Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Il brutto della Russia

Posted by janejacobs su luglio 21, 2008

 

L’ex Presidente Russo Putin ha affermato in piu’ di un’occasione che la Russia non ha alcuna industria competitiva ad eccezione dell’industria petrolifera, del gas e dell’estrazione dei minerali. Pertanto Putin dovrebbe probabilmente ringraziare la Cina e non la Russia stessa per la sua nuova ricchezza. Se il prezzo del petrolio fosse $30 al barile come ai tempi in cui Putin prese il potere, le cose in Russia sarebbero molto diverse. Naturalmente la Russia non ha solo petrolio, ma in tutto il suo immnso territorio, possiede anche miniere di metalli il cui prezzo negli ultimi anni, grazie al boom Cinese, e’ triplicato. Lo stesso discorso vale per il gas Russo che mantiente le case di mezza Europa riscaldate d’inverno.

Dalla caduta del comunismo, l’economa Russa e’ diventata un’economia di semi-mercato, orientata al monopolio e forse ancora piu’ corrotta della vecchia economia sovietica. Anche se questa economia e’ piu’ produttiva dell’assurda economia sovietica che era completamente centralizzata, la sua crescita e’ quasi interamente dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e parte di questi benefici ricade anche sulla popolazione.

Il governo possiede molte imprese produttrici di materie prime e quelle che non possiede direttamente le tassa pesantemente. Anche dopo che il governo e gli ufficiali russi risucchiano con la loro immensa corruzione tutti questi soldi, ne rimangono abbastanza per pensionati e per progetti infrastruttrali. In alcuni casi addirittura il governo Russo non trova architetti ed ingegneri a sufficienza per mettere a punto i progetti miliardari per cui periodicmente stanzia miliardi di dollari.

In Russia il settore bancario si sta espandendo, ma il settore tecnologico praticamente non esiste. L’industria informatica Russa e’ minuscola in confronto a quella Cinese e Indiana.

Il denaro si sta riversando sulla Russia, ma i Russi non sanno dove e come investirlo e da qui segue l’elevata inflazione e l’elevatissimo prezzo degli immobili, particolaremente nelle citta’ di Mosca e San Pietroburgo. A Mosca, il prezzo medio di un appartamento e’ di $600 al metro quadrato, mentre il salario medio annuale e’ di $11,000. Ne segue che l’economia Russa e’ pesantemente distorta.

I burocrati alla guida del paese sono pieni di soldi e si sentono i padroni dell’Universo. Ma con una popolazione in calo, un sistema educativo sotto stress, una  corruzione dilagante e una crescita enorme del ruolo del governo nell’economia, il futuro della Russia non appare per nulla roseo.

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Speranza per il Casertano

Posted by janejacobs su Mag 31, 2008

Effetti della diossina nel Casertano

A questo link potrete leggere il triste presente della provincia di Caserta, una zona deturpata fisicamente dalle tossine, corrotta moralmente dalla criminalita’ organizzata e destinata allo spopolamento.

Con una buona dose di ottimismo, Caserta potrebbe riuscire ad emergere dalla sua miseria ed assomigliare a Hradcany, ua localita’ a due ore da Praga, dove i Sovietici, protetti dal segreto di Stato, seppellirono circa 7.000 tonnellate di cherosene, che rappresentavano uno strato di 6 metri appena sotto il livello dell’acqua corrente. Oggi la zona di Hradcany puzza di ancora petrolio.

I Sovietici avevano utilizzato un aerodromo fatto costruire dai Nazisti dopo l’invasione della Cecoslovacchia e avevano depositato grosse quantita’ di cherosene in depositi sotterranei. Tali depositi non furono mantenuti correttamente e negli anni il cherosene inizio’ ad infiltrarsi nel terreno e nelle acque di superficie.

Quando i Cechi si scrollarono di dosso i Sovietici, iniziarono a bonificare il terreno e le acque di Hradcany. I contadini iniziarono ad usare il cherosene come combustibile per i loro trattori, altri abitanti del luogo recuperarono il cherosene come combustibile per gli aerei. Il lavoro di bonifica dovrebbe terminare nel 2012 e sara’ costato ai Cechi 17 milioni di euro. Ed anche allora, il terreno sara’ troppo contaminato per costruirci sopra.

Il ministro dell’Ambiente Ceco, Martin Bursik, ricorda che nelle zone industriali a Nord di Praga vi furono vari moti di protesta prima della Rivoluzione di Velluto del 1989. I cittadini di Hradcany e di altre zone deturpate dagli scempi ambientali dell’industria chiedevano al governo una spiegazione per l’aria irrespirabile e l’acqua contaminata.

La cacciata dei Sovietici e l’arrivo della democrazia porto’ con se nuove leggi ambientali. Ma fu la prospettiva dell’ingresso in Europa a permettere che tali leggi venissero applicate. Gli ispettori ambientali poterono esercitare pressioni sulle grandi imprese inquinanti imponendo costosi sistemi di depurazione. Le piccole imprese inquinanti che non poterono permettersi le nuove tecnologie di depurazione dovettero dichiarare bancarotta quando la Repubblica Ceca entro’ nell’Unione Europea.

Oggi i Cechi usano il vecchio terreno cementificato del vecchio aerodromo nazista-sovietico per il power kiting attraendo turisti e di appassionati dalle citta’.

Nonostante le deturpazioni ambientali del periodo Sovietico (di cui Hradcany rappresenta solo una pate infinitesima), la Repubblica Ceca sta avvicinandosi agli standard di aria e di acqua del resto dell’Unione Europea. Ma la corruzione resta un grave problema in molte aree d’Europa, tra cui spicca il Casertano. Ma secondo la cultura di alcuni popoli, essere corrotti significava lottare per la liberta’ .

Continua…

Fonte: Economist, Aquamedia

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Il tracollo economico dell’Unione Sovietica

Posted by janejacobs su aprile 16, 2008

 

Nel’Unione Sovietica, il redimendo dell’agricoltura era scandalosamente basso. Regioni che avrebbero potuto essere i granai del mondo, non erano nemmeno in grado di nutrire la propria popolazione. Anno dopo anno, l’Unione Sovietica comprava tonnellate di grano dal Canada, un paese dal clima simile a molte aree dell’Unione Sovietica. Di più, l’Unione Sovietica addirittura importava grano dagli Stati Uniti. L’Unione Sovietica non era in grado di produrre abbastanza carne, verdure, frutta, pollame e latte in misura sufficiente per sfamare il proprio popolo. La produzione rurale nell’Unione Sovietica era bassissima e i tentativi di migliorarla avevano richiesto uno sforzo economico sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti; l’Unione Sovietica per decenni continuo’ a distruggere circa un quarto dei suoi investimenti annuali in investimenti agricoli. Gli scarsi risultati furono imputati all’inabilita’ di programmare efficientemente l’economia, alla burocrazia corrotta, alle infrastrutture di trasporto carenti, all’indolenza dei lavoratori, al clima, e al fatto che i lavoratori delle fattorie socializzate non guadagnavano e non rischiavano in proprio se la qualità dei loro prodotti era eccellente o pessima e quindi non investivano e non lavoravano duramente. Queste ultime considerazioni sono senz’altro importanti fattori che hanno contribuito al tracollo dell’Unione Sovietica, e cio’ e dimostrato dal fatto che i pochi appezzamenti privati consentiti dall’Unione Sovietica avevano rendimenti molto maggiori di quelli collettivizzati. Ogni economista Sovietico o straniero che abbia studiato le fattorie collettivizzate ha raccontato storie orribili: fertilizzante che non arrivava nella stagione in cui andava applicato ai raccolti; macchine per la distribuzione di fertilizzanti che si rompevano facilmente o che non arrivavano in tempo per la raccolta anche se il fertilizzante era arrivato in tempo; mandrie che aumentavano di numero proprio quando veniva a mancare il cibo per allevarle; lavoratori che venivano assegnati a compiti per cui non era richiesto maggior lavoro, mentre c’erano altre mansioni alla che erano disperatamente richieste; servizi di trasporto inefficienti che lasciavano che i raccolti marcivano prima di arrivare a destinazione; e cosi’ via.

 

Pero’, possiamo guardare a questa orribile situazione anche da un punto di vista leggermente diverso. Supponiamo che le politiche dell’Unione Sovietia fossero state in grado di aumentare notevolmente il rendimento dei raccolti. Con tale miglioramento decine di milioni di lavoratori dei Soviet sarebbero stati automaticamente in esubero. Pertanto, se i tassi di rendimento dei raccolti fosse aumentato notevolmente, un numero immenso di emigranti, specialmente di giovane eta’, si sarebbe riversato sulle citta’. Anche se la produttivita’ fosse aumentata della meta’ di quanto era aumentata negli Stati Uniti in quello stesso periodo, circa 40 milioni di contadini Sovietici si sarebbero ritrovata senza lavoro. Considerando che il numero totale di abitanti dell’Unione Sovietica era di 100 milioni, dove se ne sarebbero potuti andare?

L’Unione Sovietica aveva poche citta’, nessuna di esse in grado di rimpiazzare vigorosamente le importazioni, ne’ tanto meno aveva vigorose aree metropolitane. L’aumento della produttivita’ avrebbe causato un numero troppo elevato di immigrati per le citta’ Russe, relativamente piccole e poco dinamiche dal punto di vista economico.

 Non sto insinuando che le autorita’ Sovietiche abbiano mantenuto i tassi di produttivita’ agricola deliberatamente bassi. Una simile affermazione non avrebbe senso alla luce delle enormi somme di denaro che il Governo Sovietico tento’ di investire per migliorare i rendimenti dei raccolti e la produttivita’ agricola. Dubito che i politici Sovietici capissero meglio dei loro colleghi americani la connesione vitale fra rendimenti dell’agricoltura e produttivita’, tra disponibilita’ di lavori cittadini connessa al ruolo delle citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni .

Tuttavia, dal momento che tali connessioni esistono, ne consegue che in ogni nazione dove manchi lavoro nelle citta’, l’agricoltura e le campagne devnono mantenere rendimenti e produttivita’ basse. Non c’e’ alternativa. Questo e’ stato dimostrato sia dagli Stati Uniti, che hanno sviluppato molte grandi citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni e un’agricoltura avanzata, sia dall’Unione Sovietica, che in mancanza di citta’ vigorose in grado di rimpiazzare le esportazioni, ha manetnuto un’agricoltura arretrata.

 

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