Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘citta’’

Le citta’ salveranno il clima

Posted by janejacobs su settembre 21, 2009

Sono le citta’ e non le nazioni ad avere il potere di mettere in moto politiche per la riduzione dei gas serra. A Dicembre ci sara’ un summit per discutere di politiche per ridurre i gas serra a Copenhagen. I ministri dei paesi di tutto il mondo negozieranno nuove norme per ridurre i gas serra e per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Le negoziazioni si terranno a livello nazionale, ma l’applicazione delle decisioni prese sara’ messa in pratica a livello locale. Le autorita’ cittadine della maggior parte delle nazioni hanno il potere chiave in materia di generazione di energia, trasporto e controllo dei regolamenti sull’inquinamento delle fabbriche. Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite le scelte compiute dai governi delle citta’ in materia di riduzione dei gas serra hanno un peso che va tra il 50% ed l’80% del totale. Pertanto ogni accordo che venisse preso a Copenhagen dai capi delle nazioni sarebbe inutile se non venissero coinvolte le citta’. Ed e’ quindi necessario che le autorita’ cittadine inseriscano vincoli alla produzione di gas serra quando si trovano a pianificare le politiche di mobilita’, energia e edilizia. I governi delle citta’ hanno un interesse ulteriore al successo di questi progetti. Poiche’ il riscaldamento del pianeta portera’ siccita’, alluvioni e danni alle infrastrutture, stara’ a loro riscattere queste operazioni mettendo in sicurezza le reti di trasporto, le abitazioni ed i servizi basilari contro questi rischi.

A Londra ad esempio, il sindaco sta esaminando la proposta di rialzare le barriere del Tamigi nel caso in cui il livello del fiume salga piu’ del previsto. Gli argini esistenti, costruiti negli anni ’60, sono stati utilizzati piu’ del previsto a causa di acque piu’ alte del previsto

Secondo the Climate Group  un’organizzazione che si perfigge di persuadere le grandi multinazionali a ridurre i gas serra le autorita’ locali sono gia’ consapevoli dei cambiamenti che devono operare. I sindaci delle citta’ di tutto il mondo hanno mostrato che e’ possibile muoversi velocemente per sviluppare strategie ambiziose per combattere il cambiamento climatico e politiche che non solo proteggeranno l’ambiente, ma che proteggeranno posti di lavoro.

Secondo un recente studio di Greenpeace si possono creare sette posti di lavoro nell’energia rinnovabile per ogni lavoro perso nelle industrie energetiche a combustibili fossili.

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Paul Hawken ed il ruolo delle citta’

Posted by janejacobs su settembre 6, 2009

A conclusione di un intervento di presentazione del libro The Great New Transformation, Paul Hawken definisce cosi’ il ruolo delle citta’:

“Le multinazionali hanno troppo potere, ma l’impresa privata manterra’ comunque un ruolo importante. I governi centrali sono inefficienti, ma ci sara’ sempre bisogno di governo. Oggi non ci sono piu’ compartimenti stagni e le imprese ed i governi lavorano sempre piu’ spesso a fianco di movimenti non governativi no profit per risolvere i problemi pratici delle comunita’ e dell’ambiente. Stiamo assistendo ad una fusione e sistemizzazione di intelligenze provenienti da comparti diversi. I governi locali si stanno rivolgendo sempre piu’ alle persone che hanno intelligenze, capitale umano ed esperienze in grado di trasformare le citta’ in cui viviamo.

Le citta’ sono state il centro nevralgico dello sviluppo umano e lo saranno anche nel prossimo secolo. Gli uomini sanno intuitivamente ed istintivamente che bisogna trasferirsi e far prosperare le citta’ perche’ e’ li che l’uomo fa avanzare il progresso ed e’ li’ che l’uomo ha un impatto meno traumatico sull’ambiente.

Oggi c’e’ uno straordinario movimento per reinventare le citta’ in modo tale che siano luoghi dove sempre piu’ fiorisca l’ingegno ed il progresso. Questo rinnovamento e’ ancoda piu’ importante alla luce del difficile momento di transizione in cui stiamo vivendo.”

Paul Hawken ha compreso Jane Jacobs.

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Prossimi barcamp sulle citta’ Italiane

Posted by janejacobs su luglio 12, 2009

Dopo l’eccellente esempio di Firenze, suggerisco alcune sedi per lo svolgimento di futuri ed eventuali barcamp per discutere apertamente i problemi e le opportunita’ delle principali citta’ Italiane.

Roma  Quirinale

Milano Castello Sforzesco

Napoli Castel Nuovo

Torino Mole Antonelliana

Palermo Palazzo dei Normanni

Genova Palazzo di San Giorgio

Bologna Palazzo d’Accursio

Bari Castello Normanno Svevo

Catania Castello Ursino

Venezia Palazzo Ducale

Riprendiamoci le nostre citta’!

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Citta’ dove emigrare

Posted by janejacobs su giugno 30, 2009

Un recente studio ha deciso di classificare le citta’ piu’ Globali del mondo. Zurigo, Copenhagen e Vancouver sono ai vertici della vivibilita’, ma sono praticamente spopolate se si paragonano a New York, Londra o Tokyo.

La classifica qui sotto tiene conto della capacita’ delle citta’ di facilitare l’integrazione, l’interazione fra culture e classi socieli diverse e di creare nuove idee che formeranno il futuro.

Per un giovane che volesse emigrare in una nuova citta’ per trovare opportunita’ di vita e di lavoro, questa classifica e’ piu’ utile di altre classifiche proposte di recente.

Per maggiori riferimenti culturali a questo tipo di classifica, si puo;’consultare il sito della Professoressa di sociologia urbana Saskia Sassen.  Sotto, la classifica delle citta’ dove emigrare.

1. New York
2. Londra
3. Parigi
4. Tokyo
5. Hong Kong
6. Los Angeles
7. Singapore
8. Chicago
9. Seoul
10. Toronto
11. Washington
12. Pechino
13. Bruxelles
14. Madrid
15. San Francisco
16. Sydney
17. Berlino
18. Vienna
19. Mosca
20. Shanghai

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Ripensare le citta’ spopolate

Posted by janejacobs su giugno 16, 2009

Un altro spunto Jacobiano della bravissima Debora. Per l’Italia, tuttavia, suggerirei l’esempio della Germania, piuttosto che quello della Rust Belt USA.

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La capitale

Posted by janejacobs su marzo 2, 2009

Storicamente in nazioni dove le economie cittadine stanno morendo e dove le citta’ sono dissanguate da transazioni del declino, una citta’ sopravvive sempre piu’ a lungo delle altre: la capitale. Cio’ accade perche’ le capitali delle nazioni sono le uniche a guadagnare dal processo di transazioni del declino. Quando la funzione principale di citta’ e’ quella di essere capitale – come la citta’ di Washington negli Stati Uniti o Ottawa in Canada- e’ ovvio che piu’ trasferimenti arrivano per sussidi, prestiti a fondo perduto e contratti militari,  maggiore e’ la promozione di un commercio fra citta’ sviluppate e aree arretrate, e maggiore e’ la prosperita’ della capitale. Tuttavia, la connessione non e’ cosi’ ovvia quando la capitale e’ anche un grande centro industriale e commerciale come nel caso di Londra, Parigi, Madrid o Stoccolma. 

 

In quel caso, l’aumento della prosperita’ associato al presidio di queste transazioni del declino puo’ portare al declino simultaneo, all’impoverimento e all’obsolescenza della stessa capitale. Ad esempio, mentre l’economia di Washington e’ cresciuta per quartant’anni dal dopo guerra, l’economia di New York, un tempo florida, diversificata e creativa anche dal punto di vista manifatturiero e’ diventata obsoleta e molto sottile e la crescita della citta’ si e’ limitata al settore dei servizi e della finanza che non hanno compensato per le perdite di altre esportazione e non hanno ricreato i posti di lavoro perduti e tanto meno hanno recuperato la capacita’ dei New Yorchesi di risolvere problemi pratici. Ma supponiamo che la capitale degli Stati Uniti fosse stata New York (come infatti fu per un brevissimo periodo storico): supponiamo che New York fosse in effetti sia New York , sia Washington. In quel caso il declino economico di New York sarebbe stato velato dal suo boom nel settore governativo.

Allora nascosta dietro al governo, la capitale di una nazione o di un impero, sembra vivace fino alla fine, ma in realta’ e’ inerte, arretrata e povera. Questa e’ stata per anni la condizione di Lisbona, Madrid e Istanbul. Questo sta diventado anche il destino, credo, di Parigi, Londra e Stoccolma.

 

 

 

 

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Citta’ e problemi pratici

Posted by janejacobs su febbraio 25, 2009

 Le soluzioni obbligatorie ai problemi del trasporto, della produzione di energia e della prevenzione dell’inquinamento sono spesso danneggiati dagli standard internazionali. Ad esempio, gli standard anti-inquinamento sono importanti sia a livello nazionale che internazionale, poiche’ l’inquinamento valica i confini delle citta’ e contamina l’aria e l’acqua. Ma le soluzioni contro l’inquinamento non dovrebbero obbligare i prodotti ad essere sempre omogenei. Spesso una maggiore sperimentazione e diversificazione porta a soluzioni innovative e diversificate. Spesso capita che quando un problema si ripercuote a livello nazionale o internazionale siamo in presenza di un sintomo della mancanza di crescita e innovazione nelle citta’. Ad esempio, il fatto che i rifiuti tossici sono diventati un problema internazionale significa che i problemi della prevenzione e del riciclaggio di tali rifiuti non e’ stato risolto dalle citta’ che hanno creato tali rifiuti. Le citta’ spesso riescono a risolvere problemi pratici, poi li esportano ad altre citta’ ed importano la soluzione di altri problemi; se non lo fanno i problemi restano irrisolti.

Continua…

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Un’occasione mancata per le citta’

Posted by janejacobs su gennaio 27, 2009

Per secoli il progresso economico e’ stato sviluppato delle citta‘.

In questa recessione le citta‘ con ampio capitale umano e con un’economia che armonizza diversi settori industriali e di servizi saranno le citta‘ vincenti. Al contratio, le citta‘ con ampia esposizione ai settori della finanza e immobiliare saranno le citta‘ che soffriranno di piu‘.

Le decisioni prese dai governi e da una moltitudine di enti locali spesso in conflitto fra loro non hanno aiutato lo svilppo delle citta‘. Al contrario, hanno avviluppate le citta’ in una burocrazie asfissiante lontana dal loro svluppo economico naturale ed autonomo e tesa ad interessi dettati dall’avidità di una parte o di un’altra.

Lo sviluppo urbano si e’ focalizzzato sullo stato dell’ambiente fisico ed e’ stato dominato da architetti e da urbanisti. Affidare lo sviluppo cittadino a urbanisti ha portato all’arrivo dei palazzinari che hanno voluto costruire palazzi ed uffici sempre piu‘ rivolti verso l’alto e hanno ridotto spazi verdi e campi che hanno una forte importanza per l’ambiente.

Ma ancor piu‘ importante dal punto di vista economico e’ il fatto che la maggior parte degli urbanisti non si intendono di economia urbana. Le politiche urbanistiche non sono politiche per le citta‘, ma politiche per fornire aiuti assistenzialisti alle citta‘ in difficolta‘.

L’economia raramente e’ una risposta in se’, ma una maggiore attenzione all’economia urbana avrebbe portato i politici a chiedersi non solo quali sono le cause dell’insuccesso delle citta‘ fallite, ma anche quali sono le cause che portano le citta‘ al successo. Porsi queste domande avrebbe portato la classe dirigente a chiedersi quali sono i legami fra impegno delle associazioni dei cittadini, sviluppo di ambienti urbani piu‘ “verdi” e crescita economica.

Un maggiore localismo favorisce l’innovazione e aiuta ogni citta‘ ad affrontare le proprie sfide economiche. E ribadisce il concetto dell’importanza di provvedere un’adeguata infrastruttura nei trasporti .

Per maggiori informazioni: Centre for Cities

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Vasco Rossi, Vivere una favola

Posted by janejacobs su gennaio 8, 2009

“Guarda la citta’, macchine veloci, genti piu’ capaci…” cantava Vasco Rossi piu’ di vent’anni fa. Qui sotto un video di una sua recente esibizione dal vivo allo Stadio Olimpico di Roma. Segue il testo.

Guarda, guarda la’,
guarda la citta’,
quante cose che
sembrano piu’ grandi,
sembrano pesanti
guarda quante verita’,
quante, tutte qua,
quante, quanti che
corrono felici,
guarda nei prati,

cosa non farei,
io non voglio correre
e tu non riderai,
cosa non darei,
per stare su una nuvola.

Grande la citta’, grande,
guarda la.
Grandi novita’
macchine veloci, genti piu’ capaci
guarda quante societa’
quante non si sa
quanti vincono, altri muoiono
io non lo so

cosa non farei
io non voglio perdere
non ridere
cosa non darei
per vivere su un’isola.

Cosa non farei, io non voglio perdere
non ridere
cosa non darei
per vivere una favola.

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Cinesi di campagna, cinesi di citta’

Posted by janejacobs su gennaio 7, 2009

La tabella sottostante mostra alcune differenze di stili di vita tra cinesi di campagna e cinesi di citta’. I dati si riferiscono alla percentuale di case con un computer, un condizionatore, ecc.

  Campagna Citta’
Computer 4% 54%
Condizionatore 9% 95%
Macchina fotografica 4% 45%
Video Registratore 3% 15%
Frigorifero 26% 95%
Telefono cellulare 78% 165%
Stereo Hi Fi 14% 30%
Lavatrice 46% 97%
TV a colori 94% 138%
Telefono fisso 68% 91%
Bisicletta 98% 118%
Ventilatore elettrico 152% 175%
Motocicletta 49% 25%

 

Fonte: Ceic

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Richard Florida su Jane Jacobs

Posted by janejacobs su gennaio 3, 2009

Il video qui sotto riporta una lezione di  Richard Florida ai dipendenti di Google qualche mese fa. Il video dura circa uun’ora. Segnalo in particolare a partire dal diciassettesimo minuto il trubuto che Richard Florida offre a Jane Jacobs per aver scritto “Le citta’ sono la ricchezza delle nazioni”. Buona visione.

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Fare sistema

Posted by janejacobs su dicembre 30, 2008

Che cosa vuol dire fare sistema? Vuol dire che una nazione si impegna in transazioni del declino, che si  impegna a fare la carita’, come suggerisce l’immagine simbolica riportata qui sopra. Vediamo brevemente qualche esempio nella storia e analizziamo poi il processo di fare sistema.

 

Quando le nazioni sperimentano un rapido sviluppo economico, le fasi di recessione non arrestano il processo di creazione della della ricchezza nel medio e nel lungo periodo. E’ stato cosi’ in Gran Bretagna, ad esempio, durante la sua rapida espansione industriale nel XVII secolo. E’ stato cosi’ anche negli Stati Uniti fino agli anni della Grande Depressione degli anni ’30 del secolo scorso. E’ stato cosi’ anche in Giappone per i trent’anni che fecero seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Ed e’ cosi’ oggi per molte piccole nazioni che si affacciano sull’Oceano Pacifico e per la Cina  e per l’India.

 

Se ammettiamo che i cicli economici sono causati dal proesso cittadino di rimpiazzo delle importazioni, allora l’apparire di inarrestabili depressioni a livello nazionale significherebbe che le citta’ di una nazione, prese nel loro insieme diventano deboli e incapaci di rimpiazzare le importazioni simultaneamente; il gruppo perde la sua vitalita’. In questo caso dobbiamo anche aspettarci una stagflazione, quel fenomeno economico caratteristico delle economie povere e arretrate, dal momento che una nazione in cui le economie cittadine si arrestano diviene povera e arretrata.

Profonde ed inarrestabili depressioni internazionali sono  sintomi che le citta’ in molte nazioni perdono vitalita’. Questo e’ un messaggio che riceviamo crescenti riserve di beni agricoli e materie prime che aspettano di essere trasformati e consumati di mercati cittadini; da imprese cittadine insufficienti ad accogliere le domande per nuovi lavoratori provenienti dalle zone arretrate; da lavori cittadini insufficienti per gente che ha abbandonato la terra o che e’ stata cacciata da essa.

 

Le depressioni quindi si aggiungono alle instabilita’ economiche e agli stress accumulati nelle nazioni con il passare del tempo. Se non si fa nulla contro l’accumulazione di instabilita’, e lascia continuamente che il discontento e la rabbia si accumulino, una nazione puo’ soccombere ai questi stress e diverrebbe incapace di gestire una politica unitaria.

Le transazioni del declino sono tipici rimedi a cui una nazione fa ricorso in questi casi. Come tutte le biforcazioni, queste transazioni sono conseguenze di instabilita’ che si sono accumulate in precedenza. Una volta che capiamo questo, possiamo comprendere che le relazioni fra nazioni e le loro citta’ avvengono in due diversi momenti. Nel primo momento, le instabilita’, i fallimenti, le ineguaglianze e le disparita’ gradualmente si accumulano a causa di meccanismi di controllo fornito alle citta’ da parte delle nazioni. In un secondo momento, le transazioni del declino eliminano temporaneamente le instabilita’ accumulatesi. Nel primo momento le nazioni sono ambienti causali per le citta’. Nel secondo momento diventano un ambiente letale.

 

Consideriamo la piaga che questo processo crea per le nazioni e per le citta’. Per svilupparsi e per continuare a crescere, le nazioni hanno bisogno di un numero sufficiente di citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. Non sono sufficienti regioni che producono materie prime, regioni spopolate, regioni che abbondano di manodopera, regioni in cui i trapiantano industrie da citta’ lontane, ne’ artificiali citta’ regione come la TVA, ne’ citta’ con un’economia in stagnazione. Affinche’ le nazioni diventino un sistema, esse devono drenare risorse dalle citta’ in favore di transazioni del declino e devono ridurre il commercio rischioso fra citta’ in favore di insediamenti che forniscano alle citta’ cio’ che esse non riescono a rimpiazzare. In risposta a queste transazioni, le citta’ decadono. La decadenza riduce la ricchezza e la capacita’ di svilupparsi individualmente e come rete di citta’ e come nazione nel suo completo. Alla fine, si le citta’ che la nazione cadono in rovina.

 

Continua…

 

 

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Le citta’ come squadre di calcio

Posted by janejacobs su dicembre 19, 2008

 

Le citta’ e le potenziali citta’ hanno due bisogni economici fondamentali. Gli imperi  e le nazioni di grandi dimensioni possono servire molto bene il primo di questi due bisogni, mentre danneggiano il secondo.
 

Il primo bisogno economico delle citta’ e’ quello di generare commercio con altre citta’. Un commercio instabile e rischioso. Ampie nazioni possono servire questo bisogno bene perche’ possono eliminare inutili barriere al commercio domestico. Pertanto, piu’ grande e’ una nazione e piu’ citta’ contiene, maggiori opportunita’ ci sono per il commercio. Citta’ stato come Singapore e piccole nazioni come Taiwan sono vulnerabili alle tariffe e alle barriere doganali che le grandi nazioni possono erigere contro di loro.

 
Se il libero scambio fra citta’ e potenziali citta’ fosse l’unico bisogno economico delle citta’, un unico governo mondiale sarebbe ideale e la maggior parte dei grandi imperi del passato e del presente sarebbero splendidi ambienti per lo sviluppo economico.

 
Ma imperi e governi globali in realta’ non sono mai stati ideali per lo sviluppo economico perche’ le reti di scambio fra citta’ sono un po’ come delle squadre di calcio. I giocatori hanno bisogno di una squadra, altrimenti non sono in grado di giocare, ma ogni giocatore ha bisogno di mantenere la propria tecnica e la propria abilita’ individuale. Se un numero sufficiente di giocatori perde tecnica e abilita’ individuali, la squadra perde.
 
Ed e’ proprio questo il secondo bisogno fondamentale delle citta’, il bisogno di mantenere la propria economia florida dal punto di vista cittadino, ognuna per se’. Le nazioni hanno una incapacita’ intrinseca di soddisfare questo bisogno.

Continua… 

 

 

 

 

 

 

 

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Disparita’ Giapponesi

Posted by janejacobs su novembre 26, 2008

Kagoshima, la Napoli del Giappone
Anche se il Giappone e’ una nzione ricca, e’ afflitta da ineguaglianze fra diverse regioni. Il Giappone centrale possiede citta’ creative in grado di rimpiazzare le importazioni e le loro aree metropolitane con economie ben diversificate come quella di Shinohata . Tuttavia, le cose vanno diversamente per le isole del Nord e del Sud del Giappone, che formano una larga parte del Paese, contengono una larga percentuale delle popolazione e sono piene di villaggi, paesi e anche di alcune citta’. Queste citta’ periferiche sono diverse dalle citta’ del Giappone centrale. Esse non sono state in grado di rimpiazzare gran parte delle importazioni, che provengono principalmente dal Giappone centrale. Poiche’ non hanno citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, esse non hanno generato aree metropolitane. Ne segue che queste regioni periferiche non producono vaste e diversificate gamme di beni per i propri produttori, consumatori o per i produttori e consumatori di altre citta’. Quindi, non spingendosi ad acquistare nuove importazioni mentre non se ne rimpiazzano ampie porzioni di quelle vecchie, queste regioni periferiche sono mercati poso importanti per le esportazioni innovative del Giappone centrale.
Queste sono le regioni del paese che (sorpresa!) pressano il governo centrale per mantenere tariffe nazionali sui beni agricoli. Le economie dei paesi e dei villaggi sono molto meno complesse, diversificate e ramificate di quella della piccola Shinohata. Anche l’agricoltura su queste isole e’ meno diversificata perche’ manca loro il commercio con citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, che sono sempre alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi metodi per produrli.

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Megalopoli

Posted by janejacobs su novembre 10, 2008

A Gennaio dello scorso anno nella Cina Meridionale si e’ verificata una nevicata improvvisa ed inusuale che ha bloccato duecento milioni di viaggiatori che tornavano nei villaggi di provenienza per un breve viaggio durante il capodanno cinese. Il mondo ha avuto un’ulteriore conferma dell’enorme scala dell’urbanizzazione cinese.

I governi dei paesi poveri alzano le spalle davanti  questo tipo di notizie che espongono la fragilita’ delle economie di recente urbanizzazione. La maggior parte dei viaggiatori Cinesi coinvolti nel piu’ grande blocco dei trasporti che la storia umana ricordi erano spesso immigrati provenienti dalle campagne che lavorano da poco in citta’ e tornavano a casa per le feste. Negli ultimi 30 anni la popolazione urbana e’ aumentata da 1.6 miliardi di abitanti a 3.3 miliardi di abitanti e nei prossimi 30 anni si dovrebbero aggiungere altri 2 miliardi. Alcuni governi hanno dei dubbi sulla loro capacita’ di gestire un’urbanizazione di proporzioni cosi’ gigantesche; alcuni di essi stanno cercando di ridurre il movimento di persone dalle campagne alle citta’ per ridurre il rischio di instabilita’ sociale.

La crisi alimentare degli ultimi 18 mesi ha aumentato i timori sull’approvigionamento di cibo per i poveri delle megalopoli del terzo mondo. Il seretario delle nazioni unite Ban Ki-moon ha avvertito all’ultimio Forum biennale di Nanchino che entro il 2030 piu’ di due miliardi di persone potrebbero vivere in situazioni di estrema poverta’ nelle favelas dell’America Latina e dell’Asia e che le magalopoli genereranno la maggior parte dei consumi energetici e della spazzatura.

Tali paure di eccessiva concentrazione sono riflesse nelle politiche di molti paesi. L’Arabia Saudita sta spendendo miliardi di dollari per costruire nuove citta’ che alleggeriscano la crescita di Jeddah e Riyadh. L’Egitto sta costruendo 20 nuove citta’ per deviare la crescita urbanistica dal Cairo. Simili tentativi sono stati fatti negli anni ’50 e ’60 in Gran Bretagna ed in Francia con la costruzione di nuove citta’ periferiche per controbilanciare la predominanza delle rispettive capitali.

Tuttavia, una recente pubblicazione della Banca Mondiale suggerisce che il pessimismo sull’urbanizzazione sia eccessivo. Secondo questo studio le citta’ del Terzo Mondo stanno crescendo cosi’ in fretta proprio perche’ esse sono in grado di generare enormi vantaggi economici per chi ci viene a vivere e tali vantaggi potrebbero aumentare. Rallentare l’urbanizzazione o ricollocarla in citta’ artificiali e’ una perdita di tempo e denaro. L’evidenza e la semplicita’ della fisica, dell’econoima, della geografia e della natura sono fattori molto piu’ potenti delle politiche dei governi nazionali nell’influenzare la decisione delle popolazioni su dove andare a vivere, come dimostra il premio Nobel all’economia di quest’anno Paul Krugman che si rifa’ (direttamente o indirettamente) alle teorie di Jan Jacobs.

La Banca Mondiale sottolinea che le megalopoli dei paesi poveri non possono essere “scaricate” come obrobri moterni solo perhce’ sono troppo grandi, troppo caotiche, troppo inquinate e troppo diseguali.

Citta’ del Messico, Mumai, San Paolo e Shanghai hanno piu’ di 15 milioni di abitanti ciascuna, metre Londra e Parigi ne hanno circa la meta’. La popolazione media delle 100 citta’ piu’ grandi del mondo oggi e’ di 6 milioni, mentre nel 1900 era di 700,000.

Ma se prese nel contesto della popolazione totale, la crescita delle megalopoli di oggi e’ molto simile alla crescita di Parigi e di Londra nel XIX secolo. Citta’ del Messico si sta sviluppando allo stesso modo in cui Parigi si era sviluppata nel XIX secolo e la storia di Parigi ci suggerisce che lo sviluppo demografico di Citta’ del Messico non sara’ eterno. La storia suggerisce anche che il divario tra ricchi e poveri diminuira’. Quando la gente si trasferisce in citta’, i salari urbani sono circa del 40-50% superiori di quelli agricoli, questo valeva nel XIX secolo e vale ancora oggi per i paesi in via di sviluppo. Nei paesi ricchi dell’Occidente la differenza fra salari agricoli e urbani e’ diminuita nell’ultimo secolo e tale convergenza sta iniziando anche nei paesi poveri.

Se a noi le megalopoli del terzo mondo appaiono gigantesche, nel contesto della loro popolazione o della loro proporzione di popolazione urbana a popolazione agricola non lo sono. Il lavoro delle megalopoli del terzo mondo e’ sempre piu’ importante. Ed e’ un lavoro di commercio, produzione di beni e servizi, rimpiazzo delle importazioni.

Fonte: Banca Mondiale

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L’economia e la falsa idea del moto perpetuo

Posted by janejacobs su novembre 4, 2008

Macchina del moto perpetuo

 

Le citta’ vengono spremute dalle zone arretrate appartenenti alle stesse nazioni, ma spesso ottentono una contropartita. Nel caso degli aiuti alla produzione militare continuata, la contropartita e’ la difesa, nel caso dei sussidi alle regioni sotto-sviluppate la contropartita sono gli ordini delle regioni arretrate che altrimenti non potrebbero permettersi beni manifatturieri, costruzioni, macchinari per ospedali, scuole, universita’ sistemi fognari, sistemi antincendio, fattorie, apparecchiature elettriche e altri beni che le regioni povere non possono permettersi.

 

In superficie, cio’ suggerisce una splendida macchina ben oliata ed in moto perpetuo: le transazioni generate dai sussidi estraggono contributi dalle citta’ e stimolano ordini che fanno funzionare il lavoro di eportazioni dalle citta’. Tali transazioni avrebbero bisogno solo di continuare a funzionare indefinitamente e la vita economica prospererebe per sempre, senza interruzione.

 

Secondo Marx, il problema era la distribuzione in maniera efficiente del potere d’acquisto. Se cio’ fosse vero, l’economia dal punto di vista della domanda funzionerebbe. La macchina del moto perpetuo di questo tipo, il significato delle citta’ economiche, significherebbe che sono particolarmente brave a generare benessere e a svolgere alcuni tipi di produzione di beni e servizi.

 

Ma questo non e’ il motivo per cui le citta’ sono necessarie allo sviluppo della vita economica. La loro funzione e’ sviluppare e ed espandere la vita economica, una funzione che non si muove in moto perpetuo. Le citta’ richiedono continuamente input di energia in due forme specifiche:

primo innovazione, cioe’ input di genialita’ umana provenienti dal basso;

secondo ampi rimpiazzi di importazioni, che dal basso rispecchiano la capacita’ umana di fare imitazioni adattabili alle realta’ locali.

 

L’utilita’ delle citta’ consiste nel fornire un contesto fertiele in cui tali input – genialita’ e adattabilita’ – possono essere introdotti con successo nella vita economica.

 

Il problema allora, dei sussidi militari e assistenziali verso le regioni sottosviluppate e’ che la vita economica rischia di svanire. Se la vita economica, anziche’ alimentandosi voracemente dei guadagni di una citta’, riduce il commercio fra citta’ sviuppate in favore del commercio fra citta’ avanzate ed economie inerti, le importazioni guadagnate dalle citta’ vanno ad economie inerti che non sono in grado di rimpiazzare le importazioni. I sussidi assistenziali alle regioni sottosviluppate non generano sviluppo economico.

 

Continua…

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Lubecca e la lega anseatica

Posted by janejacobs su novembre 3, 2008

 

La Lega Anseatica (detta anche Hansa) fu un’alleanza di città che nel medioevo e fino all’inizio dell’era moderna contribuireono in maniera determinante al fiorire dei commerci in gran parte dell’Europa settentrionale e del Mar Baltico. La sua fondazione viene fatta risalire al XII secolo.

Fu in questo periodo che i mercanti delle varie città iniziarono a formare società, o Hanse, con l’intenzione di commerciare con le città straniere. Queste società lavorarono per acquisire degli speciali privilegi commerciali per i loro membri. Ad esempio, i mercanti di Colonia furono in grado di convincere Enrico II d’Inghilterra a garantire loro speciali privilegi commerciali e diritti di mercato nel 1157.

Alla fine, alcune di queste città iniziarono a formare alleanze tra di loro, in forma di una rete di mutua assistenza che sarebbe diventata, appunto, la Lega Anseatica.

La città principale della Lega Anseatica era Lubecca, fondata da Enrico il Leone di Sassonia nel 1159. La sua posizione sul Baltico le diede accesso ai commerci con Scandinavia e Russia, portandola in competizione diretta con gli scandinavi che avevano in precedenza controllato gran parte delle rotte commerciali del Baltico. La competizione finì a seguito di un trattato con i commercianti di Gotland.

Attraverso questo trattato, i mercanti di Lubecca ottennero anche l’accesso al porto russo di Velikij Novgorod, dove costruirono uno scalo commerciale. Lubecca, che aveva avuto accesso alle aree di pesca del Baltico e del Mare del Nord, successivamente formò un’alleanza con Amburgo, un’altra città mercantile che controllava l’accesso alle rotte del sale provenienti da Lüneburg.

Le città alleate furono in grado di prendere il controllo di gran parte del commercio del pesce salato. Altre alleanze simili si formarono in tutto il Sacro Romano Impero. Con il passare del tempo, la rete di alleanze crebbe fino a comprendere più di 100 città.

I coloni tedeschi costruirono numerose città anseatiche sul Baltico, come Tallinn, Riga e Tartu. Alcune di queste sono ancora piene di edifici e dello stile dei giorni della Lega Anseatica. La Livonia (le odierne Estonia e Lettonia) ebbe il suo parlamento Anseatico (dieta) e tutte le sue principali città erano membri della Lega.

Alla fine, la capitale dell’Hansa venne spostata a Danzica, che era il principale porto per le mercanzie polacche (all’epoca tedesche) trasportate lungo la Vistola. Altre importanti città membre della Lega furono Thorn, Elbing, Königsberg e Cracovia.

La Lega aveva una natura fluida, ma i suoi membri condividevano alcuni tratti. In primo luogo, gran parte delle città anseatiche vennero fondate o come città indipendenti, o ottennero l’indipendenza attraverso il potere di contrattazione collettivo della Lega.

L’indipendenza era comunque limitata; significava che le città dovevano lealtà diretta al rispettivo Imperatore, senza alcun legame intermedio alla nobiltà locale. Un’altra similitudine consisteva nel fatto che le città erano tutte collocate in posizione strategica lungo le rotte commerciali. Infatti, al vertice del loro potere, i mercanti della Lega Anseatica erano talvolta in grado di usare il loro potere economico (e in alcuni casi anche la loro forza militare – le rotte commerciali necessitavano di protezione, le navi della Lega erano bene armate) per influenzare la politica imperiale.

La Lega esercitò il suo potere anche all’estero: tra il 1368 e il 1370, le navi della Lega combatterono contro i danesi, e costrinsero il re di Danimarca a garantire alla Lega il 15% dei profitti provenienti dai commerci danesi (Trattato di Stralsund).

Le rotte commerciali esclusive vennero spesso ottenute a caro prezzo. In molte città straniere, i mercanti dell’Hansa erano confinati in determinate aree di commercio e nei loro scali commerciali. Gli era concesso raramente, se non mai, di interagire con gli abitanti del luogo, ad eccezione che per motivi legati alle contrattazioni. Inoltre, il potere della Lega Anseatica era invidiato da molti, sia nobili sia mercanti.

Nel 1598 chiudeva definitivamente il fondaco anseatico a Londra. L’esistenza stessa della Lega e dei suoi privilegi e monopoli creò tensioni economiche e sociali che spesso si tramutarono in una forma di rivalità strisciante tra i membri della Lega. Per la fine del XVI secolo, la Lega implose e fu incapace di gestire le lotte intestine, i cambiamenti socio-politici che accompagnarono la Riforma, l’emergere dei mercanti olandesi e inglesi e le incursioni dei Turchi Ottomani sulle rotte commerciali e sull’Impero stesso.

Il crollo definitivo si ebbe con la guerra dei Trent’anni, che sancì il predominio svedese nel Baltico. All’ultima dieta della Lega, nel 1669, si presentarono solo tre città: Lubecca, Amburgo e Brema.

Nonostante la sua scomparsa, diverse città ancora mantengono collegamenti con la Lega Anseatica. Anche nel XXI secolo le città di Deventer, Kampen, Zutphen, Lubecca, Amburgo, Brema, Rostock, Wismar, Stralsund, Greifswald e Anklam si denominano Città Anseatiche. Per Lubecca in particolare, questo legame anacronistico ad un glorioso passato rimase di particolare importanza nella seconda metà del XX secolo.

 

Lubecca fu anche, come molte altre città, una “Libera città Anseatica”, come è ancora ad esempio Brema. Questo privilegio venne rimosso dal Partito Nazista dopo che il Senato della Città Anseatica non permise ad Adolf Hitler di parlare a Lubecca durante la campagna elettorale. Hitler tenne il discorso a Bad Schwartau, un piccolo villaggio alla periferia di Lubecca. In seguito si riferì a Lubecca come a “quella piccola città vicino a Bad Schwartau”

 

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Comuni

Posted by janejacobs su ottobre 28, 2008

Le citta’-stato del Medioevo italiano sono state un esperimento naturale interessante su come la cooperazione abbia saputo creare sviluppo e ricchezza. La nascita delle citta’ Stato italiane avvenne nel processo di disgregazione del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno alla fine del primo millennio. La parte centrale di questo processo fu l’affermazione di citta’ in grado di governarsi da sole. Questo processo avvenne un po’ in tutta Europa, ma fu particolarmente forte nell’Italia centro-settentrionale fra il 1100 ed il 1300 a causa della debolezza del potere imperiale. In alcune citta’, la mancanza di un governo centrale porto’ all’aggregazione di individui che decidevano di cooperare per risolvere problemi di interesse comune. Ad esempio a Genova, le famiglie nobili dell’aristocrazia marittima formarono simili patti. Tali patti venivano fatti rispettare con severita’. Chi disobbediva ai patti veniva escluso dalle relazioni commerciali e politiche dagli altri membri del patto. In alcune citta’, era il vescovo a fare da garante perche’ i patti venissero rispettati. Ed il vescovo aveva il potere di scomunicare chi disobbediva ai patti, una punizione molto piu’ grave di quello che oggi si possa immaginare.
Lentamente iniziarono ad emergere nuove e sempre piu’ stabili istituzioni. Il primo seme di citta’ libera fu il consolato, un comitato composto da un numero limitato di cittadini i cui poteri scadevano generalmente dopo un anno. L’istituzione del consolato e’ la piu’ visibile manifestazione delle citta’ stato come corpo politico indipendente. Il tempo, i commerci e le guerre sviupparono pienamente le istituzioni cittadine. Nel corso di due secoli, la piccola assemlea di capi locali delle principali famiglie che condividevano i poteri (coloro che partecipavano al patto giurato) si sviluppo’ in un moderno parlamento di membri eletti da una fetta sempre maggiore della popolazione. Con questi cambiamenti, si sviluppo’ pienamente il modello di citta’-stato. Tale citta’ stato procurava proetzione ed ordine, raccoglieva le tasse, si occupava della difesa della citta’, dava ai cittadini le protezioni di base ed era responsabile per il mentenimento e la sicurezza delle strade, infrastrutture essenziali per garantiere il commercio fra citta’.
Alla meta’ del dodicesimo secolo nacque una nuova parola per descrivere le citta’-stato Italiane: la parola “comune”, che deriva dal latino ed indica la proprieta’ comune dei cittadini: non solo le mura, le strade, ma anche le cattedrali e le chiese erano viste come proprieta’ dei cittadini del comune e della comunita’ locale, una proprieta’ che andava mantenuta e rispettata, perche’ di tutti. I diritti e le liberta’ comunali andavano di pari passo con a responsabilita’ di operare per il proprio interesse e per il bene comune dei cittadini. La straordinaria indipendenza di cui godevano i comuni Italiani non era gratuita. Le citta’ dovevano difendersi dai tentativi degli Imperatori Tedeschi di esercitare la loro autorita’ sulle loro ricche citta’ e imporre tasse; dalle pretese dei feudatari locali, e dai tentativi continui dei comuni di espandersi ai danni degli altri.
La battaglia per l’indipendenza dall’Imperatore raggiunse il suo culmine nel 1176 quando una leva di citta’ libere, la Lega Lombarda, sonfisse l’imperatore Federico I Barbarossa che discese sull’Italia per riaffermare i suoi poteri ed i suoi privilegi. In quell’occasione non tutte le citta’ libere combatterono contro l’impero, alcune citta’ del Piemonte e la stessa Genova appoggiarono l’impero in cambio di concessioni da parte dell’imperatore. L’atteggiamento duplice che i Comuni Italiani tennero con l’imperatore era un segno della loro liberta’ e della loro capacita’ di negoziare accordi con l’imperatore o di combatterlo a seconda delle proprie convenienze.
Nei Comuni, il potere politico non era identificato con una singola persona regnante, ma con l’intera comunita’ (da qui il nome Comuni). Inoltre, la fonte del potere politico e dell’autorita’ non era religiosa o dinastica, ma veniva dagli abitanti del Comune. Le regole, le leggi e le decisioni formali erano sempre fatte in nome del popolo, anche se in pratica le elite e le famiglie ricche avevano maggiore importanza. Inotltre, la vita dei comuni era regolata da statuti che facevano appello a tutti i cittadini anziche’ ad un solo gruppo di sudditi. Questo era in forte contrasto con la societa’ feudale dove le regole ed i diritti derano diversi a seconda del ceto sociale di un individuo (nobile, contadino, membro del clero). Infine, lo svilupppo del comune va di pari passo con quello delle  liberta’ personali: prima dela nascita delle citta’ indipendenti, gli abitanti delle citta’ erano servi del feudatario locale. Con il comune le liberta’ personali ricevevano protezione legale contro gli abusi degli ufficiali governativi, le cui azioni erano soggette al controllo di istituzioni ad hoc, inclusi i tribunali a cui i cittadini potevano fare appello. In altre parole, le citta’ stato svilupparono un sistema di protezione dei diritti di proprieta’ e di limiti del potere esecutivo che furono funzionali al loro sviluppo.
Fonte: Long Term Persistence
 

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La ricchezza e’ luce

Posted by janejacobs su ottobre 19, 2008

Marco ha suggerito un articolo molto interessante che riprende alcuni concetti sulla ricchezza e sulla luce gia’ formulati da Jane Jacobs nel suo libro La Natura delle economie.

“Ogni notte miliardi di persone accendono le luci. L’osservazione del globo terreste dallo spazio ci permette di osservare la ricchezza attorno al mondo e la nascita di mega-citta’.

La catena di luci definisce chiaramente la muscolatura economica delle citta’ e delle aree metropolitane. Per secoli siamo stati abituati a pensare alla ricchezza in termini di nazioni, ma le nazioni sono frutto di decisioni politiche e militari dei potenti. Le citta’ invece sono il prodotto naturale e organico dell’attivita’ umana e la loro realta’ e’ chiaramente osservabile anche dallo spazio (foto sopra). Un extra-terrestre che osservi il nostro pianeta dallo spazio non vedra’ i confini nazionali, i posti di blocco della polizia e dei militari, le dogane ed i campi profuchi, ma vedra’ la crescita organica e naturale prodotta dagli esseri umani, vedra’ che le citta’ sono energia e che l’energia e’ luce, una luce .

 

Questa osservazione ci porta al vero motore dell’economia e della ricchezza globale, ci porta cioe’ alle citta’ e alle aree metropolitane, che sono l’organizzazione umana piu’ importante dal punto di vista sociale ed economico. Lo sono oggi e lo sono sempre state, indipendentemente dalla sete di potere degli imperi e dalle distruzioni delle guerre e degli eserciti.

Le aree metropolitane comprendono vasti agglomerati di commercio, trasporto, innovazione e talento e spesso si estendono attraverso diverse regioni e diverse nazioni. Le citta’ raccolgono la creativita’ umana e generano una porzione enorme dell’attivita’ economica, scientifica e di innovazione.

Ci sono circa 200 nazioni al mondo, ma ci sono solo 40 mega-aree metropolitane. Queste aree metropolitane non sono create dai governi e dagli imperi, ma sono il naturale processo evolutivo delle civilta’ umana. Esse rappresentano circa i due terzi dell’attivita’ economica ed l’85% dell’innovazione mondiale. Le 10 maggiori mega regioni dal punto di vista economico raccolgono 416 milioni di persone, circa il 6.5% della popolazione mondiale, e producono il 45% della ricchezza mondiale (circa 13 bilioni di dollari, 13.000.000.000.000), e ospita il 57% dei migliori scienziati che producono il 53% delle innovazioni.

La piu’ grande mega citta’ del mondo e’ Tokyo (55 milioni di persone e 2.5 bilioni di ricchezza prodotta), seguita dal corridoio chiamato Boswash (che si estende per quasi mille chilometri da Boston a Washington passando per New York e conta 54 milioni di persone e genera 2.2 bilioni di ricchezza) e dall’area Chicago-Pittsburgh (46 milioni di persone, 1.6 billioni di ricchezza).

Altre importanti mega regioni si trovano attorno ad Amsterdam, nell’Italia centro-settentrionale, a Londra, Parigi, Berlino, a Osaka-Nagoya, Shanghai, Pechino e Hong-Kong-Shenzhen.

Mega-regioni

Regione

Popolazione(milioni)

Ricchezza prodotta

 (miliardi)

Innovazione/
brevetti 
(classifica)

Migliori scienziati 

(classifica))

Tokyo

55.1

$2,500

2

24

Bos-Wash

54.3

2,200

8

2

Chicago-Pitts

46.0

1,600

9

14

Am-Brus-Twerp

59.3

1,500

22

18

Osaka-Nagoya

36.0

1,400

7

22

Londra

50.1

1,200

25

10

Roma-Milano-Torino

48.3

1,000

34

23

Charleston-Atlanta

22.4

730

16

9

California del Sud

21.4

710

13

4

Francoforte-Stoccarda

23.1

630

21

12

Barcellona-Lione

25.0

610

24

20

Toronto-Buffalo-Chester

22.1

530

19

7

Seoul

46.1

500

6

32

California del Nord

12.8

470

3

1

Florida

15.1

430

17

17

Fuku-Kyushu

18.5

430

23

19

Parigi

14.7

380

4

16

Dallas-Austin

10.4

370

14

13

Houston-Orleans

9.7

330

15

5

Citta’ del Messico

45.5

290

35

32

Vancouver-Seattle-Oregon

8.9

260

10

3

Rio-San Paolo

43.4

230

32

32

Hong-Kong

44.9

220

28

31

Sapporo

4.3

200

27

32

Vienna-Budapest

21.8

180

26

29

Tel Aviv-Amman-Beirut

30.9

160

31

21

Praga

10.4

150

12

25

Buenos Aires

14.0

150

33

32

Denver-Boulder

3.7

140

5

6

Phoenix-Tucson

4.7

140

11

15

Shanghai

66.4

130

30

32

Taipei

21.8

130

36

30

Lisbona

9.9

110

36

28

Pechino

43.1

110

29

32

Delhi-Lahore

121.6

110

36

32

Glasgow-Edimburgo

3.8

110

18

8

Berlino

4.1

110

1

11

Singapore

6.1

100

36

27

Madrid

5.9

100

20

26

Bangkok

19.2

100

36

32

Fonte: Richard Florida

La competizione economica mondiale non avviene fra USA e Cina, India o Brasile. Ma fra specifiche regioni negli Stati Uniti e nel Canada che competono con specifiche regioni a Shanghai, Bangalore, Milano o San Paolo del Brasile. Le mega-regioni sono il motore della ricchezza.

Il sistema globale di citta’ e regioni sta attraversando una aggregazione simile a quella che un tempo produsse le industrie dell’acciaio, delle automobili e dell’elettronica. Molte citta’ minori saranno colpite duramente dalla concorrenza delle mega-regioni e per sopravvivere dovranno sviluppare innovazione ed attrarre lavoratori preparati e competenti. Questo e’ il punto nodale per lo sviluppo futuro, e cio’ che conta oggi non e’ dove si trovano le citta’ piu’ popolate, ma dove si trovano le citta’ popolate dal maggior numero di persone preparate nelle nuove tecnologie.

Le persone preparate finiscono per scegliere le loro citta’ in base alla bellezza delle citta’, agli standard di vita, ai servizi e all’apertura culturale, alla diversita’ e alla tolleranza di diverse razze, lingue e religioni. Inoltre queste regioni devono dotarsi di infrastrutture di trasporto efficienti e veloci e identificare la propria unicita’ e la propria forza specializzandosi in distretti produttivi.

Fonte: Richard Florida 

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Espansione e recessione

Posted by janejacobs su ottobre 16, 2008

Ci sono tre caratteristiche che accomunano tutte le economie in fase di espansione, tre grandi cambiamenti che caratterizzano la fioritura economica:
 
1) La vita economica diviene piuurbanizzata e meno rurale. Il lavoro cittadino ed il commercio fra citta‘ crescono in maniera assoluta e proporzionale. La produzione agricola ed il commercio aumentano come conseguenza dell’attivita‘ cittadina.
 
2) Quando la citta‘ si espande, crea una specie di scintilla che fa espandere altre citta‘ soprattutto nelle regioni di sussistenza o di produzione di materie prime.
 
3) Le maggiori quantita‘ e proporzioni di beni e servizi sono importate in citta‘ e quindi iniziano il processo di rimpiazzo delle importazioni. Questa e’ una conseguenza di due cambiamenti precedenti ed e’ anche la condizione necessaria per la usa continuazione.
 
Questi cambiamenti sono il fulcro dello sviluppo e dell’espansione economica.
Quando la vita economica si contrae ed entra in recessione, osserviamo esattamente i cambiamenti opposti.
 
1) La vita economica nel suo insieme diventa meno urbanizzata e piu‘ agricola. Il lavoro ed il commercio fra diverse citta‘ declina in maniera proporzionale e assoluta, mentre la produzione rurale ed il commercio di materie prime aumenta.
 
2) Le citta‘ esistenti si spengono, producono meno enrgia e ristagnano. Nuovi insediamenti rurali e sempre meno produttivi sorgono al di fuori delle citta’.
 
3) I beni e servizi cittadini vengono importati in quantita’ progressivamente inferiori da altre citta‘ e le citta‘ che un tempo erano fiorenti perche’ rimpiazzavano le importazioni, vengono escluse da questo processo. Mentre le citta‘ ristagnano e riducono il processo di rimpiazzo delle importazioni, anche le importazioni che ricevono non servono per rimpiazzare le importazioni.

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