell’agricoltura mecanizzata, ora stanno molto meglio di prima, cosi’ come gli Scozzesi  rimasti ad allevare pecore Cheviot in Scozia, stavano meglio degli agricoltori Scozzesi prima che le questa nuova razza di pecore fosse importata dall’Inghilterra. Gli agricoltori lavorano meno ore e hanno lavori meno faticosi. La raccolta del cotone e’ un lavoro miserabile, se fatto a mano; guidare una macchina raccoglitrice di cotone, invece, e’ un mestiere molto meno faticoso. Se non fosse per la conseguenza dei molti lavoratori sconfitti dalle nuove tecnologie, questa sarebbe una storia a lieto fine. Ma la rivoluzione tecnologica nell’agricoltura del Sud fu generata dall’esterno e fu vulnerabile a forze esterne che generarono conseguenze impreviste. Continua…

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Dai formaggi Sardi alle pecore della Nuova Zelanda

Posted by janejacobs su aprile 4, 2008

Nella storia, i mercati cittadini hanno da sempre attinto forniture da regioni lontane che fornivano beni primari. Tale caratteristica era presente anche prima delle moderne forme di trasporto, di industria e di prodotti di conumo.

Ad esempio, nel tardo Medio Evo, la Sardegna esportava il suo formaggio in tutte le citta’ d’Europa: nient’altro che formaggio. Ovviamente, le lontane citta’ Europee erano molto selettive ed esigenti nel saggiare la qualita’ dei formaggi Sardi. Nel periodo rinascimentale, molte regioni della Polonia fornivano frumento, segale e legname a moltissime citta’ dell’Europa Centro Settentrionale, ma non fornivano null’altro. Le Isole Canarie fornivano canna da zucchero a tutte le citta’ Europee, ma null’altro. Le Canarie erano il prototipo delle Isole dello Zucchero dei Caraibi delle Indie Occidentali. Piu’ indietro nel tempo, le citta’ Etrusche dell’Italia Settentrionale, e dopo di loro la Repubblica di Roma, non volevano altro dall’Isola d’Elba se non il suo ferro. Alcuni ricorderanno il villaggio di Bardou al quale i mercati dell’antichita’ richiedevano solo ferro e nient’altro che ferro e lo volevano con tale insistenza da costruire splendide strade che sono durate per duemila anni. Non sto elencando questi esempi perche’ sono delle curiosita’, ma perche’ rappresentano con precisione esempi storici dei regioni fornitrici di beni primari.

Negli anni piu’ recenti, la Zambia fornisce rame a moltissimi mercati lontani, ma non fornisce altro che rame. La Nuova Zelanda fornisce formaggio, burro, carne e lana, ma poco altro. Lo stesso vale per alcune regioni del Canada (New Brunswick e Saskatchewan) e  dell’Inghilterra (Galles). Negli Stati Uniti, l’Appalachia ha fornito poco altro che carbone anche se da poco il mercato di Hong Kong ha iniziato ad interessarsi del ginseng prodotto in Appalachia, un mercato che vale $30 milioni all’anno (*), niente male per un paese poverissimo di minatori che si spaccano la schiena in miniera. Ma Hong Kong vuole solo in ginseng dell’Appalachia e nient’altro. Tutto il mondo compra petrolio dll’Arabia Saudita e dal Kuwait e nient’altro che petrolio. Non c’e’ altro che le citta’ del mondo vogliono da questi paesi, cosi’ come dal Centro e dal Sud della Scozia non vogliono altro che Whiskey.

Spesso l’azione unita di molti mercati di sbocco per le nazioni che producono matere prime, agendo come un unico mercato, e’ nascosto dietro il potere politico o commerciale di una singola citta’; ma quando tante citta’ vogliono da una regione una cosa sola, e’ come se il mercato di sbocco fosse quello di una sola citta’. Hong Kong non consuma tutto il ginseng che importa. Anche se il frumento, la segale ed il legname della vecchia Polonia venivano distribuiti a decine di citta’ Europee, la maggior parte delle vendite veniva fatta ad Amsterdam. Quello era dovuto al fatto che i prezzi erano fissati ad Amsterdam e molte delle consegne venivano organizzate ad Amsterdam, e questo era dovuto al fatto che i mercanti di Amsterdam avevano creato questo commercio e avevano mantenuto la loro presa su di esso quando si aprivano nuovi mercati.I mercanti di Lisbona maneggiavano tutto il commercio di zucchero proveniente dalle isole canarie, ma cio’ non vuoleva dire che gli abitanti di Lisbona consumasseo tutto lo zucchero delle Canarie o confezionassero caramelle per tutta l’Europa. Quando la Francia possedeva il Vietnam, la maggior parte del commercio dei beni esportati dal Vietnam era controllata da Parigi, ma lo zinco, la latta e la cannella del Vietnam arrivavano anche ai porti di Baltimora ed Amburgo.

Il fatto che la gente di Shinohata vendessero i loro bachi da seta a Tokyo – al tempo in cui Shinohata era solo una economia di esportazione di beni primari – non deve farci trascurare che i bachi arrivavano a Shinohata, Lione, New York e in molti altri posti che causavano la specializzazione degli abitanti di Shinohata nella produzione di bachi da seta. Il comercio di banane era controllato dal governo Spagnolo. “Dobbiamo vendere tutte le nostre banane a Madrid” dicevano i raccoglitori di banane dei Caraibi; Madrid poi procedeva a smistarle.

L’estrema specializzazione delle regioni fornitrici di beni primari fa si che l’esportazione in prototti a maggior valore aggiunto zoppichi. Le esportazioni del Canada, ad esempio, sono molto varie; ma tra le differenti vastissime regioni fornitrici di beni primari nel Canada, alcune sono iper specializzate. In Canada, le nuove regioni che offrono beni primari sono le piu’ prospere. Le regioni Atlantiche sono diventate povere nel corso del tempo e sarebbero anch’esse slittate in condizioni di paesi del Terzo Mondo , se non avessero ricevuto i sussidi dalle regioni ricche di Toronto e dalle altre citta’.

Con il passare del tempo le regioni che forniscono beni primari finiscono per impoverirsi. Una causa comune di tale imporverimento e’ lo sfruttamento eccessivo delle risorse: la Nuova Scozia ha subito uno sfruttamento eccessivo delle foreste e ha subito perdite irreversibile nella popolazione marina per la troppa pesca. La Sicilia, a causa dello sfruttamento eccessivo del suolo e della competizione con l’America, ha perso il suo ruolo di principale produttore Europeo di grano, un disastro dal quale non si e’ mai piu’ ripresa.

Nuovi prodotti sostitutivi sono una delle minacce che hanno contribuito al declino dell’Uruguay. Quando i produttori Americani hanno iniziato ad impacchettare il cemento in sacchetti di carta rinforzati con fibre artificiali anziche’ fibre naturali, e fertilizzanti e plastica, la Tanzania soffri’ enormemente per il declino dell’esportazioni di sisal, una fibra estratta dalle foglie dell’agave sisalana, il Bangladesh soffri’ per la cessazione del mercato della juta, e le Filippine per la perdita di esportazioni di canapa. Il nascere di nuovi prodotti e’ assolutamente necessaria alla vita’ economica; altrimenti il pianeta sarebbe stato distrutto dallo sfruttamento continuativo delle medesime risorse. Tuttavia, la sostituzione e’ un processo difficile per i produttori di pelli di balena, zinco, latta, lino, carbome, rame, ecc…

A patire dal 1970 la Nuova Zelanda ha perso mercati allo stesso modo in cui l’Uruguay  li perse nel 1950. Nel 1980, (*) le esportazioni della Nuova Zelanda compravano solo due terzi delle importazioni del 19730, e il reddito proveniente dall’agricoltura, su cui regge tutta l’economica della Nuova Zelanda, e’ scesa del 40%. Anche se la Nuova Zelanda e’ uno dei paesi con minore densita’ di popolazione, i Neo Zelandesi hanno incominciato ad emigrare. Lo slogan della Nuova Zelanda e’: “La fattoria piu’ efficiente del mondo”. Magari questo e’ vero, pero’ i Neo Zelandesi dovrebbero tener presente che l’Uruguay era stato la fattoria piu’ efficiente nel mondo negli anni 50, ma la sua economia e’ poi collassata. Continua…

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Il collasso dell’Uruguay

Posted by janejacobs su aprile 2, 2008

Mandria di vacche in Uruguay 

Le forze economiche di una citta’ si manifestano e si equilibrano all’interno delle aree metropolitane di cui abbiamo parlato in precendeza. Tali forze non i manifestano con pari forza ed equilibrio nelle regioni distanti. Quando le cinque forze economiche che definiscono una citta’ -mercati, lavoro, tecnologia, trasferimenti e capitale – si separano l’una dall’altra prendendo direzioni diverse,  le citta’ generano economie zoppicanti e bizzarre in ragioni distanti.

Le piu’ grottesche fra queste economie sono le regioni produttrici di beni primari. Queste regioni sono modellate in maniera sproporzionata da citta’ distanti. Le regioni produttrici di beni primari sono spesso povere , e quindi l’azzoppamento delle loro economie e’ spesso attribuito alla loro poverta’. Ma le mancanze di queste regioni vanno ricercate piu’ in profondita’ che nella semplice poverta’. In realta’ sono le mancanze di queste regioni a determinarne la poverta’.

L’Uruguay, ad esempio, era una regione produttrice di beni primari particolarmente ricca per molte generazioni. L’Uruguay fu per molto tempo un grande successo nel campo dell’allevamento di bestiame. Forniva carne, lana e cuoio a molte citta’ in Europa e produceva poco altro oltre a carne, lana e cuoio. Tuttavia, il Paese non mancava di nulla perche’ tutto quello che non produceva lo importava. L’Uruguay non era una citta’ di miseri paesani dominati da latifondisti. La maggior parte della popolazione era immigrata dall’Europa nella seconda meta’ del diciannovesimo secolo. Il Paese fu fondato da agricoltori che lavoravano duramente e con intelligenza su terreni fertili , utilizzando pochi dipendenti perche’ la manodopera era moto cara. A partire dal 1911 l’Uruguay costrui’ quello che probabilmente era lo stato sociale piu’ generoso dell’epoca, piu’ generoso della Scandinavia. In Uruguay non c’erano ricchezza e poverta’ estreme; l’educazione era accessibile a tutti fino all’Universita’; Montevideo, la capitale dell’Uruguay era una citta’ prospera dal punto di vista amministrativo, educativo, culturale ed era anche un centro di distribuzione ed un centro portuale. In Uruguay era facile trovare lavoro, si era ben pagati e si lavorava poco. Coloro che non raggiungevano l’educazione universitaria, potevano trovare lavoro negli uffici governativi, che assumevano piu’ personale di quanto ne avessero bisogno o nei centri di produzione della carne, nelle concerie, nell’edilizia o nei vari settori collegati all’importazione di prodotti importati dall’Europa.

L’Uruguay era definito la “Svizzera del Sud America“, un confronto che evocava le piccole dimensioni della nazione, le sue belle montagne, la sua stabilita’ e la sua democrazia. Naturalmente, tale sentimento patriottico non doveva essere proprio preso alla lettera, ma questo confronto e’ interessante perche’ e’ quanto di piu’ lontano dalla realta’ economica di quello che si possa immaginare. Basta riflettere un attimo su quanto limitata sarebbe stata l’economia Svizzera se gli Svizzeri si fossero limitati ad allevare vacche per esportarle in paesi lontani e avessero trascurato di sviluppare la loro economia in altre direzioni.

Negli anni 40 e 50, l’economia dell’Uruguay era in boom economico e le importazioni arrivavano in maniera sempre crescente. Per la maggior parte le importazioni erano beni di consumo. Fra i beni importati c’erano anche frigoriferi per il refrigeramento delle carni, impianti per il sollevamento delle carcasse delle vacche al’interno delle macellerie, coltelli, turbine, macchine a raggi x, posate e piatti per i ristoranti, carta, telefoni e le migliaia di altri beni che mantengono operativo il sistema di comunicazioni e trasporti, assieme agli ospedali, alle scuole, agli uffici governativi, ai teatri, alle fattorie e agli impianti di macellazione della carne.

Verso il 1953, le cose iniziarono ad andare storte per l’Uruguay. La produzione di carne e di lana nelle aree Europee travolte dalla guerra erano rifiorite. I paesi Europei, e in particolare la Francia volevano proteggere la loro economia dalla competizione, mentre gli allevatori dell’Australia e della Nuova Zelanda,  fra gli altri, cercavano di allrgare i propri mercati di sbocco con successo. Nel frattempo, prodotti sostitutivi della lana iniziavano a fare il loro ingresso sui mercati Europei e Americani.

I lontani mercati di sbocco per la carne, la lana e il cuoio dell’Uruguay, stavano riduendosi pericolosamente. L’Uruguay non poteva piu’ permettersi le importazioni che si era concesso negli anni precedenti. L’Uruguay doveva fare a meno di molti prodotti che fino ad ora aveva importato o doveva ottenere tali prodotti in modi diversi. Per ottenerli l’Uruguay avrebbe potuto sviluppare altri prodotti da esportare o rimpiazzare le importazioni, anziche’ importare praticamente ogni cosa. Dal momento che l’Uruguay non produceva praticamente nulla, era molto piu’ semplice per l’Uruguay spingere su esportazioni alternative che potevano essere richieste in mercati lontani. Il governo dell’Uruguay decise invece di spingere un programma di industrializzazione forzata, basato sulla costruzione di fabbriche che producessero dall’acciaio, ai tessuti, alle scarpe, all’elettronica.

Ne risulto’ un fiasco.

Quando queste fabbriche potevano produrre, i loro prodotti costavano molto di piu’ dei prodotti importati e la gente comprava comprava i prodotti importati perche’ non era poteva permettersi i prodotti domestici. Nel frattempo, la costruzione e la messa in opera delle fabbriche richiedeva ulteriori costose importazioni di macchinari e semilavorati. Il programma del governo dapprima esauri’ le proprie risorse, poi acquisto’ a credito i prodotti necessari per le fabbriche, poi divenne insolvente.

L’Uruguay fece bancarotta.

I governatori dell’Uruguay, non sapendo che il processo di rimpiazzo delle importazioni e’ un processo delle citta’, colloco’ le industrie nei luoghi in cui vi era maggiore disoccupazione. Questa decisione avrebbe decretato il fallimento di questa politica in ogni Paese, ma in un Paese come l’Uruguay, non avrebbe comunque fatto alcuna differenza. Anche se tutte le fabbriche si fossero collocate nei pressi di Montevideo, il progetto non avrebbe funzionato, perche’ la cita; mancava delle competenze, del sistema simbiotico di produttori di beni e servizi, e delle pratiche di improvvisazione e adattamento necessarie a nutrire il processo di rimpiazzo dele importazioni. Montevideo, non avendo mai prodotto quasi nulla, non era in grado di generare quel lavoro versatile di cui aveva disperatamente bisogno.

Il paese non poteva piu’ sopportare la spesa del suo generoso stato sociale, ma ci provo’ ugualmente, e per sostenere lo stato sociale, inizo’ a stampare moneta. L’inflazione schizzo’ a livelli mai visti. E mentre i prezzi e la disoccupazione crearono una forte stagflazione, la poverta’ e la miseria aumentarono, creando forti tensioni politiche, incluse rivolte popolari. Mezzo milione di cittadini, circa un sesto della popolazione,  abbandonarono il paese. Sui cittadini rimasti si instauro’ una brutale dittatura, che porto’ la pace e l’ordine tipiche di un “cimitero economico”.

Nel 1980, il potere di acquisto degli abitanti dell’Uruguay era circa la meta’ del potere d’acquisto che avevano nel 1968, l’anno in cui il Paese tento l’industrializzazione forzata. Nel 1968, il potere di acquisto si era gia’ dimezzato rispetto al 1950.

L’Uruguay di oggi e’ allo sbando e sta cercando di ricostruire un’economia basata sulle esportazioni di beni primari  (cuoio e lana) con salari da miseria. Anche se queste patetiche esportazioni producono miseri proventi, essi non bastano a mantenere il tenore di vita dei lavoratori; un terzo dei guadagni viene mangiato dal pagamento degli interessi sul debito pubblico che il governo e’ riuscito a rinegoziare a piu’ lunghe scadenze e il resto e’ usato per importare gas e petrolio.

L’Uruguay ha sempre avuto un’economia da “Terzo Mondo” anche quando era un paese prospero, perche’ era arretrato e sottosviluppato. L’Uruguay ha semplicemente avuto un periodo di ricchezza, e la differenza tra un’economia arretrata ricca e un’economia arretrata povera non e’ cosi’ grande come si creda. Ricca o povera, una regione che fornisce esclusivamente beni primari subisce una specializzazione eccessiva e un’economia sproporzionata, quindi fragile e insicura, che dipende da mercati di sbocco lontani.

I disastri che sono capitati all’Uruguay non fanno dormire sonni tranquilli ai governanti di regioni ricche di petrolio.

Sarebbe semplice subire la tentazione di addossare agli abitanti e ai governanti dell’Uruguay l’accusa di incompetenza, mancanza di programmare l’economia, superficialita’, pigrizia. Ma in realta’ gli abitanti dell’Uruguay facevano funzionare la loro regione esportatrice di beni primari in maniera efficente ed solidale. Quello che facevano. lo facevano bene. La cosa che non fecero, fu di creare citta’ produttiva, una citta’ che rimpiazzasse le importazioni nei periodi di crescita, e che quindi generasse quella complessa rete economica che genera una area metropolitana e che produce beni per la propria gente, per i propri produttori e per gli altri.

Il motivo per cui queste regioni rimangono povere e’ che producono essenzialmente per altre citta’ e regioni, ma non per se stesse.

Lo sbilancio di quest’economia era particolarmente rilevante per due ragioni. La prima era che i lontani mercati Europei erano selettivi nelle loro importazioni dall’Uruguay. La seconda era che, tutti i mercati in cui l’Uruguay esportava, anche se si trovavano in citta’ e Paesi diversi, volevano tutti lo stesso prodotto, e quindi agivano di fatto come un unico mercato di sbocco. Questa circostanza rendeva i mercati di sbocco dell’Uruguay enormemente potenti nel determinarne la sua ricchezza o la sua poverta’. Continua…

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