Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Posts Tagged ‘tecnologia’

Le tre T

Posted by janejacobs su gennaio 12, 2010

Secondo questo articolo di Richard Florida, le tre T che fanno una citta’ ricca e felice sono: tecnologia, tolleranza e talento.

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Fattorie d’acqua salata in Africa

Posted by janejacobs su ottobre 9, 2008

Due filmati (di circa 10 minuti ciascuno) per vedere come e’ possibile strappare le terre alla desertificazione, alla fame, alla poverta’ e alla guerra grazie a nuove tecnologie agricole che sfruttano l’acqua di mare, invece dell’acqua dolce. Tali tecnologie forniscono lavoro e nutrimento ad alcune popolazioni dell’Eritrea.

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Gli ingegneri degli altipiani colombiani

Posted by janejacobs su agosto 8, 2008

Qualche anno fa il governo Colombiano decise di installare una fucina di improvvisazione economica negli altipiani Orientali del paese attraversati dalla foresta tropicale del bacino del Fiume Orinoco a piu’ di trecento chilometri dalla citta’ piu’ vicina. Il progetto era gestito da un giovane ingegnere di Bogota’, la capitale e principale citta’ della Colombia , che per molti aspetti e’ simile a Montevideo in Uruguay dal momento che dipende da un commercio bilaterale di tipo avanzato-sottosviluppato. Il gruppo di lavoro dell’ingegnere di Bogota’ era aiutato da sette tecnici a tempo pieno ed altri esperti ingegneri e consulenti di Bogota’. Essi erano finanziati dal governo Colombiano, dalle Nazioni Unite e dal governo Olandese.

Uno dei progetti innovativi del gruppo era un mulino a vento con pale cosi’ sensibili da poter girare anche con una brezza leggera (quattro miglia all’ora). Ciascuno di questi prodigiosi mulini erano in grado di pompare quasi 16,000 litri di acqua al giorno. Il modello che aveva avuto maggior successo era stato creato dopo 66 tentativi. Il gruppo di lavoro colombiano aveva iniziato con un modello di mulino impiegato dai contadini Americani del Midwest, ma i venti della foresta amazzonica erano cosi’ leggeri che i mulini dell’Orinoco funzionavano per soli 4 mesi all’anno. Poi il gruppo aveva provato altri progetti sul modello dei mulini di Creta, un’isola con venti relativamente deboli e dopo una serie di esperimenti aveva realizzato un mulino con pale di tela che funzionava benissimo e costava poco. Ma questo modello non funzionava, perche’, scaldate dal sole equatoriale, le pale di tela spesso prendevano fuoco. Infine avevano trovato il modello ideale utilizzando pale speciali basate sul modello di tela ma sviluppate con una lega di alluminio leggera sviluppati in un progetto spaziale USA. Sfortunatamente, visto che gli agricoltori Colombiani vivevano soprattutto di un’agricoltura di susistenza, il prezzo di tali mulini era proibitivo. Anche se i mulini fossero stati prodotti in massa generando favolose economie di scala i contadini colombiani non se li sarebbero mai potuti permettere.

Altre innovazioni tecnologiche progettate dal gruppo di ingegneri di Bogota’ includevano un impianto di riscaldamento creato con vecchie lampade fluorescenti, un piccolo generatore idroelettrico che richiedeva una diga alta solo un metro per produrre energia sufficiente per una scuola, una pressa per canna da zucchero che poteva essere operata da una famiglia di quattro persone e un tritatore di manioca a pedali che richiedeva il  lavoro di una sola persona contro le venti persone richieste dal il metodo manuale.

Il piano Colombiano, nonostante tutte queste ingegnose invenzioni, raggiunse un’impasse perche’ le invenzioni erano troppo costose per gli agricoltori degli altipiani. Il motivo per cui il governo Colombiano aveva iniziato questo progetto era che molti agricoltori degli altipiani non riuscivano a sopravvivere neppure in una semplice economia di sussistenza.  E siccome non c’erano lavori e redditi cittadini ad attenderli nelle citta’ della Colombia, i contadini erano incentivati a rimanere nelle loro terre con i loro bassi salari. L’idea era quella che i poveri agricoltori, non avendo quasi nulla da esportare nei mercati liquidi della citta’, potessero creare un mercato di beni prodotti in loco da poter commerciare sugli altipiani. Ma dal momento che molti materiali dovevano essere importati nella regione – i contadini non potevano produrre le parti di biciclette, i generatori, l’alluminio il vetro, ecc- il piano del governo di Bogota’ non poteva stare in piedi. Gli ingegneri provarono ad aprire mercati regioni in altre parti del mondo con un simile livello di arretratezza a quello degli altipiani colombiani per esportare questi nuovi prodotti in quelle regioni. Essi guardavano ad altre zone dell’America Latina, dello Sri Lanka, dell’Indonesia, ma quelle zone non erano adatte a funzionare da mercati di sbocco perche’ avevano gli stessi problemi degli altipiani colombiani. Erano zone troppo povere per permettersi beni importati a maggior contenuto tecnologico e non riuscivano a guadagnarsi tali importazioni con la semplice esportazione dei loro prodotti agricoli.

Il piano del governo Colombiano, sebbene fallimentare, riservo’ una piccola sorpresa positiva. Con un certo imbarazzo per gli ingegneri del piano colombiano, l’impianto di riscaldamento costruito con le lampadine fluorescenti usate divento’ un piccolo successo commerciale. Dico imbarazzo perche’ l’impianto non ha avuto successo negli altipiani colombiani, ma negli appartamenti delle citta’ di Medellin prima e di Bogota’ poi. Il successo di tali impianti rappresentava la tipica improvvisazione che una citta’ arretrata poteva esportare ad altre citta’ arretrate. Inoltre, era anche il tipo di invenzione che poteva essere rimpiazzata con produzione locale perche’ quello che una citta’ arretrata puo’ produrre, un’altra citta’ arretrata puo’ riprodurre. In realta’ se tale impianto avesse ottenuto un enorme successo, la fornitura di lampadine flouorescenti usate si sarebbe rivelata inadeguata. E questo sarebbe stato un bene perche’ qualche improvvisatore avrebbe inventato poi qualcos’altro.

E’ difficile pensare cosa certi giovani improvvisatori Colombiani potrebbero creare se li si equipaggiasse con una tecnologia avanzata per le loro citta’ arretrate. Paradossalmente, una tecnologia approrpriata per citta’ arretrate puo’ essere l’innovazione tecnologica piu’ radicale in quel contesto. Le citta’ arretrate talvolta non hanno schemi e processi radicati per produrre cose nuove come nelle citta’ avanzate; tali schemi possono essere dei pesi che scoraggiano l’inventiva perche’ ci sono modi consolidati per fare le cose, e perche’ molto tempo e denaro sono gia’ stati investiti inegli schemi e nei processi esistenti.

Tuttavia, piu’ la vita economica si sviluppa, meglio e’ per le citta’ arretrate perche’ possono lanciarsi nel comercio volatile con altre citta e quindi svilupparsi. Questo e’ il motivo prioncipale per cui c’e’ stata un’accelerazione nello sviluppo delle citta’ arretrate dai tempi di Venezia ai tempi di Hong Kong.

 

 Continua…

 

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Senza citta’ le nuove tecnologie sono insostenibili

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

 
Le improvvisazioni di successo implicano che la tecnologia sia appropriata alle circostanze del luogo e del momento storico in cui vengono introdotte. La parola sostenibile e’ oggi molto di moda per definire nuove tecnologie e talvolta indica strumenti che solo i poveri si possono permettere. Sfortunatamente, molte di queste tecnologie si rivelano insostenibili non perche’non funzionano, ma perche’ funzionano troppo bene. Ad esempio, lo sviluppo di un telaio per tessitura azionato dai pedali di una bicicletta era una buona improvvisazione al punto che fu sponsorizzata dal governo Indiano. Essa si rivelo’ un successo nel senso che un solo uomo poteva fare il lavoro di dodici uomini. Ma questo ebbe un effetto devastante sui villaggi Indiani perche’ i mercati cittadini di sbocco per i tessuti provenienti dai villaggi non si espanndevano di dodici volte. Pertanto questa nuova invenzione ha finito per creare disoccupazione ed emigrazione ed il governo Indiano, pur avendo sponsorizzato l’invenzione di questo nuovo telaio, non poteva promuoverne l’uso.
 Anche se molte invenzioni sono insostenibili per la vita agricola dei villaggi dei paesi arretrati, purtroppo si sono spesi molti soldi per sponsorizzarle e per promuoverle. Per molte persone le invenzioni portano in se’ un’aurea di romanticismo, quelle persone spesso le stesse che investono di un’aurea romantica anche la vita di sussistenza dei villaggi (vedi qui). Ma le energie spese per aiutare i villaggi poveri attraverso l’intrduzione di tecnologie troppo avanzate sono energie spese male perche’ mettono il carro davanti ai buoi. Tali energie sono dirette al miglioramento della produttivita’ dei villaggi, ma tale miglioramento non puo’ avvenire se non e’ acompagnato dallo sviluppo di citta’ vicine che accompagni il loro progresso economico.

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Come sviluppare il solare

Posted by janejacobs su agosto 6, 2008

Il video qui sopra mostra la produzione di celle solari presso la Q-Cells una societa’, basata a Wolfen, a Nord di Lipsia, che e’ il piu’ grande produttore di celle solari. La Germania, che non e’ conosciuta per essere un paese particolarmente soleggiato, sembra un posto piuttosto strano per trovare un leader mondiale nell’industria solare. Ma la Germania e’ il paese con piu’ capacita’ solare installata al mondo ed il terzo produttore di pannelli solari dopo Cina e Giappone.

Il ministro dell’ambiente Tedesco indica che le energie rinnovabili in Germania rappresentano quasi il 7% del consumo energetico del 2007, il doppio che nel 2003. L’industria delle energie rinnovabili ha prodotto un fatturato di €25 miliardi nel 2007, un fatturato del 10% superiore rispetto al 2006, il quadruplo rispetto al 2000.

La produzione di componenti per sfruttare le energie rinnovabili sta per diventare un cavallo di battaglia dell’industria tedesca, permettendo alle citta’ tedesche di esportare beni richiesti in tutto il mondo, di migliorare l’ambiente, di rimpiazzare le importazioni e di creare lavoro e ricchezza. In Germania il numero di addetti in energie rinnovabili aumentera’ da 250,000 addetti nel 2007 a 710,000 nel addetti nel 2030.

La maggior parte dell’elettricita’ in Germania proviene da impianti a carbone e da impianti nucleari Gli impianti a carbone sono impopolari a causa del numero elevato di gas serra emessi. Gli impianti nucleari sono impopolari per la possibilita’ di incidenti catastrofici. Cosi’ nel 1991 la Germania ha adottato una legge che incoraggia la produzione di elettricita’ da fonti rinnovabili che venga immessa nella rete elettrica. Questa legge e’ molto popolare per la maggior parte dei Tedeschi che sono favorevoli alla creazione di nuove tecnologie per le energie rinnovabili.

La legge dice che l’elettricita’ prodotta da fonti rinnovabili deve essere acquistata dalle societa’ energetiche con tariffe particolarmente generose che regolano i prezzi per i prossimi 20 anni. Gli impianti fotovoltaici montati sui tetti delle case, ad esempio, possono vendere elettricita’ a €0.49 per Kw/ora, circa sette volte il prezzo all’ingrosso, fino al 2027. Questo prezzo fisso incoraggia gli investitori e rimuove incertezze per gli investimenti.

Le societa’ elettriche che pagano in piu’ per l’energia rinnovabile passano il costo ai clienti nelle bollette elettriche. Il costo extra e’ di circa un centesimo di euro per KW/ora, un aumento medio di €3 a bolletta. Il costo complessivo per tutti i tedeschi e’ di €7.7 miliardi nel 2007, ma forse non e’ un prezzo troppo alto da pagare per avere un’energia pulita.

Tuttavia, c’e’ un problema di scarsita’ di silicone puro, il materiale principale per la costruzione di pannelli solari. Nel 2003 un chilo di silicone puro costava £25 al chilo, oggi costa $400 al chilo. E’ quindi necessario trovare nuovi materiali e sistemi efficienti per catturare e produrre energia solare. Recenti ricerche tecnologiche stanno portanto offimi risultati: vedi qui.

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Perche’ esistono le citta’?

Posted by janejacobs su luglio 10, 2008

Le citta’ nacquero migliaia di anni fa dapprima in Mesopotamia nel quarto millennio Avanti Cristo e in Egitto, India e in Cina, circa mille anni dopo.

Il motivo per cui nacquero le citta’ era la specializzazione del lavoro e l’arrivo del commercio. Gli uomini inizarono a capire che la produttivita’ poteva arrivare attraverso la specializzazione. Le famiglie, invece di dipendere da se stesse per la propria sussistenza, vivendo per lo piu’ di agricoltura, iniziarono ad irrigare campi piu’ ampi costruendo canali e sistemi di irrigazione. La produttivita’ miglioro’ e si libero’ forza lavoro per lavori piu’ produttivi che aggiungessero maggiore ricchezza. A partire dal 1900, il processo accelero’, particolarmente in America. Nel 1900, il 40% della popolazione americana viveva di agricoltura. Oggi il 2% della popolazione americana vive di agricoltura. Vent’anni fa, il 75% della popolazione viveva di agricoltura. Oggi il 50% dei Cinesi vive di agricoltura e questo cambiamento ha causato la piu’ grande ondata migratoria dela storia.

La tecnologia ha permesso di costruire citta’ piu’ solide e sicure. Fino al 1870 l’edificio piu’ alto degli Stati Uniti non superava i sette piani. L’acciaio, la costruzione di ascensori e l’aria condizionata hanno reso possibili edifici piu’ sicuri e confortevoli e hanno permesso grossi di spostamenti di persone in citta’ dai climi caldi e freddi.

Oltre alla specializzazione ed all’aumento della produttivita’, le citta’ si svilupparono anche grazie al fatto che le persone amano vivere le une vicino alle altre. I musei, i teatri, i ristoranti, i media, gli sport, gli ospedali, l’educazione e molte altre attivita’ umane hanno bisogno di ampi gruppi di persone per nascere e prosperare. Quindi le citta’ esistono perche’ sono necessarie, utili e perche’ le vogliamo.

Le citta’ hanno anche costi. I bisogni energetici, gli impatti ambientali, e le difficolta’ di mantenere le vite cittadine comode in spazi urbani spesso congestionati rappresentano difficolta’. Tuttavia, concentrando un maggior numero di persone, i bisogni energetici e gli impatti ambientali sono inferiori a livello vista pro-capite.

L’innovazione e la tecnologia ci hanno permesso e ci permetteranno di trovare soluzioni a questi problemi. Sempre piu’ persone stanno immigrando nelle citta’. Esse lo fanno mosse dal bisogno o desiderio di una vita migliore e nessuno potra’ fermarli. Un buon uso della tecnologia trovera’ risposte a questo fenomeno.

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Carcansi giovani e brillanti programmatori

Posted by janejacobs su luglio 9, 2008

I software nei nostri computer richiedono ai microprocessori una velocita’ sempre maggiore ed un sempre maggiore uso di energia. Ultimamente si e’ cercato di risolvere questo problema mettendo assieme due o piu’ chip in un unico microprocessore, chiamato “core” (chiostro). Questa tecnica consente maggiori velocita’ e minore dispersione di calore, cioe’ meno consumo energetico.

Il problema e’ che questi nuovi chip richiedono codici di programmazione che possano parlare alle diverse componenti di questi chiostri di chip. Questa “programmazione parallela” e’ un classico esempio di problema complesso per cui servirebbero giovani brillanti che ci capiscono di informatica. La Microsoft e la Intel stanno cercando di aiutare questi giovani a studiare e a capire meglio tali linguaggi a tal fine hanno messo a disposizione $10 milioni ciascuno per centri di ricerca negli Stati Uniti. In Italia ci sono simili cervelli in grado di studiare, capire e produrre design per questi nuovi chip veloci? Quali sono le scuole (universita’) che insegnano tali linguaggi?

Fonte: Microsoft

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Mappe 3D delle citta’

Posted by janejacobs su maggio 23, 2008

 Il filmato qui sotto mostra il metodo con cui alcune imprese tecnologiche come l’Olandese Tele Atlas e l’Americana Navteq creano mappe 3D di citta’

Lo strumento della mappa e’ intuitivo e facilmente relazionabile alle nostre esperienze ed ai nostri istinti. Le mappe sono espressioni molto forti del contesto che ci circonda e alle mappe piu’ o meno ci siamo abituati sin dai tempi delle prime lezioni di geografia o dei primi viaggi in citta’ sconosciute.

I piu’ grandi gruppi di software al mondo ed alcuni start-up stanno cercando di mettere insieme vaste biblioteche di informazioni visuali e tridimensionali che descrivano il mondo in dettaglio, come potete vedere nel filmato qui sopra.

Alla Microsoft stanno costruendo una rappresentazione del globo con un altissimo grado di precisione che dovrebbe portare ad un nuovo modo di pensare a Internet. Una versione beta del loro software tridimensionale e’ scaricabile qui (il link del software e’ in basso a sinistra). Microsoft, per costruire le sue mappe digitali fa volare delle videocamere usando una tecnologia chiamata Lidar, una variante del radar.Le societa’ di software ritengono che la mappa sta per diventare la nuova interfaccia su cui svolgere molte delle attivita’ di internet.

Controllare le mappe digitali potrebbe significare diventare la nuova Google. Natualmente anche Google sta giocando questa partita ed il suo software e’ scaricabile qui. Google ha messo appunto dei metodi con cui ogni cinque passi, scatta fotografie a 360 gradi . 

Steve Coast invece vuole costruire una mappa comune comprensiva di tutte le informazioni spazialie e geografiche sul modello di Wikipedia basato sullo sforzo di volontari. Quest’organizzazione di volontari si chiama Openstreetmap

La rappresentazione digitale del mondo puo’ servire nelle citta’ a fini pratici: se qualcuno volesse andare al cinema potrebbe anche voler sapere immediatamente dove parcheggiare la sua auto o dove trovare un buon risorante vicino. Attraverso un telefonino che rappresenti la realta’ virtuale si possono ricevere istruzioni senza bisogno di digitare la ricerca in una casella come su Google.

Avra’ successo questa tecnologia? Ci sono similli societa’ anche in Italia?

Continua…

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Scintille di innovazione da San Francisco

Posted by janejacobs su maggio 9, 2008

 L’innovazione e l’improvvisazione sono le scintille che provocano la crescita tecnologica ed economica delle citta’. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti che si sviluppano in maniera armoniosa, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.

Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.

Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi  per lo piu’ alla produzione bellica e non si e’ evoluta da essa.

Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.

Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.

Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi” almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?

San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.

A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”, l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).

 Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.

L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.

I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’ creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.

Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”, dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.

Un tipico progetto della fiera è quello di Addie Wagenknecht. Addie ha progettato un tavolo con speciali sensori che funziona come un computer. Questo nuovo tavolo ha simili caratteristiche al nuovo dispositivo di Microsoft chiamato Surface. Ma mentre il dispositivo di Microsoft costa $10,000, il tavolo elettronico progettato da Wagenknecht si puo’ costruire per soli $500 . Secondo Wagenknecht il suo tavolo ha molte più funzionalità di Surface. Dal momento che sia l’hardware che il software sono in open source, ognuno puo’ effettuare piccole modifiche per svolere nuove funzioni.

Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 

Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. 

 Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane. Continua…

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Povero Sud

Posted by janejacobs su aprile 14, 2008

Povera Georgia

Anche gli Stati Uniti hanno avuto un grande processo di spopolamento al Sud, che fino agli anni ’30 fu la parte piu’ arretrata della nazione. L’ex presidente Jimmy Carter, descrivendo la sua infanzia nella Georgia, diceva: ” la vita dei contadini della Georgia assomigliava piu’ alla vita dei contadini di 2,000 anni fa che alla vita dei contadini di oggi”. Questo potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non piu’ di tanto se si pensa ad una fattoria Italiana di 2,000 anni fa. Quello che Carter voleva dire era che quasi tutto il lavoro nella sua giuoventu’ doveva essere svolto da animali e bestie anziche’ da macchinari. Muli, uomini, donne e bambini erano indispensabili. Dal momento che la produttivita’ era bassa, per quanto i contadini lavorassero duramente, rimanevano poveri; e dal momento che erano poveri, non potevano permettersi di aumentare la loro produttivita’.

Per rompere questo circolo vizioso, il governo nazionale forniva denaro e cercava di migliorare i metodi agricoli delle fattorie del Sud. Le citta’ distanti giocarono la loro parte grazie al loro sviluppo economico: esse producevano i macchinari necessari e, grazie alle tasse che pagavano al governo centrale, fornivano il denaro necessario per l’acquisto di tali macchinari. I sussidi a molti beni agricoli, fornirono agli agricoltori del Sud un prezzo minimo a cui vendere i loro raccolti; essi ricevevano sussidi per ridurre i loro raccolti dalle loro terre, ricevevano prestiti a tassi agevolati per installare elettricità’ e assistenza da esperti assunti dallo stato sul controllo dell’erosione dei terreni, sull’erosione e la diversificazione dei raccolti. I sussidi erano automaticamente collegati alla dimensione dei fondi e fornivano maggiori benefici ai grandi proprietari terrieri; questi erano anche gli agricoltori capaci di fare un uso piu’ rapido e piu’ produttivo dei loro fondi, grazie a maggior capitale a loro disposizione che permetteva loro di acquistare moderni macchinari e assumere meno manodopera. Pertanto, i proprietari terrieri, e soprattutto i grandi proprietari terrieri potevano finalmente permettersi i macchinari di cui fino ad ora avevano fatto a meno.

La tecnologia che inizio’ a rivoluzionare la vita contadina per i membri della famiglia del Presidente Carter e per le altre migliaia di braccianti nel Sud non era rivoluzionaria, non era particolarmente innovativa o senza precedenti. Le macchine che permettevano la coltivazione, l’inseminazione, la disinfestazione automatica, le pompe, le seghe meccaniche,  i nastri meccanici, i ventilatori industriali, le gru, i sistemi refrigeranti, i trattori, i camion, le riviste specializzate di agricoltura, e tutti quei piccoli e grandi articoli che trasformarono l’agricoltura del Sud negli anni seguenti consistevano in macchinari, materiali e metodi che erano stati sviluppati prima negli Stati del Nord. Tali strumenti erano gia’ stati estesi alle regioni del Far West, ma nel periodo in cui i coltivatori di grano delle praterie e i coltivatori di frutta e verdura nelle valli del Far West iniziavano a possedere trattori, camion, macchine per l’aratoria e la disinfestazione, le vigorose economie delle citta’ dell’Ovest e del Nord erano in grado di alterare la vita di persone di cui tali regioni  fornitrici di materie prime non avevano bisogno.

Quando infine la tecnologia fu messa al lavoro dell’agricoltura del sud, il rendimento dei raccolti aumento’ prodigiosamente. Certo, anche la produttivita; degli agricoltori e dei loro aiutanti aumento’ prodigiosamente e quindi non c’era piu’ bisogno di molti braccianti. Coloro che lavoravano terre in affitto o che possedevano piccoli appezzamenti furono incorporati dai grandi proprietari terrieri. In Georgia, lo Stato di Henry Grady  e di Jimmy Carter, negli anni 1930 c’erano circa 1.5 milioni di lavoratori agricoli. Cinquant’anni dopo ce n’erano 225 mila e piu’ di 300 mila fattorie si erano consolidate in 70 mila fattorie. L’agricoltura oggi occupa solo il 4% dei lavoratori nello stato della Georgia, mentre ai tempi della Georgia di Carter, ne occupava circa il 50%. Mentre avvenivano questi cambiamenti in Georgia, simili cambiamenti avvenivano in Texas, nella Luisiana, nel Missouri, nell’Arkansas, nel Mississipi, nell’Alabama, nella Florida, nel Tennessee, nel Kentuky nella Carolina e nella Virginia. Su tutti questi territori, i lavoratori agricoli e le loro famiglie venivano spodestati della propria terra per via dell’aumento della produttivita’ dell’agricoltura.

Dove andarono a finire tutte queste famiglie? Dal momento che questo spopolamento era iniziato agli albori della Seconda Guerra Mondiale, i primi ad emigrare erano i primi ad essere assorbiti. I giovani agricoltori che non venivano arruolati nell’esercito trovavano facilmente lavoro nelle industrie della Guerra e nell’industria dei servizi a San Francisco, Oakland, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Cincinnati, Pittsburgh, Philadelphia, Baltimora, Detroit, Boston e New Tork.

I lavoratori di colore, che rappresentavano una grossa percentuale dei lavoratori costretti ad emigrare, anche se prima venivano discriminati, venivano assimilati nell’economia della guerra.  Ma quando la Guerra fini’ i nuovi lavori, specialmente quelli dei lavoratori di colore, non aumentarono proporzionalmente ai lavori persi nell’agricoltura; e molti lavoratori che avevano trovato lavoro durante l’economia di Guerra venivano licenziati, specialmente se erano di colore.

Nonostante questo, lo spopolamento delle campagne, non solo continuo’, ma accelero’, particolarmente fra il 1945 ed il 1960. Alcuni di coloro che si ritrovavano senza lavoro rimanevano nel Sud in piccoli appezzamenti di terreno improduttivi in cui riuscivano a sopravvivere solo grazie a sussidi provenienti dal governo centrale. Alcuni trovarono lavori in citta’ del Sud che erano riuscite ad attrare il “trapianto” di fabbriche del Nord al Sud. Ma le fabbriche del Sud non erano in grado di fornire impiego a tutti i lavoratori agricoli che perdevano il lavoro per colpa delle innovazioni tecnologiche nell’agricoltura. Molti di loro continuarono ad emigrare nelle citta’ – e dove altro potevano emigrare? – particolarmente nelle citta’ del Nord e dl Far West che potevano offrire lavoro a nuovi emigrati provenienti dall’America e dall”Estero.

Ma in quel periodo qualcosa di straordinario stava accadendo in America. Le citta’non erano in grado di generare nuovo lavoro sufficiente per le persone che lasciavano le campagne. Anzi, proprio nel momento in cui le campagne Americane si spopolavano, molte citta’ si ritrovavano in stagnazione ed in recessione economica. Pertanto, a tutt’oggi nessun nuovo lavoro si e’ materializzato per i milioni di emigrati provenienti dalle campagne del Sud e per i loro discendenti. Dal loro punto di vista, sono rimasti in disgrazia per generazioni a lavorare duramente, mal pagati e con una agricoltura meccanizzata che non aveva piu’ bisogno di loro. Dal punto di vista delle citta’ in cui cercavano lavoro, gli immigrati rappresentavano un grosso fardello. E’ un fardello trovare per loro case, e’ un fardello educarli, fornire servizi di polizia, di assistenza e di sanita’.

Cio’ che incomincio’ come un miglioramento delle condizioni agricole porto’ ad effetti indesiderati perche’, come nello spopolamento delle Highlands Scozzesi il cambiamento non era correlato alla completo ed armonioso dispiegamento delle cinque forze delle citta’ (link). Invece, alcune forze sbilanciate – la tecnologia delle citta’ accompagnata al capitale – hanno raggiunto zone lontane ed inaspettate. Molta della maggiore produttivita’ e ricchezza provenienti da questa rivoluzione tecnologica si e’ rivelata illusoria a livello nazionale. Il costo dell’avere persone spostate dalle loro terre che sono disoccupate ed improduttive, povere e demoralizzate, violente e drogate, sono impossibili da calcolare, ma sono enormi.

Nel Sud, coloro che lavorano nell’agricoltura mecanizzata, ora stanno molto meglio di prima, cosi’ come gli Scozzesi  rimasti ad allevare pecore Cheviot in Scozia, stavano meglio degli agricoltori Scozzesi prima che le questa nuova razza di pecore fosse importata dall’Inghilterra. Gli agricoltori lavorano meno ore e hanno lavori meno faticosi. La raccolta del cotone e’ un lavoro miserabile, se fatto a mano; guidare una macchina raccoglitrice di cotone, invece, e’ un mestiere molto meno faticoso. Se non fosse per la conseguenza dei molti lavoratori sconfitti dalle nuove tecnologie, questa sarebbe una storia a lieto fine. Ma la rivoluzione tecnologica nell’agricoltura del Sud fu generata dall’esterno e fu vulnerabile a forze esterne che generarono conseguenze impreviste. Continua…

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Lo spopolamento delle Highlands Scozzesi

Posted by janejacobs su aprile 10, 2008

Una minaccia per l’uomo delle Highlands

Nelle aree metropolitane, l’aumento della produttività dei lavoratori agricoli dipende dal fatto che tali lavoratori abbandonano la terra per altre occupazioni. Nelle regioni agricole lontane dalle aree metropolitane e che mancano di economie in grado di rimpiazzare le importazioni, l’aumento della produttività non ha nulla a che vedere con la ricerca di nuove occupazioni, ma ha a che fare con un aumento della poverta’ causata dalla disoccupazione.

I principi economici che operano in queste economie bizzarre e sbilanciate possono essere illustrati dallo Spopolamento delle Highlands Scozzesi, che inizio’ nel 1792, duro’ circa mezzo secolo e trasformo’ una regione poverissima che forniva agricoltura per la sussistenza in una regione meno povera che forniva beni primari destinati all’esportazione. Lo strumento che porto’ a questo cambiamento fu una nuova razza di pecora.

Prima che le campagne scozzesi venissero spopolate per far posto a queste nuove pecore, gli Scozzesi allevavano nelle loro fattorie pecore poco piu’ grandi di cani, con una lana sottile di poco uso per le industrie tessili delle citta’. Le pecore erano magre e non avevano cibo a sufficienza, perche’ gli Scozzesi utilizzavano di ogni metro quadro della loro arida terra per produrre cibo per se’ stessi. Le creature che finirono per rimpiazzare queste pecore, e gran parte degli abitanti delle Highlands Scozzesi, erano state create attraverso una serie di incroci da un allevatore Inglese.

Il prodotto di tali incroci si chiamava Cheviot; nel 1790 la Cheviot fu introdotta in via sperimentale nelle Highlands per vedere se sarebbero sopravvissute al rigido clima scozzese. L’esperimento ebbe successo. Ne risulto’ che la Societa’ della Lana Britannica, un’organizzazione dominata dai mercanti di lana di Londra e dai grandi allevatori Inglesi, offri’ di fornire greggi di Cheviot a un prezzo di favore a tutti i pastori Scozzesi “che avessero un carattere attivo e intelligente”. Secondo John Prebble uno storico Canadese di origine Scozzese, c’erano “abbastanza pastori Scozzesi, che vedevano se stessi in questa descrizione”. Inoltre, molti di questi pastori erano talmente poveri da non poter dire di no ad un’offerta cosi’ vantaggiosa.

L’allevamento delle Cheviot richiedeva molta manodopera in meno rispetto all’allevamento delle tradizionali pecore scozzesi. Pertanto, i pastori scozzesi dediti all’allevamento delle pecore tradizionali e le loro famiglie, che traevano sostentamento da esse, non solo non erano piu’ necessari all’allevamento delle Cheviot, ma davano fastidio. Gli Inglesi pertanto decisero di spopolare tali terre, e lo fecero con metodi brutali, cacciando dalle loro terre uomini, donne e bambini utilizzando forze di polizia e soldati. Dove fosse necessario, gli Inglesi usarono manganelli, baionette, arrivando ad appiccare fuoco alle case dei pastori. Anche se tali nefandezze sono lontane nel tempo, le colline tutt’oggi restano deserte e Edimburgo e Glasgow restano le capitali di spopolate.

Sir John Sinclair, il primo Scozzese a portare la Cheviot nelle Highlands Scozzesi, imploro’ le autorita’ di non procedere allo spopolamento delle Highlands con tale brutalita’. Egli aveva previsto uno spopolamento piu’ graduale e gentile. Il suo piano era di incoraggiare i piccoli proprietari terrieri ad unire le loro terre, formare cooperative di acquisto ed allevamento delle nuove pecore. Lo storico Canadese Prebble sostiene che questa alternativa venne ignorata vista l’ignoranza e la disorganizzazione degli uomini dei clan delle Highlands, e visto il morale degli stessi pastori, che erano gia’ stati sconfitti nelle rivolte del 1745 e che avevano in seguito subito una brutale occupazione nella loro economia povera e obsoleta.

Se il piano di Sir John Sinclair fosse stato adottato, lo spopolamento delle Higlands Scozzesi sarebbe avvenuto probabilmente in maniera piu’ graduale e piu’ umana. Ma tale spopolamento sarebbe comunque avvenuto. Le cooperative di allevamento delle nuove pecore avrebbero comunque avuto bisogno di meno manodopera e avrebbero avuto bisogno dipiu’ terre per i pascoli. La nuova razza di pecore richiedeva lo spopolamento delle Highlands, indipendentemente da chi possedesse le nuove pecore e indipendentemente da chi ricevesse i profitti di tale allevamento. La poca gente rimasta nelle Highlands se la passo’ meglio di quelli che vi abitarono prima dello spopolamento. I pastori ricevevano maggiori profitti, avevano redditi piu’  sicuri e non vivevano costantemente con la minaccia delle fame. Se focalizziamo la nostra attenzione sull’economia della regione, possiamo concludere che tutto sommato la regione ne ha guadagnato, perche’ la produttivita’ e’ aumentata e con essa la ricchezza.

Ma se pensiamo alle disgrazie causate alle persone che abitavano le Highland sprima dello spopolamento, la loro ricchezza non era aumentata, ma era diminuita. Molti morirono di fame, malattie e altre disgrazie che accompagnarono lo sfratto dalle loro case. Alcuni Highlanders emigrarono nelle citta’ piu’ vicine, Glasgow ed Edimburgo, ma Glasgow ed Edimburgo erano anch’esse citta’ piuttosto povere con un’economia stagnante. Esse potevano offrire solo poverta’ e disoccupazione nei loro poveri sobborghi, dove i tassi di tubercolosi, a quell’epoca, erano i piu’ alti del mondo. Alcuni emigrarono a Londra. Altri emigrarono nell’Ulster, nell’Irlanda del Nord, aggiungendosi agli Scozzesi che erano stati deportati dalle autorita’ Inglesi durante le deportazioni del diciassettesimo secolo, spodestando le terre degli Irlandesi. Altri ancora furono assorbiti dai reggimenti degli Highlanders nell’esercito Britannico, in cui si distinsero per le conquiste in India. Alcuni furono venduti dai loro clan come servi nelle piantagioni di cotone delle Indie Occidentali e della Carolina del Sud, dove gli Scozzesi erano apprezzarti come supervisori di schiavi Africani. Molti emigrarono in Canada, specialmente nelle Nuova Scozia (nomen omen), dove in quelle terre iniziarono un’agricoltura di sussistenza e dove aggiunsero in breve tempo l’allevamento delle pecore alla coltivazione del grano.Nel tempo, gli Scozzesi e gli immigrati Tory del New England che abbandonarono le colonie Americane dopo la Rivoluzione aiutarono ad espropriare delle loro terre gli Acadi Francesi, i quali naturalmente avevano precedentemente espropriato gli Indiani d’America. In tutte queste emigrazioni e dislocazioni, i lavori cittadini non ebbero alcun ruolo.

L’enorme differenza tra lo spopolamento di una nazione povera come la Scozia e una nazione ricca come gli Stati Uniti d’America e’ questa:

Le nazioni ricche possono permettersi di fare l’elemosina.

Ma a parte questa differenza, le conseguenze del bizzarro sbilanciamento  tra il miglioramento della produttivita’ agricola e la disponibilita’ di stili di vita alternativi nelle citta’ non sono molto diverse fra regioni ricche e regioni povere. Continua…

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Le cinque forze della citta’

Posted by janejacobs su aprile 1, 2008

 

Ogni insedimaneto urbano che riesce a rimpiazzare le importazioni diventa una citta’. Ogni citta’ che sperimenta di tanto in tanto episodi di esplosioni di rimpiazzi di importazioni mantiene la propria economia al passo con i tempi e competitiva. Tra un’esplosione di innovazione ed un’altra, la citta’ riuscira’ a mantenere la sua ricchezza attraverso le esportazioni. Ma perche’ parliamo di esplosione e di episodi? Nella vita reale, ogni volta che il rimpazzo delle importazioni avviene, non avviene come in un flusso continuo, ma avviene in maniera episodica ed esplosiva e funziona come una reazione a catena.

Il processo si alimenta da se’ e, una volta innescato, non si estingue fino a che non si realizzano ulteriori rimpiazzi di importazioni.

Quando il rimpiazzo delle importazioni inizia per un prodotto esso stimola altri rimpiazzi. Quando questi episodi terminano, una citta’ dovra’ iniziera’ ad importare nuovi beni da altre citta’ e se la citta’ mantiene la sua vitailta’, ptrea’ sperimentare un’altra esplosione di innovazione. Questo processo allarga le economie cittadine e le diversifica, e fa si che le citta’ crescano in maniera irregolare e – se vogliamo- caotica. Ma la crescita non e’ un processo continuo. Molta parte del processo di rimpiazzo delle importazioni, specialmente nelle grandi citta’, si accompagana alla perdita di posti di lavoro in settori in declino. Le citta’ hanno sempre perso i lavori obsoleti; qualche volta perche’ le loro citta’ clienti si mettono a rimpiazzare le loro esportazioni e diventano piu’ competitivi nel produrre cio’ che prima importavano; qualche volta perche’ imprese di successo, dopo essersi sviluppate nel nido intricato delle citta’, trasportano le loro operazioni in posti piu’ isolati; altre volte perche’ alcuni prodotti ed alcune competenze diventano obsolete.

Quando una citta’ rimpiazza le importazioni con la propria produzione, altre citta’ subscono perdite nelle loro esportazioni. Tuttavia, altri insediamenti guadagnano un vaolre equivalente di nuovo lavoro dalle esportazioni. Questo perche’ una citta’ che rimpiazza le importazioni non riduce generalmente le importazioni, ma inizia ad acquistare altri e nuovi beni. La vita eonomica nel suo complesso si e’ espansa al punto che le citta’ che rimpiazzano le importazioni hanno tutto quello che avevano prima ed in piu’ hanno altri prodotti a complemento di nuove e differenti importazioni.

Il rimpiazzo delle importazioni e’ la radice dell’espanzione economica.

Per capire i concetti di crescita e declino economico, e’ importante utiizzare un linguaggio piu’ preciso. L’espansione che deriva dal processo di rimpiazzo delle importazioni consiste in cinque specifiche forme di espansione:

(1)  espansione dei mercati cittadini per nuove e diverse importazioni;

(2) espansione delle competenze dei lavoratori;

(3) espansione delle unita’ produttive al di fuori dei confini cittadini;

(4) espansione tecnologica per aumentare produzione e produttivita’;

(5) espansione del capitale

Queste cinque forze esercitano effetti che si riverberano al di fuori e all’interno delle citta’ fino ai posti piu’ remoti come Bardou .

Henry Grady vide gia’ piu’ di un secolo fa che c’era una grossa mancanza nelle economie colpite dalla poverta’ e dall’arretratezza, e cioe’ che non erano in grado di produrre i beni di cui avevano bisogno. Ma non capi’ la connessione fra bisogno di beni e rimpiazzo delle importazioni da parte delle citta’.

A dire il vero, questa connessione non l’avevano capita nemmeno gli esperti dello sviluppo di questo secolo con tutta la loro statistica,  le loro teorie,  i loro grafici e le loro curve . Cio’ che Grady aveva pensato in termini di economie regionali, loro lo pensavano in termini di economie nazionali, commettendo lo stesso errore.

Pensando in termini di economie nazionali, gli economisti ritenevano che il rimpiazzo delle importaizioni coinvolgesse solo paesi stranieri senza capire che la citta’ importano da altre citta’ anche se si trovano negli stessi confini nazionali e sono protette dagli stessi eserciti.

L’economia di una citta’ che non sappia rimpiazzare le importazioni con la propria produzione e’, alla meglio, debole e incapace di uscire dall’arretratezza in cui si trova.

Questo concetto pare misterioso anche se la realta’ dei fatti ce lo presenta davanti agli occhi. Nel normale funzionamento dell’economia di una citta’ non fa nessuna differenza quale delle use importazioni origini nella sua nazione o in altre nazioni, e lo stesso e’ vero per le destinazioni delle esportazioni.Qualunque sia la fonte delle importazioni, la conseguenza di rimpiazzarle che il processo del rimpiazzo genera le cinque grandi forze dell’espansione economica elencate sopra.

Un’altra sfortunata conseguenza della preoccupazione per le economie nazionali e’ che gli esperti di sviluppo non pensano al impiazzo delle importazioni come ad un processo cittadino. Ma pensano che sia un processo a livello nazionale e quindi difendono l’idea che fabbriche e industrie completamente sviluppate siano spostati arbitrariamente in piccole citta’ di campagna, generalmente dove c’e molta disoccupazione.

Tutto questo, sebbene ricada sotto il nome di rimpiazzo delle importazioni, e’ lontano dalla sue realta’; questi schemi hanno portato alla bancarotta di molte nazioni invece di aiutarle a prosperare.  Queste sono conseguenze che ricadono indirettamente anche su di noi che ascoltiamo i consigli di persone intelligenti ed istruite, ma che non non si sono prese la briga di verificare ipotesi che risalgono alla teoria mercantilista e al suo peccato originale, quello di sostenere che le nazioni sono la misura esenziale dell’attivita’ economica.

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