Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘esportazioni’

Il meccanismo dei tassi di cambio

Posted by janejacobs su agosto 12, 2008

Oggi diamo per scontata l’eliminazione di una moltitudine di monete in favore di poche valute “imperiali” e nazionali, e vediamo questo fatto come un progresso atto a promuovere stabilita’. Ma questa idea convenzionale deve essere messa in discussione almeno in virtu’ del ruolo informativo che le valute svolgono all’interno di un’economia. Le valute nazionali o “imperiali” sono meccanismi di controllo sbagliati per le economie cittadine e questo porta a errori di politica economica strutturali, alcuni dei quali non possono essere superati.

 

Quando la valuta di una nazione si svaluta relativamente alle valute di altre nazioni con cui essa commercia, la svalutazione dovrebbe aiutare l’economia di quella data nazione. Automaticamente le esportazioni di quell’economia diventano meno care per le altre nazioni, quindi le sue esportazioni dovrebbero aumentare. Contemporaneamente le importazioni per la nazione che vede la propria moneta svalutata dovrebbero diventare piu‘ care e dovrebbero quindi aiutare i produttori nazionali.

 

In teoria una moneta nazionale che perdesse di valore dovrebbe lavorare come un sussidio economico automatico e come un sistema di dazi, poiche’ tale meccanismo entra in gioco precisamente quando una nazione comincia ad avere un debito nella bilancia dei pagamenti internazionali perche‘ esporta troppo poco e importa troppo.

 

Inoltre, questo sussidio-dazio automatico rappresentato dal tasso di cambio non dovrebbe rimanere in atto piu‘ a lungo di quanto necessario. Se le valute nazionali fossero in grado di registrare correttamente tali informazioni e di fornire meccanismi di controllo appropriati al sistema economico registrerebbero le informazioni necessarie e innescherebbero le correzioni appropriate.

Continua…

Annunci

Posted in k. Informazioni sbagliate alle citta' | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Leave a Comment »

Tokyo Meiji come Venezia

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Quando il Giappone inizio’ a sviluppare la sua moderna economia nel 1870 le citta’ Giapponesi si comportarono come le citta’ Europee nell’Alto Medio Evo o come le citta’ degli Stati Uniti Settentrionali nel XVIII secolo. Esse usarono il commercio della seta come molla per intensificare e ramificare i loro scambi commerciali.

Tokyo rivesti’ il ruolo di Venezia. Invece di rimanere soddisfatta del suo ruolo di esportatrice di seta e di usare i proventi dell’esportazione di seta per comprare beni da fuori, Tokyo copio’ i beni che importava e li esporto’ in altre citta’ Giapponesi, che a loro volta non rimanevano soddisfatte del ruolo di semplici citta’ consumatrici, ma che si misero a rimpiazzare molti dei nuovi beni importati da Tokyo. Poiche’ le citta’ Giapponesi rimpiazzarono le importazioni le une delle altre -cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre puo’ essere facilmente prodotto da un’altra citta’ arretrata – esse continuarono a fungere da mercati per nuovi prodotti e continuarono ad esportare le une alle altre ed in questo modo si svilupparono le une sulle spalle delle altre.

Sin dall’inizio dello sviluppo del moderno Giappone, il commercio fra citta’ Giapponesi e’ stato molto piu’ fiorente che il commercio con le citta’ estere. Questo vale anche ai nostri giorni. Oggi il Giapone e’ il Paese con il maggior rapporto importazioni/esportazioni ad eccezione degli Stati Uniti; un traguardo davvero notevole se si considera che gli Stati Uniti producono beni primari e materie prime mentre il Giappone importa tutte le sue materie prime dall’estero. Questo significa che i beni e sevizi vengono prima prodotti per i produttori e consumatori delle medesime citta’ e delle loro aree metropolitane, poi vengono prodotti per i produttori ed i consumatori di altre citta’ Giapponesi ed infine per le esportazioni fuori dal Giappone. Questa caratteristica dello sviluppo Giapponese e’ continuata dai tempi delle prime imitazioni di prodotti Occidentali ai tempi della rivoluzione Meiji. Oggi allo stesso modo il nuovo Giappone altamente sviluppato e tecnologicamente avanzato sviluppa gli stessi processi con i suoi prodotti innovativi inventati sul luogo.

Continua…

Posted in j. Perche' le citta' arretrate hanno bisogno le une del | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Comment »

Dai formaggi Sardi alle pecore della Nuova Zelanda

Posted by janejacobs su aprile 4, 2008

Nella storia, i mercati cittadini hanno da sempre attinto forniture da regioni lontane che fornivano beni primari. Tale caratteristica era presente anche prima delle moderne forme di trasporto, di industria e di prodotti di conumo.

Ad esempio, nel tardo Medio Evo, la Sardegna esportava il suo formaggio in tutte le citta’ d’Europa: nient’altro che formaggio. Ovviamente, le lontane citta’ Europee erano molto selettive ed esigenti nel saggiare la qualita’ dei formaggi Sardi. Nel periodo rinascimentale, molte regioni della Polonia fornivano frumento, segale e legname a moltissime citta’ dell’Europa Centro Settentrionale, ma non fornivano null’altro. Le Isole Canarie fornivano canna da zucchero a tutte le citta’ Europee, ma null’altro. Le Canarie erano il prototipo delle Isole dello Zucchero dei Caraibi delle Indie Occidentali. Piu’ indietro nel tempo, le citta’ Etrusche dell’Italia Settentrionale, e dopo di loro la Repubblica di Roma, non volevano altro dall’Isola d’Elba se non il suo ferro. Alcuni ricorderanno il villaggio di Bardou al quale i mercati dell’antichita’ richiedevano solo ferro e nient’altro che ferro e lo volevano con tale insistenza da costruire splendide strade che sono durate per duemila anni. Non sto elencando questi esempi perche’ sono delle curiosita’, ma perche’ rappresentano con precisione esempi storici dei regioni fornitrici di beni primari.

Negli anni piu’ recenti, la Zambia fornisce rame a moltissimi mercati lontani, ma non fornisce altro che rame. La Nuova Zelanda fornisce formaggio, burro, carne e lana, ma poco altro. Lo stesso vale per alcune regioni del Canada (New Brunswick e Saskatchewan) e  dell’Inghilterra (Galles). Negli Stati Uniti, l’Appalachia ha fornito poco altro che carbone anche se da poco il mercato di Hong Kong ha iniziato ad interessarsi del ginseng prodotto in Appalachia, un mercato che vale $30 milioni all’anno (*), niente male per un paese poverissimo di minatori che si spaccano la schiena in miniera. Ma Hong Kong vuole solo in ginseng dell’Appalachia e nient’altro. Tutto il mondo compra petrolio dll’Arabia Saudita e dal Kuwait e nient’altro che petrolio. Non c’e’ altro che le citta’ del mondo vogliono da questi paesi, cosi’ come dal Centro e dal Sud della Scozia non vogliono altro che Whiskey.

Spesso l’azione unita di molti mercati di sbocco per le nazioni che producono matere prime, agendo come un unico mercato, e’ nascosto dietro il potere politico o commerciale di una singola citta’; ma quando tante citta’ vogliono da una regione una cosa sola, e’ come se il mercato di sbocco fosse quello di una sola citta’. Hong Kong non consuma tutto il ginseng che importa. Anche se il frumento, la segale ed il legname della vecchia Polonia venivano distribuiti a decine di citta’ Europee, la maggior parte delle vendite veniva fatta ad Amsterdam. Quello era dovuto al fatto che i prezzi erano fissati ad Amsterdam e molte delle consegne venivano organizzate ad Amsterdam, e questo era dovuto al fatto che i mercanti di Amsterdam avevano creato questo commercio e avevano mantenuto la loro presa su di esso quando si aprivano nuovi mercati.I mercanti di Lisbona maneggiavano tutto il commercio di zucchero proveniente dalle isole canarie, ma cio’ non vuoleva dire che gli abitanti di Lisbona consumasseo tutto lo zucchero delle Canarie o confezionassero caramelle per tutta l’Europa. Quando la Francia possedeva il Vietnam, la maggior parte del commercio dei beni esportati dal Vietnam era controllata da Parigi, ma lo zinco, la latta e la cannella del Vietnam arrivavano anche ai porti di Baltimora ed Amburgo.

Il fatto che la gente di Shinohata vendessero i loro bachi da seta a Tokyo – al tempo in cui Shinohata era solo una economia di esportazione di beni primari – non deve farci trascurare che i bachi arrivavano a Shinohata, Lione, New York e in molti altri posti che causavano la specializzazione degli abitanti di Shinohata nella produzione di bachi da seta. Il comercio di banane era controllato dal governo Spagnolo. “Dobbiamo vendere tutte le nostre banane a Madrid” dicevano i raccoglitori di banane dei Caraibi; Madrid poi procedeva a smistarle.

L’estrema specializzazione delle regioni fornitrici di beni primari fa si che l’esportazione in prototti a maggior valore aggiunto zoppichi. Le esportazioni del Canada, ad esempio, sono molto varie; ma tra le differenti vastissime regioni fornitrici di beni primari nel Canada, alcune sono iper specializzate. In Canada, le nuove regioni che offrono beni primari sono le piu’ prospere. Le regioni Atlantiche sono diventate povere nel corso del tempo e sarebbero anch’esse slittate in condizioni di paesi del Terzo Mondo , se non avessero ricevuto i sussidi dalle regioni ricche di Toronto e dalle altre citta’.

Con il passare del tempo le regioni che forniscono beni primari finiscono per impoverirsi. Una causa comune di tale imporverimento e’ lo sfruttamento eccessivo delle risorse: la Nuova Scozia ha subito uno sfruttamento eccessivo delle foreste e ha subito perdite irreversibile nella popolazione marina per la troppa pesca. La Sicilia, a causa dello sfruttamento eccessivo del suolo e della competizione con l’America, ha perso il suo ruolo di principale produttore Europeo di grano, un disastro dal quale non si e’ mai piu’ ripresa.

Nuovi prodotti sostitutivi sono una delle minacce che hanno contribuito al declino dell’Uruguay. Quando i produttori Americani hanno iniziato ad impacchettare il cemento in sacchetti di carta rinforzati con fibre artificiali anziche’ fibre naturali, e fertilizzanti e plastica, la Tanzania soffri’ enormemente per il declino dell’esportazioni di sisal, una fibra estratta dalle foglie dell’agave sisalana, il Bangladesh soffri’ per la cessazione del mercato della juta, e le Filippine per la perdita di esportazioni di canapa. Il nascere di nuovi prodotti e’ assolutamente necessaria alla vita’ economica; altrimenti il pianeta sarebbe stato distrutto dallo sfruttamento continuativo delle medesime risorse. Tuttavia, la sostituzione e’ un processo difficile per i produttori di pelli di balena, zinco, latta, lino, carbome, rame, ecc…

A patire dal 1970 la Nuova Zelanda ha perso mercati allo stesso modo in cui l’Uruguay  li perse nel 1950. Nel 1980, (*) le esportazioni della Nuova Zelanda compravano solo due terzi delle importazioni del 19730, e il reddito proveniente dall’agricoltura, su cui regge tutta l’economica della Nuova Zelanda, e’ scesa del 40%. Anche se la Nuova Zelanda e’ uno dei paesi con minore densita’ di popolazione, i Neo Zelandesi hanno incominciato ad emigrare. Lo slogan della Nuova Zelanda e’: “La fattoria piu’ efficiente del mondo”. Magari questo e’ vero, pero’ i Neo Zelandesi dovrebbero tener presente che l’Uruguay era stato la fattoria piu’ efficiente nel mondo negli anni 50, ma la sua economia e’ poi collassata. Continua…

Posted in d. Regioni che forniscono beni primari | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 3 Comments »