Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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L’economia dell’impero britannico

Posted by janejacobs su novembre 25, 2008

 

La Gran Bretagna e’ entrata piu’ tardi nel’Unione Europea, e non aveva il potere di modificare i principi su cui esa si fondava (gli aiuti agricoli alla Francia), ma capi’ che la Comunita’ Europea avrebbe aiutato altre regioni sottosviluppate. Pertanto i Britannici non beneficiavano come la Francia dagli aiuti agricoli, ne’ competevano con la Germania per il primato industriale. Essi pagavano larghe somme alla Comunita’ Europea anche se i loro redditi erano inferiori alla media Europea. Naturalmente, le citta’ Britanniche volevano modificare queste regole. Volevano una riduzione del budget della comunita’ Europea speso in sussidi agricoli alla Francia. Per questo la Gran Bretagna fu sempre “Euroscettica” e cerco’ di bloccare ogni processo di ulteriore integrazione Europea, perche’ vedeva la Francia avvantaggiarsi sempre di piu’ dall’integrazione a suo svantaggio. I residui dei due grandi imperi Europei si contendono i sussidi dell’Unione Europea. Questo e’ il destino degli Imperi di Francia e della Gran Bretagna: una contesa sulle transazioni del declino.

 

Oggi la vita economica delle nazioni dipede in gran parte da sussidi economici; sul commercio tra citta’ avanzate e aree sottosviluppate che sottraggono risorse alle citta’ avanzate e paralizzano le aree sottosviluppate; su vasti sussidi alla produzione militare continua; e su modificazioni eccessive ed innaturali delle economie agricole. Sembra che non ci sia modo di interrompere la spirale di arretratezza che genera la trappola della recessione e del sottosviluppo con cui oggi, cosi’ tante persone, cosi’ tante imprese e cosi’ tanti governi e citta’ un tempo vigorose devono convivere.

 

Le transazioni del declino non sono state adottate per mancanza di interesse sullo sviluppo economico o perche’ i governi accettano di buon grado la poverta’ e stagnazione. Al contrario, tali trnsazioni sono predisposte proprio per aiutare lo sviluppo economico e sconfiggere la poverta’. E’ per ragioni di sviuppo economico che le citta’ povere e le imprese competono per vincere appalti di produzioni belliche. Il diavolo trova lavoro nelle mani dei pigri. Le transazioni del declino, anche se paiono voler sconfiggere la poverta’ e la disuguaglianza non sono rimedi per la stagnazione e non risolvono i problemi della poverta’, ma sono sussidi imperialisti che vanno ad avvantaggiare solo la carriera politica di coloro che decidono l’erogazione di tali fondi. 

 

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L’economia dell’impero francese

Posted by janejacobs su novembre 25, 2008

L’impero Francese e l’impero Britannico sono crollati atraverso simili transazioni del declino. Ma la Francia e’ stata in grado, per un certo periodo, di guadagnare tempo con un espediente interessante e probabilmente mai tentato prima. La Francia non ha citta’ regione (ad eccezione di Parigi), essa e’ principalmente costituita di regioni agricole fornitrici di materie prime. Tali regioni sarebbero estremamente povere se non fosse per i generosi sussidi agricoli dell’Unione Europea. Le citta’ Tedesche, Olandesi, le citta’ del Nord Italia, del Belgio, della Danimarca e del’Inghilterra hanno aiutate per decenni le citta’ agricole Francesi con una generosita’ impareggiabile per le citta’ Francesi, soprattutto per il fatto che le citta’ Francesi hanno una economia arretrata e stagnante (ad eccezione di Parigi) e questo e’ il motivo per cui la Francia non ha molte aree metropolitane. In effetti, la Francia ha trovato una variante dell’Impero Romano dal momento che, in qualita’ di nazione, raccoglie fondi da altre economia avanzate come quella Francese o anche piu’ avanzate. Per quanto sofisticato ed intricato sia il patto fra Francia e citta’ Europee, la sostanza e’ che spreme i guadagni delle citta’, deprime il commercio fra citta’ avanzate a vantaggio di sussidi che vengono ricevuti dalle zone arretrate della Francia rurale, e sottrae la produzione al processo di rimpiazzo delle importazioni a svantaggio delle citta’ Europee.

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L’economia dell’impero americano

Posted by janejacobs su novembre 25, 2008

Gli Stati Uniti hanno spremuto a fondo le loro citta’ e le loro aree metropolitane forse ancora piu’ dell’Unione Sovietica, perche’ le citta’ Americane erano piu’ numerose e ricche di quelle Sovietiche. Oltre ad essere coinvolte nella lotta agli armamenti, le citta’ americane hanno contribuito in maniera enorme alle pensioni americane (che nel giro di qualche anno porteranno gli Stati Uniti alla bancarotta a meno che non si faccia una riforma radicale) e ai vari sussidi assistenziali. I prestiti all’estero, sia che fossero pubblici o privati, hanno promosso il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate e quando i prestiti non erano sufficienti, si erogavano contributi a fondo perduto. Le multinazionali Americane e straniere hanno promosso la ricollocazione dei loro impianti industriali, che il piu’ delle volte non hanno dato i frutti sperati. La sottrazione di risorse alle citta’ ha lentamente portato ad una situazione di decadenza. I cervelli e le competenze dei lavoratori americani non si sono vaporizzati, ma il contesto in cui le citta’ Americane potevano espendersi e svilupparsi e’ stato vincolato.

 

Ad esempio le citta’ degli Stati Uniti del Sud hanno un’economia basata su transazioni del declino. Fra queste:

·          lavoro militare

·          beni e servizi destinati al commercio con citta’ arretrate

·          lavoro cittadino che va a finanziare i sussidi alle regioni agricole del Sud

·          pensioni di vecchiaia.

 

Le citta’ del Sud degli Stati Uniti sono state finanziate attraverso la spremitura dei guadagni di citta’ piu’ vecchie. In effetti, un insieme di citta’ e’ stato spremuto per sviluppare un altro insieme di citta’. La prosperita’ delle citta’ del Sud degli Stati Uniti non e’ un’aggiunta alla prosperita’ Americana, perche’ il loro sviluppo non e’ frutto di un processo organico e dinamico. Ora che molte delle citta’ piu’ vecchie degli Stati Uniti sono in declino e hanno bisogno di esse stesse di sussidi per andare avanti e contenere le pressioni sociali di una popolazione impoverita, le transazioni del declino, in un modo piuttosto ironico e buffo, devono avvenire in senso contrario. Cioe’, gli Stati del Sud devono inviare sussidi alle vecchie citta’ del Nord. I guadagni delle citta’ del Sud vengono pertanto spesi per la causa di nuove transazioni del declino: e tuttavia devono supportare queste transazioni – il lavoro militare, i sussidi, il commercio fra citta’ avanzate ed arretrate – o altrimenti perdere la loro ragione economica di esistere. Le transazioni del declino sono trappole molto complesse ed efficaci.

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L’economia dell’impero sovietico

Posted by janejacobs su novembre 25, 2008

Sin dall’inizio governo Sovietico e’ stato un vorace divoratore dei guadagni delle sue citta’ ed ha convertito questi guadagni in una forma di capitale stravagante e inefficace fornendo sussidi all’agricoltura laddove l’agricoltura non era produttiva e sussidi alle industrie in zone agricole. Quest’economia stravagante e forzata era quella dei piani quinquennali decisi a tavolino e messi in atto grazie a programmi di sussidi nazionali. I piani quinquennali erano anche incentrati sulla produzione continua di armi per aiutare le forze di polizia Sovietiche nei suoi domini e per difendere i suoi enormi confini da una possibile invastione degli Stati Uniti. Pochissime risorse sono state risparmiate prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale per il commercio fra citta’ e pochissime risorse sono rimaste alle citta’ per rimpiazzare le importazioni. Quando l’Unione Sovietica prese il controllo di Danzica, Varsavia, Cracovia, Praga, Bratislava, Budapest, parte di Berlino e altre citta’ della Germania Orientale, acquisto’ altre fonti di guadagni cittadini che uso’ per gestire il declino dell’impero sovietico. Il principale scambio di queste citta’ divenne il lavoro di esportazione destinato a zone inerti dell’Unione Sovietica. Il risultato fu l’atrofizzazione economica di queste citta’.

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Tipologie di impero

Posted by janejacobs su novembre 23, 2008

Da un punto di vista economico ci sono due tipi di imperi, l’impero di tipo Romano e l’impero di tipo Britannico.
Nel modello Britannico il potere imperiale si concentra quasi esclusivamente nel vincere e mantenere il controllo di economie piu’ arretrate di quella della madre patria. Questo e’ il modello di impero che ebbero gli Inglesi, dapprima essi conquistarono e guadagnarono il possesso di Galles, Scozia e Irlanda e poi aumentarono i loro possedimenti in altre terre piu’ lontane. Le conquiste di altre potenze europee in Asia, Africa, America e Medio Oriente erano fatte in base a questo modello. I regni conquistati erano piu’ arretrati economicamente della madre patria Inglese. Questo e’ anche il modello seguito dall’impero Americano dopo le conqueste dei territori messicani, o nella guerra civile Americana quando gli Stati Avanzati del Nord sconfissero gli Stati Arretrati del Sud, le conquiste di frammenti dell’ Impero Spagnolo nei Caraibi e nel Pacifico, e nelle conquiste in Vietnam ed Iraq.
Il modello Romano di imperialismo si espanse in economie arretrate, ma incorporo’ e domino’ anche economie avanzate come la sua, o addirittura piu’ avanzate. Questo e’ cio’ che Roma fece durante la sua espansione nel Mediterraneo. E questo e’ cio’ che Ferdinando ed Isabella di Spagna fecero nell’espandere il loro dominio nelle regioni Musulmane dell’Iberia che erano piu’ avanzate di quelle Cristiane di Castiglia ed Aragona. Lo Stato fondatore dell’impero Cinese, il Ch’in, conquisto’ molti stati economicamente piu’ avanzati delle proprie citta’, un processo ripetuto molte volte nella storia Cinese quando la grande massa dell’impero si aggrego’ e si sfaldo’ in un continuo processo di iterazioni. Quando la Russia si espanse verso la Siberia durante il diciannovesimo secolo segui’ il modello inglese, ma quando si espanse in Germania Orientale, nelle piccole repubbliche baltiche, in Cecoslovacchia ed in Ungheria, stava impiegando il modello Romano, queste economie, specialmente quelle della Cecoslovacchia e della Germania Orientale, erano piu’ avanzate di quella Russa.
L’imperialismo di stampo Britannico o Romano prosciuga le citta’ attraverso transazioni del declino, e la differenza principale fra questi due tipi di imperi e’ che il modello imperialista Romano, puo’ perdurare piu’ a lungo in una situazione di declino perche’ acquisisce citta’ piu’ avanzate (oltre a quelle piu’ arretrate) di quelle delle madre patria, mentre il modello Britannico dura meno in quanto acquisisce economie e citta’ piu’ arretrate. Ma ad ogni modo, le citta’ imperiali sono dissanguate per gli interessi del manetnimento del potre imperiale.

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Il declino dell’Impero Britannico

Posted by janejacobs su novembre 23, 2008

Le transazioni del declino sono transazioni assolutamente necessarie agli imperi. Consideriamo, ad esempio, i tipi di transazioni che sono avvenute nel corso dell’impero Britannico senza le quali l’impero Britannico non si sarebbe mai formato. Tali transazioni sono simili a quelle avvenute in precedenza negli imperi della Turchia, della Spagna, del Portogallo, della Francia e di molti altri imperi in varie epoche storiche.
 
Durante il periodo dell’espansione Britannica, l’Inghilterra investiva continuamente soldi pubblici e privati per conquistare e per formare regioni fornitrici di beni primari attorno al mondo. L’Inghilterra esportava nelle economie arretrate ricevando in cambio denaro, ma poi le sue citta’ progressivamente smisero di rimpiazzare le importazioni, perche’ non importavano altro che materie prime dalle colonie e per decenni rimanevano al di fuori degli scambi commerciali con altre citta’ avanzate.
 
Per mantenere il suo status politico ed economico, la Gran Bretagna doveva mantenere legioni e guarnigioni in tutto il mondo, produrre armi e ogni genere di forniture per i  suoi militari, e costruire e sostenere la piu’ grande flotta navale al mondo. Moltissime citta’ Britanniche si dedicavano alla produzione militare.
 
Le citta’ Britanniche, col passare del tempo, vivevano di esportazioni verso regioni dell’impero piccole, dipendenti e arretrate, mentre commerciavano sempre meno con le altre citta’ avanzate. Le citta’ Inglesi che avevano creato la rivoluzione industriale nel XVIII secolo, quindi divennero asservite agli interessi commerciali dell’impero e di Londra. Ma proprio quest’asservimento all’impero fini’ per atrofizzarle le industrie britanniche e le citta’ Britanniche divennero sempre piu’ obsolete, le innovazioni diminuirono notevolmente, e la loro abilita’ di servire clienti esigenti e ricchi gradualmente svani’.
 
Tutta la ricchezza delle Indie non poteva compensare la stagflazione ed il declino economico delle citta’ della Gran Bretagna. Ma la stagnazione ed il declino erano intrinseci nella transazione necessaria per vincere, mantenere e sfruttare la ricchezza delle Indie. Ammettiamo che la Gran Bretagna fosse stata piu’ generosa con il suo impero, fornendo sussidi, prestiti per promuovere ed intensificare il commercio tra citta’ del Comonwealth avanzate e arretrate e fornendo sussidi assistenziali alle regioni povere. Se il governo dell’impero Britannico si fosse comportato in questo modo, l’impero sarebbe caduto in rovina prima del 1900.

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Sviluppo e debito

Posted by janejacobs su novembre 23, 2008

I sofisticati beni prodotti nelle citta’, quando vengono esportati in citta’ piu’ arretrate non generano ricchezza perche’ le citta’ arretrate non sono in grado di rimpiazare le importazioni. Come abbiamo visto, la differenza fra i beni sofisticati ed i beni rozzi prodotti dalle citta’ arretrate talvolta e’ troppo grande ed e’ per questo che le citta’ arretrate, per svilupparsi, hanno bisogno di commerciare con altre citta’ arretrate.
 
I beni manifatturieri che in tutta la loro varieta’ e quantita’ sono entrati a Montevideo non erano utili al processo di rimpiazzo delle importazioni, perche’ finivano per essere consumati in regioni agricole.
 
Quando il commercio tra citta’ avanzate e arretrate di questo tipo non genera il rimpiazzo delle importazioni, come nel caso della storia dell’Uruguay, o nel caso degli acquisti da parte dello Scia’ di Persia, allora queste transazioni finiscono per prosciugare le risorse le citta’ arretrate. Le citta’ avanzate ottengono lana, cuoio, olio, risorse agricole, che in alcuni casi possono essere rimpiazzate, mentre le citta’ arretrate ottengono beni di cui non sanno generare sostituti.
 
Tuttavia, quando il commercio tra citta’ avanzate e citta’ arretrate e’ mantenuto in piedi con lo strumento del debito, anche le citta’ avanzate vengono prosciugate. Se i prestiti, anche quelli che vengono ripagati, vengono continuamente rinnovati, nell’interesse di continuare il commercio fra citta’ avanzate ed arretrate, le citta’ che generano il finanziamento, vengono continuamente prosciugate. Quando i prestiti diventano irripagabili, o quando il commercio e’ garantito da fideiussioni, le transazioni diventano sussidi asistenziali.
 
I guadagni delle citta’ avanzate vengono deviati a regioni inerti. Il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate che dipende dal debito (largamente irripagabile) o dai sussidi e’ un fattore rilevante per il commercio mondiale. A meta’ degli anni ’80 i prestiti USA al Brasile e al Messico uguagliavano il 95% del capitale delle nove maggiori banche USA. Naturalmente, questo non voleva dire che le nove maggiori banche USA prestassero solo a Brasile e Messico, ma e’ sufficiente a causare la bancarotta se i prestiti non vengono ripagati anziche’ venire rinnovati ininterrottamente. Se aggiungiamo i  numerosi prestiti USA per promuovere il commercio in Argentina, Cile, Filippine, Venezuela, Spagna. Polonia, si inizia a capire davanti a quale chimera ci troviamo. Anche l’Europa, il Canada, il Giappone, e la Russia finanziano il commercio fra citta’ avanzate e citta’ arretrate per favorire le vendite delle proprie industrie; ed il Fondo Monetario Internazionale e le Banca Mondiale, con la scusa di aiutare i paesi poveri sono i servitori (piu’ o meno consapevolmente) delle multinazionali delle nazioni ricche. Tali transazioni sono tipiche transazioni del declino.

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Investimenti e declino

Posted by janejacobs su novembre 13, 2008

Spesso i costi delle fabbriche trapiantate, invece di essere reinvestiti nelle citta’ da cui provengono, vengono continuamente reinvestiti in altri trapianti industriali lontani. La continuazioni di tali investimenti dissanguano permanentemente i guadagni e riducno la produttivita’ delle citta’ che finiscono per perdere la capacita’ produrre beni che rimpiazzino le improtazioni. L’investimento per la produzione in fabbriche lontane funziona come una transazione del declino, ed in principio questo e’ uno dei motivi per cui l’economia dal lato dell’offerta, quella di Milton Friedman, e’ un fallimento.
 

 

Altre volte il capitale proveniente da una citta’ va a costruire una regione fornitrice di beni primari. Se l’investimento viene ripagato, esso viene ripetuto indefinitamente e anche questa e’ una transazione di declino e se l’investimento si allarga continuamente, diventano un salasso sempre maggiore per e economie cittadine.

 

Gli imperi sono particolarmente adatti a fornire questo tipo di transazioni del declinio. Gli investimenti finanziati dalle citta’ che si rivelano piu’ distruttivi nella produzione rurale sono quelli che finanziano macchinari per risparmiare sulla forza lavoro nelle regioni dove i lavoratori che perdono il lavoro a seguito dell’introduzione di tali macchinari non hanno accesso a lavori cittadini vicini o lontani.

 

Naturalmente questi investimenti sono spesso finanziati da sussidi pubblici; ma anche quando non lo sono, i guadagni delle citta’ sono deviati, e spesso ne segue che un crescente ammontare di guadagni devono essere deviati nelle regioni povere per aiutare la gente che sarebbe disoccupata se non vi fossero trapianti industriali. Gli investimenti nelle regioni arretrate e spopolate, non solo falliscono, ma rendono tali sussidi superflui; essi rendono altri sussidi obbligatori per un periodo di tempo indeterminato. Naturalmente le citta’, producendo macchinari che risparmiano manodopera hanno un contraccambio: la venita di macchinari. Piu’ un’economia cittadina ristagna, piu’ tali vendite sono necessarie e quindi vengono ricercate e promosse ad ogni mezzo.

 

 

 

 

 

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Investimenti a debito

Posted by janejacobs su novembre 11, 2008

I sussidi assistenziali sono salassi per i guadagni cittadini, sono transazioni economiche che convertono il dinamismo delle citta’ in declino. Ma talvolta anche gli investimenti possono avere gli stessi effetti, arrivando a promuovere la agricola a spese dell citta’.

 

Gli investimenti possono produrre declino economico quando provengono da una citta’ e sono diretti ad una regione produttrice di beni primari, o a una regione abbadonata dalla sua gente, che emigra alla ricerca di una vita dignitosa. Nei luoghi dove si trapiantano fabbriche da lontane citta’ si importano molte cose: i vetri delle finestre, i tubi dell’acqua, i cavi della corrente elettrica, i macchinari da costruzione, i torni, i telai, le cisterne e qualunque cosa possa richiedere la costruzione di un impianto. Queste importazioni non sono state guadagnate dalle esportaizoni dell’economia che ha ricevuto il trapianto, ma il trapianto industriale e’ stato finanziato dalla casa madre della fabbrica trapiantata, proveniente da una citta’ lontana o da banche lontane da cui la casa madre prende a prestito.

 

Le fabbriche trapiantate dovrebbero esser in grado di ripagare i loro costi, di pagare gli interessi sui prestiti concessi dalle banche e di guadagnare profitti per i loro proprietari. Se i costi sono giustificati dal punto di vista eocnomico e quindi sono ripagabili nel corso del tempo le imprese trapiantate stanno in piedi.

 

I soldi possono esser investiti in lavori provenienti dalle citta’, ad esempio, per rifornire un’impresa cittadina cosi’ che non diventi obsoleta o per comprare materiali importati per una nuova impresa che e’ stata lanciata con successo e si sta espandendo, o per sostenere lavori e produzioni innovative fino a che forniscano mercati locali o di esportazione.

 

Se i soldi sono reinvestti da dove proviene il capitale allora la transazione dell’impresa trapiantata non ha privato la citta’ dei suoi guadagni cittadini, ne’ ha deviato permententemente il loro equivalente in guadagni. Il salaso e’ solo temporaneo. Se l’interesse o i profitti derivanti dall’investimento sono messi a frutto nelle citta’ – sia che servano a comprare beni di consumo o per finanziare la produzione delle imprese- allora l’economia cittadina riceve ulteriore ricchezza dai suoi investimenti.

 

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Assistenzialismo e aridita’

Posted by janejacobs su novembre 6, 2008

Talvolta le citta’ forniscono aiuti spordici ad altre zone in difficolta’; ad esempio, le citta’ ricche spesso aiutano altre citta’ o aree rurali colpite da inondazioni, terremoti, uragani o guerre. In questo caso gli aiuti sono sporadici e non distorcono permanentemente le economie cittadine, non le drenano permanentemente, ne’ le rendendono dipendenti dalla fornitura di beni e servizi per l’aiuto di economie inerti.

I sussidi continui e cospicui sono una transazione del declino e, una volta adottati, la dipendenza da tali sussidi cresce nel tempo come la dipendenza da una droga e la capacita’ locale di generare ricchezza per le popolazioni locali si atrofizza. Quando i sussidi assistenziali ed agricoli sono gestiti da governi responsabili, essi portano benefici. Tuttavia, in un tempo incredibilmente breve – circa in un paio di generaizoni – l’economia di uno stato assistenziale diventa pericolosamente insicura. I programmi assistenziali non possono essere piu’ affrontati nelle dimensioni in cui erano concepiti e possono essere finanziati solo da un aumento del debito pubblico. Questo e’ il motivo per cui le nazioni con generosi programmi assistenziali devono ad un certo punto tagliare la spesa pubblica che un tempo potevano permettersi o fare in modo che sia l’inflazione ad operare questo taglio.

 Non sembra giusto che programmi iniziati con spirito di compassione o per combattere l’ingiustizia della poverta’ in regioni che rimangono ostinatamente povere raggiunga l’effetto opposto di espandere la stagnazione e rendere piu’ intrattabile la poverta’. Ma allo stesso modo si potrebbe dire che non e’ giusto che un terreno fertile diventi arido quando viene sfruttato per sfamare gli affamati. Il suolo non conosce la differenza fra uno scopo piu’ o meno nobile; nemmeno le economie cittadine conoscono tale differenza. I sussidi assistenziali pertanto inaridiscono le fertili economie cittadine per nutrire economie stagnanti. Questo e’ sbagliato perche’ le ecomonime cittadine dovrebbero preservare la loro creativita’ e produttivita’, risorse essenziali per generare, mantenere e diffondere ricchezza.

Inoltre, i programmi assistenziali non sono sempre necessariamente ispirati a principi nobili di solidarieta’. Gli imperi presenti e passati sono pieni di movimenti separatisti che usano sussidi dal governo centrale per placare il discontento locale. I governi centrali usano tali sussidi per mantenere il potere. Gli imperi usano i sussidi per mantenere la lealta’ degli stati clienti e quando e’ necessario per vincere la rivalita’ di altri imperi. I sussidi, proprio perche’ sono transizioni del declinio, sono bombe a orologeria economiche. Aiutano a comprare tranquillita’ fino a quando ce li si puo’ permettere – e poi esplodono nelle mani dei loro creatori. Quando i sussidi devono essere tagliati o quando l’inflazione li rende inutili, sorgono nelle societa’ dipendenti dai sussidi rivolte, guerre intestine e disordini. Quando i governi iniziano ad intraprendere un sistema di sussidi assistenzialisti, i governi sono costretti a mantenerli. L’alternativa diventa la repressione, che ha anch’essa un alto costo, non solo monetario.

 

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L’economia e la falsa idea del moto perpetuo

Posted by janejacobs su novembre 4, 2008

Macchina del moto perpetuo

 

Le citta’ vengono spremute dalle zone arretrate appartenenti alle stesse nazioni, ma spesso ottentono una contropartita. Nel caso degli aiuti alla produzione militare continuata, la contropartita e’ la difesa, nel caso dei sussidi alle regioni sotto-sviluppate la contropartita sono gli ordini delle regioni arretrate che altrimenti non potrebbero permettersi beni manifatturieri, costruzioni, macchinari per ospedali, scuole, universita’ sistemi fognari, sistemi antincendio, fattorie, apparecchiature elettriche e altri beni che le regioni povere non possono permettersi.

 

In superficie, cio’ suggerisce una splendida macchina ben oliata ed in moto perpetuo: le transazioni generate dai sussidi estraggono contributi dalle citta’ e stimolano ordini che fanno funzionare il lavoro di eportazioni dalle citta’. Tali transazioni avrebbero bisogno solo di continuare a funzionare indefinitamente e la vita economica prospererebe per sempre, senza interruzione.

 

Secondo Marx, il problema era la distribuzione in maniera efficiente del potere d’acquisto. Se cio’ fosse vero, l’economia dal punto di vista della domanda funzionerebbe. La macchina del moto perpetuo di questo tipo, il significato delle citta’ economiche, significherebbe che sono particolarmente brave a generare benessere e a svolgere alcuni tipi di produzione di beni e servizi.

 

Ma questo non e’ il motivo per cui le citta’ sono necessarie allo sviluppo della vita economica. La loro funzione e’ sviluppare e ed espandere la vita economica, una funzione che non si muove in moto perpetuo. Le citta’ richiedono continuamente input di energia in due forme specifiche:

primo innovazione, cioe’ input di genialita’ umana provenienti dal basso;

secondo ampi rimpiazzi di importazioni, che dal basso rispecchiano la capacita’ umana di fare imitazioni adattabili alle realta’ locali.

 

L’utilita’ delle citta’ consiste nel fornire un contesto fertiele in cui tali input – genialita’ e adattabilita’ – possono essere introdotti con successo nella vita economica.

 

Il problema allora, dei sussidi militari e assistenziali verso le regioni sottosviluppate e’ che la vita economica rischia di svanire. Se la vita economica, anziche’ alimentandosi voracemente dei guadagni di una citta’, riduce il commercio fra citta’ sviuppate in favore del commercio fra citta’ avanzate ed economie inerti, le importazioni guadagnate dalle citta’ vanno ad economie inerti che non sono in grado di rimpiazzare le importazioni. I sussidi assistenziali alle regioni sottosviluppate non generano sviluppo economico.

 

Continua…

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Assistenzialismo e declino

Posted by janejacobs su ottobre 29, 2008

Otto von Bismarck

I programmi di assistenza economica, i sussidi ed i prestiti a fondo perduto che cercano di portare alle regioni povere servizi e standard di vita simili a quelli delle citta’ prospere sono sfortunate transazioni di declino. Questi sussidi spesso diventano continui, come una malattia cronica e drenano risorse dalle citta’ senza beneficiare l’economia delle regioni povere. Quando i sussidi sono generosi, le zone che ricevono tali sussidi diventano economicamente sempre piu’ dipendenti da tali sussidi come accade per le citta’ che ospitano una produzione militare continua e che diventano dipendenti dall’esercito e dalla guerra per la loro economica. Per questo le nazioni moderne basate su trasferimenti pubblici sono diventati protagonisti della vita economica. I sussidi assistenziali furono inventati da Bismarck nella Germania unificata del secolo scorso. Bismark voleva un’assicurazione universale amministrata dallo Stato per le classi dei lavoratori, ma a quel tempo questo non era possibile ne’ dal punto di vista economico, ne’ dal punto di vista politico. Pertanto Bismarck inizio’ a promuovere un’assicurazione decentralizzata per gli infortuni sul lavoro, espandendo lentamente il suo ruolo all’assicurazione per la malattia, invalidita’ e pensione di vecchiaia con il crescere dei partecipanti a questo schema. Bismarck venne imitato da centinaia di pianificatori economici che volevano istituire simile assicurazioni nazionali, sussidi assistenziali e prestiti a fondo perduto che fino ad oggi sono distribuiti dalla maggior parte dei governi nazionali. La Svizzera e’ un’eccezione: ci sono pochi sussidi e prestiti nazionali che drenano risorse dai cantoni ricchi per i cantoni poveri, dal momento che nel complesso le regioni SVizzere sono sufficientemente prospere da non richiedere molto aiuto le une alle altre.

I supporti ai prezzi agricoli e altri sussidi agricoli sono simili ai trasferimenti assistenziali, nel privare le risorse dalle economie cittadine verso economie povere. La discrepanza tra quello che ogni citta singola e la sua area metropolitana pagano allo stato asistenziale o provinciale, sottoforma di sussidi agricoli ed altri sussidi e cio’ che ricevono in cambio rappresentano perdite di guadagni deviate ad altre economie che non rimpiazzano un’ampia fascia delle loro importazioni con beni locali. Quindi i beni ed i servizi esportati attraverso sussidi sono simili alle improtazionoi militari nel senso che alla destinazione non si e’ in grado ne’ ora ne’ in futuro di rimpiazzare le importazioni cittadine con produzioni locali. Nemmeno ricevere sussidi – importazioni non guadagnate – aiuta a i ricevitori di sussidi in grado di promuovere versatilita’ economica. Insomma, i beni ed i sevizi mandati verso le regioni povere sono beni e servizi che non ricadono le processo di rimpiazzo delle importazioni.

Continua…

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L’inutilita’ della guerra

Posted by janejacobs su ottobre 24, 2008

Ci sono cambiamenti nell’economia che portano alla recessione, alla stagnazione e alla depressione. Quando avvengono questi cambiamenti, lo sviluppo economico diminuisce, aumenta l’inerzia, la poverta’, l’arretratezza, i beni ed i servizi diminuiscono in quantita’ e varieta’; i problemi pratici del vivere quotidiano diventano irrisolvibili. Quando la stagnazione diviene totale, la vita economica diventa un’ombra del suo precedente sviluppo.

La produzione militare continua e’ uno dei mezzi con cui le caratteristiche vitali della vita economica vengono convertite in caratteristiche mortali. Le transazioni economiche in un’economia militare continua fanno parte del declino economico.

La guerra e la produzione di guerra ha spesso stimolato la metallurgia, le comunicazioni, lo studio delle epidemie, la chirurgia, la chimica, la navigazione, l’aeronautica, le previsioni del tempo, la costruzione di calzature e di altri vestiti, la creazione di mappe, il trasporto. Visti tutti questi stimoli, si potrebbe pensare che le nazioni militarizzate o gli imperi dovrebero essere in una posizione vantaggiosa per continuare a svilupparsi dal punto di vista economico, aiutato dalle scoperte fatte in campo militare e dalle pressioni militari per l’innivazione.

Tuttavia in tempi antichi e moderni, le societa’ che hanno investito maggiormente nelle produzione militare sono diventate arretrate dal punto di vista tecnologico. Gli sviluppi militari stimolano sviluppi economici civili, e per contro, la tecnologia civile stimola la tecnologia militare, ma solo se c’e’ una specie di pendolo fra le due. Tale oscillazione non avviene quando la produzione militare diventa preponderante, dando ai produttori un cliente fisso per i beni di guerra. Inoltre, un’economia si impoverisce se non inietta continuamete innovazioni nella sua vita economica quotidiana. Le citta’, non la produzione militare, sono le incubatrici della crescita economica.

Quando il militarismo si alimenta continuamente dei guadagni delle citta’ e distorce il commercio, finisce per ritardare lo sviluppo, indipendentemente dall’ingegno della ricerca che si mette nelle nuove apparecchiature militari. In realta’, piu’ ingegno si mette nella ricerca militare, peggio e’ per l’economia, perche’ questi sforzi sono costosi e sottraggono risorse al commercio fra le citta’.

Lo spettacolo delle economie che si evolvono e si espandono, e poi mettono la loro ricchezza al servizio dell’agonia, del terrore, della distruzione e della turbolenza e’ deprimente e oggi porta con se’ anche il terrore dell’estinzione del genere umano. Pertanto, perche’ non dovremmo deviare le spese per la difesa militare a fini costruttivi e benefici.

Se e’ possibile andare sulla luna, perche’ non possiamo risolvere problemi piu’ semplici come quello di dare una casa ai senzatetto, dare da mangiare agli affamati, superare la poverta’?

 Continua

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Espansione e recessione

Posted by janejacobs su ottobre 16, 2008

Ci sono tre caratteristiche che accomunano tutte le economie in fase di espansione, tre grandi cambiamenti che caratterizzano la fioritura economica:
 
1) La vita economica diviene piuurbanizzata e meno rurale. Il lavoro cittadino ed il commercio fra citta‘ crescono in maniera assoluta e proporzionale. La produzione agricola ed il commercio aumentano come conseguenza dell’attivita‘ cittadina.
 
2) Quando la citta‘ si espande, crea una specie di scintilla che fa espandere altre citta‘ soprattutto nelle regioni di sussistenza o di produzione di materie prime.
 
3) Le maggiori quantita‘ e proporzioni di beni e servizi sono importate in citta‘ e quindi iniziano il processo di rimpiazzo delle importazioni. Questa e’ una conseguenza di due cambiamenti precedenti ed e’ anche la condizione necessaria per la usa continuazione.
 
Questi cambiamenti sono il fulcro dello sviluppo e dell’espansione economica.
Quando la vita economica si contrae ed entra in recessione, osserviamo esattamente i cambiamenti opposti.
 
1) La vita economica nel suo insieme diventa meno urbanizzata e piu‘ agricola. Il lavoro ed il commercio fra diverse citta‘ declina in maniera proporzionale e assoluta, mentre la produzione rurale ed il commercio di materie prime aumenta.
 
2) Le citta‘ esistenti si spengono, producono meno enrgia e ristagnano. Nuovi insediamenti rurali e sempre meno produttivi sorgono al di fuori delle citta’.
 
3) I beni e servizi cittadini vengono importati in quantita’ progressivamente inferiori da altre citta‘ e le citta‘ che un tempo erano fiorenti perche’ rimpiazzavano le importazioni, vengono escluse da questo processo. Mentre le citta‘ ristagnano e riducono il processo di rimpiazzo delle importazioni, anche le importazioni che ricevono non servono per rimpiazzare le importazioni.

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Le basi militari producono poverta’

Posted by janejacobs su ottobre 14, 2008

A Camp Lejeune, la grande base militare dei Marines Americani in North Carolina, c’e’ un continuo andirivieni di enormi convogli carichi di provviste di burro d’arachidi, macchine per ufficio, macchine per dentisti, materassi, scarpe, archivi, lampadine, detergenti, utensili per le cucine, spaghetti ecc. C’e’ anche una linea ferroviaria per trasportare giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio una produzione che diventa irrimediabilmente inutile per stimolare il processo di rimpiazzo delle importazioni, visto che i militari non producono nulla.

 

Non ha importanza quanto tali importazioni siano diverse o abbondanti o per quanto tempo durino. Le guarnigioni non hanno la funzione di rimpiazzare le importazioni; ottenere beni importati non aiuta a costruire versatilita’ nella produzione che accadrebbe se le importazioni fossero destinate a citta’ dinamiche che si guadagnano con il loro lavoro le importazioni.

 

La citta’ vicina alla base militare di Camp Lejeune e’ Jacksonville. Nemmeno Jacksonville e’ un insediamento che rimpiazza le importazioni. La strada dritta di cinque miglia tra Jacksonville e il portone del campo militare e’ piena di bar, night clubs, ristoranti, ma cio’ non vuol dire che Jacksonville sia in grado di produrre tubi di neon, vernici rosse e gialle, raffreddatori di birra, tavoli, sedie o strumenti musicali. La citta’ ha alcuni negozi di tatuaggi, ma non produce gli aghi elettrici per fare tatuaggi o l’inchiostro, bensi’ li importa da New York.

 

Camp Lejeune, fra le altre cose, ha un Centro Postale che opera vari negozi per il personale militare Americano e le loro famiglie. La paga di chi serve in tali negozi e’ finanziata dai contribuenti che generalmente risiedono nelle citta’, i beni sugli scaffali e nei magazzini dei negozi del Campo sono importazioni guadagnate dalle citta’ che le citta’ hanno perso. Nel 1970, tale catena di centri postali era diventata il terzo piu’ grande distributore di merci al mondo: molta produzione pertanto veniva sottratta al processo di generazione della ricchezza per via della sua destinazione.

 

Naturalmente, questi beni rappresentano una piccola frazione di cio’ che occorre per mantenere molte guarnigioni.

Le armi sono la principale voce di costo degli astronimici ed incomprensibili bilanci del dipartimento militare: il costo di svluppare e produrre carri armati, missili, bombe nucleari, testate, artigleria, fucili, munizioni, bombardieri, aerei da combattimento, aerei spia, aerei che intercettino missili, elicotteri per il trasporto di militari, macchinari per gli aeroporti militari, satelliti spia lanciati nelo spazio, lanciatori di razzi, navi da guerra, barche da ricognizione, navi portaerei, mine, sottomarini, sistemi radar…

 

L’inutilita’ ai fini del processo economico delle importazioni di viveri e vettovaglie per i militari si applica in misura ancor piu’ ovvia e macroscopica per le armi. Le armi sono totalmente inutili per sviluppare la vita economica. Sia che la destinaione delle armi siano i magazzini, le stazioni di allerta, i campi di addestramento, i campi di manovra, le basi navali o militari, il fatto e’ che le armi sono importate in questi posti e che i locali non sono in grado di rimpiazzare questi beni con produzione locale anche se volessero. L’unica eccezione a questa regola sono i casi in cui i produttori di armi acquistano altri produttori di armi, dopo aver importato armi da altri paesi. Ma negli abitanti la cui produzione economica e’ incentrata attorno a basi militari ed armi, l’economia si spegne presto, perche’ la produzione militare diviene presto sterile per il processo di rimpiazzo delle importazioni. Naturalmente quello fin qui detto per l’esercito USA vale anche per gli eserciti e le guarnigioni di altri paesi.

 

Insomma, quando i guadagni delle citta’ aiutano la produzione militare continua, essi sottraggono alle citta’ le importazioni che si sono guadagnate e trasferiscono questi guadagni nella produzione di insediamenti che non sanno e non possono rimpiazzare le importazioni. Alcune citta’ ottengono un grande cliente (l’esercito) a cui esportare, ma per sostenere l’esercito di una nazione o di un impero le citta’ devono continuamente sacrificare le loro importazioni, o piuttosto il loro equivalente in ricchezza. Questo le rende piu’ povere e deboli nel processo di rimpiazzo delle importazioni, una debolezza che minaccia la loro capacita’ di generare nuovi tipi di beni e servizi e le loro capacita’ di affrontare e risolvere problemi o altre esportazioni innovative dove una citta’ impara dall’altra.

 

Piu’ le citta’ di una nazione o di un impero perdono i loro guadagni a causa dell’espansione della spesa militare continua, piu’ pesantemente devono dipendere dai militari per ricevere sussidi economici dall’esercito, un esercito che li rende deboli e dipendenti.

 

Continua…

 

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Le armi non rimpiazzano le importazioni

Posted by janejacobs su ottobre 12, 2008

 
Il bombardiere Boeing X-45C
Una prolungata produzione militare non crea una prolungata espansione economica. Una volta che l’effetto del moltiplicatore della produzione militare viene assimilato, l’economia smette di crescere. In seguito, ogni ulteriore espansione economica proveniente dalla produzione militare richiede che il lavoro militare si espanda ulteriormente. Ad un certo punto una citta’ inizia a dipendere dai militari e considera la produzione militare come parte integrante della sua base economica. Pertanto la produzione militare deve essere mantenuta indefinitamente, altrimenti quell’economia cade in depressione.
Il piu’ grande datore di lavoro della citta’ si Seattle era la Boeing Aircraft Company, che produce aerei commerciali ma che dipende anche in misura determinante dai contratti che vince per la costruzione di bombardieri. All’inizio degli anni ’70 quando i contratti della Boeing per i bombardieri si ridussero, la citta’ di Seattle registro’ una forte depressione economica. La disoccupazione aumento’ notevolmente; i commercianti diminuirono le loro vendite; in molte case non si potevano piu’ pagare i mutui e intere famiglie finivano in bancarotta; si organizzarono stazioni per distribuire cibo ai poveri le cui elevate spese mensili, previste in tempi in cui l’economia andava meglio, non avevano lasciato spazio per far fronte nemmeno alle necessita’ di base in tempi di crisi. Seattle stava perdendo non solo il suo lavoro militare, ma il suo effetto di moltiplicatore economico proveniente da quel lavoro. In pochi anni, il governo Americano torno’ ad aumentare la spesa militare e l’economia di Seattle si riprese.
Le citta’, essendo i piu’ grandi raccoglitori di ricchezza nelle nazioni o negli imperi, sono in grado di sopportare una forte e continua produzione militare essa non e’ un fattore centrale della propria economia. Ma la produzione di armi sottrae sempre e comunque ricchezza nel lungo periodo, perche’ crear la sostituzione da lavoro cittadino a lavoro militare. Per sostenere il lavoro militare i guadagni delle citta’ devono sempre essere usati indefinitamente.
Quasi tutte le esportazioni militari delle citta’ rappresentano un tipo di produzione sterile per il processo di rimpiazzo delle importazioni, cioe’ per il processo centrale della vita economica. Il rimpiazzo delle importazioni non avviene nemmeno quando i beni militari sono “consumati” in battaglia, ne’ tanto meno quando si producono beni militari in tempi di pace.

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Produzione militare USA

Posted by janejacobs su ottobre 7, 2008

Nave militare USA in Corea (1950)
 

Gli Stati Uniti, dai tempi in cui conquistarono l’indipendenza, erano abbastanza prosperi da potersi permettere il manteimento di una flota navale, ma la marina statunitene agli albori di quella nazione era molto piccola nei periodi di pace. La maggior parte della produzione di navi ed armamenti era intrapresa sporadicamente solo per specifiche guerre di breve durate e poi venive interrotta.

A partire dalla guerra di Corea, tuttavia, l’America inizio’ ad alimentare in maniera permanente la produzione dell’industria della guerra, un’industria che pur con piccoli alti e bassi e’ sempre aumentata con il passare del tempo. Se escludiamo la pausa di cinque anni dopo la Seconda Guerra Mondiale (una pausa in cui il piano Marshall ed i suoi aiuti presero il posto della produzione militare), possiamo pensare alle spese militari USA come a continui salassi ai guadagni delle citta’ Americane a partire dal 1941, quando iniziarono gli aiuti ed i prestiti di armamenti alla Gran Bretagna.

La produzione militare da’ lavoro da esportare alle citta’ ed in alcuni casi, da’ un enorme quantita’ di lavoro. Questo lavoro, grazie all’effetto di moltiplicatore, crea dei veri e propri boom economici. Nel caso degli Stati Uniti, la produzione militare nella seconda Guerra Mondiale aiuto’ a superare la grande depressione degli anni ’30. Ogni forte aumento nel lavoro di esportazione, in ogni insediamento, crea espansione economica per l’effetto combinato della produzione da esportazione e per il suo moltiplicatore; lavori secondari ed i redditi vengono generati per servire i lavoratori della guerra e le loro famiglie. Ci vogliono anni per una citta’ o per un altro insediamento ad assimilare il fattore di moltiplicazione dell’economia generato dal lavoro che genera esportazioni e questi pochi anni sono anni di boom straordinario. La produzione militare instaurata nei periodi di guerra puo’ generare boom enormi in alcune citta’ e controllare anche l’economia civile per molte citta’.

 

Continua…

 

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Eserciti permanenti

Posted by janejacobs su ottobre 5, 2008

Solimano il Magnifico (1494-1566)
Fino al Rinascimento la produzione militare era sporadica e oscillava con la produzione di altre industrie. Gli eserciti antichi non erano in gradi di sostenere campagne militari permanenti, perche’ spesso non avevano abbastanza cibo, tale mancanza spesso rallentava anche lo sviluppo economico della vita rurale. Ma c’era anche l’inabilita’ pura e semplice di permettersi un’industria militare permanente. Dopo che la corporazione dei pescatori della Londra medievale aveva conbtribuito ad una flotta per la Corona per combattere i pirati vichinghi, i costruttori di navi presto tornarono a costruire vascelli per i mercanti. Non potevano fare altrimenti perche’ l’Inghilterra Medievale non poteva permettersi di mantenere una flotta militare permanente. Un sellaio a Genova o un ferramenta ad Orleans avrebbero fornito la loro merce un mese ai mercanti, il mese successivo ai pellegrini ed il mese successivo ai soldati.
Ivan il Terribile (1530-1584)
Solo nel sedicesimo secolo i Regni Europei divennero economicamene capaci di mantenere un esercito permanente in grado di stare in guerra per anni interi. La Spagna fu la prima potenza Europea a permettersi un simile esercito, l’Inghilterra e la Francia seguirono presto l’esempio Spagnolo. Prima di allora, in Russia, Ivan il Terribile riusci’ a formare un piccolo esercito professionale e a fornire case, cibo, vestiario, alabarde, asce e lance, ma tra una campagana militare e un’altra i terribili soldati di Ivan producevano strumenti musicali, lavoravano come servitori o curavano i giardini dei nobili.
Fino all’inizio del diciassettesimo secolo non c’era alcuna potenza, ad eccezione della Turchia che potesse permettersi un esercito permanente nel senso moderno della parola, cioe’ quello di guarnigioni sempre pronte alla guerra mantenute in forza e senza altro mestiere del soldato anche se non c’era nessuna guerra da combattere per mesi o per anni. Durante quel secolo, la produzione militare permanente emerse per la prima volta.

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Produttori di armi nel passato

Posted by janejacobs su ottobre 2, 2008

La produzione di armamenti ha alimentato le economie cittadine nel corso della storia in occasioni eccezionali. I regni e gli imperi non sono mai stati in grado di produrre armi in grado di mantenere una predominanza militare se non erano in grado di appoggiarsi su economie cittadine. Non e’ mai stato possibile generare produzioni militari fino a che tali regni diventassero in quache modo urbanizzati e tali produzioni fossero intraprese da economie cittadine.

Gli imperi antichi che contentevano citta’ ricche e produtttive erano economicamente e tecnologicamente in grado di fornire un’assidua produzione militare. Tuttavia, nella tradizione economica Europea che ha dato forma a tanta parte del mondo a noi conosciuto, una produzione di armamenti ininterrotta e’ stata possibile solo negli utlimi quattro secoli.

Dal nostro lontano punto di osservazione nel tempo, puo’ sembrare che la guerra sia stata una costante per tutta la storia medievale e Rinascimentale dell’Europa. Questo non e’ vero.

Per piu’ di mille anni dopo la disintegrazione di Roma, l’Europa era semplicemente troppo povera e troppo agricola per generare continui produzioni militari continue che durassero anche anche solo per pochi anni, tantomeno per qualche decennio.

Gli eserciti e anche le flotte erano formati e riforniti solo sporaticamente ed anche quando venivano formati si disperdevano con una rapidita’ eccezionale. I soldati di ventura e i mercenari molto spesso dovevano faticare per trovare lavoro andando di padrone in padrone. Gli eserciti dei feudatari Europei ai tempi del Medioevo e del Rinascimento consistevano di paesani e contadini che si radunavano attorno al nobile di turno e ai loro cavalieri per brevi campagne militari quando potevano permettersi di abbandonare il lavoro dei campi per qualche tempo. Anche se a tali soldati la maggior parte delle opportunita’ di arricchirsi provenivano dalla possibilita’ di saccheggiare le citta’ ed i villaggi conquistati, tali eserciti raramente si arricchivano in maniera considerevole.

Quando le bande armate si mettevano ad operare in maniera continuativa, come i Crociati, doveveano arrangiarsi a sopravvivere da soli chiedendo l’elemosina o saccheggiando ed in ogni caso ricevendo le risorse necessarie per sopravvivere prima da un regno, poi da un altro poiche la mortalita’ dei Crociati era molto elevata anche per quei tempi di alta mortalita’.

 Continua…

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Citta’ in declino

Posted by janejacobs su settembre 30, 2008

Le citta’ e le nazioni che governano numerose altre citta’ e nazioni sono handicappate dalla mancanza di un meccanismo di controllo automatico dell’economia delle loro citta’ rappresentato da una moneta cittadina. Quando il declino economico investe queste citta’ satelliti e’ impossibile per loro ritornare a crescere nel lungo termine. Questo va a svantaggiare soprattutto le grandi nazioni che hanno bisogno di citta’-regioni.

In seguito parleremo di particolari politiche che generano transazioni che cercano di far fronte a questo declino. Tali politiche e transazioni uccidono le economie cittadine. Esse possono essere suddivise in tre gruppi:

– produzione continuata di armi;

– sistema prolungato di sussidi alle regioni povere;

– promozione del commercio tra aree avanzate e aree arretrate.

Per quanto tali aree sembrino diverse, tali differenze sono superficiali, tali politiche e transazioni che le sostengono generano gli stessi danni. Inizieremo a descrivere i danni provocati dalla produzione continuata di armi.

 Continua…

 

 

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