Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘investimenti’

Warren Buffett e i nudisti

Posted by janejacobs su marzo 2, 2009

Il miliardario Warren Buffett, l’uomo piu’ ricco del mondo e consulente”informale” del Presidente Obama, ha perso “solo” undici miliardi di dollari lo scorso anno, circa il 10% della sua fortuna. Buffett ha fatto una fortuna comprando societa’ sottovalutate e tenendo i suoi investimenti per lunghi periodi. Il miliardario ha da poco pubblicato la sua lettera annuale agli investitori dove si dice preoccupato dalla crisi, ma sicuro che gli USA ne usciranno a testa alta, perche’ il “sistema economico degli USA sa liberare il potenziale umano meglio di altri sistemi”.

 

Per quanto riguarda le nuove opportunita’ di investimenti, Warren Buffett ha scritto di sentirsi come una “zanzara in un campo di nudisti. Un campo pieno di succose opportunita’”.

Il testo completo della sua lettera e’ qui.

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Investimenti e declino

Posted by janejacobs su novembre 13, 2008

Spesso i costi delle fabbriche trapiantate, invece di essere reinvestiti nelle citta’ da cui provengono, vengono continuamente reinvestiti in altri trapianti industriali lontani. La continuazioni di tali investimenti dissanguano permanentemente i guadagni e riducno la produttivita’ delle citta’ che finiscono per perdere la capacita’ produrre beni che rimpiazzino le improtazioni. L’investimento per la produzione in fabbriche lontane funziona come una transazione del declino, ed in principio questo e’ uno dei motivi per cui l’economia dal lato dell’offerta, quella di Milton Friedman, e’ un fallimento.
 

 

Altre volte il capitale proveniente da una citta’ va a costruire una regione fornitrice di beni primari. Se l’investimento viene ripagato, esso viene ripetuto indefinitamente e anche questa e’ una transazione di declino e se l’investimento si allarga continuamente, diventano un salasso sempre maggiore per e economie cittadine.

 

Gli imperi sono particolarmente adatti a fornire questo tipo di transazioni del declinio. Gli investimenti finanziati dalle citta’ che si rivelano piu’ distruttivi nella produzione rurale sono quelli che finanziano macchinari per risparmiare sulla forza lavoro nelle regioni dove i lavoratori che perdono il lavoro a seguito dell’introduzione di tali macchinari non hanno accesso a lavori cittadini vicini o lontani.

 

Naturalmente questi investimenti sono spesso finanziati da sussidi pubblici; ma anche quando non lo sono, i guadagni delle citta’ sono deviati, e spesso ne segue che un crescente ammontare di guadagni devono essere deviati nelle regioni povere per aiutare la gente che sarebbe disoccupata se non vi fossero trapianti industriali. Gli investimenti nelle regioni arretrate e spopolate, non solo falliscono, ma rendono tali sussidi superflui; essi rendono altri sussidi obbligatori per un periodo di tempo indeterminato. Naturalmente le citta’, producendo macchinari che risparmiano manodopera hanno un contraccambio: la venita di macchinari. Piu’ un’economia cittadina ristagna, piu’ tali vendite sono necessarie e quindi vengono ricercate e promosse ad ogni mezzo.

 

 

 

 

 

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Il Fiasco della diga del Volta

Posted by janejacobs su maggio 22, 2008

La diga del Volta

La diga del Volta in Ghana, un favoloso impianto di ingegneria idroelettrica, era stato progettato con l’intenzione di fornire energia alle industrie. Ma a parte una fabbrica di alluminio di proprieta’ Americana, la cui apertura aveva giustificato i lavori della diga, nessuna altra impresa locale o internazionale si presento’ nelle vicinanze della diga per sfruttare l’energia elettrica prodotta dalla diga e quindi giustificare l’esistenza della diga. Nemmeno il prezzo dell’energia era molto conveniente; la fabbrica di alluminio Americana otteneva l’energia della diga ad un decimo del prezzo di mercato. La diga avrebbe anche dovuto promuovere l’irrigazione dei campi, ma questo piano era cosi’ difficile da applicare che venne abbandonato. Le 80,000 persone che vivevano nei villaggi dela zona con un’economia di sussistenza ed i cui villaggi furono spazzati via per fare spazio alla diga e alle sue riserve di acqua, furono ricollocate su un suolo cosi’ povero che meta’ di loro non pote’ piu’ nemmeno sostentarsi.

Molte persone, illuse dal potere del denaro in grado di finanziare grandi infrastrutture, sembrano pensare che certi investimenti rappresentino di per se’ lo sviluppo economico. Costruisci la diga e avrai sviluppo economico! Ma nella vita reale, se costruisci una diga e non hai dei mercati cittadini liquidi ed industrie, non avrai nulla. L’inutilita’ economica della diga del Volta non e’ per nulla una rarita’. Un ufficiale della FAO, un’organizzazione delle Nazioni Unite sulla nutrizione ed l’agricoltura, una volta disse “potrei citare circa quaranta dighe intorno al mondo che sono comletamente inutili“. Naturalmente, cio’ non vuol dire che tutte le dighe siano inutili; molte dighe giustificano la loro esistenza se le zone circostanti hanno bisogno di energia elettrica, se servono a irrigare campi produttivi o se permettono di controllare le innondazioni. Tuttavia, investimenti senza senso come la diga del Volta sono un perfetto esempio di come il capitale, la quinta ed ultima forza espressa dalle citta’, puo’ essere bizzarro come le altre forze quando raggiungono non sono in sintonia fra di loro.

Link a un’altra diga

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Vani tentativi di attrarre investimenti industriali

Posted by janejacobs su maggio 12, 2008

Tantissime regioni del mondo sono economicamente inerti e stagnanti, non sono in grado di generare industrie da se’ e cio’ nondimeno voglioniono attrarre investimenti industriali;  pertanto la domanda di trapianti industriali supera di gran lunga l’offerta.

Fra i vari “trapianti” che le citta’ producono, molti non sono in grado di spostarsi lontano. Ad ogni momento, solo una piccola frazione di industrie sono abbastanza autosufficienti da essere in grado di “trapiantare” le proprie fabbriche in regioni molto lontane. E quando consideriamo che molte di queste industrie hanno un’alta densita’ di capitale e una bassa densita’ di lavoro, allora e’ vano sperare che fabbriche “trapiantate” da lontano o dall’estero possano salvare economie arretrate. Il “trapianto” non risolve ne’ il problema della disoccupazione, ne’ aumenta la ricchezza.

Anche negli Stati Uniti la domanda di “trapianti” industriali e’ molto maggiore dell’offerta. Una tale situazione ha portato il Wall Street Journal a scrivere:

“Il governatore del Minnesota si sta agitando nei confronti dell’iniziativa del Sud Dakota di attrarre le imprese del Minnesota sul suo suolo. Piu’ di 60 imprese si sono trasferite dal Minnesota al Sud Dakota negli anni recenti… Il governatore ha assicurato che non permettera’ altri “trapianti” altrove di imprese del Minnesota e che cerchera’ a sua volta di attrarre imprese da altri stati… Il Michigan, che si trova in forte stagnazione eocnomica, cerca di attrarre imprese dall’Indiana, ma anche altri stati cercano di persuadere le imprese dell’Indiana di trasferirsi. “Sono avvoltoi” dice un ufficiale del Michigan… Lo stato sta cercando di fermare questo fenomeno nel suo piano finanziario per attrarre compagnie tecnologiche… L’intero Midwest e’ diventato un obiettivo per gli Stati del Sud. Questi Stati cercano di rafforzare le loro basi industriali cercando di offrire incentivi a fabbriche di utensili e macchinari dagli Stati del Midwest.

Le Silicon Valleys della California e del Massachussets sono invase da ufficiali provenienti da altri Stati che cercano di offrire alle loro imprese ogni possibile incentivo. “Molti Stati pensano che le compagnie tecnologiche saranno i loro salvatori” dice il direttore di comunicazioni del Congresso del Nordest Midwest, un’alleanza regionale di Stati del Midwest. ” Molti ufficiali locali si preoccupano che la competizione portera’ ad un dannoso taglio delle tasse e dei contributi al fine di attrarre nuove fabbriche… Il problema  e’ che tutti rincorrono la stessa preda.”

 

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