Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

L’inarrestabile declino di Catanzaro

Posted by janejacobs su luglio 1, 2008

catanzaro panorama

Gli amministratori di Catanzaro sostengono che la loro citta’ abbia perso peso politico e prestigio, sia in crisi d’identità, sia in una fase di impoverimento progressivo e attraversi un forte disagio sociale. Le autorita’ locali ritengono che tale disagio dipenda dalla mancanza di un credibile progetto di sviluppo, da una situazione locali asfittica in cui la mano pubblica non ha saputo offrire potenzialità di sviluppo, dalla mancanza di infrastrutture di collegamento e dalla disaffezione dei cittadini nei confronti della città .

Rotatoria

Quanto e’ costata questa curiosa sopraelevata?

Pertanto il Comune di Catanzaro ha lanciato un “piano strategico” per la citta’ di Catanzaro che si propone la costruzione di nuove strade, ferrovie ed aeroporti nella speranza che nuove infrastrutture portino nuove imprese e nuova ricchezza. Il linguaggio del piano strategico e’ un capolavoro di moderno e inconcludente politichese, con tanto di “effetti volano”, “logiche bottom up e top down” e altre parole ad effetto che fanno guadagnare tanti soldi ai consulenti delle amministrazioni pubbliche nell’Italia di oggi scrivendo tante cose senza dire quasi nulla (scaricalo qui il documento). Gli amministratori vogliono creare commissioni e comitati di studio, per creare nuovi processi, nuove strutture burocratiche in grado di mantenere posti di lavoro, magari pagati profumatamente.

E’ illusorio augurarsi che il piano strategico delle infrastrutture di Catanzaro avra’ una sorte migliore della Salerno Reggio Calabria, l’autostrada in costruzione da tempi immemorabili. Ma anche ammesso che Catanzaro riuscisse miracolosamente a dotarsi di infrastrutture in breve tempo e senza infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, siamo sicuri che basterebbero un paio di autostrade, di ferrovie e un aeroporto a portare ricchezza alla citta’ di Catanzaro?

CATANZARO

Periferia pericolante

In fondo cosa offre Catanzaro se non una storia di decadimento pluri secolare che trae le sue origini dall’inizio della dominazione Spagnola in Italia e che pare non avere avuto mai fine?

Come gran parte della Calabria, Catanzaro è una citta’ piena di rovine. Nelle sue contrade giacciono seppellite sotto a frantumi d’ogni genere di civilta’ perdute. Catanzaro, come il resto del popolo calabrese vive su tante macerie. Tutti i grandi agenti di distruzione umani e naturali hanno concorso a danneggiare questa citta’.

Ma ci sono regioni al mondo attraversate da simile calamita’ naturali e invasioni che hanno saputo reagire. Il Giappone ad esempio e’ una zona attraversata da sismi potenti almeno quanto quelli della Calabria e inoltre e’ periodicamente distrutto da maremoti ed eruzioni vulcaniche. Non si puo’ dire che i bombardamenti americani contro il Giappone durante la seconda guerra mondiale siano stati meno distruttivi delle invasioni subite dalla Calabria. Ma il Giappone e’ la seconda economia mondiale. Mentre la Calabria e’ la regione piu’ povera dell’Europa Occidentale (vedi qui).

Nonostante l’Europa e l’Italia abbiano versato alla Calabria svariati miliardi di Euro in aiuti alla Calabria e a Catanzaro, la regione e la citta’ sono un cimitero d’opere pubbliche fermate a metà.

Teatropoliteamacatanzaro.jpg

Aperto nel 2002, il Politeama sara’ ristrutturato nel 2009

Almeno fin dai terremoti del 1638, 1659, 1783 e poi da quelli dell’Ottocento a Catanzaro parte del paesaggio urbano e’ stato contrassegnato da baracche che rimanevano sempre troppo a lungo senza che abitazioni solide venissero costruite per la popolazione. Le baracche hanno fatto parte del paesaggio, del territorio, della vita e della mentalità della popolazione. Ancora oggi alcuni rioni sono costituiti da baracche ristrutturate e rafforzate con cemento. Catanzaro, come quasi tutta la Calabria dà sempre l’impressione d’una terra pericolante e in continua riparazione. Ma le riparazioni sono precarie e fragili. Lo stato spende molto ma non lascia opere solide che possano cercare di sfidare l’instabilità geologica di questa terra. Tutto si può aspettare all’infinito. Tutto sembra determinato dalla provvisorietà, dall’idea che nulla è durevole. Tutto viene lasciato al caso. La gente cova un permanente senso di precarieta’ dovuto alla storia di terremoti, frane, alluvioni, invasioni, mobilità, nomadismo, abbandoni di paesi. Tale precarietà e’ diventata nel tempo anche un tratto significativo del paesaggio urbano di Catanzaro espressione di una terra di mille progetti finanziati e mai realizzati, di dighe incompiute, di piani regolatori sempre approvati e mai attuati.
E mentre nel passato l’incompiutezza appare strettamente connessa alla precarietà della vita quotidiana e a vicende catastrofiche, oggi appare legata piuttosto ad arricchimenti facili, a clientele che prosperano, a strategie dei gruppi dominanti. In una terra sempre mobile e pericolante, la filosofia del pubblico intervento ha finito col perpetuare il potere delle élite economiche e politiche.

In una terra dove i poveri spesso si davano al brigantaggio per sopravvivere, i briganti ormai si sono saldati con le classi dirigenti in una grande associazione a delinquere a danni dei cittadini Italiani, in particolare ai danni dei cittadini Italiani di Calabria.

Brücken von Catanzaro

I briganti esistevano almeno dai tempi dei Borboni. Gia’ nel 1831 Ferdinando II, dopo vari tentativi di arginare il fenomeno del brigantaggio in Calabria nominò un commissario ad hoc il quale in due anni arresto’ 123 briganti e ne uccise 12. Ma la determinazione Borbonica nell’arrestare il brigantaggio non porto’ particolari frutti. Poco piu’ di dieci anni dopo, nel 1843 le montagne attorno a Catanzaro furono sconvolte da nuovi fenomeni di brigantaggio: furti, rapine, assassini e violenze di ogni genere. Le bande dei briganti, anche se decimate, in poco tempo si ricostituivano perché le condizioni di vita erano talmente misere che per sopravvivere era necessario rubare.

Le cose non migliorarono sotto i Savoia i quali imposero forti tassazioni alla popolazione contadina. Quando nel 1867 Catanzaro e la Calabria furono sconvolte da epidemie di colera e di vaiolo, gli abitanti della regione erano talmente disperati che non si preoccupavano nemmeno di seppellire i morti. Fomentati da un clero ignorante e dai briganti, i contadini calabresi venivano a credere che i soldati del Regno d’Italia erano di fatto untori e ad essi si ribellavano con atti di violena. Per tutta la seconda meta’ dell’ ‘800 in Calabria si ripetevano periodicamente le stesse tragedie: paesi della Calabria venivano attaccati dai briganti che razziavano il poco che potevano razziare e uccidevano gli uomini piu’ ricchi delle comunita’, seguiva una repressione dello Stato Sabaudo con imprigionamento e fucilazioni, ma poi nel giro di qualche mese, le rivolte scoppiavano altrove in maniera simile a quelle appena estinte.

Il Siciliano Luigi Sturzo criticò l’accentramento politico che aveva caraterizzao l’unificazione d’Italia nei primi 50 anni in quanto impediva qualsiasi iniziativa regionale autonoma. Secondo Sturzo il lato oscuro dell’Italia era il Sud, “incapace di camminare con il resto della nazione, figlio vagabondo e parassita, che non produceva, non guadagnava, era di intralcio ai preparativi delle conquise colonialiste e al dibattito sul suffragio universale maschile”. Crispi e Depretis ebbero vari ripensamenti e dubbi nell’estendere il suffragio universale agli analfabeti e ai contadini del Sud in quanto il suffragio universale poteva essere usato come un’arma pericolosa in mano a coloro che non sapevano servirsene, preparando disordine morale e la corruzione.

Ma ci fu un periodo piu’ antico della storia in cui Catanzaro fu un centro prospero e vivace, un centro produttivo e artistico, un baluardo di civilizzazione in un’Europa sconquassata dalle invasioni barbariche.

Mille anni prima dell’arrivo dei Savoia, i Bizantini scacciarono gli Arabi che a Catanzaro avevano gia’ fondato un emirato chiamato Qatansar. Essi riconvertirono la popolazione al cristianesimo e impiantarono strutture produttive nella citta’. Catanzaro ebbe fortuna perche’ durante il periodo Bizantino le coste Calabresi erano soggette alle incursioni saracene e pertanto la maggior parte degli abitanti della Calabria viveva nelle montagne dell’entroterra. Il mare per gli abitanti della zona rappresentava piu’ un pericolo che una risorsa.

Catanzaro amo’ il suo ruolo di capitale regionale e fu l’ultima citta’ piu’ bizantina della Calabria a cedere agli attacchi del re Normanno Roberto Guiscardo quando conquisto’ la Calabria.

Nel periodo Bizantino Catanzaro fu la prima citta’ in Italia a vedere introdotta l’arte della seta e del gelso. Tale arte venne introdotta dagli Ebrei che erano giunti a seguito dei Bizantini. Catanzaro, come la maggior parte delle citta’ dell”italia meridionale aveva la sua Giudecca , il suo quartiere ebraico, dove gli Ebrei si dedicavano prevalentemente al commercio, alla medicina e all’attivita’ finanziaria in quanto ad essi non era permesso di possedere terre ne’ coltivarle. In tutta l’Italia meridionale gli Ebrei erano una delle comunita’ piu’ avanzate, in quanto tutti i maschi ebrei sapevano leggere e scrivere. E sebbene fossero periodicamente perseguitati, gli Ebrei dell’Italia meridionale trovarono un territorio relativamente tranquillo in cui vivere e lavorare.

A Catanzaro gli Ebrei si erano specializzati nella produzione della seta, importando tecniche di lavorazione, macchinari e prodotti provenienti dalla Siria e dal Medio Oriente. Gli Ebrei introdussero e valorizzarono l’industria della seta e le attività ad essa connesse: allevamento del baco, coltivazione del gelso, fabbriche di tessuti, tintorie tra cui quella famosa dell’indaco, immessa sui mercati europei per la prima volta dai produttori reggini. Gli Ebrei portarono un enorme contributo al commercio catanzarese e aprirono negozi con ogni sorta di merci alle quali si univano i damaschi ed i famosi velluti di Catanzaro che essi stessi andavano a vendere in Spagna, in Olanda, a Genova e a Venezia.

Gli Ebrei dell’Italia Meridionale avevano praticamente il monopolio della tintura dei tesuti e della manifattura della seta. Essi avevano svolto simili ruoli in tempi piu’ antichi nelle terre Bizantine.

Una ulteriore migrazione verso la Calabria si ebbe con l’avvento degli svevi nella regione, per il trattamento di favore accordato agli ebrei prima da Enrico IV e poi da Federico II, per incrementare le industrie della seta, della tintoria, del cotone, della canna da zucchero e della carta. E ciò non perché essi lavorassero in quelle industrie, ma perché ne intensificassero la produzione, contribuendo così al progresso dell’economia locale.

A Catanzaro gli Ebrei erano esclusi dal diritto di proprieta’, dalla parentela promiscua, dalle magistrature, dalle armi, dalle eredita’, dalle corporazioni delle arti e dei mestieri. Essi erano obbligati ad andare per Catanzaro con un mantelletto nero per essere distinti dagli altri cittadini.. Nel 1417 la citta’ di Catanzaro appoggiò la richiesta da essi rivolta al governo di essere dispensati dal portare il segno distintivo, l’esonero dal pagamento della “gabella della tintoria”, nonché l’assicurazione di non essere molestati né dagli ufficiali regi, né dagli inquisitori ecclesiastici. Poco dopo gli Ebrei ottenevano di formare una comunità unica con i Cristiani, senza alcuna discriminazione nei loro riguardi.

Ma verso la fine del XV secolo il sovrano Ferdinando d’Aragona sovrano di Spagna e di Sicilia impresse una direzione negativa alla comunita’ Ebraica del Mezzogiorno Italiano. Egli fece il voto di cacciare tutti gli Ebrei dai suoi possedimenti in Spagna ed in Italia Meridionale se avesse riconquistato la citta’ di Granada agli Arabi. Quando questo avvenne nel 1492, Ferdinando procedette al decreto di espulsione. Una delegazione di alti funzionari Siciliani fece appello a questo decreto sottolineando che era impossibile cacciare con la forza 100,000 Ebrei Siciliani. Essi producevano ricchezza ed il loro sostentamento era sufficiente a mantenere una fiorente industria agricola con una spesa di un milione di fiorini all’anno colo in cibo. I Siciliani erano atterriti alla decisione del loro sovrano di cacciare gli Ebrei. Il commercio si sarebbe fermato. Quasi tutti gli artigiani dell’isola erano Ebrei e se tutti se ne fossero andati in esilio, i Cristiani avrebbero perso migliaia di mani che producevano articoli indispensabili in metallo, aratri, ferri di cavallo e vari componenti per la costruzione di navi. Essi non avrebbero trovato sufficienti cristiani a rimpiazzarli e quelli che li avrebbero rimpiazzati avrebbero richiesto salari esorbitanti. Le proteste degli alti funzionari di Palermo furono vane. 200,000 Ebrei Spagnoli furono cacciati dalla Spagna e dalla Sicilia furono esiliati 100,000 Ebrei e tutti i loro beni vennero confiscati. Gli esuli scapparono verso l Calabria, la Campania e la Puglia; ma quando gli Spagnoli sconfissero i Francesi e conquistarono tutto il Mezzogiorno d’Italia nel 1505 anche gli Ebrei di Calabria, e gli Ebrei di Catanzaro con essi furono costretti ad emigrare. Alcuni andarono nella Penisola Balcanica, allora posseduta dai Turchi, altri scapparono nel’Italia e nell’Europa Settentrionale.

La cacciata degli Ebrei porto’ al lento declino della produzione e del commercio della seta e con essa alla scomparsa dell’industria da Catanzaro e alla capacita’ di questa citta’ di guadagnarsi e di rimpiazare le importazioni. Nuovi centri serici si svilupparono in Lombardia ed in Francia, copiando le tecniche provenienti da Catanzaro. La citta’, privata come tutto il meridione d’Italia della sua forza lavoro produttiva, divenne sempre piu’ povera e sempre piu’ vessata dal fisco Spagnolo il cui centro amministrativo era Napoli. Catanzaro ed il Mezzogiorno d’Italia piombarono nell’arretratezza. Non piu’ in grado di produrre beni che guadagnassero loro importazioni, si adagiarono ad un’economia agricola di sussistenza.

L’unico magro aiuto che gli Spagnoli diedero alla Calabria fu un’improvvisata infrastruttura di difesa. Sotto il vicere’ Pedro da Toledo, gli Spagnoli procedettero a smantellare le antiche mura delle citta’ della Magna Grecia che avevano resistito per secoli al fine di fortificare isole e coste. Ma cio’ non impedi’ ai Turchi di organizzare a intervalli piu’ o meno regolari saccheggi alle coste calabresi, distruggendo citta’ e villaggi e prendendo in schiavitù la popolazione Calabrese che veniva venduta come schiavi nei mercati di Tripoli e Algeri. Sotto il regno di Carlo V, nella seconda meta’ del secolo XVI furono frequenti le incursioni dei Turchi sulle spiagge della Calabria.

Durante la dominazione spagnola il potere giuridico e il potere di tassazione erano in parte detenuti dai baroni. Tutta la Calabria era di fatto una terra suddivisa in tante piccole baronie, ognuna delle quali piuttosto povera perche’ i baroni locali vedevano ridursi il valore delle loro rendite sia per la forte inflazione causata dall’importazione dell’oro dalle Americhe, sia perche’ i contadini da cui traevano le rendite erano sempre meno produttivi e meno numerosi. D’altro lato, per mantenere prestigio sociale, i Baroni dovevano spendere molti danari presso la corte di Napoli e pertanto molti nobili furono costretti a vendere le loro terre perche’ insufficienti a mantenere la dispendiosa vita di corte napoletana e ed costretti a vendere le loro terre ai mercanti Genovesi a partire dalla famiglia dei Grimaldi.

Il seicento calabrese fu un secolo di malessere, contrabbando, pressione fiscale terremoti, carestie epidemie e alluvioni. I feudatari calabresi, pur tra diverse traversie, continuavano a detenere un forte controllo su alcuni territori tanto che quando agli Asburgo si succedettero i Borboni, alcuni sfidarono i Borboni con un proprio esercito.

Per Catanzaro e per la Calabria, i secoli seguenti fino ad oggi furono secoli bui di poverta’, impoverimento ed irrefrenabile decadenza. Catanzaro e la Calabria si ritrovarono isolate dalle traffico e preda di banditismo. Catanzaro si salvava per la sua posizione piu’ lontana dalla costa, posizione che la aveva protetta anche nei millenni precedenti visto che la maggior parte dei suoi conquistatori erano sempre venuti dal mare. Ma senza i suoi Ebrei e la sua industria serica Catanzaro scivolo’ in un periodo plurisecolare di inarrestabile declino.

Continua…

Fonti: The Italian American Experience , Giuseppina Silvestri Ebrei in Calabria Un passato che non passa Cesare Sinopoli europacalabria Simon Dubnov

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22 Risposte to “L’inarrestabile declino di Catanzaro”

  1. eldarin said

    @janejacobs
    dopo aver letto un post come questo, non so perché, ma mi viene sempre in mente qualcuno che diceva “fuitevenne!!!!”, andatevene.
    ho sempre di più la sensazione che questa nostra maledetta terra, parlo del meridione in generale, possa essere amata solo guardandola da lontano.
    da vicino maleodora di marcio.
    grazie per il post, è molto bello.
    elda

  2. emma said

    davvero, concordo sia un bel post.
    mio padre è calabrese, quindi sento ancora di più questo vento.

  3. Savonarola said

    Forse non c’è una spiegazione logica, o forse si! Sta di fatto che pur conoscendola a fondo sta città non riesco a non amarla. Profondamente, visceralmente, irreparabilmente. Con i suoi pregi e i tanti difetti! Anche mia madre ha tanti pregi e tanti difetti, eppure non mi sognerei mai di rinnegarla, ripudiarla, descriverne di lei solo gli aspetti negativi. Anzi l’istinto e l’amore mi portano ad esaltarne i pregi e le virtù. E’ mia Madre, e non me la sono scelta io! Catanzaro è anch’essa mia Madre! E non l’amo solo per le tante virtù, spesso nascoste e vituperate, ma anche per puro senso di responsabilità.
    Durante la mia vita sarà pure successo qualche volta che io, un po’ per gioco un po’ per obbligo, abbia aiutato mia Madre nelle faccende quotidiane, le sarò pure stato vicino in qualche momento di bisogno, l’avrò pure assistita quando le sue precarie condizioni di salute l’han richiesto! Perchè con la mia Città-madre non debbo avvertire questo stesso senso di responsabilità? Perchè da essa pretendo tutto e di più senza chiedermi mai quanto io abbia contribuito a risollevarla dalla sua triste sorte? Perchè dovrei abusare di Lei senza restituirle rispetto ? Perchè tanta cattiveria e arroganza!
    E’ qui che sono nato non a Roma, Milano o New York! Sarebbe (com’è per i più “superficiali, egoisti ed irresponsabili”) troppo semplice dire “vado via, vado a vivere in una città più bella e funzionale”. Si, ma io cosa ho dato a quelle città? Nulla! Vado a godere del lavoro e dell’impegno altrui, senza un mio merito e responsabilità.

  4. Med said

    Scusate ma non accetto una critica del genere fatta senza approfondire realmente gli aspetti di sviluppo che hanno caratterizzato negli ultimi anni la mia città. I tanti motivi storici elencati possono essere alibi ma Catanzaro e i Catanzaresi non si sono mai nascosti dietro essi. Ci sono stati anni di incurie da parte di politici e dello stesso Stato che inseguito a fatti di sangue, avvenuti dopo la scelta di Catanzaro come capoluogo regionale, hanno privilegiato chi ha fatto della violenza un’arma. Catanzaro non ha subito un declino, ha subito un abbadnono da parte delle istituzioni, ancora più del resto del meridione.
    Ultimo in ordine di tempo lo scippo della scuola di magistratura che Mastella da buon campanilista ha portato a Benevento, dimostrando ancora una olta che l’interesse non della politica italiana non è il bene comune ma il bene della propria nicchia di provenienza o di elettori.Non ci siamo mai lamentati abbiamo sempre cercato di trovare il modo di rialzarci e se guardate più da vicino noterete che oggi Catanzaro è una città in crescita che attraverso infrastrutture, manifestazioni culturali e altre iniziative ha recuperato la sua identità e si sta rilanciando nel panorama nazionale. Ci sono ancora tanti problemi e tante cose da migliorare come in molte città, ma la strada intrapresa è quella di sviluppo in tutti i sensi ed è quella giusta. Grazie per l’attenzione

  5. andra said

    Ma janejacobs conosce Catanzaro?
    Mai lette tante assurdità sulla mia città in una sola volta.
    Argomenti trattati in modo superficiale e quasi con astio. Tutto rivolto al sol infangare una regione ed una città che pur tra mille problemi, sicuramente non meritano simili etichette.

  6. mimmo said

    Sono molto legato alla città di catanzaro dei suoi vicoli , rughe e alla sua imponente posizione che guarda verso il mare.
    Nn molto legato alla gente di cui conservo stima affetto che non è ricambiato pur essendo emigrato in terre lontane.
    Il catanzarese per me è una persona molto strana imprevedibile
    suscettibile permalosa un po infantile , da questi comportamenti nasce uno stato di comunicazione personale confuso e incomprensibile.
    Non so cosa abbiano i catanzaresi in testa e non so se effettivamente i traumi subiti da terremoti, carestie, malattia abbiano lasciato dei segni sulla mente delle persone, fatto sta che qualcosa di abberrante in questa parte di identità catanzarese c’è ed è presente ed è facilmente verificabile non appena si entra in cominicazione con un catanzarese. Rilevo molto molta piu serenita nei cosentini nei reggini e nei crotonesi mentre rilevo ne catanzarese una crisi
    quasi d’identità dovuta probabilmente anche ad una mancanza di fede in Cristo per amore e non per devozione.
    Il popolo è superstizioso ancora amante dei suoi proverbi che imperano e dettano schemi di vita ancora arcaici.
    Manca secondo me lo spirito cristiano , la nostra identità legata alle nostre origini greche ci porta a non accettare totalmente la fede cristiana in quanto i nosti richiami spirituali d’origine d’un tempo remoto sono stati islamiche , ortodosse …………..da qui l’origine di tutti i mali di un identità che non da da quale parte stare con la dignità, etica morale.

  7. gino42 said

    La seconda parte è la storia della Calabria e di Catanzaro e per quanto mi riguarda potrebbe essere reale.
    Per quanto riguarda la prima parte, quella che parla della Catanzaro odierna è una pura C.A.Z.Z.A.T.A !
    Mi chiedo come si faccia a dare dei giudizi su una città se non la si conosce, ma solo per sentito dire, magari dal popolo della lega del nord.
    Io che non sono Calabrese e nemmeno Catanzarese posso azzardarmi a dare un giudizio per il fatto che abito a Catanzaro da 44 anni.
    Sappia chi ha scritto quel servizio, che nel petto dei Catanzaresi batte un cuore grande come una casa, sono sempre pronti a darti una mano, senza chiederlo, basta che lo vengano a sapere.
    Il guaio di questo Popolo è che non ha avuto mai amministratori all’altezza del proprio compito ma solo all’altezza delle proprie tasche ed anche a livello nazionale i senatori e deputati eletti a Catanzaro hanno disatteso sempre le aspettative degli Elettori.

  8. Miosotis said

    Senza dilungarmi troppo… “Come gran parte della Calabria, Catanzaro è una citta’ piena di rovine. Nelle sue contrade giacciono seppellite sotto a frantumi d’ogni genere di civilta’ perdute. Catanzaro, come il resto del popolo calabrese vive su tante macerie. Tutti i grandi agenti di distruzione umani e naturali hanno concorso a danneggiare questa citta’.”… a mio parere più che parlare di rovine (in senso spregiativo) parlerei di civiltà sepolte, altrimenti non oso pensare cosa Lei possa scrivere di Roma che di “rovine” è piena e dei Romani che sulle “macerie” ci abitano…intelligenti pauca ;)per il resto… perfetto cut and paste!!!

  9. Paolo said

    mimmo Dice:
    Dicembre 5, 2008 a 2:21 pm

    Sono molto legato alla città di catanzaro dei suoi vicoli , rughe e alla sua imponente posizione che guarda verso il mare.
    Nn molto legato alla gente di cui conservo stima affetto che non è ricambiato pur essendo emigrato in terre lontane.
    Il catanzarese per me è una persona molto strana imprevedibile
    suscettibile permalosa un po infantile , da questi comportamenti nasce uno stato di comunicazione personale confuso e incomprensibile.
    Non so cosa abbiano i catanzaresi in testa e non so se effettivamente i traumi subiti da terremoti, carestie, malattia abbiano lasciato dei segni sulla mente delle persone, fatto sta che qualcosa di abberrante in questa parte di identità catanzarese c’è ed è presente ed è facilmente verificabile non appena si entra in cominicazione con un catanzarese. Rilevo molto molta piu serenita nei cosentini nei reggini e nei crotonesi mentre rilevo ne catanzarese una crisi
    quasi d’identità dovuta probabilmente anche ad una mancanza di fede in Cristo per amore e non per devozione.
    Il popolo è superstizioso ancora amante dei suoi proverbi che imperano e dettano schemi di vita ancora arcaici.
    Manca secondo me lo spirito cristiano , la nostra identità legata alle nostre origini greche ci porta a non accettare totalmente la fede cristiana in quanto i nosti richiami spirituali d’origine d’un tempo remoto sono stati islamiche , ortodosse …………..da qui l’origine di tutti i mali di un identità che non da da quale parte stare con la dignità, etica morale.

    —————————————————————————–

    E tu saresti un uomo che ama Catanzaro? Mimmo, idiota che non sei altro, vai a suonare il mandolino e smettila di scrivere stronzate. Vai a prenderti la licenza media in qualche scuola serale del nord e a Catanzaro non ci rientrare mai più. Noi Catanzaresi siamo permalosi e, come ci ha irritato questo articolo scritto da una persona che prova un astio dichiarato verso la mia città, ci irriti tu con le tue fandonie ed i tuoi insulti gratuiti nei nostri confronti. Vergognatevi tutti e due mimmo (u mastru) e janejacobs (a guardia padana)

  10. gino42 said

    Guarda Paolo che Mimmo per prendere la licenza media deve presentare la licenza elementare e questo per lui è un problema dato che non ce l’ha, e come tutti gli ignoranti, crede di essere intelligente.strimpellatore di mandolini nei saloni di barbiere e nelle più oscure cantine tra bicchieri di vino e gazzose.. Andate a Piano casa e se avrete la fortuna di trovare qualcuno che se lo ricorda, ne sentirete delle belle.

  11. Paolo said

    Non ci crederai, ma l’ho fatto proprio ieri un giro a piano casa (avevo visto la foto postata su MYCATANZARO da mimmob; confermo che ne dicono di cotte e di crude su questo omuncolo…) ma la cosa più bella è stata detta in un locale che il nostro nomina spesso…da pepè, due suoi amici che guardando la poesia appesa alla parete del suddetto locale esclamavano “ma mimmu st’annu scinda?” “speramu ca no, u sa palli….” Detto ciò detto tutto…

  12. mguarnieri said

    Ho attraversato 73 anni di questa citta’,da quando si giocava a pallone in via Acri con le porte fatte con pietre,quando si andava a Marina con la Calabro e ci si fermava a Chiattine per prendere i fichi dagli alberi,quando si andava a ballare alla scuola agraria o ci alzava all’alba per seguire la corsa auto dei Due Mari e fare il Pasquone a S.Elia o andare la domenica allo stadio prendendo la carrozzella a Piazza Matteotti.
    Quando si portava i figli a passeggio sul corso stretto e si compravano i giocattoli da Cristallo.
    Una Catanzaro da amare,quieta,gentile,borghese,totalmente diversa da tutte le altre citta’ della Calabria.
    Poi gli anni sono passati,i figli sono andati via da questa citta’ che non offriva loro occasioni e Catanzaro lentamente e’ andata verso una forma di decadimento,prima culturale e poi comportamentale.
    Sono finite le buone maniere,il caos regna sovrano.
    Questa amministrazione per la quale abbiamo votato non risponde appieno alle nostre aspettative,anzi lascia molto a desiderare.
    Per quanto riguarda l’articolo di cui si discute noto che e’ scritto bene e anche documentato,per la parte moderna
    poteva risparmiarsi alcune affermazioni perche’ poco appropriate.
    Non facciamo un campanile della nostra citta’,continiamo sempre ad amarla ma anche criticarla anche ferocemente quando e’ necessario

  13. Med said

    L’attuale amministrazione non ha fatto niente di negativo anzi le molte iniziative in campo culturale hanno riavvicinato i cittadini alla città e le opere infrastrutturali hanno ovviato ai tanti problemi di collegamento e trasporto pubblico lanciando la città verso un ulteriore sviluppo.
    Naturalmente anche le altre amministrazioni hanno lavorato bene e se oggi possiamo criticare fortemente questo articolo e grazi al lavoro di sviluppo che da anni si sta svolgendo a Catanzaro.

  14. giuseppe said

    Da Catanzarese emigrante mi piange il cuore a leggere queste cose, ma devo ammettere che c’è molto di vero nell’analisi di Jacobs.
    Le cose vanno veramente male.
    Catanzaro aveva raggiunto i 105.000 abitanti nella metà degli anni 80′, oggi ne ha appena 93.000 e stando ai dati forniti da demoistat, perde ogni mese circa 100-150 residenti, mentre Lamezia è passata dai 40.000 abitanti dei miei tempi ai 71.000. Questo significa che tra poco, se non ci sarà inversione di tendenza, Lamezia ci supererà come numero di abitanti e a quel punto perdermo sia il Capoluogo di Provincia che di Regione.
    Sarebbe bastato agglomerare tutti i piccoli Comuni confinanti con Catanzaro, primi fra tutti quelli del litorale jonico di cui Catanzaro fà parte geograficamente e storicamente, come Borgia e Simeri-Crichi, e gli altri che gli fanno da primo anello, come Caraffa, San Floro, Settingiano, Tiriolo, Gimigliano ecc per portare la popolazione del Capoluogo sui 125.000 abitanti e porre, pertanto, un argine alla sfida di Lamezia. L’asse Catanzaro-Lamezia è un’ utopia e sarebbe solo a vantaggio di Lamezia.
    Catanzaro deve prima ricucire tutto il suo terriotio comunale, espandendosi verso il mare nelle valli del Corace (quindi Germaneto), della Fiumarella e dell’Alli. Cosa che doveva avvenire già negli anni ’50.
    Occorrono poi le infrastrutture che porterebbero turismo e posti di lavoro:
    1) Il porto turistico e peschereccio di cui poco o nulla si è fatto da quando è stato distrutto dal maremoto nei primissimi anni ’70,
    2) Il lungomare dal Corace al fiume Alli con Strutture Alberghiere di categoria superiore magari nell’area di Giovino.
    3) La variante della ss 106, che per fortuna ha visto la luce, ma è ancora ferma al 25% dell’opera.
    4) La Cittadella Regionale a Germaneto che servirebbe a rivalutare il ruolo di Capoluogo di Regione e a non sprecare denaro pubblico nel costosissimo affito di locali sparsi un pò dovunque. I lavori relativi a questa opera sono pressocchè fermi.
    5) La Fiera a Germaneto.
    6) L’Università cui hanno appena tagliato 16 Scuole di Specializzazione della Facoltà di Medicina nel silenzio più totale.
    7) L’apertura di grandi Centri Commerciali. E’ stato inaugurato quello di Barone e la cosa mi fà solo piacere ma il Parco Romani che con i suoi 135 negozi doveva essere il più grande della Calabria è bloccato.
    8) L’illuminazione della Tangenziale (mai presa in considerazione).
    9) La metropolitana di superficie di cui tanto si è parlato ma niente è stato fatto a tutt’oggi nonostante sia stato dismesso dalle F.S. il tratto Sala-Marina.
    10) L’isola pedonale nel centro storico.
    11) Il ripristino del muro del San Giovanni crollato 40 anni fà che è uno spettacolo indecente.
    E’ vero abbiamo subito e subiamo tutti gli scippi possibili ed immaginabili. Da altre parti avrebbero reagito con le barricate.
    Alle altre realtà Calabresi importa poco o niente di Catanzaro e lo sappiamo benissimo. Qunidi rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci subito al lavoro per salvare il possibile. anche perchè quello che sta facendo la classe politica nazionale, regionale, provinciale e comunale è incredibile.
    Bocchino, Scopelliti e la stessa Catanzarese Ferro sono contro Catanzaro (quest’ultima sta remando contro la sua Città per avere più consensi nel Lametino).
    Catanzaro merita Politici Veri che da troppo tempo mancano.
    Spero che il prossimo Sindaco di Catanzaro, di qualunque colore poilitico,sia veramente una Persona Capace ed Autorevole e che soprattutto dia tutto se stesso per salvare Catanzaro.

  15. gio said

    Catanzaro sarà sempre un paesone diroccato sulle colline.

  16. aldo said

    Non ho mai capito perchè l’università di Catanzaro si chiama Magna Grecia,Catanzaro é sempre stata ostile alla cultura Greca.
    Non ci sono mai state reperti che la testimoniano ,come la grande Reggio e la Grande Crotone.

  17. dott.pino said

    Ma il Porto ( distrutto nel ì72), il Parco Romani (lavori iniziati nel 1995), il Muro del San Giovanni (crollato nel ’70), ecc, ecc, ecc,
    E’ possiible che a nessun Politico interessi tutto questo?
    Di vero c’è che a Catanzaro, grazie a Politici capaci, autorevoli , lungimiranti e soprattutto amanti della propria Città, Magistrati imparziali, non politicizzati, non desiderosi di apparire sui media e tv, Cittadini innamorati della propria Città, non si fà assolutamente niente e tutto quello che si inizia a fare resta una eterna incompiuta. Come appunto il Parco Romani o peggio ancora il Porto o il Muro del San Giovanni. E’ solo vergognoso. Da altre parti ci sarebbero state sommosse popolari per molto meno. Basterebbe che un nuovo Sindaco riuscisse a completare il porto per essere ricordato in eterno. Ma il vero è che non gliene frega niente a nessuno,

  18. Med said

    Aldo l’università di Catanzaro è nata da quella di Reggio Calabria e forse da questo deriva il nome… Cmq di recente durante gli scavi per la realizzazione della cittadella regionale è stata scoperta un vasta necropoli greca…

  19. Ulisse said

    Ma questo articolo è quanto meno disifnformato se non scritto da una penna ostile. Secondo me Catanzaro negli ultimi anni è decisamente migliorata come servizi e qualità di vita. Il reddito pro capite rimane il più alto in Calabria. La città è una delle meno infiltrate dalla criminalità. Ed è da almeno 5 secoli la più grande e importante della regione considerando che rc è solo un unione di 14 comuni.

    • Paolo said

      Ma sei stato mai a Reggio ?…Viva 24 h al giorno, estate ed inverno e poi basta la TV, quali spettacoli han mai fatto , tra l’altro dove avrebbero potuto farli a Catanzaro, non sia ridicolo gentilmente. Le ricordo che Reggio Calabria ha il titolo di citta’ Metropolitana e non sono una ventina in Italia ad averlo.

  20. Paolo said

    Perche ?…….Catanzaro e’ definibile come citta’ ?
    Ma se la totalita’ dei bar, in media 30mq tra l’altro non hanno servizi e nelle viuzze 2 auto non passano e poi…su un cucuzzolo .

  21. Alex said

    Paolo non sono catanzarese ma fidati che nemmeno reggio si può definire città reggio è una piccola realtà un paesone.

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