Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘emigrazione’

Lezioni di spopolamento

Posted by janejacobs su agosto 11, 2008

 

I Plattenbauten,  i casoni prefabbricati dell’ex Germania Orientale che risalgono al periodo comunista stanno per essere demoliti. Qualche volta vengono demoliti integralmente, qualche altra vengono distrutti solo nei piani superiori. Le strade piu’ vecchie hanno numerose case abbandonate. I paesaggi urbani sono “potati” come piante dei vecchi edifici morenti, nella speranza di salvare gi edifici in condizioni migliori.

Gli urbanisti normalmente mirano a promuovere la costruzione di case, fabbriche e strade, ma in Germania orientale stanno cercando di gestire la crisi demografica che attraversa la regione dalla fine del regime comunista dovuta all’emigraione nell’Ovest ed al calo delle nascite.

Lo Stato della Sassonia-Anhalt, culla dell’industria chimica della Germania Orientale, ha perso quasi tre milioni di abitanti dall’unificazione tedesca del 1990. Entro il 2025 dovrebbe perdere un altro mezzo milione di abitanti. A Köthen, dove Johann Sebastian Bach compose i Concerti di Brandeburgo, cosi’ tanti giovani lavoratori sono emigrati che la distribuzione della popolazione con i giovani sotto e i vecchi sopra anziche’ assomigliare ad una piramide e’ diventata un grande fungo.

Le citta’ dell’Est sanno che non possono piu’ evitare il declino demografico. Invece cercano di gestire le conseguenze di questo inarrestabile fenomeno. La Sassonia-Anhalt, che soffriva della mancanza di alloggi nel periodo comunista, ora ha distrutto 45,000 alloggi con l’aiuto del governo federale.

Anche le infrastrutture che servivano le fabbriche ormai defunte e gli appartamenti vuoti devono essere distrutte perche’ troppo care. Le strade, le tubature dell’acqua, i cavi elettrici costano troppo. Alcune citta’ che contavano 100,000 abitanti nel 1990 ne contano oggi 25,000 e non e’ possible mantenere queste infrastrutture.

Chi resta in queste desolate citta’ diviene spesso vittima della paura del crimine. Le citta’ cercano di attrarre nuove fabbriche, ma oggi le nuove fabbriche sono ipertecnologiche e meccanizzate ed invece di impegare migliaia di persone ne impiegano qualche centinaio ed e’ difficile trovare una nuova strada per il successo.

Le citta’ di Dessau e di Köthen stanno cercando di creare isole cittadine dove il commercio si concentri attorno ad aree concentrate ed espandere le aree verdi (gia’ numerose) nelle zone dove i vecchi edifici vengono distrutti. Alcune ciminiere delle fabbriche in disuso di Dessau ora sono occupate da cicogne e sono diventate monumenti cittadini. Le numerose aree verdi vengono utilizzate dai cittadini per progetti come la raccolta di biomasse per produrre gas per il riscaldamento.

Le citta’ di Dessau e Köthen traggono la loro ispirazione dall’ Internationale Bauausstellung (IBA) 2010, un progetto sognato dalla Fondazione Bauhaus. Lo scopo di questa organizzazione e’ di aiutare a dar forma alla contrazione cittadina anziche’ lasciarla a se stessa. Questa organizzazione porta alle citta’ fondi federali per decine e decine di milioni di Euro assieme al tentativo di generare la partecipazione de pubblico ed un senso di unicita’ e di identita’ nella comunita’.

 

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Cattedrali nel deserto

Posted by janejacobs su Mag 2, 2008

 

 

Impiantare una fabbrica non e’ sufficiente a creare ricchezza

 Molti governatori di regioni povere hanno cercato di attrarre industrie da lontano nella speranza di generare economie sviluppate come nelle aree metropolitane; ma questa strategia ha procurato delusioni in Grecia, nel Mezzogiorno Italiano, nelle Provnce Marittime Canadesi e in molte altre regioni che non sono in grado di generare industrie da se’. In Sicilia un disilluso ufficiale pubblico ha definito gli impianti industriali finanziati dal governo Italiano e trapiantati al Sud: “Cattedrali nel Deserto“.

Molte multinazionali hanno impiantato i loro impianti industriali in Grecia e hanno inquinato l’aria e l’acqua di questa terra povera e poco abitata.  Cio’ nonstante, i giovani emigravano nell’Europa del Nord in cerca di lavoro, mentre per quelli che rimanevano c’era solo disocupazione e poverta’. I salari dei lavoratori nelle fabbriche impiantate da lontano erano simili ai salari degli agricoltori che producevano beni agricoli da esportare in mercati di citta’ lontane. Tuttavia, Atene non era in grado di rimpiazzare le importazioni dei beni di cui i Greci avevano bisogno e cosi’ si ritrovava ad importarli a caro prezzo da citta’ lontane. Se le citta’ Greche fossero in grado di rimpiazzare le importazioni genererebbero loro stesse industrie domestiche e multinazionali che si andrebbero ad impiantare in terre lontane invece di contare su impianti industriali venuti dall’estero che sono pressoche’ autosufficienti e non portano ricchezza alle popolazioni locali. Continua…

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Regioni di emigrazione e regioni spopolate

Posted by janejacobs su aprile 14, 2008

Raccoglitrice di cotone o creatrice di disoccupazione?

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La situazione nelle zone di spopolamento e’ diversa da quella delle regioni abbandonate dai lavoratori in cerca di lavori cittadini , perche’ hanno cause ed effetti diversi. Quando la tecnologia che arriva dalle lontane citta’ causa lo spopolamento di buona parte di una regione , le persone che devono lasciare la terra spesso stanno peggio di prima, ma quelli che rimangono stanno meglio. Le regioni dove la gente semplicemente emigra alla ricerca di lavori cittadini, presenta un’immagine speculare: quelli che partono migliorano la loro situazione, mentre queli che restano stanno peggio.

Questa differenza che per migliorare le condizioni di coloro che restano e coloro che emigrano, sia l’abbandono che lo spopolamento, dovrebbero avvenire allo stesso tempo e nello stesso posto. Questo avviene nelle citta’ regioni dove alcune persone emigrano alla ricerca di lavori cittadini mentre al contempo arrivano nuove tecnologie che rimpiazzano quelle vecchie. Questo e’ avvenuto nel paese Giapponese di Shinohata di cui abbiamo parlato in precedenza. Ma in altri tipi di regioni, le forze economiche provenienti dalle citta’, non sempre si dispiegano con regolarita’ ed armonia. Se la gente delle campagne che ha abbandonato le proprie terre lasciando il Galles , la vecchia Bardou avessero dovuto aspettare il giorno in cui nuove tecnologie avessero causato il loro spopolamento, quei cittadini sarebbero ancora li’ ad aspettare dopo generazioni e generazioni.

Sir John Sinclair ed il suo piano di portare un cambiamento graduale nelle Highlands ricorda l’inventore della macchina raccoglitrice di cotone negli Stati Uniti. Quest’ultimo non volle rivelare la sua invenzione fino a che la Grande Depressione degli anni 1930 non fosse finita, e anche allora, autorizzo’ l’introduzione di tale macchina in misura controllata e graduale. Tuttavia, tale macchina realizzo’ comunque lo spopolamento delle terre agricole del Sud.

Il miglioramento della produttività delle campagne e il miglioramento dei raccolti, non sono la stessa cosa, ma dal punto di vista pratico potrebbero anche esserlo. Alti rendimenti e poca manodopera sono due componenti fondamentali delle moderne imprese agricole. Cio’ significa che le zone agricole dove fino all’80% delle persone lavorano la terra, sono generalmente le zone piu’ affamate, e cio’ spiega perche’ le zone in cui una piccola parte della popolazione si occupa di agricoltura sono generalmente quelle dove le persone sono meglio nutrite. In pratica, sembra che ogni misura per aumentare il rendimento dell’agricoltura riduce anche il bisogno di lavoratori agricoli, o, per dirla in un altro modo, ogni misura per risparmiare sul costo del lavoro degli agricoltori aumenta il rendimento dell’agricoltura. Uno strumento semplice e rudimentale come la pompa ad acqua azionata da una bicicletta e da muscoli umani, puo’ aumentare il rendimento agricolo di campi dove l’irrigazione era prima fatta a mano; ma una singola pompa rimpiazza circa duemila giorni di lavoro all’anno, ovvero, elimina circa sette lavoratori. Questo vale per ogni altra misura che aumenta il rendimento, perche’ riduce il bisogno di lavoratori. Continua…

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Pane e cioccolata

Posted by janejacobs su aprile 8, 2008

Il film Pane e Cioccolata descrive la solitudine, la discriminazione, lo sfruttamento, i lavori umili e i traumi culturali a cui andavano incontro gli emigrati Italiani nelle citta’ Svizzere. Ad un certo punto del film, uno dei protagonisti Italiani, arrabbiato per la sua condizione, inveisce contro la propria vita, ma non ce l’ha Svizzera, bensi’ contro l’Italia che costringe i propri cittadini ad emigrare. Tuttavia per molte generazioni, le citta’ di Milano, Firenze, Bologna e le grandi reti di citta’ e cittadine che si sovrappongono l’una con l’altra hanno saputo attrarre un gran numero di emigrati meridionali e Siciliani che cercavano di sfuggire alla poverta’ delle loro terre e hanno fornito loro delle opportunita’ che non avevano nelle loro terre.

Questo problema non puo’ essere descritto in termini nazionali, o come una carenza dell’economia nazionale Italiana, ne’ tanto meno come un problema che l’Unione Europea possa risolvere. Pensare a questo problema in chiave nazionale offusca semplicemente la realta’ che il Mezzogiorno e la Sicilia, cosi’ come il Galles e la Vallonia, mancano di citta’ vigorose che sappiano rimpiazzare le importazioni da se’.

Quando comprenderemo questo fenomeno in un numero sufficiente di persone faremo un passo avanti indispensabile per la sua risoluzione, anche se una simile risoluzione non e’ semplice ed immediata. Sapremo almeno capire quali sono i rimedi che non risolvono il problema e come non si debba perdere tempo ad affrontare tali problemi in una prospettiva nazionale che e’ completamente sbagliata. Il tempo scorre e le economie in profonda stagnazione continuano a peggiorare.

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E’ difficile tornarsene a casa

Posted by janejacobs su aprile 8, 2008

I lavoratori emigrati di molte regioni povere sognano di aprire delle imprese una volta tornati al loro paese d’origine. Raramente simili progetti vengono messi in atto, quasi sempre falliscono. Un Egiziano che lavorava in un ufficio di inserimento sociale per immigrati a Rotterdam e che segue appassionatamente le vicende degli immigrati stranieri in quella citta’, dice che anche imprese piuttosto semplici come guidare un taxi o aprire un piccolo negozio di verdure nel Paese d’origine si tramuta spesso in un’esperienza fallimentare.

Il taxi, comprato con i risparmi accumulati in una vita di lavoro a Rotterdam, inizia ad operare nei villaggi del Sud Europa o dell’Africa Settentrionale dai quali gli emigranti provengono, l’emigrato inizia a lavorare. Poi ad un certo punto, l’auto si rompe ed ha bisogno di un pezzo di ricambio e di essere riparato, e al momento della rottura, il taxista non ha guadagnato abbastanza per pagarsi la riparazione. Il negozio di verdure fallisce. Il problema e’ che le economie rurali da cui questi ambiziosi emigranti provengono e alle quali ritornano con nuove idee, sono spesso troppo stagnanti ed inflessibili per far posto a nuove imprese e a nuove attivita’. Le forze che causano l’espansione economica non toccano questi posti.

I soli sogni che riescono a realizzarsi, dice il nostro amico Egiziano, sono i sogni degli agricoltori che vogliono lavorare la terra con nuove macchine, ad esempio con i trattori. Gli emigranti che tornano a casa e che hanno comprato trattori con i loro risparmi spesso guadagnano abbastanza per giustificare il loro investimento coltivando prodotti agricoli per i lontatni mercati cittadini. Ma i trattori creano disoccupazione per i contadini che usano vecchi metodi manuali e li portano a cercare lavori in citta’ lontane come Rotterdam.

Continua…

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Napizaro

Posted by janejacobs su aprile 8, 2008

Nel Nord del Messico, a circa 400 miglia da Citta’ del Messico, si trova un paese chiamato Napizaro. Per circa quarant’anni, Napizaro riceveva sussidi dai suoi emigranti. Quasi tutti gli abitanti di Napizaro lavoravano nel settore agricolo, e molti di loro lavorano ancora nei campi; per lo piu’, i prodotti agricoli servono a sostentare gli abitanti del villaggio. Le famiglie dei contadini erano chiamati in quella zona morosos, i senza speranza. Per loro, la vita e’ davvero dura. Ma circa un paio di generazioni fa, nella vita del villaggio di Napizaro, e’ arrivata una novita’: la promessa di un nuovo lavoro negli Stati Uniti. Anche se al lavoro negli USA ci si arriva per vie illegali, le prospettive di una vita meno dura sono troppo promettenti. Cosi’ molti abitanti di Napizaro si sono trasferiti a Houston e a Los Angeles; oggi, l’economia di Napizaro dipende da quella di Los Angeles.

Napizaro e’ diventato un villaggio prospero, come lo sono diventati altri villaggi nella zona. I milleduecento abitanti del villaggio vivono per la maggior parte in comode casette in mattoni con graziosi giardini e antenne per la televisione. Le strade del paese hanno illuminazione elettrica, una piccola infermeria, un centro comunale ed una piccola arena per i tori chiamata il North Hollywood in onore dell’area industriale di Los Angeles che si trova a piu’ di mille miglia di distanza e da cui dipende il benessere di Napizaro.

Piu’ di tre quarti degli uomini del villaggio lavorano a North Hollywood. Nonostante le sue comodita’, Napizaro e’ un paese triste dove i mariti lasciano le mogli per lunghi anni a vivere vite sole e desolate. Dal momento che gli uomini di Napizaro non possono permettersi di lasciare il lavoro per lungo tempo e non possono permettersi i soldi per il viaggio, i lavoratori di Napizaro sono lontani dal loro villaggio per anni interi. I soldi che inviano a casa hanno un potere d’acquisto molto maggiore di quello che avrebbero a Los Angeles. Nel 1980, una casa in mattoni costa circa $6,000 e comprende per lo piu’ i costi dei materiali importati perche’ gli abitanti si costruiscono da se’ le case e perche’ la manodopera costa poco. A Los Angeles, una casa del genere costerebbe dieci volte tanto, senza contare il costo del terreno su cui costruire la casa. L’illuminazione di Napizaro, l’infermeria e l’arena del villaggio venivano finanziate dagli uomini di North Hollywood, che si auto-tassavano i loro salari per costruire queste opere pubbliche. Quando la piccola arena fu terminata, gli uomini misero parte dei loro salari in un fondo per comprare tubature, pompe e altre attrezzature per fornire il villaggio di un sistema fognario.

Quando i giovani maschi di Napizaro raggiungono i 16 anni, gli viene loro fornito un corso di orientamento su cosa li aspetta nelle fabbriche di Los Angeles. Il corso viene impartito da un uomo anziano in pensione, che ha lavorato a Los Angeles per decenni. Gli emigrati si preoccupano di trovare lavoro ai loro figli, fratelli e compaesani nella grande citta’. Una delle imprese che assume il maggior numero di loro e’ stata fondata da un emigrante di Napizaro.

Naturalmente, gli uomini di Napizaro hanno pensato di fondare fattorie nel loro paese d’origine, un’idea che ha senso viste le capacita’ degli abitanti del villaggio nel produrre, gestire, organizzare formare nuovi operai e curare i rapporti con i clienti in un’impresa tessile. Ma hanno, loro malgrado, dovuto abbandonare l’idea, perche’ un’impresa tessile non potrebbe sopravvivere. Le competenze e l’esperienza che gli uomini di Napizaro hanno conquistato a Los Angeles sono utili solo nel contesto di una dinamica economia cittadina con i suoi nidi simbiotici di fornitori, con i suoi mercati, non nella terra isolata di Napizaro. Tale isolamento fa si’ che i lavoratori di Napizaro se ne vadano cosi’ lontano a cercare lavoro , perche’ e’ per loro impossibile trovare lavoro vicino a casa.

Citta’ del Messico, sebbene piu’ vicina di Los Angeles non e’ abbastanza vicina da attrarre gli abitanti di Napizaro. Pertanto, Citta’ del Messico e’ come se fosse piu’ lontana di Los Angeles, perche’ la sua energia economica.

Dopo che per quarant’anni i lavoratori di North Hollywood provenienti da Napizaro hanno inviato soldi a casa, il villaggio e’ fiorito, e’ diventato prospero ed i soldi sono stati usati con parsimonia ed intelligenza; tuttavia, se il flusso di rimesse dei lavoratori emigrati dovesse interrompersi, Napizaro tornerebbe alla condizione di estrema poverta’ in cui si trovava prima che i suoi abitanti iniziassero ad emigrare e a inviare soldi al paese. Piu’ probabilmente, sarebbe la gente del paese che abbandonerebbe del tutto il villaggio. Nonostante i soldi inviati da Los Angeles e le televisioni e gli altri beni di consumo importati dagli Stati Uniti, la vita economica della regione resta immobile, come nel paese di Bardou.  Continua…

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Emigranti

Posted by janejacobs su aprile 8, 2008

 

Dal 1921, il Galles ha perduto un terzo della sua popolazione. La campagna del Galles e’ punteggiata da fattorie; i campi non vengono piu’ utilizzati, anche se un tempo i giardini e i cereali crescevano e le pecore pascolavano. Interi villaggi erano svaniti, gli edifici crollavano, bruciavano o si afflosciavano, mangiati dalle tarme e dai topi, le loro tracce potrebbero essere utili agli archeologi del futuro che riscopriranno la zona e si si chiederanno cosa accadde alle campagne del Galles. La campagna del Galles si svuoto’ perche’ si nutriva della poverta’ e della struttura di mercato produttore di beni agricoli. Cardiff, la capitale del Galles era una citta’ inerte, non offriva molte opportunita’, e cosi’ la maggior parte dei gallesi che voleva una vita migliore lasciava il Galles.
Allo stesso modo, buona parte della Sicilia  della Spagna  che avevano un tempo aree densamente popolate, ora sono semi-deserte. Anche molte zone del Canada e degli Stati Uniti hanno zone di emigrazione, in particolare il Nord dello Stato del New Jeresey, hanno avuto nella loro storia molti giovani che lasciavano la loro terra in cerca di una vita migliore, il piu’ della volte a Manhattan.
La differenza tra regioni stagnanti che perdono popolazione e regioni stagnanti dove la gente rimane e’ che certe persone pensano di poter trovare una vita migliore, sta nella possibilita’ della gente di andarsene dal Paese d’origine.
Se e’ stato possibile per i Gallesi, per i Siciliani, per gli Spagnoli e gli abitanti del New Jersey abbandonare la propria terra per Londra, Milano, Madrid e Manhattan, non e’ stato lo stesso per gli abitanti di Haiti o dell’Etiopia. Ad Haiti, la gente non riesce ad andarsene. In Etiopia, uno dei Paesi piu’ poveri al mondo, quasi nessuno lascia il Paese, perche’ i poveri non hanno posti dove andare. e non hanno i mezzi per andarsene. Lo stesso vale per la gente di tutte quelle regioni che non ha i mezzi per andarsene in molte parti dell’America Latina, dell’India, del Medio Oriente e dell’Africa. Se la gente di tutte le regioni povere del mondo avesse accesso ai lavori delle citta’, vi si trasferirebbero in massa, non importa quanto distanti siano le citta’.
Questo non vuol dire che le persone che vivono in regioni con economie stagnanti abbiano poco attaccamento alla loro terra o che amino emigrare. Lasciare una cultura familiare per una cultura straniera e lontana dovendo lasciare famiglia e persone care e’ sempre difficile. Ma spesso si prende questo rischio per sfuggire alla poverta’e alla mancanza di opportunita’ di lavoro nella propria terra d’origine.
Quello che mi interessa in questa sezione, non e’ la destinazione degli emigranti, ma le regioni da cui provengono e cosa ha spinto gli emigranti a lasciare tali regioni. Il fatto piu’ sconvolgente e’ che l’abbandono non ha particolari effetti sulle economie stagnanti – se non il ridurre la loro dimensione. Prendiamo il vecchio esempio del villaggio di Bardou. Per quasi settant’anni la gente se ne e’ andata da questo piccolo villaggio per emigrare a Parigi. Mentre la popolazione diminuiva, cosi’ diminuiva anche la dimensione dell’economia di Bardou, ma null’altro mutava. Naturalmente, la gente che arrivo’ a Parigi muto’ radicalmente la propria condizione economica, ma quelli che restavano al villaggio rimanevano nella solita e familiare condizione di poverta’.
Anche nel Galles agricolo, quelli che rimanevano restavano poveri, indipendentemente da quello che facessero i loro vicini; i vicini che se ne andavano non creavano maggiori opportunita’, ma lasciavano una minore crescita economica dietro di se’ per un futuro migliore. Ecco perche’ continuavano ad andarsene. La Sicilia, per tutte le fattorie ed i villaggi spopolati, rimane povera e con un’alta disoccupazione. Quando le regioni abbandonate dagli emigranti tornano a rifiorire economicamente, lo si deve a ragioni diverse dallo spopolamento, ragioni come quelle che hanno portato gli attuali abitanti del vilaggio di Bardou.
Ritengo che le sole forze in grado di trasformare un’economia regionale siano le cinque forze di cui ho parlato in precedenza che hanno origine nelle citta; in grado di rimpiazzare le importazioni: i i mercati, il lavoro, la tecnologi, gli impianti produttivi ed il capitale; ed e’ quando una di queste zone raggiunge una forza sporoporzionata in regioni distanti quella mancanza di citta’ che rimpiazzano le importazioni, che si raggiungono risultati sbilanciati e bizzarri. Nel caso delle regioni di emigrazione, la forza sproporzionata e’ quella dell’attrazione dei lavori della citta’. Questa forza puo’ spopolare una regione, ma non puo’ trasformarne l’economia.
Gli emigranti di regioni abbandonate spesso mandano soldi a casa dai loro lontani lavori cittadini, e gli emigranti a tempo determinato, quando tornano, spesso riportano a casa i loro risparmi. Negli ultimi trent’anni (*). decine di milioni di lavoratori hanno lasciato poveri villaggi nelle economie stagnanti di Egitto, Turchia, Italia, Grecia, Iugoslavia, Marocco, Algeria, Spagna, Portogallo e delle Azzore per lavorare a contratto nelle citta’ e nelle aree metropolitane delle regioni del Nord Europa. Molti hanno famiglia nel paese d’origine. In totale, le rimesse che spediscono a casa sono ingenti. In Turchia ed in Yugoslavia, ad esempio, gli emigranti hanno contribuito con le loro rimesse a tal punto da essere stati la principale fonte di valuta straniera, eccedendo quello che quei paesi guadagnavano dalle esportazioni e dal turismo. Tuttavia, quando i lavoratori tornavano al paese d’origine, non trovavano una situazione economica migliore. Nel 1974, quando la disoccupazione aumento’ in maniera notevole in tutto il Nord Europa per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, e un gran numero di immigrati furono licenziati e tornarono ai loro paesi d’origine – mezzo milione solo nella Germania Occidentale – i lavoratori che tornavano al paesello trovavano la medesima disoccupazione e poverta’ da cui erano scappati. La stessa situazione la trovarono quando un’altra crisi colpi’ i Paesi del Nord Europa sei anni dopo.
Si potrebbe pensare che almento i redditi ricevuti dalle rimesse avrebbe cambiato le loro economie, forse le avrebbe rimesse sulla rotta dello sviluppo, ma questo non avviene nella vita reale. Le rimesse alleviano la poverta’ delle regioni abbandonate, cosi; come ogni trasferimento dalle regioni ricche alle regioni povere. I soldi vengono usati per comprare beni importati di cui si potrebbe forse fare a meno, questo e’ tutto quello che le rimesse generano.La perdita delle rimesse dei lavoratori lontani ha imposta austerità in Iugoslavia (*)e ha anche giocato un ruolo fondamentale nella sua crisi finanziaria. Tuttavia, anche se le rimesse erano abbastanza grandi da fare tali differenze, non fecero nulla per convertire la stagnazione in sviluppo. Continua…

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Storia del villaggio di Bardou

Posted by janejacobs su marzo 26, 2008

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Il villaggio di Bardou

Le citta’ sono le uniche entita’ economiche che hanno la capacita’ di generare e rigenerare le economie di altri insediamenti, vicini e lontani ad esse. Questo brano vuole fornire un semplice esempio di questo fenomeno: un piccolo accrocchio di case di pietra arroccate sulle montagne Cevenne nella Francia centro-orientale, una delle aree piu’ povere del Paese.

Verso la fine degli anni 60, il minuscolo villaggio di Bardou si ritrovo’ sulle pagine di molti quotidiani e riviste Nord Americano perche’, essendo cosi’ grazioso, era diventato una specie di Shangri-La per scrittori, musicisti, artisti e artigiani che vi si rifugiavano dalle grandi citta’ Europee e Americane in cerca di bellezza e di un posto quieto e a basso costo dove poter sfogare il proprio talento creativo.

Bardou ha un lungo passato, ma molte parti di questo passato sono sconosciute. Circa duemila anni fa, quando la Gallia divenne una provincia di Roma, Bardou era legata all’economia imperiale attraverso strade che terminavano in miniere di ferro nelle vicinanze del villaggio. Il ferro trovato nelle miniere nei dintorni di Bairou non veniva lavorato in spade, lance, scalpelli, aratri, o nei molti altri utensili che erano utili al’epoca, ma venivano trasportati in altri luoghi per essere trasformati in utensili. Non ci e’ dato di sapere dove il ferro di Bardou venisse trasportato. Si potrebbe ipotizzare che il ferro venisse trasportato a e venisse lavorato a Nîmes , una citta’ molto antica che era gia’ una metropoli nella Gallia pre-romana; oppure che venisse trasportato a Lugdunum, ora Lione, che era un centro tradizionale per la lavorazione del ferro e che era un nodo per il sistema delle strade romane nella Gallia. Ovunque fosse il mercato per il ferro di Bardou , la domanda di ferro doveva essere sufficiente a giustificare la costruzioni di larghe e solide strade che portavano al minuscolo villaggio. Tali strade erano state costruite in modo cosi’ solido che tuttora servono come sentieri per i turisti che vogliono fare passeggiate nelle montagne Cevenne attorno a Bardou , nonostante non sia stata fatta alcuna manutenzione su tali strade per almeno mille e cinquecento anni. Sia le miniere che le strade furono abbandonate quando la vita economica in questa parte della Gallia si disintegro’, probabilmente attorno al quarto secolo.

La natura si riapproprio’ dell’area, la zona si spopolo’ fino al sedicesimo secolo, quando alcuni mezzadri senza terra provenienti dalle valli sottostanti senza terra, ripopolarono l’area e costruirono le case di pietra che costituiscono il villaggio che oggi vediamo. I mezzadri strapparono alle rocce qualche piccolo orto, raccolsero castagne e senza dubbio vivevano di caccia e su quel suolo povero e rocciosi si arrabattavano alla meglio a vivere con le tecniche apprese da economie del passato piu’ creative della loro. Generazione dopo generazione, nulla cambio’ in quell’economia di semplice sussistenza. Possiamo addirittura affermare che la vita di Bardou non era solo dura, ma anche noiosa e in qualche modo malvagia, se crediamo alla tradizione che gli abitanti di Bardou erano soliti rubarsi il raccolto dei loro orti l’uno con l’altro dopo aver spostato i confini degli orti nella notte, e poi litigavano per anni su chi avesse diritto al raccolto. Questi erano i momenti piu’ eccitanti per Bardou per circa tre secoli e mezzo.

Poi, di colpo, attorno al 1870, ci fu un cambiamento. In qualche modo si diffuse voce che c’era una vita piu’ interessante e desiderabile in un posto lontano: Parigi. Forse questa voce inizio’ a spargersi attraverso reclute che stazionavano a Parigi, oppure vi arrivo’ dopo la guerra Franco-Prussiana; o forse la voce proveniva dagli emigranti che avevano lasciato il villaggio. Parigi aveva assorbito emigranti dalle campagne Francesi per generazioni; la voce si era sparsa a Bardou con molto ritardo, ma quando i primi intrepidi emigranti provenienti da Bardou lasciarono il loro villaggio per Parigi, un lento, ma totale esodo segui’. Nel 1900 meta’ della popolazione di Bardou era emigrata. Durante i seguenti 40 anni, quasi tutti se ne erano andati, con l’eccezione di tre famiglie.

Nel 1966, quando due turisti, un tedesco ed un americano, si ritrovarono a camminare in una delle vecchie strade romane, le rovine di Bardou proteggevano solo un vecchietto. I turisti comprarono il villaggio da lui e dai discendenti dei precedenti abitanti che i loro avvocati poterono rintracciare. Quando i due turisti divennero proprietari del villaggio, vi si trasferirono e invitarono altri amici ad unirsi a loro e ad aiutarli con i costi di mantenimento del villaggio. In questa sua nuova reincarnazione, Bardou ha un gruppo di residenti che vi abitano per tutto l’anno o che vi soggiornano solo in periodi di villeggiatura e che vivono dei loro risparmi o dei loro scritti che vendono ai loro editori o ai loro clienti ce abitano in grandi citta’. I nuovi abitanti di Bardou sono lieti di dare il benvenuto a turisti, campeggiatori e al denaro che portano con se’. I residenti ed i turisti di irrigazionevivono di cibo importato ed importano quasi tutto quello di cui hanno bisogno, ma si vantano di poter fare a meno di molte comodita’ della vita moderna come l’elettricita’, i telefoni e l’acqua calda. Un sistema di irrigazione per l’acqua (fredda) fu finanziato quando una societa’ cinematografica affitto’ il villaggio per fare alcune riprese e pago’ generosamente.

La storia di Bardou e’ unica ma solo nel senso che ogni posto, cosi’ come ogni persona o ogni fiocco di neve, e’ unica. Sotto un altro punto di vista, gli stessi cambiamenti, gli stessi eventi che si trovano nella storia di Bardou si possono ritrovare in molti altri posti su piu’ ampia scala. Bardou e’ un esempio un microcosmo, di quello che chiamo economie passive, cioe’ di economie che non creano cambiamenti economici da se’, ma che rispondono alle forze economiche di altre citta’. Bardou e’ stata modellata da energie economiche provenienti da lontano. Nell’antichita’ fu sfruttata per le sue miniere e poi fu abbandonata. In tempi piu’ moderni si spopolo’ quando i lavori nella citta’ lontana attrassero i suoi abitanti, e infine si ripopolo’ di gente proveniente dalle citta’. I cambiamenti non furono gentili. Ma quando le citta’ ed i cittadini lasciarono Bardou al suo destino, Bardou non sapeva cosa fare di se’ stessa, il villaggio non aveva un’economia di per se’, al di fuori di un’economia di sussistenza.Potremmo scervellarci nel tentare di spiegare la storia economica i Bardou compilando statistiche sul raccolto medio di castagne, sugli strumenti usati, sull’ammontare di ferro estratto dalle miniere o sulle ore di lavoro impiegate per costruire una casa, la natura del suolo, i centimetri di pioggia per anno, ma questo non ci aiuterebbe a capire perche’ Bardou si trasformo’ nel modo in cui si trasformo’. Le cause delle vicende che modificarono Bardou hanno origine in mercati in citta’ distanti, in lavori da citta’, in tecnologie delle citta’ (nuovi acquedotti, vecchie strade), in capitale proveniente dalle citta’. Per capire i cambiamenti di Bardou e perche’ ci furono periodo in cui nulla cambio’, dobbiamo guardare non agli elementi che definiscono Bardou , ma agli agenti di cambiamento che hanno bonificato Bairou.
Differenziare fra agenti di cambiamento provenienti da altre citta’ che hanno influenzato internazionalee fra cambiamenti che provengono dall’Impero Romano, dalla Francia, o dall’economia internazionale potrebbe sembrare cavilloso, ma non lo e’. In primo luogo, la realta’ e’ che i cambiamenti provenivano da citta’ particolari, in questo caso, da citta’ sempre distanti. Tutto attorno a Bardou si trova un’entita’ che si puo’ definire “Economia Nazionale Francese” ma non e’ questa economia che ha creato i cambiamenti di Bairou. Perche’ essere generici su queste cose se possiamo essere specifici? Roma, forse Nîmes o Lione, Parigi e le citta’ da cui provenivano gli artisti, scrittori e turisti che costituiscono l’attuale popolazione di Bardou (e da cui proviene la societa’ cinematografica) hanno generato e rigenerato la vita economica di Bardou.

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