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Il piu’ grande Doge di Venezia

Posted by janejacobs su agosto 5, 2008

Ultimamente la cronaca ha portato alla ribalta il fatto che a scuola si imparino i nomi dei sette re di Roma e non quelli dei dogi di Venezia. I dogi a capo della repubbica di Venezia sono stati in tutto centoventi e si sono succeduti al comando per mille e cento anni fino a quando Venezia perse la sua millenaria indipendenza ad opera di Napoleone Bonaparte. 

Sarebbe molto difficile ricorare a scuola tutti i centoventi Dogi di Venezia, anche perche’ (per par condicio) si dovrebbero ricordare anche i Duchi di Mantova, Firenze, Ferrara, Verona, i re della Savoia, i re di Sicilia Normanni, Francesi, Tedeschi e Borboni. Tuttavia, almeno un doge vale davvero la pena di ricordarlo: il suo nome e’ Enrico Dandolo.

 In tutta la storia di Venezia non esiste una figura piu‘ incredibile del doge Enrico Dandolo. Egli divenne il trentanovesimo doge di Venezia il primo gennaio 1193 quando era giavecchio e cieco. Tuttavia Dandolo dimostro’ un’incredibile forza fisica e mentale per la sua eta’. Quando Dandolo divenne doge aveva almeno superato da un pezzo i settant‘anni.

Alla fine del dodicesimo secolo l’Europa era in un grande stato di confusione. L’impero Romano d’Oriente e quello d’Occidente erano in agitazione. In Germania vi era una guerra civile, Inghilterra e Francia erano occupate in problemi di successione dovuti alla morte di Riccardo Cuor di Leone. A Roma, Papa Innocenzo III aveva proclamato nel 1198 una nuova Crociata che sarebbe arrivata in Terra Santa con una spedizione navale attraverso Il Cairo considerato allora il tallone d’Achille dei Mussulmani.

Pertanto conveniva trasportare i Crociati via mare e a quel tempo c’era una sola potenza in Europa in grado di fornire le navi sufficienti a questa impresa. Questa potenza era la la Repubblica di Venezia.

Nel 1201, una delegazione di sei cavalieri guidati da Goffredo di Villehardouin arrivarono a Venezia, la quale acconsenti’ a offrire trasporto a 4,500 cavalieri con i loro cavalli, 9,000 scudieri e 20,000 fanti, con provviste per 9 mesi. Il costo sarebbe stato di 84,000 marchi d’argento. In aggiunta, la Repubblica avrebbe fornito le necessarie imbarcazioni (galee) a proprie spese a condizione che le si fossero consegnate la meta’ delle Terre conquistate. Fu Enrico Dandolo a condurre le trattative con la delegazione dei crociati.
Il capo dei Crociati Goffredo di Villehardouin e Dandolo si accordarono a radunare i crociati a Venezia per l’anno seguente nella festa di San Giovanni il 24 Giugno 1202. Ma quando venne il fatidico giorno, i militari che si radunarono al lido erano meno di un terzo di quelli che ci si aspettava. Venezia aveva mantenuto la sua promessa, i suoi moli avevano le galee pronte ad ospitare il triplo degli uomini che si erano radunati. Ed in tali circostanze era impossibile che i Crociati avrebbero trovato sufficienti fondi per ripagare i Veneziani per aver procurato tutte quelle navi per cosi’ pochi uomini.

Dandolo si rifiuto’ di far partire anche una sola nave e stava considerando di tagliare anche i viveri ai crociati confinati al Lido e a cui non aveva consentito l’accesso in citta‘. I Crociati quindi dovettero svuotare le loro tasche e dare ai veneziani praticamente tutto quello che avevano, ma essi riuscirono a raccogliere solo 50,000 marchi rispetto agli 84,000 marchi dovuti.

Dandolo mantenne i crociati nell’incertezza fino all ‘ultimo, poi quando si rese conto che non avevano piu‘ nulla da dare, fece loro un’offerta. La citta‘ Veneziana di Zara era stata conquistata dagli Ungheresi e se i Crociati avessero aiutato Venezia a riconquistarla i Veneziani avrebbero accettato di riscuotere il mancato pagamento in un secondo momento. I Crociati erano essenzialmente Franchi, un popolo piuttosto rozzo (almeno allora) rispetto ai Veneziani. I Franchi rimasero incantati quando Dandolo, in una solenne cerimonia ufficiale nella chiesa di San Marco, offri’ solennemente di farsi crociato con i Crociati Franchi e di lasciare il governo di Venezia al figlio. Enrico Dandolo scese dal pulpito sali’ sull’altare si inginocchio’ e si fece cucire la croce sul suo grande cappello di cotone, significando che era pronto a “portare la croce” e a conquistare la Terra Santa.
L’8 Novembre 1202 l’esercito della quarta crociata partiva da Venezia. Ma le sue 480 navi non erano destinate ne’ in Terra Santa, ne’ al Cairo, bensi‘ a Zara. Il papa, oltraggiato, scomunico’ l’intera spedizione.
Nel frattempoAlessio, imperatore di Costantinopoli, era stato spodestato dallo zio Isacco e si era rifugiato in Germania. Alessio nel 1203 offri’ a Dandolo di finanziare la conquista dell’Egitto con diecimila soldati e di mantenere a sue spese un presidio militare di cinquecento soldati in Terra Santa a patto che i Veneziani avessero fatto tappa a Costantinopoli e cacciato l’usurpatore Isacco dal trono.

Il vecchio Doge accetto’ l’Offerta di Alessio con entusiasmo. Anche i crociati furono felici di accettare l’offerta e dopo aver riconquistato per Venezia Zara si avviarono alla volta di Costantinopoli. Nella capitale dell’Impero Romano d’Oriente, l’usurpatore Isacco non aveva posto sufficienti difese per un attacco via mare. I Crociati ed i Veneziani trovarono pertanto gioco facile a sconfiggere la debole flotta bizantina. Ma la citta‘ di Costantinopoli aveva mura alte e possenti inviolate da piu’ di mille anni e ben difese da soldati mercenari Inglesi e Danesi. Intanto l’esercito crociato iniziava ad attaccare le mura della citta’ con apposite catapulte montate sulle navi.
Goffredo di Villehardouin riporta che anche se le navi Veneziane erano ormai vicinissime alla costa i marinai esitavano, ma fu Dandolo a prendere la situazione in pugno:
 
 Il Doge di Venezia, un uomo vecchio e cieco, si mise in piedi alla prua della sua galea con la bandiera di San Marco e ordino’ ai suoi uomini di sbarcare. Quando essi sbarcarono, egli salto’ giu’ dalla prua e pianto’ la bandiera di San Marco davanti a se’. E quando gli altri videro lo stendardo di San Marco davanti alla galea del Doge, provarono un enorme senso di vergogna, si fecero coraggio e iniziarono a sbarcare.”

Nel giro di poco tempo, venticinque delle torri di Costantinopoli erano state prese dai Veneziani. Nel frattempo i Crociati Franchi erano sbarcati in una zona poco lontana, avevano accerchiato la citta’ ed erano riusciti a penetrarvi. La forza congiunta dei Veneziani e dei Franchi mise in fuga l’imperatore Isacco. I Crociati ed i Veneziani nominarono come imperatore il padre di Alessio in attesa che egli tornasse dalla Germania, compiendo la missione secondo i patti presi con Alessio. Nel frattempo Franchi e Veneziani si accamparono a Galata, il quartiere dei mercanti di Costantinopoli fuori dalle mura della citta’.
Il 1 Agosto 1203 Alessio fu incoronato co-imperatore con suo padre, ma si penti’ molto delle promesse fatte ai Veneziani. Le casse di Costantinopoli erano vuote; Alessio dovette aumentare notevolmente le tasse che erano odiate dai suoi sudditi, non solo perche’ erano alte, ma anche perche’ sapevano che servivano a a ripagare i debiti contratti con gli stranieri. I Crociati Franchi, ormai disseminati in ogni angolo della citta‘ facevano continuamente aumentare la tensione. Una notte, un gruppo di Franchi brucio’ una moschea nel quartiere arabo di Costantinopoli e le fiammo si sparsero per tutta la citta’ causando il peggiore incendio che della storia di Costantinopoli.
Quando qualche giorno dopo una delegazione di Crociati e Veneziani venne a chiedere all’Imperatore il pagamento immediato delle somme pattuite, Alessio non pote’ fare nulla; pertanto i Crociati ed i Veneziani dichiararono guerra, una guerra che ne’ i crociati ne’ gli abitanti di Costantinopoli volevano. Gli abitanti di Costantinopoli volevano solo liberarsi dei rozzi Crociati che stavano distruggendo la loro citta‘ e che li stavano dissanguando attraverso le alte tasse contratte dai debiti del loro nuovo imperatore. I Franchi non sopportavano piu‘ di stare in mezzo a quel popolo decadente ed effeminato mentre avrebbero dovuto essere al Cairo e a Gerusalemme a combatter contro gli infedeli. Anche se il debito di Alessio sarebbe stato ripagato, essi non avrebbero avuto alcun vantaggio materiale, perche‘ i soldi sarebbero entrati nelle casse dei Veneziani.

Presa di Costantinopoli da parte dei Crociati

Enrico Dandolo aveva la chiave per risolvere il problema. In ogni momento egli avrebbe potuto ordinare alla sua flotta di partire. I crociati ne sarebbero stati sollevati e gli abitanti di Costantinopoli sarebbero stati esultanti. Ma Dandolo aveva rifiutato di ripartire perché i Franchi non avrebbero mai ripagato il loro debito, ma poi si rassegno’ a non ricevere il pagamento dai Franchi e la sua mente si era soffermata su un obiettivo piu‘ ambizioso: la conquista dell’Impero Romano d’Oriente.

Dandolo decise di sfruttare la debolezza dei suoi debitori e di prendere quest’unica opportunita‘ storica. Mentre Dandolo consolidava il suo potere diventando di fatto il capo della spedizione, Costantinopoli si ribellava all’imperatore Alessio e stava per cacciare anche i Franchi quando Franchi e Veneziani si accordarono per prendere solidamente e definitivamente il controllo della citta‘. Essi erano molto meno preoccupati di come attaccare la citta‘ e molto piu‘ preoccupati di come spartirsi il potere una volta conquistata Costantinopoli. Ci si accordo’ perché Franchi e Veneziani incaricassero ciascuno sei delegati in un comitato elettorale per scegliere il nuovo imperatore di Costantinopoli. L’imperatore avrebbe ricevuto un quarto della citta‘ e dell’impero. I rimanenti tre quarti sarebbero stati divisi a meta’ tra i crociati ed i Veneziani.

L’attacco inizio’ Venerdi‘ 9 Aprile. I Veneziani riuscirono ad aprire brecce in due torri con grazie alle loro catapulte. Contemporaneamente i Franchi entrarono nelle mura scatenando la fuga della popolazione e dei governanti di Costantinopoli che erano stati mesi in piedi dopo la recente rivolta.

A Costantinopoli ci fu una carneficina. Solo a notte fonda gli occupanti chiamarono una tregua per tornare al loro campo. La mattina seguente si svegliarono e trovarono sconfitta ogni resistenza. Ma per la gente di Costantinopoli la tragedia era appena incominciata. Non per nulla i Franchi avevano aspettato cosi‘ a lungo  al di fuori della cittapiu‘ ricca del mondo. Ora che i tradizionali tre giorni di saccheggio erano stati loro garantiti, i Crociati saccheggiarono Costantinopoli come locuste. Nemmeno ai tempi delle invasioni barbariche a Roma si era vista una tale orgia di brutalità e di vandalismo; mai prima d’ora tante bellezze e creazioni artistiche furono distrutte in cosi’ poco tempo. Tra i testimoni oculari dell’epoca scrisse Nicete Coiante:

Essi distrussero le immagini sacre e gettarono le reliquie dei Martiri in posti che non riesco a nominare, spargendo ovunque il corpo ed il sangue del nostro Salvatore… Per quanto riguarda la profanazione di Santa Sofia, distrussero l’altare e si divisero i pezzi fra se’.. E portarono i cavalli ed i muli in nella Chiesa, per trasportare meglio le ricchezze fuori da essa, ed il pulpito, e le porte, ed i mobili sacri; e se i cavalli ed i muli scivolavano, li ammazzavano con le loro spade, sporcando la Chiesa con il loro sangue e le interiora. Una prostituta si sedette sulla sedia del Patriarca, per gettare insulti a Gesu‘ Cristo; si mise a cantare canzoni sconce.. non ci fu pieta‘ per le virtuose madri di famiglia o per le giovani vergini consacrate a Dio…questi uomini portavano la croce sulle loro spalle, la Croce su cui avevano giurato di astenersi dai piaceri della carne fino a che il compito di riconquestare Gerusalemme non fosse portato a termine.

Questa fu l’ora piu‘ buia i Costantinopoli, forse ancora piu‘ buia di quando la citta‘ fu conquistata nel 1453 dai Turchi Ottomani. Ma non tutti i tesori furono distrutti. Mantennero il controllo e trasportarono tutto cio‘ che poterono a Venezia. Iniziando dai quattro grandi cavalli di bronzo che, dalla loro alta piattaforma sopra la porta principale di San Marco, dominano ancora principale Piazza di Venezia dopo otto secoli.

 Dopo tre giorni di terrore a Costantinopoli fu ristorato l’ordine. Si raccolse il bottino e si riparti’ in questo modo: un quarto per all’imperatore, quando sarebbe stato eletto, il resto da distribuire equamente tra Veneziani e Franchi. Non appena la distribuzione termino’, i crociati saldarono i debiti a Enrico Dandolo. Baldovino di Fiandre venne eletto imporatore. In cambio, Venezia si approprio’ del meglio del meglio. Essa ottenne tre ottavi della citta‘ e dell’Impero, assieme vantaggiosi scambi commerciali con il resto dell’impero, da cui le sue principali rivali, Genova e Pisa sarebbero state rigorosamente escluse. Inoltre Venezia ottenne tutte le regioni e le colonie ed i peorti e le lagune attorno al Mar Nero, incluso il Peloponneso e la strategica isola di Creta.

L’enorme successo dei Veneziani durante la quarta crociata fu quasi esclusivamente dovuto ad Enrico Dandolo. Egli rifiuto’ il titolo di imperatore d’Oriente per se’ perche‘ questo avrebbe creato insormontabili problemi costituzionali a Venezia e avrebbe potuto distruggere la Repubblica. Tuttavia assicuro’ a Venezia il successo del suo candidato Baldovino di Fiandre. Per un uomo cieco con poco meno di novant‘anni questo fu un risultato incredibile. Dandolo mori’ nel 1205 a Costantinopoli. Il suo corpo non torno’ mai a Venezia ma fu seppellito a Santa Sofia – dove la sua pietra tombale e’ ancora visibile. Le sue ossa furono prese dagli abitanti di Costantinopoli durante una rivolta e date in pasto ai cani.

Costantinopoli non si riprese piu‘ da questa invasione. Venezia, grazie all’abilita’ ed alle doti carismatiche del vecchio Dandolo ne eredito’ ricchezze, commerci e secoli di prosperita‘ e gloria, fino a che le rotte d’Oriente non furono bloccate secoli dopo dagli Ottomani. Ma questa e’ un’altra storia. 

 

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Venezia embrionale

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Perche’ nuove citta’ nascano e fioriscano devono eserci mercati di sbocco per il loro lavoro iniziale in citta’ gia’ esistenti. E’ importante che citta’ arretrate confinino con altre citta’ arretrate perche’ tale commercio faccia da “molla” per un positivo tipo di commercio tra di esse. Le citta’ arretrate devono commerciare essenzialmente con altre citta’ arretrate, altrimenti, il divario fra cio’ che importano e cio’ che possono rimpiazzare con le importazioni attraverso la propria produzione e’ troppo grande e non puo’ essere superato. In effetti, questo e’ cio’ che l’amareggiato maestro di Isfahan pensava, ed aveva ragione.

Nell’Europa tale processo di sviluppo e’ stato inizato dalla citta’ di Venezia, che usava il proprio commercio con Costantinopoli, allora piu’ avanzata di lei, per iniziare nuove imprese. Si crede che i fondatori di Venezia, i Veneti, abbiano costruito palafitte sulla laguna per rifugiarsi dalle invasioni e dalle scorrerie di popoli invasori; ad ogni modo, nel sesto secolo, Venezia esisteva almeno in forma embrionale ed i suoi abitanti usavano la laguna per produrre il sale attraverso il processo di evaporazione nelle secche della laguna. All’inizio probabilmente producevano il sale solo per se stessi, ma il sale era un bene prezioso a quel tempo e a Costantinopoli c’era un ampio mercato di sbocco in quanto Costantinopoli a quel tempo non era solo il centro amministrativo dell’impero romano, ma era un grande centro commerciale ed un grande produttore e distributore di beni prodotti per le esigenze ed i lussi di quel tempo. Cio’ che i Veneti ottenevano in cambio del sale non e’ risaputo; forse tappeti, forse articoli di vetro, forse abiti lussuoisi, gioielli. Quasi certamente compravano arnesi per tagliare il legno, visto che essi erano necessari per costruire navi e per sviluppare un altro elemento di esportazione che Venezia inizio’ ad esportare a Costantinopoli: il legno.

La Venezia embrionale aveva questi beni primari con cui iniziare: aveva risorse naturali da vendere , un mercato cittadino lontano che li comprava e quindi aveva un modo per guadagnarsi le importazioni da un’economia piu’ avanzata. Insomma, aveva esattamente cio’ che ogni regione fornitrice di beni primari ha ora.

Supponiamo che Venezia avesse continuato a concentrarsi su questo semplice commercio con la piu’ avanzata Costantinopoli. In quel caso Venezia non avrebbe svilupato la propria economia. Ogni bene che Venezia avesse prodotto – probabilmente un’imitazione di minore qualita’ dei beni che importava da Costantinopoli – non avrebbe avuto molto interesse per Costantinopoli. Ne’ la Venezia embrionale in queste circostanze, avrebbe rimpiazzato le molte importazioni che importava da Costantinopoli con i suoi prodotti. Il divario fra cio’ che poteva comprare e cio’ che produrre era troppo grande per essere colmato. Cio’ di cui Venezia aveva bisogno era un mercato per i beni prodotti in citta’ che potesse produrre lei stessa. Solo allora avrebbe potuto iniziare a svilupparsi.

Venezia fini’ per svilupparsi: agendo come Costantinopoli senza l’economia di Costantinopoli. Questo puo’ sembrare ridicolo, che un insediamento primitivi di pescatori e produttori di sale e di tagliatori di legna potessero iniziare a comportarsi come i ricchi abitanti di Costantinopoli, la citta’ piu’ grande e piu’ ricca dell’Impero Romano, la sua capitale. Il modo con cui Venezia riusci’ a fare questo fu quello di lanciarsi nel commercio con altre regioni arretrate come lei che avevano bisogno di prodotti a basso costo imitazioni di quelli prodotti a Costantinopoli e che Venezia riusci’ a copiare e a rimpiazzare. Per quegli insediamenti, Venezia rappresentava un mercato di sbocco per i loro beni primari e le loro materie prime proprio come Costantinopoli lo era per Venezia.

Venezia oltre a vendere semplici beni artigianali (o almeno cio’ che oggi consideriamo semplici ma che allora non lo erano affatto), poteva esportare anche alcuni articoli di lusso che comprava da Costantinopoli. I suoi clienti eranoi grandi feudatari arroccati nei castelli e nei manieri di mezza Europa. In cambio di questi beni e prodotti – propri e queli di Costantinopoli- Venezia otteneva prodotti primari come il cuoio, la lana, la latta, il rame, l’ambra e il ferro, cioe’ materiali che poteva incorporare nella propria collezione sempre piu’ diversificata e ramificata di manifatturieri e di imprese produttive.

Tutto andava piuttosto lentamente. Le economie arretrate con cui Venezia faceva affari stavano iniziando praticamente da zero perche’ sopravvivevano in una difficile vita di sussistenza periodicamente spazzata via da carestie; un’economia senza aratri di ferro, al punto che quando un aratro di ferro potesse essere torvato in qualche mercato, era considerato un tesoro degno di un re. Cio’ nondimeno, grazie al commercio con questi centri abitati molto arretrati dell’Europa Occidentale, Venezia riusci’ entro il decimo secolo ad espandere un’economia cittadina che gradualmente divenne in grado di produrre arnesi e prodotti sofisticati da se’ ed era diventata il piu’ grande mercato dell’Europa Occidentale per le materie prime. Venezia, in qualita’ di mercato cittadino di sbocco principale dell’Europa Occidentale aveva cosi’ traasformato anche alcune parti dell’Europa stagnante in economie di sussistenza in regioni fornitirci di materie prime , proprio come Costantinopoli prima aveva prima trasformato la sussistenza dei Veneti in un’economia in grado di fornire materie prime, una specie di avamposto.

Se gli altri avamposti in Europa con cui Venezia commerciava si fossero accontentati con un semplice commercio bilaterale con Venezia, avrebbero solo avuto economie in grado di fornire materie prime a vicolo chiuso. Ma invece iniziarono a comportarsi come Venezia. Cioe’, usando il loro commercio con Venezia come molla iniziarono a commerciare le une con le altre.

I mercanti di Anversa, oltre a comperare lana e ad incanalarla a Venezia, iniziarono a produrre panni da esportare nelle citta’ arretrate di Londra e Parigi. Londra non aveva molto da offrire a Venezia perche’ il primo bene che Londra aveva da esportare era il pesce essicato con il sale. Ma c’erano altre citta’ all’interno del continente in grado di fornire al pesce salato di Londra mercati liquidi. In seguito Londra sviluppo’ la produzione della lana destinata ai telai delle fiandre. Londra inizio’ a copiare, cioe’ a rimpiazzare alcune delle importazioni; ad esempio, comprando prodotti di cuoio da Cordova, come ad esempio faceva Venezia,  e poi in seguito produceva lei stessa prodotti di cui dapprima con il cuoio proveniente da Cordova, in seguito dal cuoio piu’ rozzo proveniente dall’Inghilterra. Anche se questi beni non erano probabilmente molto interessanti per Venezia, erano considerati di valore a Londra e negli insediamenti allora simili a Londra per livello di sviluppo.

Se queste piccole e fragili citta’ avevano semplicemente prodotto beni da esportare le une per le altre, avrebbero creato sviluppo e avrebbero aumentato la dimensione delle loro economie di molto poco. La chiave per il rafforzamento delle economie di queste citta’, la diversificazione e ramificazione di esse stesse e di altre citta’. Le citta’ potevano operare questo processo perche’ la differenza fra quello che importavano dalle citta’ vicine e quello che potevano produrre da se’ non era insormontabile. Cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre, puo’ essere replicato con relativa facilita’ anche da un’altra citta’ arretrata.

Il mutuo processo di rimpiazzo delle importazioni stimolava anche mercati per le inovazioni cittadine. Quando le citta’ rimpiazzano un ampio spettro delle importazioni con la loro produzione locale non importano meno di quanto potrebbero o vorrebbero; piuttosto spostano la loro importazione invece di produrli localmente.

Inoltre e’ ancora piu’ importante, per quanto riguarda la vita economica, il fatto che le citta’ rimpiazzano e quindi spostino le importazioni per nuovi tipi di beni prodotti in altre citta’. Diventano mercati incredibilmente adatti alle innovazioni perche’ se le possono permettere. In questo modo, le citta’ che rimpiazzano le importazioni possono stimolare le vendite di nuoci tipi di esportazioni piu’ avanzate provenienti da altre citta’. Questo meccanismo e’ il mezzo con cui fiumi di innovazioni vengono introdotte quotidianamente nalla vita economica. Poi a loro volta vengono rimpiazzati con produzioni locali aprendo nuovi mercati cittadini per altre nuove importazioni.

Il commercio fra citta’ con un vigoroso sviluppo economico e’ volatile, cambia continuamente perche’ le citta’ creano nuovi tipi di esportazioni per se’ e per altre citta’ e poi si mettono a rimpiazzare velocemente i beni prodotti dalle altre citta’.

Questo e’ avvenuto per le citta’ arretrate d’Europa nei secoli successivi alla caduta dell’impero Romano d’Occidente. Essi producevano sempre nuove esportazioni: campane, tessuti, lacci, articoli per la tessitura, seghe, medicinali, aratri, forche e articoli per la coltivazione rimpiazzandoli poi con la produzione locale e diventando clienti per altre nuove innovazioni. Si stavano sviluppando gli uni sulle spalle degli altri.

Questo e’ il processo che ha sviluppato le citta’ Europee fino ai tempi in cui Pietro il Grande, e questo processo e’ continuato anche dopo Pietro il Grande anche se Pietro il Grande non capi’ mai che questo processo non si poteva comprare. Fino ad oggi la Russia fa parte di questo processo solo in maniera marginale. Le citta’ Sovietiche hanno prodotto esportazioni le une per le altre, ma non hanno rimpiazzato molti prodotti. Per i governanti che vogliono conoscere nel dettaglio cio’ che sara’ prodotto da qui a cinque anni e dove e come tali beni e servizi saranno prodotti, la volatilita’ dei mercati cittadini rappresenta un caos intollerabile. Naturalmente questo non e’ un caos. E’ una forma complessa di ordine simile alle forme organiche di ordine tipiche di tutte le cose viventi in cui si  generano instabilita’ (in questo caso , fondi di importazioni potenzialmente rimpiazzabili) seguite da correzioni. Tali instabilita’ e correzioni sono una parte essenziale dei processi di vita stessi.

Continua…

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