Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Rete Giapponese in sovraccarico

Posted by janejacobs su luglio 6, 2009

Il Giappone ha iniziato a fornire telefonia mobile 3G nel 2001.

Oggi 91 milioni di Giapponesi sono connessi a Internet attraverso i loro cellulari e navigano su Internet scaricando musica, giochi e filmati di varia lunghezza.

Oggi i Giapponesi usano Internet sui loro cellulari tre volte piu’ degli Americani.

Purtroppo negli ultimi mesi la crescente domanda di giochi, musica e filmati (soprattutto pornografici) sta mettendo a dura prova la capacita’ della rete di telefonia Giapponese gestita per lo piu’ dalla NTT DoCoMo e dala KDDI Corp.

Come risposta i due operatori stanno minacciando di limitare i servizi di download illimitato sul cellulare.

 

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L’estetica del cambiamento

Posted by janejacobs su gennaio 28, 2009

Un antropologo Giapponese, Tadao Umesao, ha notato come storicamente il Giappone abbia avuto sempre piu’ successo quando si e’ evoluto in maniera pratica ed empirica (“Anche durante la rivoluzione Meiji, non c’erano obiettivi precisi, nessuno sapeva quale cambiamento sarebbe avvenuto dopo”) rispetto a quando i Paese ha cercato di operare con “propositi risolutivi” e con “volonta’ ferrea”. Questo e’ vero anche per altri popoli, anche se Umesao crede che cio’ che chiama “l’estetica del cambiamento” e’ una caratteristica distintamente Giapponese che differenzia la cultura Giapponese dalle culture Occidentali. Se Umesao avesse osservato l’Europa e l’America nel passato piuttosto che nel presente, Umesao avrebbe osservato che un’estetica del cambiamento e’ presente anche nelle culture Occidentali e funziona meglio dei “propositi risolutivi” e della “volonta’ ferrea”.

Uno sviluppo economico di successo, per essere tale, ha bisogno di essere aperto al cambiamento piuttosto che orientato a raggiungere particolari obiettivi, e deve rendersi aperto all’esperienza e all’empirismo. Infatti, da un lato esistono sempre problemi allo sviluppo economico. Le prime genti che hanno sviluppato l’agricoltura, non hanno previsto l’impoverimento del suolo. Gli inventori delle automobili non hanno provesito le piogge acide e il riscaldamento del pianeta. Lo sviluppo economico e’ un processo di continua improvvisazione in un contesto che rende possibile iniettare improvvisazioni ed invenzioni all’interno della vita quotidiana.

 

Continua…

 

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Perche’ il Giappone e’ in bancarotta

Posted by janejacobs su dicembre 10, 2008

Una conseguenza della mancanaza di citta’ in grado di rimpiazzare importazioni e’ che un’elevata proporzione di giovani in cerca di lavoro devono abbandonare queste regioni. In Giapone, ad esempio, nel tentativo di generare piu’ lavoro locale, gli amministratori delle zone arretrate del Nord e del Sud del Giappone si comportano in modo molto simile agli amministratori delle regioni povere di altri paesi al mondo. Essi competono per attrarre trapianti industriali da citta’ lontane, principalmente dal Giappone centrale ma anche dall’estero. Proprio come succede all’estero, la domanda di trapianti industriali da citta’ lontane supera l’offerta.
In realta’, la gente del Nord del Giappone e del Sud del Giappone stanno molto meglio economicamente di quanto non stessero in passato. Cio’ nonostante, queste sono economie povere rispetto a quelle del Giappone centrale e sono rimaste tali negli ultimi anni. I loro amministratori rilevano che per qualche motivo misterioso lo sviluppo ha escluso le loro regioni.

Ed e’ andata proprio cosi’. La soluzione, naturalmente, sarebbe l’emergere di citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni anche in queste regioni. Ma questo non e’ accaduto, e con il passare del tempo, sembra sempre piu’ improbabile che possa accadere. Lle citta’ con il potenziale di rimpiazzare le importazioni nelle regioni arretrate avrebbero bisogno di dazi sui prodotti importati dalle citta’ avanzate del Giappone centrale, proprio come le citta’ del Giappone centrale si avvantaggiarono dei dazi che imposero ai paesi stranieri mentre si dotavano della capacita’ di rimpiazzare le importazioni estere.

Se le regioni del Giappone del Nord e del Sud avessero le loro proprie monete avrebbero automaticamente la possibilita’ di avere tariffe e sussidi alle esportazioni. Se le loro esportazioni agricole distorcessero troppo il valore di quelle valute, come accadde per le esportazioni di seta quando il Giappone comincio’ il suo processo di modernizzzazione, allora ci vorrebbero anche vere e proprie tariffe. Tuttavia, monete specifiche e tariffe implicherebbero nuovi stati sovrani, una famiglia di stati sovrani Giapponesi invece di un unico stato sovrano Giapponese. L’arrangiamento attuale di unico stato sovrano impica che queste regioni devono rimanere permanentemente arretrate rispetto a quelle del Giappone centrale. Anche se ho usato l’esempio del Giappone, la stessa analisi si puo’ applicare a tutti cli stati che consisono di citta’ e aree metropolitane e di regioni perennemente arretrate in cui non riescono ad emergere citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni.

In Giappone, come altrove, le disparita’ regionali causano scontento e lasciano una sensazione che lo stato deve correggere le ineguaglianze in un modo o nell’altro. La risposta del governo giapponese, e della maggior parte dei governi nazionali e’ di fornire sussidi assisetnziali alle regioni periferiche ed arretrate. Da qui vediamo come le nazioni spesso iniziano transazioni di declino constinue. Esse mitigano le ineguaglianze, ma non eliminano le cause della disuguaglianza.

Fra gli anni cinquanta e gli anni settanta, i livelli di tassazione in Giappone venivano ridotti di anno in anno. In quel periodo la produzione di ricchezza era superata dalla domanda di risorse del governo nazionale. Ma dal 1977, il livello di tassazione Giapponese ha iniziato ad aumentare aumentando il deficit ed il debito pubblico Giapponese; questo e’ un segnale che il governo Giapponese spende piu’ di quanto il paese non riesca a produrre. Gli aumenti di spesa sono andati a pagare sussidi sociali assistenziali, sussidi agricoli, prestiti a fondo perduto e sussidi assistenziali al sistema ferroviario nazionale.Mentre i Giapponesi hanno iniziato ad aumentare i sussidi domestici rapidamente, essi hanno anche promosso il commercio con paesi piu’ arretrati, ma non solo per importare le materie prime edi i beni agricoli importati in Giappone, ma anche per vendere a queste nazioni i manufatti giapponesi utilizzando lo strumento del credito. Le citta’ del Giappone centrale, ottengono in cambio ricavi delle vendite da esportazione per economie arretrate che non sono in grado di rimpiazzare con la propria produzione quello che ricevono. La promozione di questo tipo di transazioni commerciali a vicolo cieco e’ diventata necessaria in Giappone, come nelle citta’ avanzate di altri paesi, proprio perche’ le citta’ del Giappone centrale possono trovare pochi altri partner commerciali che abbiano lo stesso grado di sviluppo e di vigore economico sia a livello nazionale che a livello internazionale. Ma ancora, una volta imbarcatisi in transazioni del declino, non si affrontano le cause dei problemi. Tali transazioni rendono le economie arretrate ancora piu’ inerti e dipendenti, anziche’ renderle in grado di svilupparsi da se’.

La storia non si ripede nei dettagli, ma ci sono caratteristiche della storia economica che si ripetono continuamente e paiono quasi essere leggi da cui non si scappa. Se queste caratteristiche funzionano come leggi, possiamo anticipare che il Giappone, con il passare del tempo, verera’ sussidi sempre maggiori alle sue regioni arretrate, promuovera’ sempre piu’ il commercio fra citta’ avanzate ed aree arretrate, e aumentera’ la propria produzione militare. Per quanto questo possa sembrare improbabile, visto il pacifismo del Giappone, e’ possibile che le spese militari del Giappone (forse anche dietro la spinta USA) arrivino a toccare il 2.5% della ricchezza nazionale.

Possiamo anche anticipare, se le caratteristiche-leggi storiche si ripeterannoche il Giappone iniziera’ vari tipi di transazioni del declino e ristagnera’ anziche’ continuare a crecere grazie alla sua creativita’.

Se fra cento anni gli storici cercheranno una data in cui segnare il declino Giapponese, forse troveranno che il 1977 e’ la data approrpiata. Una simile data per gli Stati Uniti du il 1933, quando la nazione iniziao’ a combattere la continua poverta’ del Sud attraverso sussidi assistenzialisti, e poi attraverso un sistema di produzione miliater continua. Dopo 50 anni di queste transazioni del declino, le citta’ Americane hanno iniziato a dipendere da questi tipi di transazioni anziche’ della creativita’ delle sue citta’ che i ono stimolate a vicenda attraverso il commercio.

 

Continua…

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Disparita’ Giapponesi

Posted by janejacobs su novembre 26, 2008

Kagoshima, la Napoli del Giappone
Anche se il Giappone e’ una nzione ricca, e’ afflitta da ineguaglianze fra diverse regioni. Il Giappone centrale possiede citta’ creative in grado di rimpiazzare le importazioni e le loro aree metropolitane con economie ben diversificate come quella di Shinohata . Tuttavia, le cose vanno diversamente per le isole del Nord e del Sud del Giappone, che formano una larga parte del Paese, contengono una larga percentuale delle popolazione e sono piene di villaggi, paesi e anche di alcune citta’. Queste citta’ periferiche sono diverse dalle citta’ del Giappone centrale. Esse non sono state in grado di rimpiazzare gran parte delle importazioni, che provengono principalmente dal Giappone centrale. Poiche’ non hanno citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, esse non hanno generato aree metropolitane. Ne segue che queste regioni periferiche non producono vaste e diversificate gamme di beni per i propri produttori, consumatori o per i produttori e consumatori di altre citta’. Quindi, non spingendosi ad acquistare nuove importazioni mentre non se ne rimpiazzano ampie porzioni di quelle vecchie, queste regioni periferiche sono mercati poso importanti per le esportazioni innovative del Giappone centrale.
Queste sono le regioni del paese che (sorpresa!) pressano il governo centrale per mantenere tariffe nazionali sui beni agricoli. Le economie dei paesi e dei villaggi sono molto meno complesse, diversificate e ramificate di quella della piccola Shinohata. Anche l’agricoltura su queste isole e’ meno diversificata perche’ manca loro il commercio con citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, che sono sempre alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi metodi per produrli.

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Giappone e tassi di cambio

Posted by janejacobs su agosto 19, 2008

Meiji Emperor.jpg 
Il geniale imperatore Meiji (o Mutsuhito)
Il Giappone, ai tempi della rivoluzione Meiji, il periodo in cui inizio’ a sviluppare la sua moderna economia, evase il meccanismo di controllo dei tassi di cambio come avevano fatto gli Stati Uniti prima. Quando il Giappone si apri’ al commercio internazionale nella meta’ dell’ XIX secolo, e per gli anni successivi, la sua principale esportazione era la seta, un prodotto prevalentemente rurale. Grazie ai guadagni provenienti dall’esportazione della seta, il Giappone era in grado di importare articoli come le biciclette, le macchine da cucire, navi di metallo e altri manufatti che non potevano essere costruiti in Giappone a costi bassi, perche‘ mancava la tecnologia. Tali prodotti sarebbero stati troppo cari da produrre per i Giapponesi se il Giappone non avesse eliminato il meccanismo di controllo derivato dal suo tasso di cambio grazie alla costituzione di tariffe. I produttori di parti di biciclette Giapponesi di cui abbiamo gia‘ parlato in precedenza erano bravissimi a ridurre i costi di produzione nel processo di aiutare lo sviluppo dell’economia Giapponese, ma erano sostenute dall’aiuto indispensabile delle tariffe. Quindi, mentre le citta‘ Giapponesi erano aiutate a svilupparsi dalle tariffe, bisogna notare che le zone agricole Giapponesi subivano passivamente questo sviluppo come nelle zone del Sud degli Stati Uniti. Le popolazioni agricole del Giappone hanno sopportato grossi sacrifici per lasciare che le citta‘ Giapponesi imparassero a produrre a basso costo i beni di cui avevano bisogno. Per circa 80 o 90 anni i villaggi Giapponesi furono schiacciati da questo peso. Naturalmente, il Giappone agricolo sta molto bene oggi grazie allo sviluppo dell’economia e non c’e risentimento per le politiche intraprese piu‘ di un secolo fa e che aiutarono lo sviluppo dell’economia Giapponese.
 

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