Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Dove ci portera’ questa crisi finanziaria?

Posted by janejacobs su settembre 17, 2008

Il Professor Nuriel Roubini, economista dell’universita’ di New York da tempo dice che ci troviamo davanti alla piu’ grande crisi dopo quella degli anni 30.

Alla fine di questa crisi il sistema finanziario mondiale avra’ perso due bilioni (10^12) di dollari, mentre fino ad oggi ha perso “solo” mezzo bilione di dollari.

 

Tale crisi durera’ diversi anni perche’ le banche ridurranno di molto i prestiti alle imprese, alle famiglie e ai governi. Centinaia di piccole banche americane falliranno.

 

Dallo scorso anno il prezzo delle case USA e’ crollato del 20% e potrebbe crollare di un altro 30% da qui al 2010. Milioni di consumatori indebitati non riusciranno a pagare le rate del mutuo, dell’auto, i conti delle carte di credito e ogni genere di prestito. La bancarotta di molte banche spazzera’ via anche i risparmi sui conti correnti di molti risparmiatori.

 

Il mercato azionario americano crollera’ di un ulteriore 40%. L’economia di paesi come l’Italia e la Spagna e di altri paesi che negli ultimi anni si sono arricchiti principalmente con il mattone, seguiranno il crollo Americano. Il prezzo del petrolio rimarra’ attorno ai 100 dollari al barile.

 

Il sistema monetario di Bretton Woods 2 basato sull’importanza del dollaro crollera’ e ne verra’ instaurato un altro che lascera’ le monete Asiatiche e dei paesi emergenti libere di fluttuare e le loro economie meno dipendenti dalle esportazioni verso l’America. Gli esportatori Italiani farebbero meglio a cercare nuovi clienti in Asia se sperano di rimanere in piedi.

 

Attorno al 2010 l’economia dovrebbe riprendersi.

 

Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

Per vedere segnali di ripresa… qui.

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Le borse per la pubblicita’

Posted by janejacobs su luglio 30, 2008

 A New York presso la Mediamath.com ci sono decine di analisti che spendono tutta la giornata di fronte a schermi di computer, ma anziche’ analizzare l’andamento dei titoli azionari, analizzano il mercato della pubblicita’ su Internet.

Essi misurano l’attivita’ nelle borse della pubblicita’ dove le societa’ fanno offerte per piazzare gli spazi pubblicitari disponibili sui siti web dei vari quotidiani e TV online o dei siti che attraggono il maggio numero di lettori.

Per ora la Mediamath commercia banner online solo quando sono disponibili sul momento, ma la societa’ sta lavorando anche a strategie piu’ complesse utilizzando derivati, opzioni e mercati secondari, prendendo a prestito dalla finanza molte delle sue strategice che ha intenzione di lanciare.

I grandi siti web di quotidiani e TV online non sempre riescono a vendere tutti i banner ai prezzi che vogliono, pertanto, quando hanno un inventario di banner troppo elevato si rivolgono ad intermediari come Mediamath.com che compra al prezzo di $1 dei banner che normalmente sarebbero venduto a $20 cercando di lucrare un guadagno.

A differenza pero’ degli intermediari pubblicitari tradizionali, Mediamath.com e’ una vera e propria borsa della pubblicita’ online, hanno costi di intermediazione inferiori e consentono di analizzare il rendimento (numero di visitatori, numero di click, ecc.) di ogni singolo banner.

Le maggiori societa’ di internet possiedono gia’ borse della pubblicita’ online: Yahoo possiede Right Media, Google possiede DoubleClick; Microsoft possiede AdECN.

Sta iniziando anche a sorgere un piccolo gruppo di individui che cercano di speculare individualmente sulla pubblicita’, un po’ come i bagarini fanno con i biglietti della partita allo stadio o come coloro che giocano in borsa.

La crescita di queste nuove borse va senz’altro a portare benefici ai pubblicitari, i quali possono provare molti tipi diversi di pubblicita’ avendo risposte in breve tempo e quindi minimizzando i tempi di risposta del pubblico senza le costose indagini di mercato tradizionali. Esse inoltre aiutano i siti di giornali e TV online a smaltire in breve tempo gli inventari di banner invenduti.

Qui sotto una lista delle principali borse della pubblicita’. Molte di esse sono alla ricerca di personale qualificato.

Adsdaq

Traffiq

AdBidCentral

Invite Media

Right Media

AdECN

DoubleClick

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Dai formaggi Sardi alle pecore della Nuova Zelanda

Posted by janejacobs su aprile 4, 2008

Nella storia, i mercati cittadini hanno da sempre attinto forniture da regioni lontane che fornivano beni primari. Tale caratteristica era presente anche prima delle moderne forme di trasporto, di industria e di prodotti di conumo.

Ad esempio, nel tardo Medio Evo, la Sardegna esportava il suo formaggio in tutte le citta’ d’Europa: nient’altro che formaggio. Ovviamente, le lontane citta’ Europee erano molto selettive ed esigenti nel saggiare la qualita’ dei formaggi Sardi. Nel periodo rinascimentale, molte regioni della Polonia fornivano frumento, segale e legname a moltissime citta’ dell’Europa Centro Settentrionale, ma non fornivano null’altro. Le Isole Canarie fornivano canna da zucchero a tutte le citta’ Europee, ma null’altro. Le Canarie erano il prototipo delle Isole dello Zucchero dei Caraibi delle Indie Occidentali. Piu’ indietro nel tempo, le citta’ Etrusche dell’Italia Settentrionale, e dopo di loro la Repubblica di Roma, non volevano altro dall’Isola d’Elba se non il suo ferro. Alcuni ricorderanno il villaggio di Bardou al quale i mercati dell’antichita’ richiedevano solo ferro e nient’altro che ferro e lo volevano con tale insistenza da costruire splendide strade che sono durate per duemila anni. Non sto elencando questi esempi perche’ sono delle curiosita’, ma perche’ rappresentano con precisione esempi storici dei regioni fornitrici di beni primari.

Negli anni piu’ recenti, la Zambia fornisce rame a moltissimi mercati lontani, ma non fornisce altro che rame. La Nuova Zelanda fornisce formaggio, burro, carne e lana, ma poco altro. Lo stesso vale per alcune regioni del Canada (New Brunswick e Saskatchewan) e  dell’Inghilterra (Galles). Negli Stati Uniti, l’Appalachia ha fornito poco altro che carbone anche se da poco il mercato di Hong Kong ha iniziato ad interessarsi del ginseng prodotto in Appalachia, un mercato che vale $30 milioni all’anno (*), niente male per un paese poverissimo di minatori che si spaccano la schiena in miniera. Ma Hong Kong vuole solo in ginseng dell’Appalachia e nient’altro. Tutto il mondo compra petrolio dll’Arabia Saudita e dal Kuwait e nient’altro che petrolio. Non c’e’ altro che le citta’ del mondo vogliono da questi paesi, cosi’ come dal Centro e dal Sud della Scozia non vogliono altro che Whiskey.

Spesso l’azione unita di molti mercati di sbocco per le nazioni che producono matere prime, agendo come un unico mercato, e’ nascosto dietro il potere politico o commerciale di una singola citta’; ma quando tante citta’ vogliono da una regione una cosa sola, e’ come se il mercato di sbocco fosse quello di una sola citta’. Hong Kong non consuma tutto il ginseng che importa. Anche se il frumento, la segale ed il legname della vecchia Polonia venivano distribuiti a decine di citta’ Europee, la maggior parte delle vendite veniva fatta ad Amsterdam. Quello era dovuto al fatto che i prezzi erano fissati ad Amsterdam e molte delle consegne venivano organizzate ad Amsterdam, e questo era dovuto al fatto che i mercanti di Amsterdam avevano creato questo commercio e avevano mantenuto la loro presa su di esso quando si aprivano nuovi mercati.I mercanti di Lisbona maneggiavano tutto il commercio di zucchero proveniente dalle isole canarie, ma cio’ non vuoleva dire che gli abitanti di Lisbona consumasseo tutto lo zucchero delle Canarie o confezionassero caramelle per tutta l’Europa. Quando la Francia possedeva il Vietnam, la maggior parte del commercio dei beni esportati dal Vietnam era controllata da Parigi, ma lo zinco, la latta e la cannella del Vietnam arrivavano anche ai porti di Baltimora ed Amburgo.

Il fatto che la gente di Shinohata vendessero i loro bachi da seta a Tokyo – al tempo in cui Shinohata era solo una economia di esportazione di beni primari – non deve farci trascurare che i bachi arrivavano a Shinohata, Lione, New York e in molti altri posti che causavano la specializzazione degli abitanti di Shinohata nella produzione di bachi da seta. Il comercio di banane era controllato dal governo Spagnolo. “Dobbiamo vendere tutte le nostre banane a Madrid” dicevano i raccoglitori di banane dei Caraibi; Madrid poi procedeva a smistarle.

L’estrema specializzazione delle regioni fornitrici di beni primari fa si che l’esportazione in prototti a maggior valore aggiunto zoppichi. Le esportazioni del Canada, ad esempio, sono molto varie; ma tra le differenti vastissime regioni fornitrici di beni primari nel Canada, alcune sono iper specializzate. In Canada, le nuove regioni che offrono beni primari sono le piu’ prospere. Le regioni Atlantiche sono diventate povere nel corso del tempo e sarebbero anch’esse slittate in condizioni di paesi del Terzo Mondo , se non avessero ricevuto i sussidi dalle regioni ricche di Toronto e dalle altre citta’.

Con il passare del tempo le regioni che forniscono beni primari finiscono per impoverirsi. Una causa comune di tale imporverimento e’ lo sfruttamento eccessivo delle risorse: la Nuova Scozia ha subito uno sfruttamento eccessivo delle foreste e ha subito perdite irreversibile nella popolazione marina per la troppa pesca. La Sicilia, a causa dello sfruttamento eccessivo del suolo e della competizione con l’America, ha perso il suo ruolo di principale produttore Europeo di grano, un disastro dal quale non si e’ mai piu’ ripresa.

Nuovi prodotti sostitutivi sono una delle minacce che hanno contribuito al declino dell’Uruguay. Quando i produttori Americani hanno iniziato ad impacchettare il cemento in sacchetti di carta rinforzati con fibre artificiali anziche’ fibre naturali, e fertilizzanti e plastica, la Tanzania soffri’ enormemente per il declino dell’esportazioni di sisal, una fibra estratta dalle foglie dell’agave sisalana, il Bangladesh soffri’ per la cessazione del mercato della juta, e le Filippine per la perdita di esportazioni di canapa. Il nascere di nuovi prodotti e’ assolutamente necessaria alla vita’ economica; altrimenti il pianeta sarebbe stato distrutto dallo sfruttamento continuativo delle medesime risorse. Tuttavia, la sostituzione e’ un processo difficile per i produttori di pelli di balena, zinco, latta, lino, carbome, rame, ecc…

A patire dal 1970 la Nuova Zelanda ha perso mercati allo stesso modo in cui l’Uruguay  li perse nel 1950. Nel 1980, (*) le esportazioni della Nuova Zelanda compravano solo due terzi delle importazioni del 19730, e il reddito proveniente dall’agricoltura, su cui regge tutta l’economica della Nuova Zelanda, e’ scesa del 40%. Anche se la Nuova Zelanda e’ uno dei paesi con minore densita’ di popolazione, i Neo Zelandesi hanno incominciato ad emigrare. Lo slogan della Nuova Zelanda e’: “La fattoria piu’ efficiente del mondo”. Magari questo e’ vero, pero’ i Neo Zelandesi dovrebbero tener presente che l’Uruguay era stato la fattoria piu’ efficiente nel mondo negli anni 50, ma la sua economia e’ poi collassata. Continua…

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