Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Spopolamento Campano

Posted by janejacobs su settembre 15, 2008

Dal blog di Gianni Fiorentino sullo spopolamento della Campania:

Dei 52mila residenti nel Mezzogiorno emigrati nel 2007 al Centro-Nord (soprattutto in Emilia Romagna e Lombardia) quasi la metà è campana (25.200). l’emorragia più forte a Napoli, che perde 15.500 unità, seguita da Caserta con 3.600 unità. A questi si aggiungono le migliaia di pendolari che si spostano fuori regione per lavorare: nella provincia di Napoli sono 32mila persone, il 3,7% del totale, e 9.000 nella provincia di Caserta (il 3,5% del totale). Generalmente giovani, uomini, laureati, alla ricerca di un lavoro anche a tempo determinato o interinale. In base alle stime Svimez sarebbero quindi ben 90mila i campani che complessivamente nel 2007 si sono trasferiti nel Centro-Nord per lavorare, di questi 40 mila circa hanno trasferito la loro residenza al Nord, e altri 50 mila sono pendolari di lungo raggio, una nuova forma (più precaria) di emigrazione.

Pensieri di Jane Jacobs sugli emigranti

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Lezioni di spopolamento

Posted by janejacobs su agosto 11, 2008

 

I Plattenbauten,  i casoni prefabbricati dell’ex Germania Orientale che risalgono al periodo comunista stanno per essere demoliti. Qualche volta vengono demoliti integralmente, qualche altra vengono distrutti solo nei piani superiori. Le strade piu’ vecchie hanno numerose case abbandonate. I paesaggi urbani sono “potati” come piante dei vecchi edifici morenti, nella speranza di salvare gi edifici in condizioni migliori.

Gli urbanisti normalmente mirano a promuovere la costruzione di case, fabbriche e strade, ma in Germania orientale stanno cercando di gestire la crisi demografica che attraversa la regione dalla fine del regime comunista dovuta all’emigraione nell’Ovest ed al calo delle nascite.

Lo Stato della Sassonia-Anhalt, culla dell’industria chimica della Germania Orientale, ha perso quasi tre milioni di abitanti dall’unificazione tedesca del 1990. Entro il 2025 dovrebbe perdere un altro mezzo milione di abitanti. A Köthen, dove Johann Sebastian Bach compose i Concerti di Brandeburgo, cosi’ tanti giovani lavoratori sono emigrati che la distribuzione della popolazione con i giovani sotto e i vecchi sopra anziche’ assomigliare ad una piramide e’ diventata un grande fungo.

Le citta’ dell’Est sanno che non possono piu’ evitare il declino demografico. Invece cercano di gestire le conseguenze di questo inarrestabile fenomeno. La Sassonia-Anhalt, che soffriva della mancanza di alloggi nel periodo comunista, ora ha distrutto 45,000 alloggi con l’aiuto del governo federale.

Anche le infrastrutture che servivano le fabbriche ormai defunte e gli appartamenti vuoti devono essere distrutte perche’ troppo care. Le strade, le tubature dell’acqua, i cavi elettrici costano troppo. Alcune citta’ che contavano 100,000 abitanti nel 1990 ne contano oggi 25,000 e non e’ possible mantenere queste infrastrutture.

Chi resta in queste desolate citta’ diviene spesso vittima della paura del crimine. Le citta’ cercano di attrarre nuove fabbriche, ma oggi le nuove fabbriche sono ipertecnologiche e meccanizzate ed invece di impegare migliaia di persone ne impiegano qualche centinaio ed e’ difficile trovare una nuova strada per il successo.

Le citta’ di Dessau e di Köthen stanno cercando di creare isole cittadine dove il commercio si concentri attorno ad aree concentrate ed espandere le aree verdi (gia’ numerose) nelle zone dove i vecchi edifici vengono distrutti. Alcune ciminiere delle fabbriche in disuso di Dessau ora sono occupate da cicogne e sono diventate monumenti cittadini. Le numerose aree verdi vengono utilizzate dai cittadini per progetti come la raccolta di biomasse per produrre gas per il riscaldamento.

Le citta’ di Dessau e Köthen traggono la loro ispirazione dall’ Internationale Bauausstellung (IBA) 2010, un progetto sognato dalla Fondazione Bauhaus. Lo scopo di questa organizzazione e’ di aiutare a dar forma alla contrazione cittadina anziche’ lasciarla a se stessa. Questa organizzazione porta alle citta’ fondi federali per decine e decine di milioni di Euro assieme al tentativo di generare la partecipazione de pubblico ed un senso di unicita’ e di identita’ nella comunita’.

 

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Regioni di emigrazione e regioni spopolate

Posted by janejacobs su aprile 14, 2008

Raccoglitrice di cotone o creatrice di disoccupazione?

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La situazione nelle zone di spopolamento e’ diversa da quella delle regioni abbandonate dai lavoratori in cerca di lavori cittadini , perche’ hanno cause ed effetti diversi. Quando la tecnologia che arriva dalle lontane citta’ causa lo spopolamento di buona parte di una regione , le persone che devono lasciare la terra spesso stanno peggio di prima, ma quelli che rimangono stanno meglio. Le regioni dove la gente semplicemente emigra alla ricerca di lavori cittadini, presenta un’immagine speculare: quelli che partono migliorano la loro situazione, mentre queli che restano stanno peggio.

Questa differenza che per migliorare le condizioni di coloro che restano e coloro che emigrano, sia l’abbandono che lo spopolamento, dovrebbero avvenire allo stesso tempo e nello stesso posto. Questo avviene nelle citta’ regioni dove alcune persone emigrano alla ricerca di lavori cittadini mentre al contempo arrivano nuove tecnologie che rimpiazzano quelle vecchie. Questo e’ avvenuto nel paese Giapponese di Shinohata di cui abbiamo parlato in precedenza. Ma in altri tipi di regioni, le forze economiche provenienti dalle citta’, non sempre si dispiegano con regolarita’ ed armonia. Se la gente delle campagne che ha abbandonato le proprie terre lasciando il Galles , la vecchia Bardou avessero dovuto aspettare il giorno in cui nuove tecnologie avessero causato il loro spopolamento, quei cittadini sarebbero ancora li’ ad aspettare dopo generazioni e generazioni.

Sir John Sinclair ed il suo piano di portare un cambiamento graduale nelle Highlands ricorda l’inventore della macchina raccoglitrice di cotone negli Stati Uniti. Quest’ultimo non volle rivelare la sua invenzione fino a che la Grande Depressione degli anni 1930 non fosse finita, e anche allora, autorizzo’ l’introduzione di tale macchina in misura controllata e graduale. Tuttavia, tale macchina realizzo’ comunque lo spopolamento delle terre agricole del Sud.

Il miglioramento della produttività delle campagne e il miglioramento dei raccolti, non sono la stessa cosa, ma dal punto di vista pratico potrebbero anche esserlo. Alti rendimenti e poca manodopera sono due componenti fondamentali delle moderne imprese agricole. Cio’ significa che le zone agricole dove fino all’80% delle persone lavorano la terra, sono generalmente le zone piu’ affamate, e cio’ spiega perche’ le zone in cui una piccola parte della popolazione si occupa di agricoltura sono generalmente quelle dove le persone sono meglio nutrite. In pratica, sembra che ogni misura per aumentare il rendimento dell’agricoltura riduce anche il bisogno di lavoratori agricoli, o, per dirla in un altro modo, ogni misura per risparmiare sul costo del lavoro degli agricoltori aumenta il rendimento dell’agricoltura. Uno strumento semplice e rudimentale come la pompa ad acqua azionata da una bicicletta e da muscoli umani, puo’ aumentare il rendimento agricolo di campi dove l’irrigazione era prima fatta a mano; ma una singola pompa rimpiazza circa duemila giorni di lavoro all’anno, ovvero, elimina circa sette lavoratori. Questo vale per ogni altra misura che aumenta il rendimento, perche’ riduce il bisogno di lavoratori. Continua…

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Povero Sud

Posted by janejacobs su aprile 14, 2008

Povera Georgia

Anche gli Stati Uniti hanno avuto un grande processo di spopolamento al Sud, che fino agli anni ’30 fu la parte piu’ arretrata della nazione. L’ex presidente Jimmy Carter, descrivendo la sua infanzia nella Georgia, diceva: ” la vita dei contadini della Georgia assomigliava piu’ alla vita dei contadini di 2,000 anni fa che alla vita dei contadini di oggi”. Questo potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non piu’ di tanto se si pensa ad una fattoria Italiana di 2,000 anni fa. Quello che Carter voleva dire era che quasi tutto il lavoro nella sua giuoventu’ doveva essere svolto da animali e bestie anziche’ da macchinari. Muli, uomini, donne e bambini erano indispensabili. Dal momento che la produttivita’ era bassa, per quanto i contadini lavorassero duramente, rimanevano poveri; e dal momento che erano poveri, non potevano permettersi di aumentare la loro produttivita’.

Per rompere questo circolo vizioso, il governo nazionale forniva denaro e cercava di migliorare i metodi agricoli delle fattorie del Sud. Le citta’ distanti giocarono la loro parte grazie al loro sviluppo economico: esse producevano i macchinari necessari e, grazie alle tasse che pagavano al governo centrale, fornivano il denaro necessario per l’acquisto di tali macchinari. I sussidi a molti beni agricoli, fornirono agli agricoltori del Sud un prezzo minimo a cui vendere i loro raccolti; essi ricevevano sussidi per ridurre i loro raccolti dalle loro terre, ricevevano prestiti a tassi agevolati per installare elettricità’ e assistenza da esperti assunti dallo stato sul controllo dell’erosione dei terreni, sull’erosione e la diversificazione dei raccolti. I sussidi erano automaticamente collegati alla dimensione dei fondi e fornivano maggiori benefici ai grandi proprietari terrieri; questi erano anche gli agricoltori capaci di fare un uso piu’ rapido e piu’ produttivo dei loro fondi, grazie a maggior capitale a loro disposizione che permetteva loro di acquistare moderni macchinari e assumere meno manodopera. Pertanto, i proprietari terrieri, e soprattutto i grandi proprietari terrieri potevano finalmente permettersi i macchinari di cui fino ad ora avevano fatto a meno.

La tecnologia che inizio’ a rivoluzionare la vita contadina per i membri della famiglia del Presidente Carter e per le altre migliaia di braccianti nel Sud non era rivoluzionaria, non era particolarmente innovativa o senza precedenti. Le macchine che permettevano la coltivazione, l’inseminazione, la disinfestazione automatica, le pompe, le seghe meccaniche,  i nastri meccanici, i ventilatori industriali, le gru, i sistemi refrigeranti, i trattori, i camion, le riviste specializzate di agricoltura, e tutti quei piccoli e grandi articoli che trasformarono l’agricoltura del Sud negli anni seguenti consistevano in macchinari, materiali e metodi che erano stati sviluppati prima negli Stati del Nord. Tali strumenti erano gia’ stati estesi alle regioni del Far West, ma nel periodo in cui i coltivatori di grano delle praterie e i coltivatori di frutta e verdura nelle valli del Far West iniziavano a possedere trattori, camion, macchine per l’aratoria e la disinfestazione, le vigorose economie delle citta’ dell’Ovest e del Nord erano in grado di alterare la vita di persone di cui tali regioni  fornitrici di materie prime non avevano bisogno.

Quando infine la tecnologia fu messa al lavoro dell’agricoltura del sud, il rendimento dei raccolti aumento’ prodigiosamente. Certo, anche la produttivita; degli agricoltori e dei loro aiutanti aumento’ prodigiosamente e quindi non c’era piu’ bisogno di molti braccianti. Coloro che lavoravano terre in affitto o che possedevano piccoli appezzamenti furono incorporati dai grandi proprietari terrieri. In Georgia, lo Stato di Henry Grady  e di Jimmy Carter, negli anni 1930 c’erano circa 1.5 milioni di lavoratori agricoli. Cinquant’anni dopo ce n’erano 225 mila e piu’ di 300 mila fattorie si erano consolidate in 70 mila fattorie. L’agricoltura oggi occupa solo il 4% dei lavoratori nello stato della Georgia, mentre ai tempi della Georgia di Carter, ne occupava circa il 50%. Mentre avvenivano questi cambiamenti in Georgia, simili cambiamenti avvenivano in Texas, nella Luisiana, nel Missouri, nell’Arkansas, nel Mississipi, nell’Alabama, nella Florida, nel Tennessee, nel Kentuky nella Carolina e nella Virginia. Su tutti questi territori, i lavoratori agricoli e le loro famiglie venivano spodestati della propria terra per via dell’aumento della produttivita’ dell’agricoltura.

Dove andarono a finire tutte queste famiglie? Dal momento che questo spopolamento era iniziato agli albori della Seconda Guerra Mondiale, i primi ad emigrare erano i primi ad essere assorbiti. I giovani agricoltori che non venivano arruolati nell’esercito trovavano facilmente lavoro nelle industrie della Guerra e nell’industria dei servizi a San Francisco, Oakland, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Cincinnati, Pittsburgh, Philadelphia, Baltimora, Detroit, Boston e New Tork.

I lavoratori di colore, che rappresentavano una grossa percentuale dei lavoratori costretti ad emigrare, anche se prima venivano discriminati, venivano assimilati nell’economia della guerra.  Ma quando la Guerra fini’ i nuovi lavori, specialmente quelli dei lavoratori di colore, non aumentarono proporzionalmente ai lavori persi nell’agricoltura; e molti lavoratori che avevano trovato lavoro durante l’economia di Guerra venivano licenziati, specialmente se erano di colore.

Nonostante questo, lo spopolamento delle campagne, non solo continuo’, ma accelero’, particolarmente fra il 1945 ed il 1960. Alcuni di coloro che si ritrovavano senza lavoro rimanevano nel Sud in piccoli appezzamenti di terreno improduttivi in cui riuscivano a sopravvivere solo grazie a sussidi provenienti dal governo centrale. Alcuni trovarono lavori in citta’ del Sud che erano riuscite ad attrare il “trapianto” di fabbriche del Nord al Sud. Ma le fabbriche del Sud non erano in grado di fornire impiego a tutti i lavoratori agricoli che perdevano il lavoro per colpa delle innovazioni tecnologiche nell’agricoltura. Molti di loro continuarono ad emigrare nelle citta’ – e dove altro potevano emigrare? – particolarmente nelle citta’ del Nord e dl Far West che potevano offrire lavoro a nuovi emigrati provenienti dall’America e dall”Estero.

Ma in quel periodo qualcosa di straordinario stava accadendo in America. Le citta’non erano in grado di generare nuovo lavoro sufficiente per le persone che lasciavano le campagne. Anzi, proprio nel momento in cui le campagne Americane si spopolavano, molte citta’ si ritrovavano in stagnazione ed in recessione economica. Pertanto, a tutt’oggi nessun nuovo lavoro si e’ materializzato per i milioni di emigrati provenienti dalle campagne del Sud e per i loro discendenti. Dal loro punto di vista, sono rimasti in disgrazia per generazioni a lavorare duramente, mal pagati e con una agricoltura meccanizzata che non aveva piu’ bisogno di loro. Dal punto di vista delle citta’ in cui cercavano lavoro, gli immigrati rappresentavano un grosso fardello. E’ un fardello trovare per loro case, e’ un fardello educarli, fornire servizi di polizia, di assistenza e di sanita’.

Cio’ che incomincio’ come un miglioramento delle condizioni agricole porto’ ad effetti indesiderati perche’, come nello spopolamento delle Highlands Scozzesi il cambiamento non era correlato alla completo ed armonioso dispiegamento delle cinque forze delle citta’ (link). Invece, alcune forze sbilanciate – la tecnologia delle citta’ accompagnata al capitale – hanno raggiunto zone lontane ed inaspettate. Molta della maggiore produttivita’ e ricchezza provenienti da questa rivoluzione tecnologica si e’ rivelata illusoria a livello nazionale. Il costo dell’avere persone spostate dalle loro terre che sono disoccupate ed improduttive, povere e demoralizzate, violente e drogate, sono impossibili da calcolare, ma sono enormi.

Nel Sud, coloro che lavorano nell’agricoltura mecanizzata, ora stanno molto meglio di prima, cosi’ come gli Scozzesi  rimasti ad allevare pecore Cheviot in Scozia, stavano meglio degli agricoltori Scozzesi prima che le questa nuova razza di pecore fosse importata dall’Inghilterra. Gli agricoltori lavorano meno ore e hanno lavori meno faticosi. La raccolta del cotone e’ un lavoro miserabile, se fatto a mano; guidare una macchina raccoglitrice di cotone, invece, e’ un mestiere molto meno faticoso. Se non fosse per la conseguenza dei molti lavoratori sconfitti dalle nuove tecnologie, questa sarebbe una storia a lieto fine. Ma la rivoluzione tecnologica nell’agricoltura del Sud fu generata dall’esterno e fu vulnerabile a forze esterne che generarono conseguenze impreviste. Continua…

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Lo spopolamento delle Highlands Scozzesi

Posted by janejacobs su aprile 10, 2008

Una minaccia per l’uomo delle Highlands

Nelle aree metropolitane, l’aumento della produttività dei lavoratori agricoli dipende dal fatto che tali lavoratori abbandonano la terra per altre occupazioni. Nelle regioni agricole lontane dalle aree metropolitane e che mancano di economie in grado di rimpiazzare le importazioni, l’aumento della produttività non ha nulla a che vedere con la ricerca di nuove occupazioni, ma ha a che fare con un aumento della poverta’ causata dalla disoccupazione.

I principi economici che operano in queste economie bizzarre e sbilanciate possono essere illustrati dallo Spopolamento delle Highlands Scozzesi, che inizio’ nel 1792, duro’ circa mezzo secolo e trasformo’ una regione poverissima che forniva agricoltura per la sussistenza in una regione meno povera che forniva beni primari destinati all’esportazione. Lo strumento che porto’ a questo cambiamento fu una nuova razza di pecora.

Prima che le campagne scozzesi venissero spopolate per far posto a queste nuove pecore, gli Scozzesi allevavano nelle loro fattorie pecore poco piu’ grandi di cani, con una lana sottile di poco uso per le industrie tessili delle citta’. Le pecore erano magre e non avevano cibo a sufficienza, perche’ gli Scozzesi utilizzavano di ogni metro quadro della loro arida terra per produrre cibo per se’ stessi. Le creature che finirono per rimpiazzare queste pecore, e gran parte degli abitanti delle Highlands Scozzesi, erano state create attraverso una serie di incroci da un allevatore Inglese.

Il prodotto di tali incroci si chiamava Cheviot; nel 1790 la Cheviot fu introdotta in via sperimentale nelle Highlands per vedere se sarebbero sopravvissute al rigido clima scozzese. L’esperimento ebbe successo. Ne risulto’ che la Societa’ della Lana Britannica, un’organizzazione dominata dai mercanti di lana di Londra e dai grandi allevatori Inglesi, offri’ di fornire greggi di Cheviot a un prezzo di favore a tutti i pastori Scozzesi “che avessero un carattere attivo e intelligente”. Secondo John Prebble uno storico Canadese di origine Scozzese, c’erano “abbastanza pastori Scozzesi, che vedevano se stessi in questa descrizione”. Inoltre, molti di questi pastori erano talmente poveri da non poter dire di no ad un’offerta cosi’ vantaggiosa.

L’allevamento delle Cheviot richiedeva molta manodopera in meno rispetto all’allevamento delle tradizionali pecore scozzesi. Pertanto, i pastori scozzesi dediti all’allevamento delle pecore tradizionali e le loro famiglie, che traevano sostentamento da esse, non solo non erano piu’ necessari all’allevamento delle Cheviot, ma davano fastidio. Gli Inglesi pertanto decisero di spopolare tali terre, e lo fecero con metodi brutali, cacciando dalle loro terre uomini, donne e bambini utilizzando forze di polizia e soldati. Dove fosse necessario, gli Inglesi usarono manganelli, baionette, arrivando ad appiccare fuoco alle case dei pastori. Anche se tali nefandezze sono lontane nel tempo, le colline tutt’oggi restano deserte e Edimburgo e Glasgow restano le capitali di spopolate.

Sir John Sinclair, il primo Scozzese a portare la Cheviot nelle Highlands Scozzesi, imploro’ le autorita’ di non procedere allo spopolamento delle Highlands con tale brutalita’. Egli aveva previsto uno spopolamento piu’ graduale e gentile. Il suo piano era di incoraggiare i piccoli proprietari terrieri ad unire le loro terre, formare cooperative di acquisto ed allevamento delle nuove pecore. Lo storico Canadese Prebble sostiene che questa alternativa venne ignorata vista l’ignoranza e la disorganizzazione degli uomini dei clan delle Highlands, e visto il morale degli stessi pastori, che erano gia’ stati sconfitti nelle rivolte del 1745 e che avevano in seguito subito una brutale occupazione nella loro economia povera e obsoleta.

Se il piano di Sir John Sinclair fosse stato adottato, lo spopolamento delle Higlands Scozzesi sarebbe avvenuto probabilmente in maniera piu’ graduale e piu’ umana. Ma tale spopolamento sarebbe comunque avvenuto. Le cooperative di allevamento delle nuove pecore avrebbero comunque avuto bisogno di meno manodopera e avrebbero avuto bisogno dipiu’ terre per i pascoli. La nuova razza di pecore richiedeva lo spopolamento delle Highlands, indipendentemente da chi possedesse le nuove pecore e indipendentemente da chi ricevesse i profitti di tale allevamento. La poca gente rimasta nelle Highlands se la passo’ meglio di quelli che vi abitarono prima dello spopolamento. I pastori ricevevano maggiori profitti, avevano redditi piu’  sicuri e non vivevano costantemente con la minaccia delle fame. Se focalizziamo la nostra attenzione sull’economia della regione, possiamo concludere che tutto sommato la regione ne ha guadagnato, perche’ la produttivita’ e’ aumentata e con essa la ricchezza.

Ma se pensiamo alle disgrazie causate alle persone che abitavano le Highland sprima dello spopolamento, la loro ricchezza non era aumentata, ma era diminuita. Molti morirono di fame, malattie e altre disgrazie che accompagnarono lo sfratto dalle loro case. Alcuni Highlanders emigrarono nelle citta’ piu’ vicine, Glasgow ed Edimburgo, ma Glasgow ed Edimburgo erano anch’esse citta’ piuttosto povere con un’economia stagnante. Esse potevano offrire solo poverta’ e disoccupazione nei loro poveri sobborghi, dove i tassi di tubercolosi, a quell’epoca, erano i piu’ alti del mondo. Alcuni emigrarono a Londra. Altri emigrarono nell’Ulster, nell’Irlanda del Nord, aggiungendosi agli Scozzesi che erano stati deportati dalle autorita’ Inglesi durante le deportazioni del diciassettesimo secolo, spodestando le terre degli Irlandesi. Altri ancora furono assorbiti dai reggimenti degli Highlanders nell’esercito Britannico, in cui si distinsero per le conquiste in India. Alcuni furono venduti dai loro clan come servi nelle piantagioni di cotone delle Indie Occidentali e della Carolina del Sud, dove gli Scozzesi erano apprezzarti come supervisori di schiavi Africani. Molti emigrarono in Canada, specialmente nelle Nuova Scozia (nomen omen), dove in quelle terre iniziarono un’agricoltura di sussistenza e dove aggiunsero in breve tempo l’allevamento delle pecore alla coltivazione del grano.Nel tempo, gli Scozzesi e gli immigrati Tory del New England che abbandonarono le colonie Americane dopo la Rivoluzione aiutarono ad espropriare delle loro terre gli Acadi Francesi, i quali naturalmente avevano precedentemente espropriato gli Indiani d’America. In tutte queste emigrazioni e dislocazioni, i lavori cittadini non ebbero alcun ruolo.

L’enorme differenza tra lo spopolamento di una nazione povera come la Scozia e una nazione ricca come gli Stati Uniti d’America e’ questa:

Le nazioni ricche possono permettersi di fare l’elemosina.

Ma a parte questa differenza, le conseguenze del bizzarro sbilanciamento  tra il miglioramento della produttivita’ agricola e la disponibilita’ di stili di vita alternativi nelle citta’ non sono molto diverse fra regioni ricche e regioni povere. Continua…

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Storia del villaggio di Bardou

Posted by janejacobs su marzo 26, 2008

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Il villaggio di Bardou

Le citta’ sono le uniche entita’ economiche che hanno la capacita’ di generare e rigenerare le economie di altri insediamenti, vicini e lontani ad esse. Questo brano vuole fornire un semplice esempio di questo fenomeno: un piccolo accrocchio di case di pietra arroccate sulle montagne Cevenne nella Francia centro-orientale, una delle aree piu’ povere del Paese.

Verso la fine degli anni 60, il minuscolo villaggio di Bardou si ritrovo’ sulle pagine di molti quotidiani e riviste Nord Americano perche’, essendo cosi’ grazioso, era diventato una specie di Shangri-La per scrittori, musicisti, artisti e artigiani che vi si rifugiavano dalle grandi citta’ Europee e Americane in cerca di bellezza e di un posto quieto e a basso costo dove poter sfogare il proprio talento creativo.

Bardou ha un lungo passato, ma molte parti di questo passato sono sconosciute. Circa duemila anni fa, quando la Gallia divenne una provincia di Roma, Bardou era legata all’economia imperiale attraverso strade che terminavano in miniere di ferro nelle vicinanze del villaggio. Il ferro trovato nelle miniere nei dintorni di Bairou non veniva lavorato in spade, lance, scalpelli, aratri, o nei molti altri utensili che erano utili al’epoca, ma venivano trasportati in altri luoghi per essere trasformati in utensili. Non ci e’ dato di sapere dove il ferro di Bardou venisse trasportato. Si potrebbe ipotizzare che il ferro venisse trasportato a e venisse lavorato a Nîmes , una citta’ molto antica che era gia’ una metropoli nella Gallia pre-romana; oppure che venisse trasportato a Lugdunum, ora Lione, che era un centro tradizionale per la lavorazione del ferro e che era un nodo per il sistema delle strade romane nella Gallia. Ovunque fosse il mercato per il ferro di Bardou , la domanda di ferro doveva essere sufficiente a giustificare la costruzioni di larghe e solide strade che portavano al minuscolo villaggio. Tali strade erano state costruite in modo cosi’ solido che tuttora servono come sentieri per i turisti che vogliono fare passeggiate nelle montagne Cevenne attorno a Bardou , nonostante non sia stata fatta alcuna manutenzione su tali strade per almeno mille e cinquecento anni. Sia le miniere che le strade furono abbandonate quando la vita economica in questa parte della Gallia si disintegro’, probabilmente attorno al quarto secolo.

La natura si riapproprio’ dell’area, la zona si spopolo’ fino al sedicesimo secolo, quando alcuni mezzadri senza terra provenienti dalle valli sottostanti senza terra, ripopolarono l’area e costruirono le case di pietra che costituiscono il villaggio che oggi vediamo. I mezzadri strapparono alle rocce qualche piccolo orto, raccolsero castagne e senza dubbio vivevano di caccia e su quel suolo povero e rocciosi si arrabattavano alla meglio a vivere con le tecniche apprese da economie del passato piu’ creative della loro. Generazione dopo generazione, nulla cambio’ in quell’economia di semplice sussistenza. Possiamo addirittura affermare che la vita di Bardou non era solo dura, ma anche noiosa e in qualche modo malvagia, se crediamo alla tradizione che gli abitanti di Bardou erano soliti rubarsi il raccolto dei loro orti l’uno con l’altro dopo aver spostato i confini degli orti nella notte, e poi litigavano per anni su chi avesse diritto al raccolto. Questi erano i momenti piu’ eccitanti per Bardou per circa tre secoli e mezzo.

Poi, di colpo, attorno al 1870, ci fu un cambiamento. In qualche modo si diffuse voce che c’era una vita piu’ interessante e desiderabile in un posto lontano: Parigi. Forse questa voce inizio’ a spargersi attraverso reclute che stazionavano a Parigi, oppure vi arrivo’ dopo la guerra Franco-Prussiana; o forse la voce proveniva dagli emigranti che avevano lasciato il villaggio. Parigi aveva assorbito emigranti dalle campagne Francesi per generazioni; la voce si era sparsa a Bardou con molto ritardo, ma quando i primi intrepidi emigranti provenienti da Bardou lasciarono il loro villaggio per Parigi, un lento, ma totale esodo segui’. Nel 1900 meta’ della popolazione di Bardou era emigrata. Durante i seguenti 40 anni, quasi tutti se ne erano andati, con l’eccezione di tre famiglie.

Nel 1966, quando due turisti, un tedesco ed un americano, si ritrovarono a camminare in una delle vecchie strade romane, le rovine di Bardou proteggevano solo un vecchietto. I turisti comprarono il villaggio da lui e dai discendenti dei precedenti abitanti che i loro avvocati poterono rintracciare. Quando i due turisti divennero proprietari del villaggio, vi si trasferirono e invitarono altri amici ad unirsi a loro e ad aiutarli con i costi di mantenimento del villaggio. In questa sua nuova reincarnazione, Bardou ha un gruppo di residenti che vi abitano per tutto l’anno o che vi soggiornano solo in periodi di villeggiatura e che vivono dei loro risparmi o dei loro scritti che vendono ai loro editori o ai loro clienti ce abitano in grandi citta’. I nuovi abitanti di Bardou sono lieti di dare il benvenuto a turisti, campeggiatori e al denaro che portano con se’. I residenti ed i turisti di irrigazionevivono di cibo importato ed importano quasi tutto quello di cui hanno bisogno, ma si vantano di poter fare a meno di molte comodita’ della vita moderna come l’elettricita’, i telefoni e l’acqua calda. Un sistema di irrigazione per l’acqua (fredda) fu finanziato quando una societa’ cinematografica affitto’ il villaggio per fare alcune riprese e pago’ generosamente.

La storia di Bardou e’ unica ma solo nel senso che ogni posto, cosi’ come ogni persona o ogni fiocco di neve, e’ unica. Sotto un altro punto di vista, gli stessi cambiamenti, gli stessi eventi che si trovano nella storia di Bardou si possono ritrovare in molti altri posti su piu’ ampia scala. Bardou e’ un esempio un microcosmo, di quello che chiamo economie passive, cioe’ di economie che non creano cambiamenti economici da se’, ma che rispondono alle forze economiche di altre citta’. Bardou e’ stata modellata da energie economiche provenienti da lontano. Nell’antichita’ fu sfruttata per le sue miniere e poi fu abbandonata. In tempi piu’ moderni si spopolo’ quando i lavori nella citta’ lontana attrassero i suoi abitanti, e infine si ripopolo’ di gente proveniente dalle citta’. I cambiamenti non furono gentili. Ma quando le citta’ ed i cittadini lasciarono Bardou al suo destino, Bardou non sapeva cosa fare di se’ stessa, il villaggio non aveva un’economia di per se’, al di fuori di un’economia di sussistenza.Potremmo scervellarci nel tentare di spiegare la storia economica i Bardou compilando statistiche sul raccolto medio di castagne, sugli strumenti usati, sull’ammontare di ferro estratto dalle miniere o sulle ore di lavoro impiegate per costruire una casa, la natura del suolo, i centimetri di pioggia per anno, ma questo non ci aiuterebbe a capire perche’ Bardou si trasformo’ nel modo in cui si trasformo’. Le cause delle vicende che modificarono Bardou hanno origine in mercati in citta’ distanti, in lavori da citta’, in tecnologie delle citta’ (nuovi acquedotti, vecchie strade), in capitale proveniente dalle citta’. Per capire i cambiamenti di Bardou e perche’ ci furono periodo in cui nulla cambio’, dobbiamo guardare non agli elementi che definiscono Bardou , ma agli agenti di cambiamento che hanno bonificato Bairou.
Differenziare fra agenti di cambiamento provenienti da altre citta’ che hanno influenzato internazionalee fra cambiamenti che provengono dall’Impero Romano, dalla Francia, o dall’economia internazionale potrebbe sembrare cavilloso, ma non lo e’. In primo luogo, la realta’ e’ che i cambiamenti provenivano da citta’ particolari, in questo caso, da citta’ sempre distanti. Tutto attorno a Bardou si trova un’entita’ che si puo’ definire “Economia Nazionale Francese” ma non e’ questa economia che ha creato i cambiamenti di Bairou. Perche’ essere generici su queste cose se possiamo essere specifici? Roma, forse Nîmes o Lione, Parigi e le citta’ da cui provenivano gli artisti, scrittori e turisti che costituiscono l’attuale popolazione di Bardou (e da cui proviene la societa’ cinematografica) hanno generato e rigenerato la vita economica di Bardou.

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